Gli idioti, parliamone…

Protominidi dalle sembianze umane interpreti di una geometria esistenziale semi dinamica, statico coefficiente di penetrazione idrica a parte. Siano essi organizzati in branco o cani sciolti, rimangono sempre borderline rispetto al neoumanesimo. Tendono a opzionare la solitudine reale aggregandosi a sfollati virtuali per rivendicare istanze psico-decorative. Scorribandano  nell’imbuto cosmico ubriacandosi di analfabetismo funzionale, privi di barriere inibitorie, attivano la “sospensione volontaria della incredulità”, come se i giorni fossero pagine di un libro. Superfluo dividerli in sottospecie causa irrilevanza del range, tuttavia è possibile azzardare una focalizzazione delle specificità. Mi sembra tutto molto chiaro.

I CANONICI, facilmente individuabili grazie ad alcune peculiarità morfologiche, attaccatura dei capelli bassa, occhio vacuo, punte dei piedi convergenti e perenne sorriso beota stampato sul volto. Boccaloni genetici, assimilano e tramutano in inconfutabile verità tutto ciò che viene loro propinato, necessitano di figure totemiche e abbracciano cause che fanno rimpiangere la Santa Inquisizione.

GLI INFLUENCER, etichettabili come “esuberi”, trovano la propria ragion d’essere esclusivamente grazie all’esistenza degli idioti CANONICI, con i quali, per naturale sinapsi, danno vita a una anomala rivisitazione della mitizzata economia circolare.

I FASCIOFOBICI, icona culturale di riferimento Michela Murgia, autrice del “fascistometro (cervellotico test che per giorni ha sollazzato il web)”, Il loro mantra consiste nella pedissequa “fascistizzazione” delle spinte motivazionali che attivano il pensiero ostile. Peccato la millantata intellighenzia sia solo una proiezione, come gli intellettuali post moderni, menti abili a distrarre dalla verità, non a illuminarla. Chiara Ferragni, celeberrima titolare di una Cattedra ad Harvard (maddechè?), ha definito “di stampo fascista” il pestaggio assassino di Colleferro. Il sole delle opinioni sorge per tutti ma chi ha i soldi per pagarsi l’ombrellone farebbe bene ad approfittarne, per quanto possa essere mediaticamente conveniente lappare le terga alla sinistra. Anche Roberto Saviano ha additato la destra ma, stranamente, con toni pacati e sollevando dubbi, forse preda di un rigurgito di coscienza. Negli ultimi anni moltissimi episodi di cronaca nera sono stati perpetrati da giovani emuli, fratelli Bianchi inclusi, dei teppisti di “Gomorra”, mise, look, tatuaggi, postura e modus operandi, stesso calco. Quando iniziò la programmazione della fiction, Corrado Augias, uomo di altissima statura culturale nonché profondo conoscitore della comunicazione e dei costumi, ospitò Saviano in TV esprimendogli tutto il suo disappunto sul tangibile “rischio emulazione”, lo scrittore rispose grattando specchi e bucando l’acqua. “Gomorra – la serie” rende bei soldoni, se poi ogni tanto qualcuno combina disastri  imitando gli attori nel reale… chissenefrega, sappiamo chi incolpare moralmente.

…ISTI/ISTE, integralisti, fondamentalisti, negazionisti, terrapiattisti, complottisti, telefonisti, sessisti, sessiste, cacacazzisti, ecc. ecc. Degne di nota due pittoresche figure accomunate dalla accondiscendenza dovuta alla carenza da copula: i “femministi” e le “maschiliste”, cacciatori e cacciatrici con scarsa mira e frecce spuntate che anelano tuffarsi nel limaccioso stagno della voluttà. “Dattimi e prenditimi” (Brancaleone da Norcia).

ESEMPIO BASICO, come istigare e manipolare una massa di idioti strumentalizzando un evento insignificante… La perspicace vice Preside di un liceo a corto di banchi e sedie, intuisce che alcuni studenti e studentesse saranno costretti a seguire le lezioni in posizione del loto sul pavimento. Forte di ovvietà lapalissiana e saggezza talmudica, suggerisce alle femminucce di evitare minigonne e corrobora il concetto con: “ai prof potrebbe cadere l’occhio”. Apriti cielo, triccheballacche e cammellate, slogan femministi anni ’70 riesumati a colpi di pala e picco, come funghi spuntano avvocati legulei in difesa di non si coglie bene quale inalienabile diritto. I meme sulla dirigente impazzano e tutto il gregge belante si accoda seguendo il campanaccio sobillatore. Ordunque… la scuola è luogo sacro/Istituzionale meritevole di rispetto e, perché no, anche di timore reverenziale, non è un pub né una disco né uno scannatoio, un dress code decoroso non discrimina e non penalizza nessuno. Sulle liceali che provocano spudoratamente i prof, magari timidi e impacciati, letteratura e cinematografia ci sguazzano da sempre, non mi riferisco certo alle commedie di Pierino. Domanda: ci si presenta in classe con outfit e make-up da escort per esercitare un diritto, per esibizionismo da social o per paura di essere trasparenti? Dov’era tutta questa  folla caciarona e agguerrita quando Francesco Bellomo IMPONEVA alle borsiste dress code da mignotta?

MANDRIE E MANDRIANI, il futuro è un frumento che cresce lentamente ma inesorabile, quella in corso è una semina contaminata dal peggiore dei parassiti, il pensiero “politically correct”, silente, subdolo e strisciante, si acquartiera nelle nicchie dei sensi di colpa e della ipocrisia. L’indottrinamento finalizzato alla omologazione delle masse, allineamento al pensiero unico, nasce sempre con l’imposizione di tabù e la messa al bando del dissenso. La demolizione dell’identità genitoriale (gen. uno, gen. due), l’appiattimento e la negazione delle più elementari libertà fanno il resto. Il modo più rapido e incisivo per disseminare odio sociale è creare figli e figliastri e poi aizzare gli uni contro gli altri fingendo di volerli uniti. Il femminismo sessista e la palpabile eterofobia, avvalendosi dei protettivi dettami “politically correct”, demonizzano l’universo maschile per acquisire lo status di casta. Stessi parametri per il razzismo contro, i musulmani ci vogliono colonizzare, i neri ci odiano, quelli dell’est ci considerano polli da spennare ma noi dobbiamo trasformarci in bagasce pronte a soddisfare ogni loro richiesta, ovviamente pagando pure il salato conto.

DESSERT, Michela Murgia: “il termine Patria è maschilista, cambiamolo in Matria”. Il Ministro Franceschini ha deciso di mortificare il nostro patrimonio culturale e artistico per non urtare la sensibilità degli stranieri. Di cosa stavamo parlando?

Tullio Antimo da Scruovolo

 

Sintesi dell’intelligenza: stoccaggio, cernita, espulsione delle scorie.

Lo sosteneva con fermezza quel vecchio trombone di Freud: “gli opposti si attraggono e si compensano”, nutro riserve in merito ma penso sia doveroso evidenziare un passaggio chiave, indispensabile, cioè l’individuarsi, termine in auge: “localizzarsi”. Pratica che riesce meglio ai simili: “chi si somiglia si piglia”, con buona pace del citato Sigmund.

Ogni volta che partecipiamo ad affollati contesti ludici e non: feste, inaugurazioni, matrimoni, vernissage, magari funerali e quant’altro. Diveniamo inconsapevoli testimoni di “agganci” (non chiamiamole empatie) creati da occhi scafati che hanno imparato a decodificare e capitalizzare istinti primordiali. Anche nella calca… gay, lesbiche, presunte dive, maschi alfa, cougar e mammisti, Master e slave, alcolisti, tossici, ex galeotti, giargiana baccaglioni, cazzari faine, stronze genetiche, zoccole mascherate, predatori e prede, si sgamano in uno sbatter di ciglia. Lungo elenco, stringiamo il limone, vi è una categoria che non stabilisce contatti: gli “intelligenti”.

La definizione di “intelligenza” è, sostanzialmente, un artificio interpretativo, cito testualmente la Treccani: intelligènza (ant. intelligènzia) s. f. [dal lat. intelligentia, der. di intelligĕre «intendere»]. – 1. a. Complesso di facoltà psichiche e mentali che consentono all’uomo di pensare, comprendere o spiegare i fatti o le azioni …”. Ergo, la “intelligenza” non esiste, non nella sua applicazione pratica, reale (universo della informazione docet, per non parlare dell’istruzione), trattasi di opinabile convenzione selettiva ed elettiva. Il “gene” individuato avrebbe valore solo di fronte a una certificazione supportata in modo inconfutabile, cosa mai avvenuta tranne qualche “vittoria di Pirro”. Gli “intelligenti” non stabiliscono sinapsi nemmeno in un deserto, perché? Risposta inquietante: la presunta “intelligenza” è, di fatto, un impasto soggettivo tirato col mattarello di una oggettività figlia di un falso ideologico.

Cognizioni tecniche, conoscenza, cultura, malizia, furbizia, scaltrezza, cattiveria, perfidia, esperienza, percezione e, me lo si lasci dire, quel tirare a indovinare spacciato per “capacità di leggere dentro” (quando si azzecca il garbuglio con una botta di culo), sono elementi prosaici poco significativi per idolatrare quell’immenso caos chiamato “cervello”. Residenza ufficiale della “intelligenza”, evidentemente inquilina morosa, visti gli innumerevoli e pedissequi sfratti.

Un idiota che spara cazzate random è come un orologio rotto, due volte al giorno segna l’ora esatta, quindi, la sua, dovrebbe essere definita “intelligenza da voucher”, istintiva la connessione con le unità Aristoteliche (luogo, tempo, azione). Scapicollandosi nel tempo si arriva al più celebre aforisma di Andy Warhol: “quindici minuti di notorietà non si negano a nessuno”, pensiero meno “off topic” se abbinato alla sua frase famosa numero due: “la bellezza è già intelligenza”. Teoria che mette in discussione convinzioni millenarie, la “intelligenza” è mente oppure immagine, elaborazione o carne?

Come non menzionare William Blake: “la strada dell’eccesso porta al palazzo della saggezza”, se è “intelligenza” la bellezza, figuriamoci la saggezza, mi si perdoni il cinismo ma il più delle volte la strada dell’eccesso porta al camposanto, quando gira bene finisce nel cortile di una comunità di recupero. In un mondo che spesso confonde la cultura col nozionismo, c’è poco da meravigliarsi se in tanti faticano a distinguere la “intelligenza” codificata dalle flatulenze della genialità demente.

Quando ero ragazzo una donna matura mi disse: “noi femmine siamo più intelligenti dei maschi perché abbiamo il sesto senso”, lì per lì feci mia questa leggenda metropolitana, paesana, borgatara e condominiale ma, in tutta sincerità, impiegai ben poco a rendermi conto che se le donne si scrollassero di dosso questa stupidaggine, vivrebbero molto più serene. Evidentemente serve a poco visto che, prima o poi, tutte finiscono nella “pauta” dell’ansia e del tormento, angoscia e martirio sentimentale, il vittimismo è forse espressione di “intelligenza”? Mastodontica contraddizione in termini.

Noi siamo semplicemente mammiferi che hanno sviluppato una blanda forma di “intelligenza” negativa (lo scrivo da sempre e mi piace ripeterlo), così non fosse non devasteremmo la natura né faremmo nostro il concetto di prevaricazione, presunzione e prepotenza. Come è possibile considerare “intelligente” una specie che macera nella logica del dominio, del possesso e della tirannia, del finto acculturamento e della imposizione finalizzata a interessi di bottega?

Probabilmente la famigerata “intelligenza” consiste semplicemente nel conoscere se stessi e nella capacità di interagire e interpretare il resto del mondo seguendo regole non scritte, cosa scomoda e di difficile applicazione, meglio omologarsi e diventare “pedine” col sogno di far “dama” per poter fagocitare i più deboli. Locuzione latina: “Risus abundat in ore stultorum”, flebile segnale di riconoscimento, gli “intelligenti” non ridono mai, come i nerds, sfigati per antonomasia. Mi risulta esistano individui che fanno test on line a pagamento per quantificare il “QI”, obiettivo: tatuarsi il punteggio ottenuto. Gli stessi che per scegliere un nome estroso da affibbiare ai figli (rovinando loro l’esistenza) sfogliano il catalogo Ikea.

Pietra di paragone… Consultando testi di settore redatti da psicologi e terapeuti si attiva l’interesse, la percentuale di pazienti in analisi che svolgono lavori manuali (muratori, carpentieri, fabbri, imbianchini, ecc. ecc.) è irrisoria rispetto a quella dei preposti a mansioni di concetto. Non è una questione economica, un bravo artigiano che si è costruito un portafoglio clienti degno di nota, guadagna molto più di un capo ufficio e di un manager di prima fascia. Delle due l’una: “lavorare sudando rafforza gli equilibri psichici, oppure sono in troppi ad aver sbagliato nello scegliere tastiera e mouse anziché un utensile?”. Anche qui la “intelligenza” non ne esce vincente, antico adagio conifero: “braccia rubate all’agricoltura”.

Il genere umano è talmente coglione da usare la millantata “intelligenza” per creare la “intelligenza artificiale”, siamo nel cuckoldismo, anzi, direi nella triolagnia galoppante. Quando le automobili non avranno più bisogno di essere guidate, quando gli elettrodomestici si attiveranno da soli, quando lo scarico del cesso stabilirà autonomamente se trattasi di minzione o defecazione, quando l’armadio connesso sceglierà l’outfit in base alla temperatura e alle esigenze programmate… gli umani potranno passare molte più ore della loro vita a scrivere minchiate sui social e su whatsapp. Orrore e raccapriccio uscire di casa e imbattersi in individui che si estraniano dall’habitat deambulando con lo smart in mano, rapiti da chissà quale irrinunciabile e vitale conversazione. C’è poi la galassia “app”, quelle insulse sono le più scaricate, anche questo è un termometro che misura la “intelligenza”.

Titolo e immagine sguazzano nelle paludi dell’amaro sarcasmo. Incorporiamo, depuriamo e poi scarichiamo il materiale di risulta ma tutto ciò non è “intelligenza”, è prassi lapalissiana. Stucchevole e grottesca la tendenza new age, quelli che una volta venivano qualificati come “intelligenti”, oggi (storia contemporanea) si auto-definiscono “intellettuali”, pietra miliare di polistirolo! La “intelligenza” è un dogma religioso o forse semplicemente un rarissimo terzo occhio capace di vedere ciò che ad altri sfugge?

Tullio Antimo da Scruovolo

Tra moglie e marito… l’influenza del partito

Sul marciapiede, davanti alla sede di zona del partito, Ignazio fumava “tirando” lunghe boccate in rapida successione, una diffusa consuetudine dall’entrata in vigore della legge anti-fumo, immerso nei suoi pensieri guardava il mondo senza vedere niente. L’avvicinarsi di un ticchettio lo riportò nella realtà, si girò e la vide, quasi non la riconobbe. Laura, segretaria della sezione, si avvicinava con quell’incedere tipico di chi è in ritardo ma lei era in anticipo, la sua finta fretta tentava di mascherare una istintiva reazione all’imbarazzo che provava nel farsi vedere dai compagni in abbigliamento femminile, quasi civettuolo, loro erano abituati ad un look mascolino, pratico, pantaloni, golfini o camicette accollate, scarpe basse e trucco zero.

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Gli “illuminati”…

Gli schiavi di De Benedetti, pur di assecondare il volere del PADRONE, hanno preso a deambulare nelle buie catacombe della demenza autodistruttiva, da tempo siamo giunti al parossismo, prevedibile deriva tragicomica di una seriosità totalmente estranea agli stessi imbonitori. Natalia Aspesi, una 82enne che probabilmente ha passato la vita ad invidiare ed odiare la bellezza e la statura professionale di una sua coscritta, tale Oriana Fallaci (una giornalista/scrittrice di livello Mondiale), è arrivata a scrivere che: “il gruppo L’Espresso-La Repubblica usa la mercificazione del corpo femminile per poter incassare i soldi sufficienti in modo da pagare gli stipendi ai propri giornalisti che lottano contro la mercificazione del corpo femminile”… non è uno scioglilingua, è l’ennesimo ossimoro che ha come colonna sonora il grattar delle unghie sugli specchi. Continua a leggere