Il “maschicidio” è un reato minore…

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Zapping notturno, su “La7d” va in onda la replica di: “DONNE, vittime e carnefici”, trasmissione che in ogni puntata tratta un evento di “nera” che ha come protagonista una donna. Descrivo brevemente ma fedelmente il caso esaminato… Adele Mongelli è una donna di 50anni, sposata e madre di quattro figli in quel di Gioia del Colle (BA), per fisicità e look è molto appariscente, al punto da far invaghire un ragazzo di 28anni che la corteggia ostinato. Dopo alcuni mesi lei capitola e nasce una relazione clandestina che la porta ad innamorarsi perdutamente, al punto da prendere l’insana decisione di sfasciare la famiglia. Dopo soli due anni arriva l’ultima cena, il ragazzo va a casa di lei, mangiano una pizza e poi consumano un rapporto sessuale (non ho capito il perché ma la conduttrice ha sentito il bisogno di particolareggiare definendolo “molto carnale”), nei successivi momenti di rilassamento lui le confessa di essersi fidanzato con una coetanea, lei lo uccide, anzi, lo massacra letteralmente con ben TRENTOTTO coltellate, passa la notte a contemplare il suo operato e il mattino dopo scoppia il bubbone. La corte d’assise è clemente, concede le attenuanti generiche e NON tiene conto delle aggravanti (il movente passionale, il non aver chiamato subito i soccorsi e l’aver infierito sul cadavere in momenti diversi), 15 anni di carcere, la corte d’appello conferma la condanna. Per stessa ammissione dell’avvocato difensore, è praticamente certo che la donna venga presto mandata ai domiciliari, l’efferata uccisione di Giuseppe De Marinis, un giovane 30enne, vale pochissima galera.

Aspetti che lasciano sgomenti.

1)      Durante tutta la trasmissione la conduttrice, l’immancabile psicologa ospite in studio e due giornalisti (M/F) che hanno seguito il caso, non hanno fatto altro che arrampicarsi sugli specchi per tentare di sminuire al massimo, giustificare, l’omicidio perpetrato dalla Mongelli. Addirittura si è arrivati a dire che la donna, essendosi sposata a soli 17anni dopo la classica fuitina, nella sua vita non avesse mai conosciuto l’amore, il messaggio subliminale è questo: “in nome dell’amore un donna può comprensibilmente uccidere”

2)      La figura del giovane morto è passata in quarto/quinto piano, il giornalista, l’unico ad aver speso qualche parola, lo ha definito: “un bravo ragazzo, serio, senza macchia che lavorava sodo nell’azienda agricola di famiglia, purtroppo era rimasto attratto da una donna matura”, neanche la cosa fosse una colpa

3)      Come avrebbero trattato il caso se fosse stato un uomo sposato di 52anni a uccidere la giovane amante di 30? La risposta è semplice, standardizzata, si sarebbe parlato di: “un lurido porco che non voleva restituire la GIUSTA libertà a una povera giovincella che si era FINALMENTE destata dal torpore dei sensi”

4)      Nessuno si è calato nei panni del Signore e della Signora De Marinis, genitori che si sono ritrovati il figlio fatto a pezzi da una donna che avrebbe potuto essere sua madre, una donna incapace di controllare pulsioni e gelosia che mai pagherà in modo adeguato per ciò che ha commesso.

Giuseppe De Marinis NON era un violento, NON era uno stalker, NON era un “cacciafiche” incallito, era un normalissimo ragazzo turbato dal fascino e dalla avvenenza di una donna in età. Un ragazzo che è morto ammazzato solo perché rinsavito dal pressante bisogno di tornare alla normalità. Ma quale futuro si aspetta una 50enne che si relaziona con un 28enne???

Non mi interessa dare vita a squallidi conteggi, da questo fattaccio emerge prepotente, ancora una volta, quella stortura sociale interpretativa che certo non aiuta a contrastare in modo adeguato pericolose tendenze, siano esse di natura femminile o maschile. E’ sbagliato definire “amore estremizzato” le nefandezze femminili e “maschilismo bastardo” quelle maschili, non è partendo da questa classificazione che si giunge alla riduzione/eliminazione dei reati connessi ai rapporti di coppia. Trasmissioni come quella sopracitata hanno uno scopo ben preciso, mirato, pianificato, far passare per vittime le donne, anche quando si trasformano in carnefici, pericolosissimo insegnamento. Sarebbe allucinante constatare la volontà di rispondere al “femminicidio” incentivando il “maschicidio”.

Anche uscendo dai fatti di sangue… basti pensare all’incesto, quello padre/figlia è SEMPRE vissuto come espressione di violenza, quello madre/figlio è SEMPRE vissuto come una forma esasperata di amore, i danni permanenti subiti da un ragazzo concupito dalla madre non sono più blandi di quelli inflitti da un padre laido alla figlia. La sensazione è che si voglia ibridare il maschilismo alla galanteria retrò strumentalizzandone l’effetto, la donna ha sempre il paracadute della fragilità e dei sentimenti, l’uomo NO. Anche in situazioni che non creano disastri irreversibili, se un uomo confessa pubblicamente di aver sfregiato l’automobile della sua compagna perché tradito, viene sommerso da fischi e insulti, se invece è una donna ad ammettere di aver fatto la stessa cosa, scrosciano liberatori applausi femminili, una donna che colpisce gli uomini è una sorta di vendicatrice/giustiziera, a prescindere.

I comandamenti base del neofemminismo (espressi più volte anche da autorevoli opinioniste) sono i seguenti: 1) anche le “povere” escort che incassano 30mila ero al mese (esentasse e senza sfruttatore) si prostituiscono per colpa degli uomini, 2) se una moglie tradisce la colpa è sempre del marito, invece i mariti tradiscono solo perché sono dei maiali, 3) una donna ha il diritto di vestirsi come gli pare e andare dove gli pare all’ora che gli pare, nessuno parli di “provocazione” (quando mia figlia era adolescente le ho insegnato la differenza che corre tra ciò che è opportuno e ciò che è inopportuno, forse sarò stato un padre all’antica ma ancora oggi vivo nella convinzione che prevenire sia meglio che curare), 4) non esistono donne porche, troie o roba simile, NO, esistono donne deboli che per amore si lasciano trascinare in luridi vortici da uomini depravati, 5) un uomo che cerca di trombarsi la moglie di un amico è un “pezzo di merda”, una donna che seduce il marito di un’amica “risponde a inequivocabili appelli lanciati da un cuore incompreso/ferito”, 6) una donna che in un locale mostra a tutti di non indossare le mutande “gioca col proprio corpo”, un uomo che entra in un pub con l’uccello di fuori è considerato, direi giustamente, un manico sessuale, 7) è cosa giusta, doverosa, civile organizzare manifestazioni contro il bunga-bunga ma è altrettanto giusto, doveroso, civile (secondo loro) tacere di fronte alla Cassazione che toglie il carcere preventivo agli stupratori di gruppo, 8) “DONNE vittime e carnefici”, ci ha detto (il plot è questo): “se c’è di mezzo l’amore, uccidere un uomo non è reato grave”.

Sarebbero queste le armi con le quali si vuole combattere il femminicidio e la violenza sulle donne??? Sarebbero questi i valori da insegnare alle nuove generazioni??? Sarebbero questi i nuovi dettami del rispetto nei confronti della vita propria e di quella altrui???

Tullio Antimo da Scruovolo

Passami il telecomando…

monalisa

Una donna chiamata Procopiella è piombata nel tunnel degli antidepressivi perché non ha trovato il suo nome da appiccicare sul barattolo della Nutella”. Non è l’ultima bufala di Giacinto Canzona bensì una ipotetica conseguenza del battage pubblicitario in atto, particolarmente intenso e aggressivo nei periodi di vacche anoressiche. Il popolo ha bisogno di credere in qualcosa che passa sullo schermo, l’intrattenimento appaga la voglia di sognare, ridere ed emozionarsi, la cronaca inorridisce ma passa e va, ciò che arriva a toccare direttamente l’ombelico di tutti sono politica e pubblicità, “balls” somiglianti ma non uguali seppur entrambe ricolme di sillogismi, similitudini, imitazioni, scopiazzature, parodie e spudorate menzogne.

Politicanti e spot trasformano la TV in un quartiere a luci rosse attrezzato per soddisfare ogni tipo di depravazione.  Quando un onorevole o aspirante tale appare sullo schermo, soprattutto in campagna elettorale, si ha la sensazione di trovarsi di fronte a una vecchia baldracca per militari che ammicca laida, tailleurino color guano, spolverino in ecotopo, capelli cotenna e zoccoli da zoccola rosa Schiaparelli. Scoordinate mosse similfeline scoprono macerie reggicalzate, la lingua bovina lecca l’aria sbavando lasciva e paventando godurie inaudite. Meno osceni gli spot pubblicitari, soft, patinati, cosce tornite, culi sodi e mammelle di giuste dimensioni ingentilite da occhi perversamente innocenti , anche i ragazzotti palestrati semi ignudi hanno sguardi teneri, adolescenziali, “rocce” bisognose di coccole materne. La pubblicità non discrimina, lusinga e valorizza anche la massaia inciaciottita, l’ometto tricoleso con la panza, l’adolescente sfigato/a, il vecchietto petulante che si piscia sotto e i fornai sciroccati come Banderas che parlano con le galline (quelle pennute). Diciamo che la “reclame” è un accogliente, bizzarro topless bar.

Politica e pubblicità hanno fronti condivisi, sia l’una che l’altra vogliono sedurci, cambiarci la vita, ci promettono felicità, si propongono come “problem solving”, si adoperano alacremente per “il nostro bene/benessere” ma alla fine vogliono SOLO i nostri soldi. Cogliamo comunque rilevanti differenze, un prodotto si può testare rapidamente e pure a costi contenuti, un politico no, una volta piazzato lì si rischia di doverselo tenere per epoche, la concorrenza commerciale alza la qualità e abbatte i costi, la concorrenza in politica induce a scegliere, ahinoi, il meno peggio. A livello comparativo la pubblicità deve rispettare un ferreo codice etico, in politica… denigrazione, insulti, illazioni, sputtanamenti e calunnie sono inamovibili punti di forza.

Gli italiani sono sempre più indaffarati, oberati da incombenze, innumerevoli cose da fare, soprattutto i benestanti e le ben maritate. Nonostante abbiano colf, baby sitter, catering in abbonamento e non lavorino… piagnucolano perennemente per il loro non riuscire a far tutto… mah… !!! Gente che potrebbe, dovrebbe godersi la vita si alza al mattino presto per andare a caccia di stress, evidentemente fingere di essere sempre di corsa eleva a ranghi superiori, chi non ha un milione di cose da fare ogni giorno è un borderline, un tagliato fuori. Tuttavia ci sono quelle due o tre sere al mese, impegni permettendo, in cui si riesce a trovare anche il tempo  di cenare in famiglia e, volesseiddio, accendere quel televisore ultrapiatto pagato caro e usato poco causa vita intensa. Spaparanzati in salotto ci si sorbisce il Fernet digitale in un amletico dubbio: cosa rovina di più la digestione…  le cazzate sparate nei talk politici oppure gli spot dei pannolini che imprigionano la pupù liquida? Il voyeurismo di Santoro (Micheluzzo è sempre più grasso, pare un Landrace) o le gengive che sanguinano?, la mellifluità di Vespa o gli assorbenti per vulve con le guarnizioni vetuste? L’ipocrisia del “pretino” milionario Fabio Fazio o la preparazione H?, l’ennesima puntata della saga “B” vs “antiB” oppure la tosse catarrosa curata col bronchenolo? “Dove accidenti ho messo quel DVD sulle larve del Burkina Faso???”

I media hanno bisogno della pubblicità, la pubblicità foraggia la politica, la politica ha bisogno dei media, questo orgiastico triangolo dura da sempre, prima che Berlusconi irrompesse sul mercato con i suoi network, la Sipra (concessionaria che aveva il monopolio della pubblicità televisiva e di tutti i quotidiani politici) finanziava i partiti attraverso un pernicioso meccanismo chiamato “minimo garantito”. Quando suona la campanella della mensa e giunge il momento di riempirsi ventre e tasche… crollano anche le più insormontabili barriere ideologiche, le coop rosse pubblicizzano i loro prodotti sulle reti Mediaset,  la Mondadori ha pubblicato e pubblicizzato “gomorra” dell’antiberlusconiano Saviano. Per fare ascolti degni di nota, impennare lo share e il fatturato pubblicitario, La7 ha dovuto chiedere all’odiato Berlusca di passare a prendersi un caffè dalle parti di Travaglio. Per tre edizioni il festival di Sanremo, programma top della RAI, è stato vinto da cantanti targati Maria De Filippi, deus ex machina di Mediaset.

Politica e pubblicità, adulanti mignatte, eterozigote gemelle bresciolde.

“Procopiellaaaaaaaaaa… per cortesia portami un diger selz, ho le budella che stanno giocando ai quattro cantoni”.

Tullio Antimo da Scruovolo

Famo a capisse…

Il Corsera, il prestigioso Corsera, l’autorevole (non di rado autoritario) Corsera, ignorando tutto l’avvenir circostante, sbatte in prima pagina un articolo che analizza e sviscera la più terribile iattura mai capitata ai mangiaspaghetti, lo spot promozionale della Regione Calabria. Gian Antonio Stella, colui che scrisse in batteria con Sergio Rizzo un libro sulle “caste” dimenticandosi di menzionare la più perigliosa, quella di sua appartenenza, si arma di carta, penna, calamaio e dopo due mumble mumble carezzandosi il mento inizia a cecchinare sul video pubblicitario che impazza in tv…

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