Pippi Calzelunghe is back…

Il bailamme, le contrapposizioni ideologiche, le risse verbali su social, tv e testate di parte, l’esibizionismo interpretativo, deprecabili interessi di bottega e l’immancabile bisogno di visibilità da web, si sono trasformati in assordanti e irritanti petardi. Miccia galeotta l’intervento all’ONU della idolatrata Greta Tintin Eleonora Emman Thunberg (si chiama così), effetto prodotto: una angosciante ilarità, stato d’animo ossimoro.

Negli ultimi due anni la ragazzina Svedese è riuscita a raggiungere solo due tangibili, concreti obiettivi: 1) rimpinguare con qualche milione di Euro/Dollari la cassa di famiglia e quella della “Agenzia” che la gestisce, 2) far saltare qualche ora di lezione a centinaia di milioni di studenti, sempre pronti a far caciara in piazza, spesso senza nemmeno sapere il perché. Sul piano pratico non ha mai spostato niente né sposterà mai niente nemmeno di un millesimo di millimetro. Proverbio Siculo: “il cervello non serve per dividere le orecchie”, saggezza popolare, impariamo a leggere “dentro” gli eventi, se i potenti della Terra le hanno dato spazio addirittura all’ONU, significa che non la temono minimamente. Le grandi platee istituzionali non sono piazze, sono luoghi di “sostanza formale” in cui si rischia tantissimo, se non tutto, infatti…

Gli atroci rimorsi che attanagliarono Caino e Giuda sono leggenda, preistoria, il mondo contemporaneo è immerso nella avidità peggiore, quella lievitata con l’ipocrisia salottiera e l’obbligo di allineamento al pensiero politicamente corretto. I messaggi lanciati da Greta sono assimilabili agli spot pubblicitari che questuano soldi per salvare bambini Africani da fame e malattie, mirano subdolamente a diffondere sensi di colpa collettivi (troppo nobile il concetto “sensibilizzazione delle coscienze”). Qualcuno dica alla baby predicatrice che i sensi di colpa assalgono solo chi colpe non ha, in termini percentuali una minoranza irrilevante.

Non esistono coscienze condivise ma, qualora esistessero, il mondo dovrebbe zittire Greta, magari riconducendola a una vita normale e consona per la sua età, contemporaneamente abbracciare la causa dei Paesi emergenti, quelli maggiormente inquinanti, è una “provocazione” dotata di logica “etica” (notare le virgolette). L’occidente, per oltre due secoli, si è arricchito inquinando e sfruttando indefesso, fino a ieri senza controllo, tutte le risorse del pianeta. Oggi si pretende di limitare (per non dire proibire) il progresso e il raggiungimento del benessere agli Stati in crescita con ferree regole castranti. Insomma, come dire: “io ho mangiato caviale, filetto e aragoste ingrassando come un porco, adesso che tocca a te mangiare accontentati delle ali di pollo, possibilmente crude per non inquinare, perché se fai quello che ho fatto io il mondo va a ramengo”. Apperò che bella retorica progressista, democratica e illuminata, chapeau!

La riflessione che maggiormente sconvolge è figlia di una domanda elementare: “Se quello che dice Greta lo dicesse un pinco pallino qualunque desterebbe la stessa eco?”, risposta: “Certo che no, sono milioni le persone che dicono le stesse cose da decenni, nessuno le caca perché non sono ragazzini, non hanno le trecce, non hanno la sindrome di Asperger e non hanno alle spalle ingordi marpioni della comunicazione senza scrupoli”. Ergo, nel momento in cui non conta il pensiero bensì l’immagine, tutto diventa squallido ed effimero teatrino, tanto per essere generosi. Sono ben conscio del valore aggiunto della Autorevolezza ma associare Greta a un così nobile termine è sintomo di analfabetismo funzionale, il peggior male del nuovo millennio.

Che il mondo sia malato non vi è dubbio, così come non vi è dubbio alcuno sulla necessità di intervenire, il problema è come e dove evitando penalizzazioni e discriminazioni. In primis sarebbe opportuno organizzare un meeting planetario, intendo una cosa seria che non duri un week end, raggruppando tutti gli scienziati di settore, favorevoli e contrari. Pare siano oltre 500 quelli che hanno sottoscritto una relazione al fine di smentire previsioni catastrofiche e apocalittici scenari. Faccia chiarezza chi ha competenze per farla, magari attraverso una costruttiva dialettica depurata da sterili competizioni, si giunga a un efficace programma comune. Il futuro è cosa troppo seria per essere rappresentato da una ragazzina che dovrebbe fare tutt’altro, anche se lei, nella sostanza, non rappresenta in modo credibile la causa ecologista e ambientalista. Il suo successo è dovuto alla pochezza umana, sempre bisognosa di un campanaccio da seguire, strumentalizzare e magari tesserare, esca per pescetti boccaloni che hanno perso l’orientamento.

Come al solito in Italia, becera consuetudine, l’intervento all’ONU della pischella ha scatenato l’immancabile guerra tra “intellettuali”, politici, giornalisti e pseudo opinionisti, tutti emuli di Bastian Contrario divisi solo dal colore del livore. Mi domando cosa sia peggio: la popolarità di Pippi Calzelunghe oppure le liti da cortile periferico dei cazzari nostrani, incravattati o agghindati da attempati fricchettoni che siano?

Tullio Antimo da Scruovolo