“Tutti gli uomini hanno una valida ragione per odiare le donne così come le donne ne hanno una per odiare gli uomini…”

Minare i già precari equilibri di una società claudicante diffondendo perniciose convinzioni, è un azzardo ad alto rischio, strategie simili tendono a trasformarsi in micidiali boomerang. Se le donzelle persevereranno nel marchiare come maschilismo, misoginia, sessismo, molestie e stalking ogni ranza di ruminante (vedi battuta di Sarri data in risposta alla domanda “idioterrima” di una giornalista incapace di rendere onore alla mordacchia riflessiva), si moltiplicheranno i coccodrilli nel fossato. Questo crescendo rossiniano di faziose colpevolizzazioni, induce a profetizzare eserciti di donne in analisi causa isteria da utero vagolante. Sull’altra sponda, frotte di uomini “conlepalleshakerate” appalteranno alle escort, performance a paranoie zero e assenza di qualsivoglia vincolo, l’appagamento dei bisogni basici creati da madre natura. Proiezione a cavallo tra l’onirico e l’apocalittico, per le donne un catastrofico depotenziamento, niente più vanità energizzante e niente più sessualità maschile da gestire. Salto della quaglia (zoppa) passare dallo status egosintonico alla contemplazione da uncinetto.

In questo Paese… non vi è nessun contratto nazionale di lavoro (né pubblico né privato) che a parità di livello, mansioni e anzianità penalizzi economicamente le donne. Sfruttamento, furberie e lavoro nero sono virus che colpiscono indiscriminatamente uomini, donne, gay, lesbo, trans, asessuati, maggiorenni, minorenni, Italiani, stranieri, bianchi, neri, asiatici, meticci, pappagalli parlanti e alieni. Per poter sbandierare dati bufala versione “al lupo al lupo”, vengono conteggiate le pensioni (con il retributivo gli uomini lavoravano cinque anni in più), i manager (dato di comodo) e, probabilmente, le forze armate. Settore che ha aperto le porte alle donne in tempi relativamente recenti, pietra di paragone inaffidabile. Maaaaaaa… a chi giova disseminar siffatte pigne mendaci???

In questo Paese… esistono leggi tragicomiche sulla genitorialità. Se una donna scaltra e avida gabba il pollastro di turno carpendogli con l’inganno una gravidanza, solo per sfornare un “figlio vitalizio” e quindi sistemarsi, trova nello Stato un affidabile compare. I giudici hanno il potere di imporre a un uomo l’obbligo della genitorialità, anche nel caso dovesse emergere palesemente il raggiro, per contro, le donne possono partorire figli e rifiutarli seduta stante sottraendosi al menzionato obbligo. Con quale criterio e stata concepita una simile discriminante? Uno Stato non può e non deve agevolare e/o incentivare le donne cacciatrici di sperma-reddito. Le gravidanze “accidentali” provocate da spiantati e disoccupati vengono, statisticamente, interrotte con l’IVG. Quelle “accidentali” che coinvolgono uomini ricchi e/o benestanti, per cause tutt’ora sconosciute (diciamo così), accendono un irrefrenabile e irrinunciabile bisogno di maternità. Siamo allo “Sci-fi”.

In questo Paese… se un uomo probo, ligio, fedele e costumato tornando a casa trovasse la moglie a letto con un amante, nel caso vi fossero bambini in famiglia, farebbe bene a star zitto e far finta di niente, denunciasse l’accaduto la legge lo infilerebbe nel tunnel della disperazione. Oltre alle corna si ritroverebbe a dover lasciare la casa coniugale alla fedifraga, come non bastasse, pure mantenerla e pagare spese/rimborsi a piè di lista, il tutto per “tutelare i minori”. Ordunque… dove sta scritto che per meglio tutelare i figli occorra strapparli a padri seri per affidarli a madri zoccole? Una donna spregevole viene premiata a discapito di un uomo integerrimo, tra l’altro penalizzandolo anche sull’affetto filiale. Il concetto che una pessima moglie possa comunque essere una ottima madre è teorico, direi aulico, insomma… è una gran cazzata. Chi tradisce non è assolutamente affidabile, ancor meno se accoglie amanti nel letto coniugale, vezzo da cui si evince il totale disprezzo nei confronti dei valori base della famiglia. La realtà è che se i tribunali dovessero veramente punire mogli sgualdrine e madri indegne, l’universo femminile si ritroverebbe in una imbarazzante vulnerabilità e con un potere contrattuale prossimo allo zero. A quanto pare una deriva da evitare assolutamente, con ogni mezzo.

In questo Paese… il riscatto sociale femminile è un concetto aleatorio politicamente imbrigliato. Emblematico il caso “Fausto Brizzi”, una quindicina di ragazze aspiranti attrici lo hanno accusato di violenze sessuali, alcune di loro si sono rivolte alla magistratura (denunce sporte fuori tempo massimo, reato scaduto, come uno yogurt). Il ring “innocentisti vs colpevolisti” non mi affascina né mi appartiene, lascia perplessi la gestione mediatica dello “scoop”. Giornali e tv (Iene a parte) ne hanno parlato il minimo sindacale, non di rado prendendo addirittura le difese del regista (in particolare le donne) per poi piombare, con una fretta sospetta, nel più tombale dei silenzi. Fausto Brizzi è forse un simpatizzante della sinistra? Quella sinistra forcaiola coi nemici e garantista con gli amici? Quién sabe? Una certezza assoluta l’abbiamo, se il presunto “Weinstein pizza & fichi” fosse stato un intimo di Berlusconi, un assiduo di Arcore… giornali e talk ne parlerebbero ancora oggi h24. Le femministe anti bunga bunga, stranamente afasiche, avrebbero organizzato manifestazioni di piazza ad libitum. Procure di mezza Italia si sarebbero arbitrariamente occupate della questione e, c’è da scommetterci, i soliti guru televisivi “anti” avrebbero elaborato teoremi tipo: “è evidente che Fausto Brizzi svolgesse semplicemente il ruolo di reclutatore/addestratore al soldo del vecchietto ficaiolo tricoleso”. Dulcis in fundo… le quindici ragazze avrebbe goduto di un credito fin qui assurdamente negato. Tutto ciò ci insegna quanto la dignità delle donne non sia un valore assoluto bensì un allegato ideologico. L’eco, la risonanza di un reato a sfondo sessuale è vincolata (intendo mediaticamente) all’appartenenza politica di chi lo commette o si ritiene abbia commesso, indipendentemente dalle vittime e dalla presunzione d’innocenza.

Ricapitolando… femmine e maschi asserviti sbraitano su teorici dislivelli economici nel mondo del lavoro ma nessuno, NESSUNO, ha mai documentato la cosa, carta alla mano, in modo credibile, inconfutabile. Quando si rompe un preservativo, la legge impone all’uomo di assumersi le responsabilità ma lascia alla donna la facoltà di deresponsabilizzarsi totalmente. Uomo traditore o uomo cornuto, per i giudici la soluzione è sempre la stessa: lui fuori casa con tutte le spese sulle spalle e lei al sicuro con i figli. La credibilità di una donna che denuncia molestie o violenza, è data dalla sponda politica del denunciato. Che dire… quadretto poco edificante!

Tutto ciò dista galassie da un rapporto corretto tra generi. Quando scoppiò lo scandalo del porco Hollywoodiano, sulla lunga onda emotiva, molte donne ebbero l’ardire di affermare: “anche una semplice carezza non voluta è violenza”, d’accordo ma il resto come lo chiamiamo?  Qual è il vero punto d’arrivo? Qual è l’obiettivo finale programmato?

Tullio Antimo da Scruovolo

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Gli stupri elettorali…

Surfare sui marosi della blogsfera intercettando nuove nicchie di pensiero è un po’ come partecipare a un seminario di sociologia, indispensabile per chi ama osservare il mondo (anche virtuale), interessantissimo sul piano antropologico. Compiere voli pindarici sulla caleidoscopica umanità (cito me stesso) vuol dire imbattersi, a tutto tondo, in quei nobili valori e ignobili intenti che da sempre caratterizzano e contraddistinguono la nostra società, egregiamente ritratta dal compianto Sciascia.

Esistono momenti storici in cui si intrecciano più elementi generando un caos difficilmente gestibile ma redditizio se ottimizzato, quello che stiamo attraversando è uno dei peggiori degli ultimi decenni. Recentemente vi è stata una impennata di stupri, una quasi legge “wurstel” impropriamente chiamata “ius soli” sta bruciando sulla graticola del Parlamento e, dulcis in fundo, fra qualche mese ci saranno le elezioni politiche. Domanda spontanea: “che c’entrano gli stupri?”, gli stupri c’entrano perché la politica li ha trasformati in ragnatele acchiappa voti, come dicono le illuminate menti dispensatrici di scienza e sapienza (si fa per dire): “la campagna elettorale si gioca tutta sulla questione immigrati”.

Senza fronzoli né parkour dialettici… gli ANTI immigrati esaltati e integralisti, si alzano ogni mattino con la inconfessabile e inconfessata speranza che nella notte qualche straniero abbia commesso infamanti reati per poter urlare: “cacciamoli via”. Sull’altra sponda, i PRO immigrati esaltati e integralisti, si alzano ogni mattino con la inconfessabile e inconfessata speranza che nella notte qualche Italiano abbia commesso infamanti reati per poter urlare: “gli stranieri stuprano??? Guarda qui, stuprano anche gli Italiani”. Il fanatismo rende miopi, orbi, a volte ciechi e pure sordi, ipocrisia e disonestà intellettuale si tagliano col machete. Angosciante constatare che nell’era della informazione e della condivisione, risulti ancora così facile assoggettare e manipolare menti.

La violenza sulle donne, in qualsivoglia forma espressa, è argomento troppo serio per essere affrontato con superficialità, frasi fatte, luoghi comuni, reazioni di pancia, vecchi slogan rivisitati, pacche sulle spalle e concetti da osteria o circolo dell’uncinetto, peggio ancora se, alla stregua dei politici, ci si avventura nelle fogne della strumentalizzazione. Non si leniscono le pene di chi ha subito uno stupro marcando a caratteri cubitali la nazionalità dei violentatori, questa è operazione che serve solo a portare acqua putrida allo sgarrupato mulino di famiglia.

Quando il numero degli stupri supera la soglia, glacialmente definita “fisiologica”, dovrebbe scattare l’allarme sociale, cosa che purtroppo non avviene, i reati contro la persona sono termometri che indicano l’abbassamento dei valori base sui quali si fonda/regge una società civile. Piaghe sanguinanti che non si rimarginano, non guariscono e nemmeno si riducono se curate con scadute aspirine ideologiche.

Appunti: 1) in questo Paese l’apparato giudiziario non brilla certo per il suo rendere giustizia alle donne vittime di molestie, stupri, stalking e femminicidi. E’ giunto il momento di togliere ai giudici una assurda e mal gestita discrezionalità nonché porre fine alla tragicomica clemenza creativa. 2) Da anni i nuovi sistemi educativo/formativi, lassisti oltre ogni ragionevole misura, non fanno altro che produrre un calo perpendicolare dei valori e una esponenziale crescita della delinquenza minorile (stupri inclusi). Abituare gli adolescenti alla totale impunità NON è una semina sociale lungimirante. 3) Dati del Viminale, ripeto… DATI DEL VIMINALE: “gli stranieri compongono il 10% della popolazione”, “il 40% degli stupri è imputabile agli stranieri”, “quasi il 50% della popolazione carceraria è composta da stranieri”. Se una minima parte della popolazione (10%) riesce a produrre “scorie” tali da costituire quasi la metà del totale dei galeotti e quasi la metà del totale degli stupratori, siamo di fronte a un enorme problema non più gestibile con filosofeggianti cazzate.

Colgo l’occasione… devono aver barattato il cervello in cambio di una manciata di crusca quelli/e che si aggrappano ai reati commessi dagli Italiani per tentare di alleggerire/sminuire le malefatte degli stranieri. In Italia vi sono mafie autoctone, delinquenti comuni autoctoni, stupratori autoctoni, questo non può essere considerato un lasciapassare, un nulla osta, una Carta Bianca per tutti i pendagli da forca del mondo che anelano venire qui a scorazzare indisturbati, impuniti e magari pure difesi. Obiettivo intelligente sarebbe intensificare ulteriormente la lotta ai balordi nostrani, non allargare il raggio d’azione delinquenziale agli stranieri ponendo in essere una farlocca e prezzolata indulgenza.

La tossina politically correct scirocca indefessa senza soluzione di continuità. Non mi sono mai imbattuto in un post che dopo simili eventi ponesse la domanda chiave: “come contrastare, arginare gli stupri???”. Non sta a me prescrivere terapie ma intanto riporterei in auge i principi base: A) “prevenire è meglio che curare”, B) “imparare a distinguere l’opportuno dall’inopportuno”. Prudenza, percezione del pericolo, scelte ponderate, giusta dose di diffidenza… Impostazioni mentali che non limitano assolutamente la libertà né condizionano in negativo la vita. Lo stupratore spesso segue la logica del “carpe diem”, colpisce all’improvviso in ogni luogo/contesto, questo è vero ma esistono anche altre situazioni. Una donna scaltra e attenta riduce il rischio, intendo quello calcolabile, accettare un passaggio alle tre di notte da uno sconosciuto bevuto o impasticcato NON significa “provocare” né “cercarsela”, significa compiere una scelta inopportuna.

Da anni il governo investe fior di quattrini pubblici in campagne di sensibilizzazione come l’uso del preservativo, la prevenzione sanitaria, il guidare sobri e via discorrendo, non si capisce per quale occulto tabù non si possa realizzarne una anti stupro. Probabilmente la messa in onda di alcuni “spot suggerimenti” in merito, provocherebbe l’alzata di scudi da parte delle solite teste bacate che accuserebbero il premier o il ministro di turno di essere un “talebano moralizzatore”. In tutta franchezza, come si fa a non capire la megamegamegagalattica differenza che corre tra un “concetto talebano” e un “saggio consiglio”??? Se tutto ciò servisse a evitare anche un solo stupro, sarebbe già un grande successo.

Tullio Antimo da Scruovolo

Il linciaggio terapeutico…

linciaggio

La lungimirante autorevolezza di una classe dirigente, qualora esista, la si tange primariamente sul fronte della prevenzione sociale, l’acume politico si scatena laddove vige il concetto cardine di dover scongiurare le problematiche con lucida determinazione, evitando così di architettare costosi rappezzi, strutture di recupero assolutamente non in grado di estirpare la gramigna che incancrenisce l’animo collettivo. L’Italia è uno Stato che non ha nel DNA la volontà di sradicare definitivamente i problemi, assolutamente no, preferisce “gestirli” attraverso organizzazioni create ad HOC. Sorvolo sugli ovvi interessi (se eliminassimo in 24 ore mafie e droga produrremmo un immenso danno all’economia e creeremmo oltre un milione e mezzo di disoccupati), ciò che veramente suona come una perentoria sveglia è la risposta spontanea dei cittadini, la rivolta dei “Signor Nessuno”, reazioni estranee a qualsivoglia credo o stendardo. Non sono i malavitosi incalliti, la violenza programmata degli agitatori di piazza e nemmeno le fiaccolate pacifiche a smuovere i flaccidi deretani dei parlamentari, lo spauracchio da loro più temuto è la perdita del controllo dei “buoni”, non più ammansibili con pistolotti, promesse e proclami di civiltà.

Quando i cittadini che compongono la maggioranza silenziosa, quelli che pagano le tasse e rispettano le regole nonostante indicibili vessazioni e prevaricazioni, danno vita a una spontanea giustizia artigianale, le poltrone iniziano a terremotare il culo dei politici con movimenti sussultori e ondulatori provocando tachicardia e panico. Vado a supportare il mio dire con alcuni esempi. Altre decine di morti non indurranno chi di dovere a emanare una legge sull’omicidio stradale, tuttavia ne basterebbe uno solo, un pirata della strada inseguito, catturato e linciato a morte da cittadini esasperati. Un solo cadavere, quello di un delinquente assassino, avrebbe il potere di “scetare” il legislatore più di mille onesti e incolpevoli uccisi. Lo stesso dicasi per un altro aberrante reato, la violenza sulle donne, il giorno in cui un bruto che ha massacrato e ridotto in fin di vita una donna, subito dopo essere stato celermente rilasciato da un giudice “comprensivo”, si imbatterà in un gruppetto di vendicatori incazzati e decisi a metterlo su una sedia a rotelle per sempre, se non addirittura ad ammazzarlo… Qualcuno rivedrà sicuramente il codice penale e l’assurda discrezionalità dei magistrati, si può anche non credere ciecamente a una denuncia ma non si può non credere ai referti del pronto soccorso. A tal proposito sento il bisogno di condividere un interrogativo che mi lascia perplesso: “per quale ragione anziché sbattere in galera i violenti si preferisce incentivare la creazione di case famiglia???”, forse perché un carcerato non giustifica finanziamenti e sovvenzioni come una potenziale vittima da proteggere??? Come ho scritto sopra… un problema risolto non produce reddito, un problema gestito sì.

Potremmo tranquillamente  inglobare anche la microcriminalità inspiegabilmente tollerata, le occupazioni abusive che inondano di chiacchiere al vento i talk e la “rabbia degli onesti”, NON vissuta come inalienabile diritto bensì come termometro per misurare l’Italico razzismo, stiamo affogando nel delirio difensivista. Se analizziamo alcuni episodi relativamente recenti che hanno fatto giurisprudenza giungiamo a quella conclusione che è, vuole essere, il plot del post. Lo Stato non ha paura della illegalità cronicizzata, ignorata e/o agevolata, ha il terrore che la “rabbia degli onesti” rompa gli argini della sopportazione, argini eretti con la dabbenaggine di una propaganda che sta producendo effetti collaterali disastrosi trasformando le utopie in distopie. Per quelli che stanno al comando fallire non vuol dire mandare a monte un sano progetto, no, per loro fallire significa non riuscire più a coglionare le masse. Che si stia raschiando il barile della demenza lo abbiamo capito ascoltando le reazioni governative successive alla sentenza Eternit, l’esecutivo ha parlato di rivedere, addirittura cancellare la prescrizione, avremmo di gran lunga preferito sentir parlare di provvedimenti seri e urgenti per rendere più rapida ed efficace la giustizia.

Con queste righe NON intendo assolutamente inneggiare alla vendetta né al giustizialismo da marciapiede, è solo una constatazione, i fancazzisti di camera e senato si scomodano solo quando il popolo inizia a rigurgitare bile mettendo a rischio il loro ruolo e vaporizzando la comoda retorica lassista. Anche se… detta tra i denti, qualora il  linciaggio di un pirata della strada o di un violento aguzzino servisse, in prospettiva, a salvare centinaia di vite… chi se la sentirebbe di biasimare???

Tullio Antimo da Scruovolo

quel dolce veleno chiamato “amore”…

AMORE_E_PSICHE

L’amore… il vero oppio dei popoli, stato d’animo che genera un solvente capace di fondere, corrodere, impastare i colori dell’esistenza, ingannare e illudere. Un numero circense di alta acrobazia eseguito con la benda e senza rete, un bonifico mentale che lenisce i morsi della fame di vivere ma desertifica l’habitat. Un “trip”, un allucinogeno, una scossa che rende audaci e coraggiosi timidi e felloni, generosi i taccagni, inietta verve agli accidiosi, concede di razziare qualità e doti, trasforma carattere e personalità. L’amore estrae dall’inconscio istinti primordiali, animaleschi, insegna a mentire e tradire, si trasforma in zanzara guasta sonno, ammorba la razionalità, modifica valori e priorità. Quasi dimenticavo… sporadicamente rende felice una esigua minoranza.

Perché gli esseri umani sentono il bisogno di amare ed essere amati???

A tale quesito non diedero risposta certa nemmeno le menti più illuminate che la storia ricordi, figuriamoci quanto possano valere le considerazioni/volantinaggio lanciate dal furgoncino della pochezza contemporanea. Accantoniamo il concetto allargato di “amore attaccapanni”, robusta piantana che regge di tutto, limitandoci a quello di coppia. Se scendiamo dal tappeto volante che attraversa le bianche e profumate nubi ricolme di rugiada melense, fiabesca, poetica, alla Kahlil Gibran, tanto per intenderci, se preferite alla “baci perugina”, scopriamo aspetti di matrice masochista.

Cleopatra, Elena, Giulietta e Romeo, Amleto, Anna Karenina e tantissime altre opere, ci insegnano che l’amore non è tale se non associato a sofferenza, morte e tragedia. Il dolore è l’unità di misura, la pietra di paragone che stabilisce il valore dell’amore. Più è grande il dolore che si subisce più è grande l’amore che si prova e viceversa. Nella nostra quotidianità possiamo verificare in continuazione quanto sia accattivante l’accoppiata “amore/dolore”. Scendiamo ai piani bassi, se aprite un blog in cui narrate una esperienza d’amore idilliaca… vi si filano in pochi, se postate una storia struggente, strappacuore e strappalacrime, sarete sommersi da commenti solidali, integrativi, consolatori e pieni di saggi consigli. L’amore devastante arrapa l’audience, lo constatiamo anche nei film, nelle fiction, nei libri, nelle pièces teatrali e sulla blogsfera.

Non si può morire di vecchiaia sereni e tranquilli se nella vita non si è vissuto un amore emotivamente distruttivo, drammatico, traumatizzante. Anche nei momenti di convivialità, quando si parla di storie sentimentali, a tener banco sono i “reduci”, chi ascolta con attenzione maschera invidia e speranza. Gli innamorati cronici, gli innamorati dell’amore e gli assuefatti all’amore, sono assimilabili ai ludopatici incalliti, il loro vanto consiste nell’enfatizzare le “perdite” non le rare “vittorie”, coloro che si dichiarano felicemente innamorati passano per poveri sfigati immeritevoli di essere sentimentalmente torturati. A questo punto la domanda precedente potrebbe essere sostituita con:

Perché gli esseri umani, soprattutto in amore, sentono il bisogno di soffrire e far soffrire???

In questo caso è più semplice ipotizzare risposte. Sotto un’ottica “cristiana” potrebbe essere la vera espiazione del peccato originale, una espiazione “switch”. Sul versante filosofico potremmo scomodare Schopenhauer adottando e adattando la sua teoria: ” il dolore è congenito alla volontà, la vera beatitudine consiste nell’assenza assoluta di bisogni”. Ci metto qualcosa di mio, se la vita è una recita… l’amore è certamente il camerino in cui ci si tolgono costumi, maschere, parrucche e corazze per vedere riflesse nello specchio tutte le proprie debolezze, vulnerabilità e dipendenze. L’atavica necessità di arrendersi, delegare, cedere lo scettro, abdicare, trovare l’alibi esistenziale.

L’amore è la più efficace e duratura applicazione del socialismo reale, colpisce “quasi” tutti, è molto probabile che abbia ispirato quell’articolo che compare in tutte le carte costituzionali del mondo democratico, non fa distinzione di sesso, religione, razza, ceto sociale e livello culturale. Non per fare sempre il TADS della situazione ma… l’amore potrebbe essere considerato anche un’ameba strisciante che mette a rischio la stabilità di ogni individuo, senza distinzioni di sesso, religione, razza, ecc. ecc.

Non è l’amore a dare forza per scalare montagne, guadare fiumi, attraversare deserti e solcare oceani, è la ricerca dello stesso ad infondere energie. L’amore è una meta ambita, difficile da raggiungere, il più delle volte si giunge al traguardo esausti e si capitola. Frequente è l’errore di considerare amore l’innamoramento, uno status definibile “il sabato del villaggio”, la vigilia di natale, il countdown di capodanno, un appetitoso menù quando si ha fame, un bellissimo vestito in vetrina, l’innamoramento è il piacere del desiderio, vitamina che impenna autostima, grinta e voglia di valorizzarsi. Poi, inesorabilmente, ci si accorge che nel villaggio è domenica, la vigilia di natale è passata, i botti di capodanno si sono ammutoliti, il cibo del ristorante è stato digerito e a guardar bene… quel vestito non è che sia così favoloso. Altro giro altra corsa, l’araba fenice rinasce: “prego Signore e Signori, affrettatevi ad acquistare il biglietto, il trenino dell’amore sta per partire verso nuove avventure”.

Poiché ogni volta che parlo d’amore in questi termini, spunta sempre fuori qualcuno che mi accusa di ragionare col cuore ferito da chissà quale esperienza negativa, mi corre l’obbligo fare una precisazione. Per motivi che non sto a spiegare, nella mia vita ho incontrato molte persone annientate dall’amore, esseri umani piombati in baratri di varia natura e gravità, purtroppo per alcuni la luce in fondo al tunnel non si avvicinerà mai. Anche le violenze e addirittura il femminicidio sono l’estrema degenerazione di un sentimento malato, una ferita sociale aperta suturabile solo con un gran lavoro pedagogico. Se non insegniamo ai bambini l’assoluto rispetto per la vita… questa società non metabolizzerà mai i veleni, dolci o amari che siano.

Tullio Antimo da Scruovolo

L’abbeveratoio della vita è un fiume in cui le donne lavano panni e pezze…

La “neonata” giornata contro la violenza sulle donne, con allegata richiesta di condannare all’ergastolo gli uomini che infliggono loro la morte, ci ripropone la spinosa questione della differenziazione degli omicidi. Considero la pena capitale una giusta, “civile”, risposta a chi si arroga il diritto di togliere la vita ad altri con premeditazione, nel mentre considero “incivili” e discriminanti i distinguo che prevedono vari livelli punitivi a fronte dello stesso reato. Le “aggravanti” religiose, razziali, politiche e sessuali (a livello di appartenenza e/o orientamento), nella fattispecie femminile, ci lanciano un messaggio ambiguo. Ammazzare un ometto qualunque, bianco, apolitico, ateo ed eterosessuale, non costituisce reato da ergastolo in quanto privo di qualsivoglia movente anti-politically correct.

Abbiamo tutti coscienza di vivere in un Paese sempre pronto a strumentalizzare ogni svolazzar di foglia ma spesso ne siamo dimentichi. La violenza sulle donne è una piaga sociale che non può essere guarita con l’ipocrisia (è inutile fare la manicure a dita incancrenite), ancor meno con commemorazioni di facciata che rischiano di trasformarsi in farse come l’8 marzo (data in cui si dovrebbero listare a lutto le bandiere, altro che svaccare senza ritegno). La prevenzione che passa attraverso una educazione comportamentale di base è sicuramente un efficace vaccino.  Se non iniziamo a insegnare, fin da piccoli, a figli e nipoti il culto del rispetto della persona, non argineremo mai il fenomeno, l’esaltazione dei diritti inopportuni spacciati per evoluzione, non immette aria pulita nelle mefitiche stanze della sessualità vissuta come linguaggio sociale e non come condivisione del piacere.

L’unica strada da percorrere è quella della verità, proviamo a compiere un periplo nella “danger zone” che tanto incanta “ALCUNE” costellazioni dell’universo femminile. Se è comprensibile il fascino esercitato da uomini duri, inquietanti, avventurieri, cavalieri erranti e lone wolf, lo è molto meno apprendere che “VIP”  come Pietro Maso, Omar di Novi Ligure, Angelo Izzo e molti altri pendagli da forca, durante la loro detenzione, siano stati bersagliati da lettere appassionate e dichiarazioni d’amore da parte di donne pronte a lenir “pene”. Nel caso che riguarda il mostro del Circeo, una donna “affascinata” ha condannato a morte se stessa e l’incolpevole giovane figlia. Emblematica la vicenda dell’avvenente moglie di un avvocato penalista, nel suo svolgere mansioni di assistente del consorte, si innamorò perdutamente di un delinquente da loro difeso, matrimonio in malora e, successivamente, pure il rapporto impossibile. Intervistata dichiarò: “lo conobbi durante il processo, vederlo dietro le sbarre in tribunale mi riempiva di fremiti, quando incrociavamo gli sguardi non capivo più niente”. C’è altro, come scrisse qualcuno su un blog femminista: “c’è poco da piangere quando per fare la “figa” con le amiche ci si porta a casa il bullo del quartiere”. Sarà pur vero che al cuore e alle forti pulsioni non si comanda, sarebbe comunque il caso di imparare a controllare tali slanci valutando i pericoli, più semplicemente capire quanto sia ragionevole infilarsi in situazioni critiche facilmente prevedibili e quindi evitabili. Non è un problema di diritti né di libertà, i salti nel buio sono adrenalinici ma è molto alto il rischio di impattare sulla roccia. Non intendo ASSOLUTAMENTE giustificare comportamenti maschili da galera né generalizzare deplorevoli e minoritari modus operandi femminili, se dobbiamo fare dei distinguo… facciamoli a 360 gradi, ne ho le scatole piene di leggere espressioni tipo. “gli uomini sono tutti dei bastardi”, “gli uomini sono tutti uguali” e bla bla bla.

Credo sia ingiusto stilare percentuali di delitti nati dalla sventatezza ma anche continuare a criminalizzare tutti gli uomini in quanto tali. I tempi moderni hanno riesumato gli aspetti più esecrabili di un machismo erroneamente ritenuto estinto. I profili psicologici standardizzati dei maschi violenti sono elaborati su presupposti superficiali, diagnosi prestampate che non consentono di individuare terapie adeguate. La contrapposizione, la guerra dei sessi vissuta da qualcuno come arma politica, produce effetti collaterali devastanti. Libertà sessuale e autodeterminazione non devono disattivare il buon senso né rendere invisibili le pozze d’acido disseminate lungo il cammino dell’esistenza, credo siano più che sufficienti le problematiche date dalla casualità (mi riferisco a quegli individui che appaiono mansueti e premurosi salvo poi rivelarsi, nel tempo, spregevoli aguzzini). In questo ultimo concetto è sintetizzato il senso del post. I temporali improvvisi, imprevedibili, magari a ciel sereno, ci costringono a bagnarci, però nelle giornate di pioggia nessuno ci impedisce di uscire con l’ombrello, almeno in quelle cerchiamo di camminare riparati.

Tullio Antimo da Scruovolo