Scoop… Fabrizio Corona si è stufato di stare in galera!!!

 

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Il caso Corona, ineccepibile dal punto di vista giudiziario, è uno dei pochi in cui si è applicata le legge alla lettera, “stranezza” che induce alcuni a leggervi eccessiva severità. Non deve stupire lo zelo con cui è stato giudicato l’ex paparazzo, deve stupire l’indulgenza che spesso si sostituisce alla dovuta intransigenza. Certamente fa specie vedere Corona dietro le sbarre e pendagli da forca pluriomicidi in libertà, aberrazioni di un apparato che non è certo Italica eccellenza ma questo è notorio. Lo strafottente giovanotto la dura condanna se l’è cucita addosso, come suol dirsi… s’è scavato la fossa da solo, difficile stabilire quanto sia dovuta ai reati commessi e quanto al suo atteggiamento irrispettoso tenuto nelle aule di giustizia. La magistratura è una casta potente che guarda i cittadini dall’alto, dall’olimpo, luogo sacro in cui è poco salubre fare lo sborrone. Passino le “Coronate” televisive ma adottare comportamento e linguaggio da camallo al cospetto dei giudici no, sono contesti in cui la forma conta più della sostanza.

Il delirio di onnipotenza è uno stato di trance che vaporizza la percezione del rischio, Corona ha commesso un errore imperdonabile, ha messo il piede nella pozza d’acido, il rompere le balle all’universo Agnelli e quindi finire sotto le grinfie del tribunale Torinese, non certo famoso per la sua clemenza, si è rivelata essere una cazzata fatale. Lo “scoopparo” ha gestito il suo rapporto con la giustizia come peggio non avrebbe potuto, non ha imparato nulla dal primo arresto, non ha capitalizzato l’esperienza, non ha capito di dover cambiare registro. La sua agenzia era componente attiva di una porcilaia mediatica che tramuta in denaro il percolato prodotto, uno squallido “sistema” diffuso in tutto l’occidente, l’ossessiva ricerca dello scoop, violando privacy e vampirizzando tragici eventi, ha costretto lo squalo Murdoch a chiudere la sua testata leader in UK. Del destino giudiziario di Corona poco mi cale, eventuale grazia, provvedimenti meno restrittivi oppure inflessibilità sulla pena, mi lasciano del tutto indifferente. Suppongo che qualora dovesse riacquistare la libertà impiegherebbe ben poco a tornare esattamente quello di prima, già nell’ovvio, immancabile e scontato tour televisivo post scarcerazione, magari sbaglio ma questo è irrilevante. Il suo “fascicolo” è comunque un ottimo spunto per scandagliare il “business dei cazzi altrui”.

“La colpa è di quelle persone impiccione e morbosamente curiose che comprano giornaletti scandalistici”, affermazione superficiale, semplicistica e riduttiva. I consumatori di “spetteguless” sono gli utenti finali di una elementare, seppur aggressiva e martellante, strategia di marketing.  Spora malata del deceduto divismo, quella golden age in cui i personaggi venivano mitizzati in una coltre di riservatezza e mistero, intoccabili, irraggiungibili, quasi irreali, per l’appunto… “DIVI”. Per sopperire economicamente all’estinzione del divismo si è effettuata una inversione a “U”,  abbattendo così le mura del mistero e spalancando le porte alla enfatizzazione della insignificanza quotidiana. Un gran bel salto (si fa per dire), dalla idealizzazione dei veri miti del passato alla condivisione della patetica trasgressione dei falsi vip contemporanei. Difficile, se non impossibile, identificarsi in mostri sacri come Rita Hayworth e Cary Grant, molto più semplice accostarsi a una sciacquetta qualsiasi che la dà a dritta e a manca per guadagnarsi una copertina, oppure a un cazzone di borgata che crede di essere Mickey Rourke solo perché ha mangiato e dormito a scrocco nella casa del GF per qualche settimana.

La fabbrica dei “vippetti” da scoop segue un planning operativo consolidato, si raschia il barile dei frutti periferici senza né arte né parte, li si porta alla notorietà effimera, a tempo determinato, come fossero yogurt con tanto di scadenza. Viene loro concesso un pass, anche questo temporaneo, per accedere a locali e feste in cui si incontrano avanzi del bel mondo, avanzi di casino, avanzi della nobiltà, calciatori in cerca di scalpi e border line dell’arte e della cultura. Qui scattano i raid dei vari Corona, nel caso in cui non si verifichi niente di paparazzabile… si inventa, si crea, si agevola, si prendono iniziative, si improvvisa senza ciurlare nel manico.

Ciò che giustifica la sete di pruriginose rivelazioni non è curiosità morbosa né bisogno di impicciarsi, non sempre, i tempi moderni creano nuove esigenze. Le “star yogurt” tritate dall’impietoso meccanismo interpretano, direi a loro insaputa, ruoli che molti fruitori metabolizzano come mappe comportamentali, manuali, vademecum, dettami da seguire, gesta da emulare. Nei casi in cui non si vivano le trasgressioni di terzi come modello guida, si sfrutta l’effetto alibi e l’alleggerimento dei sensi di colpa. Quando il “peccatone” commesso è simile a quello di tanti personaggi, diventa un “peccatuccio”. Nella sostanza, i giornaletti scandalistici, a prescindere dalla veridicità degli scoop, “normalizzano” la trasgressione degli anonimi, cosa che ha aspetti psicologici positivi ma negativi sul fronte sociologico. Aiutano a combattere i rigurgiti della coscienza ma stimolano tentazioni discutibili. Gli snob non trascurino un elemento chiave, giornali e programmi tv sono parametri essenziali per comprendere un popolo.

Tullio Antimo da Scruovolo

Il diritto di zinna…

Mentre la Apple lancia l’iPhone 5, icona di una umanità evoluta, le zinne della Middleton fanno il giro del mondo,  rovesciano la medaglia e contrappongono alle conquiste tecnologiche il provincialismo highlander di un pianeta che, comincio a crederlo veramente, non è ancora stato invaso dagli extraterrestri solo perché popolato da troppi idioti.

Annunciando la pubblicazione delle foto in topless di Kate Middleton, lo speaker del tg ha parlato di: “sottile filo che divide la privacy dal diritto di cronaca”. Sono disponibile ad elargire lauta mancia a coloro che riusciranno a spiegarmi, in modo convincente, cosa c’entrino le mammelle della bella Kate con il “diritto di cronaca”. Potrebbe essere comprensibile qualora si fosse denudata in pieno giorno sulla King road, siccome si è limitata a prendere il sole semi nuda all’interno di una struttura privata lontana, così pensava, da occhi indiscreti, credo si debba parlare di “maniacale voyeurismo”, “furto di intimità” e “spaccio abusivo di materiale per onanisti incalliti e femminastre invidiose”.

Tra le innumerevoli cose che dividono la plebe dagli abitanti del “Palazzo”, c’è sicuramente il bisogno, da parte del popolino, di individuare “uguaglianze”, la “livella” di Totò ha centrato in pieno il bersaglio. Grazie a questo scoop mondiale, i malati di curiosità anatomica, hanno scoperto che anche la Duchessa di Cambridge possiede due tette come le altre donne… maddai… pure lei due… chi l’avrebbe mai detto. Si sono sprecati fiumi di inchiostro e montagne di parole per giustificare, spiegare, interpretare il successo delle “portinerie/rotocalco/tabloid”, argomentazioni astruse appese all’aria. E’ solo uno scellerato accordo tra fabbricanti di meschinità e consumatori di meschinità.

Farsi impalmare da un Principe ereditario significa sposare anche “una situazione”, “un ruolo ufficiale”, “un protocollo”, “ferree regole comportamentali”, diciamo una “ragion di Regno”. Accettare di diventare la moglie del futuro Re, con tutti gli annessi e connessi del caso, ha sicuramente un costo, c’è una contropartita vincolante, un fio da pagare, a mio avviso più che giusto considerata l’unicità della chance. Tuttavia ritengo alienante dover plasmare la propria esistenza, oltre alle regole di Corte, alla spudorata e ossessionante invadenza dei paparazzi che si trasformano in aguzzi canini vampireschi atti a dissetare la morbosità dei poveracci dentro.

Una donna dovrebbe privarsi del piacere di esporsi al sole in compagnia del marito solo perché oltre il muro di cinta, appollaiato come un avvoltoio, ci potrebbe essere un pezzo di merda armato di potenti teleobiettivi pronto a commettere un redditizio reato. I “furti”, gli “scippi” compiuti dai mariuoli di intimità rimangono sempre impuniti, una lobbie foraggia e tutela questo business delinquenziale. Il mercato dei “cazzi altrui” gode di una assurda copertura, è al di sopra delle leggi. Gli agenti della security dovrebbero beccare un paparazzo in azione, spogliarlo nudo come un verme e appendergli all’uccello, con una grossa spilla da balia, un cartello con su scritto: “razziatore virtuale di zone erogene” (si chiama piercing intellettuale), fotografarlo e diffondere le immagini in rete con tanto di nome e cognome.

Il direttore di “Chi” Alfonsina Signorini, con l’espressione di una venditrice di olive cunzate, ha dichiarato: “è giusto pubblicare le foto in topless della Duchessa Kate perché è un personaggio pubblico”, ascoltandolo ho avuto un sussulto pensando che anche Elsa Fornero e Susanna Camusso lo siano…!!! Già considero la categoria dei giornalisti “lucidasedie” la casta della differenziata, figuriamoci quanto mi possano stare simpatici quelli che prezzolano i “Corona” in nome della libertà di stampa e del diritto di cronaca, perplime constatare che altissimi valori siano associati a tette e culi. A dirige/gestire le latrine tanto care ai feticisti del buco della serratura ci sono sempre donne o “facenti funzione”, sarà un caso ma tant’è…!!!

Sono convinto, fortemente convinto che Marina Berlusconi in questa circostanza, attraverso la Mondadori France e la Mondadori Italia, abbia voluto ripagare gli inglesi con la stessa moneta, per anni i media british hanno sparso letame sul nostro ex Premier violando continuamente la sua privacy. Concettualmente condivido la “vendetta” ma non cambio di una virgola le mie opinioni sui giornali scandalistici, nostrani o esteri che siano.

Tullio Antimo da Scruovolo

Il fascino del flash

Mentre aspetto in coda il mio turno per essere servito dalla farmacista, ho l’incombenza di acquistare un test di gravidanza per mia nonna che ha 98 anni e vive nel terrore di essere incinta per via di un considerevole ritardo del ciclo, una Signora attempata chiede l’ora ad un giovanotto che le sta davanti, con un certo imbarazzo questi risponde che il suo orologio è fermo, la “zia”, facendosi aria usando le ricette mediche a mo’ di ventaglio (le caldane se ne infischiano dell’aria condizionata), proclama: “bhe… almen due volte al giorno il suo orologio segna l’ora esatta”…

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Chi ha incastrato Giacinto Canzona???

Il tizio con la faccia da fauno raffigurato nella foto sopra riportata è l’ennesimo “italian fox” smascherato da “striscia la notizia”, il suo sguardo “da punta” è dovuto ad una patologia molto diffusa comunemente chiamata insonnia, anziché riposare membra e mente per rigenerare la serotonina, preferisce utilizzare il silenzio delle tenebre come musa ispiratrice al fine di fecondare e partorire “bufale” da inoltrare alle agenzie di stampa col divenir dell’alba…

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Lo squalo e la iena…

Quando scrissi, più volte e molto tempo fa, che l’astio di Rupert Murdoch nei confronti di Silvio Berlusconi avesse, ed ha tuttora, esclusivamente radici di tipo economico/personale, furono in molti a storcere il naso. Il magnate ottantenne mal digerì il suo non esser riuscito a fagocitare Mediaset e ancor meno metabolizzò serenamente il raddoppio dell’IVA sugli abbonamenti Sky (una imposizione Europea che venne fatta passare per concorrenza sleale dai soliti bugiardi)…

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