Decalogo SHOCK, cosa fare per diventare una “STRAFICA”…

Che le donne siano complesse, arzigogolate, difficili da capire e tirituppa e tiritera… è una leggenda di origini bucoliche successivamente adottata dai metropolitani “radical pirla”, in realtà sono solo perennemente immerse in amletici dubbi tipo: “essere o non essere in linea con i dettami estetici contemporanei???”

COLLARBONE

Per avere spalle sexy occorre che il “pozzetto” della clavicola contenga più monete possibili

BELLY BUTTOM

Una fisicità da silfide consente di toccarsi l’ombelico passando il braccio dietro la schiena

THIGH GAPQuesta è datata, stando a piedi uniti in posizione eretta deve esserci “luce” tra le cosce

FINGER TRAP

Le labbra devono toccare il dito indice teso tra mento e naso

BIKINI BRIDGE

In posizione supina deve crearsi un effetto “ponte” tra ventre e costume

A4 WAISTUn girovita veramente trendy non supera il lato corto di un foglio A4

HOLD A COKE WITH YOUR BOOBSLe mammelle devono essere grosse e sode al punto da reggere una lattina, ovviamente piena

KYLIE JENNER LIPSÈ possibile avere i “labbrotti a canotto” senza interventi chirurgici né iniezioni di botox, basta tenerli “sottovuoto”

UNDERBOOBReggere una penna posizionata sotto il seno è ottima performance

BELLY SLOTLa modella/attrice Emily Ratajkowski ha fatto scuola, è “figherrimo” esibire un solco verticale (tipo colpo di Katana) tra il seno e l’ombelico

Ordunque…

Il quesito dà la stura ad alcune considerazioni ovvie, quando l’ovvio diventa stucchevole vuol dire che si è già in “codice rosso”. Da decenni i canoni dell’estetica, in particolare della bellezza femminile, sono vergati da gay, creativi sicuramente dotati di gusto e sensibilità ma tutt’altro che infallibili, innegabile la loro responsabilità sulla diffusione di una piaga come l’anoressia. Si è da poco conclusa la settimana Milanese della moda, grande novità è stata l’eliminazione dalla passerella della taglia 36, tardivo ma apprezzato “mea culpa”. Per un omosessuale il concetto di “bellezza femminile” è una proiezione, un transfert, una idealizzazione Proustiana, un puzzle onirico, siderale la distanza dal modello agognato dai maschi etero. In questo corto circuito dell’estetica stranisce, non poco, l’irrazionale scelta delle Italiche femmine, non tutte ma tantissime, di abbracciare i discutibili dettami omologanti dei gay ripudiando la storica e gloriosa fisicità mediterranea … domanda: “perché???”. Risposta doppia: “1) le donne considerano gli uomini “primati” poco esigenti (di bocca buona) obnubilati da pulsioni sessuali che prescindono dalla raffinatezza estetica, 2) i parametri della bellezza sono armi utili solo per competere con le altre donne”. Sotto il fumo dei luoghi comuni continuano a bruciare vetuste convinzioni e ataviche verità.

L’apparenza vissuta come obiettivo primario da raggiungere senza lesinare sacrifici e privazioni, innesca un circolo vizioso controproducente, difficile cogliere intrigante fascino e irresistibile sensualità in una donna avvilita perennemente impegnata nel percorrere il Calvario dell’esser fica. Nelle feste casalinghe di un tempo le femminucce avevano dei mancamenti di fronte al figaccione di turno, oggi svengono alla vista di un fumante e abbondante piatto di linguine allo scoglio. Specchio dei tempi e panza vuota.

Rompicapo estetico/esistenziale: “perché le donne fanno l’esatto contrario di ciò che piace agli uomini???” Forse qualcuno ha detto loro che la “bellezza” urge imporla, non subirla. Forse il livellamento verso il basso degli standard meglio interpreta la logica del “siamo tutte Rosy Bindi”. Magari è poi solo una questione di limiti, autodifesa e dubbi, tanti dubbi, una miriade di dubbi. Quién sabe!!!

Tullio Antimo da Scruovolo

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Essere una First Lady… arduo cimento!!!

 

“Dietro un grande uomo c’è sempre una grande donna”, illusorio aforisma dalle incerte origini, pare sia la storpiatura di un antico proverbio Latino: ” Dotata animi mulier virum regit (una donna provvista di coraggio/spirito sostiene/consiglia il marito)”. Convinzione in salsa rosa smentita dalla storia recente e contemporanea, sporgendo la testa e sbirciando alle spalle dei “Grandi Uomini” dal 1960 a oggi, più che in “Grandi Donne” ci si imbatte in zoccole, perfide arpie e arriviste senza onore né morale. Stappiamo la boccia del sarcasmo e iniziamo a demolire icone, sfatare miti e dissacrare improbabili beatificazioni mondandoci dal mefitico perbenismo di facciata.

Jacqueline Kennedy… la prima “First Lady” della new age, a torto la più osannata, mitizzata, sopravvalutata, indefessa arrampicatrice sociale determinata a scalare, con ogni mezzo e a tutti i costi, l’olimpo della fama, del potere e della ricchezza. Pur di non disancorarsi dalla “White House”, tollera le innumerevoli scappatelle di “The President” culminate in una chiacchieratissima relazione con Marilyn Monroe (parafrasando il Conte Ugolino: “più che ‘l dolor potè lo status”) . L’innata bramosia di denaro la porta, dopo soli cinque anni di lutto (annava de prescia), a convolare a nozze con il ricchissimo Aristotele Onassis, nonostante il Clan dei Kennedy le avesse garantito cospicue prebende. Icona della eleganza, della classe e della bellezza, insomma… magra e slanciata ma con una faccia che non le avrebbe consentito di conquistare nemmeno il titolo di “Miss pianerottolo” in un condominio disabitato.

Lady Diana… dopo “la Principessa sul pisello”, ecco la marachellosa “Principessa sui piselli”, la “prescelta” si è certamente appropinquata all’altare illibata ma, una volta abbattuta la barriera architettonica che inibiva l’accesso alla carnal goduria, ha impiegato poco tempo per riempire i vuoti lasciati dalla imposta castità prematrimoniale. Lady D era dotata di taumaturgici poteri, nella storica intervista/confessione trasmessa da tutte le televisioni occidentali e non solo, ha svelato una sua eclatante scoperta scientifica, patologie come depressione, bulimia e anoressia, possono essere curate saltando da un letto all’altro. Una benefica terapia ficcante, penetrante, riempitiva, ottima per corpo, mente e spirito, unico effetto collaterale l’eccessiva loquacità dei partecipanti alle sedute. Occorre essere proprio uomini duri, taciturni e riservati per scopazzarsi la moglie dell’erede al trono e non vantarsene con gli amici della bocciofila, tra l’altro rinunciando pure a lauti bonifici offerti da editori pettegoli e impiccioni narratori delle altrui fregole.

Hillary Clinton… ingiallita metonimia della racchia sfigata che riesce, misteri della vita, ad arpionare il bel pollastro di turno nella Lapalissiana certezza di dover subire pedissequi tradimenti, una “conditio sine qua non” che ha contribuito a inacidire ulteriormente un già aspro carattere da megera. L’algida carampana è passata alla storia come l’unica “First Lady” con le corna ufficialmente verbalizzate e cassate. Tutto il mondo ha capito che il suo plateale perdono mediatico non è certo stato dettato da un incondizionato amore bensì, doveroso ribadirlo, da uno squallidissimo calcolo che mirava a salvare meschini interessi spalmati sul breve, medio e lungo termine (un insulto all’orgoglio e alla dignità). Infatti gli Americani l’hanno “trombata” alla prima occasione importante. Qualsiasi pirla avrebbe vinto contro Trump, lei NO, nonostante il massiccio sostegno della colonna di panzer composta da media, lobbisti, capitalisti, industriali e stelle Hollywoodiane, è riuscita a perdere. Non ha fatto presa nemmeno sull’elettorato femminile, evidentemente le donne faticano a identificarsi in una pericolosa arpia incattivita, incazzata con la vita e con gli uomini, depressa e frustrata che mira al potere brandendo la clava della rivalsa.

Melania Trump… troppo “fresca” per parlarne, bel fisico e lineamenti “gentili”, dotata anche di quella che un tempo veniva chiamata “bella portanza”, finora è apparsa sempre sobriamente elegante, abituata a muoversi nei salotti che contano non palesa impacci né indecisioni. Se continua con questo modus operandi e riesce a non mettere i piedi in qualche tagliola, è probabile diventi una “First Lady” da podio.

Brigitte Macron… ultima “Première Dame”, in occasione della cerimonia di insediamento ha subito eruttato tutta l’odiosa ipocrisia Francese indossando un abito noleggiato (complimenti alla tardona, in un sol colpo ha trasformato la spocchiosa grandeur in pacchiano provincialismo ), salvo poi presentarsi al meeting Belga dei Presidenti Nato con una Luis Vuitton personalizzata, roba da riccazzi, mica ceci cicerchia o fave cavalline. La 64enne diversamente teenager ha un fortissimo ascendente sul giovane marito, infatti, grazie a lui, è riuscita a farsi assegnare un sostanzioso stipendio nel pubblico senza svolgere mansione alcuna, da ciò si evince che anche le fricchettone radical chic che se la tirano, snob e col vezzo di porsi come originali/alternative, rubano senza ritegno e senza vergogna. L’amore è cieco e al cuor non si comanda (evviva i luoghi comuni), siamo poi così sicuri sia stato un bene mettere la Francia nelle mani di un ragazzotto mammista attaccato al capezzolo di una moglie/amante/madre/zia/tutrice avvezza a condizionarlo e gestirlo (già gli corregge discorsi e programmi politici)??? Sul fronte corna il pischello può dormire sereno, la gerontofilia è patologia poco diffusa, ammesso la vegliarda Brigitte non intenda circuire gli aitanti virgulti che lavorano all’Eliseo, difficile resistere al perverso fascino delle maestranze asservite.

Noi Italiani fingiamo d’esser maschilisti e moralisti per accidia, avere una altezzosa “Prima Donna”, magari stronza, non è mai stata una nostra priorità, per 20anni ci hanno appoltigliato gli ammennicoli sparando ad alzo zero contro un Premier puttaniere, impossibile immaginare l’hurricane che scatenerebbe una “spaghetti First Lady ” troia con il vento femminile a favore. Considerata l’età media dei Presidenti, sarebbe più saggio optare per una soft e morigerata “Lady Ospizio”. Per onestà intellettuale e dovere di cronaca corre l’obbligo citare “Donna Vittoria”, disinvolta e avvenente moglie dell’ex Presidente della Repubblica Giovanni Leone. Anche lei iscritta al club (tessera d’onore) delle “passere scopaiole”, avanguardista, pioniera, antesignana delle Cougar collezioniste di Toy Boy, si narra che una notte fu sorpresa dalla polizia mentre faceva sesso con un 20enne a bordo di una vecchia Fiat 500, lo scandalo fu insabbiato ma la notizia trapelò bucando le poco serrate maglie del top secret.

Fare la “First Lady”, la “Première Dame”, la “Prima Donna” o la “Principessa consorte del futuro Re”, deve essere proprio una vita di merda, una vita di merda condizionata da rigidi protocolli, grottesche formalità, ridicole regole e pantomime da teatranti, poi c’è lo smarronamento da obblighi sociali. Per una donna che riempie le giornate occupandosi di mise, massaggi, cremine, manicure, pedicure, carta igienica fatta a mano, estetisti, visagisti, sarti, stilisti, scarpari, piazzisti di varia fatta, nutrizionisti, life coach, astrologi, sensitivi, amiche sparaconsigli e poi… architetti, artisti, interior design, chef stellati, tate multilingue, governanti col dono dell’ubiquità, maggiordomo British, la security, ecc. ecc. Deve essere una cosmica rottura di coglioni visitare ospedali pediatrici, orfanotrofi e accarezzare bambini del terzo mondo affamati, assetati e ammalati, finita la passerella tocca pure disinfettarsi. Forse le “pupe dei boss” si impegnano contro le problematiche dell’infanzia proprio per arrivare a eliminare tali fastidiose incombenze, a dirla tutta è uno sbattone pure la scelta dell’outfit, in certe occasioni non si sa mai come vestirsi e che scarpe calzare, stress che rovinano la giornata peggio di un reflusso gastroesofageo.

Tullio Antimo Da Scruovolo

“Altocalcifilia (altocalciphilia)”, il feticismo che arricchisce gli “scarpari”…

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La fiaba di Cenerentola non ha un padre ufficiale, risulta ne siano state scritte diverse versioni ma l’autore che ha vergato quella con la scarpetta galeotta, doveva sicuramente essere un cultore, un pioniere della “altocalcifilia”, una delle più diffuse forme di feticismo contemporaneo, cioè trarre piacere/eccitazione nell’osservare o calzare scarpe dotate di tacchi alti. Le varianti si sprecano, anche se la pole position è saldamente nelle mani, anzi, ai piedi amanti del modello “stiletto” dai 9cm in su.

Non sono molti i piccoli o grandi vezzi sessuali capaci di fare proseliti in egual misura tra maschi e femmine, la “altocalcifilia” è probabilmente quello che maggiormente crea punti di incontro, una sinapsi non necessariamente finalizzata alla copula che garantisce un tetto agli/alle homeless del piacere. Come spesso avviene, esibizionismo femminile e voyeurismo maschile razzolano nella stessa aia beccando lo stesso mangime. La scarpa non è un indumento intimo da scoprire e/o mostrare a eventuali “utenti” selezionati, è un accessorio visibile a tutti e quindi in grado di disseminare pulsioni ad ampio raggio.

Ogni forma di feticismo genera, in automatico, interpretazioni estreme, la deriva più inquietante della “altocalcifilia” è conosciuta come: “high heels trampling”, una strana pratica che consiste nel farsi camminare sul corpo da una donna che indossa scarpe o stivaloni dai lunghi e appuntiti tacchi. Un supplizio da santa inquisizione diffuso al punto da scomodare il “DSM” (Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders). Ovviamente qui si entra nei cunicoli del godimento contorto fatto di sofferenza fisica e umiliazioni ma rimaniamo nella trasgressione soft, senza avventurarci nel patologico.

Gli amanti della “altocalcifilia” non sempre si limitano a essere solo contemplativi, quelli “attivi” non raggiungono l’orgasmo se la loro compagna non indossa “killer shoes” durante il rapporto, questo potrebbe dare origine a spiacevoli effetti collaterali. Qualora l’accoppiamento dovesse essere previsto/ipotizzato come particolarmente focoso e acrobatico, si consiglia di rifare prima il letto con lenzuola vecchie o ricoprirlo con un robusto telo in grado di reggere lo stress provocato dai tacchi a spillo. Il problema più grosso sono i motel, se lo tsunami della libidine lascia sul campo biancheria sbrindellata, meglio attivarsi e stilare un lungo elenco di alberghi a ore, giusto per non ritrovarsi a pagar danni il “rate” successivo.

La morbosa attrazione che tantissime donne provano nei confronti della “scarpa feticcio”, ha scatenato, da decenni, la fantasia di stilisti e designer che a volte si rivelano esser più perversi degli stessi cultori della “altocalcifilia”, sempre più spesso vediamo modelle “cappottarsi” sulle passerelle. Stucchevole assistere al deambulare delle donne comuni, tacco 12/15 con annesso platò, sui sampietrini dei centri storici, paiono camminar sulle uova e quelle distratte piazzano regolarmente il tacco nelle grate dei tombini, le caviglie bestemmiano come camalli ubriachi. L’abbarbicarsi su certi trampoli dovrebbe diventare disciplina Olimpica, anche se pare già esistano gare femminili di velocità sui tacchi.

Evidentemente per belle apparire bisogna soffrire, le scarpe in auge aiutano, la gamba si allunga, il lato “B” si alza, la postura diventa sexy con quell’ancheggiare che, seppur innaturale, conferisce un leggiadro e provocante incedere. Vien da pensare che la “altocalcifilia” sia stata inventata dalle donne per evitare di scendere dal trespolo, un repentino abbassamento di 15cm, se non di più, potrebbe provocare “abbassamenti” di altra natura altrettanto repentini.

Non per fare sessuologia da bar sport ma credo ci sia poco da meravigliarsi se, nell’era del sesso facile, si diffondano feticismi e perversioni, il calo perpendicolare degli stimoli spinge a sperimentare nuovi orizzonti e conquistare nuove frontiere, sono morti e sepolti i tempi in cui si coitava a luce spenta e senza orpelli. Ciò che conta è il non divenirne dipendenti, lo steccato che divide il divertimento occasionale dalla ossessione è instabile e pericolante.

Tullio Antimo da Scruovolo

 

La TV maschilista tanto amata dalle donne…

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Su “Canale 9” sgomitano format mutuati dal circuito “Discovery”, accozzaglia di esiziali programmi che “autorevoli” critici vaticinanti considerano un agognato orgasmo tantrico del femminismo ma che in realtà, non me ne vogliano i maître à penser, sono maschilisti alla terza. Mi riferisco a: “abito da sposa cercasi”, “crea la tua festa”, wedding planner”, “donne mortali”, ecc. ecc. “Docustory” che mettono a nudo gli aspetti grotteschi, pittoreschi, perfidi, capricciosi, crudeli, biasimevoli e assurdi dell’universo femminile. Il massimo dei minimi lo si coglie in: “Alta Infedeltà”, un prodotto nostrano spacciato per video verità con situazioni interpretate da attori ma corroborato da testimonianze dirette dei presunti interessati, quindi, come suol dirsi… è tutto vero ma qualora fosse tutto falso, non cambierebbe minimamente la sostanza del messaggio. E’ solo viagra che impenna l’audience.

ALTA INFEDELTA’… uno spaccato tutto Italiano, disinvolte cornificazioni creative che paiono partorite da una mente deviata, non vi sono solo amanti uncinati nel wood del quotidiano vivere, non di rado trattasi di tradimenti perpetrati con cognati, suoceri, vicini di casa, amici intimi (la migliore amica di lei o il migliore amico di lui, un must), instancabile la mano che pesca il bussolotto nel sacchetto del pruriginoso adulterio. In ogni episodio, a prescindere dal fedifrago o dalla fedifraga, l’immagine della donna viene sistematicamente compromessa, ridicolizzata, sminuita a fragile vittima dei sensi e/o del tasso di umidità. Storie che sfatano molti luoghi comuni e allineano le femmine agli stereotipati vezzi maschili. Tragicomiche le vendette poste in essere dai/dalle traditi/e.

Niente di nuovo, che il mondo fosse popolato anche da “uteri estroversi” pronti a giocarsi lavoro, famiglia e consolidate amicizie perché incapaci di resistere alla carnale tentazione di una chimica ingestibile e travolgente, lo sapevamo da illo tempore, peculiarità erroneamente attribuita da sempre solo ed esclusivamente agli uomini. Chi non vorrebbe passare una notte di luna piena, schizzatina di romanticismo retrò, nel resort della passione tra le braccia di un ipnotico e tenebroso Cavalier errante o tra le cosce di una ammaliante femmina avvenente e perversa??? Una volta sgamati ci si può sempre aggrappare ai tic retorici: “non è come pensi”, “non so cosa mi sia successo”, “mi domando ancora adesso cosa mi abbia spinto a cedere”, “in quel momento non ragionavo”, “si vive una volta sola e la vita è breve”, “sapevo di sbagliare ma non ho resistito”… e avanti così annaspando nel trogolo delle “minchità”. Strano nessuna abbia tirato in ballo lo “spleen Baudelairiano” o si sia messa a farfugliare carnevalesche elucubrazioni sui “rapporti fatti di istanze”. Non sarebbe molto più figherrimo e dignitoso uno spudorato: “mi faceva sangue e ci ho scopato senza farmi alcuna para”???.  

Questo post nasce da un articolo (chiamiamolo così) che ho letto su un importante quotidiano nazionale, un testo che mi ha incuriosito al punto da indurmi a seguirne alcune puntate, “Alta Infedeltà” va in onda all’ora di colazione, cosa che non mi ha nemmeno fatto perdere tempo. Sinceramente il pezzo del giornalista, dopo aver constatato di cosa si trattasse, mi ha lasciato basito. Fossi donna non mi sentirei affatto lusingata dal suo considerare le corna narrate una conquista femminile, sempre non si voglia, come ho scritto sopra, capitalizzare una significativa riduzione del profilo, per quanto possa essere utile l’abbattimento di impalcature concettuali arrugginite e pericolanti. Indubbiamente nei reconditi meandri psichici delle donne stazionano piccoli o grandi desideri di vendetta, di certo non giova vivere le protagoniste del programma come novelle Robin Hood in gonnella, le vittorie di Pirro hanno il deprimente retrogusto della meschinità.

Il perché del mio dire è di una ovvietà cristallina, nelle due combinazioni canoniche (lei, lui l’altra/lui, lei l’altro) vi è, immancabile, una figura femminile negativa, se non è zoccola la moglie lo è l’amante, il più delle volte amica/parente/collega/coinquilina della cornificata. Comunque la si rivolti, in questo contesto sono sempre le “quote rosa” a rimetterci le piume della onorata coda, per contro, il giudizio femminile sugli uomini, che tradiscano o siano traditi, non muta di una virgola da secoli: “o è puttaniere o se le meritava (le corna)”, una metonimia che fa sorridere ma tant’è.

E’ tempo di fuggire dall’ipocrita guisa, non fa più snob né trendy indossare il cappotto in agosto e il bichini a gennaio, se gli uomini sbarellano davanti a uno stacco di coscia o uno spicchio di mammella… le donne fanno lo stesso al cospetto del figaccione di turno. Perché non cassare il concetto eliminando così il mendace dislivello sul baratro delle pulsioni??? Non è che, tutto sommato, a molte faccia ancora comodo predicare bene e razzolare male, magari nascondendosi dietro quell’obsoleto perbenismo vittoriano di facciata prontamente rinnegato alla bisogna??? Lo chiamano “salto della quaglia”, prendiamone atto, il poetico: “al cuor non si comanda”, si è trasformato in un prosaico: “quando gli ormoni fanno l’appello è d’uopo alzarsi e rispondere”.

Tullio Antimo da Scruovolo

Universo femminile: “prendersi un cucciolo di cane è come scegliersi un marito… dovrà imparare a convivere con voi e con la società”…

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L’infelice concetto riportato nel titolo l’ha scritto Lina Sotis in un suo insulso libercolo pubblicato nel 1984, data niente affatto casuale, gli anni ’80 sono stati quelli in cui il post femminismo ha colato cemento sulle fondamenta della anelata “vendetta storica nei confronti del maschio”. Cemento “armato” da una sinistra fintamente progressista, direttrice che è andata via via degenerando fino a condizionare il linguaggio aggrappandosi ad astruse teorie del diritto. La GRANDE SVOLTA, un virus resistente a qualsivoglia vaccino che assolve le donne a prescindere e condanna gli uomini a prescindere.

Il President(E) della Camera Laura Boldrini, Statista di rara portata che nei secoli a venire occuperà interi capitoli nelle pagine della Storia (pregasi cogliere il palese sarcasmo), ha dato la stura a una nuova e indispensabile ferrovia espressiva, quella che porta nella stazione del niente ma un niente che appaga, cioè, secondo “essa” (la Boldrini) dovrebbe appagare. La valorizzazione delle donne non può non passare attraverso i cambi di desinenza e/o comunque la femminilizzazione dei termini, il tutto a costo di piombare nel pozzo della cacofonia da avanspettacolo. “Ministro-ministra, sindaco-sindaca, assessore-assessora, avvocato-avvocata, chef-cheffessa, idiota-idiotessa, manager-womanageressa (?)” e via sulla giostra della dabbenaggine… altro giro altra corsa. Ma la Boldrini si è resa conto che quelle da lei sparate non siano cazzate bensì “cazzatesse”??? Mezzo secolo di lotte femministe e sudate conquiste rese vane da un “uovo di Colombessa”, bastava cambiare vocale o aggiungere un “essa” per agguantare l’agognata parità su tutti i fronti. Che coglioni/coglionesse non averci pensato prima.

Una delle più subdole regole della comunicazione è stata mutuata, udite udite, dal pettegolezzo da portineria: “una bugia raccontata migliaia di volte diventa verità acclarata”, infatti al tramonto del 2016 ancora ci dicono che le donne siano economicamente discriminate nel mondo del lavoro, tanto per rafforzare la balla, in piena crisi, hanno pure speso quattrini pubblici per fare uno spot demente. Carta alla mano, in questo Paese, da decenni, non esiste NESSUN contratto Nazionale che a parità di livello, mansioni e anzianità di servizio, discrimina le donne in busta paga. Se parliamo del “nero” entriamo nella illegalità, illegalità che colpisce tutti, maschi, femmine, Italiani, stranieri, giovani e meno giovani. L’unico debole chiodo cui aggrapparsi è quello pensionistico ma… fin quando questo Paese aveva una parvenza di democrazia e di stato sociale, le donne venivano pensionate a 60anni e gli uomini a 65anni, sistema retributivo, quindi credo ci sia poco da opinare o sbraitare, cinque anni di attività lavorativa in più hanno un legittimo peso.

Forse la più pazzesca espressione maschilista travestita da conquista femminista è quel ridicolo “contentino” chiamato “quote rosa”, la negazione della meritocrazia. Ai cittadini interessano governanti/amministratori capaci e onesti, indipendentemente dal sesso di appartenenza, ma perché rinunciare, in nome di una legge stupida, a un governo di soli maschi o di sole femmine se composto da persone all’altezza del loro compito??? Nel caso non vi fossero donne capaci disponibili che si dovrebbe fare??? Reclutarle in discoteca??? Quale barile raschiare???

Frottole spaziali e discutibile creatività linguistica a parte, ciò che dovrebbe preoccupare le nuove generazioni sono le linee guida del famigerato pensiero “politically correct”, cervellotica lobotomizzazione di massa che anziché unire divide i generi, ovviamente discriminando i maschi. Nei giorni scorsi surfando sui siti di news mi sono imbattuto in una martellante notizia presente ovunque, lo scaldaletto provocato dalle confidenze notturne tra Stefano Bettarini e Clemente Russo, pare che l’ex calciatore abbia confidato al pugile di aver colto in flagranza adultera l’ex moglie Simona Ventura. L’ingenuo Napoletano si è lasciato sfuggire alcune considerazioni da spogliatoio macho, non solo, pare che subito dopo Bettarini gli abbia fatto un dettagliato elenco di tutte le donne famose che si è scopato (un vero Gentleman). Alla fine dei conti e dei marchesi, la produzione del GFvip ha deciso di squalificare Clemente Russo e graziare Bettarini, scelta quantomeno discutibile. Se la stessa cosa fosse avvenuta tra due donne… non sarebbe successo assolutamente niente, ovvio, se un uomo dice: “roba da ammazzarla”, istiga al femminicio, se una donna dice: “roba da ammazzarlo”, si becca applausi a scena aperta. E’ un esempio stupido solo in apparenza, in realtà la dice lunga, molto lunga, anche perché stiamo parlando di una boiata seguita da milioni di spettatori.

Quando si cerca di pilotare l’evoluzione culturale di una società basandosi sulla ipocrisia, si finisce col regredire diventandone vittime, l’evoluzione culturale di una società si fonda su un giusto e democratico equilibrio tra forma e sostanza nonché sul culto del rispetto, quello vero, nei confronti di OGNI essere umano. Privilegiare un genere perché vittima per secoli del maschilismo è una vendetta, non è una conquista sociale e nemmeno culturale. Trovo molto più pericolosa la perfida frase scritta da Lina Sotis che non la cameratesca battuta di Clemente Russo, un atleta che ha vinto una medaglia olimpica ed è da anni impegnato in prima fila per salvare i ragazzini Napoletani dalla strada. Lina Sotis ha passato la vita a deambulare da un salotto all’altro e non mi risulta abbia scolpito pietre miliari nel mondo intellettuale. In ogni caso, qualsiasi scrittore o giornalista maschio si permettesse di affermare o scrivere: “ prendersi una cagna cucciola è come scegliersi una moglie… dovrà imparare a convivere con voi e con la società”, verrebbe radiato da ogni albo e linciato, mediaticamente e magari pure fisicamente. Meditation please!!!

Tullio Antimo da Scruovolo