Essere una First Lady… arduo cimento!!!

 

“Dietro un grande uomo c’è sempre una grande donna”, illusorio aforisma dalle incerte origini, pare sia la storpiatura di un antico proverbio Latino: ” Dotata animi mulier virum regit (una donna provvista di coraggio/spirito sostiene/consiglia il marito)”. Convinzione in salsa rosa smentita dalla storia recente e contemporanea, sporgendo la testa e sbirciando alle spalle dei “Grandi Uomini” dal 1960 a oggi, più che in “Grandi Donne” ci si imbatte in zoccole, perfide arpie e arriviste senza onore né morale. Stappiamo la boccia del sarcasmo e iniziamo a demolire icone, sfatare miti e dissacrare improbabili beatificazioni mondandoci dal mefitico perbenismo di facciata.

Jacqueline Kennedy… la prima “First Lady” della new age, a torto la più osannata, mitizzata, sopravvalutata, indefessa arrampicatrice sociale determinata a scalare, con ogni mezzo e a tutti i costi, l’olimpo della fama, del potere e della ricchezza. Pur di non disancorarsi dalla “White House”, tollera le innumerevoli scappatelle di “The President” culminate in una chiacchieratissima relazione con Marilyn Monroe (parafrasando il Conte Ugolino: “più che ‘l dolor potè lo status”) . L’innata bramosia di denaro la porta, dopo soli cinque anni di lutto (annava de prescia), a convolare a nozze con il ricchissimo Aristotele Onassis, nonostante il Clan dei Kennedy le avesse garantito cospicue prebende. Icona della eleganza, della classe e della bellezza, insomma… magra e slanciata ma con una faccia che non le avrebbe consentito di conquistare nemmeno il titolo di “Miss pianerottolo” in un condominio disabitato.

Lady Diana… dopo “la Principessa sul pisello”, ecco la marachellosa “Principessa sui piselli”, la “prescelta” si è certamente appropinquata all’altare illibata ma, una volta abbattuta la barriera architettonica che inibiva l’accesso alla carnal goduria, ha impiegato poco tempo per riempire i vuoti lasciati dalla imposta castità prematrimoniale. Lady D era dotata di taumaturgici poteri, nella storica intervista/confessione trasmessa da tutte le televisioni occidentali e non solo, ha svelato una sua eclatante scoperta scientifica, patologie come depressione, bulimia e anoressia, possono essere curate saltando da un letto all’altro. Una benefica terapia ficcante, penetrante, riempitiva, ottima per corpo, mente e spirito, unico effetto collaterale l’eccessiva loquacità dei partecipanti alle sedute. Occorre essere proprio uomini duri, taciturni e riservati per scopazzarsi la moglie dell’erede al trono e non vantarsene con gli amici della bocciofila, tra l’altro rinunciando pure a lauti bonifici offerti da editori pettegoli e impiccioni narratori delle altrui fregole.

Hillary Clinton… ingiallita metonimia della racchia sfigata che riesce, misteri della vita, ad arpionare il bel pollastro di turno nella Lapalissiana certezza di dover subire pedissequi tradimenti, una “conditio sine qua non” che ha contribuito a inacidire ulteriormente un già aspro carattere da megera. L’algida carampana è passata alla storia come l’unica “First Lady” con le corna ufficialmente verbalizzate e cassate. Tutto il mondo ha capito che il suo plateale perdono mediatico non è certo stato dettato da un incondizionato amore bensì, doveroso ribadirlo, da uno squallidissimo calcolo che mirava a salvare meschini interessi spalmati sul breve, medio e lungo termine (un insulto all’orgoglio e alla dignità). Infatti gli Americani l’hanno “trombata” alla prima occasione importante. Qualsiasi pirla avrebbe vinto contro Trump, lei NO, nonostante il massiccio sostegno della colonna di panzer composta da media, lobbisti, capitalisti, industriali e stelle Hollywoodiane, è riuscita a perdere. Non ha fatto presa nemmeno sull’elettorato femminile, evidentemente le donne faticano a identificarsi in una pericolosa arpia incattivita, incazzata con la vita e con gli uomini, depressa e frustrata che mira al potere brandendo la clava della rivalsa.

Melania Trump… troppo “fresca” per parlarne, bel fisico e lineamenti “gentili”, dotata anche di quella che un tempo veniva chiamata “bella portanza”, finora è apparsa sempre sobriamente elegante, abituata a muoversi nei salotti che contano non palesa impacci né indecisioni. Se continua con questo modus operandi e riesce a non mettere i piedi in qualche tagliola, è probabile diventi una “First Lady” da podio.

Brigitte Macron… ultima “Première Dame”, in occasione della cerimonia di insediamento ha subito eruttato tutta l’odiosa ipocrisia Francese indossando un abito noleggiato (complimenti alla tardona, in un sol colpo ha trasformato la spocchiosa grandeur in pacchiano provincialismo ), salvo poi presentarsi al meeting Belga dei Presidenti Nato con una Luis Vuitton personalizzata, roba da riccazzi, mica ceci cicerchia o fave cavalline. La 64enne diversamente teenager ha un fortissimo ascendente sul giovane marito, infatti, grazie a lui, è riuscita a farsi assegnare un sostanzioso stipendio nel pubblico senza svolgere mansione alcuna, da ciò si evince che anche le fricchettone radical chic che se la tirano, snob e col vezzo di porsi come originali/alternative, rubano senza ritegno e senza vergogna. L’amore è cieco e al cuor non si comanda (evviva i luoghi comuni), siamo poi così sicuri sia stato un bene mettere la Francia nelle mani di un ragazzotto mammista attaccato al capezzolo di una moglie/amante/madre/zia/tutrice avvezza a condizionarlo e gestirlo (già gli corregge discorsi e programmi politici)??? Sul fronte corna il pischello può dormire sereno, la gerontofilia è patologia poco diffusa, ammesso la vegliarda Brigitte non intenda circuire gli aitanti virgulti che lavorano all’Eliseo, difficile resistere al perverso fascino delle maestranze asservite.

Noi Italiani fingiamo d’esser maschilisti e moralisti per accidia, avere una altezzosa “Prima Donna”, magari stronza, non è mai stata una nostra priorità, per 20anni ci hanno appoltigliato gli ammennicoli sparando ad alzo zero contro un Premier puttaniere, impossibile immaginare l’hurricane che scatenerebbe una “spaghetti First Lady ” troia con il vento femminile a favore. Considerata l’età media dei Presidenti, sarebbe più saggio optare per una soft e morigerata “Lady Ospizio”. Per onestà intellettuale e dovere di cronaca corre l’obbligo citare “Donna Vittoria”, disinvolta e avvenente moglie dell’ex Presidente della Repubblica Giovanni Leone. Anche lei iscritta al club (tessera d’onore) delle “passere scopaiole”, avanguardista, pioniera, antesignana delle Cougar collezioniste di Toy Boy, si narra che una notte fu sorpresa dalla polizia mentre faceva sesso con un 20enne a bordo di una vecchia Fiat 500, lo scandalo fu insabbiato ma la notizia trapelò bucando le poco serrate maglie del top secret.

Fare la “First Lady”, la “Première Dame”, la “Prima Donna” o la “Principessa consorte del futuro Re”, deve essere proprio una vita di merda, una vita di merda condizionata da rigidi protocolli, grottesche formalità, ridicole regole e pantomime da teatranti, poi c’è lo smarronamento da obblighi sociali. Per una donna che riempie le giornate occupandosi di mise, massaggi, cremine, manicure, pedicure, carta igienica fatta a mano, estetisti, visagisti, sarti, stilisti, scarpari, piazzisti di varia fatta, nutrizionisti, life coach, astrologi, sensitivi, amiche sparaconsigli e poi… architetti, artisti, interior design, chef stellati, tate multilingue, governanti col dono dell’ubiquità, maggiordomo British, la security, ecc. ecc. Deve essere una cosmica rottura di coglioni visitare ospedali pediatrici, orfanotrofi e accarezzare bambini del terzo mondo affamati, assetati e ammalati, finita la passerella tocca pure disinfettarsi. Forse le “pupe dei boss” si impegnano contro le problematiche dell’infanzia proprio per arrivare a eliminare tali fastidiose incombenze, a dirla tutta è uno sbattone pure la scelta dell’outfit, in certe occasioni non si sa mai come vestirsi e che scarpe calzare, stress che rovinano la giornata peggio di un reflusso gastroesofageo.

Tullio Antimo Da Scruovolo

I nuovi idioti, sfidare la morte per un selfie, rischiare di essere stuprata per un “flashing”…

Sui devastanti effetti collaterali del web si è già scritto e detto di tutto e di più, fino alla nausea, ovviamente internet è solo un incolpevole strumento, non può certo essere messo alla sbarra per le sue infinite peculiarità, anche se queste, immancabilmente e inevitabilmente, stimolano malsane fantasie partorite da mentecatti e cervelli deneuronizzati.

Tra le pochissime cose che distinguono la nostra specie dagli altri mammiferi ve ne sono quattro particolarmente degne di menzione: 1) la competizione fine a se stessa, 2) la vanità, 3) l’esibizionismo, 4) l’innato bisogno (spesso fasullo) di condividere macerie esistenziali. Se sintetizziamo queste pulsioni nelle moderne lande tecnologiche, otteniamo un cocktail micidiale paragonabile solo agli allucinogeni degli anni 60/70.

GLI UOMINI… nel momento in cui la rete e gli Smart hanno dato la possibilità di postare in tempo reale video e selfie, i maschietti hanno rispolverato un machismo erroneamente considerato archiviato, dando così vita a un susseguirsi di performance sempre più pericolose, sempre più incredibili, sempre più stucchevoli, sempre più estreme. Anonimi ragazzotti che sfidano la morte per onorare il celeberrimo aforisma attribuito ad Andy Warhol (in futuro tutti saranno famosi per 15 minuti), la corsa alla cazzata più pericolosa è diventata inarrestabile, un crescendo Rossiniano della angosciante stupidità. Schizzare via dai binari un secondo prima di essere travolti da un treno in corsa, farsi un selfie in bilico sul cornicione di un grattacielo… più che ardite gesta compiute da cuori impavidi paiono belinate per abbelinati.

LE DONNE… nel momento in cui la rete e gli Smart hanno dato la possibilità di postare in tempo reale video e selfie, le femminucce, manco a dirlo, hanno preso a spogliarsi ma in modo più “contemporaneo” dando vita al “FLASHING” e all’ormai famoso “ASKING FOR DIRECTIONS”. Il “flashing” consiste nell’ordinare del cibo con consegna a domicilio (vanno bene anche i corrieri), piazzare la web cam in modo da inquadrare bene la porta, chiamare a raccolta on line amiche e amici, poi, quando suona il campanello, andare ad aprire completamente nuda o in lingerie, ritirare il pacco con la massima indifferenza, salutare il ragazzo, chiudere la porta e correre al pc per raccattare consensi e commenti. “Asking for directions”, questo “giochino” richiede la collaborazione di un amico/a autista, si piazza lo Smart in auto in modo da riprendere il finestrino lato passeggero. Poscia ci si avventura nelle strade per chiedere indicazioni a ignari passanti maschi, quando costoro si avvicinano e si abbassano per meglio capire la richiesta, si ritrovano al cospetto di una donzella col seno scoperto, la gonna tirata su e tutto il cucuzzaro in bella mostra. Ad onor del vero la provocazione in automobile è cosa datata, tuttavia i video postati in rete creano una sorta di “sexy contest” che rende ancor più audaci e trasgressive le partecipanti. Cosa diversa è il “flashing”, provocare spudoratamente fattorini che conoscono nome e indirizzo, è un po’ come avventurarsi in un campo minato.

Il “coraggio” maschile e la “spregiudicatezza” femminile sono due frutti bacati della stessa pianta, quella della dabbenaggine da followers, rischiare di finire maciullati sulle rotaie o di ritrovarsi sotto casa un allupato ragazzo delle consegne, solo per avere un lampo di gloria in rete, tra l’altro gratis et amore Dei, è un preoccupante segnale. Questa società moderna sforna idioti in trafila ma la colpa non è della rete, è di chi non educa, non controlla, non sorveglia, non trasmette valori, direi anche di tutti gli utenti che seminano likes e followers alimentando e incentivando questa novella Arena di Nerone. Ogni tanto qualcuno crepa, ogni tanto qualcuna si ritrova nei pasticci ma guai parlare di “provocazione” oppure usare espressioni tipo: “se l’è cercata”, sarebbe politicamente scorretto.

Tullio Antimo da Scruovolo

Sesso in automobile…

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Se il nostro antenato che intuì l’utilità della ruota avesse immaginato che la sua scoperta avrebbe condizionato l’attività sessuale degli umani nei millenni a venire, si sarebbe autoproclamato “divinità vivente”. Fare sesso su un mezzo di trasporto è sempre stato particolarmente stimolante… carri, carrozze, treni, aerei, motociclette, natanti, funivie, ascensori, ecc. ecc. Tuttavia la vera “star”, l’alcova mobile più gettonata, seppur relativamente moderna, è sicuramente la “quattro ruote”. Non è assolutamente casuale la scelta degli sceneggiatori di Titanic, nonostante le innumerevoli location papabili su una immensa nave, di far accoppiare Leonardo Di Caprio e Kate Winslet in una automobile imbarcata nella stiva.

Col “sex in the car” cinematografia, letteratura e gossip ci vanno a nozze da sempre, anni fa l’ex autista di Mike Tyson pubblicò un libro in cui, tra le altre cose, narrava dei focosi amplessi (mai smentiti) tra il brutale pugile e la voluttuosa Naomi Campbell, tutti consumati a bordo di una Limousine oscurata gironzolante in quel di Manhattan. Certo una simile automobile è cosa ben diversa dalle nostre City Car, per non parlare della vecchia Fiat 500 che a cavallo degli anni 60/70 ha dato vita a milioni di gravidanze più o meno desiderate, si sa, il bisogno aguzza l’ingegno ma il desiderio carnale rende acrobati anche gli accidiosi più “inchiodati”. Sulle posizioni da adottare in quel trabiccolo esisteva un vero e proprio manuale, la più pittoresca era lo “smorza candela” sul sedile posteriore, ovviamente col tettuccio aperto (per avere più spazio di manovra e controllare i dintorni, insomma, una testa che faceva su e giù come un periscopio impazzito). Non credo sia improprio pensare che moltissimi Italiani di città abbiano imparato ad amare la natura proprio infrattandosi tra campi e boschi, certo nella bella stagione c’era il problema delle zanzare ma, tutto sommato, ne valeva la pena (sarà questa la genesi dell’Autan?).

Una volta qualcuno disse: “scagli la prima pietra chi è senza peccato”, bandendo intenti blasfemi: “scagli la prima pietra chi non ha mai fatto sesso in macchina”, è pur vero che i giovani (soprattutto LE giovani) di oggi sono avvantaggiati/e, possono dormire fuori casa, hanno la loro cameretta, godono di più libertà e privacy, una volta era diverso, se non avevi la “macchina” rimanevi nell’ombra del deprimente onanismo. L’avvento e la diffusione del suddetto mezzo ha modificato radicalmente anche la prostituzione da strada, non più stanzette e mansarde al settimo piano senza ascensore (immagino non fosse bello approcciarsi alla copula col fiatone) bensì fugaci coiti sui ribaltabili.

In genere i miei post nascono da news che colgo nel quotidiano, questa volta mi sono ispirato a una notizia di cronaca che risale allo scorso settembre, una coppietta di 20enni è stata “pizzicata” dalle forze dell’ordine mentre amoreggiava in auto nella zona industriale di Vicenza. Tolleranza zero, i due “poveracci” sono stati multati, 10.000 Euro a testa (in queste circostanze le sanzioni vanno da 3.000 a 30.000 euro), manco si fossero messi nella piazza principale la domenica pomeriggio.

Facciamo un po’ di sano e costruttivo populismo, due ragazzotti senza lavoro, senza soldi per poter pagarsi un hotel a ore, senza un pied-à-terre, senza una casa libera… dove potrebbero mai appagare il loro ardore se non in automobile??? Tolleriamo spacciatori e venditori abusivi, dobbiamo tollerare gay che si limonano ai giardinetti, magari davanti ai bambini, poi castighiamo in siffatta maniera due giovani che si producono in tenere effusioni all’interno di una vettura dietro un capannone appartato???

La scienza ha prodotto vaccini capaci di combattere e annichilire moltissimi virus ma nulla puote contro quello più bastardissimo e inattaccabile: “l’ipocrisia dei moralismi fasulli trasformati in bancomat”. Appioppare una multa da 10.000 euro a due 20enni, magari figli di persone non abbienti, significa rovinare la vita alle loro famiglie, che fine hanno fatto i Marescialli di un tempo che ti rimandavano a casa dopo il cazziatone di rito??? Che fine ha fatto quella “umanità” che ci contraddistingueva??? Questo episodio è solo l’ennesima conferma che da cittadini siamo stati trasformati in agrumi da spremere, vacche da mungere e pecore da tosare. Nel mentre, è notorio, alla Camera e al Senato esistano stanze in cui deputati e senatori fedifraghi possono tranquillamente scopare a costo e rischio zero.

Domina omnium et regina ratio (Cicerone)”

Tullio Antimo da Scruovolo

“Altocalcifilia (altocalciphilia)”, il feticismo che arricchisce gli “scarpari”…

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La fiaba di Cenerentola non ha un padre ufficiale, risulta ne siano state scritte diverse versioni ma l’autore che ha vergato quella con la scarpetta galeotta, doveva sicuramente essere un cultore, un pioniere della “altocalcifilia”, una delle più diffuse forme di feticismo contemporaneo, cioè trarre piacere/eccitazione nell’osservare o calzare scarpe dotate di tacchi alti. Le varianti si sprecano, anche se la pole position è saldamente nelle mani, anzi, ai piedi amanti del modello “stiletto” dai 9cm in su.

Non sono molti i piccoli o grandi vezzi sessuali capaci di fare proseliti in egual misura tra maschi e femmine, la “altocalcifilia” è probabilmente quello che maggiormente crea punti di incontro, una sinapsi non necessariamente finalizzata alla copula che garantisce un tetto agli/alle homeless del piacere. Come spesso avviene, esibizionismo femminile e voyeurismo maschile razzolano nella stessa aia beccando lo stesso mangime. La scarpa non è un indumento intimo da scoprire e/o mostrare a eventuali “utenti” selezionati, è un accessorio visibile a tutti e quindi in grado di disseminare pulsioni ad ampio raggio.

Ogni forma di feticismo genera, in automatico, interpretazioni estreme, la deriva più inquietante della “altocalcifilia” è conosciuta come: “high heels trampling”, una strana pratica che consiste nel farsi camminare sul corpo da una donna che indossa scarpe o stivaloni dai lunghi e appuntiti tacchi. Un supplizio da santa inquisizione diffuso al punto da scomodare il “DSM” (Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders). Ovviamente qui si entra nei cunicoli del godimento contorto fatto di sofferenza fisica e umiliazioni ma rimaniamo nella trasgressione soft, senza avventurarci nel patologico.

Gli amanti della “altocalcifilia” non sempre si limitano a essere solo contemplativi, quelli “attivi” non raggiungono l’orgasmo se la loro compagna non indossa “killer shoes” durante il rapporto, questo potrebbe dare origine a spiacevoli effetti collaterali. Qualora l’accoppiamento dovesse essere previsto/ipotizzato come particolarmente focoso e acrobatico, si consiglia di rifare prima il letto con lenzuola vecchie o ricoprirlo con un robusto telo in grado di reggere lo stress provocato dai tacchi a spillo. Il problema più grosso sono i motel, se lo tsunami della libidine lascia sul campo biancheria sbrindellata, meglio attivarsi e stilare un lungo elenco di alberghi a ore, giusto per non ritrovarsi a pagar danni il “rate” successivo.

La morbosa attrazione che tantissime donne provano nei confronti della “scarpa feticcio”, ha scatenato, da decenni, la fantasia di stilisti e designer che a volte si rivelano esser più perversi degli stessi cultori della “altocalcifilia”, sempre più spesso vediamo modelle “cappottarsi” sulle passerelle. Stucchevole assistere al deambulare delle donne comuni, tacco 12/15 con annesso platò, sui sampietrini dei centri storici, paiono camminar sulle uova e quelle distratte piazzano regolarmente il tacco nelle grate dei tombini, le caviglie bestemmiano come camalli ubriachi. L’abbarbicarsi su certi trampoli dovrebbe diventare disciplina Olimpica, anche se pare già esistano gare femminili di velocità sui tacchi.

Evidentemente per belle apparire bisogna soffrire, le scarpe in auge aiutano, la gamba si allunga, il lato “B” si alza, la postura diventa sexy con quell’ancheggiare che, seppur innaturale, conferisce un leggiadro e provocante incedere. Vien da pensare che la “altocalcifilia” sia stata inventata dalle donne per evitare di scendere dal trespolo, un repentino abbassamento di 15cm, se non di più, potrebbe provocare “abbassamenti” di altra natura altrettanto repentini.

Non per fare sessuologia da bar sport ma credo ci sia poco da meravigliarsi se, nell’era del sesso facile, si diffondano feticismi e perversioni, il calo perpendicolare degli stimoli spinge a sperimentare nuovi orizzonti e conquistare nuove frontiere, sono morti e sepolti i tempi in cui si coitava a luce spenta e senza orpelli. Ciò che conta è il non divenirne dipendenti, lo steccato che divide il divertimento occasionale dalla ossessione è instabile e pericolante.

Tullio Antimo da Scruovolo

 

Universo femminile: “prendersi un cucciolo di cane è come scegliersi un marito… dovrà imparare a convivere con voi e con la società”…

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L’infelice concetto riportato nel titolo l’ha scritto Lina Sotis in un suo insulso libercolo pubblicato nel 1984, data niente affatto casuale, gli anni ’80 sono stati quelli in cui il post femminismo ha colato cemento sulle fondamenta della anelata “vendetta storica nei confronti del maschio”. Cemento “armato” da una sinistra fintamente progressista, direttrice che è andata via via degenerando fino a condizionare il linguaggio aggrappandosi ad astruse teorie del diritto. La GRANDE SVOLTA, un virus resistente a qualsivoglia vaccino che assolve le donne a prescindere e condanna gli uomini a prescindere.

Il President(E) della Camera Laura Boldrini, Statista di rara portata che nei secoli a venire occuperà interi capitoli nelle pagine della Storia (pregasi cogliere il palese sarcasmo), ha dato la stura a una nuova e indispensabile ferrovia espressiva, quella che porta nella stazione del niente ma un niente che appaga, cioè, secondo “essa” (la Boldrini) dovrebbe appagare. La valorizzazione delle donne non può non passare attraverso i cambi di desinenza e/o comunque la femminilizzazione dei termini, il tutto a costo di piombare nel pozzo della cacofonia da avanspettacolo. “Ministro-ministra, sindaco-sindaca, assessore-assessora, avvocato-avvocata, chef-cheffessa, idiota-idiotessa, manager-womanageressa (?)” e via sulla giostra della dabbenaggine… altro giro altra corsa. Ma la Boldrini si è resa conto che quelle da lei sparate non siano cazzate bensì “cazzatesse”??? Mezzo secolo di lotte femministe e sudate conquiste rese vane da un “uovo di Colombessa”, bastava cambiare vocale o aggiungere un “essa” per agguantare l’agognata parità su tutti i fronti. Che coglioni/coglionesse non averci pensato prima.

Una delle più subdole regole della comunicazione è stata mutuata, udite udite, dal pettegolezzo da portineria: “una bugia raccontata migliaia di volte diventa verità acclarata”, infatti al tramonto del 2016 ancora ci dicono che le donne siano economicamente discriminate nel mondo del lavoro, tanto per rafforzare la balla, in piena crisi, hanno pure speso quattrini pubblici per fare uno spot demente. Carta alla mano, in questo Paese, da decenni, non esiste NESSUN contratto Nazionale che a parità di livello, mansioni e anzianità di servizio, discrimina le donne in busta paga. Se parliamo del “nero” entriamo nella illegalità, illegalità che colpisce tutti, maschi, femmine, Italiani, stranieri, giovani e meno giovani. L’unico debole chiodo cui aggrapparsi è quello pensionistico ma… fin quando questo Paese aveva una parvenza di democrazia e di stato sociale, le donne venivano pensionate a 60anni e gli uomini a 65anni, sistema retributivo, quindi credo ci sia poco da opinare o sbraitare, cinque anni di attività lavorativa in più hanno un legittimo peso.

Forse la più pazzesca espressione maschilista travestita da conquista femminista è quel ridicolo “contentino” chiamato “quote rosa”, la negazione della meritocrazia. Ai cittadini interessano governanti/amministratori capaci e onesti, indipendentemente dal sesso di appartenenza, ma perché rinunciare, in nome di una legge stupida, a un governo di soli maschi o di sole femmine se composto da persone all’altezza del loro compito??? Nel caso non vi fossero donne capaci disponibili che si dovrebbe fare??? Reclutarle in discoteca??? Quale barile raschiare???

Frottole spaziali e discutibile creatività linguistica a parte, ciò che dovrebbe preoccupare le nuove generazioni sono le linee guida del famigerato pensiero “politically correct”, cervellotica lobotomizzazione di massa che anziché unire divide i generi, ovviamente discriminando i maschi. Nei giorni scorsi surfando sui siti di news mi sono imbattuto in una martellante notizia presente ovunque, lo scaldaletto provocato dalle confidenze notturne tra Stefano Bettarini e Clemente Russo, pare che l’ex calciatore abbia confidato al pugile di aver colto in flagranza adultera l’ex moglie Simona Ventura. L’ingenuo Napoletano si è lasciato sfuggire alcune considerazioni da spogliatoio macho, non solo, pare che subito dopo Bettarini gli abbia fatto un dettagliato elenco di tutte le donne famose che si è scopato (un vero Gentleman). Alla fine dei conti e dei marchesi, la produzione del GFvip ha deciso di squalificare Clemente Russo e graziare Bettarini, scelta quantomeno discutibile. Se la stessa cosa fosse avvenuta tra due donne… non sarebbe successo assolutamente niente, ovvio, se un uomo dice: “roba da ammazzarla”, istiga al femminicio, se una donna dice: “roba da ammazzarlo”, si becca applausi a scena aperta. E’ un esempio stupido solo in apparenza, in realtà la dice lunga, molto lunga, anche perché stiamo parlando di una boiata seguita da milioni di spettatori.

Quando si cerca di pilotare l’evoluzione culturale di una società basandosi sulla ipocrisia, si finisce col regredire diventandone vittime, l’evoluzione culturale di una società si fonda su un giusto e democratico equilibrio tra forma e sostanza nonché sul culto del rispetto, quello vero, nei confronti di OGNI essere umano. Privilegiare un genere perché vittima per secoli del maschilismo è una vendetta, non è una conquista sociale e nemmeno culturale. Trovo molto più pericolosa la perfida frase scritta da Lina Sotis che non la cameratesca battuta di Clemente Russo, un atleta che ha vinto una medaglia olimpica ed è da anni impegnato in prima fila per salvare i ragazzini Napoletani dalla strada. Lina Sotis ha passato la vita a deambulare da un salotto all’altro e non mi risulta abbia scolpito pietre miliari nel mondo intellettuale. In ogni caso, qualsiasi scrittore o giornalista maschio si permettesse di affermare o scrivere: “ prendersi una cagna cucciola è come scegliersi una moglie… dovrà imparare a convivere con voi e con la società”, verrebbe radiato da ogni albo e linciato, mediaticamente e magari pure fisicamente. Meditation please!!!

Tullio Antimo da Scruovolo