“knockout game”, cazzotti da uno sconosciuto…

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Quando non si hanno i neuroni per giocarsela sul territorio della intelligenza e neanche le palle per salire sul ring del coraggio, ci si consola facendo i “duri” nelle cloache della vigliaccheria. Il “knockout game” è una agghiacciante competizione a punti, vince chi riesce a “stendere” il maggior numero di ignari passanti usando quella tremenda arma chiamata “cazzotto”. Il “competitor” sceglie una vittima a caso e la colpisce a tradimento, non differenzia maschi dalle femmine, anzi, le donne sono quelle che maggiormente garantiscono il “KO” con un solo colpo. IL “blitz” avviene sempre in luoghi affollati in presenza di un complice che filma l’esecuzione per poi immetterla in rete. Un videogioco reso tragicamente reale da volti tumefatti e setti nasali fratturati, viene spontaneo prevedere che il livello successivo possa essere la coltellata e quello finale il cecchinaggio omicida.

La gratuità della violenza agevola la “missione” lampo, non c’è rapina né scippo, non c’è aggressione a scopo di libidine nè vendetta punitiva, non c’è nemmeno provocazione perché il “knockout game” non è un duello, uno scontro, una sfida, uno street fighter, no, è un “bowling” in cui si abbattono birilli umani. Ennesima defecata made in USA che sta appestando l’Europa, Inglesi e Italiani hanno risposto per primi all’appello. Per questi “diversamente Rambo” la certezza di farla franca è pressoché assoluta, le forze dell’ordine sono in altre faccende affaccendate e fin quando non ci scapperà il morto o non andrà al tappeto una vittima illustre, le denunce dei colpiti rimarranno lettera morta.

Guardando i video di quei pirla “neorealisti” che organizzavano finte aggressioni a vittime vere per realizzare “documentari verità” (ricordate quei ragazzi vestiti di nero con una maschera bianca che terrorizzavano malcapitati di turno portandoli a rischiare l’infarto???), ho pensato che se avessero pizzicato un pericoloso latitante con tanto di pistola nella cintola, alcuni di loro sarebbero diventati cadaveri. Lo stesso pensiero mi ha sfiorato apprendendo l’espandersi di questo nuovo conato sociale. Polizia e carabinieri di certo non spaventano i “giocatori” ma il rischio di sbagliare “cliente” è più che teorico, dubito concili sonno e vanterie scoprire di aver spaccato la faccia a un “intoccabile” che passerà la vita a cercare l’aggressore per fargli patire le pene dell’inferno. C’è poi sempre l’incognita “bersaglio cazzuto”, soggetti con la faccia da Fantozzi capaci di schivare/ammortizzare il colpo e appoltigliare in pochi secondi le ossa dell’improvvisato pugile, una imponderabile componente rischio.

Quando i cittadini sono costretti a vivere con un piede nel baratro, con l’ansia, con la paura di non riuscire a tornare a casa integri o addirittura vivi ogni volta che mettono il naso fuori dalla porta, c’è qualcosa di marcio nella gestione del sistema. Non è complicato individuare la tenia divoratrice della serenità individuale e collettiva, sarà sempre peggio se continuiamo a chiamare “intemperanze adolescenziali” il bullismo. Quel bullismo impunito che nel tempo si trasforma in “knockout game”, in “giochi” come quello che hanno devastato il ragazzino violentato con la pompa di un compressore, in violenza da branco e in un perpetrarsi di prevaricazioni e cattiverie sulla pelle dei deboli e degli indifesi.

L’escalation della crudeltà fine a se stessa da anni non è più peculiarità di sacche sociali indigenti abbandonate dalle istituzioni, è un adattamento naturale imputabile alla ignavia radicata in ogni target. Anni addietro si diventava bulimici di violenza per soddisfare bisogni, oggi lo si diventa per non soccombere alla noia e occupare nuovi spazi, quelli creati dal web, dalla incapacità genitoriale, dall’impotenza della scuola e dal lassismo legislativo vissuto come civile indulgenza.

Il “knockout game”entrerà a far parte della nostra quotidianità, una nuova violenza che produrrà altra violenza e fornirà rinnovata energia al frantoio che macina merda evolutiva.

Tullio Antimo da Scruovolo