The Bad Power…

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Erich Priebke è finalmente salito sulla piroga che lo traghetterà nelle viscere dell’inferno, ivi giunto onorerà il patto stipulato in giovinezza col maligno consegnandogli l’anima. E’ morto centenario, serenamente, in salute, lucido, beffardo, ben lontano da atroci sofferenze, angosce, malattie usuranti, demenza senile, sedia a rotelle e flebo. Il boia delle fosse Ardeatine non si è limitato alla negazione dell’olocausto, è andato oltre, fino al seminare dubbi sull’esistenza stessa della coscienza.

Un medico mi raccontò che agli inizi della sua carriera, quando ancora turnava al pronto soccorso, arrivò un detenuto moribondo, alcuni carcerati l’avevano aggredito per ucciderlo colpendolo ripetutamente con dei rudimentali coltelli, per ricucirlo ci vollero oltre quattrocento punti di sutura, dopo poco tempo era di nuovo in piedi. La fortuna gli salvò gli organi vitali ma non è dato sapere cosa lo abbia salvato dal dissanguamento, forse anche il non essere andato in tachicardia da panico. Chi non ha paura di morire intimorisce la morte.

Dopo il funerale di un amico rapito dal cancro, persona con una notevole nobiltà d’animo che non ha retto al “disonore” di un incolpevole fallimento aziendale, mi sono preso la briga di fare una specie di inchiesta/statistica, il risultato ha confermato i miei dubbi. I “pezzi di merda” riescono a rimanere attaccati alla vita più saldamente dei “buoni”, pare godano di una misteriosa immunità, seppur esista una blanda spiegazione scientifica, chimica, i cosiddetti “cattivi” hanno un istinto di sopravvivenza superiore alla media, applicano in modo naturale, spontaneo, animalesco, il concetto di “mors tua vita mea”, come ubriacassero la coscienza di endorfine.

Più volte ho espresso dubbi sull’esistenza della coscienza e dell’anima (l’ouverture di questo scritto è una metafora), accantono volutamente l’anima per meglio rovistare in quella che dovrebbe essere la “stanza”,  il “vano del pentimento”: la coscienza. Qualora esistesse veramente dannerebbe i “Caini”. Se i distributori di morte come mafiosi e killer non cadessero sotto il fuoco nemico o non fossero minati dal carcere duro, molto probabilmente morirebbero di vecchiaia, anche loro altrettanto serenamente. Miliziani feroci, terroristi e malavitosi di professione sono, per assurdo, blindati all’interno di fanatismi e scelte di matrice culturale/ambientale che inibiscono l’accesso all’effetto coscienza.  Che i rimorsi siano un fatto soggettivo lo si evince osservando Schettino (giusto per citarne uno), trentadue morti, un danno materiale valutato due miliardi di euro, una coltellata inferta alla Italianità, un marchio indelebile impresso nella vita della giovane figlia e una tragica pagina di storia scritta con l’inchiostro della “guappata” travestita da frenastenia. Eppure… eppure l’ex comandante si presenta davanti alle telecamere con tanto di permanente, capelli tinti, vestito della domenica e un’aria sardonica, strafottente, blasfema nel sue essere immersa nella convinzione di farla franca e/o pagare un prezzo ridicolmente formale.

Schettino ha abbandonato la nave in piena emergenza anteponendo l’incolumità del suo culo alle vite di centinaia di persone, esattamente come usano fare i vari “pentiti” caduti nelle paludi di un futuro poco roseo. Mi ripeto “mors tua vita mea”, il dubbio è che forse la coscienza sia una componente dell’onore, valore totalmente estraneo a molti individui.  E’ certamente anche un problema di sensibilità, c’è chi perde il sonno dopo aver involontariamente investito un animale e c’è chi se ne fotte di aver mandato al camposanto più persone dopo essersi “strafatto”.

Il testosteronico bisogno di prevaricare, dominare, abusare, esercitare il diritto di vita e di morte è intrinseco nella natura dell’uomo, sono le leggi ad imporre la gestione e il controllo di tale istinto, non la coscienza, non in assoluto. Infatti in regime di impunità questa latita, i preti pedofili non sono avvezzi a suicidarsi rosi dal pentimento, GENIALE l’alibi di considerare l’atto “anticonservativo” un gravissimo peccato. L’assenza di coscienza nella “casa” della coscienza lascia perplessi, in quel di Ferrara esiste un sacerdote pedofilo padre di un trentatreenne, ovviamente mai riconosciuto, figlio della sua bestiale violenza sfogata su una bambina (all’epoca 14enne), ha oltre 90anni e vive anche lui “sereno” ben lontano da patologie somatiche punitive. Ci sono voluti gli inviati delle Iene per sollevare un caso di coscienza, troppo scalpore per essere ignorato, la linea di difesa degli alti prelati ha irritato oltre misura, credenti e non. Certo la chiesa è fatta di uomini scelti da uomini… ma quando questi si rivelano essere “uomini di merda” è doveroso intervenire, non fosse altro per non rendersi complici, è una questione di coscienza istituzionale.

Non è poi così difficile estrapolare una morale, senza neanche spellarsi i polpastrelli per digitare sinonimi a volontà, i “cattivi”, i “bastardi dentro”, considerano la loro vita un nido da proteggere contro tutto e tutti, “antieroi” avvinghiati all’albero della sopravvivenza, una pianta che non dà frutti nobili ma garantisce longevità e salute grazie alla mancanza di alcuni anelli evolutivi della catena Darwiniana. O più semplicemente incrementa la capacità di mutarsi, alla bisogna, da agnelli in lupi e viceversa. Credo sia riduttivo e mortificante parlare di menefreghismo o smisurato ego, il tormento della colpa è una pallina da squash che martella il cervello col suo incessante rimbalzare, è sufficiente non averla per vivere nella melmosa serenità.

Tullio Antimo da Scruovolo

Chi ha paura delle donne???

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Tra i chiassosi baracconi delle giostre spopola una nuova attrazione, fantasioso restyling del “castello fantasma”, all’interno non ci sono più mostri, zombi, streghe orripilanti e vampiri assetati di sangue,  babau esodati per essere rimpiazzati da donne bellissime che ammiccano lascivamente in abiti succinti e lingerie da bordello. Proprio così, pare che niente terrorizzi gli uomini più delle donne “liberate”. Dopo la grande illusione della fase “A”: “è sempre la donna che sceglie”, si è passati al finto “vittimismo aggressivo” della fase “B”: “gli uomini hanno paura delle donne”. Mi sono sempre chiesto a quale mulino porti acqua un fiume che scorre in senso inverso, è sufficiente osservare con attenzione la questione per rendersi conto del caos cronologico che impera.

Innegabilmente per millenni gli uomini hanno guardato con circospezione alla sessualità femminile,  vissuta sempre come elemento potenzialmente destabilizzante da tenere sotto controllo, gestire, reprimere. Regole, codici e soluzioni anche estreme (basti pensare alla infibulazione e alla clausura coatta) hanno espresso un maschilismo puerilmente preventivo, voluto soprattutto dalle tre grandi religioni monoteiste. La verginità considerata dote primaria per maritarsi serviva, in teoria, a costringere una donna ad accoppiarsi con un solo uomo per tutta la vita, eliminando così deprimenti valutazioni comparative e alimentando il machismo da taverna. C’è poi la questione dell’onore, l’onorabilità di una famiglia era minata sia nel senso orizzontale che verticale, il fatto che l’utero estroverso di casa fosse mamma, sorella, moglie o figlia non faceva differenza alcuna, in questo si coglie una profonda contraddizione, se l’onore aveva tutta questa importanza perché lo si è convogliato in scrigni così fragili??? Padri, fratelli, mariti e figli erano responsabilizzati in egual misura, l’onore comportava l’onere di sorvegliare la “virtù”. Lo diceva anche Baudelaire: “maledetto sia quell’uomo che per primo ha mischiato le cose dell’amore con le cose dell’onore”. Non scordiamoci gli aspetti folcloristici vincolati ai costumi del territorio, ad alcune neospose madri e zie suggerivano di simulare l’orgasmo (una moglie “freddina” induceva il marito a cercare altrove gratificazioni alla propria virilità), ad altre consigliavano di reprimere l’orgasmo (una moglie eccessivamente “calda e vogliosa” creava gelosie e ossessioni). Le donne moderne hanno da tempo risolto questo rompicapo, con alcuni fingono, con altri si controllano e con altri ancora si liberano.

Ciò che ho scritto sono dati diffusi da sondaggi dichiarati attendibili, senza generalizzare, pare che moltissime donzelle tendano a contestualizzare il sesso alla relazione, viverlo in modi diversi.  Gli uomini, molti, soprattutto nei primi incontri, seguono stereotipi comportamentali mirando a una buona valutazione, le donne sono più attendiste e comunque ancorate a giustificazioni che vanno oltre i luoghi comuni. Una prestazione mediocre rende l’uomo mediocre, la prestazione mediocre di una donna è imputabile all’uomo in quanto incapace di trascinarla nel vortice dei sensi. Sì, certo, esistono donne “cougar” che amano prendere le redini in mano ma queste sono ancora numericamente insignificanti a livello statistico, comunque non spaventano affatto. Nella sostanza il sondaggio dice che una donna particolarmente attiva sul fronte scopereccio (marito, amante fisso e frequenti carpe diem), tenda a darsi in modi diversi, cosa che ritengo comprensibilissima. Elemento determinante è anche l’età ma qui entriamo nel territorio della chimica e delle rivalse personali e sociali.

Contrariamente a quando urlato dalle attiviste “fase B”… Non credo che i giovani leoni abbiano paura delle leonesse, fossero queste anche in carriera, realizzate, vincenti ed economicamente indipendenti, nemmeno penso che l’effetto domino, sessualmente parlando, prodotto da tali condizioni sia un problema, al contrario, per la maggior parte degli aspiranti mariti neofiti l’incubo più ricorrente è proprio quello di sposarsi una donna da mantenere. Quella di temere il gentil sesso è una diceria che nasce dal disagio di una generazione, forse due, comunque siamo alla terza se partiamo dalla genesi della “liberazione”. Oggi è venuta meno la necessità di continuare a investire su quella morale di comodo che ha caratterizzato le unioni del passato. Evoluzione che ha decretato il crollo del maschilismo di vecchia concezione, siamo in una fase certamente ancora un po’ confusa ma all’orizzonte si intravedono nuovi dettami. Oltre il molo ci attende la  rivalutazione della fiducia e quindi il conseguente crollo delle maschere e dei ruoli precostituiti, intendo quella fiducia liberatoria fondamentale per vivere appieno anche i piaceri complici delle pulsioni più intime, inconfessabili. Quando tutti vivranno la fedeltà come scelta e non come obbligo, quando uomini e donne capiranno che scoparsi tutto quello che passa davanti non è sinonimo di libertà né di appagamento, quando tutti vivranno il rispetto come chiave di lettura della vita e, me lo si lasci dire, quando le donne smetteranno di copiare gli aspetti più beceri degli uomini… Cesseranno diatribe, contrapposizioni, ostilità. “Un uomo che scopa tante donne è un vincente, una donna che la dà a tanti uomini è una puttana”, irritante codificazione dura a morire, non la si elimina trasformando le puttane in “vincenti” e nemmeno i vincenti in “puttani”.

Poco solida la teoria che vede nella determinazione sessuale delle donne la causa del proliferare dei gay, l’omosessualità è sempre esistita, esattamente come il piacere femminile, la “liberazione” dai due ghetti è stata quasi contemporanea. Tendenze omo e bollori del sesso “debole”, hanno convissuto per secoli reclusi nel braccio della vergogna. Gli Uomini non hanno paura delle donne, non più, ce l’avevano un tempo. Attendiamo con curiosità l’imminente arrivo della fase “C”,  probabilmente il prossimo slogan sarà: “per le donne la cosa più importante è l’amore”. Le leggende, metropolitane o bucoliche che si voglia, sono percorsi circolari, non portano da nessuna parte e il paesaggio è sempre lo stesso.

Tullio Antimo da Scruovolo

La caduta degli dei…

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Il crucco ha gettato la spugna abdicando (i papi, unitamente ai re, non si dimettono, abdicano), lo ha fatto in latino, scelta figherrima a metà tra lo snob e il gergo mafioso vaticano, non sapremo mai le reali motivazioni che lo hanno indotto a vergare una pagina storica così incisiva nella millenaria evoluzione della “chiesa romana spa”. Congetture e fantasiose interpretazioni ci assilleranno a lungo, l’equità della sorte ha emesso fattura, è toccato a Ratzinger pagare l’ambigua morte di papa Luciani e le nefandezze perpetrate da Wojtyla, un regnante immeritatamente beatificato in sospetta fretta. Sotto il cupolone è in atto una feroce lotta di potere, la storia si ripete, dalla morte di Paolo VI° si è tornati al medioevo, faide, inciuci, intrallazzi, fazioni opposte che si fronteggiano a cielo aperto e perfide manovre occulte hanno trasformato il Vaticano in humus, affamati lombrichi carnivori duellano per divorarsi a vicenda, alcuni di loro si rigenerano.

Non è certamente un mistero il fatto che la “chiesa romana spa” sia più interessata al capitale economico che non alle anime, per quanto queste siano fondamentali, più anime più soldi, più soldi più potere, più potere più credibilità, più credibilità più anime, circolo vizioso. Il calo perpendicolare dell’utenza inficia gli introiti, urge rimpiazzare testimonial e capo struttura del marketing, cariche ambite da un numero eccessivo di pretendenti impazienti e incagniti. Nel 2012 sono entrato in chiesa due volte, nella prima si celebrava un matrimonio, nella seconda un funerale, seppur a distanza di tempo, chilometri e contesti diversi, ho colto nei due predicozzi un filo conduttore, il fulcro dei due monologhi pareva stampato in ciclostile (quelli della mia età sanno di che parlo), copionizzati, una comunicazione strategica pianificata nei dettagli, adattabile, plasmabile, utilizzabile in ogni circostanza, l’opus dei ha incrementato il numero di seminari formativi.

L’epurazione, il defenestramento del tedesco, coglie di sorpresa solo gli sprovveduti, Ratzinger faceva il papa ombra, seppur non in totale autonomia, già negli anni della decadenza fisica e mentale del polacco, il suo papato ufficiale è stato palesemente transitorio, mandato cuscinetto a tempo determinato, in barba al potere temporale. In certi casi la bontà non paga, lo dico e lo scrivo da anni, il vero imperatore, il vero boss della baracca incensata è Bagnasco, gesuita nel DNA, i gesuiti sono da secoli il braccio armato e interventista del cristianesimo, Ratzinger avrebbe dovuto “promuoverlo” in lontane e ostili zone del pianeta, il suo predecessore lo avrebbe fatto senza remore.

Sedersi sulla cadrega di Pietro non vuol dire saper comandare, un papa dovrebbe avere le palle per tagliare teste e blindare centri di potere, un papa dovrebbe avere il coraggio di accentrare, decidere, castigare e crearsi una task force fedele, efficiente e riservata, esattamente come ha fatto Giovanni Paolo II°, un papa che contesterò sempre ma nello stesso mentre stimerò per essere stato un uomo col pelo sullo stomaco. La “chiesa romana spa” è po’ come una di quelle banche USA che hanno immesso nel circuito degli investimenti derivati infetti, il polacco ha responsabilità pesantissime a livello strategico e operativo, Ratzinger è un capro espiatorio, ha perso le redini, i deboli pagano per tutti.

A noi  Italiani un papa americano o nero ci farebbe comodo,  sarebbe più facile svincolarsi da certi concetti ed emanare leggi, vedi il matrimonio tra gay, tuttavia ho il sentore che si tornerà a un papa Italiano, il perchè è facile da capire.

Tullio Antimo da Scruovolo

La coscienza e l’anima…

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Molte persone si sono ritrovate, loro malgrado, a dover “prendere un caffè con la morte”, mi riferisco ai superstiti delle tragedie di vario tipo, collettive o private, individui che per secondi, minuti, ore, addirittura giorni, hanno vissuto lucidamente la concreta prospettiva di crepare, magari in modo stupido e incolpevole (vedi i morti della Concordia). Il panico è solo il primo stato d’animo, non dura nemmeno poi così tanto, a ruota segue una forte speranza/illusione  che progressivamente si scioglie, mai del tutto, cedendo il posto alla rassegnazione, è questa la fase in cui reminiscenze culturali e religiose divengono figure solide. Le “riserve” messe in campo si chiamano: “coscienza” e “anima”.

La coscienza è un frutto prodotto dalla pianta dei pregiudizi e dei principi, spauracchi che ci instillano fin dal momento in cui veniamo alla luce, entrambi catalogabili come chimere “OGM”, dettami subdolamente vergati da mani ansiose di alienare le menti . Potremmo, dovremmo ipotizzare anche una coscienza parallela, quella che fa capolino a fronte di passi falsi, un sentiero contrario a quello del proprio appagamento, ci si può pentire di aver fatto troppo male ma anche di non averne fatto abbastanza. Il rimorso è opera del pregiudizio, la paura delle conseguenze nel caso si dovesse essere scoperti, senza distinguere il male dal bene. Mutata la legge, annullata la pena… il “peccato”, come per incanto, non è più tale. L’inefficacia del rimorso (la validità della coscienza) la si evince dal suo non riaggiustare le cose, non solo, il più delle volte non inibisce la reiterazione del gesto “insano”, anzi, direi che ne attesta l’insussistenza. Tendenzialmente non ci pentiamo di ciò che abbiamo fatto bensì degli errori commessi che ci hanno tradito. La ritorsione della coscienza è, eventualmente, un “face to face” ben lontano dalla vittima del nostro operato, un processo che esclude la parte lesa, una resa dei conti con noi stessi.

Il concetto di “anima” è più arzigogolato, essendo questa diversa dal corpo nella sua essenza non potrebbe agire di concerto con lo stesso. La pretesa assurda è il far credere che nonostante l’anima agisca autonomamente, senza avere niente in comune  con la carne, crei ugualmente sinapsi tra materia e spirito. L’apoteosi la si raggiunge con la teoria della “delega”, infatti è propria l’anima, una volta staccatasi dal corpo defunto, a dover pagar debiti o incassare crediti in quanto destinata a patimento o beatitudine in eterno. L’anima è un surrogato, la scorciatoia che “avvicina” gli uomini alla immortalità, certamente utile anche per commercializzare i sacramenti e la stessa morte. “Polvere siamo e povere torneremo”, la polvere non terrorizza, non produce proseliti asserviti, l’anima sì.

I  bastioni moralistici sono stati piazzati per contenere le derive fisiche, “dovrebbero” dividere il vizio dalla virtù, la coscienza ne è la leva, l’anima la direzione. Invero la coscienza e l’anima sono gemelli eterozigoti partoriti da un utero a noi estraneo, una “madre” che non conosceremo mai fecondata da un pernicioso bisogno umano, creare regole comportamentali per trasgredirle attraverso la sopraffazione. Dovessero veramente esistere coscienza e anima… verrebbe da dire che noi siamo le  loro avvilenti fantasie erotiche.

Ciò che lascia perplessi è un aspetto ignorato dai più, il tormento della coscienza e la dannazione dell’anima sono direttamente vincolate alle situazioni climatiche, una teoria con fondamento logico e tangibile, non tedierò i lettori di questo blog con spiegazioni interminabili. Diciamo che suggerisco di leggere le religioni, le culture e le “morali” sparse sul pianeta, collegandole alle longitudini e alle latitudini.

Tullio Antimo da Scruovolo

I diritti umani low cost

Una mancata gravidanza, seguita da accertamenti clinici, è finita in un tribunale del north Carolina facendo esplodere un vecchio bubbone. Negli anni ’70 il Governatore di tale Stato aveva escogitato un metodo efficace per ridurre le spese sanitarie e di sussidio cagionate dai meno abbienti, è notorio che gli indigenti non godano certo di una salute invidiabile e siano particolarmente a rischio. Tutti i disperati che, per svariate cause, si presentavano al pronto soccorso venivano anestetizzati con una scusa e sterilizzati a loro insaputa, ovviamente anche criminali e pregiudicati incapaci di reinserirsi nella comunità subivano il “trattamento”…

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