Il pezzentismo ideologico…

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Vi fu un tempo in cui bussavano all’uscio due tipologie di questuanti, i frati che chiedevano l’obolo per benedire la casa e le zingare che lo pretendevano per non maledirla, metodi diametralmente opposti per ottenere la stessa dazione da un’unica tasca, abecedario del marketing, della psicologia finalizzata e della comunicazione. Con lo scorrere dell’acqua sotto i ponti le tecniche per spillare denaro si sono affinate plasmandosi alla progressiva modernizzazione culturale e tecnologica, i frati si sono trasformati in accattivanti campagne pubblicitarie e le zingare in pubblici amministratori che impongono tributi minacciando pesanti ritorsioni senza garantire servizi. Nella sostanza… i primi ammaliano i secondi taglieggiano, accoppiata vincente sancita da segreta alleanza.

L’eclatante mutamento rispetto al passato si materializza in un volpino scambio dei ruoli causato dalla strisciante diffusione di un virus bastardissimo: il “pezzentismo ideologico”, golpe concettuale che ha radicalmente sovvertito gli assetti. Il principio cardine è stato forgiato nelle fonderie del plagio massificante, loro chiedono/estorcono ma, ufficialmente, i “pezzenti” siamo noi. Indurre i popoli a normalizzare, interiorizzare l’assurdo è opera sopraffina, occorre agire su più fronti pianificando e attuando perfide strategie sinergiche.

Per incanalare le masse nell’imbuto del “pezzentismo ideologico” è indispensabile intervenire su due settori base: abbigliamento e alimentazione, fronde ostili nella patria del fashion e delle eccellenze gastronomiche, ostacoli aggirabili avviando la motrice sul subdolo binario della sensibilizzazione, alias indottrinamento a tappeto. Detto fatto, da anni sul mercato vengono immessi capi da “pezzenti” come jeans strappati, camicie e indumenti confezionati (rappezzati) con pezzi di stoffa cuciti a casaccio, tessuti slavati e fibre lise, moda vintage e mercato dell’usato, abiti sdruciti, “vissuti”, come quelli indossati dagli accattoni e dai meno abbienti in una buia epoca mai del tutto seppellita. L’alimentazione non è da meno, nei supermercati impazzano sostanze come la crusca, il kamut, il farro, ecc. ecc., una dieta che i nostri avi somministravano ai maiali. I pub stanno lasciando il posto alle “vinerie”, taverne di antica concezione in cui si tracanna vino accompagnandolo con pezzi di formaggio, salame e pane casereccio, storico pasto degli errabondi viandanti apolidi.

Urge scongiurare crisi di rigetto e metabolizzare “look & food” da “pezzenti”, per farlo occorre calarsi totalmente nella parte, metamorfosi agevolata dalla magnanimità dello Stato che sta profondendo ogni energia per “appezzentire” i cittadini alleggerendoli da incombenze lavorative. Cestinato il posto fisso, spazzate via le certezze, eliminate ancore e stanzialità, si acquisisce il titolo di “pezzente DOC”. Il “pezzente DOC” è nomade, non ha punti fermi, adora la precarietà e le insicurezze, ambisce al declassamento professionale e all’impoverimento fino alla nullatenenza materiale e morale. Il comandamento guida del “pezzentismo ideologico” impone di vivere alla giornata, come le mandrie di gnu create dalla natura per sfamare i predatori della savana.

Un “pezzente” che si rispetti ripudia beni solidi e durevoli come la casa, roba per ricchazzi sfigati privi di spirito e dinastie di tiranni vincolate a sgraditi ruoli, per questo non lesina riconoscenza e devozione a quei governanti che si scervellano consumando enormi quantità di caffè, aspirine e pacchetti di Marlboro per eiaculicchiare nottetempo tasse, balzelli, addizionali e gabelle sugli immobili. La nobile equità la si tange tassando anche capannoni terremotati e negozi alluvionati bandendo così ogni forma di discriminazione, la vera democrazia mette tutti in strada con le “pezze” al culo. Vivere all’addiaccio fortifica gli anticorpi, rende i sopravvissuti più resistenti alle intemperie e riduce la spesa sanitaria, che acume, che lungimiranza, hanno pensato proprio a tutto.

Quando non si hanno soldi né casa né un lavoro stabile e non si possono fare progetti che colorano il futuro, si diviene “pezzenti” anche nei sentimenti, una unione spoglia di sogni e mappe del tesoro diventa anoressica ma anche questo è un bene. Se la prospettiva di vita prevede un continuo deambulare nonché sporadiche occupazioni a singhiozzo, è meglio non angosciarsi con problemi di cuore e malinconiche carenze. L’amore lo si lasci ai possidenti, loro hanno armi e validi motivi per scannarsi a vicenda quando ne sono satolli.

Esaurito il sarcasmo… il “pezzentismo ideologico” che sta tentando di oscurare i cieli Europei è il reale modello di società programmato all’ombra dello sbandierato simulacro progressista, parzialmente mutuato dalle ceneri del comunismo integralista, perfettamente adattato alle linee capitaliste e al consumismo imposto dalle multinazionali. Una volta dilapidati i risparmi e persa ogni velleità, ogni certezza, ogni futuro, quel poco che si guadagna lo si spende senza remore e quando finisce ci si indebita, questo è l’aspetto più schiavizzante e deleterio, quello che maggiormente “appezzentisce”, in fondo il vero “pezzente ideologico” è il “rassegnato”.

Tullio Antimo da Scruovolo

 

Avanti un altro…

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Nelle valli e nelle pianure della martoriata Italia, ancora riecheggia il raglio Renziano che ha tenuto a battesimo il terzo governo illegittimo consecutivo, una compagine ministeriale che pare esser stata presa in blocco dal “circoletto casellanti autostradali di Firenze Signa”. Il giovin Matteo canta a cappella, lo fa tenendo una mano nella tasca dei pantaloni, non per disinvoltura da palco, no, semplicemente per prodursi in scaramantiche grattatine scaccia malocchi, macumbe provenienti da “parenti” politici e finti “amici” di partito. L’acido livore di Letta, la battuta del redivivo Bersani e la tutt’altro che spontanea genuflessione di Civati, impongo urgente stoccaggio di trecce d’aglio, gobbetti, corni e ferri di cavallo da piazzare in ogni dove, io ci aggiungerei anche l’acqua santa di Trapattoni, il sale di Wanna Marchi e le candele del mago Otelma. Sulla sponda apotropaica è sempre consigliabile aggrapparsi alla celeberrima locuzione latina: “melius abundare quam deficere”.

L’ex inquilino di Palazzo Vecchio è riuscito ad allocare le terga sulla “cadrega” più ambita grazie a un colpo di katana che ha trasformato in eunuchi i vecchi leader del PD. Come diceva Al Pacino nel film “Donnie Brasco”: “quando decideranno di farti fuori sarà sempre un tuo amico a fotterti, che te lo dico a fare”, Enrico Letta deve esserselo perso. In uno stormir di fronda, il Fonzie della Leopolda, è riuscito a fare l’esatto contrario di quanto proclamato a gran voce dopo le primarie farsa. Potere e gloria sono due vecchie bagasce gemelle immuni dal logorio del tempo, ammiccano oscene, ammaliano lascive, offrono goduria laida, attraggono in un modo che definire irresistibile significa eccedere in parsimonia espressiva. Un’accoppiata talmente arrapante da provocare pedisseque “eiaculatio precox” in ogni governo. Ce la farà il virgulto “chianino” a non farsi spompare in breve tempo come gli altri???

La colonna sonora del “Renzi show” è, per sillogismo, un vecchio successo di Cocciante: “Cervo a primavera”, le accorate performances oratorie del neopremier hanno spalancato le finestre delle stanze del potere, la mefitica aria radical chic è stata sostituita con una ventata di novello, rivisitato romanticismo politico. La stucchevole rapidità con la quale ha scalato il potere spodestando l’occhialuto tricoleso, ha prodotto un impatto emotivo sociale tale da far passare in secondo piano promesse/programmi sparate ad minchiam, sì ma con la giusta enfasi, l’ardore del neofita ha ben impressionato e sciolto ghiacci.

I problemi di questo Paese sono più strutturali che politici, 60milioni di Italiani si trovano nella stessa situazione dei due marò. Girone e Latorre sono stati “venduti” agli Indiani da Monti e Passera per difendere interessi economici privati di “compari” e “amici degli amici”, noi, Italiani tutti, siamo stati sacrificati alle logiche di una congrega chiamata “Eurozona”. Quando Renzi si scontrerà con caste, poteri forti e lobbie, finirà, inevitabilmente e inesorabilmente, col continuare a massacrare operai, impiegati, pensionati, commercianti e piccole/medie imprese. Esattamente come hanno fatto i suoi predecessori, il cancro non si cura con le aspirine, non saranno certo “contentini” insulsi a risollevare le sorti e il morale di un popolo.

Per cambiare veramente l’andazzo ci vorrebbe, ci vuole, una dose di coraggio tale da sconfinare nell’ardimento della incoscienza, sarà dura togliere ai magistrati quell’antidemocratico potere che li ha portati ad avere una totale deresponsabilizzazione, una totale impunità e un totale controllo sugli altri apparati istituzionali. Sarà dura “riumanizzare” banche, Equitalia e agenzie delle entrate, i suicidi a loro imputabili hanno raggiunto numeri da vergogna, sarà dura riportare la scuola a funzioni prettamente formative smettendola, una volta per tutte, di considerarla un ufficio di collocamento ove piazzare tesserati di partito. Sarà dura varare, con 40anni di ritardo, una legge adeguata e seria sulla immigrazione, sarà dura riappropriarsi di pezzi di territorio totalmente in mano alle mafie. Sarà dura smetterla di tagliare fondi a sanità, istruzione e sicurezza, sarà dura snellire la burocrazia ed eliminare “parcheggi” per trombati come le province e una miriade di enti “ciucciasoldi” affollati da amebe. Sarà dura porre fine a sperperi, sprechi e indegne mangiatoie, sarà dura mettere mano alla costituzione, ormai obsoleta, sarà dura emanare una legge elettorale in grado di dare a questa Nazione quella governabilità che non ha mai avuto. Sarà dura tranciare condizionanti e penalizzanti cordoni ombelicali ideologici.

Signor Matteo Renzi, mi permetto di darle due suggerimenti: 1) L’Italia è la patria dell’arte, della storia, un paradiso con circa 8.000 km di costa, monti, laghi e stupende risorse naturali, non solo, vanta eccellenze enogastronomiche di livello mondiale. Investendo grandi risorse sul turismo potremmo recuperare svariati punti di PIL e creare una infinità di posti di lavoro. 2) la legalizzazione della prostituzione produrrebbe un gettito fiscale di enorme portata, ingenti somme di denaro sottratte alla malavita che potrebbero essere reinvestite nel sociale. Si muova in queste direzioni, non faccia anche Lei il solito gioco della tre carte e dei vasi comunicanti, se non si creano nuove fonti, nuove risorse, nessuno, nemmeno Lei riuscirà mai a farci uscire dal pantano. Il benessere è un nostro diritto, non un vezzo/miraggio onirico, la Sua carica Le impone di darcelo, è un Suo dovere, un dovere primario, unico. Sia lungimirante e si ricordi che con un uovo oggi si risolve poco, con una gallina domani ci si sfama in tanti e per più giorni. Seppur attanagliato dallo scetticismo… mi impongo di sperare Lei faccia qualcosa di veramente innovativo. Mi stia bene.

Tullio Antimo da Scruovolo

Il gatto e le volpi…

La “ MARIO MONTI IDEE BRILLANTI E AFFINI INCORPORATION” ha partorito l’ultima “tecnicata”, le imprese che avanzano soldi dalla pubblica amministrazione possono accorciare i tempi biblici per incassare le fatture scadute pagando il pizzo alle banche. Proprio così, lo Stato invierà ai creditori una delibera monetizzabile solo dopo previa cagnotta (nobilmente chiamata “aggio”) versata all’istituto di credito “benefattore”. Come non fosse già tragica e alienante la lunga attesa, le imprese bisognose di liquidi dovranno accollarsi una sorta di “mora” che a rigor di logica spetterebbe al debitore. La bagnarola dei tecnici ha attraccato nel porto della fantascienza economica per scaricare dalla stiva enormi cappelli e dar vita all’accattonaggio creativo.

Nella “annunciazione” del nuovo evento (mi aspettavo apparissero in video aureola e stella cometa), il nostro primo ministro ha manifestato una chiarezza di idee ed una precisione chirurgica da Guinness  parlando di uno stanziamento che oscilla tra i 20 ed i 30 miliardi di Euro, avete letto giusto, una forbice di scarto, un più o meno, un circa meno quasi, un suppergiù… pari a VENTIMILAMILIARDI di vecchie lire. Ennesima ed inquietante conferma, questi “tecnici” fanno i conti a spanne, brancolano nel buio, annaspano nel pressappochismo, si nutrono di approssimativa approssimazione. Finalmente abbiamo capito perché le donne hanno problemi con i parcheggi, qualche “tecnico” ha fatto credere loro che gli accendini Bic siano lunghi 20cm.

Per rendere grottesco e pittoresco il tragico ci volevano proprio costoro, i luminari cabarettisti fighetti from Bocconi, tre bottoni fresco lana, scarpe di vitellina confezionate a mano, le unghiette ben curate e la postura clericale. Nell’era della tecnologia, dei dati reali in tempo reale, la ministra Fornero non ha la più pallida idea di quanti siano gli esodati, ogni tanto butta lì una cifra a muzzo sperando di acchiapparci… ma poi… che stress questi esodati, è più facile contare i piccioni in Piazza San Marco. Dopo sei lunghi mesi trascorsi a parlare di ICI/IMU impera un caos da torre di babele, i CAF spillano soldi ai contribuenti per conteggiarla, ovviamente in modo approssimativo (anche in questo caso) e con sulla testa la spada di Damocle delle aliquote comunali ancora in gestazione. Non è mica finita, da tempo tutti gli uomini e le donne del presidente sono impegnati h24 in una specie di caccia al tesoro nei palazzi del potere, vince chi trova la scatola delle vitamine utili per riprendere la crescita, irrobustire uno Stato emaciato, cagionevole, la cui sorte è affidata alla casualità delle furbate. L’albero della cuccagna è stato depredato, a loro il San Daniele e a noi l’amara cicoria che nasce spontanea tra le sterpaglie  di una geriatrica, incompetente, classe dirigente che non riesce a capire dove accidenti sia il bandolo della matassa, intanto, per sì e per no, tagliano il filo alla cieca

Più che una compagine di economisti eccelsi il governo Monti sembra essere una sgangherata compagnia di cleptomani (si vocifera che ad ogni consiglio dei ministri spariscano accendini d’oro, mont blanc e rolex incautamente appoggiati sul tavolo). Pronti ad arraffare tutto quello che passa davanti non lesinano iniziative a dir poco sconcertanti, molte “strategie” per far cassa non sono andate, fortunatamente, a buon fine ma c’è da rimanere attoniti semplicemente per il loro averle pensate, mi riferisco alla tassazione di cani e gatti, delle borse di studio, delle case dei vecchietti negli ospizi, al tentativo di obbligare ultracentenari ad usare il bancomat, agli esodati messi a pane e acqua… evvai… giù per la rupe delle belinate.

Ovviamente anche la gestione dell’immagine e della comunicazione sarebbe da rivedere, per non dire stravolgere, sono sei mesi che grandinano fesserie di ogni fatta ed esternazioni da venditori di pomate per calli, deve esserci un virus che attacca i “tecnici”, anche Padoa Schioppa (quello dei bamboccioni) era uno di loro. Con le prese per i fondelli ci danno giù della grossa, la Elsa piange, Passera invoca rigore, superMario parla mestamente di sacrifici ma nel contempo si è votato il mantenimento delle pensioni d’oro, si è rinnovato il contratto con la Telecom per la gestione dei braccialetti elettronici (CENTODIECIMILIONI di Euro versati per monitorarne DUE in dieci anni), si è deliberato l’incremento del parco auto blu per ben dieci milioni di Eurazzi, di toccare caste e privilegi neanche a parlarne. Il top, il massimo dei minimi, l’apoteosi del play back irriverente, l’hanno raggiunto invitando i cittadini a spedire mail contenenti suggerimenti per i tagli, quando si dice la democrazia applicata, appro… a chi e per cosa potrebbe tornare utile un simile data base niente affatto anonimo???

Tullio Antimo da Scruovolo

Femminicidio e Contribuenticidio…

Ad oltre un terzo di questo anno bisesto e funesto ci ritroviamo immersi nella quotidiana conta dei morti ammazzati, direttamente e indirettamente, dalla dabbenaggine, dalla cinica indifferenza e da una logica sociale che da tempo ha virato scientemente verso il triangolo delle Bermuda. Sarebbe sbagliato prodursi in paragoni tra le donne uccise dalla follia e il dilagare di suicidi provocati da colpi di falce che mietono il futuro, tuttavia lo sarebbe anche ignorare il punto in comune che hanno le due tipologie di vittime. Donne perseguitate e contribuenti vessati giungono alla premorienza in uno stato di solitudine, di abbandono, di vulnerabilità fisica e psichica che è frutto di un marciume istituzionale incapace di garantire i diritti base della civiltà come la sicurezza e l’assistenza. Questo post è un j’accuse, un j’accuse indirizzato verso quell’assurdo labirinto legislativo che produce sacche selvagge, feroci, sarebbe riduttivo e mortificante fermarsi ad analizzare gli insani gesti contestualizzandoli alla vicenda e quindi decontestualizzandoli dall’impronta sociale. Le donne muoiono perché lo Stato non ferma le mani omicide, i contribuenti giungono all’estrema resa perché lo Stato ha trasformato loro da essere umani in cartelle da riscuotere, in entità borderline portatori di ragioni economicamente improduttive.

E’ allucinante constatare che quasi tutte le vite stroncate delle donne siano opera di maschi ripetutamente denunciati, le forze dell’ordine sono rese impotenti dalla farraginosità  delle leggi, i giudici scarcerano recidivi ed attuano indulgenza perché “interpretano” le leggi, cosa si aspetta per modificarle QUESTE leggi??? Forse che si giunga ad un numero di cadaveri prestabilito come si trattasse di un gioco a punti??? Sulle cause del picco di violenza maschile ho già scritto in abbondanza e non intendo ripetermi, non sono in grado di stabilire con certezza eventuali effetti positivi dovuti ad una maggiore severità penale ma, senza alcun tentennamento, biasimerò ad oltranza decisioni come quelle di rimettere in libertà Luca Delfino, sotto processo per omicidio, dandogli la possibilità di uccidere ancora. Che dire poi ancora della rimessa in libertà dopo pochi mesi di quel tizio arrestato per aver inferto 17 coltellate alla ex fidanzata??? Appena uscito andò a Terracina per “finire il lavoro” uccidendola, in quella circostanza i fendenti furono una trentina, “il merda” andò sul sicuro. Sono solo due esempi pescati in un enorme mucchio, chi di dovere intenda e si muova di conseguenza, non si può affrontare un problema che puzza di futura morte con cazziate da caserma o diffide che quasi nessuno rispetta perché lo Stato non controlla, perché lo Stato non punisce, perché lo Stato è “comprensivo”, perché lo Stato non tutela, perché lo Stato non educa.

I suicidi in serie… non credo esista in un altro Paese civile una agenzia dotata di poteri come Equitalia, apparato al quale è stata appaltata la riscossione dei tributi (agio 9%) sottoscrivendo una clausola da dittatura terzomondista, il sequestro preventivo e rapidissimo di beni con contenzioso ancora in corso, la vicenda toccata a Luca Laurenti è pazzesca, cinque appartamenti pignorati anticipando qualsivoglia sentenza per una tassa tecnicamente non dovuta (siamo al limite dell’estorsione mascherata, molti contribuenti INNOCENTI o venialmente colpevoli potrebbero ritrovarsi costretti, loro malgrado, ad optare per una transazione ingiusta pur di svincolare le proprietà ed evitare deleterie lungaggini). Il simpatico show man è in auge e certamente ha di che vivere ma se fosse stato nel limbo del dimenticatoio ad introiti zero??? Avrebbe rischiato di fare la fine dei “Signori nessuno” che si vedono ignorare ragioni e aspetti esistenziali dalla suddetta struttura. Ci sarebbe da dire molto anche sull’INPS, acronimo che significa “previdenza sociale”,per moltissimi un beffardo ossimoro. Molti suicidi sono dovuti al modus operandi delle banche, inflessibili e spesso “cravattare”, come cronaca comunica, quelle banche foraggiate dalla BCE con fiumi di Euro destinati a piccoli e medi imprenditori,  capitali arbitrariamente dirottati verso lucrose speculazioni, anche qui lo Stato è assente, non punisce, non interviene, non sente, non parla, non vede.

Punzecchiato sulla immane quantità di morti da sconforto… Monti ha prima dichiarato che sono poca roba rispetto a quelli Greci e poi ha smesso i panni del tecnico per indossare quelli del politico scafato scaricando il barile sui predecessori. Non c’è da meravigliarsi, lui si “sdegna” di fronte alla richiesta di compensazione, la sua “arma segreta” per salvare l’Italia è incassare i crediti subito e pagare i debiti a babbo morto, fallimenti e relativi defunti sono blandi effetti collaterali… e pensare che questa mente illuminata è a capo della Bocconi. Per par condicio ci tocca riconoscergli una certa coerenza, nonostante il massacro di decine di donne perpetrato sotto la sua presidenza, non ha sentito il bisogno di spendere nemmeno una parola in merito, proteggerle costa troppo e poi lui è lì solo per dissanguare il popolo, mica per occuparsi di queste “cazzate” plebee.

Tullio Antimo da Scruovolo

L’esercito della salvezza

“Dottò, tengu lu nervu sciatico abburritato a lu femore”, con questa autodiagnosi che non esito a definire bucolica, la mia Colf si è prodotta in una spontanea metafora sofista di portata storica, credo che nessun politico, giornalista, opinionista o sociologo sarebbe in grado di esprimere in modo più figurativo lo stato di salute della nostra martoriata Italia. I banchieri impostori insediatisi ai posti di comando paiono proprio un nervo sciatico infiammato attorcigliato allo stivale, la fortuna sarà anche cieca ma sfighe e malattie hanno una mira da cecchino…

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