La cicala e la formica…

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“un orologio rotto segna l’ora esatta due volte al giorno”, astrusa metafora che ci insegna il “valore della non valenza”, il peso interpretativo della coincidenza e l’importanza del bluff concettuale, quello cementato nella effimera logica del “posto giusto nel momento giusto”. La natura ha stabilito tempi scientifici proprio per “strutturare”, bypassare questo fondamento, non adottarlo come linea guida, significa vivere volteggiando nell’autocelebrazione al pari di una foglia che si stacca dal ramo illudendosi di essere una rondine.

La valorizzazione del ciò che appare a discapito del ciò che è, appellandosi a motivazioni ebbre, è, di fatto, la causa madre delle storture comportamentali. L’aspetto più irritante è dato dal consolidamento delle convinzioni, l’oziosa cicala che deride l’operosa formica è convinta delle proprie ragioni, sì, ma solo in estate, il sopraggiungere del freddo spegne il suo canto e la sua vita. Purtroppo questo non accade con le “cicale umane”, le quali, fedeli alla favola di  Jean de La Fontaine, vivono le stagioni fredde parassitando.

Qualora non si fosse capito… il mondo pullula di teste vuote affette da accidia che guardano dall’alto e con disprezzo chi vive con le maniche tirate su (quelli che lavorano indefessamente e hanno confidenza col sudore). Obiettivamente… dobbiamo riconoscere alle “cicale umane” alcune peculiarità di non poco conto. 1) fattore “C” (culo, altrimenti detto fortuna), se non si ha una fonte di sostentamento, un perpetuo cordone ombelicale, la sopravvivenza diventa impresa titanica. 2) la “cicala umana”, come dicevo nella ouverture, deve avere la capacità di segnare l’ora esatta nel posto giusto, nonostante le lancette siano ferme (prodursi in sporadiche belinate da trasformare in rendita teorica, chiamiamola “vana gloria”). 3) adottare un modus vivendi fintamente snob (aria da intellettuale depositario di verità assolute, look da mercatino delle pulci spacciato per riluttanza nei confronti dei capi griffati, grande amicizia con additivi da stravolgimento).

La “cicala umana” ha una funzione sociale tutt’altro che irrilevante, rompere i coglioni alle “formiche umane”. Guardando la cosa da un punto di vista generoso, verrebbe da dire che i cattivi esempi non sempre nuocciono, spesso, loro malgrado, fanno da sprono (non bisogna solo imparare cosa fare, è importante anche apprendere cosa NON fare). E’ comunque doveroso evidenziare il progressivo degenerare di questa cancrena sociale che ha trovato, riconosciamolo serenamente, un efficace humus nella grande madre rete, alias internet.

Per meglio tutelarsi dai subdoli richiami delle “cicale umane” è opportuno armarsi di diffidenza, raziocinio e capacità analitica, certo, non sono prerogative che si acquistano nei discount ma non è impossibile farle proprie. Torniamo a scuola e facciamo la prova del “9”, la “cicala umana” trasforma in vanteria il proprio disagio, la nullatenenza, l’incomprensione, l’astio nei confronti del benessere, l’odio verso chi costruisce… praticamente abbraccia la sublimazione dell’inconsistenza.

E’ relativamente facile “sfanculare” una “cicala umana” che stressa sul piano personale, basta aprire gli occhi e reagire, uscire dal suo piccolo mondo, il difficile è lottare contro quelle impegnate sul fronte politico, un territorio impossibile da bonificare.

Tullio Antimo da Scruovolo