“Altocalcifilia (altocalciphilia)”, il feticismo che arricchisce gli “scarpari”…

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La fiaba di Cenerentola non ha un padre ufficiale, risulta ne siano state scritte diverse versioni ma l’autore che ha vergato quella con la scarpetta galeotta, doveva sicuramente essere un cultore, un pioniere della “altocalcifilia”, una delle più diffuse forme di feticismo contemporaneo, cioè trarre piacere/eccitazione nell’osservare o calzare scarpe dotate di tacchi alti. Le varianti si sprecano, anche se la pole position è saldamente nelle mani, anzi, ai piedi amanti del modello “stiletto” dai 9cm in su.

Non sono molti i piccoli o grandi vezzi sessuali capaci di fare proseliti in egual misura tra maschi e femmine, la “altocalcifilia” è probabilmente quello che maggiormente crea punti di incontro, una sinapsi non necessariamente finalizzata alla copula che garantisce un tetto agli/alle homeless del piacere. Come spesso avviene, esibizionismo femminile e voyeurismo maschile razzolano nella stessa aia beccando lo stesso mangime. La scarpa non è un indumento intimo da scoprire e/o mostrare a eventuali “utenti” selezionati, è un accessorio visibile a tutti e quindi in grado di disseminare pulsioni ad ampio raggio.

Ogni forma di feticismo genera, in automatico, interpretazioni estreme, la deriva più inquietante della “altocalcifilia” è conosciuta come: “high heels trampling”, una strana pratica che consiste nel farsi camminare sul corpo da una donna che indossa scarpe o stivaloni dai lunghi e appuntiti tacchi. Un supplizio da santa inquisizione diffuso al punto da scomodare il “DSM” (Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders). Ovviamente qui si entra nei cunicoli del godimento contorto fatto di sofferenza fisica e umiliazioni ma rimaniamo nella trasgressione soft, senza avventurarci nel patologico.

Gli amanti della “altocalcifilia” non sempre si limitano a essere solo contemplativi, quelli “attivi” non raggiungono l’orgasmo se la loro compagna non indossa “killer shoes” durante il rapporto, questo potrebbe dare origine a spiacevoli effetti collaterali. Qualora l’accoppiamento dovesse essere previsto/ipotizzato come particolarmente focoso e acrobatico, si consiglia di rifare prima il letto con lenzuola vecchie o ricoprirlo con un robusto telo in grado di reggere lo stress provocato dai tacchi a spillo. Il problema più grosso sono i motel, se lo tsunami della libidine lascia sul campo biancheria sbrindellata, meglio attivarsi e stilare un lungo elenco di alberghi a ore, giusto per non ritrovarsi a pagar danni il “rate” successivo.

La morbosa attrazione che tantissime donne provano nei confronti della “scarpa feticcio”, ha scatenato, da decenni, la fantasia di stilisti e designer che a volte si rivelano esser più perversi degli stessi cultori della “altocalcifilia”, sempre più spesso vediamo modelle “cappottarsi” sulle passerelle. Stucchevole assistere al deambulare delle donne comuni, tacco 12/15 con annesso platò, sui sampietrini dei centri storici, paiono camminar sulle uova e quelle distratte piazzano regolarmente il tacco nelle grate dei tombini, le caviglie bestemmiano come camalli ubriachi. L’abbarbicarsi su certi trampoli dovrebbe diventare disciplina Olimpica, anche se pare già esistano gare femminili di velocità sui tacchi.

Evidentemente per belle apparire bisogna soffrire, le scarpe in auge aiutano, la gamba si allunga, il lato “B” si alza, la postura diventa sexy con quell’ancheggiare che, seppur innaturale, conferisce un leggiadro e provocante incedere. Vien da pensare che la “altocalcifilia” sia stata inventata dalle donne per evitare di scendere dal trespolo, un repentino abbassamento di 15cm, se non di più, potrebbe provocare “abbassamenti” di altra natura altrettanto repentini.

Non per fare sessuologia da bar sport ma credo ci sia poco da meravigliarsi se, nell’era del sesso facile, si diffondano feticismi e perversioni, il calo perpendicolare degli stimoli spinge a sperimentare nuovi orizzonti e conquistare nuove frontiere, sono morti e sepolti i tempi in cui si coitava a luce spenta e senza orpelli. Ciò che conta è il non divenirne dipendenti, lo steccato che divide il divertimento occasionale dalla ossessione è instabile e pericolante.

Tullio Antimo da Scruovolo

 

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