Quando l’alba sorge al tramonto…

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Il grande, mitico Vittorio Gassman, alcuni anni prima di renderci orfani della sua aulica arte, in una circostanza ufficiale ebbe a dire: “ho un rapporto con la vita diverso, migliore, da quando non mi interessano più le tette”. Luciano De Crescenzo, festeggiando il proprio divenir ottuagenario, con la sua raffinata e squisita ironia proclamò: “sto bene e continuano a piacermi le donne anche se da tempo non ricordo più il perché”. Il mattatore e l’ingegnere Partenopeo convertitosi alla filosofia non hanno sicuramente amministrato in modo oculato e “sparagnino” la loro sessualità, misteriosa e accattivante galassia in cui la taccagneria e la speculazione a lungo termine non pagano…

Nel suo libro-diario la compianta Moana Pozzi stilò una classifica, con tanto di “pagelle”, sulle qualità amatorie di tantissimi personaggi famosi concupiti collocando al primo posto assoluto, verità svelata, proprio l’eclettico Napoletano. Credo sia un ottimo acchito, una giusta chiave di lettura, considerare il darsi fisicamente senza remore un “viaggio” ottimale per giungere in piena serenità al tramonto dei sensi, magari vivendolo niente meno come un traguardo, il meritato pensionamento dopo una lunga, intensa, articolata ed appagante attività.

Astenendoci dall’accendere il lumino delle ovvietà possiamo asserire, senza tema di smentita, che nella miriade di affascinanti, stupende e innegabili diversità che distinguono gli uomini dalle donne, quella della cessazione di ogni vigore o stimolo sessuale deve, innegabilmente, essere letta al maschile. L’obiettivo è riflettere e analizzare le diversificate reazioni in età veneranda, non me ne vogliano gli affetti da patologie e/o problematiche anticipate originate da cause e concause partorite in contesti artificiosi. La resa, la consegna delle armi, la fine delle “piacevoli” ostilità fisiche con la vulva è un passaggio storico, un rito celebrato in sordina procrastinandone l’ufficializzazione, chiamiamolo “evento”, un evento che può essere vissuto in modi diversi, contrastanti, in totale antitesi tra loro. Per alcuni è un lutto, l’inizio della fine, per altri quasi una conquista, ed è proprio in riferimento a questi “winners back to freedom” che intendo significare il mio angolo di ripresa.

Come si accennava nella ouverture sembra, per quanto possa apparire contraddittorio, siano proprio i gaudenti  quelli meglio predisposti ad accettare la metamorfosi che li trasforma in ex tali. Ritengo stupido, riduttivo e mortificante l’attaccare il cappello al chiodo delle “cartucce esaurite”, leggenda popolare auto prodottasi nei vicoli della fatalità consolatoria. Prediligo di gran lunga la teoria che considera il defungere della mascolinità come l’ovvio completamento di un percorso gratificante vissuto appieno fino a saziarsene in modo risolutivo. Nel suo lungo esistere l’uomo si stacca da due cordoni ombelicali, quello della madre che lo espelle e quello delle donne che per una mezza dozzina di decenni pongono in essere l’azione contraria. Freudianamente parlando non c’è motivo di sgomento nell’apprendere che molti vivano entrambi i distacchi come una liberazione. In fondo il sesso inteso come virile dovere sociale può essere considerato il padre delle varianti personalizzate e, per logica conseguenza, della assuefazione altrimenti detta schiavitù.

Quella grande pietra di paragone e maestra di vita colma di importanti riferimenti che chiamiamo storia ci dice molte cose, tra le quali anche il gran numero di uomini appartenenti al mondo dell’arte e della cultura che hanno dato il meglio del loro essere successivamente al congedo dai sensi. Evidentemente l’esternazione di Gassman ha un fondamento solido ed attendibile. Ancora oggi nel mondo esistono civiltà antiche divise per villaggi, piccole comunità che hanno come supervisore e consigliere un vecchio saggio, il saggio non è eletto a tale ruolo grazie al suo aver girato il mondo bensì perché depositario di una esperienza di vita ovviamente più lunga e, molto probabilmente, per quella anzianità che lo ha reso scevro da stimoli condizionanti in grado di offuscarne l’obiettività. Le fredde ed asettiche statistiche piazzano gli Italiani tra i popoli più longevi, i rappresentanti della terza… della quarta età, pare godano di un discreto stato di salute, questo ci rende ottimisti e speranzosi che siano sempre più numerosi i “vecchi saggi” capaci di mutare in positività l’inesorabile debacle facendo, come suol dirsi, di necessità virtù.

Intelligenza vuole che per meglio intendere alcune vocazioni interpretative corra l’obbligo di scrutare il fronte alternativo, quello degli irriducibili, testimonials di una inarrendevolezza prodotta da una condizione mentale consequenziale. Se l’interrogativo è chiedersi cosa spinga molti soggetti ad adottare artifici chimici, non di rado rischiando di minare la propria salute, per ripristinare una virilità perduta… le molteplici risposte possono essere raggruppate e suddivise su tre livelli analitici paralleli. Procedendo in ordine sparso senza podio né graduatorie, credo sia giusto parlare di “forti pulsioni ancora esistenti non supportate da consone reattività corporali”, di “esigenze strettamente vincolate ad un rapporto”, di “una mendace convivenza con se stessi (sicuramente i più fragili)”. Ferve in me la convinzione che il confrontare i trascorsi di vita sessuale tra questi due mondi opposti (i felicemente rassegnati e gli ostinati incaponiti) farebbe emergere, sotto il profilo psicologico e sociale, Dedalici labirinti con percorsi differenziati molto meno influenzati da aspetti caratteriali di quanto si possa, si voglia o si tenda a credere.

La letteratura e la cinematografia ci ripropongono con una certa frequenza spaccati di vita vintage, quelli in cui i vecchi giungevano al capolinea dell’esistenza in quella famiglia che loro stessi avevano generato. Nonnetti simpaticamente e fintamente burberi che palpavano le terga della cameriera più per burla che non maniacali attitudini, gli stessi che, in segretezza massonica, davano lezioni di svezzamento teorico al nipotino prediletto approdato all’onanismo narrando dubbie performances memorabili. Pure questo era un modo per sentirsi ancora maschi, seppur attraverso una sorta di “lascito ereditario”. Per contro non mancavano i patriarca despoti, acidi, cattivi, dispettosi, irascibili ma anche loro, in fondo, davano lezioni di vita grazie a quella componente sessuale che rende credibile il celeberrimo “comandare è meglio che fottere” vissuto come un alibi riabilitante. Razze in estinzione, oggi questi rugosi ed incanutiti Signori vivono la loro serenità o inquietudine in quel microcosmo laconico che è la solitudine, uno “status guida”, un perenne bivio, difficile imboccare la strada opportuna.

…”Ubi peccat aetas maior, male discit minor (Publilio Siro)”…

Tullio Antimo da Scruovolo

Tesorinoooooo… hai stirato le camicie???

A young woman swamped under a pile of ironing.

Le coppie che condividono lo stesso tetto, di fatto o contrattualizzate che siano, hanno in comune un pomo della discordia, una spada di Damocle inclusa nel “pacchetto menage”: la camicia stirata. Un oggetto del contendere causa di litigi, mugugni, scatti di ira, mortificazioni, frustrazioni, musi lunghi, serate saltate, emicranie da rivalsa e coiti procrastinati. LEI: “lo fa apposta per farmi incazzare, su cento camicie ne ho stirate novantanove e lui si presenta a torso nudo per chiedermi ansioso dove abbia messo la centesima”. LUI: “lo fa apposta per farmi incazzare, è una strega dotata di poteri paranormali, fra tutte le camicie che ho riesce sempre a non stirare proprio quella che intendo indossare”. Non illudetevi di risolvere l’onnipresente diatriba ingaggiando una colf versione “Miss Vaporella Easy”, potrebbe anche stirarle tutte ma quella desiderata risulterebbe, sempre e comunque, l’unica con il colletto schiacciato in quanto posizionata sotto tutte le altre impilate a grattacielo. Sì, esiste una legge di Murphy anche sulle camicie.

Non ci sono alternative ipotizzabili, per risolvere il problema la “Regina” della casa si produce, immantinente, in una estemporanea “prova d’amore” stirando la centesima “in diretta”, sorridente e felice, senza cedere alla tentazione di elaborare biografie poco lusinghiere sulla suocera ed eventuali ex. Loro sì infallibili nel pescare la camicia giusta, anche ad occhi chiusi, immergendo semplicemente la mano nel mucchio. Alle donzelle che in questo momento provano l’irrefrenabile impulso di mandarmi in gita nel posto più affollato del mondo, suggerirei di considerare la citata “prova d’amore” come un investimento sulla propria immagine. Niente al mondo valorizza/denigra una “donna-moglie-compagna” più della camicia indossata dall’uomo di casa. Rifletteteci, se un collega si presenta in ufficio con una camicia mal stirata, addirittura ciancicata, chi va sotto accusa??? Chi diventa bersaglio di perfide critiche e taglienti malelingue???

La camicia è un indumento con peculiarità uniche, lancia messaggi palesi e subliminali. Presente in ogni look, dal casual al classico, dallo smandrappato allo smoking, ce l’hanno poveri e ricchi, fino a pochi anni addietro la si indossava anche per svolgere i lavori più umili. Oggetto che ha creato espressioni popolari, nascere con la camicia significa essere fortunati, rimboccarsi le maniche della camicia vuol dire essere operosi, i sodalizi duraturi vengono definiti: culo e camicia. Forse non tutti sanno che la camicia da uomo è il capo più odiato dagli stilisti, complicato da innovare e proporre, pure da regalare, non esiste griffe o brand al mondo che non abbia toppato una collezione di camicie. Difficile da indossare, visto il suo accrescere o ridurre il tasso qualitativo degli outfit che la comprendono. La camicia sta agli uomini come i tacchi stanno alle donne, la poca confidenza impaccia, rende goffi, penalizza la disinvoltura.

Questa seconda pelle che ci copre il busto ha poteri ignorati dai più. La camicia verbalizza stati umorali, amor proprio, sessualità, personalità, carattere, chiavi di lettura esistenziali, tendenze, comunica al resto del mondo, spesso involontariamente, il proprio universo interiore, lancia una infinità di messaggi. Gli uomini tendono a sottovalutarne gli aspetti erotizzanti, la camicia è l’indumento maschile leader indiscusso nell’immaginario fetish delle donne, una delle fantasie femminili più ricorrenti consiste proprio nell’esser posseduta da un uomo che indossi solo la camicia, non generalizziamo, esiste una mirata tipologia di maschio che stimola questo desiderio. Per capire il perché è sufficiente elaborare alcune concezioni Freudiane, nelle famiglie tradizionali la prima camicia che si imparava a stirare era quella del padre, una mansione responsabilizzante che elevava al rango di “donna” e creava un contatto intimo, seppur indiretto, con la figura paterna. Sul desiderio di annodare la cravatta al papà e poi sistemargli il colletto della camicia si potrebbe scrivere un interminabile trattato… territorio marcato e coscienza ipotecata!

E’ doveroso ricordare l’aspetto ecologico, per “realizzare” una camicia di cotone occorrono, tra le altre cose, circa 7.000 (SETTEMILA) litri di acqua, quindi, esimie lettrici, quando stirate le camicie del vostro uomo, fatelo veramente con amore perché avete tra le mani un bene prezioso che custodisce inimmaginabili segreti. Piccolo suggerimento alle neofite della convivenza, è un capo rivelatore di tradimenti, niente è in grado di raccogliere e mantenere prove visive e olfattive come una camicia, se poi volete “punire” il fedifrago con una vendetta capace di gettarlo nello sconforto più totale, tagliuzzategli (come un distruggi documenti) la camicia preferita, quella alla quale è più legato, una evirazione psicologica che lascia tracce indelebili. Se preferite una ritorsione più subdola ma ugualmente efficace, bruciategliela col ferro da stiro e fatevi trovare il lacrime al suo ritorno, si incazzerà lo stesso ma metabolizzerà meglio e prima l’attacco di odio.

Tullio Antimo da Scruovolo

Comandare è meglio che fottere, anzi no, chi comanda fotte di più e meglio…

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I Presidenti della nostra ex colonia sita oltralpe hanno un concetto di potere diverso, più fanciullesco rispetto a certi politici nostrani ingessati, moralisti, ipocriti e pure in avanzato stato di decomposizione sessuale, abbiamo avuto un Premier ficaiolo che si è beccato sette anni per “correre la cavallina”. Stando al quotidiano allungarsi dell’elenco “mariuoli”, da “italian stallion” siamo diventati “italian ladron” (proverbio modificato: “rubare è meglio che fottere”), metamorfosi poco edificante che ci ha visto consegnare la palma di “trombatori” agli inquilini dell’Eliseo. Forse non tutti sanno che sono oltre mezza dozzina i “galletti premier” prodottisi in performance da incalliti play boy di borgata, amanti clandestine, figli illegittimi seminati in giro, mogli abbandonate e bordellate varie, la stampa Francese tace (quasi sempre), quando parla paga pegno… e che pegno. Durante il suo mandato Sarkò ha fatto licenziare, su due piedi e senza appello, due caporedattori e ben venticinque cronisti rei di aver pubblicato illazioni sul suo privato e sul suo harem in disarmo (tanto per rimembrare… appena eletto ha cacciato la moglie, ha ingravidato e abbandonato una ministra costringendola a sparire dalla scena politica e poi, dulcis in fundo, ha messo su famiglia con Carla Bruni, un “fiorellino ingenuo e candido” casualmente sbocciato nelle aiuole presidenziali). Una iniziativa del genere in Italia, mi riferisco alla epurazione dei giornalisti, avrebbe provocato una insurrezione armata.

Non intendo assolutamente dare un taglio politico al post ma l’altra sera quando Franceschini, ospite della Gruber, riferendosi alla vicenda Hollande ha affermato: “è giusto scindere il privato dalla vita politica”, sono scoppiato a ridere. Il PD ha passato venti anni a spiare dal buco della serratura le alcove Berlusconiane, i “mangia baguette” lo chiamano voyeurismo, tanto per rimanere in zona. Tiremm innanz! Suol dirsi che dietro ogni “grande” uomo ci sia sempre una “grande” donna (le doppie virgolette non sono casuali), sarà vero??? Di sicuro spesso c’è un’amante e non di rado più concubine. La Bella Rosina, Claretta Petacci, Nilde Jotti, Sandra Milo, ecc. ecc. Non trascuriamo i “Califfi” come l’uomo di Arcore, Clinton, i Kennedy, Juan Carlos, gli Edipici come Carlo d’Inghilterra, gli incestuosi come Stalin e via andando. Se non fosse “inciampato” nella trappola abilmente tesagli, Strauss-Kahn sarebbe al posto di Hollande, nonostante il suo “vizietto” fosse noto a tutti da sempre. Il video in cui Obama fa il provolone e sghignazza con la graziosa Premier Danese, durante la seriosa commemorazione di Mandela, ha fatto il giro del mondo, nessuno ha parlato di “atteggiamento deprecabile” come in altre circostanze che ci riguardano. Sesso e potere si cercano dall’alba dei tempi ma pare solo da noi e recentemente sia considerata accoppiata vergognosa, fra tante dabbenaggini in questi giorni abbiamo udito anche riflessioni che ribadisco da illo tempore. Un uomo che affascina milioni di persone col suo carisma perché mai non dovrebbe attrarre l’interesse di qualche donna??? Potere e ricchezza conferiscono fascino anche a soggetti non eccessivamente premiati dall’estetica, non è opportunismo, non sempre, è “la stanza dei bottoni” a calamitare e ipnotizzare alcune donzelle.

Il percorso della logica inibisce interpretazioni bizzarre, chi conquista la vetta è certamente dotato di un propulsore più potente rispetto alla media. La predisposizione, la volontà di sottoporsi a pesantissimi carchi di responsabilità collettiva, unitamente alla ambizione di scrivere pagine di storia, sono certamente elementi di distinzione. Partendo dall’assunto che la brama di potere è annoverabile tra le perversioni più acute, non dovrebbe affatto lasciare sgomenti il bisogno di vivere la sessualità come espressione/sfogo/appagamento psicofisico. E’ possibile discutere e magari pure aborrire concezioni socialmente obsolete ma un dato è assolutamente inopinabile, per un maschio praticante sessualità e virilità sono termometri inamovibili, ancor di più se espressi promiscuamente e associati al potere. Esistono fronti deduttivi che hanno basi solide e psicologicamente condivisibili, un “comandante” che soddisfa appieno pulsioni carnali e vanità mascolina è, per realismo applicato, meno penalizzato a livello di serenità gestionale, frustrazioni e carenze rendono irrazionali e insicuri. Fermo restando che, ce lo insegna la storia, l’appeal della “guida” seduce e ammalia, in modo spontaneo, istintivo, dovuto. Nel mondo animale si accoppia il maschio più forte perché è quello in grado di garantire cuccioli più sani, quindi la conservazione della specie, tra gli umani il “maschio dominante” è colui dotato di potere, sia questo politico, economico, intellettuale, espressivo. Di conseguenza nessuno si stupisca dell’interesse femminile nei confronti del “capo”.

I Francesi amano dire: “un Presidente senza amante è un Presidente senza fascino”, hanno ragione loro oppure gli Italioti moralizzatori che lanciano strali e anatemi??? Di sicuro i nostri “cugini” hanno capito una cosa elementare, dare del puttaniere al Presidente significherebbe etichettare come puttane le donne che lo frequentano, questo per loro sarebbe poco charmant.

Tullio Antimo da Scruovolo

“ball ironing”, George Clooney si è fatto “stirare” i testicoli…!!!

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Max è un periodico che non vanta certo milioni di copie vendute, galeotta fu una puntata di “The Money Drop”, Gerry Scotti piazza il nome di quattro attori sui monitor e chiede: “chi di questi si è sottoposto ad un intervento di chirurgia estetica intima chiamato “ball ironing?” (letteralmente stiramento dei testicoli). Io non ho visto la puntata del quiz ma dal giorno dopo i network radiofonici che, solitamente, ci accompagnano da un semaforo all’altro, mi hanno informato che la risposta giusta fosse proprio George Clooney. Per giorni tutti i/le conduttori/trici di frequenze si sono superati in considerazioni e opinioni in merito, ovviamente in salsa sarcastica.

George Clooney su Max: ”Non mi sono mai fatto sistemare gli occhi, ma ho speso parecchio per farmi stirare la pelle dei testicoli. Lì sì che non mi piacciono le rughe!”. Clooney spiega: ”E’ una tecnica nuova, ball ironing, a Hollywood la fanno tutti”.

Io appartengo alla fascia d’età di Clooney, anche lui come me, come tanti operai, presidenti, professionisti, intellettuali, potenti industriali, uomini di cultura e professori… avrà praticato da adolescente il mitico: “chi non piscia in compagnia è un ladro o una spia”, tutti in fila fianco a fianco a dar vita a una minzione collettiva, i più grandi sfoderavano anche la sacca scrotale, ognuno sbirciava i vicini e misurava il proprio livello di sviluppo volumetrico. Un solo sogno, diventare “uomini con le palle”, una “laurea ad honoris causa” conferita da madre natura che faceva la differenza, per noi, virgulti Piemontesi, avere un apparato riproduttivo versione “toro da monta razza Fassone”, significava appropriarsi di un “passepartout” che apriva tante “porte”… e che “porte”. Tempi in cui la stupidità genuina aveva un valore sicuramente superiore a quello di una maturità anagrafica che induce a farsi stirare i “i coglioni”, eravamo pirla noi oppure è pirla lui adesso? Noi siamo cresciuti, maturati, siamo diventati concettualmente adulti, non pisciamo più in compagnia, lui, è rimasto lì??? Interrogativo inquietante!!!

Anni addietro, sulla vecchia piattaforma, scrissi un pezzo sul rifacimento chirurgico del “cameltoe”, una “aggiustatina” ancora in auge che rende più carnoso, grande, evidente, l’apparato genitale femminile, pantacollant, fuseaux o fuson che dir si voglia, legs e costumi brasiliani, dovevano, devono, evidenziare un “pacco over size” visibile da lontano. Virilità femminile, quella virilità che una volta le donne tendevano a nascondere. New age, le femmine si ingrandiscono la fica e gli uomini si fanno stirare le palle riducendole a due uova di quaglia lucide, depilate, sacrificate ma estetichamente trendy… concetto “ricchionico” che non condividerò MAI.

Esistono tre territori sui quali non è possibile mentire, l’intelligenza, il coraggio e la sessualità, chi bluffa su questi fronti è, inesorabilmente, destinato/a a sputtanarsi, nel migliore dei casi ad avere una brutta convivenza con se stesso/a. Ci sarebbe da fare un approfondito excursus in merito, ve lo evito per non tediarvi. La nostra sessualità, sia essa a livello cerebrale o fisica, è un qualcosa che ci contraddistingue, è un elemento personalizzante, caratterizzante, è l’espressione di ciò che siamo, ciò che vogliamo, ciò che possiamo dare. Nel momento in cui ne modifichiamo i connotati abbandoniamo la nostra vera natura per abbracciare emozioni che non ci riguardano naturalmente. Il doversi adeguare ad una esposizione estetica posticcia ci rende vulnerabili nell’intimo, non diamo quello che siamo, diamo quello che in quel momento fingiamo di essere, in cambio riceviamo attenzioni dirette a ciò che NON siamo.

L’orgasmo simulato delle donne alberga nelle stesse praterie di una eiaculazione cercata, forzata, estranea agli eventi, tutto finto, che senso ha? Il coito vissuto come “duello” ha un valore solo se NON contaminato da exploit frutto di suggerimenti, indicazioni, strategie, proiezioni, pianificazioni, interessi. Quando si giunge a sacrificare il proprio delirio naturale in nome dell’apparenza… si muore dentro, inevitabilmente!!!

Faccio veramente fatica ad immaginarmi nudo davanti all’asse da stiro… io che ci metto i “gioielli” sopra e di fronte a me una dottoressa alla Glenn Close emula di attrazione fatale che, sorridendomi perfida e laida, ancestralmente vendicativa, manda in pressione la Vaporella… Brrrrrrrrrrr….. manco morto!!!

Assolutamente NO al “ball ironing”, preferisco arrivare a 80anni e fare gli scongiuri all’altezza del ginocchio piuttosto che farmi “stirare”. In fondo la vita è fatta “anche” di punti inamovibili, o no???

Tullio Antimo da Scruovolo

 

Il matrimonio e le “corna biodegradabili”…

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”Di oltraggio (il matrimonio) in oltraggio (l’adulterio) non sorse altro che oltraggio (la copulazione) eppure il violatore matrimoniale  della matrimonialmente violata non era stato oltraggiato dal violatore adultero della adulteramente violata.” James Joyce

Non è nel mio stile usare una citazione come ouverture di un post ma in questo caso, visto l’argomento, ho ritenuto opportuno fare una eccezione. Il matrimonio è uno strano itinerario che si inerpica per impervi sentieri pieni di rovi infestati da fastidiosi insetti, una via crucis che dà fondo a tutte le buone intenzioni portate in dote nel baule del corredo. Ciò che veramente è vissuta come l’unica, vera iattura, è quella tagliola chiamata “corna”, il tradimento, venir meno al giuramento di fedeltà, tuttavia anche qui è un crescendo Rossiniano, mi riferisco agli Stakanovisti del perdono: “maddai… una scappatella si può anche perdonare, l’importante e che non ci siano di mezzo sentimenti. Come? C’è dentro fino al collo? Avrà la mente temporaneamente obnubilata, con la mia comprensione tornerà in senno. Che dici? Vuole fare le valige e andarsene? Vedrai che tornerà, non può vivere senza di me…”. Basta crederci.

Ci corre l’obbligo fare alcuni distinguo tra maschietti e femminucce, l’uomo “farfalla” tradisce quando se ne presenta l’occasione, magari anche durante il viaggio di nozze, per lui è una sfida con se stesso, una bolla sessuale autonoma, totalmente staccata dal matrimonio, un maschio “dovere” lucidamente folle nella sua naturalezza, spontaneità. La donna che si reca all’altare con la giarrettiera della fedeltà ci mette mediamente 10/15 anni prima di passare all’autocertificazione di zoccola consequenziale (per una woman che tradisce è fondamentale avere una giustificazione/motivazione). Secondo le statistiche il cambio di rotta coincide con una serie di elementi: 1) figliolanza cresciuta, 2) bisogno di bilanciare l’attapirante sfiorire della bellezza attraverso conferme, 3) forti pulsioni sessuali non più reprimibili, 4) rivalsa, 5) fattore X (il “fattore X” varia da donna a donna e dipende da un ventaglio di situazioni che vanno dalle amicizie al lavoro, dalle frequentazioni hobbistiche a quelle in rete, dalla posizione sociale alla maturazione intellettuale, dal bisogno di rivitalizzarsi attraverso la trasgressione all’essere trendy, ecc. ecc.).

Le “corna” più interessanti, a livello analitico, sono quelle “biodegradabili”, inermi, tanto per capirci, quelle che non rovinano matrimoni, non devastano menti, non sputtanano e sono gestibili senza logorii, potremmo definirle “spurghi fisiologici compensativi”, non inficiano minimamente affetti e unioni, addirittura pare abbiano poteri terapeutici subliminali. A fare da contrappeso c’è l’inibizione di copule performanti da talamo, quando si pratica per venti anni “sesso normale (altrimenti detto vanilla)” col coniuge, proporre o sentirsi proporre numeri da circo potrebbe essere destabilizzante. Un marito poco fantasioso, così come una moglie freddina, qualora dovessero fare un improvviso “salto della quaglia” in materia di sesso, creerebbero una serie infinita di paranoie, dubbi, sospetti, convinzioni poco lusinghiere e angosce tremende. Scoprire di essersi coricati per lustri con una persona che non si conosce intimamente, manderebbe in malora tutti gli equilibri consolidati, i progetti, le certezze acquisite. Meglio lanciarsi in vortici esterni.

Quando non si ha nessuna intenzione di abbandonare il coniuge né demolire l’armonia famigliare ma si decide comunque, sono i casi più frequenti, di assaporare altrui mense, le “corna biodegradabili” vengono vissute (da chi le fa) come “test zone”, sperimentazioni, momentanee ubriacature facilmente smaltibili, innocue parentesi ludiche. Sempre non sopraggiungano il figaccione di turno oppure la femme fatale in grado di mandare “ai pazzi” chiunque. Ed eccoci in un altro territorio affascinante, le strategie adottate da mariti infedeli e mogli fedifraghe per evitare di farsi travolgere dalla grandine dei sensi e dall’amore sconvolgente. Quante volte abbiamo sentito dire: “no, no, no… per carità, se mi capita qualche occasione posso anche non tirarmi indietro ma… appena mi rendo conto che mi piace un pizzico più del dovuto… tronco subito, io ci tengo alla mia famiglia”. Teoria cinicamente razionale ma anche mortificante, quindi di difficile attuazione, soprattutto considerando il fatto che quando ci si interroga sul rischio di innamorarsi lo si è già, a tutto tondo.

Tempo fa mi capitò tra le mani un opuscolo, chiamiamolo “manuale”, il titolo era una roba tipo (più o meno): “come tradire senza essere sgamati e senza farsi coinvolgere”. Devo averlo perso in qualche trasloco e quindi mi tocca attingere dalla memoria, a parte le solite banalità come l’evitare tresche con colleghi, condomini, abitanti del circondario, negozianti frequentati abitualmente, amici/che di parenti e conoscenti, mariti o mogli della compagnia, avventori/trici dello stesso bar e via andando (praticamente bisognerebbe tradire con soggetti incontrati occasionalmente, fuori zona e possibilmente il giorno prima che partano definitivamente per l’Australia). Ricordo che c’erano anche capitoli sulle tecniche comportamentali e sulle metodologie da “sgancio”. Mi fece sorridere quella dell’assillo, il/la vostro/a amante temporaneo comincia ad essere invadente? Bene, non dovete glissarvi, tutt’altro, attivate la strategia dello “stress psicologico”, subissatelo/la di dichiarazioni d’amore prospettando un futuro in una baita isolata sui monti, una decina di bambini, capre da mungere e terra da zappare, completamente isolati dal mondo, senza elettrodomestici né canali di comunicazione, calli, fatica e stenti… in nome dell’amore puro. C’è da scommetterci che funzioni, sempre non siate così sfigati di beccare il/la aspirante eremita, ipotesi remota ma non impossibile, sarebbe proprio il massimo dei minimi. Il mondo dell’editoria è popolato anche da furbacchioni che mettono insieme pane e mortadella con simili genialate, humus per boccaloni sprovveduti.

Verrebbe da dire che se proprio si vuole raffreddare fuori casa qualche momentaneo bollore, sarebbe meglio rivolgersi a una escort oppure ingaggiare uno gigolò, prestazioni garantite, ottimo rapporto qualità/prezzo, paranoie zero, niente strascichi e poi la sera… in pizzeria con tutta la famiglia a progettare un week end sereno e felice dichiarandosi amore eterno.

Tullio Antimo da Scruovolo