Non si affittano appartamenti agli immigrati…

olio

Mi si conceda la sineddoche, non esiste un nesso apparente tra titolo e immagine, obnubilazione “trilaterale”, in realtà, l’arte da TSO, il buonismo conto terzi e le paranoie degli intellettualoidi, sono tre ciocche di capelli che compongono la medesima treccia, quella dell’ipocrisia fatta costume.

Recentemente “ La Stampa” ha pubblicato un pezzo che definire “inchiesta” significherebbe eccedere in generosità e clemenza, un “giornalista” si è preso la briga di contattare agenzie immobiliari e vari privati per affittare un appartamento a un immigrato (ovviamente ipotetico), risultato: la maggioranza degli interpellati ha dichiarato di ambire a inquilini Italiani. Ovviamente l’intento, il vero fine dell’articolo, era evidenziare razzismo e xenofobia (ormai è diventato lo sport nazionale dei sinistri), non so quanto ci sia di vero nel suo scritto ma anche fosse… non ho individuato l’ubicazione del problema. Lapalissiano il suo riferimento agli anni 50/60 della Torino piena di cartelli: “affittasi appartamento, no meridionali”.

Forse prima di “galleggiare” sulle onde della superficialità (forte è stata la tentazione di scrivere “superficialismo”) per vomitare impropri parallelismi sarebbe saggio, magari intellettualmente onesto, documentarsi storicamente. I “meridionali” scesi dal treno a Torino Porta Nuova e/o Milano Stazione Centrale, con la loro valigia di cartone (un tropo), in brevissimo tempo si sono ritrovati “agganciati” alle catene di montaggio delle fabbriche e a vivere nei quartieri ghetto (altrimenti detti dormitorio) delle periferie. Nessuno di loro è mai stato accolto in hotel stellati né ha ricevuto aiuti di sorta, in quell’epoca l’imperativo categorico era uno solo: “LAVORARE O NISBA”.

La faziosa distorsione della logica applicata in modo strumentale è urticante, biasimevole, l’Italia è l’unico Paese occidentale al mondo che ancora vanta un FINTO zoccolo duro del comunismo, quello che considera la proprietà un furto, salvo poi dimenticarsi delle barche di D’Alema, delle tenute da nababbo di Bertinotti, delle ricchezze di Bersani, della collezione di Rolex di Renzi e di tutti quelli che sotto la falce e martello si sono “piazzati” alla grande. Qualcuno dica qualcosa di sinistra, magari partendo dal loquace miliardario Benigni.

Se una persona lavora sodo, fa sacrifici, si sottopone a privazioni, affronta problemi e vessazioni, paga tributi da cravattaro, rispetta le regole, “sparagna” fino a comprarsi una seconda o terza casa… CE L’HA O NON CE L’HA IL DIRITTO DI SCEGLIERSI UN INQUILINO SENZA CHE UN GIORNALISTA DIVERSAMENTE INTELLIGENTE LO ACCUSI DI ESSERE RAZZISTA O XENOFOBO??? Se ho un appartamento da affittare devo darlo in gestione alla Boldrini??? Le sue proprietà chi le gestisce???

Poiché quelli di destra sono razzisti e anti immigrati, parliamo di quelli che stanno a sinistra, tutti ricchi, tutti proprietari di immobili, tutti aggrappati ai soldi come cozze allo scoglio… quanti di loro hanno affittato immobili a extracomunitari??? Proverbio ligure: “è bello fare i bulicci col culo degli altri”. Modus operandi della “rive gauche”, imporre agli altri quello che loro non farebbero MAI.

Gli extracomunitari vengono reclutati nei loro Paesi d’origine da organizzazioni soprattutto Italiane che li trasformano in redditizio business (pagando con quattro soldi la loro rischiosa traversata), per meglio “mascherare” la cosa hanno mutuato una nuova efficace figura dal web, new entry nel mondo della comunicazione e della manipolazione delle masse, si chiama “INFLUENCER”. Cani pastore che guidano immense mandrie di fessi, psicologi subliminali che gestiscono e pilotano pulsioni e stati d’animo dei meno avveduti. Fattore “M”, un bambino profugo morto sulla battigia ha un impatto emotivo superiore rispetto a quello di un terremotato crepato per ipotermia in una roulotte a -17° aspettando lo Stato.

Non è populismo, è sobrietà di pensiero confrontare le realtà dei disastrati abbandonati dai “mangioni” (quando un Presidente dice: “non vi lasceremo soli”, meglio darsi una grattatina ai gioielli, farsi la croce e rimboccarsi le maniche) e quelle degli immigrati nei resort che buttano il cibo, pretendono il wi-fi e ciondolano tutto il giorno, magari spacciando, stuprando, rubando e rompendo i coglioni al quartiere.

L’Italia è la Patria dell’arte, cioè, era la patria dell’arte, adesso è la Patria delle “opere” come quella in foto: “olio su teglia”, una nazione governata da cazzari che si arrogano il diritto di gestire le altrui proprietà, se hai un appartamento sfitto e non lo affitti a uno straniero sei un razzista xenofobo… solo una domanda… e magari ogni tanto mandarli affanculo???

Tullio Antimo da Scruovolo

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Er Babbo Natale de noartri…

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Roma caput mundi… Roma città eterna… Roma città più bella del mondo… L’appagamento, l’inebriante piacere del mentire a se stessi è equiparabile a quello onanistico, un “cartoon zucchero filato” che si squaglia prima ancora d’essere addentato cedendo il posto a una immasticabile aria mefitica. Quella Italiana è l’unica Capitale occidentale che ha in catalogo tutte le problematiche terzomondiste, Guinness dei primati negativi, nessun fronte salvezza. Arazzo poco edificante incorniciato da un immarcescibile, imperituro provincialismo, atarassica paesaneria maldestramente impacchettata e infiocchettata con i nastrini del folclore e della irriverenza concettuale spacciata per tradizione. Passerella mondana per sindaci di varia matrice politica palesemente inetti, incompetenti, frivoli, festaioli, privi di spina dorsale, avvezzi a spartir trippa e cotica con ladri e faccendieri. Sindaci che, nel loro allucinante avvicendarsi, anziché traghettare Roma nella suite cosmopolita ed elitaria rivendicata da una gloriosa storia, l’hanno trascinata nelle fogne del becerume sociale, della miseria morale e del degrado pianificato.

Prima che l’anno muoia siamo usi onorare una millenaria ricorrenza, un “canto del cigno” che nella attuale Roma nemmeno Tchaikovsky ubriaco duro di vodka oserebbe chiamare “Natale”. Santa Claus si è portato avanti con il lavoro calando anzitempo nei nostri camini una “strenna” rivelatrice di segreti, segreti da serva che da tempo saltellavano sulle lingue di lacchè e cortigiane. La procura Capitolina ha confermato ciò che milioni di Italiani percepivano da tempo, galeotta l’intercettazione conato che ha rigurgitato la rancida Mandrakata: “immigrati, profughi e zingari rendono più della droga”. Affermazione inequivocabile, la poco eroica “compagnia dell’anello” che spadroneggiava sulla “terra di mezzo”, ha bruciato decenni di menzogne paracadutate a pioggia su valori come accoglienza, tolleranza, integrazione, civiltà, evoluzione sociale, “arricchimento” culturale.

In combutta con politici compiacenti a libro paga, le coop rosse hanno trasformato la vexata quaestio “immigrazione/etnia rom” in un colossale “magna-magna”. Dietro la “solidarietà” si celano laidi interessi di bottega e costosi vizi privati da soddisfare. I boss della cupola operante all’ombra del cupolone, ci svelano il reale perché la sinistra osteggi, da tempo immemore, ogni tentativo di legiferare in modo incisivo sul fenomeno immigrazione e sulla gestione dei campi rom (esistono solo in Italia). Tutti i cavalieri della tavola(ta) umanitaria che etichettavano come “razzisti” i cittadini esasperati, portavano acqua al mulino del malaffare romano marchiato con la ceralacca della filantropia. Impossibile ipotizzare una forma di razzismo più subdola di quella emersa dall’inchiesta, fingere di difendere i disperati per trasformarli in “cassa continua” dalla quale attingere cospicue somme di denaro pubblico, dovremmo chiamarlo “bottino”. Un fulmine che ha indotto addirittura Renzi a dire una cosa sensata: “è uno schifo”.

Superfluo sottolineare il tempestivo ripristino del doppiopesismo fazioso dei soliti mass media, stoicamente impegnati nel concentrare l’attenzione su Alemanno con il chiaro intento di sminuire, minimizzare l’agghiacciante sfruttamento della disperazione da parte delle coop rosse, genetiche emanazioni del PD.  Ancora una volta ci costringono a ingoiare una amara realtà, la logica del “non poteva non sapere” non è applicabile a sinistra. Anche in questa tracimazione fognaria le teste “amiche” verranno salvate in nome di quel credo che da sempre contraddistingue i “mancini”: “noi siamo migliori, noi siamo più intelligenti, noi siamo più colti, noi siamo più onesti, noi siamo i depositari della moralità e del progresso”. Il bubbone “mondo di mezzo” è esploso, strana “coincidenza”, DOPO le elezioni in Emilia e Calabria, sarò malpensante ma se le “magiatoie” sui rom e sugli immigrati fossero emerse prima del voto… Salvini avrebbe gozzovigliato a lungo.

Roma, in quanto Capitale, è “testa di pesce”, vetrina, biglietto da visita dell’intera Nazione, locomotrice del buon esempio, area test, vincolata a un ruolo fondamentale, determinante, essere “ariete” del progresso civile di una “bandiera”. Non esiste più la Roma Rosselliniana e nemmeno quella Felliniana, esiste la Roma de “la grande bellezza”, squallido postribolo allestito in uno dei più grandi patrimoni storici e culturali del mondo. Amici Romani, aprite, spalancate gli occhi, reagite, non consentite ai nuovi barbari griffati di seguitare a depredarvi e degradarvi.

Tullio Antimo da Scruovolo

Il linciaggio terapeutico…

linciaggio

La lungimirante autorevolezza di una classe dirigente, qualora esista, la si tange primariamente sul fronte della prevenzione sociale, l’acume politico si scatena laddove vige il concetto cardine di dover scongiurare le problematiche con lucida determinazione, evitando così di architettare costosi rappezzi, strutture di recupero assolutamente non in grado di estirpare la gramigna che incancrenisce l’animo collettivo. L’Italia è uno Stato che non ha nel DNA la volontà di sradicare definitivamente i problemi, assolutamente no, preferisce “gestirli” attraverso organizzazioni create ad HOC. Sorvolo sugli ovvi interessi (se eliminassimo in 24 ore mafie e droga produrremmo un immenso danno all’economia e creeremmo oltre un milione e mezzo di disoccupati), ciò che veramente suona come una perentoria sveglia è la risposta spontanea dei cittadini, la rivolta dei “Signor Nessuno”, reazioni estranee a qualsivoglia credo o stendardo. Non sono i malavitosi incalliti, la violenza programmata degli agitatori di piazza e nemmeno le fiaccolate pacifiche a smuovere i flaccidi deretani dei parlamentari, lo spauracchio da loro più temuto è la perdita del controllo dei “buoni”, non più ammansibili con pistolotti, promesse e proclami di civiltà.

Quando i cittadini che compongono la maggioranza silenziosa, quelli che pagano le tasse e rispettano le regole nonostante indicibili vessazioni e prevaricazioni, danno vita a una spontanea giustizia artigianale, le poltrone iniziano a terremotare il culo dei politici con movimenti sussultori e ondulatori provocando tachicardia e panico. Vado a supportare il mio dire con alcuni esempi. Altre decine di morti non indurranno chi di dovere a emanare una legge sull’omicidio stradale, tuttavia ne basterebbe uno solo, un pirata della strada inseguito, catturato e linciato a morte da cittadini esasperati. Un solo cadavere, quello di un delinquente assassino, avrebbe il potere di “scetare” il legislatore più di mille onesti e incolpevoli uccisi. Lo stesso dicasi per un altro aberrante reato, la violenza sulle donne, il giorno in cui un bruto che ha massacrato e ridotto in fin di vita una donna, subito dopo essere stato celermente rilasciato da un giudice “comprensivo”, si imbatterà in un gruppetto di vendicatori incazzati e decisi a metterlo su una sedia a rotelle per sempre, se non addirittura ad ammazzarlo… Qualcuno rivedrà sicuramente il codice penale e l’assurda discrezionalità dei magistrati, si può anche non credere ciecamente a una denuncia ma non si può non credere ai referti del pronto soccorso. A tal proposito sento il bisogno di condividere un interrogativo che mi lascia perplesso: “per quale ragione anziché sbattere in galera i violenti si preferisce incentivare la creazione di case famiglia???”, forse perché un carcerato non giustifica finanziamenti e sovvenzioni come una potenziale vittima da proteggere??? Come ho scritto sopra… un problema risolto non produce reddito, un problema gestito sì.

Potremmo tranquillamente  inglobare anche la microcriminalità inspiegabilmente tollerata, le occupazioni abusive che inondano di chiacchiere al vento i talk e la “rabbia degli onesti”, NON vissuta come inalienabile diritto bensì come termometro per misurare l’Italico razzismo, stiamo affogando nel delirio difensivista. Se analizziamo alcuni episodi relativamente recenti che hanno fatto giurisprudenza giungiamo a quella conclusione che è, vuole essere, il plot del post. Lo Stato non ha paura della illegalità cronicizzata, ignorata e/o agevolata, ha il terrore che la “rabbia degli onesti” rompa gli argini della sopportazione, argini eretti con la dabbenaggine di una propaganda che sta producendo effetti collaterali disastrosi trasformando le utopie in distopie. Per quelli che stanno al comando fallire non vuol dire mandare a monte un sano progetto, no, per loro fallire significa non riuscire più a coglionare le masse. Che si stia raschiando il barile della demenza lo abbiamo capito ascoltando le reazioni governative successive alla sentenza Eternit, l’esecutivo ha parlato di rivedere, addirittura cancellare la prescrizione, avremmo di gran lunga preferito sentir parlare di provvedimenti seri e urgenti per rendere più rapida ed efficace la giustizia.

Con queste righe NON intendo assolutamente inneggiare alla vendetta né al giustizialismo da marciapiede, è solo una constatazione, i fancazzisti di camera e senato si scomodano solo quando il popolo inizia a rigurgitare bile mettendo a rischio il loro ruolo e vaporizzando la comoda retorica lassista. Anche se… detta tra i denti, qualora il  linciaggio di un pirata della strada o di un violento aguzzino servisse, in prospettiva, a salvare centinaia di vite… chi se la sentirebbe di biasimare???

Tullio Antimo da Scruovolo

Io intellettualo, tu intellettuali, egli intellettuala…

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quando il saggio indica la luna lo stolto guarda il dito”. In questo adagio si annida una eclatante manipolazione concettuale, in TEORIA vorrebbe significare la differenza tra i superficiali (quelli che vedono il dito) e i lungimiranti (quelli che guardano la luna). Ho scritto TEORIA in maiuscolo perché “approfondite” analisi mi hanno portato a conclusioni opposte. Superficiale è colui che guarda la luna ignorando il dito, “non ci sarebbe luna da indicare senza dito”, ha scritto qualcuno crogiolandosi in una gorgheggiante Jacuzzi poetico/filosofica.

L’aforisma galeotto è orfano di un indispensabile antefatto, la motivazione del perché si dovrebbe indicare la luna. Esclamazione: “bella la luna stasera”, domanda: “dov’è?”, risposta (col dito che indica): “là, da quella parte”. Coloro che indicano la luna senza che gli venga richiesto se ne assumono la responsabilità, cosa che non vincola altri alla condivisione, un razionale spirito di osservazione potrebbe rendere il dito più interessante della luna. In questo caso, stolto è colui che la indica non chi guarda il dito, lo è maggiormente se allungando il braccio per indicare la luna mette il Rolex sotto gli occhi di un creditore, vanificando così tutte le menzogne raccontate per ritardare il saldo del debito. Può capitare, ordunque, che nell’indicare la luna alcuni si sbugiardino clamorosamente. Ho testé descritto il comportamento dei “sedicenti intellettuali della sinistra Italiana”, autoproclamatisi depositari della cultura e di quella “intellighenzia” lungimirante che ci ha cronicizzato l’orchite.

I “sedicenti intellettuali della sinistra Italiana” sono larve, strane amebe prive della benché minima utilità biologica e sociale, altro non fanno che arrecare danno alla comunità per parassitare benefici personali. L’infame mansione consiste nell’indicare la luna al popolo, ritenuto gregge da pascere con il campanaccio dell’albagia. Habitat naturale… salotti impropriamente definiti “radical-chic” ma definibili, ad onor del vero, “radical-shit”.

Sono loro che ci hanno indicato la luna della immigrazione descrivendola come una insperata opportunità di arricchimento grazie a un mix di fratellanza, tolleranza, culture, costumi, integrazione, solidarietà e umanità. Noi abbiamo guardato il dito e… abbiamo visto caos, delinquenza, clandestinità, quartieri espropriati, abusivismo, prevaricazioni sociali, concorrenza sleale, Italiani discriminati, danni economici, solidarietà conto terzi e ipocrita esterofilia, un coacervo di negatività. Prende sempre più corpo la sensazione che si voglia scientemente provocare la xenofobia, insurrezioni xenofobe distribuite a macchia di leopardo creerebbero ulteriori “trincee umanitarie mangiasoldi”.

Sono loro che ci hanno indicato la luna del sogno Europeo descrivendolo come un mega resort del benessere in cui raccattare ricchezza e progettare favoleggianti destini, un’aggregazione concepita per partorire una società evoluta, democratica, libera, a misura d’uomo. Noi abbiamo guardato il dito e… abbiamo visto fame, fallimenti, suicidi, disperazione, rivolte, disoccupazione, povertà, recessione, deflazione, una dittatura che ci ha privato della sovranità, un complotto che ci ha commissariato, un futuro tristemente ipotecato, un tunnel senza uscita. Onore ai Francesi (sempre i primi a ribellarsi) che hanno avuto il fegato di mandare a cacare la troica e la Merkel, Fraulein “fateicompitiacasa” ha trasformato il Mein Kampf di Hitler in manuale perfetto per “educare” e sottomettere i Paesi membri.

Sono sempre loro, i “sedicenti intellettuali della sinistra Italiana” che ci hanno indicato la luna dello snobismo saccente definendo la Lega Nord una accozzaglia di campanilisti, Berlusconi un Gabibbo di passaggio, Di Pietro uno zappaterra e Grillo un venditore di pomate per calli. Noi abbiamo guardato il dito e… abbiamo visto La Lega prendersi il produttivo e ricco nord, Berlusconi diventare il premier più duraturo della Repubblica, Di Pietro rafforzare il potere dei magistrati e Grillo respingere altezzoso le avances di un Bersani genuflesso.

Ancora loro, indefessi ed esonerati da ogni vergogna, ci hanno indicato la luna della moralità, la luna di “mani pulite”, una grande, epocale svolta storica positiva. Noi abbiamo guardato il dito e… lo abbiamo visto sporcarsi di fango e sangue nel compiere rastrellamenti nelle lande nemiche. Abbiamo guardato il dito della “questione morale” e… abbiamo visto che a sinistra mangiano e rubano come e più dei democristi e dei socialisti della prima Repubblica.

I “sedicenti intellettuali della sinistra Italiana” hanno attivato tutto il loro potenziale bellico indicandoci la luna come fosse la tana di “Belzebùsconi”, demonio capace di mutarsi in un “babau vampiro” da ammazzare conficcandogli un paletto nel cuore, per il nostro bene, per il bene del Paese, per il nostro futuro e quello dei nostri figli, per il prestigio internazionale di un intero popolo. Noi abbiamo guardato il dito e… abbiamo visto una ventennale “guerra civile”, un immobilismo politico da medio evo, una santa inquisizione con annessi, interminabili, ripetitivi, snervanti roghi mediatici. Solo la Storia potrà dare risposta a un inquietante quesito: “è stato più distruttivo il batterio berlusconiano oppure l’antibiotico antiberlusconiano???”.

“Sedicenti intellettuali…” i veri responsabili della disfatta e dello scolorimento della sinistra, ideatori e promotori di quelle linee guida che hanno anteposto la caccia all’uomo alla democratica competizione politica. Risultati ottenuti (altro dito): eutanasia del comunismo, un grottesco susseguirsi di segretari clonati, cittadini attempati che si sono messi a giocare al “girotondo”, movimenti femministi pro tempore, una armata Brancaleone chiamata governo Prodi, costosissimi processi farsa, un golpe e l’annichilimento della democrazia. A livello internazionale contiamo meno di una scartina a briscola, siamo il Paese più danneggiato dall’embargo alimentare Russo provocato dalle sanzioni imposte dalla Merkel, per non parlare di “mare nostrum” e della vicenda dei Marò, una VERGOGNA STORICA.

Saggezza imporrebbe repentina epurazione dei “sedicenti intellettuali della sinistra italiana” ma la saggezza nulla può contro i poteri forti, eggià, è proprio ai poteri forti che le amebe si sono appiccicate con potentissimi pseudopodi e incondizionato asservimento: “mamma comanda, sedicente intellettuale va e fa”. Quelli che un tempo si fregiavano essere “compagni incazzati duri e puri” con la maglietta del Che e l’eskimo verde, quelli che prendevano le manganellate dai celerini, tiravano le Molotov, difendevano gli operai e occupavano le scuole, hanno subito una metamorfosi. Oggi indossano abiti di Armani, “intellettualeggiano”, regatano a bordo di lussuosi velieri, giocano a golf, frequentano costosissimi circoli esclusivi e partecipano alle feste dell’alta borghesia fondendosi con “uommene schicche e femmene pittate”. Soprattutto fanno “lingua in bocca” con capitalisti e lupi mannari della finanza, gli odiatissimi nemici mortali di un tempo. La coerenza è un preservativo, le pellecchie mosce non ne fanno uso.

Avanti o popolo… alla ricossa…”, “sì ma… la riscossa rimandiamola a domani che stasera in un attico dei Parioli si cena a base di caviale Iraniano e Krug…”, “e il popolo?”, “il popolo guardi la luna, la luna, non il dito, mi raccomando”!!!

Tullio Antimo da Scruovolo

Papà, ti presento Mutumbo…

mutumbo 3

Dialogo involontariamente captato in un ristorante: “sei razzista?”, “razzista io?, assolutamente no, sono per la tolleranza e per una società multietnica”, “se non ricordo male hai una figlia femmina”, “sì, studia all’università”, “come reagiresti se ti portasse a casa un fidanzato africano nero come la pece?”, lunghi secondi di silenzio e poi con isterica ironia… “cazzo ma perchè proprio a me dovrebbe capitare un genero negro? (testualmente)”!!!

Nel nostro bel Paese termini come tolleranza, uguaglianza, integrazione, multirazzialità, omosessualità e pluralismo delle religioni sono grandi valori, indici di civiltà e crescita, arricchimento culturale ed evoluzione sociale… a patto che non superino la soglia di casa e non creino scompiglio e angosce nella “normalità” domestica, non di rado sottoposta al giudizio di amici, parenti, colleghi e frequentazioni varie (il vecchio, caro, genuino provincialismo Italico). L’apertura mentale teorica, l’accettazione “conto terzi” della “diversità”, il nostro dire (facendo gli scongiuri con la mano in tasca): “hai un figlio gay? E allora?… siamo nel terzo millennio”, ci tengono acquartierati nelle nicchie del compatimento travestito da modernità.

Nell’ovile degli “Italian stallion”, del “sacro cuore di Gesù”, del “mogli e buoi dei paesi tuoi” e del “sì però, sai mica come ragionano questi…”, vestire i panni del “cittadino del mondo” diventa una farsa, più precisamente una farsa recitata sotto la regia del pensiero “politically correct”. Corrente innovativa che trova l’applicazione pratica nel “predicare bene e razzolare male”, l’aspetto più viscido lo si coglie nella incriminazione esasperata ed esasperante della “normalità”.

Di quali colpe si macchia un credente che NON festeggia la conversione di un figlio a religione diversa??? Di quali colpe si macchia un genitore che NON festeggia la scoperta di avere un figlio gay??? Di quali colpe si macchia un genitore che NON festeggia il cambio di razza nella progenie??? Perché tacciare di razzismo, xenofobia e omofobia colui che è ancorato ad un modo di vivere tramandato per secoli??? La presunta ottusità del conservatorismo chi la stabilisce???

Recentemente in un interessante scambio di vedute su un blog amico,  un commentatore mi ha chiesto cosa intendessi per “normalità”, ho risposto sintetizzando i valori della tradizione, dei costumi, degli usi, ovviamente senza condannare né giudicare chi decide di intraprendere strade diverse. La libertà individuale è sacra, così come lo è il diritto di condividere o meno le scelte di vita dei propri cari. In Italia una famiglia “normale” è costituita da un padre maschio, una madre femmina e da figli educati e cresciuti stando al passo coi tempi senza perdere di vista i valori radicati (è imbarazzante dover parlare di “padri maschi” e “madri femmine”).

Una società che guarda veramente al futuro non dovrebbe puntare alla creazione di una torre di babele eretta, abusivamente, tra le sterpaglie di sodoma e gomorra, la società ideale è quella in cui si ottimizzano le diversità all’interno di una convivenza basata sul rispetto reciproco. Un grande condominio dove ogni appartamento rappresenta una cultura diversa ma con aree comuni da condividere. Ben vengano eventuali “fusioni” ma si sfrattino con decisione i pregiudizi boomerang, chi non intende farlo non può essere messo alla gogna. Il cambio di “look mentale” è soggettivo, non una necessità oggettiva/collettiva.

E’ indice di civiltà ed evoluzione l’accettazione di un genero nero, purchè il genero nero sia genero di qualcun’altro, è indice di civiltà ed evoluzione l’accettazione di un figlio gay, purchè il figlio gay sia figlio di qualcun’altro, è indice di civiltà ed evoluzione la tolleranza nei confronti dei rom, purchè questi si accampino nei pressi di case altrui. Quali subdoli interessi si nascondono dietro il pensiero politicamente corretto? Cosa si cela dietro l’imposizione di un fariseismo rivisitato??? Chi ci guadagna in questo assalto alla “diligenza della normalità”??? Gli Italiani “normali” non sono ideologicamente razzisti né omofobi, perché qualcuno vuol farli diventare tali creando disagi, contrapposizioni e rivalità intellettuali dando vita a doppiopesismi e colpevolizzazioni di massa??? L’integrazione degli immigrati deve obbligatoriamente passare attraverso la denigrazione della identità culturale di chi li accoglie??? Siamo alla strumentalizzazione totale della “diversità”. Si vuole trasformare l’universo gay da minoranza discriminata (sbagliatissimo)  a casta privilegiata (altrettanto sbagliatissimo), quando il Papa ha detto: “chi sono io per giudicare…”, i gay hanno reagito con una certa freddezza perché si sono sentiti “normalizzati”.

Il giorno in cui si terranno i “CAMPIONATI MONDIALI DI IPOCRISIA”, il resto del mondo dovrà impegnarsi senza lesinare le benché minime energie per conquistare l’argento e il bronzo. La medaglia d’oro, a noi Italiani, non ce la toglierà NESSUNO. In questo Paese la stragrande maggioranza dei cittadini è costretta a vivere con due linee di pensiero contrastanti, politicamente corretti in pubblico e tradizionalisti nell’intimità, c’è un vantaggio, quando la speranza si muta in rassegnazione è meno dolorosa la resa.

In un futuro non troppo lontano saranno i “normali” a dover fare “coming out”, davanti alle telecamere confesseranno timidamente: “sono Italiano, eterosessuale, mangio, bevo, vesto e scopo SOLO Italiano, vi prego, abbiate pietà di me”.   

Tullio Antimo da Scruovolo