cosa significa vivere una RELAZIONE COINVOLGENTE…

Young couple fighting, side view

Young couple fighting, side view

Eccezion fatta per asessuati, eremiti, sfigati al cubo, impenitenti cacciatori di “scalpi” (nonostante la maniacale moda di fare tabula rasa) e cougar mangia uomini… prima o poi capita a tutti di vivere una “relazione coinvolgente”, le “relazioni coinvolgenti” sono pietanze cucinate sempre in modo diverso ma con tre soli ingredienti: “cervello, cuore e carne, cioè ragione, amore e passione, ossia logica, sentimento e chimica”. Un vecchio aforisma di Pascal recita: “il cuore ha le sue ragioni, che la ragione non conosce”, come dargli torto, le tre sostanze non sono affatto compatibili e, quasi sempre, dalla pentola saltano fuori fetenzie che manderebbero in depressione il trittico Bastianich, Barbieri, Cracco.

TESTA… non vi è niente di più illogico del cercare di usare il cervello in una “relazione coinvolgente” vissuta con le vene, le spighe della “ irrazionale razionalità” germogliano solo nei momenti di baruffa, quando preme il bisogno di diventare disfattisti e quindi analitici oltre la siepe della realtà. E’ stupefacente quanto fosforo secerni la mente in questa fase, nello stagno riemergono parole e fatti del passato, si diventa detective, speleologi, analisti, inquisitori, tarme, pignoli e pistini sorci d’archivio, alcuni/e sconfinano nella veggenza. La potenza del lucido rancore all’interno di una coppia è micidiale, rende arida e pietrosa anche la terra più fertile. Trattasi di percorso di “auto convincimento”, un effetto placebo prodotto in proprio e quindi totalmente inefficace, infatti dopo qualche “vaffa”, qualche urla e qualche piatto rotto (mai quelli del servizio bello), tutto torna come prima, con buona pace del cervello nuovamente “esodato”.

CUORE… molti vivono nella errata convinzione che l’amore sposti le montagne, NOOOOO, l’amore rende inerti, immobilizza, è l’apoteosi dell’attendismo e della vana speranza, stoppa la vita in uno stallo onirico. Distorce l’esistenza come un beffardo specchio delle giostre, è fucina di proiezioni e sceneggiature da fantascienza, ammorba la schiena e spappola la muscolatura, rende deboli, vulnerabili, vittimizza e dipinge offuscati orizzonti artificialmente illuminati. Una vera iattura che stravolge la normalità anche qualora non si muovesse foglia, peculiarità esclusiva, è l’unico stato d’animo che crea danni anche e soprattutto quando non succede assolutamente nulla, basti questo per capire. Non vi è “relazione coinvolgente” senza amore, quindi, per logica applicata, il rapporto danza il tango su una mina. Esempio tipico: “come vanno le cose con tizio/a?”, “benissimo, non potrei essere più felice”, “e allora perché tutta questa ansia?”, “vivo nella paura che da un momento all’altro finisca”.

CARNE… qui c’è da sbizzarrirsi, l’irresistibile bisogno di godere attiva un interventismo inimmaginabile, pur di giungere alla persona bramata si scalano monti, si guadano fiumi, si attraversano deserti e si solcano oceani, roba da fare impallidire Indiana Jones. Il desiderio carnale coagula la quotidianità, in tutti i sensi, l’adrenalina prodotta dalla insaziabile voglia di copulare è tremendamente energizzante, miracolosa. Lo stallone infoiato e smanioso fiuta nel vento la sua giumenta in estro che nitrisce il bisogno di essere posseduta. E’ la passione ardente che ha il potere di abbattere o superare ogni ostacolo rendendo audaci, arditi, coraggiosi, spesso incoscienti. E’ la passione ardente che rende folli e fa girare il mondo, non l’amore.

Non esiste “rapporto coinvolgente” che non sia inzuppato nella ciotola della gelosia, alcuni la chiamano “febbre del possesso”, esistono due livelli di gelosia, quella afrodisiaca e quella distruttiva, la prima, non necessariamente di matrice cuckold, scatena voluttà positive unendo, cementando, la seconda scarcera morbosità, paranoie, debolezze e complessi di inferiorità fino al deterioramento definitivo. Tecnicamente la gelosia è una palese contraddizione, quando si sviluppa un amore ricambiato si dovrebbe vivere tra solide mura chiamate “fiducia” ma questa è pura teoria. Impossibile ipotizzare un “rapporto coinvolgente” privo di scleri dovuti alla gelosia, un sentimento che rende simili a bambini angosciati dalla paura di vedersi sottrarre il giocattolo preferito. La gelosia è una stranissima cosa, un enigma, non è detto che sia strettamente connessa alla persona amata, non sempre, non direttamente, per meglio dire… la paura di perdere il/la partner in molti casi è sovrastata dal terrore di perdere un confronto, sono due cose molto diverse.

Una “relazione coinvolgente” percuote il tamburo del tempo solo quando si incontrano due esigenze, due caratteri profondamente diversi che si compensano e si incastrano alla perfezione, giocarsela alla pari è una guerra inutile persa in partenza. Gli scontri tra personalità simili scavano solchi infestati da coccodrilli, due deboli non approdano a niente e due forti vivono il rapporto come un perenne e alienante gioco di forza. Nelle “relazioni coinvolgenti” sono bandite tolleranza e comprensione, quando subentrano questi due elementi è d’uopo parlar d’affetto consolidato.

Per vivere in modo ottimale una “relazione coinvolgente” è indispensabile eliminare uno dei tre “ingredienti”, possibilmente la TESTA…!!!

Tullio Antimo da Scruovolo

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L’uomo è un animale curioso…

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Nemmeno un premiato geometra della golden age sarebbe in grado di tracciare una linea credibile che divida la “sete di sapere” dall’irresistibile ”bisogno di farsi i cazzi degli altri”, in fondo, l’interpretazione del termine “cultura” è soggettiva, altra accezione blasonata è la “esigenza di informarsi”, molto in voga anche il tecnologico “data base” personale. La Salerno-Reggio Calabria che unisce, con tante interruzioni, il cervello alla zona pelvica ha saette umorali assimilabili al meteo, repentinamente variabili, può capitare che leggendo la biografia di Kierkegaard l’attenzione venga catturata dal rumoroso “stallonare” dell’inquilino del piano di sopra, oddio… a ben cercare, volendo… una certa attinenza la si troverebbe pure. Molti sostengono che impicciarsi dei fatti altrui sia semplicemente una costruttiva, appagante interazione con il mondo, seeeeeeeeee…!!! Passiamo alle cose “serie”.

Quesito Marzullinano: “la curiosità è femmina oppure sono le femmine ad incuriosire?”

E’ quasi impossibile rispondere a questa domanda senza immergersi nelle nebbie dei luoghi comuni, “quasi” impossibile, impossibile è sottrarsi allo stimolo di avventurarsi in tale cimento. Per principiare è opportuno fare una macro divisione: 1) i maschi tendono a “curiosare” per un tornaconto personale, 2) le femmine prevalentemente per “condividere” i segreti carpiti.

Gli UOMINI ottimizzano, capitalizzano la scoperta di gusti e tendenze per aumentare la potenza di fuoco al fine di meglio centrare il bersaglio. Un corteggiatore pagherebbe cifre stratosferiche per conoscere e impugnare “palanchini” come fiori preferiti, profumi amati, gusti enogastronomici, preferenze artistiche, musicali, letterarie, sessuali e tutto quell’ambaradan capace di produrre accondiscendenza buttata lì con nonchalance a materializzare l’agognata mezza mela mancante, magari assumendo cogitabonde espressioni, ricordate il film “What Women Want”???

Le DONNE deambulano in meandri meno subdoli ma più ambigui, vivendo esse nella errata convinzione di avere tra le gambe l’unico, vero, primario, irrinunciabile obiettivo di ogni uomo etero, non si pongono il problema di sfruttare informazioni per agevolarne il raggiungimento, preferiscono dare vita ad analisi collettive con amiche e/o la fidata “consigliora” (ogni donna ne ha una fissa, anni fa su questa “figura” scrissi un articolo che fece un certo scalpore). Da illuminate strateghe pongono in essere sondaggi valutativi prima di stabilire se cedere o meno all’assedio dell’ariete. Per fortuna la sentenza finale è sempre data dai feromoni, se un uomo aumenta significativamente il tasso di umidità i giudizi delle confidenti diventano aria masticata, comunque… se esprimono consenso gratificano, se esprimono dissenso è solo invidia… “onde per cui la quale…”!!!

Altro comportamento sostanzialmente differenziato è quello che si adotta di fronte alla violazione di un segreto pruriginoso, quando un uomo scopre che una donna sposata piacente ha un amante, sulla sua fronte spunta il bubbone della aggregazione: “Tizia ha marito eppure la dà anche a Caio… ma se la dà anche a Caio e chissà a quanti altri per quale ragione non dovrebbe darla anche a me???”, riflessione disarmante nella sua ovvietà. Se invece è una donna a scoprire velleità fedifraghe di un conoscente appetibile la cosa si avvelena e la reazione (eccezion fatta per gli uteri estroversi avvezzi al volontariato da materasso) è diametralmente opposta, OPZIONE A: “questo è un figaccione ma fa l’uomo farfalla, salterà di vulva in vulva come un canguro, non intendo mettermi nel mucchio, ci rinuncio”, OPZIONE B: “a questo gallo cedrone ci penso io, prima lo mando ai pazzi e poi affanculo, alla faccia di tutte ste sgallettate impunite che sbavano”. Da ciò si evince una verità di fondo, gli ometti hanno un approccio più socialista, pluralista, le donnine più totalitario, assolutista, competere e VINCERE.

Questioni di lana caprina…, il territorio in cui la curiosità diventa prepotente e bipartisan è quello degli/delle “ex”, qui uomini e donne hanno concezioni univoche. Copione prestampato “ante” prima copula: “il tuo passato non mi interessa, ciò che conta è come ti comporterai con me da questo momento in avanti”, copione prestampato “post” prima copula: “parlami di te, voglio sapere tutto della tua vita (soprattutto quella sessuale)”. Questo è l’attimo in cui il rischio di incasinarsi l’esistenza tende feroci agguati, per entrambi. Tutte le persone non giovanissime hanno un passato, un passato condiviso con un/una inevitabile “ex” pesante, “ex” che hanno lasciato tracce indelebili. Non voglio appesantire il post scendendo nelle ombre della gelosia postuma, veramente devastante se vissuta come un perenne confronto, mi limito a consigliare una gestione soft dei flashback, ambito in cui la curiosità è meglio sfamarla a spizzichi e stuzzichini, in particolar modo se non si ha in se stessi una sicurezza over size.

Quando non si hanno i presupposti per metabolizzare risposte è meglio non porre domande.

Tullio Antimo da Scruovolo

Foglie che cadono e calze che salgono…

Anche se le stagioni non si susseguono più come nei tempi andati, il loro annuo ripresentarsi è sempre un dono della generosa e tollerante natura. L’autunno è prossimo a citofonare ricandidandosi come periodo più bello dell’anno, un festival di colori tenui, profumi e aromi, la vendemmia, l’aria fresca, l’accorciarsi delle giornate e, dulcis in fundo, il riapparire delle calze femminili, gioia e delizia degli uomini feticisti e delle donzelle esibizioniste. I cultori/trici di questo indumento affascinante, misterioso, fragile nel suo essere ma fortissimo nell’indurre in tentazione sono, per fortuna, ancora numerosissimi e coccolati da un mercato capace di ibridare fantasie vintage con fibre moderne…

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Il futuro è passato…

Nella scena iniziale de “Il Padrino” si vede un umile Amerigo Buonasera che implora giustizia per la figlia violentata e massacrata da alcuni teppisti di buona famiglia, successivamente perdonati da un giudice accondiscendente. Il “becchino” è disposto a firmare una cambiale in bianco a Don Vito Corleone per soddisfare quel diritto che lo Stato gli ha negato, nonostante il suo essersi comportato da cittadino modello. Francis Ford Coppola apre la celeberrima trilogia trasformando in titoli di testa quella che molti considerano la genesi morale della mafia, un potente palanco piazzato nella feritoia culturale di una realtà saldamente ancorata al biblico: “occhio per occhio, dente per dente”…

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