Quando il sesso diventa clausola sindacale…

 

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Procopio e Adalgisa sono sposati da 25anni, un dignitoso galleggiare sulla monotonia, per opporre resistenza all’oblio dei sensi e arginare la crudeltà anagrafica, hanno tacitamente concordato di fare sesso ogni sabato pomeriggio, niente lavoro e figli fuori casa. Location standard, camera da letto, serranda a metà, posizione del missionario sotto le lenzuola per rimembrare pudori adolescenziali. Procopio procede in un meccanico andirivieni tenendo la fronte sul cuscino, ha la mente impegnata nell’individuare sei numeri potenzialmente vincenti da giocare al superenalotto, Adalgisa fissa il soffitto notando piccole scrostature, accidenti, è di nuovo ora di imbiancarlo. Dopo circa tre minuti decide di sensibilizzare il marito infliggendogli una feroce botta di libidine: “Procò… sbrigati a venire che devo andare a girare i ceci”…

Il sesso è come la pecunia, priorità assoluta quando scarseggia ma ove abbondi diviene facezia, per alcuni è una mensa aziendale, sfama il minimo indispensabile senza mandare in delirio palato, panza e valori sentinelle della salute , un file temporaneo non degno di essere salvato. Nel momento in cui l’umanità si desterà dal fuorviante torpore sottoscriverà, senza remore né tentennamenti, la ricollocazione del sesso nella sua dimensione reale, un giro di boa che indurrà tantissimi a cambiare registro.

I remi che conducono in darsena la barca dell’accoppiamento sono di variegata foggia, una compilation di motivazioni ormai note anche ai più cristallini, per brevità espressiva e pigrizia analitica sono state raggruppate in quattro macro direttrici: 1) il sesso nobilitato dai sentimenti, 2) il sesso fine a se stesso, 3) il sesso investimento (dal mercimonio al mantenimento passando per carriere, regalie, contratti, elargizioni, favori e tutto il cucuzzaro della “genital-economy”), 4) il sesso strumento di ritorsione e/o gratificazione (vendetta, ripicca, competizione, invidia, rinvigorimento dell’autostima, vanità, egocentrismo e avanti tutta saltellando dalle molle al lattice). Nulla da eccepire ma ci vediamo costretti, nostro malgrado, a rilevare una madornale omissione, l’elenco è monco, incompleto, gli autori non hanno avuto l’ardire di includere il movente più diffuso in assoluto: 5) il sesso praticato per “obblighi sindacali”.

Ipotizzando che ogni giorno nel mondo vengano consumate un miliardo di copule (indicativamente), non sarebbe affatto inverosimile affermare che gran parte di queste siano dovute al punto “5”. Il “sesso sindacale” è una forca caudina che tende ad assoggettare i soggetti, maschi e femmine, impelagati in relazioni stabili, restyling dell’ormai obsoleto “dovere coniugale”. Nei “menage quaresima” capita, inevitabilmente e più di quanto si pensi, di dover immergersi nella accondiscendenza sessuale, non che la cosa corrisponda esattamente a un cilicio ma potrebbe divenir tale qualora si ripetesse pedissequamente solcando il confine della amorevole accettazione. Lanciamo una ciambella di salvataggio rispolverando un vecchio detto popolare ma ever green: “mangiare, bere, chiacchierare e scopare… basta incominciare”.

Se interpretato, vissuto positivamente, il “sesso sindacale” diventa una giostrina per bambini, poco esaltante farsi un giro ma l’importante è che il/la pupo/a la smetta di scartavetrare il cervello con lagne e musi lunghi. Quando assume tinte e toni di una via crucis sono “bitter cocks”, in tutti i sensi, non solo in quello metaforico. Una problematica discriminante, alle femmine è sufficiente ripassare le vocali ad alta voce, ai maschi, quando “Geppetto” fa lo gnorri, non basta tutto l’alfabeto, con tanto di j, x e y annesse. E’ qui che la storia si fa acida, le sceneggiature d’emergenza giungono in soccorso e l’alcova si popola di aitanti stalloni e avvenenti donzelle, quelli/e con la coscienza appesantita da extra budget sono agevolati/e. Dovessero materializzarsi le fantasie rincorse durante il “sesso sindacale”… ogni coito si trasformerebbe in seduta orgiastica.

Si consiglia di non ascoltare consigli nè adottare controproducenti tecniche comportamentali per sottrarsi al “sesso sindacale”, procrastinandolo a oltranza si innescano pericolose reazioni a catena, negarsi aumenta esponenzialmente l’altrui desiderio fino alla esasperazione. Il “sesso sindacale” è altresì un efficace rilevatore di fedeltà/infedeltà, le repentine oscillazioni (quando subisce cadute verticali oppure viene concesso con insperata nonchalance) addrizzano anche le antenne.

Non che mi diverta a demolire luoghi comuni (bugia) ma tant’è, la gag dell’uomo in costante Priapismo e della donna in perenne emicrania pare sia una verità parziale,  inoltrandosi negli “anta” il calo di desiderio maschile entra in contrasto con  l’impennarsi di quello femminile. Da ciò si evince una inversione di tendenza, raggiunta una certa età il “sesso sindacale” diventa “patata” bollente per gli ometti in avvilente disarmo. Il celeberrimo, prosaico: “Antò… fa caldo”, viene sostituito da un altrettanto prosaico: “Filomè… damme tregua”.

Tullio Antimo da Scruovolo

Il matrimonio e le “corna biodegradabili”…

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”Di oltraggio (il matrimonio) in oltraggio (l’adulterio) non sorse altro che oltraggio (la copulazione) eppure il violatore matrimoniale  della matrimonialmente violata non era stato oltraggiato dal violatore adultero della adulteramente violata.” James Joyce

Non è nel mio stile usare una citazione come ouverture di un post ma in questo caso, visto l’argomento, ho ritenuto opportuno fare una eccezione. Il matrimonio è uno strano itinerario che si inerpica per impervi sentieri pieni di rovi infestati da fastidiosi insetti, una via crucis che dà fondo a tutte le buone intenzioni portate in dote nel baule del corredo. Ciò che veramente è vissuta come l’unica, vera iattura, è quella tagliola chiamata “corna”, il tradimento, venir meno al giuramento di fedeltà, tuttavia anche qui è un crescendo Rossiniano, mi riferisco agli Stakanovisti del perdono: “maddai… una scappatella si può anche perdonare, l’importante e che non ci siano di mezzo sentimenti. Come? C’è dentro fino al collo? Avrà la mente temporaneamente obnubilata, con la mia comprensione tornerà in senno. Che dici? Vuole fare le valige e andarsene? Vedrai che tornerà, non può vivere senza di me…”. Basta crederci.

Ci corre l’obbligo fare alcuni distinguo tra maschietti e femminucce, l’uomo “farfalla” tradisce quando se ne presenta l’occasione, magari anche durante il viaggio di nozze, per lui è una sfida con se stesso, una bolla sessuale autonoma, totalmente staccata dal matrimonio, un maschio “dovere” lucidamente folle nella sua naturalezza, spontaneità. La donna che si reca all’altare con la giarrettiera della fedeltà ci mette mediamente 10/15 anni prima di passare all’autocertificazione di zoccola consequenziale (per una woman che tradisce è fondamentale avere una giustificazione/motivazione). Secondo le statistiche il cambio di rotta coincide con una serie di elementi: 1) figliolanza cresciuta, 2) bisogno di bilanciare l’attapirante sfiorire della bellezza attraverso conferme, 3) forti pulsioni sessuali non più reprimibili, 4) rivalsa, 5) fattore X (il “fattore X” varia da donna a donna e dipende da un ventaglio di situazioni che vanno dalle amicizie al lavoro, dalle frequentazioni hobbistiche a quelle in rete, dalla posizione sociale alla maturazione intellettuale, dal bisogno di rivitalizzarsi attraverso la trasgressione all’essere trendy, ecc. ecc.).

Le “corna” più interessanti, a livello analitico, sono quelle “biodegradabili”, inermi, tanto per capirci, quelle che non rovinano matrimoni, non devastano menti, non sputtanano e sono gestibili senza logorii, potremmo definirle “spurghi fisiologici compensativi”, non inficiano minimamente affetti e unioni, addirittura pare abbiano poteri terapeutici subliminali. A fare da contrappeso c’è l’inibizione di copule performanti da talamo, quando si pratica per venti anni “sesso normale (altrimenti detto vanilla)” col coniuge, proporre o sentirsi proporre numeri da circo potrebbe essere destabilizzante. Un marito poco fantasioso, così come una moglie freddina, qualora dovessero fare un improvviso “salto della quaglia” in materia di sesso, creerebbero una serie infinita di paranoie, dubbi, sospetti, convinzioni poco lusinghiere e angosce tremende. Scoprire di essersi coricati per lustri con una persona che non si conosce intimamente, manderebbe in malora tutti gli equilibri consolidati, i progetti, le certezze acquisite. Meglio lanciarsi in vortici esterni.

Quando non si ha nessuna intenzione di abbandonare il coniuge né demolire l’armonia famigliare ma si decide comunque, sono i casi più frequenti, di assaporare altrui mense, le “corna biodegradabili” vengono vissute (da chi le fa) come “test zone”, sperimentazioni, momentanee ubriacature facilmente smaltibili, innocue parentesi ludiche. Sempre non sopraggiungano il figaccione di turno oppure la femme fatale in grado di mandare “ai pazzi” chiunque. Ed eccoci in un altro territorio affascinante, le strategie adottate da mariti infedeli e mogli fedifraghe per evitare di farsi travolgere dalla grandine dei sensi e dall’amore sconvolgente. Quante volte abbiamo sentito dire: “no, no, no… per carità, se mi capita qualche occasione posso anche non tirarmi indietro ma… appena mi rendo conto che mi piace un pizzico più del dovuto… tronco subito, io ci tengo alla mia famiglia”. Teoria cinicamente razionale ma anche mortificante, quindi di difficile attuazione, soprattutto considerando il fatto che quando ci si interroga sul rischio di innamorarsi lo si è già, a tutto tondo.

Tempo fa mi capitò tra le mani un opuscolo, chiamiamolo “manuale”, il titolo era una roba tipo (più o meno): “come tradire senza essere sgamati e senza farsi coinvolgere”. Devo averlo perso in qualche trasloco e quindi mi tocca attingere dalla memoria, a parte le solite banalità come l’evitare tresche con colleghi, condomini, abitanti del circondario, negozianti frequentati abitualmente, amici/che di parenti e conoscenti, mariti o mogli della compagnia, avventori/trici dello stesso bar e via andando (praticamente bisognerebbe tradire con soggetti incontrati occasionalmente, fuori zona e possibilmente il giorno prima che partano definitivamente per l’Australia). Ricordo che c’erano anche capitoli sulle tecniche comportamentali e sulle metodologie da “sgancio”. Mi fece sorridere quella dell’assillo, il/la vostro/a amante temporaneo comincia ad essere invadente? Bene, non dovete glissarvi, tutt’altro, attivate la strategia dello “stress psicologico”, subissatelo/la di dichiarazioni d’amore prospettando un futuro in una baita isolata sui monti, una decina di bambini, capre da mungere e terra da zappare, completamente isolati dal mondo, senza elettrodomestici né canali di comunicazione, calli, fatica e stenti… in nome dell’amore puro. C’è da scommetterci che funzioni, sempre non siate così sfigati di beccare il/la aspirante eremita, ipotesi remota ma non impossibile, sarebbe proprio il massimo dei minimi. Il mondo dell’editoria è popolato anche da furbacchioni che mettono insieme pane e mortadella con simili genialate, humus per boccaloni sprovveduti.

Verrebbe da dire che se proprio si vuole raffreddare fuori casa qualche momentaneo bollore, sarebbe meglio rivolgersi a una escort oppure ingaggiare uno gigolò, prestazioni garantite, ottimo rapporto qualità/prezzo, paranoie zero, niente strascichi e poi la sera… in pizzeria con tutta la famiglia a progettare un week end sereno e felice dichiarandosi amore eterno.

Tullio Antimo da Scruovolo

Chi ha paura delle donne???

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Tra i chiassosi baracconi delle giostre spopola una nuova attrazione, fantasioso restyling del “castello fantasma”, all’interno non ci sono più mostri, zombi, streghe orripilanti e vampiri assetati di sangue,  babau esodati per essere rimpiazzati da donne bellissime che ammiccano lascivamente in abiti succinti e lingerie da bordello. Proprio così, pare che niente terrorizzi gli uomini più delle donne “liberate”. Dopo la grande illusione della fase “A”: “è sempre la donna che sceglie”, si è passati al finto “vittimismo aggressivo” della fase “B”: “gli uomini hanno paura delle donne”. Mi sono sempre chiesto a quale mulino porti acqua un fiume che scorre in senso inverso, è sufficiente osservare con attenzione la questione per rendersi conto del caos cronologico che impera.

Innegabilmente per millenni gli uomini hanno guardato con circospezione alla sessualità femminile,  vissuta sempre come elemento potenzialmente destabilizzante da tenere sotto controllo, gestire, reprimere. Regole, codici e soluzioni anche estreme (basti pensare alla infibulazione e alla clausura coatta) hanno espresso un maschilismo puerilmente preventivo, voluto soprattutto dalle tre grandi religioni monoteiste. La verginità considerata dote primaria per maritarsi serviva, in teoria, a costringere una donna ad accoppiarsi con un solo uomo per tutta la vita, eliminando così deprimenti valutazioni comparative e alimentando il machismo da taverna. C’è poi la questione dell’onore, l’onorabilità di una famiglia era minata sia nel senso orizzontale che verticale, il fatto che l’utero estroverso di casa fosse mamma, sorella, moglie o figlia non faceva differenza alcuna, in questo si coglie una profonda contraddizione, se l’onore aveva tutta questa importanza perché lo si è convogliato in scrigni così fragili??? Padri, fratelli, mariti e figli erano responsabilizzati in egual misura, l’onore comportava l’onere di sorvegliare la “virtù”. Lo diceva anche Baudelaire: “maledetto sia quell’uomo che per primo ha mischiato le cose dell’amore con le cose dell’onore”. Non scordiamoci gli aspetti folcloristici vincolati ai costumi del territorio, ad alcune neospose madri e zie suggerivano di simulare l’orgasmo (una moglie “freddina” induceva il marito a cercare altrove gratificazioni alla propria virilità), ad altre consigliavano di reprimere l’orgasmo (una moglie eccessivamente “calda e vogliosa” creava gelosie e ossessioni). Le donne moderne hanno da tempo risolto questo rompicapo, con alcuni fingono, con altri si controllano e con altri ancora si liberano.

Ciò che ho scritto sono dati diffusi da sondaggi dichiarati attendibili, senza generalizzare, pare che moltissime donzelle tendano a contestualizzare il sesso alla relazione, viverlo in modi diversi.  Gli uomini, molti, soprattutto nei primi incontri, seguono stereotipi comportamentali mirando a una buona valutazione, le donne sono più attendiste e comunque ancorate a giustificazioni che vanno oltre i luoghi comuni. Una prestazione mediocre rende l’uomo mediocre, la prestazione mediocre di una donna è imputabile all’uomo in quanto incapace di trascinarla nel vortice dei sensi. Sì, certo, esistono donne “cougar” che amano prendere le redini in mano ma queste sono ancora numericamente insignificanti a livello statistico, comunque non spaventano affatto. Nella sostanza il sondaggio dice che una donna particolarmente attiva sul fronte scopereccio (marito, amante fisso e frequenti carpe diem), tenda a darsi in modi diversi, cosa che ritengo comprensibilissima. Elemento determinante è anche l’età ma qui entriamo nel territorio della chimica e delle rivalse personali e sociali.

Contrariamente a quando urlato dalle attiviste “fase B”… Non credo che i giovani leoni abbiano paura delle leonesse, fossero queste anche in carriera, realizzate, vincenti ed economicamente indipendenti, nemmeno penso che l’effetto domino, sessualmente parlando, prodotto da tali condizioni sia un problema, al contrario, per la maggior parte degli aspiranti mariti neofiti l’incubo più ricorrente è proprio quello di sposarsi una donna da mantenere. Quella di temere il gentil sesso è una diceria che nasce dal disagio di una generazione, forse due, comunque siamo alla terza se partiamo dalla genesi della “liberazione”. Oggi è venuta meno la necessità di continuare a investire su quella morale di comodo che ha caratterizzato le unioni del passato. Evoluzione che ha decretato il crollo del maschilismo di vecchia concezione, siamo in una fase certamente ancora un po’ confusa ma all’orizzonte si intravedono nuovi dettami. Oltre il molo ci attende la  rivalutazione della fiducia e quindi il conseguente crollo delle maschere e dei ruoli precostituiti, intendo quella fiducia liberatoria fondamentale per vivere appieno anche i piaceri complici delle pulsioni più intime, inconfessabili. Quando tutti vivranno la fedeltà come scelta e non come obbligo, quando uomini e donne capiranno che scoparsi tutto quello che passa davanti non è sinonimo di libertà né di appagamento, quando tutti vivranno il rispetto come chiave di lettura della vita e, me lo si lasci dire, quando le donne smetteranno di copiare gli aspetti più beceri degli uomini… Cesseranno diatribe, contrapposizioni, ostilità. “Un uomo che scopa tante donne è un vincente, una donna che la dà a tanti uomini è una puttana”, irritante codificazione dura a morire, non la si elimina trasformando le puttane in “vincenti” e nemmeno i vincenti in “puttani”.

Poco solida la teoria che vede nella determinazione sessuale delle donne la causa del proliferare dei gay, l’omosessualità è sempre esistita, esattamente come il piacere femminile, la “liberazione” dai due ghetti è stata quasi contemporanea. Tendenze omo e bollori del sesso “debole”, hanno convissuto per secoli reclusi nel braccio della vergogna. Gli Uomini non hanno paura delle donne, non più, ce l’avevano un tempo. Attendiamo con curiosità l’imminente arrivo della fase “C”,  probabilmente il prossimo slogan sarà: “per le donne la cosa più importante è l’amore”. Le leggende, metropolitane o bucoliche che si voglia, sono percorsi circolari, non portano da nessuna parte e il paesaggio è sempre lo stesso.

Tullio Antimo da Scruovolo