Le misure del pene… contano o non contano???

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Attività sportive e palestre hanno un risvolto angosciante per i mini-dotati, pagare pegno nelle Forche Caudine della nudità da spogliatoio e della doccia open space, momento della verità ancor più imbarazzante degli orinatoi pubblici, frangente in cui gli “sbirciatori” da confronto rischiano lo strabismo. Per le donne il problema non si pone, amano esibirsi, osservarsi e, quando non rosicano, adularsi reciprocamente: “perdindirindina che bel seno, quanto ti invidio”, “grazie mia cara, tu hai un lato B che sembra fatto da Michelangelo”. Se un uomo dovesse dire a un vicino di doccia: “wow… hai un batacchio favoloso”, entrerebbe, tamburo battente, nel club dei “culi chiacchierati”, tessera gold e marchiatura indelebile. Diciamocelo con franchezza, chi gay non è non prova certo sommo gaudio nel passar per tale, negli spogliatoi maschili impera la massima indifferenza. Non c’è evoluzione sociale e culturale che tenga, per gli uomini le dimensioni del pene sono e sempre saranno motivo di orgoglio o frustrazione, tant’è che un ometto insignificante e magari pure bruttino dotato di “totem” è, statisticamente, meno depresso di un figaccione alto, bello e “fisicato” che in massima erezione raggiunge le dimensioni di un accendino Bic, c’è chi parla di legge dei vasi comunicanti e/o regola del nano.

Al meeting delle frasi fatte le racchie se la giocano con: “l’importante è essere belle dentro”, i possessori di “little cock” si aggrappano alla illusione: “le misure non contano (in effetti c’è poco da contare)”, difficile capire come possano andar d’accordo, più è interna la bellezza più sarebbe d’uopo entrare in profondità per stanarla. La sfiga solidale lenisce le pene del pene e gli assemblaggi femminili respinti al collaudo. Durante la pièce teatrale “che co’ SEX?” messa in scena a Torino lo scorso anno, l’attore monologhista rivolse alcune domande al pubblico presente, pizzicò anche me chiedendomi: “le dimensioni del membro sono importanti?”, risposi al brucio: “sotto una certa misura diventa teoria”, la sala gremita mi tributò uno scrosciante applauso. Da secoli proliferano filastrocche da osteria in rima baciata, lezioni di anatomia, mappe per individuare il punto “G” e istruzioni “libretto Ikea”, palliativi. Se averlo magnum è motivo di vanto, qualche fondata ragione dovrà pur esserci ma credo riguardi le donne solo parzialmente.

Ho più volte scritto e detto che le donzelle si rifanno le tette più per suscitare invidia nella concorrenza che attrarre maschi, personalmente non amo le “mammelle Michelin” e non ho mai sentito un uomo affermare di aver lasciato la compagna per la taglia del seno. Mi domando se sia possibile e credibile adottare lo stesso criterio sulle dimensioni del membro, non è detto né dimostrato che i superdotati siano più “cacciafiche” dei mini-dotati, molto probabile il contrario. Sono i “cazzettini da thè” ad avere l’ossessione della quantità, delle tacche sulla cinghia, del continuo bisogno di confermare a se stessi la non valenza delle misure, soprattutto dissociarle dalla mascolinità comunemente intesa come volume. Chi è ben fornito non ha niente da dimostrare a se stesso e non è afflitto da condizionanti gap, ne consegue… se le zinne sono un problema tutto al femminile, la grossezza del “creapopoli” è una questione prevalentemente al maschile. Penso incidano millenni di simbolismo fallico, virilità, fertilità, forza, competizione, scettro del potere ed elargitore di buona sorte, un feticcio ufficialmente non più venerato in occidente ma niente affatto seppellito.

Una “torre” che si impenna fiera e minacciosa provoca in molte donne un susseguirsi di reazioni contrastanti, incute rispetto e timore ma contemporaneamente stimola il gusto della sfida, rende più realistico il concetto del concedersi e dell’essere presa, una espugnazione non solo psicologica. Ha il potere di creare una maggiore intimità che si materializza in un duello fisico in cui vince la complicità. Pare che gli “obelischi” contengano fosforo in abbondanza, difficile dimenticare certi “ospiti”, difficile dimenticare i vuoti che lasciano. Sfigato, nel senso metaforico e metadentrico, colui che arriva dopo, le donne i paragoni li fanno eccome nonostante lo neghino ma credo sia cosa ovvia, istintiva. Le misure sicuramente contano, come conta tutto il resto, soprattutto conta, dovrebbe contare, il cervello che le gestisce, anche se sul web spopolano solo pubblicità (palesemente mendaci) sul come ingrandirlo, non se ne trova nemmeno una che garantisca di rimpicciolirlo.

 Quando la chirurgia plastica sarà in grado di soddisfare ogni richiesta sulle dimensioni, non mancheranno exploit dei dementi versione “melius abundare quam deficere”, vedremo individui camminare a gambe larghe con un carrellino di sostegno tra i piedi, c’è da scommetterci. Gli stilisti si preparino a disegnare pantaloni “tre gambe”, nuovi mercati, nuove frontiere, nuovi orizzonti, nuovi fenomeni da circo ma come sempre saranno, si spera, le fibre naturali a fare la differenza. Forse sarà quello il momento in cui avrà più senso il detto: “piccolo ma sincero”!!!

Tullio Antimo da Scruovolo

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Quando ti prende quella pazza voglia di farlo lì…

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…”habitat ideale, accogliente, complice, un’oasi di intimità trovata per caso, Afrodite agevola l’audacia, particolarmente nei rendez-vous clandestini, muri ricoperti da quadri dipinti a olio, calde luci di ritorno diffuse in modo da non marcare lineamenti né creare ombre negative, una gradevole musica appena percettibile che pareva arrivare da lontano fungeva da discreta colonna sonora. Cameriera dotata di un aplomb British, trasparente, quasi invisibile, la notammo quando il risottino con i gamberetti si materializzò sulla linda tovaglia bianca ben stesa, il piatto ovale è evocativo. Lei era semplicemente bella, candidamente provocante, portatrice di quell’erotismo casto e ingannevole che ingentilisce le neofite della trasgressione. Capelli lucenti raccolti in uno chiffon, all’orecchio destro un piccolo brillante, quello sinistro reggeva una minuscola foglia intinta nell’oro, il viso spolverato da un trucco leggero, erano i suoi occhi a illuminare ombretto e mascara, non viceversa. Mani delicate ornate dalla vera all’anulare e un sottile braccialetto, niente orologio, come volesse ignorare lo scorrere del tempo, unghie ben curate tinte di rosa, notandone una cortissima provai tenerezza nell’immaginare il suo sconforto dopo essersela rotta. Quel filo di perle che le cingeva il collo ricordava la giarrettiera di una virginale sposa ed esaltava la sua impudicamente pudica scollatura. Improvvisamente mi colse la febbre del possesso, una “botta” di quelle che annientano il resto del mondo, fissandole l’anima dissi: “una morsa mi ha chiuso lo stomaco”, reggendo lo sguardo infilò nel mio cervello la sua voce resa roca da un desiderio altrettanto pressante: “Vorresti scartarmi come una caramella?”. Mi alzai di scatto incurante del tovagliolo planato sul pavimento, la presi per mano e in silenzio la portai nei bagni del ristorantino facendola saltellare sui tacchi.”… (TADS)

Mi si perdoni l’ouverture atipica, no, non mi è scappata una cucchiaiata di melassa, ho solo inteso srotolare un piccolo “red carpet” sul quale far camminare alcuni concetti. Raffinati pensatori sostengono che la morte ci livelli al cospetto di un ipotetico aldilà, non sono in grado di confermarlo ma per quanto concerne la vita terrena ho una salda certezza, sono le pulsioni sessuali a renderci tutti uguali, accomunarci. Mi riferisco a quei “flash” che creano frammenti di trasgressione rubati alla pubblica morale. Possiamo affermarlo senza tema di smentita, il “carpe diem” dei sensi è la massima espressione del socialismo applicato. Una giostra che fa scendere ai piani bassi gli altolocati e porta ai piani alti il popolo periferico.

Difficile distinguere nettamente il vizio dalla necessità, la voglia impellente dal fascino del rischio, una opportunità insperata dalla trasgressione fine a se stessa, dopo aver “violato” luoghi e/o situazioni non ci siamo forse sentiti maggiormente protagonisti della nostra vita??? Cosa trasforma la paura di essere scoperti in irrefrenabile eccitazione??? Un coito estemporaneo rende nomade la sessualità stanziale immergendola nelle ovattate nebbie della libertà??? Il “famolo strano” in posti strani, può trasformarsi in una ripida e pericolosa “discesa” comportamentale, una progressiva accelerazione dell’ardire??? Carlo Verdone, con i suoi personaggi “Ivano e Jessica”, ha evidenziato le negatività di una possibile deriva… pasticca moralista o pericolo reale???

Gli accoppiamenti “tout court” in contesti anomali non sono certo figli dei tempi moderni, credo siano nati insieme all’uomo, infatti le religioni hanno impiegato ben poco a demonizzare e castigare la fornicazione. In compenso ci hanno pensato i letterati di ogni epoca a diffondere e mantenere alta la tentazione, il potere conturbante del “peccato”. Il fornaio che concupisce la Contessa sui sacchi di farina e il Barone che possiede da terga la contadinotta all’ombra di un olmo, appartengono ormai ai “classici”, solidarietà per frati e monache di Boccaccesca concezione.

Per noi contemporanei l’offerta è molto più variegata, oltre che meccanizzata e tecnologizzata, automobili, treni, aerei, natanti di ogni foggia, ascensori (i mezzi di locomozione sono un must), luoghi di aggregazione come teatri, cinema, ristoranti, musei e toelette varie. Ever green la bucolica camporella sul plaid a quadrettoni, portoni, cantine, cantieri, magazzini, silos per auto, circoli, palestre, saune, bagni turchi e via… “zompando” da un’alcova improvvisata all’altra. Menzione a parte meritano le temutissime “quick” (sveltine consumate negli uffici durante l’orario di lavoro), una vera angoscia per mogli e mariti affetti da gelosia: “9/17 orario continuato”. Galvanizzante e allegorico il sesso da elettrodomestici, l’oscar è saldamente in mano alla lavatrice, farlo sopra mentre centrifuga è da delirio tremens ma stimola la circolazione, durante i periodi di feroce canicola certi “giochetti” davanti al frigorifero aperto sono un doppio sollievo. Vada per il “carpe diem” ma sempre con un occhio aperto e le orecchie tese.

Tullio Antimo da Scruovolo

Disquisendo di sesso…

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Da qualche tempo sulle principali rete televisive passano due spot pubblicitari “pro- coito”, uno contro l’impotenza e l’altro contro l’eiaculazione precoce, è bello vedere che certi tabù vengano trattati come fossero gengive infiammate, capelli che si spezzano o unghie che si sgretolano.  Che dire… certo i “pipini” “pigri” o “frettolosi” devono essere veramente tanti se si è giunti al punto da creare campagne mediatiche martellanti. La virilità e il machismo dei “mangia spaghetti” sono in disarmo (un uomo su cinque apre l’idrante prima che si accenda il fuoco, così dice la voce fuori campo), nell’era del “recupero” forzato spacciato per vintage non poteva certo rimanere fuori l’orgoglio fallico. Ovviamente chi vive disagi di questo tipo farebbe bene a seguire i consigli elargiti, piuttosto che avvilirsi anzitempo. Ricordo un tipo non più giovane che amava ripetere (con tanta autoironia): “il problema non è convincere le donne a darmela bensì convincere il Giuda qua sotto ad alzarsi”.

Come ho sempre detto e scritto, intelligenza, coraggio e sessualità, sono i tre fronti sui quali un uomo non può bluffare, cioè, può millantare ad libitum ma quando arriva il momento della verità vien fuori l’essenza del suo essere. Fa specie che queste prove del fuoco riguardino solo i maschi, già, ad una donna bella è concesso anche essere stupida , Andy Warhol diceva: “la bellezza è già intelligenza”, è altresì pacifico che al gentil sesso sia perdonato il non avere coraggio, la paura è una prerogativa femminile che incoraggia l’ardire dei cavalieri. La matassa si ingarbuglia quando ci si tuffa nello stagno del sesso, qui è sempre colpa degli uomini, imbranati, incapaci o egoisti secondo le circostanze, per non parlare del fatto che l’orgasmo simulato è solo in rosa. Mi piacerebbe vedere uno spot in cui un figaccione sicuro e sorridente, con tanto di valida dotazione “Black & Decker”, è seduto a cena con una depressa frigida mentre la voce fuori campo recita: “non deluderlo, non fingere,  lui vuole il tuo piacere vero, rivolgiti ad uno dei nostri centri”.

La sessualità femminile è molto semplice, elementare, appare complicata agli occhi degli sprovveduti perché immersa in un cocktail di paranoie, complessi, frustrazioni e paure, diciamo anche che quello di autodefinirsi “complesse” è un alibi, una scappatoia che da tempo cammina con una scarpa e uno zoccolo. In realtà la maggior parte di loro ignora o reprime le proprie pulsioni, sì, tantissime donne NON conoscono la propria sessualità, nel migliore dei casi la ingabbiano in attesa che arrivi il principe azzurro a liberarla, questo è un aspetto positivo, ammirevole, apprezzabile, purtroppo i principi azzurri latitano e quindi tutto si diluisce in quella standardizzazione che magari non sarà sempre ipocrita ma nemmeno appagante.

La logica femminile è pressappoco questa: “devi essere tenero ma anche rigido, comprensivo ma anche autoritario, possessivo ma anche tollerante, devi concedermi spazi ma anche restringermeli, devi plasmarti ai miei stati umorali, amarmi perdutamente ma anche farmi soffrire, si tromba solo quando ho voglia io e in quel momento tu devi esserci, non devi lasciarmi mai sola ma anche rispettare i miei momentanei  bisogni di isolarmi, sii sempre fantasioso, creativo, mai banale né noioso né ripetitivo, ecc. ecc.”. Ad occhio nudo questi concetti appaiono espressione di insicurezza, indecisione, in realtà sono quanto di più ovvio, elementare, lapalissiano possa esistere. E’ altrettanto ovvio e lapalissiano che tra il desiderio/bisogno di vivere sull’altalena delle emozioni e il rompere i coglioni con capricci cervellotici e bizze da diva del condominio, ci corra un mare di differenze.

Gli Italiani sono notoriamente “cazzari”, “ganassa”, in materia di sesso e poco propensi ad affiggere manifesti sulle proprie capacità ridotte, da ciò si evince che certi dati statistici nascano da una minima base medica e da un gran parlare delle donne. Il confidarsi delle donzelle produce due livelli di diffusione, la “controinformazione” e la “informazione manipolata”. Una donna innamorata tende a valorizzare, quando non lo è più a sminuire… eppure il “bigodino” è sempre lo stesso. Chi è avvezzo a relazionarsi con donne in apparenza felicemente maritate, conosce a memoria la poesiola giustificativa: “mio marito ce l’ha piccolo, è più veloce di Speedy Gonzales, mi trascura, non è capace, non sa far questo né quello, ogni tanto ci prova ma io non mi concedo… e avanti così sulla tangenziale della denigrazione”. Onestamente dobbiamo riconoscere che nel caso fossero balle sarebbero balle dovute, dovessero dire: “mio marito ce l’ha il doppio del tuo, scopa per ore, mi fa impazzire…”, l’autostima dell’amante di turno crollerebbe perpendicolarmente, perpendicolarmente crollerebbe anche altro…!!!

Molto teatrale, copionizzato,  il discorso “degli ex”, se l’uomo in auge è geloso e possessivo, la donna tende a sciorinare un passato annacquato, insignificante, deludente, senza picchi. A fronte di un certo disinteresse, chiamiamolo menefreghismo, come per incanto… i trascorsi sessuali si trasformano, mutano, diventano provocatoriamente “quasi” inenarrabili, sia chiaro sempre sul fronte passivo. Anche qui c’è poco da condannare e tanto da capire, in una società che non ha ancora cestinato il vizietto di “etichettare e giudicare”, rischiare di perdere un uomo amato per eccesso di sincerità è poco intelligente. Da quando è divenuta obsoleta la regola del: “santarellina in pubblico e assatanata in privato”, ci si è immersi in un caos comportamentale.

Chiudo questo post con un capoverso che per molti/e insoddisfatti/e potrebbe suonare come un invito a riflettere, i soggetti in grado di darsi totalmente e nel migliore dei modi sono quelli che albergano nella “terra di mezzo”, altrimenti detti “normali”, particolarmente a livello di testa, non solo fisico. Si urli a gran voce che le persone convinte di esser “poca roba” e quelle illuse di esser “tanta roba”,  hanno lo stesso carico di problematiche, seppur su fronti opposti, una aridità interiore che se non è alimentata da complessi di inferiorità lo è da quelli di superiorità, due storture che producono lo stesso effetto, un forte squilibrio tra forma e sostanza. Coloro che popolano la “terra di mezzo” non eccedono in vanità né sono inibiti da ansie anomale, sanno e possono valorizzarsi, se la giocano alla pari, non hanno bisogno di corollari mendaci, non si fanno condizionare da stereotipi e vivono in modo ottimale e spontaneo le proprie emozioni.

Tullio Antimo da Scruovolo

“ball ironing”, George Clooney si è fatto “stirare” i testicoli…!!!

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Max è un periodico che non vanta certo milioni di copie vendute, galeotta fu una puntata di “The Money Drop”, Gerry Scotti piazza il nome di quattro attori sui monitor e chiede: “chi di questi si è sottoposto ad un intervento di chirurgia estetica intima chiamato “ball ironing?” (letteralmente stiramento dei testicoli). Io non ho visto la puntata del quiz ma dal giorno dopo i network radiofonici che, solitamente, ci accompagnano da un semaforo all’altro, mi hanno informato che la risposta giusta fosse proprio George Clooney. Per giorni tutti i/le conduttori/trici di frequenze si sono superati in considerazioni e opinioni in merito, ovviamente in salsa sarcastica.

George Clooney su Max: ”Non mi sono mai fatto sistemare gli occhi, ma ho speso parecchio per farmi stirare la pelle dei testicoli. Lì sì che non mi piacciono le rughe!”. Clooney spiega: ”E’ una tecnica nuova, ball ironing, a Hollywood la fanno tutti”.

Io appartengo alla fascia d’età di Clooney, anche lui come me, come tanti operai, presidenti, professionisti, intellettuali, potenti industriali, uomini di cultura e professori… avrà praticato da adolescente il mitico: “chi non piscia in compagnia è un ladro o una spia”, tutti in fila fianco a fianco a dar vita a una minzione collettiva, i più grandi sfoderavano anche la sacca scrotale, ognuno sbirciava i vicini e misurava il proprio livello di sviluppo volumetrico. Un solo sogno, diventare “uomini con le palle”, una “laurea ad honoris causa” conferita da madre natura che faceva la differenza, per noi, virgulti Piemontesi, avere un apparato riproduttivo versione “toro da monta razza Fassone”, significava appropriarsi di un “passepartout” che apriva tante “porte”… e che “porte”. Tempi in cui la stupidità genuina aveva un valore sicuramente superiore a quello di una maturità anagrafica che induce a farsi stirare i “i coglioni”, eravamo pirla noi oppure è pirla lui adesso? Noi siamo cresciuti, maturati, siamo diventati concettualmente adulti, non pisciamo più in compagnia, lui, è rimasto lì??? Interrogativo inquietante!!!

Anni addietro, sulla vecchia piattaforma, scrissi un pezzo sul rifacimento chirurgico del “cameltoe”, una “aggiustatina” ancora in auge che rende più carnoso, grande, evidente, l’apparato genitale femminile, pantacollant, fuseaux o fuson che dir si voglia, legs e costumi brasiliani, dovevano, devono, evidenziare un “pacco over size” visibile da lontano. Virilità femminile, quella virilità che una volta le donne tendevano a nascondere. New age, le femmine si ingrandiscono la fica e gli uomini si fanno stirare le palle riducendole a due uova di quaglia lucide, depilate, sacrificate ma estetichamente trendy… concetto “ricchionico” che non condividerò MAI.

Esistono tre territori sui quali non è possibile mentire, l’intelligenza, il coraggio e la sessualità, chi bluffa su questi fronti è, inesorabilmente, destinato/a a sputtanarsi, nel migliore dei casi ad avere una brutta convivenza con se stesso/a. Ci sarebbe da fare un approfondito excursus in merito, ve lo evito per non tediarvi. La nostra sessualità, sia essa a livello cerebrale o fisica, è un qualcosa che ci contraddistingue, è un elemento personalizzante, caratterizzante, è l’espressione di ciò che siamo, ciò che vogliamo, ciò che possiamo dare. Nel momento in cui ne modifichiamo i connotati abbandoniamo la nostra vera natura per abbracciare emozioni che non ci riguardano naturalmente. Il doversi adeguare ad una esposizione estetica posticcia ci rende vulnerabili nell’intimo, non diamo quello che siamo, diamo quello che in quel momento fingiamo di essere, in cambio riceviamo attenzioni dirette a ciò che NON siamo.

L’orgasmo simulato delle donne alberga nelle stesse praterie di una eiaculazione cercata, forzata, estranea agli eventi, tutto finto, che senso ha? Il coito vissuto come “duello” ha un valore solo se NON contaminato da exploit frutto di suggerimenti, indicazioni, strategie, proiezioni, pianificazioni, interessi. Quando si giunge a sacrificare il proprio delirio naturale in nome dell’apparenza… si muore dentro, inevitabilmente!!!

Faccio veramente fatica ad immaginarmi nudo davanti all’asse da stiro… io che ci metto i “gioielli” sopra e di fronte a me una dottoressa alla Glenn Close emula di attrazione fatale che, sorridendomi perfida e laida, ancestralmente vendicativa, manda in pressione la Vaporella… Brrrrrrrrrrr….. manco morto!!!

Assolutamente NO al “ball ironing”, preferisco arrivare a 80anni e fare gli scongiuri all’altezza del ginocchio piuttosto che farmi “stirare”. In fondo la vita è fatta “anche” di punti inamovibili, o no???

Tullio Antimo da Scruovolo