L’amore non è solido, non è liquido, non è gassoso, è energia, forse…

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…“accoppiamoci selvaggiamente tra i rovi per vergare sulle nostre carni la passione che ci travolge, il sangue sarà inchiostro”, “maaaaaa… una motel room climatizzata no???”, “non temere, l’immenso amore ci renderà insensibili al dolore”, “ecco… cioè… come dire… sai… il mio è ancora in erba, non possiamo procrastinare il martirio???”, “allora tu non mi ami”, “per dimostrarti il mio amore dovrei scarnificarmi tra i rovi???”, “perché me lo chiedi??? tu non mi ami, decisamente no”…

La “pulp-gag” descritta sintetizza quanto sia ricercato, perseguito, il masochismo fisico, sentimentale e cerebrale intinto nella “love sauce”. E’ letteralmente impossibile dissertar d’amore senza partire dalla banalità e dai luoghi comuni, semplicemente perché, nella sua interpretazione più diffusa, è una banalità che sgambetta sulla colonna dei luoghi comuni. L’amore non è un sentimento nobile, puro, altruista, benevolo, nemmeno l’anticamera della felicità, non è una meta, uno scopo, un elisir, un container di comprensione… è uno “stato d’animo” cangiante che impasta i colori dell’esistenza creando tinte indefinibili. L’amore è una scommessa, una tragedia ludica, una chiamata alle armi di tutte le energie, destinazione: la trincea della propria pochezza.

“Stare insieme”, anche quando si odono i violini del romanticismo ottocentesco e si stipulano patti di alleanza con luna, fiori e melassa, è sempre un duello tra personalità, caratteri, esigenze, visioni, paranoie, insicurezze, sogni, proiezioni, frustrazioni, carenze e sensibilità. E’ qui che lo “stato d’animo” diventa “energia”, ogni rapporto è un incontro/scontro tra energie, con tutte le innumerevoli varianti ipotizzabili, l’amore è una cannibalizzazione delle forze, non una unione delle stesse. Le relazioni funzionano solo quando uno dei due cede le armi e accetta di essere fagocitato. Questa è la chiave di lettura, l’amore nasce da una resa, da un avvilimento parziale o totale, conscio o inconscio, della propria essenza. Analisi positiva, sto parlando di un “incastro perfetto”, quando si incontrano una personalità forte, dominante e una personalità bisognosa di essere “guidata”… il rapporto è vincente, duraturo, blindato.

Quelle che caratterizzano le unioni ad alto coinvolgimento emotivo sono energie anarchiche, totalmente fuori controllo capaci di prodursi in repentine inversioni di rotta, energie errabonde che rimbalzano dal muro delle positività a quello delle negatività, a volte bloccandosi in sospeso creando stalli chiamati “dubbi”. Sono le energie folli che alimentano intenti distruttivi come il possesso, la gelosia, l’odio, il rancore, il livore, gli spurghi biasimevoli e l’autolesionismo.

L’amore è sofferenza per antonomasia, è ricerca pedissequa del supplizio, un cilicio, ce lo dice la psicologia, la storia, la letteratura, la cinematografia e non solo. Il più significativo, rappresentativo sceneggiato, veritiero nel suo articolarsi, è certamente lo storico “uccelli di rovo”: “ma chi glielo ha fatto fare a quella scema di rovinarsi tutta la vita aspettando l’amore di un prete che ha preferito la “carriera” a lei?”, è solo un teleromanzo???, e tutte quelle “sceme” che fanno le amanti per lustri/decenni all’ombra di uomini sposati che non salperanno mai dal porto-famiglia??? Alcune energie hanno il potere di stravolgere la realtà modificandone i connotati, riescono a trasformare le illusioni in sogni realizzabili, le chimere in aspettative probabili, l’impossibile in fattibile, il marziano in terrestre ma sono solo miraggi.

Sfatiamo una leggenda, non è l’amore a spostare le montagne, niente affatto, è la passione, la passione può nascere tranquillamente da una fusione tra cervelli e carne lasciando fuori il cuore, una linea diretta senza fermate né deviazioni. Certo, ci può essere passione anche nei rapporti a 360° ma il rischio che venga penalizzata, sacrificata, limitata è onnipresente. La passione corpo/mente scatena gli istinti più reconditi appagandoli e rinnovandoli, una fonte inesauribile di energia che si perpetra nell’abbattimento delle difese proprie e altrui. L’amore ammorbante, invece, crea immobilismo attendista, toglie coraggio, sparge titubanze, non di rado porta alla rassegnazione.

Cupido organizza visite a bellissimi castelli, si parte dalla facciata, solida, imponente, si passa poi nella suggestiva sala del trono, nei saloni delle feste pieni di drappi pregiati, opere d’arte e fantasmi fiabeschi, si guardano le alcove con i letti a baldacchino intarsiati, torniti a mano. Successivamente si scende nelle cucine e si intravedono gli scarafaggi fuggire, infine ci si avventura nelle segrete, luoghi mefitici in cui si respira il nauseabondo odore dell’angoscia e del tormento.

I notiziari ci aggiornano quotidianamente sugli effetti collaterali degli acidi amorosi e le relazioni ufficiali degli psicoterapeuti mettono a fuoco un quadro allarmante. La summa di questo post è una indicazione, un suggerimento, un invito a riflettere, le relazioni appagano e rendono felici quando sfamano e dissetano gli egoismi reciproci. Partendo da questo assunto… non è possibile unirsi all’altra mezza mela se non ci si conosce a fondo, se non si ha consapevolezza dei propri bisogni, coltivare un rapporto con un/a partner tangibilmente inadeguato/a significa immolarsi in nome di una stupida ostinazione. Niente mina orgoglio, dignità e autostima più di una capitolazione amorosa sbagliata.

Gli amanti del “salto nel buio” che rincorrono scarichi di adrenalina, hanno tutto il diritto di sguazzare nelle paludi del rischio, l’importante è che si astengano dal lamentarsi e vittimizzarsi al sorgere dell’alba, il pietismo post-capriccio è irritante. L’amore… tutti lo cercano ma quasi nessuno lo trova, non quello giusto, prova provata di quanto non sia fondamentale per la sopravvivenza, checché se ne dica.

Tullio Antimo da Scruovolo

 

Unità ostili a ore nove, arrivano i “RACCOMANDATI”…

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I lavoratori dipendenti orfani di “santi in paradiso” hanno una foglia di ortica nelle mutande, un imperituro supplizio imposto dalla tirannica sopraffazione gerarchica comunemente chiamato “ i raccomandati”, è sufficiente nominarli per provocare travasi di bile e relativi conati. Eppure, prima che una laida mutazione li trasformasse in viscida sottospecie umanoide, i fruitori di tale “aiutino” rasentavano la beatificazione: “è veramente una brava persona, di buona famiglia, seria, affidabile, umile e volonterosa, diamogli una mano”. Noi Italiani abbiamo nel DNA un potere opposto a quello di Re Mida, lui trasformava la merda in oro noi trasformiamo l’oro in merda, infatti abbiamo precluso le corsie preferenziali ai degni e meritevoli per cedere il passo, ahinoi, agli indegni somaticamente deformati dalla scucchia dell’arroganza.

“Raccomandato” è un termine che vanta svariati sinonimi “Coccolino” adottati per ammorbidire il concetto: “segnalato, indicato, suggerito, consigliato, promosso, agevolato, aiutato, sponsorizzato”, quando il mentore è di matrice politico/mafiosa (difficile individuare differenze), il sinonimo è unico e per niente soffice: “imposto”. Contrariamente a quanto asseriscano in molti, i “raccomandati” non sono insetti che infestano  ogni dove, esistono “no fly zone” anche per loro.

Nei settori produttivo/commerciali strutturati a piramide in cui ogni obiettivo è vincolato a quello del livello inferiore, non è consentito l’accesso a parassiti, incompetenti e zuzzurelloni inetti, destabilizzerebbero gli assetti vitali dell’azienda. Stessa regola per incarichi di alta responsabilità dotati di potere decisionale strategico, operativo ed economico. Quando un’impresa si ritrova a dover assumere “spintaneamente” un pupillo del potente un auge, ricorre alla saggezza talmudica… lauto stipendio, ufficio direzionale all’ultimo piano, pc con accesso a social e siti porno, orario free e sulla porta un cartello che riporta ruolo e qualifica: “supervisore al coordinamento delle risorse teoriche”, oppure. “capo struttura delle dinamiche immobili”. Quelli in cravatta e frescolana blu/grigio “piazzati” nei CDA e sulle poltrone in pelle umana riservate agli AD, si chiamano “pupi”, “teste di legno” e “delfini”.

Tutt’altra situazione il tarlo che erode quella immensa mangiatoia chiamata “cosa pubblica”, mastodontici apparati in cui frotte di “raccomandati” spadroneggiano ad ogni livello, dall’usciere al Presidente passando per sportellisti, amministrativi, capetti e capoccioni, fancazzisti, amebe e assenteisti. Disastri, disagi, sprechi e malefatte di ogni sorta, non hanno mai responsabili e le lamentele dei cittadini vengono vissute come il mattutino cinguettare degli uccelletti, penso che in alcuni alimentino la boria sadica, i “raccomandati” sono maggiormente inclini a quel perverso piacere che si prova nel vessare i contribuenti inermi.

L’impostazione mentale di un/a “raccomandato/a” è complessa nonché fortemente condizionata dall’importanza del posto usurpato, più è prestigioso più diventa intenso l’asservimento nei confronti del “protettore” di riferimento. Questi soggetti spendono le energie stipendiate per difendersi dall’astio dei colleghi e per vittimizzarsi teatralmente a fronte di una scarsa resa: “i miei colleghi invidiano la mia bravura e quindi mi mettono i bastoni tra le ruote per farmi sfigurare”. I “raccomandati” volteggiano aggrappati al paracadute psicologico delle interpretazioni di comodo e delle giustificazioni precostituite, per non dire stereotipate. Raramente si appassionano al proprio lavoro ma sono sempre pronti a vantarsene con amici, parenti e conoscenti come fosse una loro sudata conquista. I “ladri di occupazione” sono pezzi di merda consapevoli, come tutti i mariuoli non hanno la capacità di valorizzare in modo adeguato il “bottino”. Precisazione di rito, sicuramente nello sconfinato esercito dei “raccomandati” esistono persone validissime che si sono viste costrette, loro malgrado, a farsi dare qualche “calcio nel culo” per superare ostacoli assurdi e uscire da cervellotici labirinti, ritengo comunque siano una esigua minoranza.

Il charter dei “raccomandati” è composto anche da carrieristi che, con metodi poco ortodossi, si auto-promuovono per scavalcare e annichilire la concorrenza. Soggetti prevalentemente di sesso femminile con tanto di avvenenza e dimestichezza da materasso in curriculum… almeno, così sibilano a denti serrati le colleghe rosicone. Se fossi un dirigente alla ricerca di una segretaria non avrei dubbi, tra una racchia brava e una strafica svampita sceglierei la racchia, tra una racchia e una strafica di pari valore e competenza sceglierei la strafica, in nome di quale ipocrita valore politicamente corretto dovrei penalizzarla a favore della racchia??? Quando si parla di “presunte” carriere da minigonna, scollatura e fellatio, anche le femministe più incallite si trasformano in omaccioni maschilisti e retrogradi, magari avvezzi alla coprolalia, appioppando “lettere scarlatte” senza titubanza né remore. Le donne “viagra” hanno due vantaggi rispetto alle donzelle “valium”, sono geneticamente stronze e considerano l’altrui livore come un lusinghiero riconoscimento, una fascia da miss, una laurea ad honoris causa.

Tullio Antimo da Scruovolo