Il cuckoldismo…

61011_249950548505502_1588113087_n

“Cuckold” è un neologismo Inglese mutuato dall’anomalo comportamento sessuale del cuculo, uccello monogamo che nel periodo della riproduzione abbandona il nido, solo temporaneamente, per concedere ad altri maschi l’opportunità di accoppiarsi con la sua femmina. Termine semi-onomatopeico che sostituisce l’irridente espressione: “cornuto contento”. Il Cuckoldismo ha conquistato la pole position nel Gran Premio delle perversioni new age, il successo (chiamiamolo così) è dovuto al suo essere compensativo, un incastro tra due devianze: il voyeurismo domestico maschile e l’esibizionismo femminile performante. Eruzione cerebrale di pulsioni che si concretizzano in una deriva carnale totalmente estranea a combinazioni arcinote come orge, scambi di coppia, triangoli, gang bang e compagnia cantante, la coppia cuckold trasforma un/a potenziale amante in coadiuvante erotico vivente. In genere è l’uomo a cedere la propria donna al “bull” (gergo) ma esiste anche la variante al femminile, in percentuale ridotta per motivi di egocentrismo e praticità.

Le molle che spingono ad avventurarsi in questa selva oscura sono molteplici e fumose, non è un gioco erotico né una esperienza annoverabile tra le trasgressioni “una tantum”, le coppie adepte sono solide, quasi sempre unite in matrimonio, dichiarano di amarsi profondamente e di non vivere nessun rigurgito “post-rate”. Anche nel cuckoldismo esistono picchi estremi come l’amante fisso amico di famiglia e addirittura l’ingravidamento ma non è la “norma”. Chi non conosce questa sessualità deviata immagina un rapporto schiavizzante in cui la donna subisce le insane fisime del marito despota, niente di più sbagliato, nel sottobosco “cuck” è l’uomo a vivere lo status di “sub”, è l’uomo l’anello debole. Una matassa ingarbugliata che ha comunque un bandolo, i motori di ricerca dicono poco e in modo superficiale, meglio cercarla nelle deduzioni psicologiche elaborando alcuni punti saldi.

Dividiamo la gelosia in due categorie: A) la gelosia distruttiva, B) la gelosia afrodisiaca. La prima mette in piazza le insicurezze, la seconda le nasconde sotto il tappeto della libidine. Per individuare quella di appartenenza basta decodificare la reazione dominante durante le incursioni esterne, detta in spiccioli, quando un ganassa fa il broccolone con la vostra donna… quando una fimminastra fa la gatta morta col vostro uomo… se provate istinti omicidi appartenete alla categoria “A”, se vi assale una irrefrenabile voglia di fare sesso appartenete alla categoria “B”. La premessa ha un senso, il cuckoldismo è l’esorcizzazione massima della gelosia, i cinici la chiamerebbero “ottimizzazione”, posta comunque in essere attraverso una forma di controllo/gestione, è sempre il marito a individuare il bull, incombenza accettata di buon grado dalla moglie consenziente, per logica applicata.

I contorti aspetti cerebrali si evincono da alcune metonimie, il cuckold (the original) non partecipa attivamente, si limita al solo guardare ma non sempre, alcune volte non presenzia nemmeno alla “monta” (sempre gergo) optando per una tormentata e solitaria attesa in altri luoghi, esasperando così la propria eccitazione. Scelta parossistica che incornicia il godimento in una corsa contromano, il cuckold non trasforma una proiezione in realtà, trasforma la realtà in proiezione, proiezione che si “ri-materializza” durante i coiti coniugali successivi alla seduta con il bull. Lo scopo consiste nel rendere reali, vissute, le fantasie che colorano, arricchiscono e popolano il talamo di tantissime relazioni. Tutti o quasi hanno fantasie erotiche “allargate”, le coppie “normali” si limitano a sceneggiarle, quelle cuckold il film lo realizzano. Tra i principianti è in voga la versione “soft”, ridotta esclusivamente alla provocazione in luoghi pubblici come bar, pub, ristoranti, cinema, ecc.. Se un avventore si ritrova a essere oggetto di attenzioni da parte di una donna che lancia sguardi ammiccanti e mostra, sfrontatamente, parti anatomiche nonostante la presenza di un compagno “distratto”, non si illuda di aver fatto breccia col suo fascino, è molto probabile che una coppia cuckold lo stia usando per eccitarsi.

Tema ricorrente, fil rouge, la centralità, il punto di forza… è l’amore, difficile a credersi ma un dato è certo, per poter blindare un rapporto al punto da non cedere a nessun’altra infiltrazione che non sia quella carnale voluta, una base robusta deve pur esserci e non credo bastino il potere della complicità e gli elementi già menzionati (compensazione e incastro). Potrebbe essere un errore scorporare i sentimenti da un rapporto capace di coinvolgere altri ma, contemporaneamente, di escluderli categoricamente da ogni raggio extra-sesso, inamovibile comandamento, almeno in teoria.

Osservando con occhio critico… il cuckold è, di fatto, un giocatore d’azzardo che scommette sulle proprie sicurezze/insicurezze, la posta in palio è altissima ma non vince mai, al massimo pareggia. Da quando è esploso il fenomeno, in Italia ha preso a diffondersi progressivamente nei primi anni ’80, fior di menti si sono prodotte in considerazioni, analisi e valutazioni, come sempre discordanti. Gli interrogativi rimasti in sospeso sono due: “In un maschio risucchiato dal tunnel del cuckoldismo, si nasconde forse una omosessualità repressa???, l’uomo “cuck” trasforma in morbosa goduria frustrazioni e umiliazioni, è corretto monitorare il cuckoldismo come una articolazione del masochismo???”.

L’aspetto misterioso di tutto l’ambaradan sta in quel bizzarro cubo di Rubik che si autoincasina nelle circonvoluzioni femminili. La moglie di un cuckold non è certamente etichettabile come zoccola (se lo fosse zoccolerebbe in proprio venendo meno al giuramento di “fedeltà cuck”), si concede a uomini che non sceglie, ha rapporti carnali programmati in cui il raggiungimento dell’orgasmo è relativo e/o ininfluente, apparentemente plasma la propria sessualità alle pulsioni del marito, si assume totalmente i rischi e accetta di trasformarsi in “oggetto”. Spontaneo chiedersi perché lo faccia, esibizionismo e protagonismo sono leve insufficienti per motivare simili carature, più credibile una drogante sensazione di potere da sdoppiamento, una second life inebriante, l’adrenalina di convivere con una intima identità segreta. L’essere cuckold di se stesse. Curiosità… saranno più numerosi gli uomini che hanno trascinato nel cuckoldismo le loro donne oppure le donne che hanno trascinato nel cuckoldismo i loro uomini??? La risposta non è affatto scontata, i maschi lo propongono, le femmine lo costruiscono step by step.

Tullio Antimo da Scruovolo