Il vento di primavera…

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Non conosco la ragazza in foto (immagine scaricata da facebook), sicuramente incarna il prototipo di un futuro lindamente ambiguo ma non la definirei adultescente, piuttosto un architrave concettuale che va via via consolidandosi, chiamiamolo “specchio dei tempi”. Dando per scontato (proviamoci) che trattasi di foto “rubata”, quindi naturale… è pieno giorno, ha il passo spedito, la tazzona di caffè in mano, probabilmente si sta recando sul posto di lavoro, i colleghi attendono alla finestra con ansia il suo arrivo.

Da un punto di vista antropologico, evolutivo, vien da pensare che siano giunti al tramonto gli orpelli, le sovrastrutture, i coadiuvanti che, seppur cangianti nei secoli, hanno fatto da contorno e supporto alla bellezza femminile. Al bando il reggipetto, con o senza ferretto, al bando l’indiscreto perizoma che si infila negli anfratti più intimi creando disagi e malumori nei momenti meno opportuni, al bando barriere storiche come sottovesti, body blindati e short contenitivi.

La neanche tanto bella ragazzotta in foto demolisce, suo malgrado, un universo commerciale, di sicuro non dilapida capitali né arroventa la mastercard in negozi di intimo femminile. Molto più probabilmente alimenta la commercializzazione di accurate cerette, cremine e trattamenti ammorbidenti, idratanti, piallanti, vellutanti, light e magari pure vegani (famigerate alghe). E’ notorio, i pori devono respirare, anche quelli delle mammelle e del monte di venere, altrimenti detto “cameltoe”, non pensavo fosse così diffusa l’asma epidermica. Nell’era dei gruppi ottici led ci si adegua, l’ultimo baluardo della libidine è l’ascella.

Domanda ovvia, cosa spinge una donna ad andare in giro con un out-fit così minimalista? Le risposte sono molteplici… 1) è tirchia, 2) è esibizionista, 3) è vittima di precoci scalmane, 4) è una frettolosa che non ama i preliminari, 5) è avvezza alle quickly da scrivania, 6) si veste al buio mentre ancora sonnecchia, 7) ha fatto un voto, 8) soffre di allergie, 9) ha perso una scommessa, 10) è zoccola.

Facciamo i seri… quando l’universo femminile esce (dovrebbe essere una importante conquista) dal porto del maschilismo, finisce (per fortuna non sempre) col perdersi nella deriva degli eccessi, le ostentazioni, le provocazioni e le finte ingenuità trasformate in discutibili performance, condiscono la pignatta del: “non faccio niente di male”, “voglio sentirmi libera”, “me ne frego di quel che dicono gli altri”. Bella compilation di balle cubiche.

La pubblica morale è suddivisa su due fronti: A) quella bacchettona impositiva, B) quella misteriosa e conturbante, accattivante, carburante della libido, elemento essenziale. Scartiamo tranquillamente il punto “A”, quando una “femmina” ammorba il piacere maschile sacrificandolo in nome di una “proposta” estetica non richiesta, nega la propria natura, i dovuti finti misteri e la propria essenza, dissolve il proprio fascino, ceneri buttate nell’oceano.

Ha senso contrapporre al feticismo maschile, quello che ama la lingerie (imparare a slacciare un reggipetto in pochi secondi), i collant, le autoreggenti, il reggicalze, le mutandine versione “mura di troia” da scavalcare e abbattere sentendosi un “Ulisse”… una nudità palese che pare essere uno scampolo di magazzino??? E’ forse un esercizio del potere “guardare ma non toccare”??? Che senso ha??? E’ come vendere le stufe in Africa oppure i frigoriferi in Alaska.

La valorizzazione del proprio “IO” non è MAI figlia di scorciatoie né di sommari e superficiali arroccamenti, “alternativi” o “controcorrente” che siano, spesso emotivo/difensivi, la valorizzazione del proprio “IO” è sempre frutto di un percorso interiore, articolato, difficile, metabolizzato, introspettivo. Parrà strano ma la cosa più difficile da capire nella vita è ciò che si vuole, non solo, ancor più complicato è tracciare il planning operativo per ottenerlo, andare a tentoni o improvvisare non fa germogliar fiori.

Tullio Antimo da Scruovolo

Essere o apparire, questo è il dilemma…

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Da settimane, probabilmente mesi, sui canali televisivi impazzano due stucchevoli televendite, parità dei sessi onorata, una si rivolge alle femminucce e l’altra ai maschietti. La prima reclamizza un leggins miracoloso capace di alzare flaccidi culi (anche quelli talmente bassi da puzzar di piedi), eliminare panze pendule, rendere tornite e slanciate gambe tozze, insomma… infilarsi in questa invenzione “esclusiva” è un po’ come immergersi nelle acque di Lourdes. Anche le racchie potranno passeggiare godendo dei fischi di apprezzamento emessi dai muratori sui ponteggi. La seconda “irripetibile” offerta ha come target l’universo maschile, quello pigro, accidioso, maccheroni-dipendente, quelli che considerano attività da palestra scacchi e dama, i pantofolai che vivono come maratone il deambulare dal letto al divano e viceversa. Bene, per questi “ozioman” è stata creata una maglietta magica unica al mondo, una t-shirt che, come per incanto, elimina la ciambella da birra, le maniglie dell’amore, le sacche di lardo che si formano sulla schiena, evidenzia pettorali inesistenti, rende le spalle possenti e trasforma toraci cilindrici e/o a pera in accattivanti e atletici triangoli. Alla befana e babbo natale ho smesso di credere quando ero ancora bambino ma qualora fossero veritiere le decantate peculiarità dei due prodotti… la cosa sarebbe di gran lunga peggiore di una bancarella da fiera paesana gestita da un mendace imbonitore di lungo corso.

Non vi è niente di biasimevole nel valorizzare il proprio aspetto cercando di ridurre alla radice quadrata inestetismi/difetti ed elevare all’ennesima potenza eventuali doti estetiche, tuttavia ricorrere ad artifici posticci per stravolgere in modo significativo e ingannevole la propria esteriorità significa dare vita a una ipostasi, nella accezione figurativa rendere concreta, in apparenza, una fisicità astratta. Quando si vivono in diretta vere e proprie metamorfosi, quando si ha la sensazione di aver di fronte un/una mutante, il rinculo da shock è inevitabile. Gli indumenti che barano spudoratamente sono propedeutici alla castità assoluta, chi ha il coraggio di spogliarsi “scarcerando” massa grassa e budini molli dopo aver passato la serata a incassare complimenti sul proprio stato di forma??? Pensavo che i collant contenitivi versione “brasilian ass” e il reggipetto cinese fossero il non plus ultra.

Le angosce esistenziali possono essere interpretate in due modi: 1) “nel momento in cui ti vergogni di quello che sei perdi te stesso”, 2) “nel momento in cui ti vergogni di quello che sei dai tutto te stesso”. I concetti non sono affatto contrastanti, darsi totalmente significa anche perdersi e/o comunque rendersi vulnerabili ma è la capacità di trasformare la vulnerabilità in punto di forza che rende grandi i deboli, per lo meno i “deboli relativi”. Al contrario il bluff, il vendersi e proporsi per ciò che non si è, anche solo esteticamente, l’optare per l’apparire a discapito dell’essere… crea false sinapsi, i neuroni si trasformano in avannotti impazziti e prima o poi, inevitabilmente, tocca gettare la maschera e togliersi i costumi di scena.

Molti tentano di abbracciare la causa dello “apparessere” (crasi festival), ibrido impegnativo dagli equilibri precari che spesso inciampa nella tagliola/shameless, estenuanti e costose cure del corpo per essere apprezzati e valorizzati sul fronte della intelligenza e della bravura, pare un ossimoro ma non lo è. Vincente è colui/lei che riesce ad esprimere qualità intellettive estraendole da un corpo statuario.

La società moderna tende a selezionare il talento, laddove esista, nel tripudio della bellezza fisica, il cinema non partorisce più attori come Carlo delle Piane, Lino Banfi, Pippo Franco, Alvaro Vitali e altri “diversamente belli” magari impegnati in film d’autore, oggi sono tutti beautiful o pseudo tali. Nei reality non abbiamo mai visto né vedremo mai partecipanti fisicamente orrendi, anche i calciatori sono tutti belli, non esistono più quelli di una volta talmente brutti da costringere la Panini a ritoccare le figurine prima di metterle in commercio. Anche i palazzi del potere, della politica, valorizzano l’estetica, la nuova generazione di deputati, senatori e ministri è composta, diciamo tendenzialmente, da fighetti e fighette ansiosi di apparire e far passerella, ovviamente con l’aria contrita di chi ha mille cose difficilissime e impegnativissime da fare.

Mantenendo le giuste proporzioni: intelligenti/idioti, un mondo popolato da belli/e è certamente più gradevole ma se belle e belli sono quelli che una volta giunti a casa si tolgono leggins e magliette da illusionisti arieggiando macerie… ci correrà l’obbligo di ampliare il settore degli idioti.

Tullio Antimo da Scruovolo