Italia sì, Italia no… la terra dei cachi!

Italiani, 60milioni di C.T. della Nazionale, scrittori, poeti, cuochi, opinionisti e tuttologi multitasking ma, secondo alcuni discendenti diretti di Dio, 60milioni di cerebrolesi boccaloni da lobotomizzare. La dice lunga il successo degli “influencer” (si moltiplicano come ratti), in assenza dei quali, pare, non sapremmo come vestirci, nutrirci, occupare il tempo libero, scegliere mete vacanziere, film, libri, risolvere l’annosa questione delle unghie incarnite e, grazie ai video-tutor, imparare a grattarci il culo e scaccolarci in pubblico senza farci sgamare (mica facile). Un accerchiamento a ranghi serrati che si fa beffe delle stoiche e sparute sacche di resistenza, accantonando scelte estreme come l’eremitaggio, non ci rimane che l’algido realismo, icona del politicamente scorretto. Ultima trincea per non farsi fagocitare.

Le incessanti bordate provengono da due unità ostili: TV e WEB, la prima è parzialmente eludibile, la seconda è una sorta di “TSO” inevitabile anche per i più scaltri, soprattutto perché particolarmente subdola nella forma e nella sostanza. Aprendo un sito di news ci imbattiamo, nostro malgrado, in personaggi più o meno famosi intenti a lavare “panni sporchi” in quella immensa e affollatissima agorà chiamata “rete”. Inversione di tendenza, ci fu un tempo in cui per un “big” la privacy era sacra, nell’era tecnologica i segmenti tragici del proprio vissuto sono una fucina di “like & follower”. Puoi avere dieci lauree o essere l’Einstein del terzo millennio ma, voce dei nuovi dettami, se non porti in dote un “container” tracimante “L & F”, rimani al palo come un jurassico Fantozzi.

Le confessioni intime non vengono postate in “ordine sparso”, assolutamente no, si procede per “filoni”, sordida strategia che surfa il redditizio reef del momento. Bypassando infanzie infelici, patologie gravi, molestie presunte o reali e l’immancabile depressione, i trend sul podio sono: 1) chiudere i rapporti sentimentali sul web, 2) fare coming out , 3) confessare un passato da tossici e/o alcolisti. Verrebbe da pensare che dietro tutto questo vi sia una mente diabolica capace di capitalizzare le famigerate e già citate “unità Aristoteliche”, quelle che hanno reso celebre la “tragedia greca” ma sarebbe una immeritata lusinga.

Saltiamo momentaneamente sul carrozzone TV con un confronto tra due “Regine” che offrono prodotti simili ma con “sentenze” diametralmente opposte:

Barbara D’Urso… esperienze in tutti i settori dello spettacolo: cinema, teatro, televisione; per un certo periodo è stata anche giornalista (con tanto di iscrizione all’albo) collaborando con alcuni mensili, tuttavia è il piccolo schermo a lanciarla nell’olimpo. GF, fiction e vari show ma il “botto” arriva con il contenitore pomeridiano, soprattutto quello domenicale, immancabili i “blocchi” trash. Ascolti che hanno provocato travasi di bile in quel della Rai che, nonostante il pedissequo avvicendarsi di conduttori, per anni non è riuscita a produrre una “domenica in” in grado di competere.

Maria De Filippi… ha più volte dichiarato pubblicamente che senza gli spintoni del potente marito (Maurizio Costanzo) non sarebbe mai diventata quello che è. Come lei stessa sostiene (onore alla onestà intellettuale), non sa recitare, non sa ballare, non sa cantare, non sa presentare (imbarazzante l’imbarazzo Sanremese), tuttavia il suo essere “alternativa” e fuori dagli stereotipi è apprezzato da molti. Ideatrice e conduttrice di due programmi tra i più discussi e discutibili: 1) “c’è posta per te”, casi umani, persone che si rincontrano dopo lustri, sputtanamento di beghe famigliari e tutto il cucuzzaro strappacore. 2) “Uomini e donne”, format inverosimile Top-fiche e Top-ganzi, ai quali basterebbe mettere piede in un qualsiasi locale per rimorchiare ogni ben di dio, vanno in televisione a cercare l’anima gemella dando vita a “pantomime tiramolla” per allungare brodo e presenze, in letteratura si chiamano “digressioni”. Anche qui il trash non latita, con tanto di opinionisti e giullari che aizzano i partecipanti come gli spettatori di un combattimento tra galli. Non sono un fan né dell’una né dell’altra, nemmeno seguo i loro programmi, un paio di puntate per carpirne la direttrice sono più che sufficienti.

Universi paralleli che stimolano riflessioni seriose.

Il mondo “social” ci erudisce sul come trasformare in valore aggiunto la strumentalizzazione dell’intimismo, messaggio preoccupante, sociologicamente pericoloso nel suo diffondere modelli comportamentali. Lo traduco in volgo chiedendo anticipatamente venia ai più sensibili: “metti tutti i cazzi tuoi in rete, manda affanculo il/la partner su twitter/facebook/instagram, spargi ai quattro venti la tua sessualità e rendi pubbliche le nefandezze esistenziali che ti opprimono, è l’unica strada per il successo, se ti dice bene, ci marci pure economicamente”. Valida alternativa è quella di sparare cazzate da mentecatti spacciandole per “esigenze primarie salvavita”, come ha fatto una certa Taylor Mega (ma chi è?): “per campare ho bisogno di un milione di euro al mese”. Effetti collaterali dovuti alla chiusura dei manicomi.

La “tv” ci propina una dubbia morale palesemente espressa nell’ultimo Sanremo, il popolo italiano, nelle vesti di utente/spettatore, è costituito da una massa di fessi, indirizzabile, manipolabile e gabbabile con il joystick della affettazione. La Signora Barbara viene quotidianamente crocefissa, per contro, la Signora Maria viene quotidianamente idolatrata. Impossibile spiegare razionalmente cotanto doppiopesismo, pur tenendo i piedi ancorati mentre le unghie grattano sugli specchi alla ricerca di una accettabile motivazione. Le prolisse e onnipresenti malelingue asseriscono con perfidia: “non conta ciò che fai, conta quanto conti”, in queste lande non c’è competizione.

E’ molto probabile che “massmediologi” e “pupari” della comunicazione siano giunti a una conclusione comune capace di incrociare le parallele, cioè creare “angeli” e “demoni” televisivi sfruttando il “percolato” dei social. E’ un circolo vizioso, le presenze televisive incrementano la popolarità sul web, la popolarità sul web incrementa le presenze televisive.

Impossibile chiudere il post senza una spruzzatina di sano cinismo: “i cecchini necessitano di un bersaglio e gli spaesati di un totem da venerare”.

Tullio Antimo da Scruovolo

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Quella laida e invisibile barriera che ancora divide gli uomini dalle donne…

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L’imperitura, stoica, immarcescibile “guerra dei sessi”, quella bollita ed emulsionata nel frullatore della goliardia e del sarcasmo, dell’accattivante cinismo e della conturbante perfidia, da anni è diventata difettoso rilevatore di una diversità che, seppur tenti di seguire la rotta per approdare nel porto della uguaglianza concettuale, come Odisseo errabonda nei burrascosi mari della contrapposizione. Contrapposizione genetica, storica, interpretativa, umorale, a volte frivola, due universi distinti bisognosi l’un dell’altro ma accorti a non fondersi, per fortuna, dovesse mai crearsi un blocco unico ci ritroveremmo in un deserto fatto di sabbiosa noia e arida apatia.

Quando ci si arrocca su posizioni ideologiche agli antipodi, diventa problematico mixare emozioni al punto da vedere lo stesso miraggio, tra il serio e il faceto proviamo a sintetizzare, arduo cimento, quelle realtà che sarebbe errato soffriggere nel wok dei luoghi comuni e delle leggende metropolitane:

LA PROMISCUITA’… Punto di vista maschile: “un uomo che copula con tante donne esprime maschia virilità, una donna che copula con tanti uomini è una vagina chiacchierata (eufemismo)”. Punto di vista femminile: “un uomo che copula con tante donne è un puttaniere/farfalla insicuro a caccia di conferme, una donna che copula con tanti uomini sperimenta, finalmente, l’agognata autodeterminazione”.

OPPORTUNO/INOPPORTUNO… Una donna che alle due di notte decide di fare una passeggiata in un quartiere malfamato indossando minigonna inguinale, scollatura ombelicale e tacco12, esercita un inalienabile diritto estraneo a qualsivoglia provocazione, dovesse mai ritrovarsi a subire molestie o aggressioni diventerebbe una vittima dell’immortale maschilismo troglodita. Un uomo che alle due di notte decide di fare una passeggiata in un quartiere malfamato con tanto di Rolex e catenazza d’oro in bellavista, qualora venisse rapinato si guadagnerebbe la qualifica di “coglione”.

ASPETTI PRATICI… Una donna, seppur timida e/o non particolarmente disinibita, non ha problemi a farsi visitare da UN ginecologo. Un uomo, non particolarmente disinibito, vive con estremo imbarazzo un controllo alla prostata effettuato da UNA urologa. Il perché ha radici antiche ma ancora vive.

MODUS OPERANDI… Per una donna è norma arrivare con mezzora di ritardo a un appuntamento, se invece è l’uomo a tardare di soli dieci minuti, rischia di trovarsi al cospetto di una iena che ha già deciso di “fargliela piangere” per almeno tre settimane. Se al ristorante lei ordina le portate più costose e poi si limita a spiluccare come un passerotto cinguettando: “è tutto buonissimo ma sai, sono a dieta proprio da oggi”, all’uomo tocca sorridere e dire: “nessun problema cara”, ogni disappunto sullo spreco verrebbe decodificato come “provinciale taccagneria”. Se nel mezzo di una festa tra amici lei viene colta da depressione isterica, è d’uopo mollare istantaneamente tutto e tutti per accompagnarla a casa, pena la rottura del rapporto. Per contro, un lui investito da improvvise problematiche di varia fatta mentre lei si sta divertendo, si trasforma in un pesante trolley senza rotelle: “vai pure a casa, io rimango qui ma tanto non faccio niente di male, poi c’è quella mia amica che non vedo da anni, NON rovinarmi la serata che te la faccio pagare”.

LE NOZZE… la regola cardine di ogni wedding planner è quella di organizzare tutta la kermesse sulle esigenze e sulla vanità della sposa, nonostante sia lui a quietanzare le fatture. Il matrimonio è unione tra due persone ma, chissà perché, la protagonista assoluta dell’evento è sempre e solo lei, non di rado lo sposo viene mutato in “elemento decorativo”.

QUELLA STRANA COSA CHIAMATA SESSO… Nell’era contemporanea è la donna che stabilisce quando omaggiare Eros. Un potere esercitato dispoticamente: “no, stasera non ho voglia”, rifiuto che può tranquillamente diventare “seriale” nel medio e lungo termine. Fosse un uomo a negarsi pedissequamente, si scatenerebbero i tornado delle paranoie, delle supposizioni e delle congetture. Partirebbero, tamburo battente, consulti e riunioni “carbonare” con le amiche, meeting finalizzati alla pianificazione/elaborazione di strategie e missioni investigative “fai da te”. Si attiverebbe tutto quel grottesco carnevale estrapolato dalle rivistucole per sciampiste: “la posta del cuore vi consiglia”, “come comportarsi se lui non risponde agli impulsi”, “impara a conoscere i suoi segreti”, “i dieci modi per farsi desiderare”, ecc. ecc. ecc… Roba da marziani strafatti di crack e vodka.

L’IMPROBABILE LOGICA DELLE AFFERMAZIONI… Tempo addietro lessi su un blog femminile in odore di femminismo una frase che mi lasciò perplesso, la riporto testualmente: “noi donne abbiamo il diritto di essere stronze”, no comment. Sempre in illo tempore colsi su facebook : “sono così ma non sono così, cercami ma solo quando intuisci che voglio essere cercata, lasciami sola quando ne ho bisogno ma senza che te lo dica, dominami ma soddisfa i miei capricci, sii tenero ma non darmela mai vinta, rispetta i miei spazi ma non pretendere che io rispetti i tuoi…” penso possa bastare, siamo a cavallo tra un sudoku e il cubo di Rubik.

IL FATTORE MAMMELLA/COSCIA… Continuerò a chiedermi, vita natural durante, per quale motivo le donne vivano nella convinzione che sia sufficiente una scollatura e uno scosciamento per diventare leader del contesto. Regge ancora la teoria che un pezzo di carne esposto sia un passepartout?, così fosse sarebbe la conferma che essere “donna oggetto” sia frutto di una scelta meditata. Si calca la mano sulla pochezza maschile? Allora sono i maschi ad essere “oggetto”, diciamo “toys”, sollazzo trendy per accaldate milf new age.

L’ESIBIZIONISMO… (repetita iuvant) Se una donna in abiti succinti entra in un locale mostrando agli astanti tutta la sua antipatia nei confronti delle mutandine… battute, ammiccamenti e sbirciatine a parte, non accade niente di particolarmente eclatante. Se un uomo entra in un locale con la patta aperta arieggiando l’inconsapevole ammennicolo, rischia l’arresto, ammesso si salvi da un probabile linciaggio.

IL SEGNO ZODIACALE… Durante un vernissage mi presentano una ragazza, neolaureata col massimo dei voti in ingegneria nucleare, è graziosa ma sono attratto soprattutto dalla sua laurea e cerco di capire cosa possa averla spinta a intraprendere un così impegnativo percorso, chiacchieriamo per qualche minuto, chiamiamoli convenevoli. All’improvviso mi dice: “Dottore posso farle una domanda personale?”, rispondo: “dimmi pure figliola”, lei: “di che segno è?”.

Dovuta riflessione… Non apprezzo il “cavalierato di ritorno”, quella risibile galanteria che pare essere mutuata da vetusti manuali settecenteschi, non sono avvezzo alla accondiscendenza, forse è per questo che non ho mai vissuto né mai vivrò certe situazioni. Credo nel rispetto delle persone e quindi non faccio distinzione tra i generi, non sbarello di fronte a una donna in carne e ossa e nemmeno sbavo, come fanno in molti, sotto un nick femminile nella blogsfera. Per me una cazzata rimane tale, a prescindere dal sesso di chi la spara, lo stesso dicasi per i testimonial della idiozia.

Mi riporto all’apertura del post, la diversità tra uomini e donne deve essere un valore aggiunto da coltivare, proteggere e custodire con cura, ben vengano schermaglie e duelli costruttivi, scontri di personalità ed evidenziazioni caratteriali ma usciamo da queste logiche stantie, usciamo da queste catacombe sature di aria mefitica. Esistono Uomini e Donne, esistono ominicchi e donnastre, non occorre iscriversi a un Master per capirlo.

Tullio Antimo da Scruovolo

Il maschio alfa…

maschio alfa

Durante una immersione subacquea nell’oceano del web ho pescato questa grassa cernia (riporto fedelmente): “…I membri del gruppo cercano approvazione dal leader e non il contrario. Per intenderci il maschio alpha non chiede alla ragazza “Ti piaccio?” o “Ti va bene questo?”. Per iniziare a comportarti da leader il primo passo è eliminare questi banali errori. Il leader, è colui che tutte vogliono, è il premio. Vediamo ora un paio di tecniche per sottointendere che hai molte donne e che tu non pendi dalle sue labbra. Parleremo del “ribaltamento dei ruoli” e dell’essere “non bisognoso”. Con delle frasi dette al momento giusto e con un linguaggio del corpo coerente devi lasciare intendere che è lei che ci sta provando con te: “Quando bevo troppo le donne se ne approfittano” (fa capire che hai altre donne)… “Perchè non mi offri da bere?” (le fa capire che la tua compagnia ha un prezzo)… “Stai perdendo punti” (quando dice una scemenza. Le fa capire che è lei sotto la tua valutazione e non il contrario)… “Piano.. Voglio prima conoscerti meglio / Ci stai provando con me?” (quando ti fa molte domande, si avvicina, sorride. Le fa capire che non ti va bene una qualsiasi ed è ancora presto, si deve impegnare di più). L’essere “non bisognoso” comprende vari atteggiamenti come smettere di comprare la sua attenzione con regali, smettere di comportarsi da uomo zerbino che esegue ogni suo ordine non appena lei apre bocca…”

Ordunque… Concetti che mettono in cassa integrazione il sense of humour, il possessore di cotanta perspicacia pro broccolamento credo abbia vissuto in solitudine a bordo di una zattera per almeno una trentina di anni, confondere il “maschio alfa” con un lumacone da banco bar è un erroraccio che cala l’alabarda sulla media in pagella. Nel mondo animale il “maschio alfa” è il capobranco, il più forte, quello che batte gli altri nei selettivi duelli per accoppiarsi con le femmine, se gli uomini adottassero gli stessi comportamenti soggiornerebbero a lungo nelle patrie galere. In natura copula il più forte perché in grado di garantire cuccioli più sani, gli umani rarissimamente lo fanno per riprodursi, peculiarità che trasloca i parametri di valutazione in insidiosi anfratti.

Si dice anche che il “maschio alfa” sia il leader del gruppo, il decisionista, il trascinatore, il primo esempio che mi sovviene è il Ragionier Filini, l’iperattivo organizzatore di eventi spaccapalle programmati per maggiormente alienare le già insulse esistenze dei personaggi Fantozziani. Quanta sicurezza, quanta forza reale alberga in un individuo “paranoiato” dal pressante bisogno di assurgere al ruolo di capo branco??? La creazione di una corte dei miracoli per aumentare le chance scoperecce è un investimento in perdita, un improponibile rapporto “spesa/resa”. L’irrefrenabile bisogno di collezionare “scalpi” non è forse un monotono peregrinare alla ricerca di conferme-surrogato??? Il magnetismo di un “maschio alfa”, a quanto pare impenitente donnaiolo, attrae solo le femmine votate al credo: “io ti cambierò”, viceversa emergerebbe una angosciante stupidità strutturale. Flebile la difesa basata sul concetto: “tanta esperienza uguale bravura”, una sola “nave scuola” ha valenza didattica superiore a quella espressa da cento sfigate, pur ammettendo i vantaggi della competenza “tecnica” data dai grandi numeri. Probabilmente il vero aspetto naif sta nello sfidare la realtà affidandosi a quell’istinto femminile non sempre razionale, ammaliare un “maschio alfa” per tentare di azzerbinarlo è un combattere contro i mulini a vento, tanta fatica per nulla. Giusta chiave di lettura, l’incontro tra due nullità produce nullità.

Credo che il “maschio alfa” vero, originale, sia il “maschio alfa-omega”, individualista che se ne frega altamente di stressarsi per guidare un gregge belante al fine di montare pecore per diritto sociale acquisito, il valore di un uomo è dato dalla sua scala delle priorità. Non ne esiste al mondo uno realmente avveduto (maschio alfa-omega) che metta la fica al primo posto, farlo significherebbe interpretare in modo errato la più elementare e diffusa esigenza fisiologica. Le donne hanno bisogno di sesso come e più degli uomini, pulsioni ammantate dalle artefatte logiche di mercato (offerta/richiesta), i cacciatori di “sorrisi verticali” dovrebbero rendersi conto che lottano instancabilmente per ottenere ciò che verrebbe loro offerto spontaneamente, senza condizione alcuna. Ma poi… per quale ragione plausibile un uomo dovrebbe sbattersi per convincere una donna ad accettare ciò che lei stessa anela ricevere??? E’ solo un gioco delle parti??? Chi ha realmente ragione nel guazzabuglio delle illusioni, gli uomini cacciatori convinti di scegliere la preda oppure le donne sicure di farsi scegliere dallo sceglitore prescelto???

Il giorno in cui i maschi cesseranno di sbavare e sbarellare al cospetto di ogni femmina graziosa, le femmine inizieranno a sbavare e sbarellare (so bene che già accade ma intendo istituzionalmente) al cospetto di ogni maschio appetibile, magari ritroso, quando ciò avverrà ci ritroveremo qui a parlare di “femmine alfa”, bypasso sui manuali di seduzione, non c’è niente di più ridicolo, per non dire patetico, di uno sprovveduto che tenta di mettere in pratica i “consigli per aspiranti cucadores”.

Tullio Antimo da Scruovolo

Le misure del pene… contano o non contano???

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Attività sportive e palestre hanno un risvolto angosciante per i mini-dotati, pagare pegno nelle Forche Caudine della nudità da spogliatoio e della doccia open space, momento della verità ancor più imbarazzante degli orinatoi pubblici, frangente in cui gli “sbirciatori” da confronto rischiano lo strabismo. Per le donne il problema non si pone, amano esibirsi, osservarsi e, quando non rosicano, adularsi reciprocamente: “perdindirindina che bel seno, quanto ti invidio”, “grazie mia cara, tu hai un lato B che sembra fatto da Michelangelo”. Se un uomo dovesse dire a un vicino di doccia: “wow… hai un batacchio favoloso”, entrerebbe, tamburo battente, nel club dei “culi chiacchierati”, tessera gold e marchiatura indelebile. Diciamocelo con franchezza, chi gay non è non prova certo sommo gaudio nel passar per tale, negli spogliatoi maschili impera la massima indifferenza. Non c’è evoluzione sociale e culturale che tenga, per gli uomini le dimensioni del pene sono e sempre saranno motivo di orgoglio o frustrazione, tant’è che un ometto insignificante e magari pure bruttino dotato di “totem” è, statisticamente, meno depresso di un figaccione alto, bello e “fisicato” che in massima erezione raggiunge le dimensioni di un accendino Bic, c’è chi parla di legge dei vasi comunicanti e/o regola del nano.

Al meeting delle frasi fatte le racchie se la giocano con: “l’importante è essere belle dentro”, i possessori di “little cock” si aggrappano alla illusione: “le misure non contano (in effetti c’è poco da contare)”, difficile capire come possano andar d’accordo, più è interna la bellezza più sarebbe d’uopo entrare in profondità per stanarla. La sfiga solidale lenisce le pene del pene e gli assemblaggi femminili respinti al collaudo. Durante la pièce teatrale “che co’ SEX?” messa in scena a Torino lo scorso anno, l’attore monologhista rivolse alcune domande al pubblico presente, pizzicò anche me chiedendomi: “le dimensioni del membro sono importanti?”, risposi al brucio: “sotto una certa misura diventa teoria”, la sala gremita mi tributò uno scrosciante applauso. Da secoli proliferano filastrocche da osteria in rima baciata, lezioni di anatomia, mappe per individuare il punto “G” e istruzioni “libretto Ikea”, palliativi. Se averlo magnum è motivo di vanto, qualche fondata ragione dovrà pur esserci ma credo riguardi le donne solo parzialmente.

Ho più volte scritto e detto che le donzelle si rifanno le tette più per suscitare invidia nella concorrenza che attrarre maschi, personalmente non amo le “mammelle Michelin” e non ho mai sentito un uomo affermare di aver lasciato la compagna per la taglia del seno. Mi domando se sia possibile e credibile adottare lo stesso criterio sulle dimensioni del membro, non è detto né dimostrato che i superdotati siano più “cacciafiche” dei mini-dotati, molto probabile il contrario. Sono i “cazzettini da thè” ad avere l’ossessione della quantità, delle tacche sulla cinghia, del continuo bisogno di confermare a se stessi la non valenza delle misure, soprattutto dissociarle dalla mascolinità comunemente intesa come volume. Chi è ben fornito non ha niente da dimostrare a se stesso e non è afflitto da condizionanti gap, ne consegue… se le zinne sono un problema tutto al femminile, la grossezza del “creapopoli” è una questione prevalentemente al maschile. Penso incidano millenni di simbolismo fallico, virilità, fertilità, forza, competizione, scettro del potere ed elargitore di buona sorte, un feticcio ufficialmente non più venerato in occidente ma niente affatto seppellito.

Una “torre” che si impenna fiera e minacciosa provoca in molte donne un susseguirsi di reazioni contrastanti, incute rispetto e timore ma contemporaneamente stimola il gusto della sfida, rende più realistico il concetto del concedersi e dell’essere presa, una espugnazione non solo psicologica. Ha il potere di creare una maggiore intimità che si materializza in un duello fisico in cui vince la complicità. Pare che gli “obelischi” contengano fosforo in abbondanza, difficile dimenticare certi “ospiti”, difficile dimenticare i vuoti che lasciano. Sfigato, nel senso metaforico e metadentrico, colui che arriva dopo, le donne i paragoni li fanno eccome nonostante lo neghino ma credo sia cosa ovvia, istintiva. Le misure sicuramente contano, come conta tutto il resto, soprattutto conta, dovrebbe contare, il cervello che le gestisce, anche se sul web spopolano solo pubblicità (palesemente mendaci) sul come ingrandirlo, non se ne trova nemmeno una che garantisca di rimpicciolirlo.

 Quando la chirurgia plastica sarà in grado di soddisfare ogni richiesta sulle dimensioni, non mancheranno exploit dei dementi versione “melius abundare quam deficere”, vedremo individui camminare a gambe larghe con un carrellino di sostegno tra i piedi, c’è da scommetterci. Gli stilisti si preparino a disegnare pantaloni “tre gambe”, nuovi mercati, nuove frontiere, nuovi orizzonti, nuovi fenomeni da circo ma come sempre saranno, si spera, le fibre naturali a fare la differenza. Forse sarà quello il momento in cui avrà più senso il detto: “piccolo ma sincero”!!!

Tullio Antimo da Scruovolo

Ti presento un’amica. Che tipo è? E’ simpatica…

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Sono un “lone wolf”, percorrendo la mia esistenza ho sviluppato una forte idiosincrasia nei confronti delle comitive vincolanti e delle cene di gruppo, in particolare quelle casalinghe, contesto che tende a stimolare e disinibire eccessivamente i bisognosi di attenzione. Purtroppo non sempre mi è possibile optare per un salutare diniego e quindi, con immenso spirito di sacrificio, mi sottopongo a supplizi gastronomici e non (vorrei tanto capire da cosa nasca l’assurda convinzione che gli invitati a cena siano vittime di insaziabile e cronico “verme solitario”, al ristorante tutti a dieta, in domus tutti emuli di Lucullo, mah…!!!). Fosse solo un problema di portate e porzioni… ciò che principalmente rende la cena di gruppo una via crucis è l’immancabile presenza di due “figure retoriche”:

1) l’uomo scassapalle, suddivisibile in due tipologie: A) quello convinto di essere un piacione che sciorina, enfatizzando senza soluzione di continuità, l’insulsa aneddotica della sua vita sentimentale/sessuale. B) quello pseudointellettuale che, tra una tracannata di Brunello e un morso al cosciotto di capretto della Bosnia Erzegovina cotto col sale dell’Himalaya, si produce in “interessantissime” retrospettive sulla cinematografia Mongola degli anni ’50.

2) La donna scassaminchia, anche qui corre l’obbligo di suddividere: A) la fatalona ipertruccata, vincitrice di “miss Ficarazzi 1980”, che passa la serata a fissarti come volesse contarti le sopracciglia. B) la sfigata “bella dentro” che, seguendo i consigli di “Donna Moderna”, se la gioca tutta sulla simpatia. Ecco, costei è la presenza più interessante, il personaggio che conquista di diritto la piazza d’onore sotto l’ipotetica lente socio/analitica.

Le donne simpatiche non esistono in natura, quelle che indefessamente si adoperano per apparire tali finiscono col diventare, inevitabilmente e inesorabilmente, patetiche. La donna può/deve essere affascinante, sexy, ammaliante, misteriosa, sarcastica, cervellotica, fragile, forte, stupida, intelligente, sensibile, cattiva, dolce, antipatica, geniale, sentimentale, romantica, troia, stronza, accondiscendente, perfida, maliziosa, magari pure puttana ma NON simpatica, simpatica MAI. Nel momento in cui una donna diventa simpatica cessa di essere femmina, diventa un amico, un compagnone, perde charme e femminilità, si spoglia di ogni attrattiva, ci puoi pisciare insieme parlando di calcio, massimi sistemi e moto perpetuo, puoi serenamente confidarle eventuali defaillance sessuali, le sue considerazioni in merito saranno sempre consolatorie e cameratesche. La donna simpatica è un umanoide asessuato che assurge a funzioni di geometria esistenziale.

Sondaggio, analisi, riflessioni.

Se chiedete a 100 donne: “cosa deve avere un uomo per destare il tuo interesse?”, buona parte di loro risponderà: “deve riuscire a farmi ridere”. Se chiedete a 100 uomini (sani di mente). “cosa deve avere una donna per destare il tuo interesse?”, nessuno di loro risponderà mai: “deve farmi ridere”. Da ciò si evince una sostanziale, elementare differenza, la donna ha la capacità di erotizzare la simpatia, l’uomo NO. Perché? Perché l’uomo non ha mai scaricato nel suo genoma il file.exe  che rende compatibili amore/sesso/simpatia. Probabilmente non lo farà mai (coloro che fingono di averlo fatto bluffano spudoratamente), in quanto razionalmente portato a ormeggiarsi a pulsioni non diversamente interpretabili. La donna tende maggiormente alla aleatorietà, condimento/alibi essenziale per consumare rapporti, siano essi estemporanei o duraturi, l’uomo simpatico esprime positività, giovialità, leggerezza, ergo, è teoricamente gestibile ma una volta finito il repertorio annoia mortalmente. Gli uomini si esimono dal correre simili rischi, in genere associano la simpatia di una donna alla misura del reggipetto che indossa, fin quando il contenuto rimane ben saldo al suo posto, la simpatia è sopportabile.

Affidabile pietra di paragone la comicità in gonnella, le cabarettiste fanno ridere solo se sono sexy come le seppie in umido (vedi Sconsolata, Geppi Cucciari, Luciana Littizzetto e via dicendo), una strafica potrebbe recitare anche un testo scritto da Mel Brooks, eventuali risate maschili sarebbero dovute solo solidarietà testosteronica. Molto interessante il galateo che regolamentava i comportamenti femminili nella nobiltà e nella borghesia, i nostri nonni la sapevano lunga, alle donne era tassativamente proibito ridere in pubblico, figuriamoci far ridere gli uomini. Personalmente apprezzo molto le femminucce capaci di ridere e dotate di un ficcante cinismo, molto meno le “simpaticone oltranziste”, una gran dama in lungo che racconta barzellette nel foyer di un teatro rende sessualmente appetibile la guardarobiera.

Le donzelle dovrebbero sfruttare meglio il linguaggio della gestualità, intendo quello ermetico. Una donna che sa aggiustarsi i capelli o togliersi gli occhiali è più attraente di cento “carlotte” ignude, certo, fra tanti uomini il messaggio lo coglie uno solo ma è quello giusto. Sparare cazzate a grandine per attirare l’attenzione rende “simpatiche”.

Tullio Antimo da Scruovolo