La TV maschilista tanto amata dalle donne…

real-time675

Su “Canale 9” sgomitano format mutuati dal circuito “Discovery”, accozzaglia di esiziali programmi che “autorevoli” critici vaticinanti considerano un agognato orgasmo tantrico del femminismo ma che in realtà, non me ne vogliano i maître à penser, sono maschilisti alla terza. Mi riferisco a: “abito da sposa cercasi”, “crea la tua festa”, wedding planner”, “donne mortali”, ecc. ecc. “Docustory” che mettono a nudo gli aspetti grotteschi, pittoreschi, perfidi, capricciosi, crudeli, biasimevoli e assurdi dell’universo femminile. Il massimo dei minimi lo si coglie in: “Alta Infedeltà”, un prodotto nostrano spacciato per video verità con situazioni interpretate da attori ma corroborato da testimonianze dirette dei presunti interessati, quindi, come suol dirsi… è tutto vero ma qualora fosse tutto falso, non cambierebbe minimamente la sostanza del messaggio. E’ solo viagra che impenna l’audience.

ALTA INFEDELTA’… uno spaccato tutto Italiano, disinvolte cornificazioni creative che paiono partorite da una mente deviata, non vi sono solo amanti uncinati nel wood del quotidiano vivere, non di rado trattasi di tradimenti perpetrati con cognati, suoceri, vicini di casa, amici intimi (la migliore amica di lei o il migliore amico di lui, un must), instancabile la mano che pesca il bussolotto nel sacchetto del pruriginoso adulterio. In ogni episodio, a prescindere dal fedifrago o dalla fedifraga, l’immagine della donna viene sistematicamente compromessa, ridicolizzata, sminuita a fragile vittima dei sensi e/o del tasso di umidità. Storie che sfatano molti luoghi comuni e allineano le femmine agli stereotipati vezzi maschili. Tragicomiche le vendette poste in essere dai/dalle traditi/e.

Niente di nuovo, che il mondo fosse popolato anche da “uteri estroversi” pronti a giocarsi lavoro, famiglia e consolidate amicizie perché incapaci di resistere alla carnale tentazione di una chimica ingestibile e travolgente, lo sapevamo da illo tempore, peculiarità erroneamente attribuita da sempre solo ed esclusivamente agli uomini. Chi non vorrebbe passare una notte di luna piena, schizzatina di romanticismo retrò, nel resort della passione tra le braccia di un ipnotico e tenebroso Cavalier errante o tra le cosce di una ammaliante femmina avvenente e perversa??? Una volta sgamati ci si può sempre aggrappare ai tic retorici: “non è come pensi”, “non so cosa mi sia successo”, “mi domando ancora adesso cosa mi abbia spinto a cedere”, “in quel momento non ragionavo”, “si vive una volta sola e la vita è breve”, “sapevo di sbagliare ma non ho resistito”… e avanti così annaspando nel trogolo delle “minchità”. Strano nessuna abbia tirato in ballo lo “spleen Baudelairiano” o si sia messa a farfugliare carnevalesche elucubrazioni sui “rapporti fatti di istanze”. Non sarebbe molto più figherrimo e dignitoso uno spudorato: “mi faceva sangue e ci ho scopato senza farmi alcuna para”???.  

Questo post nasce da un articolo (chiamiamolo così) che ho letto su un importante quotidiano nazionale, un testo che mi ha incuriosito al punto da indurmi a seguirne alcune puntate, “Alta Infedeltà” va in onda all’ora di colazione, cosa che non mi ha nemmeno fatto perdere tempo. Sinceramente il pezzo del giornalista, dopo aver constatato di cosa si trattasse, mi ha lasciato basito. Fossi donna non mi sentirei affatto lusingata dal suo considerare le corna narrate una conquista femminile, sempre non si voglia, come ho scritto sopra, capitalizzare una significativa riduzione del profilo, per quanto possa essere utile l’abbattimento di impalcature concettuali arrugginite e pericolanti. Indubbiamente nei reconditi meandri psichici delle donne stazionano piccoli o grandi desideri di vendetta, di certo non giova vivere le protagoniste del programma come novelle Robin Hood in gonnella, le vittorie di Pirro hanno il deprimente retrogusto della meschinità.

Il perché del mio dire è di una ovvietà cristallina, nelle due combinazioni canoniche (lei, lui l’altra/lui, lei l’altro) vi è, immancabile, una figura femminile negativa, se non è zoccola la moglie lo è l’amante, il più delle volte amica/parente/collega/coinquilina della cornificata. Comunque la si rivolti, in questo contesto sono sempre le “quote rosa” a rimetterci le piume della onorata coda, per contro, il giudizio femminile sugli uomini, che tradiscano o siano traditi, non muta di una virgola da secoli: “o è puttaniere o se le meritava (le corna)”, una metonimia che fa sorridere ma tant’è.

E’ tempo di fuggire dall’ipocrita guisa, non fa più snob né trendy indossare il cappotto in agosto e il bichini a gennaio, se gli uomini sbarellano davanti a uno stacco di coscia o uno spicchio di mammella… le donne fanno lo stesso al cospetto del figaccione di turno. Perché non cassare il concetto eliminando così il mendace dislivello sul baratro delle pulsioni??? Non è che, tutto sommato, a molte faccia ancora comodo predicare bene e razzolare male, magari nascondendosi dietro quell’obsoleto perbenismo vittoriano di facciata prontamente rinnegato alla bisogna??? Lo chiamano “salto della quaglia”, prendiamone atto, il poetico: “al cuor non si comanda”, si è trasformato in un prosaico: “quando gli ormoni fanno l’appello è d’uopo alzarsi e rispondere”.

Tullio Antimo da Scruovolo

Annunci

Fellatio matutina est bona medicina…

untitled

I soggetti estranei alle relazioni fedifraghe non si spiegano la caoticità del traffico alle prime luci dell’alba, sì certo, molti si recano sul posto di lavoro, altri accompagnano figliolanza a scuola, commissioni e incombenze di varia fatta. Un significativo contributo lo danno le coppie adultere, a quanto pare il tradimento perpetrato al sorgere del sole è molto gradito, per non dire ambito, non a caso gli hotel a ore che si trasformano in temporanee alcove iniziano ad affollarsi alla sette del mattino (giorni feriali, non c’è angelus e non si deve fare la pasta al forno), tuttavia non sempre trattasi esclusivamente di irrefrenabili fregole ma anche di logiche “logistiche”.

Inventarsi qualche scusa per sgattaiolare fuori casa tra brina e rugiada è sicuramente più facile che prodursi in poco credibili copioni mal recitati per giustificare imbarazzanti ritardi serali. Molti mariti hanno la carburazione post dormita lenta e spesso ammorbata da quello scazzo tipico di chi si appresta a vivere il nuovo giorno con lo stesso entusiasmo che aveva Robespierre mentre veniva portato al patibolo, status che agevola la cornificazione.

Tra le varie combinazioni clandestine possibili quella che meglio si presta a consumare sesso all’albeggiare è sicuramente la coppia “donna sposata/amante single”. Fugaci ma significative “colazioni” che danno il via al quotidiano sacrificio. Per lapalissiani motivi è lei che si reca da lui e questo riempie di fascino misterioso quello che io considero essere il più “artistico” degli incontri scavati nella monotonia e nella metonimia dell’esistenza.

Per capire cosa spinga una donna a levatacce da militare sotto addestramento per andare ad elargire un pugno di “caldi” minuti all’amante è d’uopo addentrarsi nei meandri della “pink psyco”. Meccanismi che sviluppano spinte motivazionali superiori al semplice coinvolgimento sentimentale o passionale, forse bisognerebbe parlare addirittura di “idolatria pagana” dove l’essere feticcio e adepto si alternano in nebbie che non consentono differenzazioni nitide

Scetarsi al virtual cantar del gallo, deambulare in cucina con gli occhi cisposi per ingozzarsi di caffè, fare toeletta, truccarsi e poi vestirsi al buio con il russare del marito che fa da colonna sonora… è un rito compiuto in una trance ipnagogica che crea incensi mistici. Il godimento rubato che combatte contro l’inesorabile scorrere delle lancette si identifica, prevalentemente, in un rapporto orale. L’immagine di una donna inginocchiata che pratica la fellatio a un uomo in piedi rievoca il sacramento dell’eucarestia, l’accettazione incondizionata di un momentaneo dominio voluto e cercato con adorazione. E’ proprio questo “voluto e cercato con adorazione” che induce a interpretazioni articolate.

Quando si ha poco tempo prima di recarsi in ufficio è impensabile, impossibile prodursi in” rate” performanti, la fellatio è l’ottimizzazione, sbagliato parlare di egoismo maschilista, così fosse praticarla sarebbe un dovere, un obbligo, non un piacere. Dopo aver realizzato “Deep Throat” il regista Gerard Damiano disse che Linda Lovelace aveva il punto “G” nella gola, in effetti nella scena plot non pare affatto recitare, la sua “partecipazione” estasiò tutta la troupe, quel film detiene ancora oggi, a distanza di oltre 40anni, il record “minimo costo massima resa”, costò circa 20.000 dollari è incassò miliardi. Probabilmente spiegò al mondo un concetto diverso di fellatio, fino ad allora vissuta come un contentino o un escamotage per mantenere la verginità prematrimoniale.

Sono in diversi a ritenere che in una coppia sado-maso il vero Padrone sia lo slave, in quanto “fulcro” che si concede stabilendo modi e limiti, lo stesso dicasi per la fellatio, un rapporto unilaterale solo in apparenza che attraverso una apparente sottomissione “generosa” schiavizza e annichilisce di fatto l’uomo nel fisico e nello spirito, arpionandolo così a una barca alla deriva nella tempesta della perdizione segmentata.

Il concetto di “fellatio matutina est bona medicina”, assimilabile al proverbio “chi ben comincia è a metà dell’opera” è, oggettivamente, il migliore dei risvegli.

Cari mariti, se avete una moglie che si alza al mattino presto e si tappa come la notte di capodanno per andare ad accompagnare alla stazione una sua amica, oppure si mette le autoreggenti con i tacchi a spillo per andare a fare delle analisi… rileggetevi questo post, può essere che il vostro rapporto sia diventato agàpe.

Tullio Antimo da Scruovolo

Ti amo da morire ma non voglio esserti fedele…

foto post

Il titolo del post non è una boutade e nemmeno un graffiti strappa sorrisi come il celeberrimo: “ti lascio perché ti amo troppo”. È il punto base di una nuova tendenza, ultima frontiera che potremmo definire “dialettica relazionale 3.0”, in netta contrapposizione con gli assetti consolidati che da sempre caratterizzano i rapporti di coppia tradizionali. Il principio guida si avvinghia alla presunta necessità di dover isolare il sesso dalle altre componenti, l’autodeterminazione all’interno di un fidanzamento, di un matrimonio o di una convivenza. L’obiettivo è rendere digeribili, accettabili, derive carnali con terzi mondandoli dalla logica perversa e accattivante della clandestinità, dopo le coppie scambiste e le coppie cuckold, si è giunti alle coppie libere, alle fregole deresponsabilizzate e deresponsabilizzanti.

Le argomentazioni che supportano la citata tesi sono tutt’altro che cervellotiche e si reggono su una elementare, disarmante, concreta constatazione, il tradimento è pratica diffusa ad ogni latitudine e longitudine. Milioni di uomini e donne intrecciano tresche con amanti, a volte temporanee altre durature ma continuando a vivere una pax famigliare non necessariamente solo apparente né ipocrita. L’amante clandestino/a “mordi e fuggi” non ha finalità extra-sesso, da ciò si evince il suo essere vissuto/a come elemento compensativo non distruttivo. Traduco in volgo… chi si concede “rate”, sporadici o frequenti, al solo scopo di appagare l’inquietudine dei feromoni senza farsi coinvolgere sentimentalmente e senza lanciarsi in devastanti proiezioni, non intacca la solidità del rapporto, ovviamente siamo nelle lande delle congetture.

 Da un punto di vista cinicamente psicologico, scindere parti di sessualità da un legame consolidato, sdoganandolo così dal fascino di trasgredire tabù morali/sociali/religiosi, potrebbe rivelarsi un efficace deterrente capace di ridurre alla radice quadrata le tentazioni di andare a cantare in altri cortili. Dove tutti passano col rosso diventa “figherrimo” passare col verde. L’obiettivo occulto è quello di trasformare gli “sconfinamenti” in una sorta di pratica masturbatoria assistita fine a se stessa. Ho scritto occulto perché quello palese enfatizza il diritto al godimento a prescindere da lacci e lacciuoli che una unione porta in corredo.

Innovativa interpretazione della coppia che diventa credibile se decontestualizzata dalle obsolete regole in auge, una generazione che cresce e si forma al netto di “valori” come fedeltà, unicità e rispetto dei vincoli cardine, è sicuramente pronta per vivere un ménage fatto anche di zone franche. Un salto della quaglia destinato a cambiare millenari costumi, stop alle auliche illusioni, stop alla credulità, stop alle romanticherie, stop alle promesse istituzionali, stop alle ipoteche carnali e avanti tutta sulla rotta del realismo applicato e condiviso. Un colpo d’ascia ai rapporti assolutisti.

A turbare il sereno filosofico di questa moda in progressiva crescita ci pensa la saetta delle regole, eggià, pare assurdo ma anche la libertà più estrema è mappata da codici e cavilli, il manuale della “coppia libera” prevede limiti e paletti da far propri senza margine d’errore. Mi limito a citarne solo due: A) raccontare tutto una volta tornati a casa, B) non superare un prestabilito numero di incontri con la stessa persona… qui, mi si consenta dirlo, entriamo in una ridicola contraddizione che passa un colpo di spugna sull’humus della teoria. Anche nel sesso free albergano ansie e paranoie, al punto da dover restringere e rendere controllabile il raggio d’azione, evidentemente le menti “open space” non hanno certezze cementate.

La fedeltà imposta regge dall’alba del mondo per una atavica ovvietà , è facile fare sesso dopo essersi innamorati ma lo è ancor più innamorarsi dopo aver fatto sesso, magari di qualità, soprattutto se si ha un/a partner poco incline a tuffarsi nel vortice della libidine sfrenata. Checchè se ne dica, la vera angoscia non nasce dalla paura di essere sostituiti tra le cosce bensì da quella di essere spodestati nel cervello, prima ancora che nel cuore. Chi si produce in una eccellente performance da letto diventa Re/Regina per una notte, chi riesce a penetrare anche il cuore diventa Re/Regina per un tempo significativo ma… chi riesce a scopare in profondità un cervello diventa Re/Regina per tutta la vita, invisibili meandri in cui si lasciano tracce indelebili, insensibili al tempo e alle vicissitudini dell’esistenza. Nessuna regola, nessuna libertà, nessuna modernità potrà mai scongiurare gli effetti collaterali di un salto nel buio.

Bisogna vivere i rapporti al massimo, prendere e dare tutto senza remore ma quando le profumate candele iniziano a spegnersi, è d’uopo farsi il trolley e cambiare aria, possibilmente senza sbattere la porta e dopo aver salutato con educazione. Chi ama la promiscuità si circondi di trombamici evitando di farsi ammaliare dalle tendenze trendy. Come diceva quel saggio di mio nonno: “mariti, mogli e automobili NON si prestano a nessuno”.

Tullio Antimo da Scruovolo

Il richiamo della foresta…

fotoblog

Neanche Gerard Damiano, sceneggiatore e regista del cult movie “Gola Profonda” (film che ancora detiene il record mondiale forbice costo/incasso), avrebbe osato immaginare una fellatio nello studio “orale” della Casa Bianca, una giovincella periferica un po’ ciaciotta cresciuta a corn flakes, hamburger e patatine che, all’ombra della sacra bandiera a stelle e strisce, delizia l’augello “number one” con la sua boccuccia di rosa. Quando scoppiò il “blowjob-gate”, i detrattori di Clinton cavalcarono la tigre del tradimento coniugale ma una volta scoperto, grazie ai soliti immancabili sondaggi, che milioni di maschi Americani avrebbero cornificato volentieri la megera Hillary per testare la “bravura” di Monica Lewinsky, aggiustarono il tiro puntando sulla spudorata menzogna sparata da “The President” in diretta TV. Forse qualche consigliere di origini Italiane suggerì al capo di negare, negare sempre, negare anche l’evidenza. La stagista dichiarò di amare perdutamente l’incanutito Bill, un amore così forte da indurla a custodire il galeotto vestitino macchiato di voluttà presidenziale, un romantico ricordino, come fosse una rosa seccata nascosta tra le pagine di mille struggenti poesie vergate col sangue di un cuore in supplizio. Venti anni dopo essersi curata le abrasioni alle ginocchia, l’ormai attempata Monica è tornata alla ribalta in veste di paladina anti bullismo da web, negli USA è in crescita il numero dei suicidi provocati dalle aggressioni virtuali. La vendetta è un piatto che si serve freddo, la Signora Clinton riuscì a salvare il salvabile scaricando tutte le colpe sull’allora poco più che 20enne Lewinsky, quella stessa Lewinsky che oggi potrebbe intralciare la sua sfida più ambiziosa, diventare il primo Presidente in gonnella della storia Americana.

Scolliamoci da congetture ipocrite e puritane chiedendoci se il destino di una Nazione, di un popolo e magari del mondo, possa/debba essere condizionato dalle fregole di un leader. “The Italian stallion”… Re Vittorio Emanuele II si sollazzava con un’amante ufficiale, la “bela Rosin”, Benito Mussolini è stato giustiziato insieme a Claretta Petacci, Palmiro Togliatti aveva una relazione adultera con Nilde Jotti, Sandra Milo è stata per tantissimi anni concubina di Bettino Craxi. L’ex potentissimo ministro socialista De Michelis aveva una viscerale passione per le cubiste, frequentava assiduamente le discoteche e sulle sculettanti ragazze seminude tarantolate ha scritto addirittura un libro, l’attrice porno Rossana Doll ha denunciato, sempre in un libro, di averne fatte di ogni con due onorevoli Pugliesi per un posto da hostess in Alitalia, promessa di assunzione mai mantenuta. Recentemente abbiamo saputo che negli anfratti del parlamento si consuma sesso, come in una qualsiasi grande azienda, le “storie” tra colleghi deputati e senatori sono all’ordine del giorno. Di tutto questo gli Italiani se ne sono sempre infischiati, lo stesso dicasi per il “bunga-bunga”, i vizietti di Marrazzo e tutte le campagne mediatiche degli amorali moralizzatori, buoi che chiamano cornuti gli asini.

Il dubbio nasce di fronte al bivio delle interpretazioni di base del ruolo, cioè capire se sia giusto o meno barattare le pulsioni in cambio del potere, soprattutto se sia possibile rendere il potere scevro da pulsioni e sentimenti. Una classe dirigente composta da donne e uomini costretti a reprimere stimoli naturali sarebbe una classe dirigente composta da frustrati e depresse. Uno degli effetti più tangibili e immediati del potere consiste proprio nell’allargamento degli orizzonti sessuali e quindi delle tentazioni, il ricco di turno stacca assegni e distribuisce regali ma raramente offre garanzie solide e durature. I politici, notoriamente spilorci, non pagano, “piazzano”, “sistemano”, “raccomandano”, cambiano radicalmente la vita, con le amanti condividono entrature ed entourage, non più vane promesse campate in aria come un tempo, impegni da mantenere assolutamente, pena lo sputtanamento boia che ghigliottina onorabilità e allettanti carriere. Una distrazione, una debolezza, si trasforma sempre in leva ricattatoria, diretta o indiretta, non riusciamo a mandare a casa i politici ladri, come potremmo farlo con i fedifraghi??? Che differenza corre tra il “bostik” di un inciucio pecuniario e quello di una condizionante tresca clandestina??? Non sarebbe meglio “liberalizzare” le relazioni evitando così dannosi vincoli occulti??? Quando un potente politico acquartiera il savoiardo in nicchie extraconiugali, è un problema nostro oppure della moglie??? Quando una Onorevole apre il nido per accogliere uccelli migratori, è un problema nostro oppure del marito???

Tullio Antimo da Scruovolo

Tesorinoooooo… hai stirato le camicie???

A young woman swamped under a pile of ironing.

Le coppie che condividono lo stesso tetto, di fatto o contrattualizzate che siano, hanno in comune un pomo della discordia, una spada di Damocle inclusa nel “pacchetto menage”: la camicia stirata. Un oggetto del contendere causa di litigi, mugugni, scatti di ira, mortificazioni, frustrazioni, musi lunghi, serate saltate, emicranie da rivalsa e coiti procrastinati. LEI: “lo fa apposta per farmi incazzare, su cento camicie ne ho stirate novantanove e lui si presenta a torso nudo per chiedermi ansioso dove abbia messo la centesima”. LUI: “lo fa apposta per farmi incazzare, è una strega dotata di poteri paranormali, fra tutte le camicie che ho riesce sempre a non stirare proprio quella che intendo indossare”. Non illudetevi di risolvere l’onnipresente diatriba ingaggiando una colf versione “Miss Vaporella Easy”, potrebbe anche stirarle tutte ma quella desiderata risulterebbe, sempre e comunque, l’unica con il colletto schiacciato in quanto posizionata sotto tutte le altre impilate a grattacielo. Sì, esiste una legge di Murphy anche sulle camicie.

Non ci sono alternative ipotizzabili, per risolvere il problema la “Regina” della casa si produce, immantinente, in una estemporanea “prova d’amore” stirando la centesima “in diretta”, sorridente e felice, senza cedere alla tentazione di elaborare biografie poco lusinghiere sulla suocera ed eventuali ex. Loro sì infallibili nel pescare la camicia giusta, anche ad occhi chiusi, immergendo semplicemente la mano nel mucchio. Alle donzelle che in questo momento provano l’irrefrenabile impulso di mandarmi in gita nel posto più affollato del mondo, suggerirei di considerare la citata “prova d’amore” come un investimento sulla propria immagine. Niente al mondo valorizza/denigra una “donna-moglie-compagna” più della camicia indossata dall’uomo di casa. Rifletteteci, se un collega si presenta in ufficio con una camicia mal stirata, addirittura ciancicata, chi va sotto accusa??? Chi diventa bersaglio di perfide critiche e taglienti malelingue???

La camicia è un indumento con peculiarità uniche, lancia messaggi palesi e subliminali. Presente in ogni look, dal casual al classico, dallo smandrappato allo smoking, ce l’hanno poveri e ricchi, fino a pochi anni addietro la si indossava anche per svolgere i lavori più umili. Oggetto che ha creato espressioni popolari, nascere con la camicia significa essere fortunati, rimboccarsi le maniche della camicia vuol dire essere operosi, i sodalizi duraturi vengono definiti: culo e camicia. Forse non tutti sanno che la camicia da uomo è il capo più odiato dagli stilisti, complicato da innovare e proporre, pure da regalare, non esiste griffe o brand al mondo che non abbia toppato una collezione di camicie. Difficile da indossare, visto il suo accrescere o ridurre il tasso qualitativo degli outfit che la comprendono. La camicia sta agli uomini come i tacchi stanno alle donne, la poca confidenza impaccia, rende goffi, penalizza la disinvoltura.

Questa seconda pelle che ci copre il busto ha poteri ignorati dai più. La camicia verbalizza stati umorali, amor proprio, sessualità, personalità, carattere, chiavi di lettura esistenziali, tendenze, comunica al resto del mondo, spesso involontariamente, il proprio universo interiore, lancia una infinità di messaggi. Gli uomini tendono a sottovalutarne gli aspetti erotizzanti, la camicia è l’indumento maschile leader indiscusso nell’immaginario fetish delle donne, una delle fantasie femminili più ricorrenti consiste proprio nell’esser posseduta da un uomo che indossi solo la camicia, non generalizziamo, esiste una mirata tipologia di maschio che stimola questo desiderio. Per capire il perché è sufficiente elaborare alcune concezioni Freudiane, nelle famiglie tradizionali la prima camicia che si imparava a stirare era quella del padre, una mansione responsabilizzante che elevava al rango di “donna” e creava un contatto intimo, seppur indiretto, con la figura paterna. Sul desiderio di annodare la cravatta al papà e poi sistemargli il colletto della camicia si potrebbe scrivere un interminabile trattato… territorio marcato e coscienza ipotecata!

E’ doveroso ricordare l’aspetto ecologico, per “realizzare” una camicia di cotone occorrono, tra le altre cose, circa 7.000 (SETTEMILA) litri di acqua, quindi, esimie lettrici, quando stirate le camicie del vostro uomo, fatelo veramente con amore perché avete tra le mani un bene prezioso che custodisce inimmaginabili segreti. Piccolo suggerimento alle neofite della convivenza, è un capo rivelatore di tradimenti, niente è in grado di raccogliere e mantenere prove visive e olfattive come una camicia, se poi volete “punire” il fedifrago con una vendetta capace di gettarlo nello sconforto più totale, tagliuzzategli (come un distruggi documenti) la camicia preferita, quella alla quale è più legato, una evirazione psicologica che lascia tracce indelebili. Se preferite una ritorsione più subdola ma ugualmente efficace, bruciategliela col ferro da stiro e fatevi trovare il lacrime al suo ritorno, si incazzerà lo stesso ma metabolizzerà meglio e prima l’attacco di odio.

Tullio Antimo da Scruovolo