Anche i “fortunati” sono incazzati con la vita…

baratro

Non sono solo i poveri, i meno abbienti, l’ovile metropolitano e i “ratti” da borgata a essere incazzati con la vita, considerato l’elevato tasso di rassegnazione che si tange tra i “vorrei ma non posso”, non è azzardato affermare che il livore significativo, quello destabilizzante, serpeggi maggiormente tra i “potrei ma non riesco”. Chi è costretto a mangiare ali di pollo non trova consolatorio apprendere che il filetto al sangue impenni il colesterolo, coloro obbligati a recarsi al lavoro in bicicletta oppure a piedi, sfidando rigidi inverni e torride canicole, faticano a credere che i moderni “clima-bi-tri-quadri-zona” montati sulle automobili facciano venire il torcicollo e aggravino la cervicale.  Ma allora… che avranno i benestanti, ricchi, belli e famosi di così alienante da essere incazzati con la vita???

I “fortunati” incazzati con la vita sono afflitti da una sindrome non ancora messa a fuoco dalle solite menti illuminate, una patologia diffusa che nasce da una miscela: “beni materiali & carenze esistenziali”, talmente micidiale da alterare gli equilibri basici. Un “peccato originale” ancora privo di battesimo purificatore, è lunghissimo l’elenco dei “fortunati” e dei “talentuosi” caduti nelle spire della negatività e di quell’odio interiore che chiama e anticipa la morte. Ne cito tre su tutti: Michael Jackson, Christina Onassis, Diana Spencer. Un grande talento, un immenso patrimonio e un futuro scolpito nella storia, tre percorsi diversissimi ma accomunati da un rifiuto/ribellione estremizzato fino a renderlo letale.

Ho scritto “sindrome” ma forse avrei dovuto parlare di “pandemia”. Ritengo giusto partire da una considerazione rilevante, coloro che costruiscono con le proprie “mani” imperi e fortune sono immuni, come fossero vaccinati contro questo virus strisciante e subdolo. I ricchi e gli arricchiti da impresa stanno lontano dal baratro (i casi più unici che rari sono “giustificati” da fallimenti epocali), tanto meno intraprendono strade e stili di vita che conducono alla premorienza indirettamente. Da ciò si evince una anomalia che porta a ipotizzare una risposta inquietante vestita da ulteriore domanda: “i nati fortunati e/o talentuosi rischiano di crollare sotto il peso dei “sensi di colpa” (il “peccato originale” di cui sopra)???

Il venire al mondo dotati di innato talento oppure immensi patrimoni, potrebbe essere penalizzante??? Quanto destabilizza la consapevolezza di NON dover costruire bensì semplicemente sfruttare ciò che natura e avi hanno donato??? Sarebbe errato pensare che determinati squilibri nascano da una unica esigenza talmente vorace da cannibalizzare le altre??? E’ una vita a metà quella priva di impegni costruttivi??? Un talentuoso e una ereditiera hanno complessi di inferiorità nei confronti dei “self made man”??? E’ pesante l’angoscia di poter perdere in qualsiasi momento e per qualsivoglia motivo dote e doti???

Quando ci giunge notizia che un piccolo artigiano si è suicidato perché strozzato da Equitalia, quando un padre di famiglia si impicca perché non più in grado di sfamare i figli… ci assale lo sconforto da impotenza sociale e ci chiediamo, seppur solo momentaneamente e in linea teorica, cosa potremmo fare per evitare simili drammi. Quando i media comunicano al mondo l’avvenuto suicidio, rapido o lento, di un personaggio a cui la vita aveva dato tutto… rimaniamo perplessi e ci immergiamo in una sequela di interrogativi sintetizzabili in una sola parola: “perché???”.

La vita è una bilancia, se rimane in perfetto equilibrio tra realtà e sogni/aspettative, viviamo sereni, nel momento in cui inizia a pendere da una parte, rendiamo logico l’illogico e piombiamo in un limbo surreale che nessun’altro potrà mai vedere né capire. Ultimo dubbio… ricchi da stirpe a parte, moltissimi “artisti”, di caratura mondiale e storica, sarebbero diventati tali se si fossero tenuti lontano da alcool, droga e additivi vari???

Meritano menzione anche quegli “eletti” incazzati con la vita causa storture strutturali, il Presidente della Repubblica guadagna meno di molti anonimi “segretari”, un manager Bocconiano stressato da responsabilità e obiettivi capestro, incassa meno di un “calciatoruncolo” di serie B. Moltissimi atleti che dopo anni di sacrifici e privazioni conquistano l’oro olimpico, percepiscono meno di un cazzone fancazzista che vince il Grande Fratello. Tragicomica la “Montecarlofobia”, il Principato di Monaco è l’unico luogo al mondo in cui i ricconi si incazzano oltre misura, puoi avere la top car più bella e la barca più maestosa… lì troverai sempre qualcuno con una fuoriserie superiore alla tua e una barca più grande. Si diceva. “anche i ricchi piangono”, aggiorniamo: “anche i ricchi si incazzano con la vita”, pure tanto, pare.

Tullio Antimo da Scruovolo

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La caduta degli dei…

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Il crucco ha gettato la spugna abdicando (i papi, unitamente ai re, non si dimettono, abdicano), lo ha fatto in latino, scelta figherrima a metà tra lo snob e il gergo mafioso vaticano, non sapremo mai le reali motivazioni che lo hanno indotto a vergare una pagina storica così incisiva nella millenaria evoluzione della “chiesa romana spa”. Congetture e fantasiose interpretazioni ci assilleranno a lungo, l’equità della sorte ha emesso fattura, è toccato a Ratzinger pagare l’ambigua morte di papa Luciani e le nefandezze perpetrate da Wojtyla, un regnante immeritatamente beatificato in sospetta fretta. Sotto il cupolone è in atto una feroce lotta di potere, la storia si ripete, dalla morte di Paolo VI° si è tornati al medioevo, faide, inciuci, intrallazzi, fazioni opposte che si fronteggiano a cielo aperto e perfide manovre occulte hanno trasformato il Vaticano in humus, affamati lombrichi carnivori duellano per divorarsi a vicenda, alcuni di loro si rigenerano.

Non è certamente un mistero il fatto che la “chiesa romana spa” sia più interessata al capitale economico che non alle anime, per quanto queste siano fondamentali, più anime più soldi, più soldi più potere, più potere più credibilità, più credibilità più anime, circolo vizioso. Il calo perpendicolare dell’utenza inficia gli introiti, urge rimpiazzare testimonial e capo struttura del marketing, cariche ambite da un numero eccessivo di pretendenti impazienti e incagniti. Nel 2012 sono entrato in chiesa due volte, nella prima si celebrava un matrimonio, nella seconda un funerale, seppur a distanza di tempo, chilometri e contesti diversi, ho colto nei due predicozzi un filo conduttore, il fulcro dei due monologhi pareva stampato in ciclostile (quelli della mia età sanno di che parlo), copionizzati, una comunicazione strategica pianificata nei dettagli, adattabile, plasmabile, utilizzabile in ogni circostanza, l’opus dei ha incrementato il numero di seminari formativi.

L’epurazione, il defenestramento del tedesco, coglie di sorpresa solo gli sprovveduti, Ratzinger faceva il papa ombra, seppur non in totale autonomia, già negli anni della decadenza fisica e mentale del polacco, il suo papato ufficiale è stato palesemente transitorio, mandato cuscinetto a tempo determinato, in barba al potere temporale. In certi casi la bontà non paga, lo dico e lo scrivo da anni, il vero imperatore, il vero boss della baracca incensata è Bagnasco, gesuita nel DNA, i gesuiti sono da secoli il braccio armato e interventista del cristianesimo, Ratzinger avrebbe dovuto “promuoverlo” in lontane e ostili zone del pianeta, il suo predecessore lo avrebbe fatto senza remore.

Sedersi sulla cadrega di Pietro non vuol dire saper comandare, un papa dovrebbe avere le palle per tagliare teste e blindare centri di potere, un papa dovrebbe avere il coraggio di accentrare, decidere, castigare e crearsi una task force fedele, efficiente e riservata, esattamente come ha fatto Giovanni Paolo II°, un papa che contesterò sempre ma nello stesso mentre stimerò per essere stato un uomo col pelo sullo stomaco. La “chiesa romana spa” è po’ come una di quelle banche USA che hanno immesso nel circuito degli investimenti derivati infetti, il polacco ha responsabilità pesantissime a livello strategico e operativo, Ratzinger è un capro espiatorio, ha perso le redini, i deboli pagano per tutti.

A noi  Italiani un papa americano o nero ci farebbe comodo,  sarebbe più facile svincolarsi da certi concetti ed emanare leggi, vedi il matrimonio tra gay, tuttavia ho il sentore che si tornerà a un papa Italiano, il perchè è facile da capire.

Tullio Antimo da Scruovolo

La generazione “X”…

Il genere umano si differenzia dalle altre specie animali principalmente per via di quella strana cosa comunemente chiamata “intelligenza”, capacità di “leggere dentro” e quindi elaborare, quando questo meraviglioso dono diventa precipuo interesse per soddisfare l’avidità, si trasforma in iattura tramandata per generazioni,  una perpetua condanna all’oblio del presente. Se per “medioevo” si intende anche uno stallo sociale stratificato, i meno abbienti hanno vissuto il loro rinascimento con la caduta del fascismo e l’avvento di quell’altra cosa strana chiamata “democrazia”, concetto aleatorio, aulico, tecnicamente inapplicabile nella sua interezza (la libertà di un individuo finisce dove inizia quella di un altro ma non si capisce chi sia preposto a tracciarne la linea divisoria).

L’oblio del presente, la condanna perpetua, consistono nell’aver creato una società che considera ogni ricambio generazionale una “transizione” finalizzata al miglioramento della qualità della vita, sì, ma della generazione successiva non della propria. Genitori che si sacrificano per garantire ai figli una esistenza migliore i quali, una volta divenuti padri e madri, si sacrificheranno per i loro che… e avanti col perpetuo moto illusorio. Se tutto questo susseguirsi di sacrifici avesse un senso pratico, un obiettivo finale, una logica applicata, dovremmo aspettarci l’avvento della “GENERAZIONE X”, i fruitori finali di cotanto patire privazioni e rinunce. Poiché tale generazione sarebbe il giusto coronamento di scelte altruistiche perpetrate dalle masse (i ricchi nella GX ci vivono da sempre), c’è da starne certi che mai e poi mai verrà alla luce.

Il passaggio da “destinatario” a “mittente” del benessere è talmente repentino da non lasciare spazio ad aree di godimento (l’oblio del presente), tra laurea spesso conseguita fuori corso per svariati motivi e raggiungimento della autonomia economica, si arriva all’incirca sui 30/35 anni, età in cui ci si accasa e procrea, i single non alimentano il processo, tutt’altro, riducono il potenziale mercato ed è quindi giusto, secondo il pernicioso pensiero regnante, che paghino dazio in termini di penalizzazioni economiche, sociali e psicologiche. L’obbligo di continuare ad allargare gli orizzonti e spostare in avanti miraggi, nasce dal consumismo pilotato che ha trasformato il superfluo in bene primario, operazione finanziaria mirata ad inibire il piacere di apprezzare e godere per generazioni ciò che si ha, ciò che si è costruito, senza essere posseduti dalla smania di un miglioramento fittizio. Questo creerebbe cali di fatturato e quindi di potere.

Il paradosso che aliena la vita dei cittadini “evoluti” alberga in una strategia più semplice di quanto si immagini: “l’incessante creazione di nuove esigenze seguite dalle proposte per soddisfarle”, in questo virgolettato c’è la chiave di lettura, la negazione della “GENERAZIONE X”. Un perfido medico che infetta dolosamente i pazienti per poi curarli a pagamento. Il meccanismo è talmente ben oliato da rendere quasi impossibile una razionale divisione tra giusto benessere e superfluo, un meccanismo dotato di una leva psicologica collettiva in grado di creare rapidissime assuefazioni stravolgendo valori. Il giorno in cui i popoli prenderanno coscienza vedranno quel ciclone puparo, ammaliante come una baldracca da bordello, spazzare via quotidianamente anche la chimera della “GENERAZIONE X” … allora forse, chissà, magari reagiranno.

Nella sua caratterizzazione dell’industriale brianzolo, Antonio Albanese recita una metafora comica solo in apparenza: “mio nonno ha fatto un capannone, mio padre ha fatto un capannone più grande di quello di mio nonno, io ho fatto un capannone più grande di quello di mio padre, mio figlio si droga perché non riesce a fare un capannone più grande del mio e io sono disperato, non tanto per la droga…”.

Tullio Antimo da Scruovolo

Trame private e pubbliche virtù…

L’immortale ed inesorabile “Terminator”, assoldato dai vincitori che vergano a proprio uso e consumo incomplete pagine di storia, è tornato a colpire, il dittatore Libico è stato giustiziato con un colpo alla testa nonostante fosse già stato  ferito e catturato. Gheddafi è solo l’ultimo cadavere “eccellente” di una lunga serie, un corpo che va ad ingrossare l’area VIP di quel cimitero virtuale che ospita ex depositari di verità scomode. Mussolini, Ceausescu, Hussein, lo stesso Bin Laden, Milosevic, il colonnello e tanti altri, sono in molti a dubitare addirittura del suicidio di Hitler, hanno in comune una morte frettolosa e ambigua (l’ex dittatore Serbo è deceduto nel civilissimo carcere dell’Aia, fatalità, prima che iniziasse a parlare)…

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I tetri meandri del potere…

Da sempre il genere umano cede alla fortissima pulsione di massificarsi, aggregarsi, accantonare velleità da solista per inserirsi in assordanti cori stonati, clementi nell’accoglienza ma impietosi nel loro diffondere stridenti grida emesse a “cappella” rincorrendo disuguali partizioni. La sub-rielaborazione dell’essere produce, nella circostanza, un ombroso spirito di competizione figlio illegittimo dell’egocentrismo primordiale che si espleta nell’effimero obiettivo di elevarsi a “primus inter pares”. La genesi della sportività comportamentale olimpica è sbocciata da un seme umanizzante propedeutico alla nobilitazione degli istinti animali attraverso un posticcio codice d’onore…

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