Apprezziamo o disprezziamo gli altri per quello che sono o per quello che fanno???

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I sifaka sono lemuri che vivono nel Madagascar, famosi per il loro deambulare danzando lateralmente e per la loro capacità di saltare da un albero all’altro compiendo balzi di decine di metri. Probabilmente sono i primati che meglio rappresentano e confermano le teorie evolutive Darwiniane, infatti solo gli esseri umani hanno la peculiarità di affrontare la vita di profilo e di saltare da una convinzione all’altra senza tema di smentita.

Niente è in grado di meglio raffigurare il concetto di “perdono” e “tolleranza” della valutazione di un talento, troppo spesso scisso da una personalità ambigua, per non dire irritante, personaggi capaci di interpretare alla perfezione la logica dei cosiddetti “vizi privati e pubbliche virtù”.

Innumerevoli le discussioni in merito, è giusto valutare una persona per quello che è nella sua interezza oppure è giusto valutarla, magari idolatrarla, solo per quello che fa o che ha fatto??? Gli esempi compongono una lunghissima lista in ogni settore, sport, arte, musica, cultura e via discorrendo. In ordine sparso ne cito solo alcuni… Maradona cocainomane, Michael Jackson in odore di pedofilia, Cesare Pavese alcolizzato, Salvador Dalì misogino allucinato, per non parlare dei grandi geni del rinascimento accusati di pederastia e dei VIP contemporanei non in grado di mantenere un equilibrio degno d’esser definito tale.

Esiste veramente quella famigerata “conditio sine qua non” che vincola l’estro alla trasgressione??? La creatività è realmente frutto di un pedissequo stravolgimento??? Quanto vale un distributore di sogni e meraviglie che vive in un habitat fatto di incubi e sterco??? Senza ammorbare gli ammennicoli con excursus psicologici, veramente i devastati sono in grado di scolpire le pietre miliari della storia sportiva, artistica e culturale???

L’amletico dubbio emerge prepotente, quanto pesa la componente emotiva in un giudizio??? E’ giusto perdonare biasimevoli modus vivendi in cambio di sensazioni e di uno spirito di appartenenza che proietta verso una emulazione identificativa???

Probabilmente molti non condivideranno ma io credo che le valutazioni parziali siano inesatte, estrapolare la vena talentuosa di un essere che nella sostanza talentuoso non è, significa giustificare deprecabili debolezze, non solo, significa alimentarle e glorificarle.

Tullio Antimo da Scruovolo

 

 

 

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