La seduzione… arte, “sclero” o raggiro???

corso sex22

Le doglie che hanno preceduto il parto di questo post sono state indolori e rapide ma… L’argomento in questione mi ha creato una sorta di conflitto interiore, un bellicoso scontro tra il mio innato sarcasmo e la tentazione di produrmi in una ghigliottinante performance tecnica. Meglio risolverla salomonicamente dando una botta al serio e una al faceto.

Internet, svolta storica che più di ogni altra ha cambiato e continuerà a cambiare il mondo, più delle focaccine di Banderas, della Nail Art, dell’happy hour, del tacco 12, della salama da sugo, del mocio vileda e del reggipetto push-up.  Una conquista tecnologica che nemmeno la fervida fantasia di cineasti e scrittori ebbe mai l’ardire di immaginare, dopo oltre venti anni di progressiva e incessante diffusione, il “web-richiamo” che spadroneggia e detiene il record delle cliccate è lo stesso da sempre, il SESSO, leader incontrastato della grande madre rete. Il mouse è socialista ma al sesso bisogna comunque arrivarci, nonostante le varie rivoluzioni culturali abbiano semplificato, facilitato l’iter, risultano essere ancora tantissimi (uomini e donne) i soggetti incapaci di effettuare le giuste manovre per entrare in porto e ormeggiare al molo del gaudio carnale. Come ovviare a questa angosciante lacuna??? Niente di meglio che iscriversi a un efficace “Master” di seduzione, ovviamente on line, neanche a dirlo.

Leggendo la videata che ho riportato sotto il titolo mi sono, tra una risata e l’altra, domandato se siano più balenghi gli uomini che per acquartierarsi nell’ambita, calda e umida nicchia arroventano la carta di credito (gioielli, abiti costosi, viaggi esotici, raccomandazioni, cene  a tre stelle, ecc. ecc.), oppure quelli che sborsano € 9,90 convinti di apprendere le tecniche per accoppiarsi, “agratisse”, con qualche apprezzabile “sorriso verticale”. Meta non di rado ubicata tra le disboscate cosce di una femmina altezzosa, pretenziosa e reticente, come se portarsi a letto una stronza avvenente equivalesse a un oro olimpico.

Seppur con i dovuti distinguo, da tempo le donne manifestano analogie comportamentali, probabilmente perché è in fase di sgretolamento l’atavica convinzione che in ogni maschio, proprio tutti, si annidi quel tasso di idiozia sufficiente per sbarellare anche davanti a un roito inguardabile. Può essere che la crisi economica abbia inibito a molte cougar in fregola la possibilità di noleggiare aitanti gigolò XXL. Anche qui verrebbe da chiedersi quanto possa essere appagante coitare con un bellimbusto vanesio che se la tira e, cosa facilmente intuibile, si concede solo per poter fare un’altra tacca sulla cintura mentre ritira le Hogan last collection pagate dalla “signora”. Sì, decisamente, anche le donzelle hanno preso ad acculturarsi sulla seduzione low cost.

Lapalissiano, i corsi di seduzione, a prezzo delle zucchine o costosi che siano, sono annoverabili in quella area “imprenditoriale” che capitalizza la speculazione psicologica, un po’ come affondare la katana nel burro, non vi è niente di più vulnerabile e manipolabile di una persona in carenza da rapporti immersa nella palude della frustrazione.

Non ho avuto né voglia né tempo per cercare conferme ma vivo nella granitica convinzione che alla base di ogni corso di seduzione vi sia un punto fermo, un fil rouge, un leitmotive mutuato dal modus operandi più antico, duraturo ed efficace, “farsi desiderare”. Una pratica elementare che consiste nel dosare il corteggiamento alternando momenti di grande trasporto ad assenze, anche prolungate. Cosa ben diversa dalla meno conosciuta “seduzione isterica”, strategia che mira a convogliare le varie mancanze in un unico “vuoto” per poi gestirlo a livello di psiche. E’ sbagliato pensare alla seduzione solo come elemento propedeutico alla fisicità, la vera seduzione inizia dopo il primo mix di fluidi.  Se l’humus del “farsi desiderare” consiste nel concedersi a singhiozzo per ingigantire la voglia di rivivere un godimento già provato, la “seduzione isterica” è l’apoteosi di una enfatizzazione teorica, al limite della idealizzazione, ancor più vincolante. C’è dell’altro, il/la seduttore/trice isterico/a vive la deriva carnale rinnegando il proprio piacere, l’obiettivo unico è elargirne in grande quantità, riducendo all’osso i “rate”, per incrementare il potere schiavizzante.

Proviamo a tirare le somme… le spinte motivazionali che inducono a sedurre, almeno a provarci, possono essere suddivise su tre fronti: 1) sfamare egoisticamente le proprie voglie, 2) condividere totalmente il piacere (do ut des) con il/la partner, 3) donare piacere con premeditata parsimonia per consolidare il dominio. Il punto “1” riguarda prevalentemente (prevalentemente, non totalmente) gli uomini, il punto “2” è, dovrebbe essere, la norma, il punto “3” è d’uopo leggerlo prevalentemente (prevalentemente, non totalmente) al femminile. Nonostante sia notevole e difficilmente arginabile il rischio di mandare in corto circuito i sensi nel tentativo di filtrare pulsioni ed emozioni.

Considero la seduzione semplicemente un duello, una partita a scacchi, un braccio di ferro, un tirar di scherma tra fiorettisti… non esistono regole d’ingaggio. Quando si entra nei meandri della conquista, la vera sfida da vincere è quella con le proprie debolezze.

Molto interessante, per certi versi pittoresca, la incessante evoluzione dei rapporti, uomini e donne si accoppiano da sempre, ogni epoca ha avuto regole, dettami, certezze solide, purtroppo tra i contemporanei serpeggia una grande insicurezza. Doveroso omaggiare il sempreverde Seneca: “nessun vento ti sarà mai favorevole se non sai dove andare”.

Tullio Antimo da Scruovolo

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WordPress è affollata da cuori infranti bisognosi d’aiuto… manda un sms, fatti un gavettone gelato, non rimanere insensibile all’eco della solidarietà…

foto blog

Ci sono momenti in cui mi acchiappa la voglia di errabondare sulla piattaforma, lo faccio saltellando da un blog all’altro come fossero massi sparpagliati sul greto di un grande fiume, non di rado su alcuni mi soffermo a riflettere. Tra i pietroni l’acqua scorre abbondante e veloce rendendo difficoltosa la risalita di numerosissimi “animaletti” che, stremati dall’immane sforzo, stillano energie residue, nooooo… niente salmoni, sono “cuori infranti” in penitenza votiva che tentano di raggiungere la “sorgente santuario” per implorare miracoli e grazie sentimentali.

Con una certa regolarità aggiorno il fascicolo “amore” scrivendo pensieri e riflessioni partoriti dalla razionalità analitica, razionalità analitica che alcuni/e interpretano come espressione di aridità e cinismo, per non parlare di pittoresche nebbie autobiografiche. Una ceralacca che marca l’inutilità del mio mettere in guardia dal rischiosissimo calar della palpebra illusoria, ancor più se si vuole impugnare il volante per mettersi alla guida della propria vita. In questa circostanza adotterò una formula alternativa per evadere la pratica, un trespolo poco ortodosso, non convenzionale ma incisivo e sbrigativo. Lo faccio con lo spirito del missionario speranzoso di far proseliti e ridurre, il più possibile, l’enorme quantità di taniche quotidianamente riempite da copiose web-lacrime. L’obiettivo è quello di riuscirci prima che i miei coglioni querelino l’amore per lesioni, tra l’altro aggravate da pedissequa reiterazione. Obiezione prevista: “nessuno ti obbliga a leggere le altrui pene d’amore”, risposta rivelatrice: “da sempre sono impegnato nel sociale”.

La sintesi è una dote eccelsa, accorcia le maratone e avvicina le calende greche ma quando è eccessiva diventa fuorviante, come pretendere di infilare la “38” in un corpo “46” (sì lo so, c’è chi ci prova). Saggezza impone di procedere con approfondimenti mirati e valutazioni certosine.

Partiamo dall’ANIMA: per gli atei è una pura invenzione e quindi il problema non si pone, per i credenti esiste ma appartiene a Dio, ergo, coloro che se ne appropriano indebitamente per consentire al demone dell’amore di ricettarla, sottoscrivono la dannazione eterna . Passiamo al CERVELLO: chi ce l’ha perfettamente funzionante, manutenuto e regolarmente tagliandato con acqua, olio e filtri sempre a posto, ben se ne guarda dal fonderlo o farselo cucinare in carpione dall’amore. Tappa romantica, il CUORE: inizia a pulsare prima ancora della nascita anagrafica e lo fa incessantemente, h24, per tutta la durata della nostra esistenza, quanto bisogna essere ingrati, perfidi, crudeli e stolti per imporgli stress aggiuntivi e debilitanti??? Eccoci alle luci rosse: LA VAGINA, area giochi in cui svolgere attività ludiche e “ri-creative”, una giostra accattivante ma insidiosa, bugiarda, infingarda, come ci si può fidare di una cosa che sanguina per giorni e giorni senza morire??? IL PENE: ammennicolo che vanta discutibili valori simbolici, inaffidabile come e forse più della vagina in quanto capace di tradire, sempre nei momenti meno opportuni, anche le aspettative del padrone stesso. Quali garanzie potrà mai dare una cosa che cambia volume e consistenza in totale anarchia e senza preavviso???

Se madre natura avesse voluto gli umani fedeli, avrebbe creato la vagina con il “contavisite” e il pene con il “contatrasferte”, non lo ha fatto perché è perfetta e previdente, fossero stati sempre tutti fedeli ci saremmo estinti da tempo, per noia. Deduzione logica, amore significa fedeltà, la fedeltà è contronatura, quindi, per proprietà transitiva, l’amore è nemico della natura, più del buco ozonico. Ottimo motivo per sdoganare le “zoccolone” con un appellativo nobilitante, da oggi le chiameremo “eco-fiche”!!!

E’ convinzione comune che l’amore sia onnipresente, non vi è luogo né segmento di vita in cui non aleggi, perché considerato il “motore del mondo”, mai copyrighter fu più ingannevole. La verità è un’altra, l’amore è l’unico argomento di cui TUTTI possono parlare… ricchi, poveri, belli, brutti, colti, ignoranti, intelligenti, stupidi, furbi, cristallini, ecc. ecc. Miliardi di riflessioni, deduzioni, considerazioni ed elucubrazioni… favorevoli e contrari, scettici e creduloni, sognatori e realisti, illusi e disincantati. Ammuffita diatriba risolta in un congresso segreto tenutosi a porte chiuse. Al termine dei lavori, non senza insulti, scazzottate e compromessi sottobanco, relatori e delegati hanno ufficializzato la nascita di tre scuole di pensiero: 1) l’amore è la cosa più importante della vita, 2) senza amore si vive lo stesso ma se c’è è meglio, 3) per scopare di più bisogna sostituire la parola sesso con la parola amore (mozione passata grazie ai franchi tiratori). Tutto il resto è storia antica, contemporanea e, perché no, futura.

Dicevamo… l’amore è un “prezzemolo”, invadente alla ennesima potenza, si infila ovunque, anche e soprattutto dove non richiesto, con una incredibile faccia da culo spalanca porte ed entra, neanche la decenza di bussare. Quando ha saputo della nascita di internet ha dato di matto dalla gioia, uno sconfinato “bacino utenti”, il canale promozionale più efficace che mente umana abbia mai concepito. Essendo imperituro Stakanovista, l’amore si è messo subito al lavoro. Primo passo l’individuazione del target locomotiva: “i forum? no, troppo goliardici”, “i social? no, troppo caotici e fagocitanti”, “le chat? no, troppe maialate”, “forse un salotto soft e confidenziale come il blog?  BINGOOOOOOOO”. Poscia ha elaborato una innovativa strategia di marketing arroccata su un concetto subdolo complesso a spiegarsi, meglio passare senza indugi alla dimostrazione pratica… “altrimenti poi la gente a casa non capisce”. Se una persona apre un blog e scrive: “ho trovato l’amore, sono felice come una pasqua, gira tutto a mille, la mia vita è un paradiso”… invidia, malocchi e macumbe a parte, viene quasi ignorata. Se invece scrive: “ho la lametta in mano, voglio tagliarmi le vene perché ho perso l’amore”, oppure: “piango e soffro come non mai, mi manca, come ho potuto essere così imbecille da non capire, non esco più di casa, devo trovare la forza di rinascere”… un esercito di consolatori/trici bussa all’uscio pronto ad elargire pacche sulla spalla, virtuali cucchiaiate di nutella antidepressiva e il proprio vissuto per attivare leve di condivisione come il celeberrimo: “mal comune mezzo gaudio”. Simpaticissimi e creativi, alcuni geniali, i suggerimenti sul come pianificare tremende vendette e spedizioni punitive.

Quest’ultimo passaggio ci regala una chiave di lettura molto interessante, anche l’amore che chiama a raccolta il popolo del web è quello sofferto, non quello gioioso, non ci si lasci influenzare da fattori come solidarietà, comprensione e umana pietà, è l’innata sete di “eros e thanatos” che attrae come un potente magnete. Quelli in odore di misticismo da cilicio vivono le pene d’amore come una espiazione/martirio, una stampella per reggere in qualche modo l’autostima, escamotage certamente meno dannoso e devastante di alcool, droga, Maalox, Lexotan, Xanax e Preparazione H (con l’ingozzarsi tutta questa roba, hai visto mai che spuntino…) Domandina rompicapo riservata agli/alle irriducibili: “ ha senso stravolgere la vostra esistenza, magari perseverando, per “mezze mele” che godono del vostro corpo, infrangono i vostri cuori e tentano di manipolare le vostre menti???

Esiste un’altra trincea, inespugnabile, difesa con lo stesso piglio e stoicismo messo in campo dagli Spartani alle Termopili, le “forze dell’occulto”, no… non quelle serie, parlo di maghi, streghette, cartomanti, chiromanti, fattucchiere, pozionisti e callisti del cuore, insomma, quell’accozzaglia di ciarlatani usa ripulire tasche e conti correnti ai malati d’amore. “Spennano i polli ignoranti e boccaloni”, grande menzogna, nel portafoglio clienti di questi astuti corvi sono presenti persone istruite, facoltose, manager d’acciaio e affermati professionisti in carriera. Un business che introita cifre da capogiro, l’amore ha il potere di rincitrullire a ogni livello e ceto.

Frequento molti blogger intimisti, tecnicamente gli unici che interpretano lo spirito originale delle piattaforme (i blog sono esplosi sulla rete proprio come “diario”), mi appello al loro sense of humor e alla loro sagacia, tra le righe dell’ironia si nascondono sempre verità preziose. I’ll see you!!!

Tullio Antimo da Scruovolo

“Le donne belle sono invisibili”…

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Quella riportata nel titolo del post non è una affermazione attribuibile alla “filosofia informale”, è il frammento di un dialogo che ho carpito durante uno dei miei zapping notturni, “frase/spunto” troppo stimolante per essere ignorata. Difficile individuare la linea di demarcazione, realtà e concezioni da brodo primordiale raramente vengono mixate come in questo caso. Prima di attaccare la mula al carro e avventurarci negli oscuri sentieri che mappano la foresta della psiche, facciamoci un drink al chiosco dei pregiudizi periferici.

“Le donne belle sono oche (le oche sono animali intelligentissimi)”, “le donne belle si guardano ma non si vedono (miopia e presbitismo sono una mera questione di distanza)”, “donna bella è sinonimo di guai (quella brutta è sinonimo di gioie?)”. Non vi è dubbio alcuno che le strafiche siano una grandinata di paranoie per gli uomini insicuri, è altresì accertato che il dire di Andy Warhol: “la bellezza è già intelligenza”, non agevola il bisogno di viaggiare con un “QI 150” attaccato al culo.

“Le donne belle sono invisibili”… Concetto accettabile, credibile se supportato da alcune riflessioni, una donna bella diventa invisibile nel momento in cui si trasforma in chimera, miraggio, sogno, un po’ come la volpe e l’uva: “ignoro, quindi non vedo, ciò che non posso avere”. In subordine si potrebbe ipotizzare una “trasparenza” dovuta alla bellezza “barriera/alibi”, una donna bellissima e intelligentissima terrorizza gli ometti, questo la rende “invisibile” e la destina a percorsi fatti di solitudine.

Quando anni addietro la solita “University made in USA” stilò un rapporto/ricerca sulle problematiche vissute dalle donne belle, emersero dati che lasciarono sgomenti frotte di uomini e donne “diversamente belle”. La “top fica” pare scopi meno delle “normali” e pure in malo modo in quanto stimola l’egoismo sessuale degli uomini, è immersa nella invidia delle altre donne e inocula, praticamente sempre, il tarlo della gelosia nel proprio compagno. Per estensione… ha un pessimo approccio con l’universo maschile, più è ampio il “campionario” più è facile “inciampare”, non solo, la tendenza alla promiscuità, più o meno forzata, ammorba l’esigenza di annodare la propria mente a quella altrui. La donna bella, per plausibili motivi, sogna meno delle altre, socializza meno delle altre (tra le belle esiste competizione, non amicizia), ha esigenze diverse dalle altre, sfugge da vincoli e sentimenti (valgo troppo per farmi monopolizzare), il terrore di essere “sfregiata” da una impietosa vecchiaia condiziona pesantemente gran parte dell’esistenza. Praticamente essere belle è una sfiga da Guinness… sarà!!!

E’ notorio, gli Americani vivono di eccessi ma questa requisitoria contro la bellezza ha trovato conferme in tutto il mondo evoluto. Nonostante il “corpo” sia un diffusissimo business di considerevole portata, nella società contemporanea la bellezza è ancora un pesante fardello, non una leggiadra levitazione. Essere una leccornia sessuale oppure un “oggetto/vanto” da esibire è tremendamente penalizzante.  La bellezza fisica non è una dote interiore, non è una qualità occulta da sfoderare alla bisogna, non è intima, è palese, evidente al punto da divenire nemica e prevaricatrice della propria essenza, con le ovvie e dovute eccezioni.

Le donne belle non sono invisibili ma possono diventarlo se soccombono alla loro estetica, ogni forma di “ricchezza”, sia essa fisica, materiale o spirituale necessita di oculata gestione, viceversa si trasforma in dipendenza schiavizzante. Le donzelle che investono tutto sulla loro bellezza stiano lontano dalle ipocrisie, il cervello alberga solo ed esclusivamente nella scatola cranica, non ha emanazioni né filiali in altre parti del corpo.

Tullio Antimo da Scruovolo

Quella inguardabile gambetta bianca…

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E’ primaveraaaaaaaa… svegliatevi bambineeeee…!!! Tempo delle ristrutturazioni e dei rifacimenti, non solo degli appartamenti e delle facciate dei palazzi, l’appalto più consistente riguarda la metamorfosi estetica delle donne. L’aumento della temperatura schiude la crisalide del look a “cipolla” liberando da un letargo forzato fisicità fuori forma, chiletti in eccesso e il “morbidume” subdolamente formatosi durante l’inverno. Giunta è l’ora di aggiustare quel “compasso” che fa la differenza attraendo i maschi e suscitando invidia nella concorrenza. Signore e signorine hanno un metabolismo opposto a quello degli orsi, nei periodi freddi i plantigradi riducono il grasso, loro lo aumentano… e poi… mancano pochissimi mesi a quella forca Caudina foriera di ansie angoscianti: “la prova costume”, l’unico, vero, grande spauracchio che manda in paranoia il gentil sesso.

All’uscio delle palestre si accalca la fauna femminile, un richiamo irresistibile, ogni cacciatore vorrebbe averlo. Determinate, grintose, Stakanoviste, anelanti, pronte per una full immersion rassodante e “filiformante”, quei vecchi jeans nell’archivio storico sono l’obiettivo primario: “giuro che ci entrerò di nuovo”. Idem per i centri estetici dotati di solarium, fondamentale, indispensabile un minimo di tintarella, giusto per “scarcerarsi” da quella gabbia chiamata “calze”. Già, altro grande evento stagionale traumatizzante: “la gambetta bianca”, quella inguardabile, orribile, frustrante “gambetta bianca”, tra l’altro lo scosciamento a nudo è uno spot- denuncia contro la cellulite. In effetti… le gambine “anemiche” non sono un gran bel vedere, rimembrano il riso in bianco dato in pasto ai malati di ulcera, è pur vero che chi non ha soluzioni alternative non può far altro che esporre i pallidi arti inferiori al pubblico ludibrio.

Pare che la “gambetta bianca” sia un inestetismo talmente potente da generare vere e proprie fisime, rovina il layout, penalizza il sex appeal, produce l’odiato effetto “slavata”, vaporizza il tasso di zoccolamento e rende psicologicamente vulnerabile (riduce alla radice quadrata la vanità), non ci si può sentire strafica in quelle condizioni (lui potrebbe essere di bocca buona ma anche no…) che stress!!! Invero la pelle non è solo una barriera protettiva, manco per idea, rappresenta una componente ottica e tattile di rilevante importanza: “la sorte dirotti la discromia all’indirizzo di quella stronza di collega/amica che mi sta antipatica”. Spezziamo una Lancia, magari pure una Alfa Romeo e una Fiat… sarà consolatorio pensare all’origine della definizione “sangue blu”??? I nobili avevano una vera e propria idiosincrasia nei confronti dell’abbronzatura, tipica dei plebei avvezzi a passare la giornata nei campi, l’evitare accuratamente i raggi del sole rendeva la loro epidermide bianchissima al punto da evidenziare le vene, ovviamente blu, c’è poco da ridere, proprio da questo nasce l’espressione identificativa (non è che magari qualcuno ha passato la vita credendo che il sangue dei blasonati fosse veramente blu?).

Si sconsigliano vivamente deleteri contrasti cromatici. Una gonnellina nera in pendant con scarpe nere rende la “gambetta bianca” ancor più bianca, meglio puntare sulle morbide tinte pastello, tra l’altro si evita anche di trasformarsi in involontarie testimonials della Juventus. Le fortunate non costrette a rispettare vincoli di qualsivoglia natura, optino per il “bagno di sole integrale”, una donna nuda abbronzata con mezze tette e zona pubica squallidamente in bianco, ricorda i muratori degli anni’60 (quelli che dopo aver lavorato tutta la settimana nel cantiere indossando solo la canottiera asciuga sudore, la domenica andavano con la famiglia a Capocotta), tamarreide for ever.

I moderni “restyling” primaverili hanno il pregio di aver ridotto, in modo significativo, gli oltraggi all’estetica in cui ci imbattevamo sulle spiagge negli anni passati, il culto di prendersi cura del proprio corpo è certamente un salto di qualità. Nonostante questo, penso sia meglio mantenere standard lineari tutto l’anno, eccessive oscillazioni di peso non giovano alla salute, anche l’aspetto ci guadagna se frutto di costanza e regolarità. Massacrarsi in palestra nei tre/quattro mesi che precedono l’esame, magari sottoponendosi anche a ferree diete per poi lasciarsi andare col cader delle foglie, potrebbe rivelarsi dannoso. Sembra una banalità ma non lo è, in questa stagione i centri di “recupero” registrano impennate di iscrizioni, ciò vuol dire che si nuota ancora nella piscina della “forma” e non in quella della “sostanza”.

Ma alla fine… qui prodest???

Tullio Antimo da Scruovolo

“God save my shoes”…

DCF 1.0

Recentemente Rai5 ha mandato in onda “god save my shoes”, un “documentary movie” spacciato per approfondimento “storicoculturalpsicosociologicoerotico” sul rapporto “donna/scarpe”. Velleità eccessive, invero trattasi di un marchettone pubblicitario costruito ad hoc sui due “rovina piedi” più famosi ed esosi al mondo, Manolo Blahnik e Christian Louboutin (è stato citato pure Salvatore Ferragamo). Il cortometraggio non esce dagli schemi interpretativi stereotipati ma offre diversi spunti di riflessione, a cominciare dal triangolo feticista composto da “uomo/scarpe/donna”, un mix di sesso, vanità e provocazione che nasce proprio nella mente degli stilisti (ovviamente maschi, prevalentemente gay).

Le scarpe in questione coprono il mercato della “middle age” (troppo costose per le ragazzine e troppo pericolose per le attempate). Business nel business, corsi per imparare a camminare ad alta quota adottando una postura che valorizzi tutto il corpo (gambe, culo, mammelle, acconciatura), sì, le suddette creazioni necessitano essere calzate a tutto tondo, più che altro nella testa. Tra le intervistate anche una nobildonna “filantropa”, circa 1.400 paia nella scarpiera, che ha tenuto una piccola lezione sul come incedere, ancheggiare, petto/culo in fuori e testa alta (è tutto un ondeggiare), particolarmente impegnative le scale, ha pure scimmiottato la “camminata” delle coatte, da evitare ASSOLUTAMENTE. Siccome parliamo di scarpe “estetiche” sprovviste di ogni minima funzione pratica, è d’uopo ridurre al minimo indispensabile la deambulazione.

Il feticismo del piede è certamente il più antico e diffuso (quando Romolo e Remo ancora ciucciavano il latte dalla lupa, in oriente il piede era già considerato elemento fondamentale della bellezza femminile), gli estrosi stilisti in auge hanno “sdoganato” modelli che appartenevano all’universo BDSM, tacchi, zeppe, cinghietti, lacci, vezzose decorazioni ma anche borchie chiodate (killer shoes), Si direbbe che l’avvenenza sia sinonimo di sofferenza, dalle calzature costrittive degli antichi imperi del sol levante ai corpetti stronca-fiato delle corti Europee, fino alle attuali shoes. Quando ci troviamo in situazioni tipo vernissage, prime teatrali/cinematografiche, inaugurazioni o feste varie, notiamo nelle donne una fredda altezzosità, d’acchito verrebbe da pensare che “se la tirino”, in realtà le meschine cercano di mascherare il supplizio che stanno vivendo. Scarpe scomodissime, autoreggenti che scendono, il perizoma che si infila nel culo, reggiseni che stringono, non mangiano perché hanno paura che qualcosa rimanga attaccato ai denti, non bevono per non andare a pisciare in continuazione, elargiscono sporadici sorrisi modello “paresi”… ma che è… una festa oppure un funerale???

Nel film qualcuno ha definito le scarpe femminili un indumento intimo, come la lingerie, su questo concordo in pieno, un indumento intimo visibile a tutti, ostentato senza lasciare niente all’immaginazione, non lo si scopre una volta raggiunta l’intimità, nemmeno lo si può intuire come i gancetti del reggicalze o il bordo delle autoreggenti sotto un vestitino aderente, niente di ciò, le scarpe sono in “vetrina” e quindi devono provocare senza poter contare sull’effetto sorpresa.

In una intervista montata a segmenti la solita, immancabile, psicologa di turno ha sciorinato una serie di insulsaggini ma in mezzo ci ha infilato, sicuramente senza volerlo, un messaggio subliminale degno di nota, le scarpe estetiche attestano una sessualità attiva, né tendenze né perversioni, semplicemente un: “sono una femmina praticante”. Personalmente credo che la capacità di trasformarsi appartenga a quel sentiero onirico in grado di creare appetiti: “posso essere così e quindi anche ragionare così”. Trucco, look, scarpe e postura incerta (fammi stare in piedi il meno possibile) propongono una Jessica Rabbit momentaneamente reale.

Altra teoria stuzzicante è quella che attribuisce la paternità (maternità) dei tacchi a spillo al pensiero femminista (stiletto=pugnale, arma bianca non solo metaforica), un coltello che aumenta la statura, pareggia lo sguardo e sfida l’uomo… insomma, un po’ forzato come concetto ma accettabile. Elucubrazioni che danno una spolveratina intellettuale a una realtà stucchevolmente banale: “il tacco 15 slancia, alza il culo, mi dà un’andatura da fatalona e poi il vestito mi cade meglio”, detta così sarebbe troppo da frutto periferico, meglio fingere di sacrificarsi per cause più nobili. Fatto salvo il fatto che è sempre e comunque primariamente una questione tra donne, quanti uomini sono in grado di riconoscere un paio di “Louboutin” a distanza di metri??? Quanti uomini sanno calcolare l’altezza effettiva di un tacco??? A dirla tutta… moltissimi trovano irrilevante anche decodificare/frammentare le pulsioni estetiche, per contro, l’esigua minoranza in grado di farlo tende a vedere anche ciò che le donne non vorrebbero si vedesse.

Tullio Antimo da Scruovolo