Il richiamo della foresta…

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Neanche Gerard Damiano, sceneggiatore e regista del cult movie “Gola Profonda” (film che ancora detiene il record mondiale forbice costo/incasso), avrebbe osato immaginare una fellatio nello studio “orale” della Casa Bianca, una giovincella periferica un po’ ciaciotta cresciuta a corn flakes, hamburger e patatine che, all’ombra della sacra bandiera a stelle e strisce, delizia l’augello “number one” con la sua boccuccia di rosa. Quando scoppiò il “blowjob-gate”, i detrattori di Clinton cavalcarono la tigre del tradimento coniugale ma una volta scoperto, grazie ai soliti immancabili sondaggi, che milioni di maschi Americani avrebbero cornificato volentieri la megera Hillary per testare la “bravura” di Monica Lewinsky, aggiustarono il tiro puntando sulla spudorata menzogna sparata da “The President” in diretta TV. Forse qualche consigliere di origini Italiane suggerì al capo di negare, negare sempre, negare anche l’evidenza. La stagista dichiarò di amare perdutamente l’incanutito Bill, un amore così forte da indurla a custodire il galeotto vestitino macchiato di voluttà presidenziale, un romantico ricordino, come fosse una rosa seccata nascosta tra le pagine di mille struggenti poesie vergate col sangue di un cuore in supplizio. Venti anni dopo essersi curata le abrasioni alle ginocchia, l’ormai attempata Monica è tornata alla ribalta in veste di paladina anti bullismo da web, negli USA è in crescita il numero dei suicidi provocati dalle aggressioni virtuali. La vendetta è un piatto che si serve freddo, la Signora Clinton riuscì a salvare il salvabile scaricando tutte le colpe sull’allora poco più che 20enne Lewinsky, quella stessa Lewinsky che oggi potrebbe intralciare la sua sfida più ambiziosa, diventare il primo Presidente in gonnella della storia Americana.

Scolliamoci da congetture ipocrite e puritane chiedendoci se il destino di una Nazione, di un popolo e magari del mondo, possa/debba essere condizionato dalle fregole di un leader. “The Italian stallion”… Re Vittorio Emanuele II si sollazzava con un’amante ufficiale, la “bela Rosin”, Benito Mussolini è stato giustiziato insieme a Claretta Petacci, Palmiro Togliatti aveva una relazione adultera con Nilde Jotti, Sandra Milo è stata per tantissimi anni concubina di Bettino Craxi. L’ex potentissimo ministro socialista De Michelis aveva una viscerale passione per le cubiste, frequentava assiduamente le discoteche e sulle sculettanti ragazze seminude tarantolate ha scritto addirittura un libro, l’attrice porno Rossana Doll ha denunciato, sempre in un libro, di averne fatte di ogni con due onorevoli Pugliesi per un posto da hostess in Alitalia, promessa di assunzione mai mantenuta. Recentemente abbiamo saputo che negli anfratti del parlamento si consuma sesso, come in una qualsiasi grande azienda, le “storie” tra colleghi deputati e senatori sono all’ordine del giorno. Di tutto questo gli Italiani se ne sono sempre infischiati, lo stesso dicasi per il “bunga-bunga”, i vizietti di Marrazzo e tutte le campagne mediatiche degli amorali moralizzatori, buoi che chiamano cornuti gli asini.

Il dubbio nasce di fronte al bivio delle interpretazioni di base del ruolo, cioè capire se sia giusto o meno barattare le pulsioni in cambio del potere, soprattutto se sia possibile rendere il potere scevro da pulsioni e sentimenti. Una classe dirigente composta da donne e uomini costretti a reprimere stimoli naturali sarebbe una classe dirigente composta da frustrati e depresse. Uno degli effetti più tangibili e immediati del potere consiste proprio nell’allargamento degli orizzonti sessuali e quindi delle tentazioni, il ricco di turno stacca assegni e distribuisce regali ma raramente offre garanzie solide e durature. I politici, notoriamente spilorci, non pagano, “piazzano”, “sistemano”, “raccomandano”, cambiano radicalmente la vita, con le amanti condividono entrature ed entourage, non più vane promesse campate in aria come un tempo, impegni da mantenere assolutamente, pena lo sputtanamento boia che ghigliottina onorabilità e allettanti carriere. Una distrazione, una debolezza, si trasforma sempre in leva ricattatoria, diretta o indiretta, non riusciamo a mandare a casa i politici ladri, come potremmo farlo con i fedifraghi??? Che differenza corre tra il “bostik” di un inciucio pecuniario e quello di una condizionante tresca clandestina??? Non sarebbe meglio “liberalizzare” le relazioni evitando così dannosi vincoli occulti??? Quando un potente politico acquartiera il savoiardo in nicchie extraconiugali, è un problema nostro oppure della moglie??? Quando una Onorevole apre il nido per accogliere uccelli migratori, è un problema nostro oppure del marito???

Tullio Antimo da Scruovolo

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La Mandrakata mancata…

non ci ho pensato

Le recenti primarie del PD, al pari di un circo che sbaracca, hanno lasciato sul terreno pozzanghere di lacrime clownesche restie a vaporizzarsi sotto flebili raggi di sole dicembrino. In pochi hanno compreso, colto, sfruttato una occasione più unica che rara, rivoltare come un calzino la politica Italiana, non mi riferisco certo al programma di Matteo Renzi, per certi versi anche apprezzabile nel suo dovuto populismo impiegatizio, quanto all’esser divenuto, probabilmente suo malgrado, un potenziale Armageddon capace di distruggere contemporaneamente il Berlusconismo e l’antiBerlusconismo.

Qualora fossero vere le teorie che archiviano il sindaco Fiorentino come un “nemico costruito” per consolidare la leadership di Bersani (cosa improbabile in quanto arzigogolo bisognoso di neuroni da Formula Uno), l’aver perso il suddetto treno sarebbe cosa ancor più biasimevole. La responsabilità non si annida nel loft della sinistra bensì nella incapacità strategica del centrodestra. Se gli elettori non tesserati del PDL si fossero recati nei gazebo del PD, diciamo in massa e fischiettando con indifferenza, consegnando a Renzi una vittoria “Bulgara” al primo turno, oggi ci troveremmo ad arieggiare locali umidi e ammuffiti chiusi da troppo tempo, all’apparire della luce gli scarafaggi sarebbero scappati in preda al panico.

Una nomina a premier della coalizione mancina, ottenuta dal giovane Matteo con un pesantissimo consenso plebiscitario, avrebbe prodotto una infinità di agrément positive nonché tracciato una nuova direttrice politica. La “rottamazione” dei boiardi e gli innovativi criteri gestionali, sarebbero stati un giusto corollario alla svolta più eclatante, per la prima volta dopo venti anni, l’Italia avrebbe avuto uno schieramento rosso-sbiadito NON attaccato alla flebo delle rancide logiche antiBerlusconiane, logiche che ci hanno imposto un medioevo politico, mediatico, giudiziario. La pregiudiziale anti-Arcore ha bloccato riforme, leggi e provvedimenti necessari, importanti, direi fondamentali per i cittadini ma negati perché ritenuti favorevoli al Cavaliere. Danneggiare tutti per colpirne uno.

La vittoria del Toscano si sarebbe tinta con i colori del cambiamento, se non altro a livello di concreta speranza, quel cambiamento promesso da tutti ma realizzato da nessuno. E’ assurdo, incredibile, stucchevole, constatare che il centrodestra non abbia avuto l’acume, la lungimiranza, l’ardire di trasformare Renzi in un cavallo di Troia per radere al suolo le torrette nemiche e porre fine ad un braccio di ferro ormai arrugginito, anchilosato. Si chiamano: “vittorie reali mascherate da finte sconfitte”.

Il trionfo di Bersani è un passo del gambero, l’Onorevole Sangiovese ha tenuto botta perché spalleggiato, inettitudine dei “doppiopettisti” in carpione della destra a parte, dai potentati politici incanutiti ben lontani dalla sazietà, i famigerati, tetri, inquietanti “apparati”. Pierluigi è una grottesca rivisitazione di Penelope, ammicca ma procrastina, tesse e sfilaccia, si trascina aspettando notizie dal fronte opposto, attende di sapere se Ulisse/Silvio torni oppure no, nel mentre i Proci Vendola, Di Pietro, Casini e new entry Montiane come Montezemolo (ma che abbiamo fatto di male per meritarci questo?), sculettano lascivamente e sgomitano per acchiappare l’ala di pollo rimasta sulla tavola. L’Italia del cambiamento può attendere, che fretta c’è??? D’Alema non ha ancora finito di pagare la barca e Rosy Bindi ha già ordinato il BMW nuovo, con che coscienza si vuole privare queste due personcine di cose così essenziali???

Matteo Renzi è un “Grillo” moderato, giovane, pulito, esposto in prima persona, il suo volto non è ancora stato scavato dai lineamenti porcini della cupidigia e dell’ingordigia, probabilmente un successo alle primarie lo avrebbe spedito direttamente a Palazzo Chigi e qualcosa si sarebbe smosso, anche in un centrodestra deBerlusconizzato che avrebbe avuto una onorevole chance per riorganizzarsi dagli scranni dell’opposizione. Lo scenario che si prospetta non è dei più allettanti, probabilmente (ma non è sicuro) Bersani vincerà le consultazioni primaverili ricompattando il fronte “anti”, Berlusconi raccencerà il suo, magari con la Lega, per continuare a difendersi e niente di niente cambierà, presumibilmente il movimento a cinque stelle piazzerà un nutrito drappello di esponenti alle Camere ma insufficiente per dare spallate definitive al “sistema”. Un governo di centrosinistra con questi soggetti non può, oggettivamente, portare a termine un mandato, tanto meno fare riforme storiche. Siamo ancora fermi sul ponte Tibetano, il vento non cessa, impossibile andare avanti, impossibile tornare indietro.

Presidente Silvio Berlusconi, se lo lasci dire, lei è un ingenuo, il fato le ha dato la possibilità di agevolare un avversario politico che nei suoi confronti non nutre livore nè rancore nè odio, cosa quasi impossibile a credersi, eppure lei non ne ha approfittato. Con tutto quello che le hanno vomitato addosso in quasi venti anni…!!! Fossi stato al suo posto, la Mandrakata di far vincere Renzi con i taciti voti del centrodestra l’avrei organizzata senza esitazione alcuna. Fare il dandy in mezzo agli sciacalli non conviene, per sopravvivere in quel cazzaio chiamato “politica” è d’uopo esser furbi come volpi, scaltri come faine e veloci come falchi. Azz… mi complimento con me stesso per la vena animalista che mi ha colto, è che quando parlo di certi argomenti non riesco a non pensare alle bestie, senza nessun intento di offendere la dignità di quelle vere, sia chiaro.

Tullio Antimo da Scruovolo

cazzotti e sangiovese…

La rissa da avvinazzati di periferia che rende insonni le notti del popolo sinistro e semi-sinistro (boiardi inchiodati ed elettori incazzati in testa), sta facendo arrossire di vergogna le disinvolte ragazze del bunga-bunga Berlusconiano. Ammuffiti  capi bastone avvinghiati alla cadrega, come fosse una mammella da latte, cercano di resistere agli attacchi dei rottamatori che anelano suggere lo stesso nettare, seppur a tempo determinato. Ad aizzare l’assalto alla suburra, ci pensano i giullari incattiviti dalla consapevolezza che l’unica alternativa alla arsura sia continuare a ciucciare ammennicoli irriconoscenti. Sardonico, mordace, beffardo, è il destino dei rissaioli che ancora una volta sarà mappato dall’uomo di Arcore, qualora Silvietto optasse per una teatrale rentrèe… tutta l’accozzaglia belligerante, alla stregua di zingari e puttane, porrebbe fine alle ostilità per dare vita ad abbracci e alleanze incollate a caldo con la sputazza antiBerlusconiana. Film tragicomico già visto col mortadella nel recente passato. Non capitalizzare la storia significa stuprare il futuro.

L’intonsa ma attempata presidentessa del PD ha dichiarato: “sono contenta di essere in parlamento da tanti anni e ci rimarrò fino a quando gli elettori mi voteranno…” , metafora sofista che evidenzia quanto facciano presa in Italia il gusto dell’orrido e il fascino della decadenza. Rosy Bindi e Beppe Grillo hanno in comune solo capelli e barba, sono entrambi ultra 60enni ma guardano lo scatolone dei giocattoli da angolazioni opposte, lei rappresenta il vecchio e lui il nuovo che “avanza” (da intendersi come materiale di risulta). In questo “centro-sinistra horror picture show” sono in tanti a contendersi il ruolo di capo comico, così tanti e agguerriti da dare alla recita un taglio pulp,  a partire da “cremina-man”  Nicoletto Vendola che, dopo aver cantato per 20anni la stessa canzone in play-back, accusa la concorrenza di prodursi in litanie qualunquiste. Di Pietro ha da tempo applicato alla politica redditizi concetti terricoli, Bersani è conscio di essere arrivato al canto del cigno. Pierferdinando Casini… un ex democristo che ha nel cognome l’esegesi del suo percorso politico, da quando ha deciso di autoalimentarsi staccando il cordone ombelicale da Berlusconi, non ne ha azzeccata una.

La zoppia politica di questo Paese è imputabile, solo ed esclusivamente, alla inettitudine degli ex compagni, passati, quando si dice il salto della quaglia, dalle ciminiere industriali agli oziosi salotti radical chic, dalle Tepa Sport alle Church’s, dalla Fiat 127 alle barche a vela. Non sono mai stato di sinistra ma credo sia fondamentale, per la democrazia, averne una forte e credibile che tuteli gli interessi dei ceti medio-bassi dagli scranni della opposizione, genesi del suo esistere. Sarebbe un grave errore sottovalutare, peggio ancora ridicolizzare, le regole d’ingaggio proposte da Matteo Renzi, l’unico ad aver detto qualcosa di sensato da quelle parti dal ’94 ad oggi. Non che io nutra nei suoi confronti immensa stima e fiducia, è il dover andare fuori dalle palle dopo due mandati, dimezzando uomini ed emolumenti, che mi sconfinfera alquanto.

Nel linguaggio politico corrente si abusa di espressioni idiote come: “staccare la spina” (mutuata dal gergo impiegatizio, indica la sospensione temporanea delle attività lavorative, manco facessero i collaudatori di sedie elettriche), “voto di protesta”, “antipolitica”. Prescindendo dalla contraddizione in termini che legittima il “vaffanculismo”, si evince il tentativo di ignorare, mentendo spudoratamente, il fisiologico, ciclico spurgo di piazza che si ripresenta ad intervalli regolari per dare, almeno negli intenti, la stura a nuovi percorsi. Purtroppo il risultato è sempre lo stesso, lotte fratricide e cannibalizzazioni ideologiche.

Robin Williams: “il politici sono come i pannolini, bisogna cambiarli spesso e sempre per lo stesso motivo”.

Tullio Antimo da Scruovolo

Woman-day…

Ho un’amica molto appariscente con velleità da attrice, da anni bazzica in vari teatri ed ha pure una formazione culturale di tutto rispetto, domenica scorsa le ho chiesto di agghindarsi da bambolona sexy e di andare alla manifestazione contro l’immagine della “donna oggetto” a fare la tipa “allegra”, ad esser sincero l’intenzione era quella di realizzare una “candid camera” artigianale, purtroppo un impedimento improvviso mi ha costretto a desistere all’ultimo momento ma lei ha fatto il suo lavoro. Il rapportino di fine giornata è chiaro, innumerevoli tentativi di “baccagliamento” più o meno audaci (caffè offerti, richieste di cell, inviti a cena, inviti a disertare il corteo per andare in altri lidi, avances dirette, ecc. ecc. tra i “corteggiatori” anche qualche donzella adepta di Saffo)… Continua a leggere