Non si affittano appartamenti agli immigrati…

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Mi si conceda la sineddoche, non esiste un nesso apparente tra titolo e immagine, obnubilazione “trilaterale”, in realtà, l’arte da TSO, il buonismo conto terzi e le paranoie degli intellettualoidi, sono tre ciocche di capelli che compongono la medesima treccia, quella dell’ipocrisia fatta costume.

Recentemente “ La Stampa” ha pubblicato un pezzo che definire “inchiesta” significherebbe eccedere in generosità e clemenza, un “giornalista” si è preso la briga di contattare agenzie immobiliari e vari privati per affittare un appartamento a un immigrato (ovviamente ipotetico), risultato: la maggioranza degli interpellati ha dichiarato di ambire a inquilini Italiani. Ovviamente l’intento, il vero fine dell’articolo, era evidenziare razzismo e xenofobia (ormai è diventato lo sport nazionale dei sinistri), non so quanto ci sia di vero nel suo scritto ma anche fosse… non ho individuato l’ubicazione del problema. Lapalissiano il suo riferimento agli anni 50/60 della Torino piena di cartelli: “affittasi appartamento, no meridionali”.

Forse prima di “galleggiare” sulle onde della superficialità (forte è stata la tentazione di scrivere “superficialismo”) per vomitare impropri parallelismi sarebbe saggio, magari intellettualmente onesto, documentarsi storicamente. I “meridionali” scesi dal treno a Torino Porta Nuova e/o Milano Stazione Centrale, con la loro valigia di cartone (un tropo), in brevissimo tempo si sono ritrovati “agganciati” alle catene di montaggio delle fabbriche e a vivere nei quartieri ghetto (altrimenti detti dormitorio) delle periferie. Nessuno di loro è mai stato accolto in hotel stellati né ha ricevuto aiuti di sorta, in quell’epoca l’imperativo categorico era uno solo: “LAVORARE O NISBA”.

La faziosa distorsione della logica applicata in modo strumentale è urticante, biasimevole, l’Italia è l’unico Paese occidentale al mondo che ancora vanta un FINTO zoccolo duro del comunismo, quello che considera la proprietà un furto, salvo poi dimenticarsi delle barche di D’Alema, delle tenute da nababbo di Bertinotti, delle ricchezze di Bersani, della collezione di Rolex di Renzi e di tutti quelli che sotto la falce e martello si sono “piazzati” alla grande. Qualcuno dica qualcosa di sinistra, magari partendo dal loquace miliardario Benigni.

Se una persona lavora sodo, fa sacrifici, si sottopone a privazioni, affronta problemi e vessazioni, paga tributi da cravattaro, rispetta le regole, “sparagna” fino a comprarsi una seconda o terza casa… CE L’HA O NON CE L’HA IL DIRITTO DI SCEGLIERSI UN INQUILINO SENZA CHE UN GIORNALISTA DIVERSAMENTE INTELLIGENTE LO ACCUSI DI ESSERE RAZZISTA O XENOFOBO??? Se ho un appartamento da affittare devo darlo in gestione alla Boldrini??? Le sue proprietà chi le gestisce???

Poiché quelli di destra sono razzisti e anti immigrati, parliamo di quelli che stanno a sinistra, tutti ricchi, tutti proprietari di immobili, tutti aggrappati ai soldi come cozze allo scoglio… quanti di loro hanno affittato immobili a extracomunitari??? Proverbio ligure: “è bello fare i bulicci col culo degli altri”. Modus operandi della “rive gauche”, imporre agli altri quello che loro non farebbero MAI.

Gli extracomunitari vengono reclutati nei loro Paesi d’origine da organizzazioni soprattutto Italiane che li trasformano in redditizio business (pagando con quattro soldi la loro rischiosa traversata), per meglio “mascherare” la cosa hanno mutuato una nuova efficace figura dal web, new entry nel mondo della comunicazione e della manipolazione delle masse, si chiama “INFLUENCER”. Cani pastore che guidano immense mandrie di fessi, psicologi subliminali che gestiscono e pilotano pulsioni e stati d’animo dei meno avveduti. Fattore “M”, un bambino profugo morto sulla battigia ha un impatto emotivo superiore rispetto a quello di un terremotato crepato per ipotermia in una roulotte a -17° aspettando lo Stato.

Non è populismo, è sobrietà di pensiero confrontare le realtà dei disastrati abbandonati dai “mangioni” (quando un Presidente dice: “non vi lasceremo soli”, meglio darsi una grattatina ai gioielli, farsi la croce e rimboccarsi le maniche) e quelle degli immigrati nei resort che buttano il cibo, pretendono il wi-fi e ciondolano tutto il giorno, magari spacciando, stuprando, rubando e rompendo i coglioni al quartiere.

L’Italia è la Patria dell’arte, cioè, era la patria dell’arte, adesso è la Patria delle “opere” come quella in foto: “olio su teglia”, una nazione governata da cazzari che si arrogano il diritto di gestire le altrui proprietà, se hai un appartamento sfitto e non lo affitti a uno straniero sei un razzista xenofobo… solo una domanda… e magari ogni tanto mandarli affanculo???

Tullio Antimo da Scruovolo

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Er Babbo Natale de noartri…

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Roma caput mundi… Roma città eterna… Roma città più bella del mondo… L’appagamento, l’inebriante piacere del mentire a se stessi è equiparabile a quello onanistico, un “cartoon zucchero filato” che si squaglia prima ancora d’essere addentato cedendo il posto a una immasticabile aria mefitica. Quella Italiana è l’unica Capitale occidentale che ha in catalogo tutte le problematiche terzomondiste, Guinness dei primati negativi, nessun fronte salvezza. Arazzo poco edificante incorniciato da un immarcescibile, imperituro provincialismo, atarassica paesaneria maldestramente impacchettata e infiocchettata con i nastrini del folclore e della irriverenza concettuale spacciata per tradizione. Passerella mondana per sindaci di varia matrice politica palesemente inetti, incompetenti, frivoli, festaioli, privi di spina dorsale, avvezzi a spartir trippa e cotica con ladri e faccendieri. Sindaci che, nel loro allucinante avvicendarsi, anziché traghettare Roma nella suite cosmopolita ed elitaria rivendicata da una gloriosa storia, l’hanno trascinata nelle fogne del becerume sociale, della miseria morale e del degrado pianificato.

Prima che l’anno muoia siamo usi onorare una millenaria ricorrenza, un “canto del cigno” che nella attuale Roma nemmeno Tchaikovsky ubriaco duro di vodka oserebbe chiamare “Natale”. Santa Claus si è portato avanti con il lavoro calando anzitempo nei nostri camini una “strenna” rivelatrice di segreti, segreti da serva che da tempo saltellavano sulle lingue di lacchè e cortigiane. La procura Capitolina ha confermato ciò che milioni di Italiani percepivano da tempo, galeotta l’intercettazione conato che ha rigurgitato la rancida Mandrakata: “immigrati, profughi e zingari rendono più della droga”. Affermazione inequivocabile, la poco eroica “compagnia dell’anello” che spadroneggiava sulla “terra di mezzo”, ha bruciato decenni di menzogne paracadutate a pioggia su valori come accoglienza, tolleranza, integrazione, civiltà, evoluzione sociale, “arricchimento” culturale.

In combutta con politici compiacenti a libro paga, le coop rosse hanno trasformato la vexata quaestio “immigrazione/etnia rom” in un colossale “magna-magna”. Dietro la “solidarietà” si celano laidi interessi di bottega e costosi vizi privati da soddisfare. I boss della cupola operante all’ombra del cupolone, ci svelano il reale perché la sinistra osteggi, da tempo immemore, ogni tentativo di legiferare in modo incisivo sul fenomeno immigrazione e sulla gestione dei campi rom (esistono solo in Italia). Tutti i cavalieri della tavola(ta) umanitaria che etichettavano come “razzisti” i cittadini esasperati, portavano acqua al mulino del malaffare romano marchiato con la ceralacca della filantropia. Impossibile ipotizzare una forma di razzismo più subdola di quella emersa dall’inchiesta, fingere di difendere i disperati per trasformarli in “cassa continua” dalla quale attingere cospicue somme di denaro pubblico, dovremmo chiamarlo “bottino”. Un fulmine che ha indotto addirittura Renzi a dire una cosa sensata: “è uno schifo”.

Superfluo sottolineare il tempestivo ripristino del doppiopesismo fazioso dei soliti mass media, stoicamente impegnati nel concentrare l’attenzione su Alemanno con il chiaro intento di sminuire, minimizzare l’agghiacciante sfruttamento della disperazione da parte delle coop rosse, genetiche emanazioni del PD.  Ancora una volta ci costringono a ingoiare una amara realtà, la logica del “non poteva non sapere” non è applicabile a sinistra. Anche in questa tracimazione fognaria le teste “amiche” verranno salvate in nome di quel credo che da sempre contraddistingue i “mancini”: “noi siamo migliori, noi siamo più intelligenti, noi siamo più colti, noi siamo più onesti, noi siamo i depositari della moralità e del progresso”. Il bubbone “mondo di mezzo” è esploso, strana “coincidenza”, DOPO le elezioni in Emilia e Calabria, sarò malpensante ma se le “magiatoie” sui rom e sugli immigrati fossero emerse prima del voto… Salvini avrebbe gozzovigliato a lungo.

Roma, in quanto Capitale, è “testa di pesce”, vetrina, biglietto da visita dell’intera Nazione, locomotrice del buon esempio, area test, vincolata a un ruolo fondamentale, determinante, essere “ariete” del progresso civile di una “bandiera”. Non esiste più la Roma Rosselliniana e nemmeno quella Felliniana, esiste la Roma de “la grande bellezza”, squallido postribolo allestito in uno dei più grandi patrimoni storici e culturali del mondo. Amici Romani, aprite, spalancate gli occhi, reagite, non consentite ai nuovi barbari griffati di seguitare a depredarvi e degradarvi.

Tullio Antimo da Scruovolo

Il linciaggio terapeutico…

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La lungimirante autorevolezza di una classe dirigente, qualora esista, la si tange primariamente sul fronte della prevenzione sociale, l’acume politico si scatena laddove vige il concetto cardine di dover scongiurare le problematiche con lucida determinazione, evitando così di architettare costosi rappezzi, strutture di recupero assolutamente non in grado di estirpare la gramigna che incancrenisce l’animo collettivo. L’Italia è uno Stato che non ha nel DNA la volontà di sradicare definitivamente i problemi, assolutamente no, preferisce “gestirli” attraverso organizzazioni create ad HOC. Sorvolo sugli ovvi interessi (se eliminassimo in 24 ore mafie e droga produrremmo un immenso danno all’economia e creeremmo oltre un milione e mezzo di disoccupati), ciò che veramente suona come una perentoria sveglia è la risposta spontanea dei cittadini, la rivolta dei “Signor Nessuno”, reazioni estranee a qualsivoglia credo o stendardo. Non sono i malavitosi incalliti, la violenza programmata degli agitatori di piazza e nemmeno le fiaccolate pacifiche a smuovere i flaccidi deretani dei parlamentari, lo spauracchio da loro più temuto è la perdita del controllo dei “buoni”, non più ammansibili con pistolotti, promesse e proclami di civiltà.

Quando i cittadini che compongono la maggioranza silenziosa, quelli che pagano le tasse e rispettano le regole nonostante indicibili vessazioni e prevaricazioni, danno vita a una spontanea giustizia artigianale, le poltrone iniziano a terremotare il culo dei politici con movimenti sussultori e ondulatori provocando tachicardia e panico. Vado a supportare il mio dire con alcuni esempi. Altre decine di morti non indurranno chi di dovere a emanare una legge sull’omicidio stradale, tuttavia ne basterebbe uno solo, un pirata della strada inseguito, catturato e linciato a morte da cittadini esasperati. Un solo cadavere, quello di un delinquente assassino, avrebbe il potere di “scetare” il legislatore più di mille onesti e incolpevoli uccisi. Lo stesso dicasi per un altro aberrante reato, la violenza sulle donne, il giorno in cui un bruto che ha massacrato e ridotto in fin di vita una donna, subito dopo essere stato celermente rilasciato da un giudice “comprensivo”, si imbatterà in un gruppetto di vendicatori incazzati e decisi a metterlo su una sedia a rotelle per sempre, se non addirittura ad ammazzarlo… Qualcuno rivedrà sicuramente il codice penale e l’assurda discrezionalità dei magistrati, si può anche non credere ciecamente a una denuncia ma non si può non credere ai referti del pronto soccorso. A tal proposito sento il bisogno di condividere un interrogativo che mi lascia perplesso: “per quale ragione anziché sbattere in galera i violenti si preferisce incentivare la creazione di case famiglia???”, forse perché un carcerato non giustifica finanziamenti e sovvenzioni come una potenziale vittima da proteggere??? Come ho scritto sopra… un problema risolto non produce reddito, un problema gestito sì.

Potremmo tranquillamente  inglobare anche la microcriminalità inspiegabilmente tollerata, le occupazioni abusive che inondano di chiacchiere al vento i talk e la “rabbia degli onesti”, NON vissuta come inalienabile diritto bensì come termometro per misurare l’Italico razzismo, stiamo affogando nel delirio difensivista. Se analizziamo alcuni episodi relativamente recenti che hanno fatto giurisprudenza giungiamo a quella conclusione che è, vuole essere, il plot del post. Lo Stato non ha paura della illegalità cronicizzata, ignorata e/o agevolata, ha il terrore che la “rabbia degli onesti” rompa gli argini della sopportazione, argini eretti con la dabbenaggine di una propaganda che sta producendo effetti collaterali disastrosi trasformando le utopie in distopie. Per quelli che stanno al comando fallire non vuol dire mandare a monte un sano progetto, no, per loro fallire significa non riuscire più a coglionare le masse. Che si stia raschiando il barile della demenza lo abbiamo capito ascoltando le reazioni governative successive alla sentenza Eternit, l’esecutivo ha parlato di rivedere, addirittura cancellare la prescrizione, avremmo di gran lunga preferito sentir parlare di provvedimenti seri e urgenti per rendere più rapida ed efficace la giustizia.

Con queste righe NON intendo assolutamente inneggiare alla vendetta né al giustizialismo da marciapiede, è solo una constatazione, i fancazzisti di camera e senato si scomodano solo quando il popolo inizia a rigurgitare bile mettendo a rischio il loro ruolo e vaporizzando la comoda retorica lassista. Anche se… detta tra i denti, qualora il  linciaggio di un pirata della strada o di un violento aguzzino servisse, in prospettiva, a salvare centinaia di vite… chi se la sentirebbe di biasimare???

Tullio Antimo da Scruovolo

“knockout game”, cazzotti da uno sconosciuto…

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Quando non si hanno i neuroni per giocarsela sul territorio della intelligenza e neanche le palle per salire sul ring del coraggio, ci si consola facendo i “duri” nelle cloache della vigliaccheria. Il “knockout game” è una agghiacciante competizione a punti, vince chi riesce a “stendere” il maggior numero di ignari passanti usando quella tremenda arma chiamata “cazzotto”. Il “competitor” sceglie una vittima a caso e la colpisce a tradimento, non differenzia maschi dalle femmine, anzi, le donne sono quelle che maggiormente garantiscono il “KO” con un solo colpo. IL “blitz” avviene sempre in luoghi affollati in presenza di un complice che filma l’esecuzione per poi immetterla in rete. Un videogioco reso tragicamente reale da volti tumefatti e setti nasali fratturati, viene spontaneo prevedere che il livello successivo possa essere la coltellata e quello finale il cecchinaggio omicida.

La gratuità della violenza agevola la “missione” lampo, non c’è rapina né scippo, non c’è aggressione a scopo di libidine nè vendetta punitiva, non c’è nemmeno provocazione perché il “knockout game” non è un duello, uno scontro, una sfida, uno street fighter, no, è un “bowling” in cui si abbattono birilli umani. Ennesima defecata made in USA che sta appestando l’Europa, Inglesi e Italiani hanno risposto per primi all’appello. Per questi “diversamente Rambo” la certezza di farla franca è pressoché assoluta, le forze dell’ordine sono in altre faccende affaccendate e fin quando non ci scapperà il morto o non andrà al tappeto una vittima illustre, le denunce dei colpiti rimarranno lettera morta.

Guardando i video di quei pirla “neorealisti” che organizzavano finte aggressioni a vittime vere per realizzare “documentari verità” (ricordate quei ragazzi vestiti di nero con una maschera bianca che terrorizzavano malcapitati di turno portandoli a rischiare l’infarto???), ho pensato che se avessero pizzicato un pericoloso latitante con tanto di pistola nella cintola, alcuni di loro sarebbero diventati cadaveri. Lo stesso pensiero mi ha sfiorato apprendendo l’espandersi di questo nuovo conato sociale. Polizia e carabinieri di certo non spaventano i “giocatori” ma il rischio di sbagliare “cliente” è più che teorico, dubito concili sonno e vanterie scoprire di aver spaccato la faccia a un “intoccabile” che passerà la vita a cercare l’aggressore per fargli patire le pene dell’inferno. C’è poi sempre l’incognita “bersaglio cazzuto”, soggetti con la faccia da Fantozzi capaci di schivare/ammortizzare il colpo e appoltigliare in pochi secondi le ossa dell’improvvisato pugile, una imponderabile componente rischio.

Quando i cittadini sono costretti a vivere con un piede nel baratro, con l’ansia, con la paura di non riuscire a tornare a casa integri o addirittura vivi ogni volta che mettono il naso fuori dalla porta, c’è qualcosa di marcio nella gestione del sistema. Non è complicato individuare la tenia divoratrice della serenità individuale e collettiva, sarà sempre peggio se continuiamo a chiamare “intemperanze adolescenziali” il bullismo. Quel bullismo impunito che nel tempo si trasforma in “knockout game”, in “giochi” come quello che hanno devastato il ragazzino violentato con la pompa di un compressore, in violenza da branco e in un perpetrarsi di prevaricazioni e cattiverie sulla pelle dei deboli e degli indifesi.

L’escalation della crudeltà fine a se stessa da anni non è più peculiarità di sacche sociali indigenti abbandonate dalle istituzioni, è un adattamento naturale imputabile alla ignavia radicata in ogni target. Anni addietro si diventava bulimici di violenza per soddisfare bisogni, oggi lo si diventa per non soccombere alla noia e occupare nuovi spazi, quelli creati dal web, dalla incapacità genitoriale, dall’impotenza della scuola e dal lassismo legislativo vissuto come civile indulgenza.

Il “knockout game”entrerà a far parte della nostra quotidianità, una nuova violenza che produrrà altra violenza e fornirà rinnovata energia al frantoio che macina merda evolutiva.

Tullio Antimo da Scruovolo

What’s your name? My name is Attila

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Immaginate una vecchia Signora un po’ bagascia (l’Italia) madre di due figlie, una bellissima, colta, intelligente e socievole, l’altra racchia, ignorante e stronza… un bel giorno viene indetto un concorso: “ miss turismo”. Il premio in palio è cospicuo ma c’è una regola ferrea da rispettare, può partecipare una sola rappresentante per famiglia. Indovina indovinello… cosa fa la vecchia Signora un po’ bagascia??? Alla competizione manda la figlia racchia, ignorante e stronza. Morale: ogni qualvolta siamo chiamati a dare il meglio sfoderiamo il peggio.

L’estate 2014 verrà tumulata con tutte le sue corone di negatività, alla crisi economica e al maltempo si è aggiunta una nuova fetenzia, il comportamento incivile dei turisti stranieri. Non possiamo certo affermare che fino allo scorso anno l’Italia sia stata un resort esclusivo per vacanzieri a modo ma, ahinoi, i notiziari parlano di una calata dei barbari senza precedenti. Dipendesse da me… a certi animali foresti farei fare un “coast to coast”, Trieste-Reggio Calabria a calci in culo con un paio di deviazioni per non discriminare Aosta e Lecce. Dulcis in fundo, prima di rimandarli nelle loro riserve li omaggerei con un “ricordino” indelebile, un bel tatuaggio sulla fronte: “ in Italia andai, male mi comportai, col deretano rotto mi ritrovai”. Purtroppo non posso farlo, nemmeno idealmente, il mio senso della giustizia me lo impedisce…

Le peripezie di un turista straniero che decide di fare un tour in Italia:

TRASPORTI: A) montare su uno di quei taxi smascherati da “striscia” significa pagare 50/60 euro una corsa da 25/30, B) il muoversi in autobus ha una forte componente di rischio, molti autisti hanno la pessima abitudine di chattare con lo smart mentre guidano. C) Alcuni treni nel loro pacchetto servizi offrono, oltre ai cronici ritardi, la compagnia di zecche e pulci, D) nei periodi di massimo flusso traghetti e aerei, causa scioperi, bidoni e sparizione bagagli, diventano una roulette russa, E) viaggiare con auto propria ha un costo aggiuntivo, i parcheggiatori abusivi che taglieggiano minacciosi.

RINFOCILLARE MEMBRA E STOMACO: numerosi esercenti, ristoratori e albergatori Italiani hanno una delinquenziale predisposizione: applicazione della doppia tariffa, quella per gli stanziali e quella per i turisti. Una mezza minerale passa da 2 a 8/10 euro, un pasto “normale” da 35/40 a 100 euro. Gli alberghi meritano un periodo a parte, quando ci fu la beatificazione del papa polacco, gli hotel a quattro stelle della capitale impennarono il pernottamento da 250 a 1.000 euro, un “operatore”, stupito dal clamore, dichiarò candidamente davanti alle telecamere: “è una forbice consentita dalla legge”. Il pesce puzza dalla testa.

L’ABUSIVISMO: concetto astruso, aleatorio, eversivo, sistematicamente ammantato in nome della solidarietà, dell’accoglienza e della tolleranza, politici e amministratori fingono di ignorare i punti PIL divorati da questa cancrena. Il furbacchione macchietta che vendeva abusivamente ciarpame di poco conto all’insegna del “tengo famiglia”, è stato sostituito da un esercito di venditori abusivi di ogni razza che rompono i maroni ai turisti proponendo, tra le altre cose, prodotti taroccati, giocattoli cancerogeni e “souvenir de Italy” rigorosamente made in China. E’ uno scempio, centri storici e spiagge si trasformano in mercati abusivi totalmente in mano ai “vu cumprà” clandestini. Altra categoria poco gratificante sono i Ciceroni abusivi nei siti archeologici, sorci che incarnano, più di ogni altra cosa, la dappocaggine delle istituzioni.

LE ORDINANZE: una “minchità” tutta italiana le cervellotiche ordinanze restrittive emesse dai comuni nelle zone turistiche, vera e propria annuale “idiotolimpiade” per sindaci che si servono dallo stesso pusher che fornisce i designer dell’ikea. Abbiamo aree, come la riviera Ligure, in cui molti paeselli sono attaccati l’uno all’altro, divisi solo dal cartello che marca il territorio e dalle deliranti ordinanze. Con una bella passeggiata è possibile visitarne diversi, cosa che induce i turisti, stranieri in testa, a incappare in salate sanzioni oppure prodursi in un “togli e metti” di maglie, scarpe, zoccoli, infradito, parei e canotte dando vita a trasformismi brachettiani ad ogni confine. Incombenze fisiologiche, quando un turista deve mingere o evacuare solidi può scegliere tra due alternative: 1) pagare una esosa consumazione non desiderata in un bar, 2) versare l’obolo al guardiano dei cessi pubblici. Eggià, noi lasciamo incustoditi i tesori ma piazziamo la “security” davanti ai gabinetti, chi ha i soldi contati si “libera” strada facendo.

Tra i comportamenti da bestie allo stato brado messi in pista dai turisti stranieri last generation, vi è una new entry al tabasco che certamente farà giurisprudenza: il sesso in pubblico. Una mezza dozzina di casi segnalati, il più eclatante a Venezia, la copula selvaggia è avvenuta su un ponte sotto lo sguardo attonito e lubrico dei presenti. Il messaggio non è affatto criptato, l’Italia è vissuta come un grande bordello. C’era da aspettarselo, stiamo pagando il conto per una demente politica sulla immigrazione, tutto il mondo ne è a conoscenza, questo è il Paese del lassismo no limits, del “cu futti futti dio perdona a tutti”, terra di nessuno, ingenuo pensare non lo sappiano anche i turisti “Unni”.

EDUCAZIONE e RISPETTO sono valori che trovano linfa in quel “do ut des” che abbiamo parcheggiato chissà dove, pretenderli unilateralmente è da arroganti ipocriti. Potremmo vivere di turismo, fare la “ola” nel benessere se solo imparassimo a considerarlo una risorsa indispensabile da coccolare e vezzeggiare. Purtroppo sguazziamo ancora nel becero provincialismo delle “Mandrakate”, una Italianità che non ci fa onore, perseveriamo nel considerare i turisti come allocchi, babbei da depredare e buggerare, nonostante ciò ci indigniamo di fronte alle loro intemperanze. Non dimentichiamolo, in questo Paese fregare il prossimo si chiama “folclore”. Non continuiamo a ringhiare “è vietato fumare” tenendo una sigaretta accesa stretta tra i denti. Ben vengano leggi severe e punizioni esemplari contro i “turisti barbari”, nel frattempo iniziamo a cambiare registro noi, giusto per non essere sullo stesso livello.

Nell’osservare il mondo si colgono strane contraddizioni, le aree in cui impera il degrado sono proprio quelle popolate da abitanti che vivono nella convinzione di essere più furbi degli altri.

Tullio Antimo da Scruovolo