Sintesi dell’intelligenza: stoccaggio, cernita, espulsione delle scorie.

Lo sosteneva con fermezza quel vecchio trombone di Freud: “gli opposti si attraggono e si compensano”, nutro riserve in merito ma penso sia doveroso evidenziare un passaggio chiave, indispensabile, cioè l’individuarsi, termine in auge: “localizzarsi”. Pratica che riesce meglio ai simili: “chi si somiglia si piglia”, con buona pace del citato Sigmund.

Ogni volta che partecipiamo ad affollati contesti ludici e non: feste, inaugurazioni, matrimoni, vernissage, magari funerali e quant’altro. Diveniamo inconsapevoli testimoni di “agganci” (non chiamiamole empatie) creati da occhi scafati che hanno imparato a decodificare e capitalizzare istinti primordiali. Anche nella calca… gay, lesbiche, presunte dive, maschi alfa, cougar e mammisti, Master e slave, alcolisti, tossici, ex galeotti, giargiana baccaglioni, cazzari faine, stronze genetiche, zoccole mascherate, predatori e prede, si sgamano in uno sbatter di ciglia. Lungo elenco, stringiamo il limone, vi è una categoria che non stabilisce contatti: gli “intelligenti”.

La definizione di “intelligenza” è, sostanzialmente, un artificio interpretativo, cito testualmente la Treccani: intelligènza (ant. intelligènzia) s. f. [dal lat. intelligentia, der. di intelligĕre «intendere»]. – 1. a. Complesso di facoltà psichiche e mentali che consentono all’uomo di pensare, comprendere o spiegare i fatti o le azioni …”. Ergo, la “intelligenza” non esiste, non nella sua applicazione pratica, reale (universo della informazione docet, per non parlare dell’istruzione), trattasi di opinabile convenzione selettiva ed elettiva. Il “gene” individuato avrebbe valore solo di fronte a una certificazione supportata in modo inconfutabile, cosa mai avvenuta tranne qualche “vittoria di Pirro”. Gli “intelligenti” non stabiliscono sinapsi nemmeno in un deserto, perché? Risposta inquietante: la presunta “intelligenza” è, di fatto, un impasto soggettivo tirato col mattarello di una oggettività figlia di un falso ideologico.

Cognizioni tecniche, conoscenza, cultura, malizia, furbizia, scaltrezza, cattiveria, perfidia, esperienza, percezione e, me lo si lasci dire, quel tirare a indovinare spacciato per “capacità di leggere dentro” (quando si azzecca il garbuglio con una botta di culo), sono elementi prosaici poco significativi per idolatrare quell’immenso caos chiamato “cervello”. Residenza ufficiale della “intelligenza”, evidentemente inquilina morosa, visti gli innumerevoli e pedissequi sfratti.

Un idiota che spara cazzate random è come un orologio rotto, due volte al giorno segna l’ora esatta, quindi, la sua, dovrebbe essere definita “intelligenza da voucher”, istintiva la connessione con le unità Aristoteliche (luogo, tempo, azione). Scapicollandosi nel tempo si arriva al più celebre aforisma di Andy Warhol: “quindici minuti di notorietà non si negano a nessuno”, pensiero meno “off topic” se abbinato alla sua frase famosa numero due: “la bellezza è già intelligenza”. Teoria che mette in discussione convinzioni millenarie, la “intelligenza” è mente oppure immagine, elaborazione o carne?

Come non menzionare William Blake: “la strada dell’eccesso porta al palazzo della saggezza”, se è “intelligenza” la bellezza, figuriamoci la saggezza, mi si perdoni il cinismo ma il più delle volte la strada dell’eccesso porta al camposanto, quando gira bene finisce nel cortile di una comunità di recupero. In un mondo che spesso confonde la cultura col nozionismo, c’è poco da meravigliarsi se in tanti faticano a distinguere la “intelligenza” codificata dalle flatulenze della genialità demente.

Quando ero ragazzo una donna matura mi disse: “noi femmine siamo più intelligenti dei maschi perché abbiamo il sesto senso”, lì per lì feci mia questa leggenda metropolitana, paesana, borgatara e condominiale ma, in tutta sincerità, impiegai ben poco a rendermi conto che se le donne si scrollassero di dosso questa stupidaggine, vivrebbero molto più serene. Evidentemente serve a poco visto che, prima o poi, tutte finiscono nella “pauta” dell’ansia e del tormento, angoscia e martirio sentimentale, il vittimismo è forse espressione di “intelligenza”? Mastodontica contraddizione in termini.

Noi siamo semplicemente mammiferi che hanno sviluppato una blanda forma di “intelligenza” negativa (lo scrivo da sempre e mi piace ripeterlo), così non fosse non devasteremmo la natura né faremmo nostro il concetto di prevaricazione, presunzione e prepotenza. Come è possibile considerare “intelligente” una specie che macera nella logica del dominio, del possesso e della tirannia, del finto acculturamento e della imposizione finalizzata a interessi di bottega?

Probabilmente la famigerata “intelligenza” consiste semplicemente nel conoscere se stessi e nella capacità di interagire e interpretare il resto del mondo seguendo regole non scritte, cosa scomoda e di difficile applicazione, meglio omologarsi e diventare “pedine” col sogno di far “dama” per poter fagocitare i più deboli. Locuzione latina: “Risus abundat in ore stultorum”, flebile segnale di riconoscimento, gli “intelligenti” non ridono mai, come i nerds, sfigati per antonomasia. Mi risulta esistano individui che fanno test on line a pagamento per quantificare il “QI”, obiettivo: tatuarsi il punteggio ottenuto. Gli stessi che per scegliere un nome estroso da affibbiare ai figli (rovinando loro l’esistenza) sfogliano il catalogo Ikea.

Pietra di paragone… Consultando testi di settore redatti da psicologi e terapeuti si attiva l’interesse, la percentuale di pazienti in analisi che svolgono lavori manuali (muratori, carpentieri, fabbri, imbianchini, ecc. ecc.) è irrisoria rispetto a quella dei preposti a mansioni di concetto. Non è una questione economica, un bravo artigiano che si è costruito un portafoglio clienti degno di nota, guadagna molto più di un capo ufficio e di un manager di prima fascia. Delle due l’una: “lavorare sudando rafforza gli equilibri psichici, oppure sono in troppi ad aver sbagliato nello scegliere tastiera e mouse anziché un utensile?”. Anche qui la “intelligenza” non ne esce vincente, antico adagio conifero: “braccia rubate all’agricoltura”.

Il genere umano è talmente coglione da usare la millantata “intelligenza” per creare la “intelligenza artificiale”, siamo nel cuckoldismo, anzi, direi nella triolagnia galoppante. Quando le automobili non avranno più bisogno di essere guidate, quando gli elettrodomestici si attiveranno da soli, quando lo scarico del cesso stabilirà autonomamente se trattasi di minzione o defecazione, quando l’armadio connesso sceglierà l’outfit in base alla temperatura e alle esigenze programmate… gli umani potranno passare molte più ore della loro vita a scrivere minchiate sui social e su whatsapp. Orrore e raccapriccio uscire di casa e imbattersi in individui che si estraniano dall’habitat deambulando con lo smart in mano, rapiti da chissà quale irrinunciabile e vitale conversazione. C’è poi la galassia “app”, quelle insulse sono le più scaricate, anche questo è un termometro che misura la “intelligenza”.

Titolo e immagine sguazzano nelle paludi dell’amaro sarcasmo. Incorporiamo, depuriamo e poi scarichiamo il materiale di risulta ma tutto ciò non è “intelligenza”, è prassi lapalissiana. Stucchevole e grottesca la tendenza new age, quelli che una volta venivano qualificati come “intelligenti”, oggi (storia contemporanea) si auto-definiscono “intellettuali”, pietra miliare di polistirolo! La “intelligenza” è un dogma religioso o forse semplicemente un rarissimo terzo occhio capace di vedere ciò che ad altri sfugge?

Tullio Antimo da Scruovolo

Decalogo SHOCK, cosa fare per diventare una “STRAFICA”…

Che le donne siano complesse, arzigogolate, difficili da capire e tirituppa e tiritera… è una leggenda di origini bucoliche successivamente adottata dai metropolitani “radical pirla”, in realtà sono solo perennemente immerse in amletici dubbi tipo: “essere o non essere in linea con i dettami estetici contemporanei???”

COLLARBONE

Per avere spalle sexy occorre che il “pozzetto” della clavicola contenga più monete possibili

BELLY BUTTOM

Una fisicità da silfide consente di toccarsi l’ombelico passando il braccio dietro la schiena

THIGH GAPQuesta è datata, stando a piedi uniti in posizione eretta deve esserci “luce” tra le cosce

FINGER TRAP

Le labbra devono toccare il dito indice teso tra mento e naso

BIKINI BRIDGE

In posizione supina deve crearsi un effetto “ponte” tra ventre e costume

A4 WAISTUn girovita veramente trendy non supera il lato corto di un foglio A4

HOLD A COKE WITH YOUR BOOBSLe mammelle devono essere grosse e sode al punto da reggere una lattina, ovviamente piena

KYLIE JENNER LIPSÈ possibile avere i “labbrotti a canotto” senza interventi chirurgici né iniezioni di botox, basta tenerli “sottovuoto”

UNDERBOOBReggere una penna posizionata sotto il seno è ottima performance

BELLY SLOTLa modella/attrice Emily Ratajkowski ha fatto scuola, è “figherrimo” esibire un solco verticale (tipo colpo di Katana) tra il seno e l’ombelico

Ordunque…

Il quesito dà la stura ad alcune considerazioni ovvie, quando l’ovvio diventa stucchevole vuol dire che si è già in “codice rosso”. Da decenni i canoni dell’estetica, in particolare della bellezza femminile, sono vergati da gay, creativi sicuramente dotati di gusto e sensibilità ma tutt’altro che infallibili, innegabile la loro responsabilità sulla diffusione di una piaga come l’anoressia. Si è da poco conclusa la settimana Milanese della moda, grande novità è stata l’eliminazione dalla passerella della taglia 36, tardivo ma apprezzato “mea culpa”. Per un omosessuale il concetto di “bellezza femminile” è una proiezione, un transfert, una idealizzazione Proustiana, un puzzle onirico, siderale la distanza dal modello agognato dai maschi etero. In questo corto circuito dell’estetica stranisce, non poco, l’irrazionale scelta delle Italiche femmine, non tutte ma tantissime, di abbracciare i discutibili dettami omologanti dei gay ripudiando la storica e gloriosa fisicità mediterranea … domanda: “perché???”. Risposta doppia: “1) le donne considerano gli uomini “primati” poco esigenti (di bocca buona) obnubilati da pulsioni sessuali che prescindono dalla raffinatezza estetica, 2) i parametri della bellezza sono armi utili solo per competere con le altre donne”. Sotto il fumo dei luoghi comuni continuano a bruciare vetuste convinzioni e ataviche verità.

L’apparenza vissuta come obiettivo primario da raggiungere senza lesinare sacrifici e privazioni, innesca un circolo vizioso controproducente, difficile cogliere intrigante fascino e irresistibile sensualità in una donna avvilita perennemente impegnata nel percorrere il Calvario dell’esser fica. Nelle feste casalinghe di un tempo le femminucce avevano dei mancamenti di fronte al figaccione di turno, oggi svengono alla vista di un fumante e abbondante piatto di linguine allo scoglio. Specchio dei tempi e panza vuota.

Rompicapo estetico/esistenziale: “perché le donne fanno l’esatto contrario di ciò che piace agli uomini???” Forse qualcuno ha detto loro che la “bellezza” urge imporla, non subirla. Forse il livellamento verso il basso degli standard meglio interpreta la logica del “siamo tutte Rosy Bindi”. Magari è poi solo una questione di limiti, autodifesa e dubbi, tanti dubbi, una miriade di dubbi. Quién sabe!!!

Tullio Antimo da Scruovolo

La perversa e bizzarra filosofia di un gioiello sconosciuto ai più…

“TROLLBEADS”… grande intuizione, un balzo oltre la siepe, callidità partorita nella bionda frescura Danese 40anni orsono, colpo di genio che, parafrasando un vecchio slogan, vanta innumerevoli tentativi di imitazione, surrogati al cui confronto paiono dardi spuntati nella faretra della stipsi creativa. Non parliamo di un gioiello tradizionale, no, “TROLLBEADS” è un diario, un “social”, un trasmettitore, una vetrina ove esporre stati d’animo, sentimenti, umori, esperienze, passioni, ricordi, ambizioni, progetti, sogni e selfie interiori (radiografie dell’anima). Galeotto il braccialetto personalizzato, lancia in resta infilza “BEADS” di varia foggia e materiali come oro, argento, vetro e gemme elementarmente ribattezzate “pietre”, seguendo/inseguendo dettami filosofici e una anarchica butterfly che svolazza inquieta nello stomaco, carotaggi intimi per artigliare guizzi emotivi da condividere.

I prodotti di nicchia seducono il mercato senza tediare le masse con martellanti campagne pubblicitarie cucite addosso all’ammiccante testimonial di turno, strategia che crea club esclusivi riservati a estimatori e appassionati, nella fattispecie non per classe di spesa bensì per “modus pensandi”. Una aggregazione non aggregante nella accezione negativa. Tutti i “BEADS” sono rifiniti a mano, un valore aggiunto che li rende unici, impossibile trovarne due uguali. Non mi dilungherò sui vari “TROLLBEADS DAY” e nemmeno sull’annuale “TROLLBEADS CONTEST”, interessante competizione aperta a tutti in cui si vincono soldi e gloria, preferisco soppesare impulsi e messaggi, più o meno subliminali, lanciati dai suddetti monili.

A ogni “BEAD” è abbinato uno specifico significato, seppur con un minimo sindacale di forbice interpretativa, esistono pubblicazioni in grado di erudire dettagliatamente in merito. Rappresentano, per dirla asciutta, spaccati di vita vissuti, spaccati di vita contemporanei e anelati spaccati di vita a venire. Una donna che intenda approcciarsi correttamente al “TROLLBEADS WORLD” non dovrebbe bypassare tre presupposti chiave, sfogliare il PASSATO, tracciare il PRESENTE, ipotizzare il FUTURO.

Finito il marchettone addentriamoci senza meno nella stanza dei bottoni, la “TROLLBEADS WOMAN” modello, quella che meglio incarna lo spirito del gioiello, possiede un espositore con tutti i “BEADS” che la identificano nelle molteplici varianti, ogni mattina compone il braccialetto guidata da timori e desideri, angosce e positività, apatie ed energie, cali e impennate, gioie e dolori, paranoie e temerarietà. Non spaventi lo scenario, in fondo si tratta di fare esattamente ciò che da sempre accade con l’outfit, cioè stato umorale e voglia/bisogno di comunicare/non comunicare. Svolto il compitino affronta la giornata nella consapevolezza di essere perversamente “vulnerabile” ma solo al cospetto degli adepti.

Imparare a “leggere” i “BEADS” potrebbe voler dire impugnare un ottimo palanco per scardinare resistenze e ritrosie femminili, agli ometti in secca cronica si consiglia di fare incetta di manuali oppure seguire corsi di formazione, magari organizzati e patrocinati dal Dipartimento per le pari opportunità. Un avveduto interprete dei “BEADS MESSAGE” è in grado di intuire, osservando il polso di una femminuccia, se quella in corso sia una giornata da sindrome negativa o se esistano chance per fare “yo contigo tu conmigo”. Qualora non fosse ben chiaro, è una specie di Power Bank che ricarica e illumina aspettative, recondite voglie e lussuriose proiezioni ma anche bellicosi intenti e ghiandole velenifere, esistono “BEADS” per nebbie da sconforto, depressioni a tempo determinato e scleri da meteo. Lapalissiana l’intercettazione a 360°, quando una donna comunica: “oggi sono intrattabile”, tiene a distanza “pettegolame & provoloneria”.

Per quanto discreta e silente, la diffusione dei “TROLLBEADS” è parallela (passi il parkour) a quella dei social network, evidentemente le forme di “autopromozione” diventano più incisive, efficaci, se organizzate e gestite come un agguerrito team commerciale che si nutre di pane integrale e marketing. Molti considerano il crescente bisogno di mettersi a nudo l’inevitabile deriva di una società sempre più spersonalizzante e omologante, l’appiattimento globale stimola istinti repressi e sforna in trafila teorici casi umani e altrettanto teoriche amazzoni metropolitane. Sicuramente in questo vi è del vero ma forse, a ben guardare, è solo una questione di mezzi, non di fini, se l’occasione fa l’uomo opportunista, web e moderni orpelli agevolano la donna nel suo rendersi intelligibile. Il vento dell’individualismo di ritorno soffia, come il Favonio, dall’entroterra esistenziale.

Il braccialetto “TROLLBEADS” può essere paragonato a un quadro, lo si acquista per l’autore, per il valore economico, per l’incanto estetico e addirittura per il pendant cromatico. Difficile, per non dire impossibile, immaginare che tutte le donne sposino la causa della comunicazione emotiva. Sorvolo su costi e altri terricoli dettagli elargendo comunque una chicca ai taccagni, “TRALLBEADS” ha una prerogativa più unica che rara nel mondo dei preziosi, non è stato concepito per essere regalato (se non dietro espressa richiesta con tanto di lista “BEADS” allegata), il perché è facilmente intuibile. Però, simpaticamente diabolici e furbacchioni questi evoluti Danesi.

Tullio Antimo da Scruovolo

 

Essere una First Lady… arduo cimento!!!

 

“Dietro un grande uomo c’è sempre una grande donna”, illusorio aforisma dalle incerte origini, pare sia la storpiatura di un antico proverbio Latino: ” Dotata animi mulier virum regit (una donna provvista di coraggio/spirito sostiene/consiglia il marito)”. Convinzione in salsa rosa smentita dalla storia recente e contemporanea, sporgendo la testa e sbirciando alle spalle dei “Grandi Uomini” dal 1960 a oggi, più che in “Grandi Donne” ci si imbatte in zoccole, perfide arpie e arriviste senza onore né morale. Stappiamo la boccia del sarcasmo e iniziamo a demolire icone, sfatare miti e dissacrare improbabili beatificazioni mondandoci dal mefitico perbenismo di facciata.

Jacqueline Kennedy… la prima “First Lady” della new age, a torto la più osannata, mitizzata, sopravvalutata, indefessa arrampicatrice sociale determinata a scalare, con ogni mezzo e a tutti i costi, l’olimpo della fama, del potere e della ricchezza. Pur di non disancorarsi dalla “White House”, tollera le innumerevoli scappatelle di “The President” culminate in una chiacchieratissima relazione con Marilyn Monroe (parafrasando il Conte Ugolino: “più che ‘l dolor potè lo status”) . L’innata bramosia di denaro la porta, dopo soli cinque anni di lutto (annava de prescia), a convolare a nozze con il ricchissimo Aristotele Onassis, nonostante il Clan dei Kennedy le avesse garantito cospicue prebende. Icona della eleganza, della classe e della bellezza, insomma… magra e slanciata ma con una faccia che non le avrebbe consentito di conquistare nemmeno il titolo di “Miss pianerottolo” in un condominio disabitato.

Lady Diana… dopo “la Principessa sul pisello”, ecco la marachellosa “Principessa sui piselli”, la “prescelta” si è certamente appropinquata all’altare illibata ma, una volta abbattuta la barriera architettonica che inibiva l’accesso alla carnal goduria, ha impiegato poco tempo per riempire i vuoti lasciati dalla imposta castità prematrimoniale. Lady D era dotata di taumaturgici poteri, nella storica intervista/confessione trasmessa da tutte le televisioni occidentali e non solo, ha svelato una sua eclatante scoperta scientifica, patologie come depressione, bulimia e anoressia, possono essere curate saltando da un letto all’altro. Una benefica terapia ficcante, penetrante, riempitiva, ottima per corpo, mente e spirito, unico effetto collaterale l’eccessiva loquacità dei partecipanti alle sedute. Occorre essere proprio uomini duri, taciturni e riservati per scopazzarsi la moglie dell’erede al trono e non vantarsene con gli amici della bocciofila, tra l’altro rinunciando pure a lauti bonifici offerti da editori pettegoli e impiccioni narratori delle altrui fregole.

Hillary Clinton… ingiallita metonimia della racchia sfigata che riesce, misteri della vita, ad arpionare il bel pollastro di turno nella Lapalissiana certezza di dover subire pedissequi tradimenti, una “conditio sine qua non” che ha contribuito a inacidire ulteriormente un già aspro carattere da megera. L’algida carampana è passata alla storia come l’unica “First Lady” con le corna ufficialmente verbalizzate e cassate. Tutto il mondo ha capito che il suo plateale perdono mediatico non è certo stato dettato da un incondizionato amore bensì, doveroso ribadirlo, da uno squallidissimo calcolo che mirava a salvare meschini interessi spalmati sul breve, medio e lungo termine (un insulto all’orgoglio e alla dignità). Infatti gli Americani l’hanno “trombata” alla prima occasione importante. Qualsiasi pirla avrebbe vinto contro Trump, lei NO, nonostante il massiccio sostegno della colonna di panzer composta da media, lobbisti, capitalisti, industriali e stelle Hollywoodiane, è riuscita a perdere. Non ha fatto presa nemmeno sull’elettorato femminile, evidentemente le donne faticano a identificarsi in una pericolosa arpia incattivita, incazzata con la vita e con gli uomini, depressa e frustrata che mira al potere brandendo la clava della rivalsa.

Melania Trump… troppo “fresca” per parlarne, bel fisico e lineamenti “gentili”, dotata anche di quella che un tempo veniva chiamata “bella portanza”, finora è apparsa sempre sobriamente elegante, abituata a muoversi nei salotti che contano non palesa impacci né indecisioni. Se continua con questo modus operandi e riesce a non mettere i piedi in qualche tagliola, è probabile diventi una “First Lady” da podio.

Brigitte Macron… ultima “Première Dame”, in occasione della cerimonia di insediamento ha subito eruttato tutta l’odiosa ipocrisia Francese indossando un abito noleggiato (complimenti alla tardona, in un sol colpo ha trasformato la spocchiosa grandeur in pacchiano provincialismo ), salvo poi presentarsi al meeting Belga dei Presidenti Nato con una Luis Vuitton personalizzata, roba da riccazzi, mica ceci cicerchia o fave cavalline. La 64enne diversamente teenager ha un fortissimo ascendente sul giovane marito, infatti, grazie a lui, è riuscita a farsi assegnare un sostanzioso stipendio nel pubblico senza svolgere mansione alcuna, da ciò si evince che anche le fricchettone radical chic che se la tirano, snob e col vezzo di porsi come originali/alternative, rubano senza ritegno e senza vergogna. L’amore è cieco e al cuor non si comanda (evviva i luoghi comuni), siamo poi così sicuri sia stato un bene mettere la Francia nelle mani di un ragazzotto mammista attaccato al capezzolo di una moglie/amante/madre/zia/tutrice avvezza a condizionarlo e gestirlo (già gli corregge discorsi e programmi politici)??? Sul fronte corna il pischello può dormire sereno, la gerontofilia è patologia poco diffusa, ammesso la vegliarda Brigitte non intenda circuire gli aitanti virgulti che lavorano all’Eliseo, difficile resistere al perverso fascino delle maestranze asservite.

Noi Italiani fingiamo d’esser maschilisti e moralisti per accidia, avere una altezzosa “Prima Donna”, magari stronza, non è mai stata una nostra priorità, per 20anni ci hanno appoltigliato gli ammennicoli sparando ad alzo zero contro un Premier puttaniere, impossibile immaginare l’hurricane che scatenerebbe una “spaghetti First Lady ” troia con il vento femminile a favore. Considerata l’età media dei Presidenti, sarebbe più saggio optare per una soft e morigerata “Lady Ospizio”. Per onestà intellettuale e dovere di cronaca corre l’obbligo citare “Donna Vittoria”, disinvolta e avvenente moglie dell’ex Presidente della Repubblica Giovanni Leone. Anche lei iscritta al club (tessera d’onore) delle “passere scopaiole”, avanguardista, pioniera, antesignana delle Cougar collezioniste di Toy Boy, si narra che una notte fu sorpresa dalla polizia mentre faceva sesso con un 20enne a bordo di una vecchia Fiat 500, lo scandalo fu insabbiato ma la notizia trapelò bucando le poco serrate maglie del top secret.

Fare la “First Lady”, la “Première Dame”, la “Prima Donna” o la “Principessa consorte del futuro Re”, deve essere proprio una vita di merda, una vita di merda condizionata da rigidi protocolli, grottesche formalità, ridicole regole e pantomime da teatranti, poi c’è lo smarronamento da obblighi sociali. Per una donna che riempie le giornate occupandosi di mise, massaggi, cremine, manicure, pedicure, carta igienica fatta a mano, estetisti, visagisti, sarti, stilisti, scarpari, piazzisti di varia fatta, nutrizionisti, life coach, astrologi, sensitivi, amiche sparaconsigli e poi… architetti, artisti, interior design, chef stellati, tate multilingue, governanti col dono dell’ubiquità, maggiordomo British, la security, ecc. ecc. Deve essere una cosmica rottura di coglioni visitare ospedali pediatrici, orfanotrofi e accarezzare bambini del terzo mondo affamati, assetati e ammalati, finita la passerella tocca pure disinfettarsi. Forse le “pupe dei boss” si impegnano contro le problematiche dell’infanzia proprio per arrivare a eliminare tali fastidiose incombenze, a dirla tutta è uno sbattone pure la scelta dell’outfit, in certe occasioni non si sa mai come vestirsi e che scarpe calzare, stress che rovinano la giornata peggio di un reflusso gastroesofageo.

Tullio Antimo Da Scruovolo

I nuovi idioti, sfidare la morte per un selfie, rischiare di essere stuprata per un “flashing”…

Sui devastanti effetti collaterali del web si è già scritto e detto di tutto e di più, fino alla nausea, ovviamente internet è solo un incolpevole strumento, non può certo essere messo alla sbarra per le sue infinite peculiarità, anche se queste, immancabilmente e inevitabilmente, stimolano malsane fantasie partorite da mentecatti e cervelli deneuronizzati.

Tra le pochissime cose che distinguono la nostra specie dagli altri mammiferi ve ne sono quattro particolarmente degne di menzione: 1) la competizione fine a se stessa, 2) la vanità, 3) l’esibizionismo, 4) l’innato bisogno (spesso fasullo) di condividere macerie esistenziali. Se sintetizziamo queste pulsioni nelle moderne lande tecnologiche, otteniamo un cocktail micidiale paragonabile solo agli allucinogeni degli anni 60/70.

GLI UOMINI… nel momento in cui la rete e gli Smart hanno dato la possibilità di postare in tempo reale video e selfie, i maschietti hanno rispolverato un machismo erroneamente considerato archiviato, dando così vita a un susseguirsi di performance sempre più pericolose, sempre più incredibili, sempre più stucchevoli, sempre più estreme. Anonimi ragazzotti che sfidano la morte per onorare il celeberrimo aforisma attribuito ad Andy Warhol (in futuro tutti saranno famosi per 15 minuti), la corsa alla cazzata più pericolosa è diventata inarrestabile, un crescendo Rossiniano della angosciante stupidità. Schizzare via dai binari un secondo prima di essere travolti da un treno in corsa, farsi un selfie in bilico sul cornicione di un grattacielo… più che ardite gesta compiute da cuori impavidi paiono belinate per abbelinati.

LE DONNE… nel momento in cui la rete e gli Smart hanno dato la possibilità di postare in tempo reale video e selfie, le femminucce, manco a dirlo, hanno preso a spogliarsi ma in modo più “contemporaneo” dando vita al “FLASHING” e all’ormai famoso “ASKING FOR DIRECTIONS”. Il “flashing” consiste nell’ordinare del cibo con consegna a domicilio (vanno bene anche i corrieri), piazzare la web cam in modo da inquadrare bene la porta, chiamare a raccolta on line amiche e amici, poi, quando suona il campanello, andare ad aprire completamente nuda o in lingerie, ritirare il pacco con la massima indifferenza, salutare il ragazzo, chiudere la porta e correre al pc per raccattare consensi e commenti. “Asking for directions”, questo “giochino” richiede la collaborazione di un amico/a autista, si piazza lo Smart in auto in modo da riprendere il finestrino lato passeggero. Poscia ci si avventura nelle strade per chiedere indicazioni a ignari passanti maschi, quando costoro si avvicinano e si abbassano per meglio capire la richiesta, si ritrovano al cospetto di una donzella col seno scoperto, la gonna tirata su e tutto il cucuzzaro in bella mostra. Ad onor del vero la provocazione in automobile è cosa datata, tuttavia i video postati in rete creano una sorta di “sexy contest” che rende ancor più audaci e trasgressive le partecipanti. Cosa diversa è il “flashing”, provocare spudoratamente fattorini che conoscono nome e indirizzo, è un po’ come avventurarsi in un campo minato.

Il “coraggio” maschile e la “spregiudicatezza” femminile sono due frutti bacati della stessa pianta, quella della dabbenaggine da followers, rischiare di finire maciullati sulle rotaie o di ritrovarsi sotto casa un allupato ragazzo delle consegne, solo per avere un lampo di gloria in rete, tra l’altro gratis et amore Dei, è un preoccupante segnale. Questa società moderna sforna idioti in trafila ma la colpa non è della rete, è di chi non educa, non controlla, non sorveglia, non trasmette valori, direi anche di tutti gli utenti che seminano likes e followers alimentando e incentivando questa novella Arena di Nerone. Ogni tanto qualcuno crepa, ogni tanto qualcuna si ritrova nei pasticci ma guai parlare di “provocazione” oppure usare espressioni tipo: “se l’è cercata”, sarebbe politicamente scorretto.

Tullio Antimo da Scruovolo