Scoop… Fabrizio Corona si è stufato di stare in galera!!!

 

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Il caso Corona, ineccepibile dal punto di vista giudiziario, è uno dei pochi in cui si è applicata le legge alla lettera, “stranezza” che induce alcuni a leggervi eccessiva severità. Non deve stupire lo zelo con cui è stato giudicato l’ex paparazzo, deve stupire l’indulgenza che spesso si sostituisce alla dovuta intransigenza. Certamente fa specie vedere Corona dietro le sbarre e pendagli da forca pluriomicidi in libertà, aberrazioni di un apparato che non è certo Italica eccellenza ma questo è notorio. Lo strafottente giovanotto la dura condanna se l’è cucita addosso, come suol dirsi… s’è scavato la fossa da solo, difficile stabilire quanto sia dovuta ai reati commessi e quanto al suo atteggiamento irrispettoso tenuto nelle aule di giustizia. La magistratura è una casta potente che guarda i cittadini dall’alto, dall’olimpo, luogo sacro in cui è poco salubre fare lo sborrone. Passino le “Coronate” televisive ma adottare comportamento e linguaggio da camallo al cospetto dei giudici no, sono contesti in cui la forma conta più della sostanza.

Il delirio di onnipotenza è uno stato di trance che vaporizza la percezione del rischio, Corona ha commesso un errore imperdonabile, ha messo il piede nella pozza d’acido, il rompere le balle all’universo Agnelli e quindi finire sotto le grinfie del tribunale Torinese, non certo famoso per la sua clemenza, si è rivelata essere una cazzata fatale. Lo “scoopparo” ha gestito il suo rapporto con la giustizia come peggio non avrebbe potuto, non ha imparato nulla dal primo arresto, non ha capitalizzato l’esperienza, non ha capito di dover cambiare registro. La sua agenzia era componente attiva di una porcilaia mediatica che tramuta in denaro il percolato prodotto, uno squallido “sistema” diffuso in tutto l’occidente, l’ossessiva ricerca dello scoop, violando privacy e vampirizzando tragici eventi, ha costretto lo squalo Murdoch a chiudere la sua testata leader in UK. Del destino giudiziario di Corona poco mi cale, eventuale grazia, provvedimenti meno restrittivi oppure inflessibilità sulla pena, mi lasciano del tutto indifferente. Suppongo che qualora dovesse riacquistare la libertà impiegherebbe ben poco a tornare esattamente quello di prima, già nell’ovvio, immancabile e scontato tour televisivo post scarcerazione, magari sbaglio ma questo è irrilevante. Il suo “fascicolo” è comunque un ottimo spunto per scandagliare il “business dei cazzi altrui”.

“La colpa è di quelle persone impiccione e morbosamente curiose che comprano giornaletti scandalistici”, affermazione superficiale, semplicistica e riduttiva. I consumatori di “spetteguless” sono gli utenti finali di una elementare, seppur aggressiva e martellante, strategia di marketing.  Spora malata del deceduto divismo, quella golden age in cui i personaggi venivano mitizzati in una coltre di riservatezza e mistero, intoccabili, irraggiungibili, quasi irreali, per l’appunto… “DIVI”. Per sopperire economicamente all’estinzione del divismo si è effettuata una inversione a “U”,  abbattendo così le mura del mistero e spalancando le porte alla enfatizzazione della insignificanza quotidiana. Un gran bel salto (si fa per dire), dalla idealizzazione dei veri miti del passato alla condivisione della patetica trasgressione dei falsi vip contemporanei. Difficile, se non impossibile, identificarsi in mostri sacri come Rita Hayworth e Cary Grant, molto più semplice accostarsi a una sciacquetta qualsiasi che la dà a dritta e a manca per guadagnarsi una copertina, oppure a un cazzone di borgata che crede di essere Mickey Rourke solo perché ha mangiato e dormito a scrocco nella casa del GF per qualche settimana.

La fabbrica dei “vippetti” da scoop segue un planning operativo consolidato, si raschia il barile dei frutti periferici senza né arte né parte, li si porta alla notorietà effimera, a tempo determinato, come fossero yogurt con tanto di scadenza. Viene loro concesso un pass, anche questo temporaneo, per accedere a locali e feste in cui si incontrano avanzi del bel mondo, avanzi di casino, avanzi della nobiltà, calciatori in cerca di scalpi e border line dell’arte e della cultura. Qui scattano i raid dei vari Corona, nel caso in cui non si verifichi niente di paparazzabile… si inventa, si crea, si agevola, si prendono iniziative, si improvvisa senza ciurlare nel manico.

Ciò che giustifica la sete di pruriginose rivelazioni non è curiosità morbosa né bisogno di impicciarsi, non sempre, i tempi moderni creano nuove esigenze. Le “star yogurt” tritate dall’impietoso meccanismo interpretano, direi a loro insaputa, ruoli che molti fruitori metabolizzano come mappe comportamentali, manuali, vademecum, dettami da seguire, gesta da emulare. Nei casi in cui non si vivano le trasgressioni di terzi come modello guida, si sfrutta l’effetto alibi e l’alleggerimento dei sensi di colpa. Quando il “peccatone” commesso è simile a quello di tanti personaggi, diventa un “peccatuccio”. Nella sostanza, i giornaletti scandalistici, a prescindere dalla veridicità degli scoop, “normalizzano” la trasgressione degli anonimi, cosa che ha aspetti psicologici positivi ma negativi sul fronte sociologico. Aiutano a combattere i rigurgiti della coscienza ma stimolano tentazioni discutibili. Gli snob non trascurino un elemento chiave, giornali e programmi tv sono parametri essenziali per comprendere un popolo.

Tullio Antimo da Scruovolo

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Chi è contro la pena di morte???

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La pena di morte, una “extrema ratio” che crea schieramenti contrapposti non sempre forieri di convincenti argomentazioni. Ragioniamoci sopra.

Una stranezza che rilevo da sempre, non solo sul web… i nemici più agguerriti della pena capitale sono, quasi tutti, convinti e accaniti sostenitori dell’aborto. Presupposto base: il feto è vita. In Italia si pratica l’aborto selettivo, no, non quello di genere tanto in voga a Pechino e dintorni, mi riferisco all’aborto che seleziona la qualità del nascituro, quello che consente di eliminare feti che potrebbero trasformarsi in bambini handicappati. Chiamiamo le cose con il loro nome, un aborto di questa natura uccide, di fatto, un problema, un fastidio, un disagio, un pesante condizionamento futuro. Domanda: “come è possibile considerare questa pratica una conquista civile e, nel frattempo, definire incivile l’eliminazione di un individuo che ha seminato morte, disagi e sofferenze condizionando pesantemente la vita di intere famiglie, se non della società tutta???” E’ morale e civile negare la vita a un bimbo problematico ma è amorale e incivile interromperla a coloro che hanno distribuito morte a man bassa??? Se il diritto alla vita è inalienabile deve esserlo sempre, nel momento in cui si diversificano le interpretazioni ci si addentra in un ginepraio di contraddizioni. Mi lascia perplesso chi osteggia la pena capitale difendendo l’aborto selettivo ma non per una questione etica, attenzione, trattasi di una cartina al tornasole culturalmente preoccupante. Il doppiopesismo è la negazione dei diritti e della libertà, aborto, eutanasia e pena di morte sono sullo stesso piano, sempre non si voglia distinguere tra soluzione privata e collettiva, sarebbe un clamoroso harakiri.

La pena di morte evoca fantasmi come “vendetta”, “Stato killer”, “sopraffazione”, “violazione dei diritti umani”, “dittature” e via discorrendo. Non si ha paura di questa soluzione estrema in quanto tale, si ha paura di ciò che rappresenta, la legittimazione di un potere assoluto riconosciuto solo a Dio dai credenti, un timore spesso intinto nelle ideologie rese obsolete dallo sfrecciare della storia. Perché non provare a considerarla, anche solo per un istante e in totale serenità, come una “amara medicina sociale”, una “legittima difesa razionale”, la “eliminazione di cellule malate” pericolosissime per il bene comune. Le associazioni “contro” come “nessuno tocchi caino” hanno una visione unilaterale, faziosa, non di rado politicizzata, su quale logica accettabile e condivisibile si fonda l’impalcatura che mira a proteggere chi sbaglia a discapito di chi è nel giusto??? Ho citato più volte casi gravissimi ma diffusi invitando a riflettere su un punto cardine: i dispensatori di morte ce l’hanno il diritto di rimanere in vita??? Gli scafisti che hanno ucciso centinaia di profughi gettandoli a mare senza pietà, ce l’hanno il diritto di continuare a vivere??? L’ergastolo non garantisce niente, un detenuto può tornare a uccidere anche durante la detenzione (è già successo), può evadere e riprendere ad ammazzare (è già successo), può tornare in libertà per falle burocratiche o idiota clemenza e assassinare nuovamente (è già successo). Quale strato della coscienza si ribella alla eliminazione fisica di un terrore reale???

La giustizia Italiana è la vergogna del continente, la più costosa e la più inefficiente, questo è un Stato che ha ceduto pezzi di territorio alle mafie, è uno Stato in cui la certezza della pena è una utopia, è uno Stato che scarcera assassini, non è in grado di risolvere omicidi comuni, non garantisce alcuna sicurezza ai cittadini, non ha nessuna competenza investigativa, se la magistratura italiana non puntasse sulla delazione e sulle intercettazioni, le carceri sarebbe vuote ma questo lo si è detto più volte. La vera INCIVILTA’ consiste nel tenere liberi, protetti e stipendiati come manager soggetti che hanno compiuto mattanze, pendagli da forca che se la spassano a spese dei contribuenti. La vera INCIVILTA’ consiste nel pagare le tasse per far fare la bella vita chi ha ammazzato un figlio, un amico, un parente. La giustizia Italiana non necessita di inutili e blande riforme, servirebbe un ripensamento radicale dell’apparato, una struttura ex-novo elaborata ad hoc, finalizzata a porre fine a questa incivile indecenza, una giustizia in grado di garantire serenità ai cittadini onesti. Siamo poi così sicuri che in una ipotetica nuova macchina giudiziaria la pena di morte sarebbe un abominio???

Ho letto in giro riflessioni sul cosa possa passare per la testa di un boia pronto ad azionare la leva o di un condannato in procinto di morire, mi sono posto spesso questa domanda, me la sono posta e me la pongo anche quando i tg mandano in onda filmati in cui si vede il mirino di un aereo centrare l’obiettivo e poi far fuoco, magari su una scuola, su un ospedale… cosa pensa quel pilota nel momento in cui pigia il pulsante rosso??? Cosa pensa un killer della mafia che si appresta a compiere il suo 80° omicidio??? Cosa pensa una donna che si ritrova di fronte il suo aguzzino armato, magari scarcerato da un giudice “comprensivo”, pronto ad ucciderla??? Cosa hanno pensato prima di morire le vittime di Kaboto??? Ho colto anche considerazioni sulla evoluzione della pena di morte, dalla ghigliottina e dalle forche pubbliche si è approdati alle più discrete iniezioni letali, anche questo è vero ma è altrettanto vero che pure le società si sono evolute solo tecnologicamente e non civilmente. La situazione è peggiorata raggiungendo livelli non più sopportabili, nei tempi andati non si uccideva con la naturalezza attuale, non si conviveva con la barbarie attuale, i notiziari di cronaca non erano veri e propri bollettini di guerra come quelli attuali.

Non sono certo sul potere deterrente della pena capitale ma penso che un cambio di prospettiva possa incidere, un conto è sparare sapendo di ritrovarsi libero dopo poco tempo e un conto è premere il grilletto immaginandosi sulla sedia elettrica. Un dato statistico la dice lunga, anche i delinquenti dediti a droghe, alcol o comunque fuori di testa, tendono a non toccare il culo dei mammasantissima, consci, pur nel loro delirio, di finire in pasto ai porci. Evidentemente quando si ha una paura fottuta di morire il cervello si attiva. In Italia la pena di morte non c’è e non ci sarà MAI fin quando reggerà un barlume di finta democrazia, cosa che non ci impedisce di parlarne né di formulare ipotesi, anche per capire meglio le motivazioni dei contrari sperando escano da concezioni prestampate. In rete ho trovato un sondaggio, il 58% degli Italiani si dichiara favorevole, una valida motivazione per approfondire.

Noi Italiani non eleggiamo i giudici, non firmiamo loro deleghe, nemmeno veniamo consultati dal legislatore ma tutte le sentenze vengono emesse IN NOME DEL POPOLO ITALIANO, espressione ipocrita che evidenzia quanto i diritti dei cittadini si fondino sulla forma e non sulla sostanza, questo è uno slogan, se lo aggiungiamo all’altro… IN NOME DEL POPOLO ITALIANO NESSUNO TOCCHI CAINO, abbiamo gettato le basi per una società anarchica, non anarchia intesa come libertà bensì anarchia intesa come “logica del più forte”.

Vado a terminare riportando una domanda che ci accomuna: “che fare???”, pagherei profumatamente per avere in tasca una risposta illuminata in grado di fare scuola e risolvere il problema giustizia. Non basta portare una goccia a testa, non basta diffondere le nostre idee nei piccoli universi che gestiamo, purtroppo non basta. Qualche certezza credo comunque di averla: A) non possiamo immaginare una società futura migliore se non ci adoperiamo per rinvigorire alcuni valori nelle nuove generazioni, B) non approderemo mai a niente di buono se continuiamo a privilegiare i pochi danneggiando i tanti, C) chi sbaglia deve pagare un prezzo CONSONO ai disastri provocati, D) scrolliamoci di dosso l‘immenso carico di ipocrisia buonista e tollerante spingendo chi di dovere a rivedere la scala delle priorità sociali.

E’ irragionevole (eufemismo) pretendere una società fatta di soli diritti e indulgenza, è altresì irragionevole (sempre eufemismo) continuare a scaricare sulla società le responsabilità dei singoli, un alibi che non regge più.

Il primo male da combattere è questo: “ma alla fine… è appena uscito i-phone 6, i selfie vengono meglio… chissenefrega di tutto il resto…!!!”

Tullio Antimo da Scruovolo

Avanti un altro…

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Nelle valli e nelle pianure della martoriata Italia, ancora riecheggia il raglio Renziano che ha tenuto a battesimo il terzo governo illegittimo consecutivo, una compagine ministeriale che pare esser stata presa in blocco dal “circoletto casellanti autostradali di Firenze Signa”. Il giovin Matteo canta a cappella, lo fa tenendo una mano nella tasca dei pantaloni, non per disinvoltura da palco, no, semplicemente per prodursi in scaramantiche grattatine scaccia malocchi, macumbe provenienti da “parenti” politici e finti “amici” di partito. L’acido livore di Letta, la battuta del redivivo Bersani e la tutt’altro che spontanea genuflessione di Civati, impongo urgente stoccaggio di trecce d’aglio, gobbetti, corni e ferri di cavallo da piazzare in ogni dove, io ci aggiungerei anche l’acqua santa di Trapattoni, il sale di Wanna Marchi e le candele del mago Otelma. Sulla sponda apotropaica è sempre consigliabile aggrapparsi alla celeberrima locuzione latina: “melius abundare quam deficere”.

L’ex inquilino di Palazzo Vecchio è riuscito ad allocare le terga sulla “cadrega” più ambita grazie a un colpo di katana che ha trasformato in eunuchi i vecchi leader del PD. Come diceva Al Pacino nel film “Donnie Brasco”: “quando decideranno di farti fuori sarà sempre un tuo amico a fotterti, che te lo dico a fare”, Enrico Letta deve esserselo perso. In uno stormir di fronda, il Fonzie della Leopolda, è riuscito a fare l’esatto contrario di quanto proclamato a gran voce dopo le primarie farsa. Potere e gloria sono due vecchie bagasce gemelle immuni dal logorio del tempo, ammiccano oscene, ammaliano lascive, offrono goduria laida, attraggono in un modo che definire irresistibile significa eccedere in parsimonia espressiva. Un’accoppiata talmente arrapante da provocare pedisseque “eiaculatio precox” in ogni governo. Ce la farà il virgulto “chianino” a non farsi spompare in breve tempo come gli altri???

La colonna sonora del “Renzi show” è, per sillogismo, un vecchio successo di Cocciante: “Cervo a primavera”, le accorate performances oratorie del neopremier hanno spalancato le finestre delle stanze del potere, la mefitica aria radical chic è stata sostituita con una ventata di novello, rivisitato romanticismo politico. La stucchevole rapidità con la quale ha scalato il potere spodestando l’occhialuto tricoleso, ha prodotto un impatto emotivo sociale tale da far passare in secondo piano promesse/programmi sparate ad minchiam, sì ma con la giusta enfasi, l’ardore del neofita ha ben impressionato e sciolto ghiacci.

I problemi di questo Paese sono più strutturali che politici, 60milioni di Italiani si trovano nella stessa situazione dei due marò. Girone e Latorre sono stati “venduti” agli Indiani da Monti e Passera per difendere interessi economici privati di “compari” e “amici degli amici”, noi, Italiani tutti, siamo stati sacrificati alle logiche di una congrega chiamata “Eurozona”. Quando Renzi si scontrerà con caste, poteri forti e lobbie, finirà, inevitabilmente e inesorabilmente, col continuare a massacrare operai, impiegati, pensionati, commercianti e piccole/medie imprese. Esattamente come hanno fatto i suoi predecessori, il cancro non si cura con le aspirine, non saranno certo “contentini” insulsi a risollevare le sorti e il morale di un popolo.

Per cambiare veramente l’andazzo ci vorrebbe, ci vuole, una dose di coraggio tale da sconfinare nell’ardimento della incoscienza, sarà dura togliere ai magistrati quell’antidemocratico potere che li ha portati ad avere una totale deresponsabilizzazione, una totale impunità e un totale controllo sugli altri apparati istituzionali. Sarà dura “riumanizzare” banche, Equitalia e agenzie delle entrate, i suicidi a loro imputabili hanno raggiunto numeri da vergogna, sarà dura riportare la scuola a funzioni prettamente formative smettendola, una volta per tutte, di considerarla un ufficio di collocamento ove piazzare tesserati di partito. Sarà dura varare, con 40anni di ritardo, una legge adeguata e seria sulla immigrazione, sarà dura riappropriarsi di pezzi di territorio totalmente in mano alle mafie. Sarà dura smetterla di tagliare fondi a sanità, istruzione e sicurezza, sarà dura snellire la burocrazia ed eliminare “parcheggi” per trombati come le province e una miriade di enti “ciucciasoldi” affollati da amebe. Sarà dura porre fine a sperperi, sprechi e indegne mangiatoie, sarà dura mettere mano alla costituzione, ormai obsoleta, sarà dura emanare una legge elettorale in grado di dare a questa Nazione quella governabilità che non ha mai avuto. Sarà dura tranciare condizionanti e penalizzanti cordoni ombelicali ideologici.

Signor Matteo Renzi, mi permetto di darle due suggerimenti: 1) L’Italia è la patria dell’arte, della storia, un paradiso con circa 8.000 km di costa, monti, laghi e stupende risorse naturali, non solo, vanta eccellenze enogastronomiche di livello mondiale. Investendo grandi risorse sul turismo potremmo recuperare svariati punti di PIL e creare una infinità di posti di lavoro. 2) la legalizzazione della prostituzione produrrebbe un gettito fiscale di enorme portata, ingenti somme di denaro sottratte alla malavita che potrebbero essere reinvestite nel sociale. Si muova in queste direzioni, non faccia anche Lei il solito gioco della tre carte e dei vasi comunicanti, se non si creano nuove fonti, nuove risorse, nessuno, nemmeno Lei riuscirà mai a farci uscire dal pantano. Il benessere è un nostro diritto, non un vezzo/miraggio onirico, la Sua carica Le impone di darcelo, è un Suo dovere, un dovere primario, unico. Sia lungimirante e si ricordi che con un uovo oggi si risolve poco, con una gallina domani ci si sfama in tanti e per più giorni. Seppur attanagliato dallo scetticismo… mi impongo di sperare Lei faccia qualcosa di veramente innovativo. Mi stia bene.

Tullio Antimo da Scruovolo

Killer on the road…

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Il quotidiano “bollettino di guerra urbana”, diffuso dai media, ci aggiorna sul progressivo e inarrestabile degenerare di una società prossima a implodere su se stessa, tra i tanti recenti eventi di “nera” cito i seguenti: 1) un Ghanese prende a picconate, uccidendone due, cinque inermi e ignari passanti. 2) Un uomo sperona la ex convivente davanti alla caserma dei carabinieri e poi la rincorre per ucciderla, fortunatamente il tempestivo intervento dei militari scrive un finale positivo.

Esistono individui, chiamiamoli “umanoidi”, ai quali mancano alcuni anelli della catena evolutiva Darwiniana, bestie feroci assetate di sangue che in preda a istinti primordiali, scappano dalle “gabbie” grazie all’imperizia e alla dabbenaggine di uno “Stato guardiano” ubriaco di finta civiltà. Il Ghanese e l’aspirante femminicida non avrebbero dovuto essere dove si trovavano, il primo ha sulla testa un decreto di espulsione e il secondo numerose diffide emesse a seguito di svariate denunce, la pericolosità dei due “soggetti” è stata arginata solo con la burocrazia. Viviamo in un Paese assolutamente NON in grado di garantire sicurezza ai cittadini, cittadini considerati semplicemente “contribuenti da spremere senza ritegno”.

Se la società fosse, come dovrebbe essere, un complesso e perfetto meccanismo progettato per elargire serenità, benessere e un’apprezzabile qualità della vita…  i due tizi sopraccitati, unitamente a tanti altri, sarebbero considerati “pezzi di scarto”. E’ pacifico, fisiologico che in una popolazione composta da 60milioni di persone si creino sacche di follia, magari “anche” partorite dall’indigenza e dal disagio ma questa non può essere una giustificazione. Non mi interessa attaccar pezza sull’efficacia della pena di morte (chi va in giro ad ammazzare la gente a picconate non dovrebbe avere il diritto di vivere), se proprio non si vuole gettare in fonderia i “pezzi di scarto”, almeno si abbia il granum salis di metterli in condizioni di non nuocere. La vita è il bene più prezioso, è angosciante pensare che una qualsiasi testa di cazzo vagante possa togliertelo indisturbato seguendo criteri “random”. Inutile menare il torrone, se il Ghanese fosse stato espulso, intendo realmente, oggi avremmo due vivi in più.

Il fatto che gli Italiani non siano tutti bravi, tranquilli, onesti e discendenti diretti di San Domenico Savio, non autorizza la feccia del mondo a venire qui a farne di ogni… l’alto tasso delinquenziale extracomunitario (vedi popolazione carceraria), è dovuto a un lassismo legislativo assurdo, tortuoso, allucinante, politicizzato. Il dilagare dei femminicidi, quasi sempre preceduti da denunce, è causato da una incredibile interpretazione della logica “libertà/garantismo”. Cosa c’è di civile in tutto questo?

Il tipo che ha sparato ai carabinieri davanti a Montecitorio, tanto per gettare benzina sul fuoco, in qualsiasi altro Paese “civile” sarebbe stato “abbattuto”, in Italia questo è impensabile, qualora fosse successo, i componenti delle forze dell’ordine invece di essere premiati si sarebbero ritrovati alla gogna. Come ho detto più volte, il concetto di libertà/democrazia/civiltà è aleatorio, lo “spazio” di un cittadino finisce dove inizia quello degli altri, la linea di demarcazione è invisibile, teorica, non delineata, grottescamente e, spesso, beceramente interpretata.

Il livello di civiltà di uno Stato è dato dalla qualità dei servizi garantiti ai cittadini, nel nostro amato stivale non funziona niente, la sanità fa acqua, i trasporti provocano travasi di bile, l’istruzione è da terzo mondo, non esiste certezza della pena, non esistono leggi serie sulla immigrazione, i diritti dei cittadini sono sistematicamente calpestati dalle istituzioni, i politici mangiano a quattro ganasce, non ci è garantita nessuna sicurezza. Ognuno di noi potrebbe morire sotto i colpi di piccone di un clandestino “tollerato”. Siamo tutti Alessandro Carolè, siamo tutti Daniele Carella.

Tullio Antimo da Scruovolo

La Mandrakata mancata…

non ci ho pensato

Le recenti primarie del PD, al pari di un circo che sbaracca, hanno lasciato sul terreno pozzanghere di lacrime clownesche restie a vaporizzarsi sotto flebili raggi di sole dicembrino. In pochi hanno compreso, colto, sfruttato una occasione più unica che rara, rivoltare come un calzino la politica Italiana, non mi riferisco certo al programma di Matteo Renzi, per certi versi anche apprezzabile nel suo dovuto populismo impiegatizio, quanto all’esser divenuto, probabilmente suo malgrado, un potenziale Armageddon capace di distruggere contemporaneamente il Berlusconismo e l’antiBerlusconismo.

Qualora fossero vere le teorie che archiviano il sindaco Fiorentino come un “nemico costruito” per consolidare la leadership di Bersani (cosa improbabile in quanto arzigogolo bisognoso di neuroni da Formula Uno), l’aver perso il suddetto treno sarebbe cosa ancor più biasimevole. La responsabilità non si annida nel loft della sinistra bensì nella incapacità strategica del centrodestra. Se gli elettori non tesserati del PDL si fossero recati nei gazebo del PD, diciamo in massa e fischiettando con indifferenza, consegnando a Renzi una vittoria “Bulgara” al primo turno, oggi ci troveremmo ad arieggiare locali umidi e ammuffiti chiusi da troppo tempo, all’apparire della luce gli scarafaggi sarebbero scappati in preda al panico.

Una nomina a premier della coalizione mancina, ottenuta dal giovane Matteo con un pesantissimo consenso plebiscitario, avrebbe prodotto una infinità di agrément positive nonché tracciato una nuova direttrice politica. La “rottamazione” dei boiardi e gli innovativi criteri gestionali, sarebbero stati un giusto corollario alla svolta più eclatante, per la prima volta dopo venti anni, l’Italia avrebbe avuto uno schieramento rosso-sbiadito NON attaccato alla flebo delle rancide logiche antiBerlusconiane, logiche che ci hanno imposto un medioevo politico, mediatico, giudiziario. La pregiudiziale anti-Arcore ha bloccato riforme, leggi e provvedimenti necessari, importanti, direi fondamentali per i cittadini ma negati perché ritenuti favorevoli al Cavaliere. Danneggiare tutti per colpirne uno.

La vittoria del Toscano si sarebbe tinta con i colori del cambiamento, se non altro a livello di concreta speranza, quel cambiamento promesso da tutti ma realizzato da nessuno. E’ assurdo, incredibile, stucchevole, constatare che il centrodestra non abbia avuto l’acume, la lungimiranza, l’ardire di trasformare Renzi in un cavallo di Troia per radere al suolo le torrette nemiche e porre fine ad un braccio di ferro ormai arrugginito, anchilosato. Si chiamano: “vittorie reali mascherate da finte sconfitte”.

Il trionfo di Bersani è un passo del gambero, l’Onorevole Sangiovese ha tenuto botta perché spalleggiato, inettitudine dei “doppiopettisti” in carpione della destra a parte, dai potentati politici incanutiti ben lontani dalla sazietà, i famigerati, tetri, inquietanti “apparati”. Pierluigi è una grottesca rivisitazione di Penelope, ammicca ma procrastina, tesse e sfilaccia, si trascina aspettando notizie dal fronte opposto, attende di sapere se Ulisse/Silvio torni oppure no, nel mentre i Proci Vendola, Di Pietro, Casini e new entry Montiane come Montezemolo (ma che abbiamo fatto di male per meritarci questo?), sculettano lascivamente e sgomitano per acchiappare l’ala di pollo rimasta sulla tavola. L’Italia del cambiamento può attendere, che fretta c’è??? D’Alema non ha ancora finito di pagare la barca e Rosy Bindi ha già ordinato il BMW nuovo, con che coscienza si vuole privare queste due personcine di cose così essenziali???

Matteo Renzi è un “Grillo” moderato, giovane, pulito, esposto in prima persona, il suo volto non è ancora stato scavato dai lineamenti porcini della cupidigia e dell’ingordigia, probabilmente un successo alle primarie lo avrebbe spedito direttamente a Palazzo Chigi e qualcosa si sarebbe smosso, anche in un centrodestra deBerlusconizzato che avrebbe avuto una onorevole chance per riorganizzarsi dagli scranni dell’opposizione. Lo scenario che si prospetta non è dei più allettanti, probabilmente (ma non è sicuro) Bersani vincerà le consultazioni primaverili ricompattando il fronte “anti”, Berlusconi raccencerà il suo, magari con la Lega, per continuare a difendersi e niente di niente cambierà, presumibilmente il movimento a cinque stelle piazzerà un nutrito drappello di esponenti alle Camere ma insufficiente per dare spallate definitive al “sistema”. Un governo di centrosinistra con questi soggetti non può, oggettivamente, portare a termine un mandato, tanto meno fare riforme storiche. Siamo ancora fermi sul ponte Tibetano, il vento non cessa, impossibile andare avanti, impossibile tornare indietro.

Presidente Silvio Berlusconi, se lo lasci dire, lei è un ingenuo, il fato le ha dato la possibilità di agevolare un avversario politico che nei suoi confronti non nutre livore nè rancore nè odio, cosa quasi impossibile a credersi, eppure lei non ne ha approfittato. Con tutto quello che le hanno vomitato addosso in quasi venti anni…!!! Fossi stato al suo posto, la Mandrakata di far vincere Renzi con i taciti voti del centrodestra l’avrei organizzata senza esitazione alcuna. Fare il dandy in mezzo agli sciacalli non conviene, per sopravvivere in quel cazzaio chiamato “politica” è d’uopo esser furbi come volpi, scaltri come faine e veloci come falchi. Azz… mi complimento con me stesso per la vena animalista che mi ha colto, è che quando parlo di certi argomenti non riesco a non pensare alle bestie, senza nessun intento di offendere la dignità di quelle vere, sia chiaro.

Tullio Antimo da Scruovolo