Sesso in automobile…

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Se il nostro antenato che intuì l’utilità della ruota avesse immaginato che la sua scoperta avrebbe condizionato l’attività sessuale degli umani nei millenni a venire, si sarebbe autoproclamato “divinità vivente”. Fare sesso su un mezzo di trasporto è sempre stato particolarmente stimolante… carri, carrozze, treni, aerei, motociclette, natanti, funivie, ascensori, ecc. ecc. Tuttavia la vera “star”, l’alcova mobile più gettonata, seppur relativamente moderna, è sicuramente la “quattro ruote”. Non è assolutamente casuale la scelta degli sceneggiatori di Titanic, nonostante le innumerevoli location papabili su una immensa nave, di far accoppiare Leonardo Di Caprio e Kate Winslet in una automobile imbarcata nella stiva.

Col “sex in the car” cinematografia, letteratura e gossip ci vanno a nozze da sempre, anni fa l’ex autista di Mike Tyson pubblicò un libro in cui, tra le altre cose, narrava dei focosi amplessi (mai smentiti) tra il brutale pugile e la voluttuosa Naomi Campbell, tutti consumati a bordo di una Limousine oscurata gironzolante in quel di Manhattan. Certo una simile automobile è cosa ben diversa dalle nostre City Car, per non parlare della vecchia Fiat 500 che a cavallo degli anni 60/70 ha dato vita a milioni di gravidanze più o meno desiderate, si sa, il bisogno aguzza l’ingegno ma il desiderio carnale rende acrobati anche gli accidiosi più “inchiodati”. Sulle posizioni da adottare in quel trabiccolo esisteva un vero e proprio manuale, la più pittoresca era lo “smorza candela” sul sedile posteriore, ovviamente col tettuccio aperto (per avere più spazio di manovra e controllare i dintorni, insomma, una testa che faceva su e giù come un periscopio impazzito). Non credo sia improprio pensare che moltissimi Italiani di città abbiano imparato ad amare la natura proprio infrattandosi tra campi e boschi, certo nella bella stagione c’era il problema delle zanzare ma, tutto sommato, ne valeva la pena (sarà questa la genesi dell’Autan?).

Una volta qualcuno disse: “scagli la prima pietra chi è senza peccato”, bandendo intenti blasfemi: “scagli la prima pietra chi non ha mai fatto sesso in macchina”, è pur vero che i giovani (soprattutto LE giovani) di oggi sono avvantaggiati/e, possono dormire fuori casa, hanno la loro cameretta, godono di più libertà e privacy, una volta era diverso, se non avevi la “macchina” rimanevi nell’ombra del deprimente onanismo. L’avvento e la diffusione del suddetto mezzo ha modificato radicalmente anche la prostituzione da strada, non più stanzette e mansarde al settimo piano senza ascensore (immagino non fosse bello approcciarsi alla copula col fiatone) bensì fugaci coiti sui ribaltabili.

In genere i miei post nascono da news che colgo nel quotidiano, questa volta mi sono ispirato a una notizia di cronaca che risale allo scorso settembre, una coppietta di 20enni è stata “pizzicata” dalle forze dell’ordine mentre amoreggiava in auto nella zona industriale di Vicenza. Tolleranza zero, i due “poveracci” sono stati multati, 10.000 Euro a testa (in queste circostanze le sanzioni vanno da 3.000 a 30.000 euro), manco si fossero messi nella piazza principale la domenica pomeriggio.

Facciamo un po’ di sano e costruttivo populismo, due ragazzotti senza lavoro, senza soldi per poter pagarsi un hotel a ore, senza un pied-à-terre, senza una casa libera… dove potrebbero mai appagare il loro ardore se non in automobile??? Tolleriamo spacciatori e venditori abusivi, dobbiamo tollerare gay che si limonano ai giardinetti, magari davanti ai bambini, poi castighiamo in siffatta maniera due giovani che si producono in tenere effusioni all’interno di una vettura dietro un capannone appartato???

La scienza ha prodotto vaccini capaci di combattere e annichilire moltissimi virus ma nulla puote contro quello più bastardissimo e inattaccabile: “l’ipocrisia dei moralismi fasulli trasformati in bancomat”. Appioppare una multa da 10.000 euro a due 20enni, magari figli di persone non abbienti, significa rovinare la vita alle loro famiglie, che fine hanno fatto i Marescialli di un tempo che ti rimandavano a casa dopo il cazziatone di rito??? Che fine ha fatto quella “umanità” che ci contraddistingueva??? Questo episodio è solo l’ennesima conferma che da cittadini siamo stati trasformati in agrumi da spremere, vacche da mungere e pecore da tosare. Nel mentre, è notorio, alla Camera e al Senato esistano stanze in cui deputati e senatori fedifraghi possono tranquillamente scopare a costo e rischio zero.

Domina omnium et regina ratio (Cicerone)”

Tullio Antimo da Scruovolo

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“Ciao mamma, io esco”, “va bene cara, hai messo la maglietta della salute?”…

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Non sono un cultore del gossip, non per snobismo, semplicemente non ho mai sentito il bisogno di occuparmi delle altrui beghe e nemmeno di certe discutibili performance estranee alla mia vita, tuttavia, quando un episodio diventa evento mediatico intinto nella ipocrisia intellettualoide, ci butto l’occhio. Ho letto in giro che i soliti deficienti avvezzi a vivere l’esistenza come un perenne, interminabile funerale, hanno sparato ad altezza uomo sulle esibizioni messe in scena in quel teatrino open chiamato “red carpet Veneziano”. Affermazioni tipo: “in un periodo di profondo disagio sociale e con i terremotati nelle tende, sarebbe giusto mantenere un basso profilo”, non solo: “in certi frangenti i programmi nazionalpopolari dovrebbero occuparsi di cose più serie”… Qui si evince una profonda stupidità concettuale e una altrettanto profonda ignoranza sociale. Se fossi il capo della Protezione Civile, la prima cosa che farei affrontando un disastro naturale, ovviamente dopo il cercare di salvare più vite possibili, sarebbe quella di allestire un parco giochi per bambini e un mega tendone adibito a circolo ricreativo per adulti. Magari con tanto di maxi schermo sul quale proiettare film comici, tavoli dove fare una partitella a carte e annesso bar ove bere un bicchiere, le attività ludiche ancorano alla vita come niente altro ma questo è discorso diverso. Ormai anche gli sciocchi hanno imparato a difendersi dalla insussistenza dei comunicatori tristi, seriosi e attapirati da una vita senza né arte né parte.

Torniamo a noi… La giovanotta in foto, credo si chiami Giulia Salemi, sedicente modella (?), è accompagnata da un ragazzotto sconosciuto, anche lui sedicente stilista (quello che ha creato lo straccio semicoprente oggetto del contendere), ovviamente nessuno dei due ha niente da spartire col mondo del cinema ma tant’è. A esser sinceri non è che sia proprio questa gran fica (anche se a molti è capitato di scopar di peggio), qualsiasi sciacquetta messa in mano a un bravo visagista e “sparata” nella pubblica arena, seminuda con tanto di taccazzo che alza il culo, farebbe la sua porca figura. Non per fare il pistino ma quel segno del costume è veramente tamarro, esteticamente inguardabile, ammesso non sia cosa voluta e furbescamente pianificata per evidenziare.

Il bailamme suscitato dall’insignificante evento mi fa specie, ormai da decenni le donnine allegre con l’utero “estroverso” viaggiano pressoché ignude, spesso senza mutande, forse chi critica vive isolato in un eremo, è sufficiente andare nei locali di notte per vederne di ogni. Ennesima conferma che questo Paese ancora non riesce a uscire dalla nebbiosa palude moralista e bacchettona.

Mi corre l’obbligo spezzare una lancia a favore, l’universo femminile è da poco emerso da una millenaria gabbia sociale, pochi decenni non sono niente rispetto a periodi epici, che vi siano spurghi fatti di eccessi è più che comprensibile. La domanda non è il perché bensì il per cosa??? Visibilità? Esibizionismo? Vana gloria? Illusione di destare l’interesse di qualche potente? Zoccolamento innato? Di sicuro trattasi di un tentativo di privilegiare il corpo a discapito dell’intelletto, ma questo, con buona pace delle femministe, è qualcosa di immortale, inalienabile.

Partendo dal presupposto scontato che ognuno abbia il diritto di fare quel che crede fin quando non crea danni agli altri, mi vien da chiedermi quale sarà la tappa successiva, il trasgredire che stupisce ha un limite oppure no? Vi è un punto di arrivo? Un giro di boa? Quale prezzo si dovrà pagare per onorare l’aforisma di Andy Warhol: “ogni essere umano ha il diritto di avere 15minuti di notorietà”???

Quando sono le stesse donne a trasformare il proprio corpo in oggetto, in vetrina, in punto di attrazione… c’è poco da discutere o criticare, in fondo, da sempre, dall’alba del mondo, l’uomo se la gioca sul potere e la donna se la gioca sull’estetica. Inutile arzigogolarsi in interpretazioni cervellotiche. Prendiamo atto.

Tullio Antimo da Scruovolo

Ti amo da morire ma non voglio esserti fedele…

foto post

Il titolo del post non è una boutade e nemmeno un graffiti strappa sorrisi come il celeberrimo: “ti lascio perché ti amo troppo”. È il punto base di una nuova tendenza, ultima frontiera che potremmo definire “dialettica relazionale 3.0”, in netta contrapposizione con gli assetti consolidati che da sempre caratterizzano i rapporti di coppia tradizionali. Il principio guida si avvinghia alla presunta necessità di dover isolare il sesso dalle altre componenti, l’autodeterminazione all’interno di un fidanzamento, di un matrimonio o di una convivenza. L’obiettivo è rendere digeribili, accettabili, derive carnali con terzi mondandoli dalla logica perversa e accattivante della clandestinità, dopo le coppie scambiste e le coppie cuckold, si è giunti alle coppie libere, alle fregole deresponsabilizzate e deresponsabilizzanti.

Le argomentazioni che supportano la citata tesi sono tutt’altro che cervellotiche e si reggono su una elementare, disarmante, concreta constatazione, il tradimento è pratica diffusa ad ogni latitudine e longitudine. Milioni di uomini e donne intrecciano tresche con amanti, a volte temporanee altre durature ma continuando a vivere una pax famigliare non necessariamente solo apparente né ipocrita. L’amante clandestino/a “mordi e fuggi” non ha finalità extra-sesso, da ciò si evince il suo essere vissuto/a come elemento compensativo non distruttivo. Traduco in volgo… chi si concede “rate”, sporadici o frequenti, al solo scopo di appagare l’inquietudine dei feromoni senza farsi coinvolgere sentimentalmente e senza lanciarsi in devastanti proiezioni, non intacca la solidità del rapporto, ovviamente siamo nelle lande delle congetture.

 Da un punto di vista cinicamente psicologico, scindere parti di sessualità da un legame consolidato, sdoganandolo così dal fascino di trasgredire tabù morali/sociali/religiosi, potrebbe rivelarsi un efficace deterrente capace di ridurre alla radice quadrata le tentazioni di andare a cantare in altri cortili. Dove tutti passano col rosso diventa “figherrimo” passare col verde. L’obiettivo occulto è quello di trasformare gli “sconfinamenti” in una sorta di pratica masturbatoria assistita fine a se stessa. Ho scritto occulto perché quello palese enfatizza il diritto al godimento a prescindere da lacci e lacciuoli che una unione porta in corredo.

Innovativa interpretazione della coppia che diventa credibile se decontestualizzata dalle obsolete regole in auge, una generazione che cresce e si forma al netto di “valori” come fedeltà, unicità e rispetto dei vincoli cardine, è sicuramente pronta per vivere un ménage fatto anche di zone franche. Un salto della quaglia destinato a cambiare millenari costumi, stop alle auliche illusioni, stop alla credulità, stop alle romanticherie, stop alle promesse istituzionali, stop alle ipoteche carnali e avanti tutta sulla rotta del realismo applicato e condiviso. Un colpo d’ascia ai rapporti assolutisti.

A turbare il sereno filosofico di questa moda in progressiva crescita ci pensa la saetta delle regole, eggià, pare assurdo ma anche la libertà più estrema è mappata da codici e cavilli, il manuale della “coppia libera” prevede limiti e paletti da far propri senza margine d’errore. Mi limito a citarne solo due: A) raccontare tutto una volta tornati a casa, B) non superare un prestabilito numero di incontri con la stessa persona… qui, mi si consenta dirlo, entriamo in una ridicola contraddizione che passa un colpo di spugna sull’humus della teoria. Anche nel sesso free albergano ansie e paranoie, al punto da dover restringere e rendere controllabile il raggio d’azione, evidentemente le menti “open space” non hanno certezze cementate.

La fedeltà imposta regge dall’alba del mondo per una atavica ovvietà , è facile fare sesso dopo essersi innamorati ma lo è ancor più innamorarsi dopo aver fatto sesso, magari di qualità, soprattutto se si ha un/a partner poco incline a tuffarsi nel vortice della libidine sfrenata. Checchè se ne dica, la vera angoscia non nasce dalla paura di essere sostituiti tra le cosce bensì da quella di essere spodestati nel cervello, prima ancora che nel cuore. Chi si produce in una eccellente performance da letto diventa Re/Regina per una notte, chi riesce a penetrare anche il cuore diventa Re/Regina per un tempo significativo ma… chi riesce a scopare in profondità un cervello diventa Re/Regina per tutta la vita, invisibili meandri in cui si lasciano tracce indelebili, insensibili al tempo e alle vicissitudini dell’esistenza. Nessuna regola, nessuna libertà, nessuna modernità potrà mai scongiurare gli effetti collaterali di un salto nel buio.

Bisogna vivere i rapporti al massimo, prendere e dare tutto senza remore ma quando le profumate candele iniziano a spegnersi, è d’uopo farsi il trolley e cambiare aria, possibilmente senza sbattere la porta e dopo aver salutato con educazione. Chi ama la promiscuità si circondi di trombamici evitando di farsi ammaliare dalle tendenze trendy. Come diceva quel saggio di mio nonno: “mariti, mogli e automobili NON si prestano a nessuno”.

Tullio Antimo da Scruovolo

Quando ti prende quella pazza voglia di farlo lì…

cuore

…”habitat ideale, accogliente, complice, un’oasi di intimità trovata per caso, Afrodite agevola l’audacia, particolarmente nei rendez-vous clandestini, muri ricoperti da quadri dipinti a olio, calde luci di ritorno diffuse in modo da non marcare lineamenti né creare ombre negative, una gradevole musica appena percettibile che pareva arrivare da lontano fungeva da discreta colonna sonora. Cameriera dotata di un aplomb British, trasparente, quasi invisibile, la notammo quando il risottino con i gamberetti si materializzò sulla linda tovaglia bianca ben stesa, il piatto ovale è evocativo. Lei era semplicemente bella, candidamente provocante, portatrice di quell’erotismo casto e ingannevole che ingentilisce le neofite della trasgressione. Capelli lucenti raccolti in uno chiffon, all’orecchio destro un piccolo brillante, quello sinistro reggeva una minuscola foglia intinta nell’oro, il viso spolverato da un trucco leggero, erano i suoi occhi a illuminare ombretto e mascara, non viceversa. Mani delicate ornate dalla vera all’anulare e un sottile braccialetto, niente orologio, come volesse ignorare lo scorrere del tempo, unghie ben curate tinte di rosa, notandone una cortissima provai tenerezza nell’immaginare il suo sconforto dopo essersela rotta. Quel filo di perle che le cingeva il collo ricordava la giarrettiera di una virginale sposa ed esaltava la sua impudicamente pudica scollatura. Improvvisamente mi colse la febbre del possesso, una “botta” di quelle che annientano il resto del mondo, fissandole l’anima dissi: “una morsa mi ha chiuso lo stomaco”, reggendo lo sguardo infilò nel mio cervello la sua voce resa roca da un desiderio altrettanto pressante: “Vorresti scartarmi come una caramella?”. Mi alzai di scatto incurante del tovagliolo planato sul pavimento, la presi per mano e in silenzio la portai nei bagni del ristorantino facendola saltellare sui tacchi.”… (TADS)

Mi si perdoni l’ouverture atipica, no, non mi è scappata una cucchiaiata di melassa, ho solo inteso srotolare un piccolo “red carpet” sul quale far camminare alcuni concetti. Raffinati pensatori sostengono che la morte ci livelli al cospetto di un ipotetico aldilà, non sono in grado di confermarlo ma per quanto concerne la vita terrena ho una salda certezza, sono le pulsioni sessuali a renderci tutti uguali, accomunarci. Mi riferisco a quei “flash” che creano frammenti di trasgressione rubati alla pubblica morale. Possiamo affermarlo senza tema di smentita, il “carpe diem” dei sensi è la massima espressione del socialismo applicato. Una giostra che fa scendere ai piani bassi gli altolocati e porta ai piani alti il popolo periferico.

Difficile distinguere nettamente il vizio dalla necessità, la voglia impellente dal fascino del rischio, una opportunità insperata dalla trasgressione fine a se stessa, dopo aver “violato” luoghi e/o situazioni non ci siamo forse sentiti maggiormente protagonisti della nostra vita??? Cosa trasforma la paura di essere scoperti in irrefrenabile eccitazione??? Un coito estemporaneo rende nomade la sessualità stanziale immergendola nelle ovattate nebbie della libertà??? Il “famolo strano” in posti strani, può trasformarsi in una ripida e pericolosa “discesa” comportamentale, una progressiva accelerazione dell’ardire??? Carlo Verdone, con i suoi personaggi “Ivano e Jessica”, ha evidenziato le negatività di una possibile deriva… pasticca moralista o pericolo reale???

Gli accoppiamenti “tout court” in contesti anomali non sono certo figli dei tempi moderni, credo siano nati insieme all’uomo, infatti le religioni hanno impiegato ben poco a demonizzare e castigare la fornicazione. In compenso ci hanno pensato i letterati di ogni epoca a diffondere e mantenere alta la tentazione, il potere conturbante del “peccato”. Il fornaio che concupisce la Contessa sui sacchi di farina e il Barone che possiede da terga la contadinotta all’ombra di un olmo, appartengono ormai ai “classici”, solidarietà per frati e monache di Boccaccesca concezione.

Per noi contemporanei l’offerta è molto più variegata, oltre che meccanizzata e tecnologizzata, automobili, treni, aerei, natanti di ogni foggia, ascensori (i mezzi di locomozione sono un must), luoghi di aggregazione come teatri, cinema, ristoranti, musei e toelette varie. Ever green la bucolica camporella sul plaid a quadrettoni, portoni, cantine, cantieri, magazzini, silos per auto, circoli, palestre, saune, bagni turchi e via… “zompando” da un’alcova improvvisata all’altra. Menzione a parte meritano le temutissime “quick” (sveltine consumate negli uffici durante l’orario di lavoro), una vera angoscia per mogli e mariti affetti da gelosia: “9/17 orario continuato”. Galvanizzante e allegorico il sesso da elettrodomestici, l’oscar è saldamente in mano alla lavatrice, farlo sopra mentre centrifuga è da delirio tremens ma stimola la circolazione, durante i periodi di feroce canicola certi “giochetti” davanti al frigorifero aperto sono un doppio sollievo. Vada per il “carpe diem” ma sempre con un occhio aperto e le orecchie tese.

Tullio Antimo da Scruovolo

Una favoletta per “desperate housewives”

Recensire libri mi piace poco, ancor meno farlo “gratis et amore dei”, infatti ciò che vado a significare non credo possa definirsi propriamente una recensione, soprattutto in funzione del fatto che chiamare “libro” il volume in oggetto equivale allo sferrare un calcio nei testicoli alla letteratura. E L James è lo pseudonimo adottato da tale Erika Leonard (già qui la fantasia non decolla), una ancorwoman televisiva londinese 49enne con un sogno nel cassetto, scrivere un romanzo, sogno realizzato alla grande addirittura con una trilogia, oltre alle sfumature di grigio ci sono quelle nere e rosse, forse sta lavorando alle marroni, colore più consono, appropriato, direi cromaticamente adatto alla sua vena “autoriale”.

Che Mrs Leonard non sia venuta al mondo con il bernoccolo della scrittrice lo si capisce fin dalle prime battute ma questo sarebbe ancora digeribile, l’ardore del neofita rende miopi e moltiplica il rischio di inciampare, è il trend narrativo a far acqua come uno scolapasta. Quando non si ha esperienza conviene adottare alcuni tecnicismi, quello più segretamente usato consiste nel disegnare una griglia degli eventi e scrivere seguendola meticolosamente, se l’autrice lo avesse fatto si sarebbe resa conto della totale assenza di plot, fulcro, sostanza, “scena madre”. La storia è prevedibile, scontata in ogni componente, finale compreso. Ci troviamo di fronte alla solita, ennesima, rivisitazione della favola di Cenerentola servita senza neanche una eiaculicchiata di wasabi. Una sfigatella goffa, maldestra (in questo caso pure vergine), socialmente trasparente che, grazie ad una banale coincidenza, si ritrova a vivere una storia coinvolgente con l’ovviamente bellissimo, ricchissimo, affascinantissimo, very very “figherrimo” protagonista maschile, anche lui immerso, come da copione vetusto, in una coltre di problematiche scaturite da una infanzia travagliata, Sigmund for President.

Non fatevi abbagliare dall’enfasi promozionale, di trasgressivo non c’è proprio niente, la summa del sadomaso pruriginoso (lo dico per gli/le amanti dello schiocco) consiste complessivamente in due sculacciate, qualche “carezza” con lo scudiscio e sei (6 di numero) cinghiate. I profili caratteriali dei personaggi sono trattati con stucchevole superficialità. E’ chiaro come il sole che Mrs Leonard non abbia la benché minima conoscenza dell’universo BDSM, alcuni passaggi sconfinano nel grottesco, tutti gli aspetti più incisivi vengono appena abbozzati. Le copule “vanilla” (nel testo “vaniglia”) non coinvolgono e sono descritte in modo ripetitivo fino al tedio.

Il raccontino è di fatto una malcelata badilata di quel femminismo new age che cammina con una scarpa e uno zoccolo, in pochi giorni la ragazzotta provinciale asessuata e secchiona si trasforma in donna matura, decisa, sicura, forte, fatale, perennemente in fregola.  Per contro il “dominatore” potente assume, strada facendo, i contorni di un tenero psicopatico pieno di insicurezze, debolezze, problematiche varie e tanto, tanto bisogno di essere amato, compreso, coccolato, perfino protetto. Fantasiosa interpretazione di comodo, mi astengo dall’esprimere in modo colorito ciò che penso nei confronti di una conduttrice, “neo-autrice”, che ha pensato bene di diventare ricca e famosa aggrappandosi al più stupido e falso dei luoghi comuni: “non c’è uomo ricco, bello, potente e perverso che tenga, tutti i maschi, prima o poi, rincoglioniscono davanti a una fica”.  Le donne con l’indole della “cagna” giungono al sottile piacere della sottomissione solo al cospetto di un dominatore inflessibile, totalmente Padrone della situazione. Un Maestro sicuro ed esperto offre garanzie anche sull’importantissimo fronte della sicurezza e dei limiti, se lo ricordi Mrs Leonard.

La minestrina in brodo cucinata dalla suddetta signora è sciapa e piena di mosche che galleggiano nel piatto, l’asse portante di un rapporto S/M è di fatto una impalcatura psicologica eretta da due menti che si compensano e si fondono (ABC assente nello scritto). Quando ho letto la frase. “voglio farti del male fisico perché mi piace e basta” sono rimasto perplesso. L’autrice, seppur britannica, ha scritto una “americanata”, infatti è lì che è ambientata la vicenda, è lì che si è venduto il grosso delle copie ed è lì che si realizzerà il film (pare che i diritti siano già stati acquisiti da una major), anche il finale è tipicamente a stelle e strisce.  Ad onor del vero un guizzo apprezzabile nella storia lo si trova, lui propone a lei di stipulare e sottoscrivere un vero e proprio contratto tra dominatore e sottomessa, iniziativa che purtroppo si dissolve come neve al sole nel proseguo della trama.

Diciamo la verità, nella realtà la gallerista interpretata da Kim Basinger non avrebbe mai mollato l’inquietante Rourke, la prostituta recitata da Giulia Roberts non avrebbe mai lasciato Gere rischiando di perderlo e, per concludere, l’Anastasia di questo romanzetto non avrebbe mai abbandonato un tipo come Mr Grey, uno pseudo dominatore che prima di infliggerle una punizione chiedeva il permesso… a pensarci bene, forse l’avrebbe mollato proprio per questo. Il finale è identico a quello di nove settimane e ½… lui, affranto, implora lei di non lasciarlo, per la serie: “uomini duri con i coglioni di granito”. Ma per favore.

Si mormora che nei codazzi black and red l’autrice abbia cambiato registro dando un maggiore risalto agli aspetti carnali, non credo che verificherò né che la cosa possa elevare il livello. Il volume grigio, quello che ho letto, è spalmato su 548 pagine delle quali circa 400 in eccesso, è evidente che la esasperante logorroicità sia un espediente per triplicare gli introiti. Assecondare queste furbate non è una prerogativa del mio carattere. Il marito della Leonard è uno sceneggiatore, lo zampino deve avercelo messo, in alcuni tratti si ha la sensazione di leggere un copione minuzioso, in altri ci si ritrova in qualcosa paragonabile ad un canovaccio, appunti assemblati alla meno peggio. Una volta depurato da divagazioni, ripetizioni, inutili situazioni di contorno e soste all’autogrill… “Cinquanta sfumature di grigio” potrebbe tranquillamente ridursi ad uno di quei tascabili che le donne leggono nella “area stand-by da tinta anti ricrescita” dei parrucchieri.

Ogni qualvolta mi imbatto in scritti o movie che provano a mettere in evidenza i lati B (sono più di uno) della sessualità,  sempre mixandoli con forti coinvolgimenti sentimentali, non resisto alla tentazione di porre una domanda: “è più solido un rapporto in cui i sentimenti inducono alla accettazione della trasgressione… oppure quello in cui è il sentimento stesso a nascere dalla trasgressione???

Tullio Antimo da Scruovolo