Le violette, il “fuoco amico” e la saggezza aliena…

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La violetta, romantico, delicato, fiabesco, bellissimo fiorellino di campo, ha una particolarità sconosciuta ai più, esala un profumo che anestetizza i recettori olfattivi, per bearsi nuovamente della sua fragranza bisogna attendere che passi tale effetto. La violetta, come amavano fare le dive della “golden age”, si concede con parsimonia, non inflaziona l’essenza caratterizzante. Ennesima, naturale taratura di un equilibrio, gli umani dovrebbero imitare una simile valorizzazione, mi riferisco agli individui, troppi, che si autoproclamano “angeli custodi d’ufficio” sempre pronti ad affrontare le altrui avversità. Mutuando una espressione dal gergo militare potremmo catalogare costoro sotto la voce: “fuoco amico”.

Il “fuoco amico” colpisce indefessamente, senza tregua, senza soluzione di continuità, individua il bersaglio tra i soggetti fragili, sensibili, menti non blindate, personalità prive di antivirus. Il “fuoco amico” dispensa consigli, suggerimenti, indica soluzioni, si insinua nella vita della vittima designata col chiaro intento di segnarne l’agenda. Si manifesta sotto le mentite spoglie del “problem solution”, è onnipresente, monopolizza, elabora strategie e mappa sentieri comportamentali, assurge al ruolo di “life coach”, il suo vero obiettivo è divenire indispensabile. Può operare in modo PERSONALIZZATO ma anche COLLETTIVO.  Se vivete relazioni problematiche, articolate, il “fuoco amico” vi elargisce rimbrotti e piani d’azione, pur non conoscendo affatto la capacità penetrante del vostro rapporto né l’appagamento intimo che da esso traete. Se una comunità, uno Stato, attraversa un periodo di crisi, gli aspiranti “fuoco amico” si moltiplicano come topi di fogna.

Da tempo ho fatto mio l’aforisma Andreottiano: “a pensar male si fa peccato ma spesso la si indovina”. Chiunque si prodighi per spandere aiuti non richiesti lo fa per proprio tornaconto, convenienze materiali o emotive che siano, non germogliano MAI da intenti nobili. Nessun amico/a ha in tasca la soluzione dei vostri problemi (chi soffre per passione solidarizza senza consigliare, chi non è coinvolto non può capire e spesso vive a bagnomaria nell’acido dell’invidia). Nessun candidato politico aspira ad essere eletto (esosissimi emolumenti per far poco niente, agi, corsie preferenziali, titolo di Onorevole, vitalizi assurdi e magari pure qualche ruberia) per puro spirito di sacrificio. Il “fuoco amico” tende a latitare di fronte a necessità di natura materiale, è risaputo, i guru hanno sempre le tasche cucite.

Un mio conoscente extraterrestre mi ha raccontato che nel suo peregrinare da una galassia all’altra, si è imbattuto in un pianeta chiamato “cazzi nostri”. Un mondo meraviglioso in cui gli abitanti sono come le violette, si concedono agli altri con parsimonia, piccole dosi, non esistono “consigliori”, non esistono “salvatori”, non esiste il “fuoco amico”, i portinai se ne fregano se un condomino non ha lavato l’automobile, i vegani non stressano le palle agli onnivori, i catechizzatori non lanciano strali contro i miscredenti e, dulcis in fundo, l’invadenza è punita con la detenzione. Anche sul fronte politico hanno un “sistema” disarmante nella sua semplicità, è bandita ogni ideologia, il candidato premier si presenta agli elettori dichiarando: “con il mio gruppo di lavoro ho elaborato un programma per migliorare la qualità della vostra vita, se mi date cinque milioni di euro netti al mese (anche lì usano la nostra moneta) per quattro anni lo attuo nella sua interezza. Lo farò senza nepotismi, clientelismi, raccomandazioni, nessun interesse personale oltre allo stipendio, nessuna tangente e nessun favoritismo a categorie di sorta, lobbie e caste. Nel periodo del mio mandato percepirò solo una minima quota per vivere, alla fine mi verrà dato il saldo, se fallirò o mi sporcherò le mani…  niente mi sarà dovuto”. Apperò, che aspettiamo a fare altrettanto???

Se in questo mondo si pagassero di tasca propria i consigli ad minchiam, le promesse politiche non mantenute e la manipolazione delle menti… basterebbe un alito di Favonio per dissolvere definitivamente i “salvatori”, alias il “fuoco amico”. C’è da giurarci che diventeremmo tutti “violette”. Milioni di Italiani sono tormentati da un atroce dubbio, che differenza passa tra il cavallo nominato senatore da Caligola e Monti nominato senatore da Napolitano??? Risposta ovvia, il cavallo ha fatto meno danni. La strada della salvezza imposta ha smaccate connotazioni animaliste, seppur io ritenga eccessivo obbligare un popolo a farsi salvare da un lupo mannaro, ma poi… farsi salvare da cosa??? In questo modo???

I sociologi versione “rana dalla bocca larga”, impettiti sulla pietra imbonitrice, arringano le folle puntando il dito sulla deriva individualista della società moderna, io credo che l’esaltazione dell’individuo sia, anche considerando il totale crac del comunismo, l’unica strada da percorrere per affrontare le sfide della vita. Gloria ai vincitori e rispetto per i perdenti, lo Stato garantisca una dignitosa esistenza ai deboli, tutti gli altri vadano serenamente affanculo. Siam giunti a tal guisa grazie ad una perversione di fondo che ha contaminato ogni livello: “chi sa fa, chi non sa si arroga il diritto di insegnare”.

Tullio Antimo da Scruovolo

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L’esercito della salvezza

“Dottò, tengu lu nervu sciatico abburritato a lu femore”, con questa autodiagnosi che non esito a definire bucolica, la mia Colf si è prodotta in una spontanea metafora sofista di portata storica, credo che nessun politico, giornalista, opinionista o sociologo sarebbe in grado di esprimere in modo più figurativo lo stato di salute della nostra martoriata Italia. I banchieri impostori insediatisi ai posti di comando paiono proprio un nervo sciatico infiammato attorcigliato allo stivale, la fortuna sarà anche cieca ma sfighe e malattie hanno una mira da cecchino…

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La solidarietà

La solidarietà è uno dei tesori più importanti che ogni essere umano dovrebbe possedere e condividere, di conseguenza ogni popolo, ogni Nazione. Sicuramente in questo noi Italiani eccelliamo, da sempre, non c’è disastro al mondo che non ci veda encomiabilmente partecipi. Purtroppo la solidarietà, non di rado, si rivela essere una nave che segue rotte sconosciute, un condotto pieno di falle, una locomotiva che parte con cinquanta vagoni agganciati ed arriva a destinazione dopo averne perso la maggior parte durante il tragitto. Continua a leggere