Ti amo da morire ma non voglio esserti fedele…

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Il titolo del post non è una boutade e nemmeno un graffiti strappa sorrisi come il celeberrimo: “ti lascio perché ti amo troppo”. È il punto base di una nuova tendenza, ultima frontiera che potremmo definire “dialettica relazionale 3.0”, in netta contrapposizione con gli assetti consolidati che da sempre caratterizzano i rapporti di coppia tradizionali. Il principio guida si avvinghia alla presunta necessità di dover isolare il sesso dalle altre componenti, l’autodeterminazione all’interno di un fidanzamento, di un matrimonio o di una convivenza. L’obiettivo è rendere digeribili, accettabili, derive carnali con terzi mondandoli dalla logica perversa e accattivante della clandestinità, dopo le coppie scambiste e le coppie cuckold, si è giunti alle coppie libere, alle fregole deresponsabilizzate e deresponsabilizzanti.

Le argomentazioni che supportano la citata tesi sono tutt’altro che cervellotiche e si reggono su una elementare, disarmante, concreta constatazione, il tradimento è pratica diffusa ad ogni latitudine e longitudine. Milioni di uomini e donne intrecciano tresche con amanti, a volte temporanee altre durature ma continuando a vivere una pax famigliare non necessariamente solo apparente né ipocrita. L’amante clandestino/a “mordi e fuggi” non ha finalità extra-sesso, da ciò si evince il suo essere vissuto/a come elemento compensativo non distruttivo. Traduco in volgo… chi si concede “rate”, sporadici o frequenti, al solo scopo di appagare l’inquietudine dei feromoni senza farsi coinvolgere sentimentalmente e senza lanciarsi in devastanti proiezioni, non intacca la solidità del rapporto, ovviamente siamo nelle lande delle congetture.

 Da un punto di vista cinicamente psicologico, scindere parti di sessualità da un legame consolidato, sdoganandolo così dal fascino di trasgredire tabù morali/sociali/religiosi, potrebbe rivelarsi un efficace deterrente capace di ridurre alla radice quadrata le tentazioni di andare a cantare in altri cortili. Dove tutti passano col rosso diventa “figherrimo” passare col verde. L’obiettivo occulto è quello di trasformare gli “sconfinamenti” in una sorta di pratica masturbatoria assistita fine a se stessa. Ho scritto occulto perché quello palese enfatizza il diritto al godimento a prescindere da lacci e lacciuoli che una unione porta in corredo.

Innovativa interpretazione della coppia che diventa credibile se decontestualizzata dalle obsolete regole in auge, una generazione che cresce e si forma al netto di “valori” come fedeltà, unicità e rispetto dei vincoli cardine, è sicuramente pronta per vivere un ménage fatto anche di zone franche. Un salto della quaglia destinato a cambiare millenari costumi, stop alle auliche illusioni, stop alla credulità, stop alle romanticherie, stop alle promesse istituzionali, stop alle ipoteche carnali e avanti tutta sulla rotta del realismo applicato e condiviso. Un colpo d’ascia ai rapporti assolutisti.

A turbare il sereno filosofico di questa moda in progressiva crescita ci pensa la saetta delle regole, eggià, pare assurdo ma anche la libertà più estrema è mappata da codici e cavilli, il manuale della “coppia libera” prevede limiti e paletti da far propri senza margine d’errore. Mi limito a citarne solo due: A) raccontare tutto una volta tornati a casa, B) non superare un prestabilito numero di incontri con la stessa persona… qui, mi si consenta dirlo, entriamo in una ridicola contraddizione che passa un colpo di spugna sull’humus della teoria. Anche nel sesso free albergano ansie e paranoie, al punto da dover restringere e rendere controllabile il raggio d’azione, evidentemente le menti “open space” non hanno certezze cementate.

La fedeltà imposta regge dall’alba del mondo per una atavica ovvietà , è facile fare sesso dopo essersi innamorati ma lo è ancor più innamorarsi dopo aver fatto sesso, magari di qualità, soprattutto se si ha un/a partner poco incline a tuffarsi nel vortice della libidine sfrenata. Checchè se ne dica, la vera angoscia non nasce dalla paura di essere sostituiti tra le cosce bensì da quella di essere spodestati nel cervello, prima ancora che nel cuore. Chi si produce in una eccellente performance da letto diventa Re/Regina per una notte, chi riesce a penetrare anche il cuore diventa Re/Regina per un tempo significativo ma… chi riesce a scopare in profondità un cervello diventa Re/Regina per tutta la vita, invisibili meandri in cui si lasciano tracce indelebili, insensibili al tempo e alle vicissitudini dell’esistenza. Nessuna regola, nessuna libertà, nessuna modernità potrà mai scongiurare gli effetti collaterali di un salto nel buio.

Bisogna vivere i rapporti al massimo, prendere e dare tutto senza remore ma quando le profumate candele iniziano a spegnersi, è d’uopo farsi il trolley e cambiare aria, possibilmente senza sbattere la porta e dopo aver salutato con educazione. Chi ama la promiscuità si circondi di trombamici evitando di farsi ammaliare dalle tendenze trendy. Come diceva quel saggio di mio nonno: “mariti, mogli e automobili NON si prestano a nessuno”.

Tullio Antimo da Scruovolo

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L’utilità sociale del “trombamico”…

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Sulla cima dell’olimpo da tempo si staglia la sagoma di una misteriosa figura mitologica progressista: “il TROMBAMICO”, new “app” del “pacchetto evolutivo” che prende per mano (chiamiamola così) le donne e le guida verso l’ambita parità con i maschietti malscalzoncelli. Sul web spopolano terrificanti congetture su questo “ruolo sociale”. Ocio… il termine espresso al maschile è una tagliola con annesso richiamo tantrico, il trombamico, come diffonde una vasta eco nella valle, è colui che sazia appetiti femminili a paranoie zero e senza collassi sentimentali,  incarna il ruolo del “consolatore”, a volte dell’antistress, non di rado quello del “dildoman“ col quale interagire. Verità parziale, i nuovi serial tv importati dagli States ci insegnano che il trombamico è ormai uno status symbol da integrare al fidanzato ufficiale, un optional “very nice” che trasforma le “fashion victim” in “fashion addicted”, grande conquista, mica sedano e gorgonzola.

I reduci del ‘68 possono raccontarlo con enfasi ed episodi eclatanti alle increduli generazioni  postume, il sesso, grazie alle loro lotte studentesche, è diventato imperituramente libero e inarrestabile ma soprattutto espressione di una locuzione magica: “autodeterminazione della donna”. Ai giovani parrà strano ma ciò che oggi è vissuto come una banale normalità, prima di tale hurricane sociale, era di fatto una chimera, per poter aver un trombamico bisognava prima risolvere il problemino della illibatezza mantenendo ufficialmente l’onore, cosa fattibile grazie ad una fastidiosa istituzione: “il matrimonio”. Una volta aperta, spianata la strada… è notorio, pene e vagina non hanno lo “stat-cunter”.

Per correttezza e obiettività (immergiamoci nella solidarietà unisex) è giusto allargare il concetto anche al femminile, esiste il trombamico quanto la trombamica, su questo è da perdenti calare il carico, anche perché non è ipotizzabile un “do ut des” unilaterale ed è, lo dico senza tema di smentita, scientemente tendenzioso parametrare la cosa a rapporti mercenari. Pur riconoscendo che alcuni uomini tendano ad intessere vincoli amichevoli con prostitute frequentate regolarmente. Il/la trombamico/a è una quadratura del cerchio, persone che si conoscono bene da tempo decidono di concedersi sollazzi carnali senza impegni né proiezioni, uno sfogo fisico che non dovrebbe ipotecare un bel nulla, tanto meno essere utilizzato per estorcere promesse (questa è la teoria). Alcuni sostengono che una ficcata (amo i francesismi) fine a se stessa, preferibilmente posta in essere con un/a amico/a fidato/a sintonizzato/a sulla stessa lunghezza d’onda, sia un vero toccasana capace di placare pulsioni primordiali e logorii della vita moderna (chiavata Cynar, chiedo venia a Ernesto Calindri) . Un/a amico/a che conosce le problematiche esistenziali  del/della partner è più portato, indicato, diciamo “idoneo” per trasferire momentaneamente il dialogo dal salotto delle confidenze alla camera della copula. Probabilmente sarà anche vero ma l’accoppiamento è monco di alcune prerogative niente affatto marginali…!!!

Trombare con un/a trombamico/a è come suonare una tromba “bucata”, viene fuori una trombatina in cui diventa un rompicapo capire chi sia il trombatore e chi il trombato, interrogativo postumo che emerge scendendo la tromba delle scale e marca sul volto l’espressione da trombone. Gli inguaribili romantici affermano: “non c’è sesso senza amore”, gli evoluti, i cosiddetti “cerebrali” (quelli che mio nonno definiva: “gli uomini che per far alzare la testa di sotto hanno bisogno di usare la testa di sopra”, ai suoi tempi le esigenze femminili non erano contemplate),  sostengono: “non è appagante il sesso privo di ingarbugliate matasse psicologiche”. In effetti la figura del/della trombamico/a trova la massima popolarità ed espressione, numericamente interessante,  nella fascia d’età compresa tra adolescenza e maturità sessuale (per maturità sessuale intendo l’emergere di una consapevolezza che rende nitide le esigenze, a prescindere dall’anagrafe), su questo fronte non me la sento di biasimare tale ruolo, col sopraggiungere della canizie e della calvizie, unitamente a panza e cellulite, il “trombamico” si trasforma in “bull” di bocca buona per coppie “cuckold” poco esigenti.

Altra palude, altro buco nero, altro drink afrodisiaco misterioso, è quello della “sperimentazione sessuale”,  gli acri della creatività interpretativa/deduttiva/soggettiva sono sconfinati, pensate amici, ci sono niente meno che due scuole di pensiero: 1) è giusto usare il/la trombamico/a come “palestra” per esplorare zone vergini, 2) alcune verginità sarebbe meglio violarle all’interno di un rapporto meno effimero. La scelta non è intellettualmente facile da compiere in elevato tasso di umidità e nemmeno in piena erezione compulsiva (amico/a che sia, quando il capotreno alza la paletta verde e il guardiano apre la diga…), il bivio crea tormentati interrogativi, da una parte certe concessioni acquisirebbero un valore aggiunto se elargite/ottenute in area “love”, dall’altra non è poi così sbagliato tentare di giocarsela a rischio zero, deludere un/a trombamico/a non provoca danni irrimediabili, in genere vince l’istinto anarchico che gestisce i sensi come avesse in mano un joystick.

Latitano dati ufficiali, facciam nostro il poco rassicurante vociferar del vicolo, moltissimi/e trombamici/che finiscono con l’innamorarsi e mandare tutto a scatafascio city. Quando la logica stupisce… il sesso attiva meccanismi (azione-reazione) difficili da gestire, sempre non si voglia rimanere nella ristrettezza fisica ma in questo caso, mi par neve sparata coi cannoni,  è la noia a tendere agguati. Rilassando le membra in posizione supina dopo una gran bella chiavata, sul soffitto della stanza, disadorna o meno, appare una scritta in caratteri cubitali: “ORGANIZZARE REPLAY URGENTEMENTE”, dopo il terzo “rate”, sempre sul soffitto, iniziano a materializzarsi notai che rogitano la “proprietà” e cupido che scocca dardi. A quel punto il/la trombamico/a da antistress si trasforma in stress… e che stress, insopportabile stress…!!!

Tullio Antimo da Scruovolo