Un brutto processo è sempre meglio di un bel funerale…

Siamo alle solite, ogni volta che viene ammazzato un bastardo ci tocca assistere alla levata di scudi del fronte: “nessuno tocchi Caino”, come non bastassero le cazzate teoriche, un assurdo sistema giudiziario trasforma la vittima di una feroce aggressione in carnefice penalmente perseguibile. L’unica cosa sensata che ho sentito in questi giorni, dopo l’episodio accaduto nella Lodigiana, è una affermazione di Giulia Bongiorno: “se un delinquente decide di violare l’altrui proprietà, deve mettere in preventivo l’ipotesi di essere ucciso”. Deterrente “disarmante” nella sua elementarità.

Quando accadono eventi di questa fatta, i soliti buonisti da discount iniziano a sciorinare astruse teorie sullo “Stato di diritto” e sulla “legalità garantita dallo Stato”, menti vittime di amnesie, miopie o semplicemente in acclarata malafede. Lo “Stato di diritto” è stato partorito da uomini, non è un dogma piovuto dall’azzurro cielo vergato da chissà quale entità sovrannaturale. Questo Stato garantisce la ferrea legalità solo quando indossa le vesti del creditore. I pedissequi tagli alla sicurezza, le disinvolte interpretazioni delle leggi da parte di molti magistrati, gli indulti “allegri” e una cultura scioccamente garantista, altro non fanno che disseminare delinquenza impunita come fosse incontrollabile gramigna. Incredibili le vicende di quel farmacista rapinato una 30ina di volte nel giro di pochi anni, spesso anche dallo stesso rapinatore celermente rimesso in libertà.

Non ho alcuna remora nel definire “vile” quell’individuo che non difende con ogni mezzo l’incolumità dei propri cari e il frutto del proprio sudore. L’Italia è l’unico Stato occidentale in cui la proprietà viene considerata ancora un “furto”, un “bancomat”, una “ricchezza” da spremere ma NON proteggere. Il governo ci tassa gli immobili ma non fa niente se una banda di zingari ce li occupa abusivamente durante una nostra assenza, siamo nell’assurdo applicato.

Enrico Letta, nel suo breve e insignificante passaggio, ha condonato 98miliardi di Euro ai lobbisti del gioco d’azzardo, se ancora non ci è consentito difenderci dalle aggressioni in modo adeguato è solo perché le lobbie delle armi, seppur appetibili, continuano a cozzare contro una inibente e farlocca morale di facciata. Non si parli di “far west”, in questo Paese il “far west” esiste da quando si è perso il controllo del territorio.

Al mattino, quando mi alzo e apro la finestra, voglio osservare il mondo senza filtrarlo attraverso sbarre di protezione come fossi un carcerato, quando esco e quando torno non voglio stressarmi per attivare/disattivare codici antifurto, se trasloco non voglio spendere capitali per blindare porte, quando fa caldo voglio avere la libertà di dormire con gli infissi aperti, un diritto che mi viene negato da ragioni irragionevoli.

Se esiste la facoltà di delinquere deve esistere anche quella di difendersi, proteggersi, giochiamocela alla pari, tu entra pure in casa mia con le peggiori intenzioni ma sii pronto a prenderti una pallottola in testa, ovviamente risparmiandomi esosi esborsi legali per una reazione che sarebbe riduttivo definire naturale.

Il problema del sovraffollamento delle galere non lo si risolve rimettendo in circolazione i delinquenti, lo si risolve creando istituti di pena a misura d’uomo, lo si risolve diversificando in modo adeguato le condanne. La certezza della pena, nel Belpaese, è un optional. Il problema lo si risolve anche ripristinando la pena capitale (perché mai, io, contribuente, dovrei mantenere e curare per oltre mezzo secolo un pluriomicida?), rimpatriando tutti i clandestini galeotti, trasformando i detenuti in mano d’opera a basso costo (se un laureato si ritrova a guadagnare 600euro al mese in un call center, perché mai un carcerato dovrebbe campare a sbafo?).

POPULISMO… i parassiti fancazzisti che vivono col culo al sicuro, distanti galassie dalla realtà, sono soliti definire questo termine: “una scorciatoia semplice per risolvere problemi complessi”, puerile alibi, il diritto alla serenità, alla tranquillità, alla sicurezza, non può essere definito un “problema complesso”. “Problema complesso” è la capitalizzazione della “merda” tanto cara a quella sinistra avvezza a “perdoni” e “comprensioni”, “accoglienza” e “tolleranza”, dai “compagni che hanno sbagliato (quasi tutti egregiamente piazzati)” ai “pendagli da forca” di ogni razza tutelati a spada tratta. Intuito geniale, un problema risolto non rende, un problema gestito ingrassa le “red coop”. L’unico modo per porre fine alle incursioni notturne di queste bande emuli di “Arancia Meccanica”, è aprire le maglie della “LEGITTIMA DIFESA”, consentendo a tutti di reagire appropriatamente senza finire nella ragnatela di una “giustizia” ingiusta.

Un Paese che tutela i delinquenti a discapito delle persone oneste non è un Paese civile, è solo un cazzaio chiamato Italia. La definizione “atto dovuto” è un Guttalax concettuale.

Tullio Antimo da Scruovolo