Il vento di primavera…

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Non conosco la ragazza in foto (immagine scaricata da facebook), sicuramente incarna il prototipo di un futuro lindamente ambiguo ma non la definirei adultescente, piuttosto un architrave concettuale che va via via consolidandosi, chiamiamolo “specchio dei tempi”. Dando per scontato (proviamoci) che trattasi di foto “rubata”, quindi naturale… è pieno giorno, ha il passo spedito, la tazzona di caffè in mano, probabilmente si sta recando sul posto di lavoro, i colleghi attendono alla finestra con ansia il suo arrivo.

Da un punto di vista antropologico, evolutivo, vien da pensare che siano giunti al tramonto gli orpelli, le sovrastrutture, i coadiuvanti che, seppur cangianti nei secoli, hanno fatto da contorno e supporto alla bellezza femminile. Al bando il reggipetto, con o senza ferretto, al bando l’indiscreto perizoma che si infila negli anfratti più intimi creando disagi e malumori nei momenti meno opportuni, al bando barriere storiche come sottovesti, body blindati e short contenitivi.

La neanche tanto bella ragazzotta in foto demolisce, suo malgrado, un universo commerciale, di sicuro non dilapida capitali né arroventa la mastercard in negozi di intimo femminile. Molto più probabilmente alimenta la commercializzazione di accurate cerette, cremine e trattamenti ammorbidenti, idratanti, piallanti, vellutanti, light e magari pure vegani (famigerate alghe). E’ notorio, i pori devono respirare, anche quelli delle mammelle e del monte di venere, altrimenti detto “cameltoe”, non pensavo fosse così diffusa l’asma epidermica. Nell’era dei gruppi ottici led ci si adegua, l’ultimo baluardo della libidine è l’ascella.

Domanda ovvia, cosa spinge una donna ad andare in giro con un out-fit così minimalista? Le risposte sono molteplici… 1) è tirchia, 2) è esibizionista, 3) è vittima di precoci scalmane, 4) è una frettolosa che non ama i preliminari, 5) è avvezza alle quickly da scrivania, 6) si veste al buio mentre ancora sonnecchia, 7) ha fatto un voto, 8) soffre di allergie, 9) ha perso una scommessa, 10) è zoccola.

Facciamo i seri… quando l’universo femminile esce (dovrebbe essere una importante conquista) dal porto del maschilismo, finisce (per fortuna non sempre) col perdersi nella deriva degli eccessi, le ostentazioni, le provocazioni e le finte ingenuità trasformate in discutibili performance, condiscono la pignatta del: “non faccio niente di male”, “voglio sentirmi libera”, “me ne frego di quel che dicono gli altri”. Bella compilation di balle cubiche.

La pubblica morale è suddivisa su due fronti: A) quella bacchettona impositiva, B) quella misteriosa e conturbante, accattivante, carburante della libido, elemento essenziale. Scartiamo tranquillamente il punto “A”, quando una “femmina” ammorba il piacere maschile sacrificandolo in nome di una “proposta” estetica non richiesta, nega la propria natura, i dovuti finti misteri e la propria essenza, dissolve il proprio fascino, ceneri buttate nell’oceano.

Ha senso contrapporre al feticismo maschile, quello che ama la lingerie (imparare a slacciare un reggipetto in pochi secondi), i collant, le autoreggenti, il reggicalze, le mutandine versione “mura di troia” da scavalcare e abbattere sentendosi un “Ulisse”… una nudità palese che pare essere uno scampolo di magazzino??? E’ forse un esercizio del potere “guardare ma non toccare”??? Che senso ha??? E’ come vendere le stufe in Africa oppure i frigoriferi in Alaska.

La valorizzazione del proprio “IO” non è MAI figlia di scorciatoie né di sommari e superficiali arroccamenti, “alternativi” o “controcorrente” che siano, spesso emotivo/difensivi, la valorizzazione del proprio “IO” è sempre frutto di un percorso interiore, articolato, difficile, metabolizzato, introspettivo. Parrà strano ma la cosa più difficile da capire nella vita è ciò che si vuole, non solo, ancor più complicato è tracciare il planning operativo per ottenerlo, andare a tentoni o improvvisare non fa germogliar fiori.

Tullio Antimo da Scruovolo

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Quella laida e invisibile barriera che ancora divide gli uomini dalle donne…

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L’imperitura, stoica, immarcescibile “guerra dei sessi”, quella bollita ed emulsionata nel frullatore della goliardia e del sarcasmo, dell’accattivante cinismo e della conturbante perfidia, da anni è diventata difettoso rilevatore di una diversità che, seppur tenti di seguire la rotta per approdare nel porto della uguaglianza concettuale, come Odisseo errabonda nei burrascosi mari della contrapposizione. Contrapposizione genetica, storica, interpretativa, umorale, a volte frivola, due universi distinti bisognosi l’un dell’altro ma accorti a non fondersi, per fortuna, dovesse mai crearsi un blocco unico ci ritroveremmo in un deserto fatto di sabbiosa noia e arida apatia.

Quando ci si arrocca su posizioni ideologiche agli antipodi, diventa problematico mixare emozioni al punto da vedere lo stesso miraggio, tra il serio e il faceto proviamo a sintetizzare, arduo cimento, quelle realtà che sarebbe errato soffriggere nel wok dei luoghi comuni e delle leggende metropolitane:

LA PROMISCUITA’… Punto di vista maschile: “un uomo che copula con tante donne esprime maschia virilità, una donna che copula con tanti uomini è una vagina chiacchierata (eufemismo)”. Punto di vista femminile: “un uomo che copula con tante donne è un puttaniere/farfalla insicuro a caccia di conferme, una donna che copula con tanti uomini sperimenta, finalmente, l’agognata autodeterminazione”.

OPPORTUNO/INOPPORTUNO… Una donna che alle due di notte decide di fare una passeggiata in un quartiere malfamato indossando minigonna inguinale, scollatura ombelicale e tacco12, esercita un inalienabile diritto estraneo a qualsivoglia provocazione, dovesse mai ritrovarsi a subire molestie o aggressioni diventerebbe una vittima dell’immortale maschilismo troglodita. Un uomo che alle due di notte decide di fare una passeggiata in un quartiere malfamato con tanto di Rolex e catenazza d’oro in bellavista, qualora venisse rapinato si guadagnerebbe la qualifica di “coglione”.

ASPETTI PRATICI… Una donna, seppur timida e/o non particolarmente disinibita, non ha problemi a farsi visitare da UN ginecologo. Un uomo, non particolarmente disinibito, vive con estremo imbarazzo un controllo alla prostata effettuato da UNA urologa. Il perché ha radici antiche ma ancora vive.

MODUS OPERANDI… Per una donna è norma arrivare con mezzora di ritardo a un appuntamento, se invece è l’uomo a tardare di soli dieci minuti, rischia di trovarsi al cospetto di una iena che ha già deciso di “fargliela piangere” per almeno tre settimane. Se al ristorante lei ordina le portate più costose e poi si limita a spiluccare come un passerotto cinguettando: “è tutto buonissimo ma sai, sono a dieta proprio da oggi”, all’uomo tocca sorridere e dire: “nessun problema cara”, ogni disappunto sullo spreco verrebbe decodificato come “provinciale taccagneria”. Se nel mezzo di una festa tra amici lei viene colta da depressione isterica, è d’uopo mollare istantaneamente tutto e tutti per accompagnarla a casa, pena la rottura del rapporto. Per contro, un lui investito da improvvise problematiche di varia fatta mentre lei si sta divertendo, si trasforma in un pesante trolley senza rotelle: “vai pure a casa, io rimango qui ma tanto non faccio niente di male, poi c’è quella mia amica che non vedo da anni, NON rovinarmi la serata che te la faccio pagare”.

LE NOZZE… la regola cardine di ogni wedding planner è quella di organizzare tutta la kermesse sulle esigenze e sulla vanità della sposa, nonostante sia lui a quietanzare le fatture. Il matrimonio è unione tra due persone ma, chissà perché, la protagonista assoluta dell’evento è sempre e solo lei, non di rado lo sposo viene mutato in “elemento decorativo”.

QUELLA STRANA COSA CHIAMATA SESSO… Nell’era contemporanea è la donna che stabilisce quando omaggiare Eros. Un potere esercitato dispoticamente: “no, stasera non ho voglia”, rifiuto che può tranquillamente diventare “seriale” nel medio e lungo termine. Fosse un uomo a negarsi pedissequamente, si scatenerebbero i tornado delle paranoie, delle supposizioni e delle congetture. Partirebbero, tamburo battente, consulti e riunioni “carbonare” con le amiche, meeting finalizzati alla pianificazione/elaborazione di strategie e missioni investigative “fai da te”. Si attiverebbe tutto quel grottesco carnevale estrapolato dalle rivistucole per sciampiste: “la posta del cuore vi consiglia”, “come comportarsi se lui non risponde agli impulsi”, “impara a conoscere i suoi segreti”, “i dieci modi per farsi desiderare”, ecc. ecc. ecc… Roba da marziani strafatti di crack e vodka.

L’IMPROBABILE LOGICA DELLE AFFERMAZIONI… Tempo addietro lessi su un blog femminile in odore di femminismo una frase che mi lasciò perplesso, la riporto testualmente: “noi donne abbiamo il diritto di essere stronze”, no comment. Sempre in illo tempore colsi su facebook : “sono così ma non sono così, cercami ma solo quando intuisci che voglio essere cercata, lasciami sola quando ne ho bisogno ma senza che te lo dica, dominami ma soddisfa i miei capricci, sii tenero ma non darmela mai vinta, rispetta i miei spazi ma non pretendere che io rispetti i tuoi…” penso possa bastare, siamo a cavallo tra un sudoku e il cubo di Rubik.

IL FATTORE MAMMELLA/COSCIA… Continuerò a chiedermi, vita natural durante, per quale motivo le donne vivano nella convinzione che sia sufficiente una scollatura e uno scosciamento per diventare leader del contesto. Regge ancora la teoria che un pezzo di carne esposto sia un passepartout?, così fosse sarebbe la conferma che essere “donna oggetto” sia frutto di una scelta meditata. Si calca la mano sulla pochezza maschile? Allora sono i maschi ad essere “oggetto”, diciamo “toys”, sollazzo trendy per accaldate milf new age.

L’ESIBIZIONISMO… (repetita iuvant) Se una donna in abiti succinti entra in un locale mostrando agli astanti tutta la sua antipatia nei confronti delle mutandine… battute, ammiccamenti e sbirciatine a parte, non accade niente di particolarmente eclatante. Se un uomo entra in un locale con la patta aperta arieggiando l’inconsapevole ammennicolo, rischia l’arresto, ammesso si salvi da un probabile linciaggio.

IL SEGNO ZODIACALE… Durante un vernissage mi presentano una ragazza, neolaureata col massimo dei voti in ingegneria nucleare, è graziosa ma sono attratto soprattutto dalla sua laurea e cerco di capire cosa possa averla spinta a intraprendere un così impegnativo percorso, chiacchieriamo per qualche minuto, chiamiamoli convenevoli. All’improvviso mi dice: “Dottore posso farle una domanda personale?”, rispondo: “dimmi pure figliola”, lei: “di che segno è?”.

Dovuta riflessione… Non apprezzo il “cavalierato di ritorno”, quella risibile galanteria che pare essere mutuata da vetusti manuali settecenteschi, non sono avvezzo alla accondiscendenza, forse è per questo che non ho mai vissuto né mai vivrò certe situazioni. Credo nel rispetto delle persone e quindi non faccio distinzione tra i generi, non sbarello di fronte a una donna in carne e ossa e nemmeno sbavo, come fanno in molti, sotto un nick femminile nella blogsfera. Per me una cazzata rimane tale, a prescindere dal sesso di chi la spara, lo stesso dicasi per i testimonial della idiozia.

Mi riporto all’apertura del post, la diversità tra uomini e donne deve essere un valore aggiunto da coltivare, proteggere e custodire con cura, ben vengano schermaglie e duelli costruttivi, scontri di personalità ed evidenziazioni caratteriali ma usciamo da queste logiche stantie, usciamo da queste catacombe sature di aria mefitica. Esistono Uomini e Donne, esistono ominicchi e donnastre, non occorre iscriversi a un Master per capirlo.

Tullio Antimo da Scruovolo

Il Re Mida dei tempi moderni…

 

checcoChecco Zalone, alias Luca Pasquale Medici (nello slang barese “che cozzalone” significa “che tamarro”, già qui si evince una autoironia che difetta ai più), da anni provoca travasi di bile a dozzine di attori e produttori di lungo corso sfondando ogni record del box office. I soliti critici cinematografici, cervellotici, paranoiati e incompetenti (ma che lavoro è fare il critico cinematografico?, come fossimo tutti ignoranti bisognosi delle altrui esegesi), si sbattono per sminuirlo definendolo “un comico”, le cose non stanno esattamente così, il simpatico Pugliese è tutto tranne che un comico, non nel senso tradizionale del termine. Laurea in giurisprudenza e diploma al conservatorio, Checco Zalone è una sorta di “ironico e cinico reporter di denuncia” che meglio degli altri, addirittura dei mattatori della golden age di cinecittà, scoperchia la pentola di quella Italianità che mai e poi mai ci scrolleremo di dosso. A dirla tutta sarebbe una bestemmia farlo, spaghetti e pizza sono di gran lunga più “acquolinanti” del porridge e delle viennoiseries, per non parlare del gazpacho, della fasolada e degli hamburgher.

Gli “Zalone movie” affrontano e sviscerano problematiche sociali molto meglio di accreditate “menti” (si fa per dire) come Moretti, Guzzanti e pseudo cinematografari cosiddetti “d’autore”, è l’anti intellettuale per eccellenza, non è di sinistra (cosa che provoca l’orchite a molti), non si è mai prostituito alla pubblicità e lesina apparizioni televisive. Un personaggio che è riuscito a rompere il granitico imene del “divismo stereotipato” uscendo da ammuffiti schemi, i suoi successi sono un crescendo Rossiniano, percorso inverso rispetto alla consuetudine, tantissimi sono esplosi in prima battuta e poi non sono più riusciti a mantenere il livello, lui ha fatto il contrario. Non ha niente da spartire con il “cinepanettone” né con la commedia pecoreccia e scollacciata, è andato ben oltre.

Tra una gag e l’altra i suoi film sparano concetti filosofici/sociali di rara portata, forse bisognerebbe parlare di “neo-neorealismo”, non è dato sapere se contribuisca alla stesura delle sceneggiature (onore al manico) ma possiamo sicuramente disquisire di “abiti cuciti addosso”. Ogni ciack contiene una iperbole, definire tutto questo “comicità” è riduttivo e mortificante, oltre che offensivo per milioni di Italiani che si accalcano al botteghino.

Zalone implementa messaggi emotivi veicolandoli sullo schermo seguendo la logica del: “una volta eliminato l’impossibile ciò che resta è verità”, i suoi denigratori, come sempre immancabili, palesano grandi lacune cognitive, il suddetto più che far ridere fa riflettere. Per meglio dire, riflettere ridendo, turpiloquio stringato al minimo indispensabile e senza tette/culi in bella vista.

Nel suo ultimo capolavoro, “Quo Vado?”, è significativo il cadeau di Lino Banfi, Pugliese DOC che da oltre mezzo secolo promuove la genuinità di quell’angolo d’Italia mai apprezzato a dovere, passaggio del testimone che cassa l’evoluzione cinematografica scevra di quel becerume tanto caro ai Vanzina e altri.

Le interpretazioni di Checco pescano a strascico, soddisfano gli affamati di risate ma anche le “teste pensanti” che colgono in toto i suoi messaggi più o meno subliminali, appaga anche quella leggiadra ignoranza latente che alberga in ognuno di noi, ipocrita negarlo.

Zalone è l’anti divo per antonomasia, non è bello come Brad Pitt, non è affascinante come George Clooney, non ha la fisicità dell’eroe imbattibile, incarna perfettamente la mediocrità positiva (al contrario dell’ormai obsoleto Fantozzi), un piccolo vincente. Questo essere “ un piccolo vincente” lo rende GRANDE, trasmette inarrendevolezza e caparbietà, doti in estinzione.

Bravo Checco, continua così, non inflazionarti e non farti macinare dallo show business, soprattutto non cedere al lusinghiero canto delle sirene mediatiche.

Tullio Antimo da Scruovolo

 

 

 

il “FROTTEURISMO”…

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Si narra di giornata plumbea oppressa da una angosciante cappa grigia che infondeva accidiosa malinconia, i colori apparivano sciapi, impastati. Improvvisamente un assordante boato squarciò le nubi, il cielo si terse d’azzurro e accaddero gli eventi… perle di acume e sapienza piovvero sulla umanità. Fu quel dì che alcuni sfaccendati “intelligentoni”, dopo essersi scioccamente messi al riparo, mutuarono dall’incolpevole arte frottage il termine “frotteurismo” per definire una delle più subdole forme di sesso rubato, strusciarsi sul corpo di donne tutt’altro che consenzienti per infiammare libidini pre-onanistiche. Opinabile originalità del neologismo a parte (più appropriato un nostrano “Brassismo”), il vero colpo di uncino consiste nell’aver declassato/elevato (punti di vista) tale perversione a parafilia. Quindi, esimie donzelle, il laido figuro che struscia la fastidiosa e non ambita pellecchia sulle vostre terga, non è più un porco da redarguire con sdegno bensì un malato diversamente naif da comprendere e compatire.

frot 1Il “frotteurista” persegue la sinestesia facendo “talpa & polpo” sui mezzi di trasporto, nelle resse che si formano ai concerti, alle partite, agli sportelli e in tutte quelle circostanze che rendono la calca prima complice e poi alibi. Non ha strategie standardizzate, a volte punta la preda nel mucchio e si adopera per raggiungerla ma spesso la intercetta casualmente. Insomma, vi sono “frotteuristi feticisti” che selezionano le vittime rincorrendo determinati criteri estetici (fisico, look, acconciatura, scarpe, calze, make-up e orpelli vari), altri, probabilmente la maggioranza, optano per prosaici “carpe diem” (ndo cojo cojo). Estensione naturale del “frotteurismo” la celeberrima accoppiata “mano morta/piedino”. Forzando si potrebbe parlare di pseudo dicotomia, lo strusciamento è, quasi sempre, un contatto mascherato, mano morta e piedino sono approcci palesi, diretti, inequivocabili.

Gli avvezzi a questa viscida forma di molestia trovano nella arroccata vigliaccheria un denominatore comune, chi struscia la propria erezione sulle natiche di una sconosciuta in contesti in cui il contatto fisico è inevitabile, capitalizza una castrazione ambientale, i dubbi sulla volontarietà tendono a reprimere reazioni veementi. Non meno deprecabile e squallida l’attitudine a palpare o far piedino in situazioni che, sono molteplici, inducono le destinatarie delle avances a subire in silenzio per non dare origine a bellicose derive (diciamo per evitare un possibile effetto boomerang), apparente indifferenza fittiziamente letta come accondiscendenza.

Onestà intellettuale impone riportare una scissione niente affatto marginale, omaggiando la sintesi… sono state catalogate come “perversioni” quelle sessualità articolate/bizzarre che richiedono comunque una condivisione, una interazione. Vengono invece classificate come “parafilie” (tra le quali il “frotteurismo”) quelle poste in essere unilateralmente, senza esplicita accettazione. Nelle sconfinate lande del “sesso” la forma batte sempre ai punti la sostanza. Suddivisione che ha creato due scuole di pensiero, una annosa diatriba tra strizzacervelli rigoristi vecchio stampo e psicoterapeuti new age. Una patologia è sempre trattata con indulgenza dalla legge, soprattutto quando, come il “frotteurismo”, non ha risvolti fisicamente violenti né strascichi alienanti come lo stalking. L’unico pericolo reale che corrono questi “malati” è imbattersi in fidanzati/mariti/amici incazzosi non individuati prima di passare all’azione.

up1Pleonastica precisazione, il “frotteurismo” è peculiarità prevalentemente maschile, anche se non scarseggiano le femminucce amanti del contatto fisico carpito (restyling, evoluzione, modernizzazione della obsoleta gatta morta). Tuttavia il corrispettivo femminile resta pur sempre l’esibizionismo eccessivo, la provocazione sfrontata. Il parallelo non è azzardato, il “frotteurista” crea disagio, imbarazzo, ansia e turbamento, esattamente come le donne ardite che alimentano il proprio ego prendendo di mira il nerd di turno con gratuiti atteggiamenti lascivi al limite dell’hard. Sfatiamo cariate leggende, non tutti gli uomini anelano trasformarsi in bersaglio da arrapare e mandare in bianco. Guardare e non toccare da una parte, toccare senza guardare dall’altra.

Nel vortice delle devianze la parità è cangiante come un caleidoscopio. Il mefitico afrore che sale dal ghetto delle interpretazioni è prodotto da un ingannevole libertinaggio posticciamente impalcato su menomate concezioni. Se una donna entra in un locale con l’intento di emulare Sharon Stone mostrando a tutti, “casualmente”, di avere una idiosincrasia nei confronti delle mutande, non succede niente di eclatante (la bella Sharon ha fatto tendenza, cliccatissime sul web le immagini di celebrità, aspiranti tali e anonime sciacquette che arieggiano in pubblico l’ignudo sorriso verticale). Se un uomo entra in un locale con la patta aperta mostrando a tutti, “casualmente”, di avere l’ammennicolo “Spartacus”, rischia prima un palliatone dagli astanti e successivamente una denuncia. Differenza che pochi sanno spiegare in modo razionale e convincente senza aggrapparsi alle chiome dei luoghi comuni e delle solfe ideologiche.

Non è una becera competizione tra generi né tra degenerati, psicologicamente parlando è un discutibile modo per soddisfare e imporre anomali erotismi, pulsioni che invitano a riflettere su quanto sia corretto perseverare nel separare la sessualità tattile (attribuita alle donne) da quella ottica (attribuita agli uomini). Diversificazione generalizzante e anacronistica che fornisce humus a “frotteuristi” e “frotteuriste concettuali” (le provocatrici).

Blake amava dire: “la strada degli eccessi conduce al palazzo della saggezza”, il vecchio William non difettava certo di ottimismo ma trattasi di percorso lungo, irto, tortuoso e pieno di insidie che attraversa boschi popolati da moralisti ipocriti, satiri depressi, perfidi folletti e autorevoli ignoranti.

Un saluto a Faber: “si sa che la gente da buoni consigli sentendosi come Gesù nel tempio, si sa che la gente da buoni consigli se non può più dare cattivo esempio”

Tullio Antimo da Scruovolo

La “CONSIGLIORA”…

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Mi auguro che il grande Mario Puzo non si ribalti nella tomba se mi concedo l’irriverente ardire di usare al femminile il suo famoso “consigliori” , figura indispensabile al fianco dei “padrini” con il difficile compito di analizzare le situazioni e prodursi in riflessioni utili per la sopravvivenza e la sicurezza della “famiglia”. La “consigliora” è l’esatto opposto, un’amica del cuore (?) imposta dall’ufficio di collocamento esistenziale , un’ombra che si prodiga in cervellotiche elucubrazioni non richieste, non solo, vanta doti da veggente sceneggiando, non di rado, apocalittici epiloghi degni dello Shakespeare più in forma immerso nel suo turbamento creativo, non vi è donna al mondo che non abbia o non abbia avuto una “consigliora”.

Ogni donzella che deambula cogitabonda  nel labirinto sentimentale diventa potenziale e ambita preda di una “consigliora”, ignorarla o addirittura “downloadarla” dalla propria vita è pressoché impossibile, questo mammifero femmina, come ogni baro degno di essere definito tale, ha diversi assi nella manica e una tale maestria nel tirarli fuori da sconfinare nella prestidigitazione. Riescono… UDITE UDITE… ad individuare pecche, lacune, difetti, secondi fini, infedeltà e aspetti caratteriali di uomini mai visti, mai conosciuti, mai sentiti, basandosi solo ed esclusivamente sulle intuizioni… Cosa? Sembra assurdo? Tutt’altro.

Non vi è uomo al mondo che non si imbatta o non si sia imbattuto, durante una relazione, in una “consigliora” occulta premurosa e zelante che si autopromuova regista del rapporto, circostanza che muta la vostra compagna, donna attiva e brillante, in “caso umano” da affrontare con caparbietà. Quella che voi considerate essere una partner intelligente e acuta, per la “consigliora” è una vittima con gli occhi bendati da guidare, una bella addormentata da svegliare, una mente intorpidita da destare. La strategia è sempre la stessa, dar vita a una incessante, lenta, sistematica, inesorabile opera di demolizione. Avete presente le tarme?

L’universo femminile, nonostante continui a tentare di proporsi come misterioso e impenetrabile, è di una elementarità disarmante, per la fortuna di tutti. Talmente semplice da diventare pittorescamente nevrotico, vizi, vezzi, capricci e lunaticità sono la locandina di una piece teatrale alla quale l’uomo finge di credere per raggiungere scopi poco teorici. Questo è il traguardo della “consigliora”, rendere arzigogolato, tetro, sporco, ciò che è semplice, chiaro, pulito. Una “Lucignola” sabotatrice.

La “consigliora” incarna da sempre il concetto del “dai retta a me non è l’uomo per te” (quando non c’è la malcelata intenzione di spodestare e rimpiazzare la “consigliorata”), figuranti rosicone che si adoperano senza sosta per ritagliarsi un ruolo sociale configurabile nel “sottovolontariato”. Vittime di una latente schizofrenia e di un confuso “io” ben nascosto nei meandri della psiche, incapaci di tracciare direttrici personali, divengono succubi di un bisogno drogante, conformare la vita degli altri al proprio piattume.

Peculiarità della “consigliora”: A) prevalentemente agisce in solitudine ma alla bisogna non disdegna le azioni in tandem con una “collega”, B) il suo operato è reso ancor più subdolo da due solidissimi alibi… “l’ho fatto per il tuo bene”, “non volevo perdere un’amica come te”, C) ha un solo credo “mal comune mezzo gaudio”, D) il fine giustifica i mezzi, non regge l’angoscia di vedere l’amica felice con un uomo.

Come proteggersi da una “consigliora” ??? ANTIVIRUS per donne: la soluzione è tanto banale quanto difficile da applicare, confidarsi il meno possibile ma soprattutto non sfogarsi mai con la “consigliora” nei momenti di sconforto, frangenti in cui lei acquisisce potere rendendovi vulnerabili e moralmente ricattabili.  ANTIVIRUS per uomini: non hanno ancora inventato un efficace antidoto ma di sicuro NON è produttivo avventurarsi in sibillini “aut aut” (o scegli me o la tua amica), ancor meno adottare gli stessi metodi viscidi della “consigliora”. Probabilmente l’unica arma vincente è quella di corazzare  il rapporto nel vortice dei sensi e della passione a discapito del “miele”, il cuore è attendista e influenzabile, la “carne” è interventista e non conosce ostacoli.

 Tullio Antimo da Scruovolo