Fellatio matutina est bona medicina…

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I soggetti estranei alle relazioni fedifraghe non si spiegano la caoticità del traffico alle prime luci dell’alba, sì certo, molti si recano sul posto di lavoro, altri accompagnano figliolanza a scuola, commissioni e incombenze di varia fatta. Un significativo contributo lo danno le coppie adultere, a quanto pare il tradimento perpetrato al sorgere del sole è molto gradito, per non dire ambito, non a caso gli hotel a ore che si trasformano in temporanee alcove iniziano ad affollarsi alla sette del mattino (giorni feriali, non c’è angelus e non si deve fare la pasta al forno), tuttavia non sempre trattasi esclusivamente di irrefrenabili fregole ma anche di logiche “logistiche”.

Inventarsi qualche scusa per sgattaiolare fuori casa tra brina e rugiada è sicuramente più facile che prodursi in poco credibili copioni mal recitati per giustificare imbarazzanti ritardi serali. Molti mariti hanno la carburazione post dormita lenta e spesso ammorbata da quello scazzo tipico di chi si appresta a vivere il nuovo giorno con lo stesso entusiasmo che aveva Robespierre mentre veniva portato al patibolo, status che agevola la cornificazione.

Tra le varie combinazioni clandestine possibili quella che meglio si presta a consumare sesso all’albeggiare è sicuramente la coppia “donna sposata/amante single”. Fugaci ma significative “colazioni” che danno il via al quotidiano sacrificio. Per lapalissiani motivi è lei che si reca da lui e questo riempie di fascino misterioso quello che io considero essere il più “artistico” degli incontri scavati nella monotonia e nella metonimia dell’esistenza.

Per capire cosa spinga una donna a levatacce da militare sotto addestramento per andare ad elargire un pugno di “caldi” minuti all’amante è d’uopo addentrarsi nei meandri della “pink psyco”. Meccanismi che sviluppano spinte motivazionali superiori al semplice coinvolgimento sentimentale o passionale, forse bisognerebbe parlare addirittura di “idolatria pagana” dove l’essere feticcio e adepto si alternano in nebbie che non consentono differenzazioni nitide

Scetarsi al virtual cantar del gallo, deambulare in cucina con gli occhi cisposi per ingozzarsi di caffè, fare toeletta, truccarsi e poi vestirsi al buio con il russare del marito che fa da colonna sonora… è un rito compiuto in una trance ipnagogica che crea incensi mistici. Il godimento rubato che combatte contro l’inesorabile scorrere delle lancette si identifica, prevalentemente, in un rapporto orale. L’immagine di una donna inginocchiata che pratica la fellatio a un uomo in piedi rievoca il sacramento dell’eucarestia, l’accettazione incondizionata di un momentaneo dominio voluto e cercato con adorazione. E’ proprio questo “voluto e cercato con adorazione” che induce a interpretazioni articolate.

Quando si ha poco tempo prima di recarsi in ufficio è impensabile, impossibile prodursi in” rate” performanti, la fellatio è l’ottimizzazione, sbagliato parlare di egoismo maschilista, così fosse praticarla sarebbe un dovere, un obbligo, non un piacere. Dopo aver realizzato “Deep Throat” il regista Gerard Damiano disse che Linda Lovelace aveva il punto “G” nella gola, in effetti nella scena plot non pare affatto recitare, la sua “partecipazione” estasiò tutta la troupe, quel film detiene ancora oggi, a distanza di oltre 40anni, il record “minimo costo massima resa”, costò circa 20.000 dollari è incassò miliardi. Probabilmente spiegò al mondo un concetto diverso di fellatio, fino ad allora vissuta come un contentino o un escamotage per mantenere la verginità prematrimoniale.

Sono in diversi a ritenere che in una coppia sado-maso il vero Padrone sia lo slave, in quanto “fulcro” che si concede stabilendo modi e limiti, lo stesso dicasi per la fellatio, un rapporto unilaterale solo in apparenza che attraverso una apparente sottomissione “generosa” schiavizza e annichilisce di fatto l’uomo nel fisico e nello spirito, arpionandolo così a una barca alla deriva nella tempesta della perdizione segmentata.

Il concetto di “fellatio matutina est bona medicina”, assimilabile al proverbio “chi ben comincia è a metà dell’opera” è, oggettivamente, il migliore dei risvegli.

Cari mariti, se avete una moglie che si alza al mattino presto e si tappa come la notte di capodanno per andare ad accompagnare alla stazione una sua amica, oppure si mette le autoreggenti con i tacchi a spillo per andare a fare delle analisi… rileggetevi questo post, può essere che il vostro rapporto sia diventato agàpe.

Tullio Antimo da Scruovolo

cosa significa vivere una RELAZIONE COINVOLGENTE…

Young couple fighting, side view

Young couple fighting, side view

Eccezion fatta per asessuati, eremiti, sfigati al cubo, impenitenti cacciatori di “scalpi” (nonostante la maniacale moda di fare tabula rasa) e cougar mangia uomini… prima o poi capita a tutti di vivere una “relazione coinvolgente”, le “relazioni coinvolgenti” sono pietanze cucinate sempre in modo diverso ma con tre soli ingredienti: “cervello, cuore e carne, cioè ragione, amore e passione, ossia logica, sentimento e chimica”. Un vecchio aforisma di Pascal recita: “il cuore ha le sue ragioni, che la ragione non conosce”, come dargli torto, le tre sostanze non sono affatto compatibili e, quasi sempre, dalla pentola saltano fuori fetenzie che manderebbero in depressione il trittico Bastianich, Barbieri, Cracco.

TESTA… non vi è niente di più illogico del cercare di usare il cervello in una “relazione coinvolgente” vissuta con le vene, le spighe della “ irrazionale razionalità” germogliano solo nei momenti di baruffa, quando preme il bisogno di diventare disfattisti e quindi analitici oltre la siepe della realtà. E’ stupefacente quanto fosforo secerni la mente in questa fase, nello stagno riemergono parole e fatti del passato, si diventa detective, speleologi, analisti, inquisitori, tarme, pignoli e pistini sorci d’archivio, alcuni/e sconfinano nella veggenza. La potenza del lucido rancore all’interno di una coppia è micidiale, rende arida e pietrosa anche la terra più fertile. Trattasi di percorso di “auto convincimento”, un effetto placebo prodotto in proprio e quindi totalmente inefficace, infatti dopo qualche “vaffa”, qualche urla e qualche piatto rotto (mai quelli del servizio bello), tutto torna come prima, con buona pace del cervello nuovamente “esodato”.

CUORE… molti vivono nella errata convinzione che l’amore sposti le montagne, NOOOOO, l’amore rende inerti, immobilizza, è l’apoteosi dell’attendismo e della vana speranza, stoppa la vita in uno stallo onirico. Distorce l’esistenza come un beffardo specchio delle giostre, è fucina di proiezioni e sceneggiature da fantascienza, ammorba la schiena e spappola la muscolatura, rende deboli, vulnerabili, vittimizza e dipinge offuscati orizzonti artificialmente illuminati. Una vera iattura che stravolge la normalità anche qualora non si muovesse foglia, peculiarità esclusiva, è l’unico stato d’animo che crea danni anche e soprattutto quando non succede assolutamente nulla, basti questo per capire. Non vi è “relazione coinvolgente” senza amore, quindi, per logica applicata, il rapporto danza il tango su una mina. Esempio tipico: “come vanno le cose con tizio/a?”, “benissimo, non potrei essere più felice”, “e allora perché tutta questa ansia?”, “vivo nella paura che da un momento all’altro finisca”.

CARNE… qui c’è da sbizzarrirsi, l’irresistibile bisogno di godere attiva un interventismo inimmaginabile, pur di giungere alla persona bramata si scalano monti, si guadano fiumi, si attraversano deserti e si solcano oceani, roba da fare impallidire Indiana Jones. Il desiderio carnale coagula la quotidianità, in tutti i sensi, l’adrenalina prodotta dalla insaziabile voglia di copulare è tremendamente energizzante, miracolosa. Lo stallone infoiato e smanioso fiuta nel vento la sua giumenta in estro che nitrisce il bisogno di essere posseduta. E’ la passione ardente che ha il potere di abbattere o superare ogni ostacolo rendendo audaci, arditi, coraggiosi, spesso incoscienti. E’ la passione ardente che rende folli e fa girare il mondo, non l’amore.

Non esiste “rapporto coinvolgente” che non sia inzuppato nella ciotola della gelosia, alcuni la chiamano “febbre del possesso”, esistono due livelli di gelosia, quella afrodisiaca e quella distruttiva, la prima, non necessariamente di matrice cuckold, scatena voluttà positive unendo, cementando, la seconda scarcera morbosità, paranoie, debolezze e complessi di inferiorità fino al deterioramento definitivo. Tecnicamente la gelosia è una palese contraddizione, quando si sviluppa un amore ricambiato si dovrebbe vivere tra solide mura chiamate “fiducia” ma questa è pura teoria. Impossibile ipotizzare un “rapporto coinvolgente” privo di scleri dovuti alla gelosia, un sentimento che rende simili a bambini angosciati dalla paura di vedersi sottrarre il giocattolo preferito. La gelosia è una stranissima cosa, un enigma, non è detto che sia strettamente connessa alla persona amata, non sempre, non direttamente, per meglio dire… la paura di perdere il/la partner in molti casi è sovrastata dal terrore di perdere un confronto, sono due cose molto diverse.

Una “relazione coinvolgente” percuote il tamburo del tempo solo quando si incontrano due esigenze, due caratteri profondamente diversi che si compensano e si incastrano alla perfezione, giocarsela alla pari è una guerra inutile persa in partenza. Gli scontri tra personalità simili scavano solchi infestati da coccodrilli, due deboli non approdano a niente e due forti vivono il rapporto come un perenne e alienante gioco di forza. Nelle “relazioni coinvolgenti” sono bandite tolleranza e comprensione, quando subentrano questi due elementi è d’uopo parlar d’affetto consolidato.

Per vivere in modo ottimale una “relazione coinvolgente” è indispensabile eliminare uno dei tre “ingredienti”, possibilmente la TESTA…!!!

Tullio Antimo da Scruovolo

L’amore non è solido, non è liquido, non è gassoso, è energia, forse…

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…“accoppiamoci selvaggiamente tra i rovi per vergare sulle nostre carni la passione che ci travolge, il sangue sarà inchiostro”, “maaaaaa… una motel room climatizzata no???”, “non temere, l’immenso amore ci renderà insensibili al dolore”, “ecco… cioè… come dire… sai… il mio è ancora in erba, non possiamo procrastinare il martirio???”, “allora tu non mi ami”, “per dimostrarti il mio amore dovrei scarnificarmi tra i rovi???”, “perché me lo chiedi??? tu non mi ami, decisamente no”…

La “pulp-gag” descritta sintetizza quanto sia ricercato, perseguito, il masochismo fisico, sentimentale e cerebrale intinto nella “love sauce”. E’ letteralmente impossibile dissertar d’amore senza partire dalla banalità e dai luoghi comuni, semplicemente perché, nella sua interpretazione più diffusa, è una banalità che sgambetta sulla colonna dei luoghi comuni. L’amore non è un sentimento nobile, puro, altruista, benevolo, nemmeno l’anticamera della felicità, non è una meta, uno scopo, un elisir, un container di comprensione… è uno “stato d’animo” cangiante che impasta i colori dell’esistenza creando tinte indefinibili. L’amore è una scommessa, una tragedia ludica, una chiamata alle armi di tutte le energie, destinazione: la trincea della propria pochezza.

“Stare insieme”, anche quando si odono i violini del romanticismo ottocentesco e si stipulano patti di alleanza con luna, fiori e melassa, è sempre un duello tra personalità, caratteri, esigenze, visioni, paranoie, insicurezze, sogni, proiezioni, frustrazioni, carenze e sensibilità. E’ qui che lo “stato d’animo” diventa “energia”, ogni rapporto è un incontro/scontro tra energie, con tutte le innumerevoli varianti ipotizzabili, l’amore è una cannibalizzazione delle forze, non una unione delle stesse. Le relazioni funzionano solo quando uno dei due cede le armi e accetta di essere fagocitato. Questa è la chiave di lettura, l’amore nasce da una resa, da un avvilimento parziale o totale, conscio o inconscio, della propria essenza. Analisi positiva, sto parlando di un “incastro perfetto”, quando si incontrano una personalità forte, dominante e una personalità bisognosa di essere “guidata”… il rapporto è vincente, duraturo, blindato.

Quelle che caratterizzano le unioni ad alto coinvolgimento emotivo sono energie anarchiche, totalmente fuori controllo capaci di prodursi in repentine inversioni di rotta, energie errabonde che rimbalzano dal muro delle positività a quello delle negatività, a volte bloccandosi in sospeso creando stalli chiamati “dubbi”. Sono le energie folli che alimentano intenti distruttivi come il possesso, la gelosia, l’odio, il rancore, il livore, gli spurghi biasimevoli e l’autolesionismo.

L’amore è sofferenza per antonomasia, è ricerca pedissequa del supplizio, un cilicio, ce lo dice la psicologia, la storia, la letteratura, la cinematografia e non solo. Il più significativo, rappresentativo sceneggiato, veritiero nel suo articolarsi, è certamente lo storico “uccelli di rovo”: “ma chi glielo ha fatto fare a quella scema di rovinarsi tutta la vita aspettando l’amore di un prete che ha preferito la “carriera” a lei?”, è solo un teleromanzo???, e tutte quelle “sceme” che fanno le amanti per lustri/decenni all’ombra di uomini sposati che non salperanno mai dal porto-famiglia??? Alcune energie hanno il potere di stravolgere la realtà modificandone i connotati, riescono a trasformare le illusioni in sogni realizzabili, le chimere in aspettative probabili, l’impossibile in fattibile, il marziano in terrestre ma sono solo miraggi.

Sfatiamo una leggenda, non è l’amore a spostare le montagne, niente affatto, è la passione, la passione può nascere tranquillamente da una fusione tra cervelli e carne lasciando fuori il cuore, una linea diretta senza fermate né deviazioni. Certo, ci può essere passione anche nei rapporti a 360° ma il rischio che venga penalizzata, sacrificata, limitata è onnipresente. La passione corpo/mente scatena gli istinti più reconditi appagandoli e rinnovandoli, una fonte inesauribile di energia che si perpetra nell’abbattimento delle difese proprie e altrui. L’amore ammorbante, invece, crea immobilismo attendista, toglie coraggio, sparge titubanze, non di rado porta alla rassegnazione.

Cupido organizza visite a bellissimi castelli, si parte dalla facciata, solida, imponente, si passa poi nella suggestiva sala del trono, nei saloni delle feste pieni di drappi pregiati, opere d’arte e fantasmi fiabeschi, si guardano le alcove con i letti a baldacchino intarsiati, torniti a mano. Successivamente si scende nelle cucine e si intravedono gli scarafaggi fuggire, infine ci si avventura nelle segrete, luoghi mefitici in cui si respira il nauseabondo odore dell’angoscia e del tormento.

I notiziari ci aggiornano quotidianamente sugli effetti collaterali degli acidi amorosi e le relazioni ufficiali degli psicoterapeuti mettono a fuoco un quadro allarmante. La summa di questo post è una indicazione, un suggerimento, un invito a riflettere, le relazioni appagano e rendono felici quando sfamano e dissetano gli egoismi reciproci. Partendo da questo assunto… non è possibile unirsi all’altra mezza mela se non ci si conosce a fondo, se non si ha consapevolezza dei propri bisogni, coltivare un rapporto con un/a partner tangibilmente inadeguato/a significa immolarsi in nome di una stupida ostinazione. Niente mina orgoglio, dignità e autostima più di una capitolazione amorosa sbagliata.

Gli amanti del “salto nel buio” che rincorrono scarichi di adrenalina, hanno tutto il diritto di sguazzare nelle paludi del rischio, l’importante è che si astengano dal lamentarsi e vittimizzarsi al sorgere dell’alba, il pietismo post-capriccio è irritante. L’amore… tutti lo cercano ma quasi nessuno lo trova, non quello giusto, prova provata di quanto non sia fondamentale per la sopravvivenza, checché se ne dica.

Tullio Antimo da Scruovolo

 

Il governo è contro l’amore…

La mannaia di questo “governo salva Italia” produrrà degli effetti devastanti anche in quel territorio chiamato “amore”, “passione”, “sesso”. Prima che questi licantropi tornino nelle loro dorate residenze, attici in cima ai grattacieli delle banche, il limite dei pagamenti in contanti sarà ridotto a soli 100 Euro, fidatevi dello zio Tads, sarà proprio cosi, sono partiti da mille ma l’obiettivo reale è cento. Andrò a sviscerare in un futuro prossimo il perché di questa “violenza” economica, in questo post intendo solidarizzare e spezzare una lancia in favore di quella vasta popolazione che da codesta scellerata imposizione si vedrà negato il diritto di “amare”…

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Foglie che cadono e calze che salgono…

Anche se le stagioni non si susseguono più come nei tempi andati, il loro annuo ripresentarsi è sempre un dono della generosa e tollerante natura. L’autunno è prossimo a citofonare ricandidandosi come periodo più bello dell’anno, un festival di colori tenui, profumi e aromi, la vendemmia, l’aria fresca, l’accorciarsi delle giornate e, dulcis in fundo, il riapparire delle calze femminili, gioia e delizia degli uomini feticisti e delle donzelle esibizioniste. I cultori/trici di questo indumento affascinante, misterioso, fragile nel suo essere ma fortissimo nell’indurre in tentazione sono, per fortuna, ancora numerosissimi e coccolati da un mercato capace di ibridare fantasie vintage con fibre moderne…

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