Papà, ti presento Mutumbo…

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Dialogo involontariamente captato in un ristorante: “sei razzista?”, “razzista io?, assolutamente no, sono per la tolleranza e per una società multietnica”, “se non ricordo male hai una figlia femmina”, “sì, studia all’università”, “come reagiresti se ti portasse a casa un fidanzato africano nero come la pece?”, lunghi secondi di silenzio e poi con isterica ironia… “cazzo ma perchè proprio a me dovrebbe capitare un genero negro? (testualmente)”!!!

Nel nostro bel Paese termini come tolleranza, uguaglianza, integrazione, multirazzialità, omosessualità e pluralismo delle religioni sono grandi valori, indici di civiltà e crescita, arricchimento culturale ed evoluzione sociale… a patto che non superino la soglia di casa e non creino scompiglio e angosce nella “normalità” domestica, non di rado sottoposta al giudizio di amici, parenti, colleghi e frequentazioni varie (il vecchio, caro, genuino provincialismo Italico). L’apertura mentale teorica, l’accettazione “conto terzi” della “diversità”, il nostro dire (facendo gli scongiuri con la mano in tasca): “hai un figlio gay? E allora?… siamo nel terzo millennio”, ci tengono acquartierati nelle nicchie del compatimento travestito da modernità.

Nell’ovile degli “Italian stallion”, del “sacro cuore di Gesù”, del “mogli e buoi dei paesi tuoi” e del “sì però, sai mica come ragionano questi…”, vestire i panni del “cittadino del mondo” diventa una farsa, più precisamente una farsa recitata sotto la regia del pensiero “politically correct”. Corrente innovativa che trova l’applicazione pratica nel “predicare bene e razzolare male”, l’aspetto più viscido lo si coglie nella incriminazione esasperata ed esasperante della “normalità”.

Di quali colpe si macchia un credente che NON festeggia la conversione di un figlio a religione diversa??? Di quali colpe si macchia un genitore che NON festeggia la scoperta di avere un figlio gay??? Di quali colpe si macchia un genitore che NON festeggia il cambio di razza nella progenie??? Perché tacciare di razzismo, xenofobia e omofobia colui che è ancorato ad un modo di vivere tramandato per secoli??? La presunta ottusità del conservatorismo chi la stabilisce???

Recentemente in un interessante scambio di vedute su un blog amico,  un commentatore mi ha chiesto cosa intendessi per “normalità”, ho risposto sintetizzando i valori della tradizione, dei costumi, degli usi, ovviamente senza condannare né giudicare chi decide di intraprendere strade diverse. La libertà individuale è sacra, così come lo è il diritto di condividere o meno le scelte di vita dei propri cari. In Italia una famiglia “normale” è costituita da un padre maschio, una madre femmina e da figli educati e cresciuti stando al passo coi tempi senza perdere di vista i valori radicati (è imbarazzante dover parlare di “padri maschi” e “madri femmine”).

Una società che guarda veramente al futuro non dovrebbe puntare alla creazione di una torre di babele eretta, abusivamente, tra le sterpaglie di sodoma e gomorra, la società ideale è quella in cui si ottimizzano le diversità all’interno di una convivenza basata sul rispetto reciproco. Un grande condominio dove ogni appartamento rappresenta una cultura diversa ma con aree comuni da condividere. Ben vengano eventuali “fusioni” ma si sfrattino con decisione i pregiudizi boomerang, chi non intende farlo non può essere messo alla gogna. Il cambio di “look mentale” è soggettivo, non una necessità oggettiva/collettiva.

E’ indice di civiltà ed evoluzione l’accettazione di un genero nero, purchè il genero nero sia genero di qualcun’altro, è indice di civiltà ed evoluzione l’accettazione di un figlio gay, purchè il figlio gay sia figlio di qualcun’altro, è indice di civiltà ed evoluzione la tolleranza nei confronti dei rom, purchè questi si accampino nei pressi di case altrui. Quali subdoli interessi si nascondono dietro il pensiero politicamente corretto? Cosa si cela dietro l’imposizione di un fariseismo rivisitato??? Chi ci guadagna in questo assalto alla “diligenza della normalità”??? Gli Italiani “normali” non sono ideologicamente razzisti né omofobi, perché qualcuno vuol farli diventare tali creando disagi, contrapposizioni e rivalità intellettuali dando vita a doppiopesismi e colpevolizzazioni di massa??? L’integrazione degli immigrati deve obbligatoriamente passare attraverso la denigrazione della identità culturale di chi li accoglie??? Siamo alla strumentalizzazione totale della “diversità”. Si vuole trasformare l’universo gay da minoranza discriminata (sbagliatissimo)  a casta privilegiata (altrettanto sbagliatissimo), quando il Papa ha detto: “chi sono io per giudicare…”, i gay hanno reagito con una certa freddezza perché si sono sentiti “normalizzati”.

Il giorno in cui si terranno i “CAMPIONATI MONDIALI DI IPOCRISIA”, il resto del mondo dovrà impegnarsi senza lesinare le benché minime energie per conquistare l’argento e il bronzo. La medaglia d’oro, a noi Italiani, non ce la toglierà NESSUNO. In questo Paese la stragrande maggioranza dei cittadini è costretta a vivere con due linee di pensiero contrastanti, politicamente corretti in pubblico e tradizionalisti nell’intimità, c’è un vantaggio, quando la speranza si muta in rassegnazione è meno dolorosa la resa.

In un futuro non troppo lontano saranno i “normali” a dover fare “coming out”, davanti alle telecamere confesseranno timidamente: “sono Italiano, eterosessuale, mangio, bevo, vesto e scopo SOLO Italiano, vi prego, abbiate pietà di me”.   

Tullio Antimo da Scruovolo