Quando il sesso diventa clausola sindacale…

 

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Procopio e Adalgisa sono sposati da 25anni, un dignitoso galleggiare sulla monotonia, per opporre resistenza all’oblio dei sensi e arginare la crudeltà anagrafica, hanno tacitamente concordato di fare sesso ogni sabato pomeriggio, niente lavoro e figli fuori casa. Location standard, camera da letto, serranda a metà, posizione del missionario sotto le lenzuola per rimembrare pudori adolescenziali. Procopio procede in un meccanico andirivieni tenendo la fronte sul cuscino, ha la mente impegnata nell’individuare sei numeri potenzialmente vincenti da giocare al superenalotto, Adalgisa fissa il soffitto notando piccole scrostature, accidenti, è di nuovo ora di imbiancarlo. Dopo circa tre minuti decide di sensibilizzare il marito infliggendogli una feroce botta di libidine: “Procò… sbrigati a venire che devo andare a girare i ceci”…

Il sesso è come la pecunia, priorità assoluta quando scarseggia ma ove abbondi diviene facezia, per alcuni è una mensa aziendale, sfama il minimo indispensabile senza mandare in delirio palato, panza e valori sentinelle della salute , un file temporaneo non degno di essere salvato. Nel momento in cui l’umanità si desterà dal fuorviante torpore sottoscriverà, senza remore né tentennamenti, la ricollocazione del sesso nella sua dimensione reale, un giro di boa che indurrà tantissimi a cambiare registro.

I remi che conducono in darsena la barca dell’accoppiamento sono di variegata foggia, una compilation di motivazioni ormai note anche ai più cristallini, per brevità espressiva e pigrizia analitica sono state raggruppate in quattro macro direttrici: 1) il sesso nobilitato dai sentimenti, 2) il sesso fine a se stesso, 3) il sesso investimento (dal mercimonio al mantenimento passando per carriere, regalie, contratti, elargizioni, favori e tutto il cucuzzaro della “genital-economy”), 4) il sesso strumento di ritorsione e/o gratificazione (vendetta, ripicca, competizione, invidia, rinvigorimento dell’autostima, vanità, egocentrismo e avanti tutta saltellando dalle molle al lattice). Nulla da eccepire ma ci vediamo costretti, nostro malgrado, a rilevare una madornale omissione, l’elenco è monco, incompleto, gli autori non hanno avuto l’ardire di includere il movente più diffuso in assoluto: 5) il sesso praticato per “obblighi sindacali”.

Ipotizzando che ogni giorno nel mondo vengano consumate un miliardo di copule (indicativamente), non sarebbe affatto inverosimile affermare che gran parte di queste siano dovute al punto “5”. Il “sesso sindacale” è una forca caudina che tende ad assoggettare i soggetti, maschi e femmine, impelagati in relazioni stabili, restyling dell’ormai obsoleto “dovere coniugale”. Nei “menage quaresima” capita, inevitabilmente e più di quanto si pensi, di dover immergersi nella accondiscendenza sessuale, non che la cosa corrisponda esattamente a un cilicio ma potrebbe divenir tale qualora si ripetesse pedissequamente solcando il confine della amorevole accettazione. Lanciamo una ciambella di salvataggio rispolverando un vecchio detto popolare ma ever green: “mangiare, bere, chiacchierare e scopare… basta incominciare”.

Se interpretato, vissuto positivamente, il “sesso sindacale” diventa una giostrina per bambini, poco esaltante farsi un giro ma l’importante è che il/la pupo/a la smetta di scartavetrare il cervello con lagne e musi lunghi. Quando assume tinte e toni di una via crucis sono “bitter cocks”, in tutti i sensi, non solo in quello metaforico. Una problematica discriminante, alle femmine è sufficiente ripassare le vocali ad alta voce, ai maschi, quando “Geppetto” fa lo gnorri, non basta tutto l’alfabeto, con tanto di j, x e y annesse. E’ qui che la storia si fa acida, le sceneggiature d’emergenza giungono in soccorso e l’alcova si popola di aitanti stalloni e avvenenti donzelle, quelli/e con la coscienza appesantita da extra budget sono agevolati/e. Dovessero materializzarsi le fantasie rincorse durante il “sesso sindacale”… ogni coito si trasformerebbe in seduta orgiastica.

Si consiglia di non ascoltare consigli nè adottare controproducenti tecniche comportamentali per sottrarsi al “sesso sindacale”, procrastinandolo a oltranza si innescano pericolose reazioni a catena, negarsi aumenta esponenzialmente l’altrui desiderio fino alla esasperazione. Il “sesso sindacale” è altresì un efficace rilevatore di fedeltà/infedeltà, le repentine oscillazioni (quando subisce cadute verticali oppure viene concesso con insperata nonchalance) addrizzano anche le antenne.

Non che mi diverta a demolire luoghi comuni (bugia) ma tant’è, la gag dell’uomo in costante Priapismo e della donna in perenne emicrania pare sia una verità parziale,  inoltrandosi negli “anta” il calo di desiderio maschile entra in contrasto con  l’impennarsi di quello femminile. Da ciò si evince una inversione di tendenza, raggiunta una certa età il “sesso sindacale” diventa “patata” bollente per gli ometti in avvilente disarmo. Il celeberrimo, prosaico: “Antò… fa caldo”, viene sostituito da un altrettanto prosaico: “Filomè… damme tregua”.

Tullio Antimo da Scruovolo

Il “maschicidio” è un reato minore…

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Zapping notturno, su “La7d” va in onda la replica di: “DONNE, vittime e carnefici”, trasmissione che in ogni puntata tratta un evento di “nera” che ha come protagonista una donna. Descrivo brevemente ma fedelmente il caso esaminato… Adele Mongelli è una donna di 50anni, sposata e madre di quattro figli in quel di Gioia del Colle (BA), per fisicità e look è molto appariscente, al punto da far invaghire un ragazzo di 28anni che la corteggia ostinato. Dopo alcuni mesi lei capitola e nasce una relazione clandestina che la porta ad innamorarsi perdutamente, al punto da prendere l’insana decisione di sfasciare la famiglia. Dopo soli due anni arriva l’ultima cena, il ragazzo va a casa di lei, mangiano una pizza e poi consumano un rapporto sessuale (non ho capito il perché ma la conduttrice ha sentito il bisogno di particolareggiare definendolo “molto carnale”), nei successivi momenti di rilassamento lui le confessa di essersi fidanzato con una coetanea, lei lo uccide, anzi, lo massacra letteralmente con ben TRENTOTTO coltellate, passa la notte a contemplare il suo operato e il mattino dopo scoppia il bubbone. La corte d’assise è clemente, concede le attenuanti generiche e NON tiene conto delle aggravanti (il movente passionale, il non aver chiamato subito i soccorsi e l’aver infierito sul cadavere in momenti diversi), 15 anni di carcere, la corte d’appello conferma la condanna. Per stessa ammissione dell’avvocato difensore, è praticamente certo che la donna venga presto mandata ai domiciliari, l’efferata uccisione di Giuseppe De Marinis, un giovane 30enne, vale pochissima galera.

Aspetti che lasciano sgomenti.

1)      Durante tutta la trasmissione la conduttrice, l’immancabile psicologa ospite in studio e due giornalisti (M/F) che hanno seguito il caso, non hanno fatto altro che arrampicarsi sugli specchi per tentare di sminuire al massimo, giustificare, l’omicidio perpetrato dalla Mongelli. Addirittura si è arrivati a dire che la donna, essendosi sposata a soli 17anni dopo la classica fuitina, nella sua vita non avesse mai conosciuto l’amore, il messaggio subliminale è questo: “in nome dell’amore un donna può comprensibilmente uccidere”

2)      La figura del giovane morto è passata in quarto/quinto piano, il giornalista, l’unico ad aver speso qualche parola, lo ha definito: “un bravo ragazzo, serio, senza macchia che lavorava sodo nell’azienda agricola di famiglia, purtroppo era rimasto attratto da una donna matura”, neanche la cosa fosse una colpa

3)      Come avrebbero trattato il caso se fosse stato un uomo sposato di 52anni a uccidere la giovane amante di 30? La risposta è semplice, standardizzata, si sarebbe parlato di: “un lurido porco che non voleva restituire la GIUSTA libertà a una povera giovincella che si era FINALMENTE destata dal torpore dei sensi”

4)      Nessuno si è calato nei panni del Signore e della Signora De Marinis, genitori che si sono ritrovati il figlio fatto a pezzi da una donna che avrebbe potuto essere sua madre, una donna incapace di controllare pulsioni e gelosia che mai pagherà in modo adeguato per ciò che ha commesso.

Giuseppe De Marinis NON era un violento, NON era uno stalker, NON era un “cacciafiche” incallito, era un normalissimo ragazzo turbato dal fascino e dalla avvenenza di una donna in età. Un ragazzo che è morto ammazzato solo perché rinsavito dal pressante bisogno di tornare alla normalità. Ma quale futuro si aspetta una 50enne che si relaziona con un 28enne???

Non mi interessa dare vita a squallidi conteggi, da questo fattaccio emerge prepotente, ancora una volta, quella stortura sociale interpretativa che certo non aiuta a contrastare in modo adeguato pericolose tendenze, siano esse di natura femminile o maschile. E’ sbagliato definire “amore estremizzato” le nefandezze femminili e “maschilismo bastardo” quelle maschili, non è partendo da questa classificazione che si giunge alla riduzione/eliminazione dei reati connessi ai rapporti di coppia. Trasmissioni come quella sopracitata hanno uno scopo ben preciso, mirato, pianificato, far passare per vittime le donne, anche quando si trasformano in carnefici, pericolosissimo insegnamento. Sarebbe allucinante constatare la volontà di rispondere al “femminicidio” incentivando il “maschicidio”.

Anche uscendo dai fatti di sangue… basti pensare all’incesto, quello padre/figlia è SEMPRE vissuto come espressione di violenza, quello madre/figlio è SEMPRE vissuto come una forma esasperata di amore, i danni permanenti subiti da un ragazzo concupito dalla madre non sono più blandi di quelli inflitti da un padre laido alla figlia. La sensazione è che si voglia ibridare il maschilismo alla galanteria retrò strumentalizzandone l’effetto, la donna ha sempre il paracadute della fragilità e dei sentimenti, l’uomo NO. Anche in situazioni che non creano disastri irreversibili, se un uomo confessa pubblicamente di aver sfregiato l’automobile della sua compagna perché tradito, viene sommerso da fischi e insulti, se invece è una donna ad ammettere di aver fatto la stessa cosa, scrosciano liberatori applausi femminili, una donna che colpisce gli uomini è una sorta di vendicatrice/giustiziera, a prescindere.

I comandamenti base del neofemminismo (espressi più volte anche da autorevoli opinioniste) sono i seguenti: 1) anche le “povere” escort che incassano 30mila ero al mese (esentasse e senza sfruttatore) si prostituiscono per colpa degli uomini, 2) se una moglie tradisce la colpa è sempre del marito, invece i mariti tradiscono solo perché sono dei maiali, 3) una donna ha il diritto di vestirsi come gli pare e andare dove gli pare all’ora che gli pare, nessuno parli di “provocazione” (quando mia figlia era adolescente le ho insegnato la differenza che corre tra ciò che è opportuno e ciò che è inopportuno, forse sarò stato un padre all’antica ma ancora oggi vivo nella convinzione che prevenire sia meglio che curare), 4) non esistono donne porche, troie o roba simile, NO, esistono donne deboli che per amore si lasciano trascinare in luridi vortici da uomini depravati, 5) un uomo che cerca di trombarsi la moglie di un amico è un “pezzo di merda”, una donna che seduce il marito di un’amica “risponde a inequivocabili appelli lanciati da un cuore incompreso/ferito”, 6) una donna che in un locale mostra a tutti di non indossare le mutande “gioca col proprio corpo”, un uomo che entra in un pub con l’uccello di fuori è considerato, direi giustamente, un manico sessuale, 7) è cosa giusta, doverosa, civile organizzare manifestazioni contro il bunga-bunga ma è altrettanto giusto, doveroso, civile (secondo loro) tacere di fronte alla Cassazione che toglie il carcere preventivo agli stupratori di gruppo, 8) “DONNE vittime e carnefici”, ci ha detto (il plot è questo): “se c’è di mezzo l’amore, uccidere un uomo non è reato grave”.

Sarebbero queste le armi con le quali si vuole combattere il femminicidio e la violenza sulle donne??? Sarebbero questi i valori da insegnare alle nuove generazioni??? Sarebbero questi i nuovi dettami del rispetto nei confronti della vita propria e di quella altrui???

Tullio Antimo da Scruovolo

L’uomo è un animale curioso…

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Nemmeno un premiato geometra della golden age sarebbe in grado di tracciare una linea credibile che divida la “sete di sapere” dall’irresistibile ”bisogno di farsi i cazzi degli altri”, in fondo, l’interpretazione del termine “cultura” è soggettiva, altra accezione blasonata è la “esigenza di informarsi”, molto in voga anche il tecnologico “data base” personale. La Salerno-Reggio Calabria che unisce, con tante interruzioni, il cervello alla zona pelvica ha saette umorali assimilabili al meteo, repentinamente variabili, può capitare che leggendo la biografia di Kierkegaard l’attenzione venga catturata dal rumoroso “stallonare” dell’inquilino del piano di sopra, oddio… a ben cercare, volendo… una certa attinenza la si troverebbe pure. Molti sostengono che impicciarsi dei fatti altrui sia semplicemente una costruttiva, appagante interazione con il mondo, seeeeeeeeee…!!! Passiamo alle cose “serie”.

Quesito Marzullinano: “la curiosità è femmina oppure sono le femmine ad incuriosire?”

E’ quasi impossibile rispondere a questa domanda senza immergersi nelle nebbie dei luoghi comuni, “quasi” impossibile, impossibile è sottrarsi allo stimolo di avventurarsi in tale cimento. Per principiare è opportuno fare una macro divisione: 1) i maschi tendono a “curiosare” per un tornaconto personale, 2) le femmine prevalentemente per “condividere” i segreti carpiti.

Gli UOMINI ottimizzano, capitalizzano la scoperta di gusti e tendenze per aumentare la potenza di fuoco al fine di meglio centrare il bersaglio. Un corteggiatore pagherebbe cifre stratosferiche per conoscere e impugnare “palanchini” come fiori preferiti, profumi amati, gusti enogastronomici, preferenze artistiche, musicali, letterarie, sessuali e tutto quell’ambaradan capace di produrre accondiscendenza buttata lì con nonchalance a materializzare l’agognata mezza mela mancante, magari assumendo cogitabonde espressioni, ricordate il film “What Women Want”???

Le DONNE deambulano in meandri meno subdoli ma più ambigui, vivendo esse nella errata convinzione di avere tra le gambe l’unico, vero, primario, irrinunciabile obiettivo di ogni uomo etero, non si pongono il problema di sfruttare informazioni per agevolarne il raggiungimento, preferiscono dare vita ad analisi collettive con amiche e/o la fidata “consigliora” (ogni donna ne ha una fissa, anni fa su questa “figura” scrissi un articolo che fece un certo scalpore). Da illuminate strateghe pongono in essere sondaggi valutativi prima di stabilire se cedere o meno all’assedio dell’ariete. Per fortuna la sentenza finale è sempre data dai feromoni, se un uomo aumenta significativamente il tasso di umidità i giudizi delle confidenti diventano aria masticata, comunque… se esprimono consenso gratificano, se esprimono dissenso è solo invidia… “onde per cui la quale…”!!!

Altro comportamento sostanzialmente differenziato è quello che si adotta di fronte alla violazione di un segreto pruriginoso, quando un uomo scopre che una donna sposata piacente ha un amante, sulla sua fronte spunta il bubbone della aggregazione: “Tizia ha marito eppure la dà anche a Caio… ma se la dà anche a Caio e chissà a quanti altri per quale ragione non dovrebbe darla anche a me???”, riflessione disarmante nella sua ovvietà. Se invece è una donna a scoprire velleità fedifraghe di un conoscente appetibile la cosa si avvelena e la reazione (eccezion fatta per gli uteri estroversi avvezzi al volontariato da materasso) è diametralmente opposta, OPZIONE A: “questo è un figaccione ma fa l’uomo farfalla, salterà di vulva in vulva come un canguro, non intendo mettermi nel mucchio, ci rinuncio”, OPZIONE B: “a questo gallo cedrone ci penso io, prima lo mando ai pazzi e poi affanculo, alla faccia di tutte ste sgallettate impunite che sbavano”. Da ciò si evince una verità di fondo, gli ometti hanno un approccio più socialista, pluralista, le donnine più totalitario, assolutista, competere e VINCERE.

Questioni di lana caprina…, il territorio in cui la curiosità diventa prepotente e bipartisan è quello degli/delle “ex”, qui uomini e donne hanno concezioni univoche. Copione prestampato “ante” prima copula: “il tuo passato non mi interessa, ciò che conta è come ti comporterai con me da questo momento in avanti”, copione prestampato “post” prima copula: “parlami di te, voglio sapere tutto della tua vita (soprattutto quella sessuale)”. Questo è l’attimo in cui il rischio di incasinarsi l’esistenza tende feroci agguati, per entrambi. Tutte le persone non giovanissime hanno un passato, un passato condiviso con un/una inevitabile “ex” pesante, “ex” che hanno lasciato tracce indelebili. Non voglio appesantire il post scendendo nelle ombre della gelosia postuma, veramente devastante se vissuta come un perenne confronto, mi limito a consigliare una gestione soft dei flashback, ambito in cui la curiosità è meglio sfamarla a spizzichi e stuzzichini, in particolar modo se non si ha in se stessi una sicurezza over size.

Quando non si hanno i presupposti per metabolizzare risposte è meglio non porre domande.

Tullio Antimo da Scruovolo

Il matrimonio e le “corna biodegradabili”…

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”Di oltraggio (il matrimonio) in oltraggio (l’adulterio) non sorse altro che oltraggio (la copulazione) eppure il violatore matrimoniale  della matrimonialmente violata non era stato oltraggiato dal violatore adultero della adulteramente violata.” James Joyce

Non è nel mio stile usare una citazione come ouverture di un post ma in questo caso, visto l’argomento, ho ritenuto opportuno fare una eccezione. Il matrimonio è uno strano itinerario che si inerpica per impervi sentieri pieni di rovi infestati da fastidiosi insetti, una via crucis che dà fondo a tutte le buone intenzioni portate in dote nel baule del corredo. Ciò che veramente è vissuta come l’unica, vera iattura, è quella tagliola chiamata “corna”, il tradimento, venir meno al giuramento di fedeltà, tuttavia anche qui è un crescendo Rossiniano, mi riferisco agli Stakanovisti del perdono: “maddai… una scappatella si può anche perdonare, l’importante e che non ci siano di mezzo sentimenti. Come? C’è dentro fino al collo? Avrà la mente temporaneamente obnubilata, con la mia comprensione tornerà in senno. Che dici? Vuole fare le valige e andarsene? Vedrai che tornerà, non può vivere senza di me…”. Basta crederci.

Ci corre l’obbligo fare alcuni distinguo tra maschietti e femminucce, l’uomo “farfalla” tradisce quando se ne presenta l’occasione, magari anche durante il viaggio di nozze, per lui è una sfida con se stesso, una bolla sessuale autonoma, totalmente staccata dal matrimonio, un maschio “dovere” lucidamente folle nella sua naturalezza, spontaneità. La donna che si reca all’altare con la giarrettiera della fedeltà ci mette mediamente 10/15 anni prima di passare all’autocertificazione di zoccola consequenziale (per una woman che tradisce è fondamentale avere una giustificazione/motivazione). Secondo le statistiche il cambio di rotta coincide con una serie di elementi: 1) figliolanza cresciuta, 2) bisogno di bilanciare l’attapirante sfiorire della bellezza attraverso conferme, 3) forti pulsioni sessuali non più reprimibili, 4) rivalsa, 5) fattore X (il “fattore X” varia da donna a donna e dipende da un ventaglio di situazioni che vanno dalle amicizie al lavoro, dalle frequentazioni hobbistiche a quelle in rete, dalla posizione sociale alla maturazione intellettuale, dal bisogno di rivitalizzarsi attraverso la trasgressione all’essere trendy, ecc. ecc.).

Le “corna” più interessanti, a livello analitico, sono quelle “biodegradabili”, inermi, tanto per capirci, quelle che non rovinano matrimoni, non devastano menti, non sputtanano e sono gestibili senza logorii, potremmo definirle “spurghi fisiologici compensativi”, non inficiano minimamente affetti e unioni, addirittura pare abbiano poteri terapeutici subliminali. A fare da contrappeso c’è l’inibizione di copule performanti da talamo, quando si pratica per venti anni “sesso normale (altrimenti detto vanilla)” col coniuge, proporre o sentirsi proporre numeri da circo potrebbe essere destabilizzante. Un marito poco fantasioso, così come una moglie freddina, qualora dovessero fare un improvviso “salto della quaglia” in materia di sesso, creerebbero una serie infinita di paranoie, dubbi, sospetti, convinzioni poco lusinghiere e angosce tremende. Scoprire di essersi coricati per lustri con una persona che non si conosce intimamente, manderebbe in malora tutti gli equilibri consolidati, i progetti, le certezze acquisite. Meglio lanciarsi in vortici esterni.

Quando non si ha nessuna intenzione di abbandonare il coniuge né demolire l’armonia famigliare ma si decide comunque, sono i casi più frequenti, di assaporare altrui mense, le “corna biodegradabili” vengono vissute (da chi le fa) come “test zone”, sperimentazioni, momentanee ubriacature facilmente smaltibili, innocue parentesi ludiche. Sempre non sopraggiungano il figaccione di turno oppure la femme fatale in grado di mandare “ai pazzi” chiunque. Ed eccoci in un altro territorio affascinante, le strategie adottate da mariti infedeli e mogli fedifraghe per evitare di farsi travolgere dalla grandine dei sensi e dall’amore sconvolgente. Quante volte abbiamo sentito dire: “no, no, no… per carità, se mi capita qualche occasione posso anche non tirarmi indietro ma… appena mi rendo conto che mi piace un pizzico più del dovuto… tronco subito, io ci tengo alla mia famiglia”. Teoria cinicamente razionale ma anche mortificante, quindi di difficile attuazione, soprattutto considerando il fatto che quando ci si interroga sul rischio di innamorarsi lo si è già, a tutto tondo.

Tempo fa mi capitò tra le mani un opuscolo, chiamiamolo “manuale”, il titolo era una roba tipo (più o meno): “come tradire senza essere sgamati e senza farsi coinvolgere”. Devo averlo perso in qualche trasloco e quindi mi tocca attingere dalla memoria, a parte le solite banalità come l’evitare tresche con colleghi, condomini, abitanti del circondario, negozianti frequentati abitualmente, amici/che di parenti e conoscenti, mariti o mogli della compagnia, avventori/trici dello stesso bar e via andando (praticamente bisognerebbe tradire con soggetti incontrati occasionalmente, fuori zona e possibilmente il giorno prima che partano definitivamente per l’Australia). Ricordo che c’erano anche capitoli sulle tecniche comportamentali e sulle metodologie da “sgancio”. Mi fece sorridere quella dell’assillo, il/la vostro/a amante temporaneo comincia ad essere invadente? Bene, non dovete glissarvi, tutt’altro, attivate la strategia dello “stress psicologico”, subissatelo/la di dichiarazioni d’amore prospettando un futuro in una baita isolata sui monti, una decina di bambini, capre da mungere e terra da zappare, completamente isolati dal mondo, senza elettrodomestici né canali di comunicazione, calli, fatica e stenti… in nome dell’amore puro. C’è da scommetterci che funzioni, sempre non siate così sfigati di beccare il/la aspirante eremita, ipotesi remota ma non impossibile, sarebbe proprio il massimo dei minimi. Il mondo dell’editoria è popolato anche da furbacchioni che mettono insieme pane e mortadella con simili genialate, humus per boccaloni sprovveduti.

Verrebbe da dire che se proprio si vuole raffreddare fuori casa qualche momentaneo bollore, sarebbe meglio rivolgersi a una escort oppure ingaggiare uno gigolò, prestazioni garantite, ottimo rapporto qualità/prezzo, paranoie zero, niente strascichi e poi la sera… in pizzeria con tutta la famiglia a progettare un week end sereno e felice dichiarandosi amore eterno.

Tullio Antimo da Scruovolo

L’utilità sociale del “trombamico”…

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Sulla cima dell’olimpo da tempo si staglia la sagoma di una misteriosa figura mitologica progressista: “il TROMBAMICO”, new “app” del “pacchetto evolutivo” che prende per mano (chiamiamola così) le donne e le guida verso l’ambita parità con i maschietti malscalzoncelli. Sul web spopolano terrificanti congetture su questo “ruolo sociale”. Ocio… il termine espresso al maschile è una tagliola con annesso richiamo tantrico, il trombamico, come diffonde una vasta eco nella valle, è colui che sazia appetiti femminili a paranoie zero e senza collassi sentimentali,  incarna il ruolo del “consolatore”, a volte dell’antistress, non di rado quello del “dildoman“ col quale interagire. Verità parziale, i nuovi serial tv importati dagli States ci insegnano che il trombamico è ormai uno status symbol da integrare al fidanzato ufficiale, un optional “very nice” che trasforma le “fashion victim” in “fashion addicted”, grande conquista, mica sedano e gorgonzola.

I reduci del ‘68 possono raccontarlo con enfasi ed episodi eclatanti alle increduli generazioni  postume, il sesso, grazie alle loro lotte studentesche, è diventato imperituramente libero e inarrestabile ma soprattutto espressione di una locuzione magica: “autodeterminazione della donna”. Ai giovani parrà strano ma ciò che oggi è vissuto come una banale normalità, prima di tale hurricane sociale, era di fatto una chimera, per poter aver un trombamico bisognava prima risolvere il problemino della illibatezza mantenendo ufficialmente l’onore, cosa fattibile grazie ad una fastidiosa istituzione: “il matrimonio”. Una volta aperta, spianata la strada… è notorio, pene e vagina non hanno lo “stat-cunter”.

Per correttezza e obiettività (immergiamoci nella solidarietà unisex) è giusto allargare il concetto anche al femminile, esiste il trombamico quanto la trombamica, su questo è da perdenti calare il carico, anche perché non è ipotizzabile un “do ut des” unilaterale ed è, lo dico senza tema di smentita, scientemente tendenzioso parametrare la cosa a rapporti mercenari. Pur riconoscendo che alcuni uomini tendano ad intessere vincoli amichevoli con prostitute frequentate regolarmente. Il/la trombamico/a è una quadratura del cerchio, persone che si conoscono bene da tempo decidono di concedersi sollazzi carnali senza impegni né proiezioni, uno sfogo fisico che non dovrebbe ipotecare un bel nulla, tanto meno essere utilizzato per estorcere promesse (questa è la teoria). Alcuni sostengono che una ficcata (amo i francesismi) fine a se stessa, preferibilmente posta in essere con un/a amico/a fidato/a sintonizzato/a sulla stessa lunghezza d’onda, sia un vero toccasana capace di placare pulsioni primordiali e logorii della vita moderna (chiavata Cynar, chiedo venia a Ernesto Calindri) . Un/a amico/a che conosce le problematiche esistenziali  del/della partner è più portato, indicato, diciamo “idoneo” per trasferire momentaneamente il dialogo dal salotto delle confidenze alla camera della copula. Probabilmente sarà anche vero ma l’accoppiamento è monco di alcune prerogative niente affatto marginali…!!!

Trombare con un/a trombamico/a è come suonare una tromba “bucata”, viene fuori una trombatina in cui diventa un rompicapo capire chi sia il trombatore e chi il trombato, interrogativo postumo che emerge scendendo la tromba delle scale e marca sul volto l’espressione da trombone. Gli inguaribili romantici affermano: “non c’è sesso senza amore”, gli evoluti, i cosiddetti “cerebrali” (quelli che mio nonno definiva: “gli uomini che per far alzare la testa di sotto hanno bisogno di usare la testa di sopra”, ai suoi tempi le esigenze femminili non erano contemplate),  sostengono: “non è appagante il sesso privo di ingarbugliate matasse psicologiche”. In effetti la figura del/della trombamico/a trova la massima popolarità ed espressione, numericamente interessante,  nella fascia d’età compresa tra adolescenza e maturità sessuale (per maturità sessuale intendo l’emergere di una consapevolezza che rende nitide le esigenze, a prescindere dall’anagrafe), su questo fronte non me la sento di biasimare tale ruolo, col sopraggiungere della canizie e della calvizie, unitamente a panza e cellulite, il “trombamico” si trasforma in “bull” di bocca buona per coppie “cuckold” poco esigenti.

Altra palude, altro buco nero, altro drink afrodisiaco misterioso, è quello della “sperimentazione sessuale”,  gli acri della creatività interpretativa/deduttiva/soggettiva sono sconfinati, pensate amici, ci sono niente meno che due scuole di pensiero: 1) è giusto usare il/la trombamico/a come “palestra” per esplorare zone vergini, 2) alcune verginità sarebbe meglio violarle all’interno di un rapporto meno effimero. La scelta non è intellettualmente facile da compiere in elevato tasso di umidità e nemmeno in piena erezione compulsiva (amico/a che sia, quando il capotreno alza la paletta verde e il guardiano apre la diga…), il bivio crea tormentati interrogativi, da una parte certe concessioni acquisirebbero un valore aggiunto se elargite/ottenute in area “love”, dall’altra non è poi così sbagliato tentare di giocarsela a rischio zero, deludere un/a trombamico/a non provoca danni irrimediabili, in genere vince l’istinto anarchico che gestisce i sensi come avesse in mano un joystick.

Latitano dati ufficiali, facciam nostro il poco rassicurante vociferar del vicolo, moltissimi/e trombamici/che finiscono con l’innamorarsi e mandare tutto a scatafascio city. Quando la logica stupisce… il sesso attiva meccanismi (azione-reazione) difficili da gestire, sempre non si voglia rimanere nella ristrettezza fisica ma in questo caso, mi par neve sparata coi cannoni,  è la noia a tendere agguati. Rilassando le membra in posizione supina dopo una gran bella chiavata, sul soffitto della stanza, disadorna o meno, appare una scritta in caratteri cubitali: “ORGANIZZARE REPLAY URGENTEMENTE”, dopo il terzo “rate”, sempre sul soffitto, iniziano a materializzarsi notai che rogitano la “proprietà” e cupido che scocca dardi. A quel punto il/la trombamico/a da antistress si trasforma in stress… e che stress, insopportabile stress…!!!

Tullio Antimo da Scruovolo