La verginità…

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La “gestione” della verginità è un termometro sociale, uno specchio dei tempi, un indicatore delle tendenze, non è un azzardo definirla una affidabile vetrina dei costumi. Fino a mezzo secolo fa l’imene intatto era parte integrante, fondamentale della dote, indispensabile, come le lenzuola di lino ricamate a mano e il mobilio di qualità. Maritarsi vergine era una “conditio sine qua non”, le sciagurate che concedevano la “prova d’amore” prima di presentarsi davanti al prete venivano, quasi sempre, abbandonate senza clemenza (ciula ciula, ciao ciao). Fenomeno diffuso nelle realtà rurali era “la fuitina”, dichiarazione pubblica della avvenuta deflorazione finalizzata a un matrimonio riparatore, la salvaguardia dell’onore annientava le ostilità del “parentame”. Poi è arrivata la svolta…

A cavallo tra gli anni sessanta e settanta fummo travolti da un micidiale tornado (accoppiata ’68 & femminismo) che spazzò via ogni vincolo morale, il primo “valore” a capitolare fu proprio la verginità, molte ragazze iniziarono a considerarla un fastidio, un limite, una prigionia, una frustrazione. In quel periodo esplose una “moda” che rese felice l’universo maschile, le adolescenti la davano lucidamente al primo ragazzo papabile solo per liberarsene e quindi erigersi a rango di “Donna evoluta”. Nel decennio successivo le nostre case furono invase dalle tv commerciali, altrimenti dette “private”, realtà imprenditoriali con disponibilità economiche limitate che diedero vita alla “fabbrica dei sogni (tutt’ora in auge su scala nazionale)”, la valorizzazione a basso costo della “ragazza della porta accanto”. Qualsiasi sciacquetta presentabile poteva ambire ad apparire in televisione, programmino casalingo, spot pubblicitari locali, concorsini di bellezza, televenditume, vallettame e balletteria varia. Siccome le malelingue asserivano che per essere scritturate e diventare una “diva del quartiere”, fosse obbligatorio sostenere i provini in posizione orizzontale, le ragazze vergini si adoperarono per non dover subire deprimenti discriminazioni.

Oggi viviamo nell’era della “scopata” interpretata come forma di comunicazione, aggregazione, sperimentazione, bisogno fisiologico, crescita, maturazione, molto in voga tra i giovani la figura del/della “trombamico/a”, massima espressione del “sesso senza amore”. E’ notorio, ciò che fa veramente tendenza è l’andare contro tendenza… negli ultimi anni ha preso ad allungarsi la fila delle figliole che vogliono mantenere e dichiarare liberamente la propria verginità, magari custodirla gelosamente per donarla al maschietto capace di “scardinare” prima il cuore. Un rigurgito “sentimental chic” molto apprezzato da sociologi e genitori.

Salendo anagraficamente… una donna non più giovincella con un certo vissuto alle spalle, non è sicuramente vergine, qualora dovesse innamorarsi perdutamente di uomo, quali pietre miliari potrebbe scolpire per sancire storicamente il proprio sentimento??? Semplice, donare le “verginità” alternative, quelle mai concesse prima (fellatio completa e/o lato “B”). A questo punto la situazione si ingarbuglia. Per una Donna che vive serenamente e giustamente varie relazioni nel suo percorso di vita, ha più senso donare tutte le “verginità” a un solo uomo, oppure mantenere qualcosa di intatto per un ipotetico futuro “principe azzurro” sempre presente nelle speranze e nei sogni??? Difficile stabilirlo ma questo è un forte punto di incontro, se per una donna è importante rendere tangibile il proprio coinvolgimento concedendo una “verginità”, per un uomo lo è altrettanto coglierla. La questione è più psicologica che fisica, per entrambi. Una donna che a 40anni incontra, finalmente, l’uomo della vita, se non ha niente di “nuovo” da offrirgli diviene preda di rimorsi??? Un uomo che si “imbarca” di una donna già “collaudata” in ogni anfratto, vive la cosa come una amara lacuna??? Il concetto: “quando c’è amore certe cose passano in secondo piano” non mi ha mai convinto, se la congiunzione carnale fosse, per ipotesi, veramente espressione d’amore, le “esclusive” apporterebbero un grande valore aggiunto. Questo è un capoverso che “teorizza”, mi pare ovvio ma è meglio ribadirlo.

Sono contrario alla verginità prematrimoniale, il sesso è troppo importante per essere vissuto come un “gratta e vinci”, penso sia giusto, opportuno “testarsi” prima di convolare a nozze, quando questa veniva imposta dalla società e dalla religione, molte donne si sono ritrovate a vivere enormi disagi per tutta la vita. In alcune aree geografiche non sono ancora state dissotterrate becere scorie culturali, molte mogli danno all’amante ciò che negano al marito, per contro, molti mariti chiedono all’amante (spesso alle puttane) pratiche considerate tabù all’interno del matrimonio. Nessuno si porta nella tomba “fascicoli inevasi” ma l’importante è che l’altro/a lo creda.

Tullio Antimo da Scruovolo

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La gelosia…

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La gelosia è un sentimento che si nutre di fantasie malate”, aforisma condivisibile per sommi capi ma fuorviante nella sua generalizzazione, la “febbre del possesso” è un felino bulimico che divora variegate prede tendendo agguati nella selva delle vulnerabilità. Depurandola da contaminazioni sociali, culturali e ambientali, rimane ben poco, seppur rilevante. Tale sballo psicologico niente ha da spartire con l’amore in quanto frutto di uno squilibrio interiore, ripudiando il concetto di “donna/uomo oggetto”, la gelosia dovrebbe rimaner sopita ma questo non accade, il perché sta nel bandolo di una ingarbugliata matassa.

Dando vita a un rapporto “normale” si sottoscrive una clausola imprescindibile, la reciproca concessione in esclusiva di corpo e “mente”, l’accettazione di tale condizione dovrebbe essere la negazione del rovello, sul fronte della logica la gelosia in amore è una contraddizione in termini, azzarderei un ossimoro. Tuttavia nell’applicazione pratica del “contratto” emerge puntuale (con frequenza da grandi numeri) una anomalia, quello che dovrebbe essere uno stimolante positivo (l’ansia corroborante) per il sentimento nobile (l’amore), si trasforma in ingrediente negativo capace di alterare il rapporto stravolgendone gli assetti. La possessività è una reazione chimica esplosiva frutto di un mixaggio tra due paure: essere spodestati e immaginare che altri possano bearsi di un piacere che consideriamo dovuto solo a noi. Qualcuno aggrotterà la fronte ma qui le elucubrazioni sulla sicurezza in se stessi sono solo discutibili teorie, utili, al limite, nelle fasi di rinascita post-rapporto adottando il pensiero Nietzschiano. E’ possibile lasciare tracce indelebili nell’esistenza di un/a partner, non di rado profondi solchi (sentimenti immortali) ma solo un/a deficiente può crogiolarsi nelle certezze assolute che, tra l’altro, quando abbondano, diventano fucina di noia e anestesia emotiva.

La gelosia da insicurezza esiste, esiste eccome, si sviluppa prevalentemente nei rapporti frutto di approcci mendaci. Quando ci si propone per ciò che non si è, il terrore di essere sgamati nella propria essenza e quindi “licenziati”, mette in moto automatismi comportamentali limitativi e possessivi, arginanti. Il traballar dei punti fermi si palesa tangibilmente nelle due affermazioni stereotipate che caratterizzano i “socialgelosi”: (F) “mi fido di te ma non delle altre donne”, (M) “mi fido di te ma non delle tue amiche”. Traduzione prima frase: “sei un uomo, in quanto tale predisposto a soccombere stupidamente di fronte a qualsiasi zoccola”; traduzione seconda frase: “sei una donna, in quanto tale potenzialmente influenzabile/coercibile dalle tue amiche troie”, attestati di fiducia poco lusinghieri. Da non sottovalutare la gelosia fulminante provocata da “acquazzoni estemporanei”, in troppi si rendono conto di quanto sia apprezzabile il/la proprio/a partner solo nel momento in cui questi diventa oggetto di attenzioni e brame altrui.

E’ più aberrante rivendicare la “proprietà” di un corpo o di una mente? Il cuore è l’effige dell’amore ma trattasi di pubblicità ingannevole, invero è tutta “materia” che alberga nella poco romantica scatola cranica. Qualora fossimo costretti a condividere con terzi una parte del tormento dei nostri sensi, quale pulsione istintiva prevarrebbe, quella carnale oppure quella sentimentale? Meglio un/a partner che concede a noi il corpo pensando a un’altra persona, oppure un/a partner che si concede ad altri pensando a noi? Quesito che tarla milioni di cervelli, basti pensare ai triangoli forzati composti da marito, moglie e “amanteria” varia nascosta nel cofano del menage.

Stati d’animo come la gelosia divengono ingestibili quando tracimano nella paranoia, gli effetti possono essere di natura opposta fino ad allargare a dismisura il gap della estremizzazione, dalla segregazione al cuckoldismo, dal controllo ossessivo al finto menefreghismo, dallo sminuire volutamente gravi sintomi all’esasperazione delle ovvietà quotidiane. Alcuni spazzano via verecondia e dignità immergendosi nel pietismo, altri, fenomeno di tendenza, sfoderano stucchevole audacia trasformandosi in una sorta di “FBI fai da te”, loschi figuri che si mutano in cani molecolari e raffinati strateghi disseminatori di trappole e cimici. Non ci fossero le immancabili derive tragiche direi che la gelosia esulcerante, più di ogni altra cosa, sia ciò che maggiormente rende grottesco l’essere umano, grottesco e patetico.

Vade retro manuali e vademecum ma alcuni punti fermi è opportuno ricordarli: 1) iniziare un rapporto non significa andare dal notaio per redigere un rogito, 2) il modo più rapido ed efficace per occultare pregi ed evidenziare difetti è proprio quello di indossare i panni del rompicoglioni asfissiante, 3) la fedeltà è un valore se vissuta come scelta autonoma, quando viene imposta diventa una “gabbia” dalla quale evadere, assolutamente. Si sconsiglia con veemenza di improvvisarsi novelli Mosè scolpendo comandamenti personalizzati su lastre di marmo, diventano sempre, inevitabilmente, sarcastici epitaffi.

Il “geloso patologico”, maschio e/o femmina, rivendica peculiarità da sensitivo, si imbatte in alieni arrapi, psicanalizza fantasmi, verga sceneggiature, scinde l’atomo, emula Cassandra. Vive nell’angoscia che il resto del mondo abbia il solo intento di “brulicare” nel suo orticello, attua difese preventive, blinda il “tesoro” da custodire. Questi sono i peggiori in assoluto, i più devastanti, distruttivi, destabilizzati e destabilizzanti.

L’amore non è bello se non è litigarello”, “è bello litigare per poi fare pace”… come dire: “è bello comprarsi un paio di scarpe strette per provare il piacere di togliersele dopo una giornata di sofferenza”. Concetto immaturo, adolescenziale, sono ben altri i canali in grado di pepare e rinvigorire un rapporto adulto. La scopata nervosa che sigla una sceneggiata di gelosia è, di fatto, una silente geometria orgiastica virtuale, le persone incapaci di metabolizzare e contestualizzare questo “brivido” finiscono, senza tema di smentita, sulle più tremende montagne russe della gelosia.

Pessima abitudine è l’innamorarsi del potenziale individuato nel/nella nuovo/a compagno/a, ovviamente sincero/a e ignaro/a, il più delle volte le presunte “doti” sono solo proiezioni elaborate in proprio, quando ci si rende conto di aver clamorosamente toppato… alea iacta est. A quel punto scatta l’accanimento, “gelosia formativa”: “non sei quello/a che credevo ma ti ci faccio diventare io, nel mentre ti  tolgo dal “mercato”. Arduo cimento, certe strade sono percorribili solo quando vengono intraprese in totale e lucida consapevolezza ma questa è roba per evoluti…!!!

Tullio Antimo da Scruovolo

Disquisendo di sesso…

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Da qualche tempo sulle principali rete televisive passano due spot pubblicitari “pro- coito”, uno contro l’impotenza e l’altro contro l’eiaculazione precoce, è bello vedere che certi tabù vengano trattati come fossero gengive infiammate, capelli che si spezzano o unghie che si sgretolano.  Che dire… certo i “pipini” “pigri” o “frettolosi” devono essere veramente tanti se si è giunti al punto da creare campagne mediatiche martellanti. La virilità e il machismo dei “mangia spaghetti” sono in disarmo (un uomo su cinque apre l’idrante prima che si accenda il fuoco, così dice la voce fuori campo), nell’era del “recupero” forzato spacciato per vintage non poteva certo rimanere fuori l’orgoglio fallico. Ovviamente chi vive disagi di questo tipo farebbe bene a seguire i consigli elargiti, piuttosto che avvilirsi anzitempo. Ricordo un tipo non più giovane che amava ripetere (con tanta autoironia): “il problema non è convincere le donne a darmela bensì convincere il Giuda qua sotto ad alzarsi”.

Come ho sempre detto e scritto, intelligenza, coraggio e sessualità, sono i tre fronti sui quali un uomo non può bluffare, cioè, può millantare ad libitum ma quando arriva il momento della verità vien fuori l’essenza del suo essere. Fa specie che queste prove del fuoco riguardino solo i maschi, già, ad una donna bella è concesso anche essere stupida , Andy Warhol diceva: “la bellezza è già intelligenza”, è altresì pacifico che al gentil sesso sia perdonato il non avere coraggio, la paura è una prerogativa femminile che incoraggia l’ardire dei cavalieri. La matassa si ingarbuglia quando ci si tuffa nello stagno del sesso, qui è sempre colpa degli uomini, imbranati, incapaci o egoisti secondo le circostanze, per non parlare del fatto che l’orgasmo simulato è solo in rosa. Mi piacerebbe vedere uno spot in cui un figaccione sicuro e sorridente, con tanto di valida dotazione “Black & Decker”, è seduto a cena con una depressa frigida mentre la voce fuori campo recita: “non deluderlo, non fingere,  lui vuole il tuo piacere vero, rivolgiti ad uno dei nostri centri”.

La sessualità femminile è molto semplice, elementare, appare complicata agli occhi degli sprovveduti perché immersa in un cocktail di paranoie, complessi, frustrazioni e paure, diciamo anche che quello di autodefinirsi “complesse” è un alibi, una scappatoia che da tempo cammina con una scarpa e uno zoccolo. In realtà la maggior parte di loro ignora o reprime le proprie pulsioni, sì, tantissime donne NON conoscono la propria sessualità, nel migliore dei casi la ingabbiano in attesa che arrivi il principe azzurro a liberarla, questo è un aspetto positivo, ammirevole, apprezzabile, purtroppo i principi azzurri latitano e quindi tutto si diluisce in quella standardizzazione che magari non sarà sempre ipocrita ma nemmeno appagante.

La logica femminile è pressappoco questa: “devi essere tenero ma anche rigido, comprensivo ma anche autoritario, possessivo ma anche tollerante, devi concedermi spazi ma anche restringermeli, devi plasmarti ai miei stati umorali, amarmi perdutamente ma anche farmi soffrire, si tromba solo quando ho voglia io e in quel momento tu devi esserci, non devi lasciarmi mai sola ma anche rispettare i miei momentanei  bisogni di isolarmi, sii sempre fantasioso, creativo, mai banale né noioso né ripetitivo, ecc. ecc.”. Ad occhio nudo questi concetti appaiono espressione di insicurezza, indecisione, in realtà sono quanto di più ovvio, elementare, lapalissiano possa esistere. E’ altrettanto ovvio e lapalissiano che tra il desiderio/bisogno di vivere sull’altalena delle emozioni e il rompere i coglioni con capricci cervellotici e bizze da diva del condominio, ci corra un mare di differenze.

Gli Italiani sono notoriamente “cazzari”, “ganassa”, in materia di sesso e poco propensi ad affiggere manifesti sulle proprie capacità ridotte, da ciò si evince che certi dati statistici nascano da una minima base medica e da un gran parlare delle donne. Il confidarsi delle donzelle produce due livelli di diffusione, la “controinformazione” e la “informazione manipolata”. Una donna innamorata tende a valorizzare, quando non lo è più a sminuire… eppure il “bigodino” è sempre lo stesso. Chi è avvezzo a relazionarsi con donne in apparenza felicemente maritate, conosce a memoria la poesiola giustificativa: “mio marito ce l’ha piccolo, è più veloce di Speedy Gonzales, mi trascura, non è capace, non sa far questo né quello, ogni tanto ci prova ma io non mi concedo… e avanti così sulla tangenziale della denigrazione”. Onestamente dobbiamo riconoscere che nel caso fossero balle sarebbero balle dovute, dovessero dire: “mio marito ce l’ha il doppio del tuo, scopa per ore, mi fa impazzire…”, l’autostima dell’amante di turno crollerebbe perpendicolarmente, perpendicolarmente crollerebbe anche altro…!!!

Molto teatrale, copionizzato,  il discorso “degli ex”, se l’uomo in auge è geloso e possessivo, la donna tende a sciorinare un passato annacquato, insignificante, deludente, senza picchi. A fronte di un certo disinteresse, chiamiamolo menefreghismo, come per incanto… i trascorsi sessuali si trasformano, mutano, diventano provocatoriamente “quasi” inenarrabili, sia chiaro sempre sul fronte passivo. Anche qui c’è poco da condannare e tanto da capire, in una società che non ha ancora cestinato il vizietto di “etichettare e giudicare”, rischiare di perdere un uomo amato per eccesso di sincerità è poco intelligente. Da quando è divenuta obsoleta la regola del: “santarellina in pubblico e assatanata in privato”, ci si è immersi in un caos comportamentale.

Chiudo questo post con un capoverso che per molti/e insoddisfatti/e potrebbe suonare come un invito a riflettere, i soggetti in grado di darsi totalmente e nel migliore dei modi sono quelli che albergano nella “terra di mezzo”, altrimenti detti “normali”, particolarmente a livello di testa, non solo fisico. Si urli a gran voce che le persone convinte di esser “poca roba” e quelle illuse di esser “tanta roba”,  hanno lo stesso carico di problematiche, seppur su fronti opposti, una aridità interiore che se non è alimentata da complessi di inferiorità lo è da quelli di superiorità, due storture che producono lo stesso effetto, un forte squilibrio tra forma e sostanza. Coloro che popolano la “terra di mezzo” non eccedono in vanità né sono inibiti da ansie anomale, sanno e possono valorizzarsi, se la giocano alla pari, non hanno bisogno di corollari mendaci, non si fanno condizionare da stereotipi e vivono in modo ottimale e spontaneo le proprie emozioni.

Tullio Antimo da Scruovolo

Meglio avere rimorsi oppure rimpianti???

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L’anno scolastico è giunto al termine, eccezion fatta per coloro che devono sostenere esami, le località turistiche, quelle balneari soprattutto, sono prossime ad essere invase da mammine con tanto di prole al seguito. Bagnini, animatori e vitelloni new age stanno affilando e oliando lo spadone, sanno che possono contare solo su cinque giorni alla settimana, infatti maritini e paparini rimasti in città per continuare a produrre reddito, arrivano con il “week end express”, un treno da anni ribattezzato “la freccia dei cornuti”. E’ notorio, la gestione dei bollori vacanzieri è ondivaga, in ogni caso è opportuno capitalizzare le quotidiane ed estenuanti sedute in palestra effettuate nel periodo marzo/aprile/maggio, culo, cosce, addome e mammelleria varia hanno subito un duro processo di rassodamento e sono pronte per il “collaudo”, oltre i quaranta si parla di “revisione”. Il sole caldo, l’acqua marina, l’ozio, il coniuge assente, un pizzico di vanità, una spolverata di esibizionismo e poi… tutti quei ragazzoni aitanti con tanto di tartaruga e ammennicolo voluminoso… il diavolo è tentatore, ci sono pure un paio di trolley maxi pieni di vestitini e scarpine che implorano a gran voce di essere indossati, non fosse altro per prendere un po’ d’aria salmastra.

Giugno e luglio sono i mesi delle avventure fedifraghe allo iodio, la goduria finisce ad agosto con le ferie del consorte che, in genere, passa con la famiglia le ultime due/tre settimane e poi tutti di nuovo a casa. I tradimenti a cui mi riferisco sono realtà censite, non leggende popolari. Facciamo gli evoluti tollerando questi sbandamenti, non sono certo un moralista, trovo più interessante approfondire il “dopo”, le conseguenze inevitabili, parlo di quelle interiori, segrete, intime. Ci sono sicuramente donne in grado di spassarsela e poi lasciare tutto sotto l’ombrellone come un mozzicone di sigaretta, le chiamano “cougar women”, avvezze alla gestione dei “rate” mordi e fuggi. Di queste credo di averne già parlato tempo addietro, sotto un’ottica antropologica è più affascinante il modus operandi delle neofite, le novizie della cornificazione marina, quelle che cedono per la prima volta alle pulsioni extra talamo. Il contesto è favorevole, l’habitat è complice, lontano da casa, dai vicini, dai parenti impiccioni, ecc. ecc. Pare, secondo le statistiche, che al primo tradimento la donna giunga attraverso un iter mentale più o meno lungo che matura nel tempo la cosiddetta “predisposizione”. Raramente piovono fulmini a ciel sereno, è una questione di situazioni, magari non cercate ma a livello più o meno inconscio attese, diciamo sperate.

Una volta fatta e mangiata la “frittata”, resta da vedere come la si digerisce, per chi non gode di una fortificazione costruita, strutturata dalle esperienze precedenti, il rischio di farsi trascinare nel vortice del coinvolgimento sentimentale è veramente forte, dopo anni di monotonia ed equilibri stabilizzati ma tremendamente noiosi, prendersi una cotta over size è molto facile. Per contro una esperienza deludente tende a generare bastardissimi sensi di colpa difficili da mascherare e metabolizzare, esiste anche il tradimento “potenziale”, quello evitato all’ultimo minuto grazie a rigurgiti e insicurezze ma anche questo lascia tarli nel cervello, il “non consumare” ma sognare di farlo è un peccatuccio veniale solo in teoria.

Quindi:

la donna che tradisce e si innamora passa da un mare azzurro a un mare di merda

la donna che tradisce con un incapace si ritrova immersa in un mare di rimorsi

la donna che trova la forza di resistere alle tentazioni piomba in un mare di rimpianti

Trascurando la prima situazione ci troviamo di fronte ad un atavico enigma, è meglio avere rimorsi oppure rimpianti? Ovviamente la cosa è soggettiva ma non per questo meno interessante. Potrebbe il rimorso di un incontro sciapo far rientrare eventuali tentazioni future? Al contrario, potrebbe indurre a una più accurata scelta del partner occasionale nei tempi a venire? La virtù salvata ma aggredita dai rimpianti dove conduce? Forse ad altri rimpianti oppure al famigerato “salto della quaglia”? Quién sabe? Nel frattempo i locali delle città sono affollati da mariti temporaneamente single, non tutti in preda allo sconforto, in fondo la vita è un “do ut des”, nel vicolo dicono: “chi la fa l’aspetti”. La nota positiva è data dagli introiti delle baby sitter che assistono i pargoli durante le scappatelle delle mammine con l’utero “estroverso”, niente di nuovo, le corna da sempre producono gettito economico degno di nota, con queste lune poi…!!!

Tullio Antimo da Scruovolo

Chi ha paura delle donne???

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Tra i chiassosi baracconi delle giostre spopola una nuova attrazione, fantasioso restyling del “castello fantasma”, all’interno non ci sono più mostri, zombi, streghe orripilanti e vampiri assetati di sangue,  babau esodati per essere rimpiazzati da donne bellissime che ammiccano lascivamente in abiti succinti e lingerie da bordello. Proprio così, pare che niente terrorizzi gli uomini più delle donne “liberate”. Dopo la grande illusione della fase “A”: “è sempre la donna che sceglie”, si è passati al finto “vittimismo aggressivo” della fase “B”: “gli uomini hanno paura delle donne”. Mi sono sempre chiesto a quale mulino porti acqua un fiume che scorre in senso inverso, è sufficiente osservare con attenzione la questione per rendersi conto del caos cronologico che impera.

Innegabilmente per millenni gli uomini hanno guardato con circospezione alla sessualità femminile,  vissuta sempre come elemento potenzialmente destabilizzante da tenere sotto controllo, gestire, reprimere. Regole, codici e soluzioni anche estreme (basti pensare alla infibulazione e alla clausura coatta) hanno espresso un maschilismo puerilmente preventivo, voluto soprattutto dalle tre grandi religioni monoteiste. La verginità considerata dote primaria per maritarsi serviva, in teoria, a costringere una donna ad accoppiarsi con un solo uomo per tutta la vita, eliminando così deprimenti valutazioni comparative e alimentando il machismo da taverna. C’è poi la questione dell’onore, l’onorabilità di una famiglia era minata sia nel senso orizzontale che verticale, il fatto che l’utero estroverso di casa fosse mamma, sorella, moglie o figlia non faceva differenza alcuna, in questo si coglie una profonda contraddizione, se l’onore aveva tutta questa importanza perché lo si è convogliato in scrigni così fragili??? Padri, fratelli, mariti e figli erano responsabilizzati in egual misura, l’onore comportava l’onere di sorvegliare la “virtù”. Lo diceva anche Baudelaire: “maledetto sia quell’uomo che per primo ha mischiato le cose dell’amore con le cose dell’onore”. Non scordiamoci gli aspetti folcloristici vincolati ai costumi del territorio, ad alcune neospose madri e zie suggerivano di simulare l’orgasmo (una moglie “freddina” induceva il marito a cercare altrove gratificazioni alla propria virilità), ad altre consigliavano di reprimere l’orgasmo (una moglie eccessivamente “calda e vogliosa” creava gelosie e ossessioni). Le donne moderne hanno da tempo risolto questo rompicapo, con alcuni fingono, con altri si controllano e con altri ancora si liberano.

Ciò che ho scritto sono dati diffusi da sondaggi dichiarati attendibili, senza generalizzare, pare che moltissime donzelle tendano a contestualizzare il sesso alla relazione, viverlo in modi diversi.  Gli uomini, molti, soprattutto nei primi incontri, seguono stereotipi comportamentali mirando a una buona valutazione, le donne sono più attendiste e comunque ancorate a giustificazioni che vanno oltre i luoghi comuni. Una prestazione mediocre rende l’uomo mediocre, la prestazione mediocre di una donna è imputabile all’uomo in quanto incapace di trascinarla nel vortice dei sensi. Sì, certo, esistono donne “cougar” che amano prendere le redini in mano ma queste sono ancora numericamente insignificanti a livello statistico, comunque non spaventano affatto. Nella sostanza il sondaggio dice che una donna particolarmente attiva sul fronte scopereccio (marito, amante fisso e frequenti carpe diem), tenda a darsi in modi diversi, cosa che ritengo comprensibilissima. Elemento determinante è anche l’età ma qui entriamo nel territorio della chimica e delle rivalse personali e sociali.

Contrariamente a quando urlato dalle attiviste “fase B”… Non credo che i giovani leoni abbiano paura delle leonesse, fossero queste anche in carriera, realizzate, vincenti ed economicamente indipendenti, nemmeno penso che l’effetto domino, sessualmente parlando, prodotto da tali condizioni sia un problema, al contrario, per la maggior parte degli aspiranti mariti neofiti l’incubo più ricorrente è proprio quello di sposarsi una donna da mantenere. Quella di temere il gentil sesso è una diceria che nasce dal disagio di una generazione, forse due, comunque siamo alla terza se partiamo dalla genesi della “liberazione”. Oggi è venuta meno la necessità di continuare a investire su quella morale di comodo che ha caratterizzato le unioni del passato. Evoluzione che ha decretato il crollo del maschilismo di vecchia concezione, siamo in una fase certamente ancora un po’ confusa ma all’orizzonte si intravedono nuovi dettami. Oltre il molo ci attende la  rivalutazione della fiducia e quindi il conseguente crollo delle maschere e dei ruoli precostituiti, intendo quella fiducia liberatoria fondamentale per vivere appieno anche i piaceri complici delle pulsioni più intime, inconfessabili. Quando tutti vivranno la fedeltà come scelta e non come obbligo, quando uomini e donne capiranno che scoparsi tutto quello che passa davanti non è sinonimo di libertà né di appagamento, quando tutti vivranno il rispetto come chiave di lettura della vita e, me lo si lasci dire, quando le donne smetteranno di copiare gli aspetti più beceri degli uomini… Cesseranno diatribe, contrapposizioni, ostilità. “Un uomo che scopa tante donne è un vincente, una donna che la dà a tanti uomini è una puttana”, irritante codificazione dura a morire, non la si elimina trasformando le puttane in “vincenti” e nemmeno i vincenti in “puttani”.

Poco solida la teoria che vede nella determinazione sessuale delle donne la causa del proliferare dei gay, l’omosessualità è sempre esistita, esattamente come il piacere femminile, la “liberazione” dai due ghetti è stata quasi contemporanea. Tendenze omo e bollori del sesso “debole”, hanno convissuto per secoli reclusi nel braccio della vergogna. Gli Uomini non hanno paura delle donne, non più, ce l’avevano un tempo. Attendiamo con curiosità l’imminente arrivo della fase “C”,  probabilmente il prossimo slogan sarà: “per le donne la cosa più importante è l’amore”. Le leggende, metropolitane o bucoliche che si voglia, sono percorsi circolari, non portano da nessuna parte e il paesaggio è sempre lo stesso.

Tullio Antimo da Scruovolo