Il linciaggio terapeutico…

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La lungimirante autorevolezza di una classe dirigente, qualora esista, la si tange primariamente sul fronte della prevenzione sociale, l’acume politico si scatena laddove vige il concetto cardine di dover scongiurare le problematiche con lucida determinazione, evitando così di architettare costosi rappezzi, strutture di recupero assolutamente non in grado di estirpare la gramigna che incancrenisce l’animo collettivo. L’Italia è uno Stato che non ha nel DNA la volontà di sradicare definitivamente i problemi, assolutamente no, preferisce “gestirli” attraverso organizzazioni create ad HOC. Sorvolo sugli ovvi interessi (se eliminassimo in 24 ore mafie e droga produrremmo un immenso danno all’economia e creeremmo oltre un milione e mezzo di disoccupati), ciò che veramente suona come una perentoria sveglia è la risposta spontanea dei cittadini, la rivolta dei “Signor Nessuno”, reazioni estranee a qualsivoglia credo o stendardo. Non sono i malavitosi incalliti, la violenza programmata degli agitatori di piazza e nemmeno le fiaccolate pacifiche a smuovere i flaccidi deretani dei parlamentari, lo spauracchio da loro più temuto è la perdita del controllo dei “buoni”, non più ammansibili con pistolotti, promesse e proclami di civiltà.

Quando i cittadini che compongono la maggioranza silenziosa, quelli che pagano le tasse e rispettano le regole nonostante indicibili vessazioni e prevaricazioni, danno vita a una spontanea giustizia artigianale, le poltrone iniziano a terremotare il culo dei politici con movimenti sussultori e ondulatori provocando tachicardia e panico. Vado a supportare il mio dire con alcuni esempi. Altre decine di morti non indurranno chi di dovere a emanare una legge sull’omicidio stradale, tuttavia ne basterebbe uno solo, un pirata della strada inseguito, catturato e linciato a morte da cittadini esasperati. Un solo cadavere, quello di un delinquente assassino, avrebbe il potere di “scetare” il legislatore più di mille onesti e incolpevoli uccisi. Lo stesso dicasi per un altro aberrante reato, la violenza sulle donne, il giorno in cui un bruto che ha massacrato e ridotto in fin di vita una donna, subito dopo essere stato celermente rilasciato da un giudice “comprensivo”, si imbatterà in un gruppetto di vendicatori incazzati e decisi a metterlo su una sedia a rotelle per sempre, se non addirittura ad ammazzarlo… Qualcuno rivedrà sicuramente il codice penale e l’assurda discrezionalità dei magistrati, si può anche non credere ciecamente a una denuncia ma non si può non credere ai referti del pronto soccorso. A tal proposito sento il bisogno di condividere un interrogativo che mi lascia perplesso: “per quale ragione anziché sbattere in galera i violenti si preferisce incentivare la creazione di case famiglia???”, forse perché un carcerato non giustifica finanziamenti e sovvenzioni come una potenziale vittima da proteggere??? Come ho scritto sopra… un problema risolto non produce reddito, un problema gestito sì.

Potremmo tranquillamente  inglobare anche la microcriminalità inspiegabilmente tollerata, le occupazioni abusive che inondano di chiacchiere al vento i talk e la “rabbia degli onesti”, NON vissuta come inalienabile diritto bensì come termometro per misurare l’Italico razzismo, stiamo affogando nel delirio difensivista. Se analizziamo alcuni episodi relativamente recenti che hanno fatto giurisprudenza giungiamo a quella conclusione che è, vuole essere, il plot del post. Lo Stato non ha paura della illegalità cronicizzata, ignorata e/o agevolata, ha il terrore che la “rabbia degli onesti” rompa gli argini della sopportazione, argini eretti con la dabbenaggine di una propaganda che sta producendo effetti collaterali disastrosi trasformando le utopie in distopie. Per quelli che stanno al comando fallire non vuol dire mandare a monte un sano progetto, no, per loro fallire significa non riuscire più a coglionare le masse. Che si stia raschiando il barile della demenza lo abbiamo capito ascoltando le reazioni governative successive alla sentenza Eternit, l’esecutivo ha parlato di rivedere, addirittura cancellare la prescrizione, avremmo di gran lunga preferito sentir parlare di provvedimenti seri e urgenti per rendere più rapida ed efficace la giustizia.

Con queste righe NON intendo assolutamente inneggiare alla vendetta né al giustizialismo da marciapiede, è solo una constatazione, i fancazzisti di camera e senato si scomodano solo quando il popolo inizia a rigurgitare bile mettendo a rischio il loro ruolo e vaporizzando la comoda retorica lassista. Anche se… detta tra i denti, qualora il  linciaggio di un pirata della strada o di un violento aguzzino servisse, in prospettiva, a salvare centinaia di vite… chi se la sentirebbe di biasimare???

Tullio Antimo da Scruovolo

“knockout game”, cazzotti da uno sconosciuto…

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Quando non si hanno i neuroni per giocarsela sul territorio della intelligenza e neanche le palle per salire sul ring del coraggio, ci si consola facendo i “duri” nelle cloache della vigliaccheria. Il “knockout game” è una agghiacciante competizione a punti, vince chi riesce a “stendere” il maggior numero di ignari passanti usando quella tremenda arma chiamata “cazzotto”. Il “competitor” sceglie una vittima a caso e la colpisce a tradimento, non differenzia maschi dalle femmine, anzi, le donne sono quelle che maggiormente garantiscono il “KO” con un solo colpo. IL “blitz” avviene sempre in luoghi affollati in presenza di un complice che filma l’esecuzione per poi immetterla in rete. Un videogioco reso tragicamente reale da volti tumefatti e setti nasali fratturati, viene spontaneo prevedere che il livello successivo possa essere la coltellata e quello finale il cecchinaggio omicida.

La gratuità della violenza agevola la “missione” lampo, non c’è rapina né scippo, non c’è aggressione a scopo di libidine nè vendetta punitiva, non c’è nemmeno provocazione perché il “knockout game” non è un duello, uno scontro, una sfida, uno street fighter, no, è un “bowling” in cui si abbattono birilli umani. Ennesima defecata made in USA che sta appestando l’Europa, Inglesi e Italiani hanno risposto per primi all’appello. Per questi “diversamente Rambo” la certezza di farla franca è pressoché assoluta, le forze dell’ordine sono in altre faccende affaccendate e fin quando non ci scapperà il morto o non andrà al tappeto una vittima illustre, le denunce dei colpiti rimarranno lettera morta.

Guardando i video di quei pirla “neorealisti” che organizzavano finte aggressioni a vittime vere per realizzare “documentari verità” (ricordate quei ragazzi vestiti di nero con una maschera bianca che terrorizzavano malcapitati di turno portandoli a rischiare l’infarto???), ho pensato che se avessero pizzicato un pericoloso latitante con tanto di pistola nella cintola, alcuni di loro sarebbero diventati cadaveri. Lo stesso pensiero mi ha sfiorato apprendendo l’espandersi di questo nuovo conato sociale. Polizia e carabinieri di certo non spaventano i “giocatori” ma il rischio di sbagliare “cliente” è più che teorico, dubito concili sonno e vanterie scoprire di aver spaccato la faccia a un “intoccabile” che passerà la vita a cercare l’aggressore per fargli patire le pene dell’inferno. C’è poi sempre l’incognita “bersaglio cazzuto”, soggetti con la faccia da Fantozzi capaci di schivare/ammortizzare il colpo e appoltigliare in pochi secondi le ossa dell’improvvisato pugile, una imponderabile componente rischio.

Quando i cittadini sono costretti a vivere con un piede nel baratro, con l’ansia, con la paura di non riuscire a tornare a casa integri o addirittura vivi ogni volta che mettono il naso fuori dalla porta, c’è qualcosa di marcio nella gestione del sistema. Non è complicato individuare la tenia divoratrice della serenità individuale e collettiva, sarà sempre peggio se continuiamo a chiamare “intemperanze adolescenziali” il bullismo. Quel bullismo impunito che nel tempo si trasforma in “knockout game”, in “giochi” come quello che hanno devastato il ragazzino violentato con la pompa di un compressore, in violenza da branco e in un perpetrarsi di prevaricazioni e cattiverie sulla pelle dei deboli e degli indifesi.

L’escalation della crudeltà fine a se stessa da anni non è più peculiarità di sacche sociali indigenti abbandonate dalle istituzioni, è un adattamento naturale imputabile alla ignavia radicata in ogni target. Anni addietro si diventava bulimici di violenza per soddisfare bisogni, oggi lo si diventa per non soccombere alla noia e occupare nuovi spazi, quelli creati dal web, dalla incapacità genitoriale, dall’impotenza della scuola e dal lassismo legislativo vissuto come civile indulgenza.

Il “knockout game”entrerà a far parte della nostra quotidianità, una nuova violenza che produrrà altra violenza e fornirà rinnovata energia al frantoio che macina merda evolutiva.

Tullio Antimo da Scruovolo