La TV maschilista tanto amata dalle donne…

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Su “Canale 9” sgomitano format mutuati dal circuito “Discovery”, accozzaglia di esiziali programmi che “autorevoli” critici vaticinanti considerano un agognato orgasmo tantrico del femminismo ma che in realtà, non me ne vogliano i maître à penser, sono maschilisti alla terza. Mi riferisco a: “abito da sposa cercasi”, “crea la tua festa”, wedding planner”, “donne mortali”, ecc. ecc. “Docustory” che mettono a nudo gli aspetti grotteschi, pittoreschi, perfidi, capricciosi, crudeli, biasimevoli e assurdi dell’universo femminile. Il massimo dei minimi lo si coglie in: “Alta Infedeltà”, un prodotto nostrano spacciato per video verità con situazioni interpretate da attori ma corroborato da testimonianze dirette dei presunti interessati, quindi, come suol dirsi… è tutto vero ma qualora fosse tutto falso, non cambierebbe minimamente la sostanza del messaggio. E’ solo viagra che impenna l’audience.

ALTA INFEDELTA’… uno spaccato tutto Italiano, disinvolte cornificazioni creative che paiono partorite da una mente deviata, non vi sono solo amanti uncinati nel wood del quotidiano vivere, non di rado trattasi di tradimenti perpetrati con cognati, suoceri, vicini di casa, amici intimi (la migliore amica di lei o il migliore amico di lui, un must), instancabile la mano che pesca il bussolotto nel sacchetto del pruriginoso adulterio. In ogni episodio, a prescindere dal fedifrago o dalla fedifraga, l’immagine della donna viene sistematicamente compromessa, ridicolizzata, sminuita a fragile vittima dei sensi e/o del tasso di umidità. Storie che sfatano molti luoghi comuni e allineano le femmine agli stereotipati vezzi maschili. Tragicomiche le vendette poste in essere dai/dalle traditi/e.

Niente di nuovo, che il mondo fosse popolato anche da “uteri estroversi” pronti a giocarsi lavoro, famiglia e consolidate amicizie perché incapaci di resistere alla carnale tentazione di una chimica ingestibile e travolgente, lo sapevamo da illo tempore, peculiarità erroneamente attribuita da sempre solo ed esclusivamente agli uomini. Chi non vorrebbe passare una notte di luna piena, schizzatina di romanticismo retrò, nel resort della passione tra le braccia di un ipnotico e tenebroso Cavalier errante o tra le cosce di una ammaliante femmina avvenente e perversa??? Una volta sgamati ci si può sempre aggrappare ai tic retorici: “non è come pensi”, “non so cosa mi sia successo”, “mi domando ancora adesso cosa mi abbia spinto a cedere”, “in quel momento non ragionavo”, “si vive una volta sola e la vita è breve”, “sapevo di sbagliare ma non ho resistito”… e avanti così annaspando nel trogolo delle “minchità”. Strano nessuna abbia tirato in ballo lo “spleen Baudelairiano” o si sia messa a farfugliare carnevalesche elucubrazioni sui “rapporti fatti di istanze”. Non sarebbe molto più figherrimo e dignitoso uno spudorato: “mi faceva sangue e ci ho scopato senza farmi alcuna para”???.  

Questo post nasce da un articolo (chiamiamolo così) che ho letto su un importante quotidiano nazionale, un testo che mi ha incuriosito al punto da indurmi a seguirne alcune puntate, “Alta Infedeltà” va in onda all’ora di colazione, cosa che non mi ha nemmeno fatto perdere tempo. Sinceramente il pezzo del giornalista, dopo aver constatato di cosa si trattasse, mi ha lasciato basito. Fossi donna non mi sentirei affatto lusingata dal suo considerare le corna narrate una conquista femminile, sempre non si voglia, come ho scritto sopra, capitalizzare una significativa riduzione del profilo, per quanto possa essere utile l’abbattimento di impalcature concettuali arrugginite e pericolanti. Indubbiamente nei reconditi meandri psichici delle donne stazionano piccoli o grandi desideri di vendetta, di certo non giova vivere le protagoniste del programma come novelle Robin Hood in gonnella, le vittorie di Pirro hanno il deprimente retrogusto della meschinità.

Il perché del mio dire è di una ovvietà cristallina, nelle due combinazioni canoniche (lei, lui l’altra/lui, lei l’altro) vi è, immancabile, una figura femminile negativa, se non è zoccola la moglie lo è l’amante, il più delle volte amica/parente/collega/coinquilina della cornificata. Comunque la si rivolti, in questo contesto sono sempre le “quote rosa” a rimetterci le piume della onorata coda, per contro, il giudizio femminile sugli uomini, che tradiscano o siano traditi, non muta di una virgola da secoli: “o è puttaniere o se le meritava (le corna)”, una metonimia che fa sorridere ma tant’è.

E’ tempo di fuggire dall’ipocrita guisa, non fa più snob né trendy indossare il cappotto in agosto e il bichini a gennaio, se gli uomini sbarellano davanti a uno stacco di coscia o uno spicchio di mammella… le donne fanno lo stesso al cospetto del figaccione di turno. Perché non cassare il concetto eliminando così il mendace dislivello sul baratro delle pulsioni??? Non è che, tutto sommato, a molte faccia ancora comodo predicare bene e razzolare male, magari nascondendosi dietro quell’obsoleto perbenismo vittoriano di facciata prontamente rinnegato alla bisogna??? Lo chiamano “salto della quaglia”, prendiamone atto, il poetico: “al cuor non si comanda”, si è trasformato in un prosaico: “quando gli ormoni fanno l’appello è d’uopo alzarsi e rispondere”.

Tullio Antimo da Scruovolo

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Universo femminile: “prendersi un cucciolo di cane è come scegliersi un marito… dovrà imparare a convivere con voi e con la società”…

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L’infelice concetto riportato nel titolo l’ha scritto Lina Sotis in un suo insulso libercolo pubblicato nel 1984, data niente affatto casuale, gli anni ’80 sono stati quelli in cui il post femminismo ha colato cemento sulle fondamenta della anelata “vendetta storica nei confronti del maschio”. Cemento “armato” da una sinistra fintamente progressista, direttrice che è andata via via degenerando fino a condizionare il linguaggio aggrappandosi ad astruse teorie del diritto. La GRANDE SVOLTA, un virus resistente a qualsivoglia vaccino che assolve le donne a prescindere e condanna gli uomini a prescindere.

Il President(E) della Camera Laura Boldrini, Statista di rara portata che nei secoli a venire occuperà interi capitoli nelle pagine della Storia (pregasi cogliere il palese sarcasmo), ha dato la stura a una nuova e indispensabile ferrovia espressiva, quella che porta nella stazione del niente ma un niente che appaga, cioè, secondo “essa” (la Boldrini) dovrebbe appagare. La valorizzazione delle donne non può non passare attraverso i cambi di desinenza e/o comunque la femminilizzazione dei termini, il tutto a costo di piombare nel pozzo della cacofonia da avanspettacolo. “Ministro-ministra, sindaco-sindaca, assessore-assessora, avvocato-avvocata, chef-cheffessa, idiota-idiotessa, manager-womanageressa (?)” e via sulla giostra della dabbenaggine… altro giro altra corsa. Ma la Boldrini si è resa conto che quelle da lei sparate non siano cazzate bensì “cazzatesse”??? Mezzo secolo di lotte femministe e sudate conquiste rese vane da un “uovo di Colombessa”, bastava cambiare vocale o aggiungere un “essa” per agguantare l’agognata parità su tutti i fronti. Che coglioni/coglionesse non averci pensato prima.

Una delle più subdole regole della comunicazione è stata mutuata, udite udite, dal pettegolezzo da portineria: “una bugia raccontata migliaia di volte diventa verità acclarata”, infatti al tramonto del 2016 ancora ci dicono che le donne siano economicamente discriminate nel mondo del lavoro, tanto per rafforzare la balla, in piena crisi, hanno pure speso quattrini pubblici per fare uno spot demente. Carta alla mano, in questo Paese, da decenni, non esiste NESSUN contratto Nazionale che a parità di livello, mansioni e anzianità di servizio, discrimina le donne in busta paga. Se parliamo del “nero” entriamo nella illegalità, illegalità che colpisce tutti, maschi, femmine, Italiani, stranieri, giovani e meno giovani. L’unico debole chiodo cui aggrapparsi è quello pensionistico ma… fin quando questo Paese aveva una parvenza di democrazia e di stato sociale, le donne venivano pensionate a 60anni e gli uomini a 65anni, sistema retributivo, quindi credo ci sia poco da opinare o sbraitare, cinque anni di attività lavorativa in più hanno un legittimo peso.

Forse la più pazzesca espressione maschilista travestita da conquista femminista è quel ridicolo “contentino” chiamato “quote rosa”, la negazione della meritocrazia. Ai cittadini interessano governanti/amministratori capaci e onesti, indipendentemente dal sesso di appartenenza, ma perché rinunciare, in nome di una legge stupida, a un governo di soli maschi o di sole femmine se composto da persone all’altezza del loro compito??? Nel caso non vi fossero donne capaci disponibili che si dovrebbe fare??? Reclutarle in discoteca??? Quale barile raschiare???

Frottole spaziali e discutibile creatività linguistica a parte, ciò che dovrebbe preoccupare le nuove generazioni sono le linee guida del famigerato pensiero “politically correct”, cervellotica lobotomizzazione di massa che anziché unire divide i generi, ovviamente discriminando i maschi. Nei giorni scorsi surfando sui siti di news mi sono imbattuto in una martellante notizia presente ovunque, lo scaldaletto provocato dalle confidenze notturne tra Stefano Bettarini e Clemente Russo, pare che l’ex calciatore abbia confidato al pugile di aver colto in flagranza adultera l’ex moglie Simona Ventura. L’ingenuo Napoletano si è lasciato sfuggire alcune considerazioni da spogliatoio macho, non solo, pare che subito dopo Bettarini gli abbia fatto un dettagliato elenco di tutte le donne famose che si è scopato (un vero Gentleman). Alla fine dei conti e dei marchesi, la produzione del GFvip ha deciso di squalificare Clemente Russo e graziare Bettarini, scelta quantomeno discutibile. Se la stessa cosa fosse avvenuta tra due donne… non sarebbe successo assolutamente niente, ovvio, se un uomo dice: “roba da ammazzarla”, istiga al femminicio, se una donna dice: “roba da ammazzarlo”, si becca applausi a scena aperta. E’ un esempio stupido solo in apparenza, in realtà la dice lunga, molto lunga, anche perché stiamo parlando di una boiata seguita da milioni di spettatori.

Quando si cerca di pilotare l’evoluzione culturale di una società basandosi sulla ipocrisia, si finisce col regredire diventandone vittime, l’evoluzione culturale di una società si fonda su un giusto e democratico equilibrio tra forma e sostanza nonché sul culto del rispetto, quello vero, nei confronti di OGNI essere umano. Privilegiare un genere perché vittima per secoli del maschilismo è una vendetta, non è una conquista sociale e nemmeno culturale. Trovo molto più pericolosa la perfida frase scritta da Lina Sotis che non la cameratesca battuta di Clemente Russo, un atleta che ha vinto una medaglia olimpica ed è da anni impegnato in prima fila per salvare i ragazzini Napoletani dalla strada. Lina Sotis ha passato la vita a deambulare da un salotto all’altro e non mi risulta abbia scolpito pietre miliari nel mondo intellettuale. In ogni caso, qualsiasi scrittore o giornalista maschio si permettesse di affermare o scrivere: “ prendersi una cagna cucciola è come scegliersi una moglie… dovrà imparare a convivere con voi e con la società”, verrebbe radiato da ogni albo e linciato, mediaticamente e magari pure fisicamente. Meditation please!!!

Tullio Antimo da Scruovolo

“Ciao mamma, io esco”, “va bene cara, hai messo la maglietta della salute?”…

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Non sono un cultore del gossip, non per snobismo, semplicemente non ho mai sentito il bisogno di occuparmi delle altrui beghe e nemmeno di certe discutibili performance estranee alla mia vita, tuttavia, quando un episodio diventa evento mediatico intinto nella ipocrisia intellettualoide, ci butto l’occhio. Ho letto in giro che i soliti deficienti avvezzi a vivere l’esistenza come un perenne, interminabile funerale, hanno sparato ad altezza uomo sulle esibizioni messe in scena in quel teatrino open chiamato “red carpet Veneziano”. Affermazioni tipo: “in un periodo di profondo disagio sociale e con i terremotati nelle tende, sarebbe giusto mantenere un basso profilo”, non solo: “in certi frangenti i programmi nazionalpopolari dovrebbero occuparsi di cose più serie”… Qui si evince una profonda stupidità concettuale e una altrettanto profonda ignoranza sociale. Se fossi il capo della Protezione Civile, la prima cosa che farei affrontando un disastro naturale, ovviamente dopo il cercare di salvare più vite possibili, sarebbe quella di allestire un parco giochi per bambini e un mega tendone adibito a circolo ricreativo per adulti. Magari con tanto di maxi schermo sul quale proiettare film comici, tavoli dove fare una partitella a carte e annesso bar ove bere un bicchiere, le attività ludiche ancorano alla vita come niente altro ma questo è discorso diverso. Ormai anche gli sciocchi hanno imparato a difendersi dalla insussistenza dei comunicatori tristi, seriosi e attapirati da una vita senza né arte né parte.

Torniamo a noi… La giovanotta in foto, credo si chiami Giulia Salemi, sedicente modella (?), è accompagnata da un ragazzotto sconosciuto, anche lui sedicente stilista (quello che ha creato lo straccio semicoprente oggetto del contendere), ovviamente nessuno dei due ha niente da spartire col mondo del cinema ma tant’è. A esser sinceri non è che sia proprio questa gran fica (anche se a molti è capitato di scopar di peggio), qualsiasi sciacquetta messa in mano a un bravo visagista e “sparata” nella pubblica arena, seminuda con tanto di taccazzo che alza il culo, farebbe la sua porca figura. Non per fare il pistino ma quel segno del costume è veramente tamarro, esteticamente inguardabile, ammesso non sia cosa voluta e furbescamente pianificata per evidenziare.

Il bailamme suscitato dall’insignificante evento mi fa specie, ormai da decenni le donnine allegre con l’utero “estroverso” viaggiano pressoché ignude, spesso senza mutande, forse chi critica vive isolato in un eremo, è sufficiente andare nei locali di notte per vederne di ogni. Ennesima conferma che questo Paese ancora non riesce a uscire dalla nebbiosa palude moralista e bacchettona.

Mi corre l’obbligo spezzare una lancia a favore, l’universo femminile è da poco emerso da una millenaria gabbia sociale, pochi decenni non sono niente rispetto a periodi epici, che vi siano spurghi fatti di eccessi è più che comprensibile. La domanda non è il perché bensì il per cosa??? Visibilità? Esibizionismo? Vana gloria? Illusione di destare l’interesse di qualche potente? Zoccolamento innato? Di sicuro trattasi di un tentativo di privilegiare il corpo a discapito dell’intelletto, ma questo, con buona pace delle femministe, è qualcosa di immortale, inalienabile.

Partendo dal presupposto scontato che ognuno abbia il diritto di fare quel che crede fin quando non crea danni agli altri, mi vien da chiedermi quale sarà la tappa successiva, il trasgredire che stupisce ha un limite oppure no? Vi è un punto di arrivo? Un giro di boa? Quale prezzo si dovrà pagare per onorare l’aforisma di Andy Warhol: “ogni essere umano ha il diritto di avere 15minuti di notorietà”???

Quando sono le stesse donne a trasformare il proprio corpo in oggetto, in vetrina, in punto di attrazione… c’è poco da discutere o criticare, in fondo, da sempre, dall’alba del mondo, l’uomo se la gioca sul potere e la donna se la gioca sull’estetica. Inutile arzigogolarsi in interpretazioni cervellotiche. Prendiamo atto.

Tullio Antimo da Scruovolo

Quella laida e invisibile barriera che ancora divide gli uomini dalle donne…

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L’imperitura, stoica, immarcescibile “guerra dei sessi”, quella bollita ed emulsionata nel frullatore della goliardia e del sarcasmo, dell’accattivante cinismo e della conturbante perfidia, da anni è diventata difettoso rilevatore di una diversità che, seppur tenti di seguire la rotta per approdare nel porto della uguaglianza concettuale, come Odisseo errabonda nei burrascosi mari della contrapposizione. Contrapposizione genetica, storica, interpretativa, umorale, a volte frivola, due universi distinti bisognosi l’un dell’altro ma accorti a non fondersi, per fortuna, dovesse mai crearsi un blocco unico ci ritroveremmo in un deserto fatto di sabbiosa noia e arida apatia.

Quando ci si arrocca su posizioni ideologiche agli antipodi, diventa problematico mixare emozioni al punto da vedere lo stesso miraggio, tra il serio e il faceto proviamo a sintetizzare, arduo cimento, quelle realtà che sarebbe errato soffriggere nel wok dei luoghi comuni e delle leggende metropolitane:

LA PROMISCUITA’… Punto di vista maschile: “un uomo che copula con tante donne esprime maschia virilità, una donna che copula con tanti uomini è una vagina chiacchierata (eufemismo)”. Punto di vista femminile: “un uomo che copula con tante donne è un puttaniere/farfalla insicuro a caccia di conferme, una donna che copula con tanti uomini sperimenta, finalmente, l’agognata autodeterminazione”.

OPPORTUNO/INOPPORTUNO… Una donna che alle due di notte decide di fare una passeggiata in un quartiere malfamato indossando minigonna inguinale, scollatura ombelicale e tacco12, esercita un inalienabile diritto estraneo a qualsivoglia provocazione, dovesse mai ritrovarsi a subire molestie o aggressioni diventerebbe una vittima dell’immortale maschilismo troglodita. Un uomo che alle due di notte decide di fare una passeggiata in un quartiere malfamato con tanto di Rolex e catenazza d’oro in bellavista, qualora venisse rapinato si guadagnerebbe la qualifica di “coglione”.

ASPETTI PRATICI… Una donna, seppur timida e/o non particolarmente disinibita, non ha problemi a farsi visitare da UN ginecologo. Un uomo, non particolarmente disinibito, vive con estremo imbarazzo un controllo alla prostata effettuato da UNA urologa. Il perché ha radici antiche ma ancora vive.

MODUS OPERANDI… Per una donna è norma arrivare con mezzora di ritardo a un appuntamento, se invece è l’uomo a tardare di soli dieci minuti, rischia di trovarsi al cospetto di una iena che ha già deciso di “fargliela piangere” per almeno tre settimane. Se al ristorante lei ordina le portate più costose e poi si limita a spiluccare come un passerotto cinguettando: “è tutto buonissimo ma sai, sono a dieta proprio da oggi”, all’uomo tocca sorridere e dire: “nessun problema cara”, ogni disappunto sullo spreco verrebbe decodificato come “provinciale taccagneria”. Se nel mezzo di una festa tra amici lei viene colta da depressione isterica, è d’uopo mollare istantaneamente tutto e tutti per accompagnarla a casa, pena la rottura del rapporto. Per contro, un lui investito da improvvise problematiche di varia fatta mentre lei si sta divertendo, si trasforma in un pesante trolley senza rotelle: “vai pure a casa, io rimango qui ma tanto non faccio niente di male, poi c’è quella mia amica che non vedo da anni, NON rovinarmi la serata che te la faccio pagare”.

LE NOZZE… la regola cardine di ogni wedding planner è quella di organizzare tutta la kermesse sulle esigenze e sulla vanità della sposa, nonostante sia lui a quietanzare le fatture. Il matrimonio è unione tra due persone ma, chissà perché, la protagonista assoluta dell’evento è sempre e solo lei, non di rado lo sposo viene mutato in “elemento decorativo”.

QUELLA STRANA COSA CHIAMATA SESSO… Nell’era contemporanea è la donna che stabilisce quando omaggiare Eros. Un potere esercitato dispoticamente: “no, stasera non ho voglia”, rifiuto che può tranquillamente diventare “seriale” nel medio e lungo termine. Fosse un uomo a negarsi pedissequamente, si scatenerebbero i tornado delle paranoie, delle supposizioni e delle congetture. Partirebbero, tamburo battente, consulti e riunioni “carbonare” con le amiche, meeting finalizzati alla pianificazione/elaborazione di strategie e missioni investigative “fai da te”. Si attiverebbe tutto quel grottesco carnevale estrapolato dalle rivistucole per sciampiste: “la posta del cuore vi consiglia”, “come comportarsi se lui non risponde agli impulsi”, “impara a conoscere i suoi segreti”, “i dieci modi per farsi desiderare”, ecc. ecc. ecc… Roba da marziani strafatti di crack e vodka.

L’IMPROBABILE LOGICA DELLE AFFERMAZIONI… Tempo addietro lessi su un blog femminile in odore di femminismo una frase che mi lasciò perplesso, la riporto testualmente: “noi donne abbiamo il diritto di essere stronze”, no comment. Sempre in illo tempore colsi su facebook : “sono così ma non sono così, cercami ma solo quando intuisci che voglio essere cercata, lasciami sola quando ne ho bisogno ma senza che te lo dica, dominami ma soddisfa i miei capricci, sii tenero ma non darmela mai vinta, rispetta i miei spazi ma non pretendere che io rispetti i tuoi…” penso possa bastare, siamo a cavallo tra un sudoku e il cubo di Rubik.

IL FATTORE MAMMELLA/COSCIA… Continuerò a chiedermi, vita natural durante, per quale motivo le donne vivano nella convinzione che sia sufficiente una scollatura e uno scosciamento per diventare leader del contesto. Regge ancora la teoria che un pezzo di carne esposto sia un passepartout?, così fosse sarebbe la conferma che essere “donna oggetto” sia frutto di una scelta meditata. Si calca la mano sulla pochezza maschile? Allora sono i maschi ad essere “oggetto”, diciamo “toys”, sollazzo trendy per accaldate milf new age.

L’ESIBIZIONISMO… (repetita iuvant) Se una donna in abiti succinti entra in un locale mostrando agli astanti tutta la sua antipatia nei confronti delle mutandine… battute, ammiccamenti e sbirciatine a parte, non accade niente di particolarmente eclatante. Se un uomo entra in un locale con la patta aperta arieggiando l’inconsapevole ammennicolo, rischia l’arresto, ammesso si salvi da un probabile linciaggio.

IL SEGNO ZODIACALE… Durante un vernissage mi presentano una ragazza, neolaureata col massimo dei voti in ingegneria nucleare, è graziosa ma sono attratto soprattutto dalla sua laurea e cerco di capire cosa possa averla spinta a intraprendere un così impegnativo percorso, chiacchieriamo per qualche minuto, chiamiamoli convenevoli. All’improvviso mi dice: “Dottore posso farle una domanda personale?”, rispondo: “dimmi pure figliola”, lei: “di che segno è?”.

Dovuta riflessione… Non apprezzo il “cavalierato di ritorno”, quella risibile galanteria che pare essere mutuata da vetusti manuali settecenteschi, non sono avvezzo alla accondiscendenza, forse è per questo che non ho mai vissuto né mai vivrò certe situazioni. Credo nel rispetto delle persone e quindi non faccio distinzione tra i generi, non sbarello di fronte a una donna in carne e ossa e nemmeno sbavo, come fanno in molti, sotto un nick femminile nella blogsfera. Per me una cazzata rimane tale, a prescindere dal sesso di chi la spara, lo stesso dicasi per i testimonial della idiozia.

Mi riporto all’apertura del post, la diversità tra uomini e donne deve essere un valore aggiunto da coltivare, proteggere e custodire con cura, ben vengano schermaglie e duelli costruttivi, scontri di personalità ed evidenziazioni caratteriali ma usciamo da queste logiche stantie, usciamo da queste catacombe sature di aria mefitica. Esistono Uomini e Donne, esistono ominicchi e donnastre, non occorre iscriversi a un Master per capirlo.

Tullio Antimo da Scruovolo

INFIBULAZIONE, parliamone…

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Le origini della infibulazione, ribattezzata con l’acronimo “MGF” (Mutilazione Genitali Femminili), sono avvolte in una coltre impenetrabile blindata da irrisolti misteri che negano l’approdo a dati certi, il ritrovamento di una mummia infibulata risalente al 2300 a.C. autorizza a imputare gli Egizi ma con formula dubitativa. Esistono vari livelli di infibulazione, da quella base limitata alla “sola” escissione della clitoride a quella “faraonica”, una devastazione che comprende anche l’amputazione di grandi e piccole labbra nonché la quasi totale “cucitura” della vulva. Dopo le nozze Il marito provvede personalmente alla “apertura”, ovviamente conforme alle dimensioni del proprio membro, eseguendo un intervento chirurgico casalingo propedeutico alla deflorazione. Effetti collaterali come patologie, infezioni e decessi durante il parto sono all’ordine del giorno. Non meno allucinante la “recidiva”, vedove, divorziate e spesso anche le puerpere, vengono sottoposte a “reinfibulazione” ripristinante.  Pare un film dell’orrore ma tutto ciò è cruda, crudele realtà in molti Paesi.

Considerare l’infibulazione una semplice impalcatura maschilista finalizzata alla eliminazione delle ansie da prestazione e confronto, sarebbe riduttivo, addirittura banale, oltre questo filo spinato concettuale c’è qualcosa di molto più terrificante. Nelle aree interessate, da sempre, ci si adopera alacremente per diffondere la convinzione che tale pratica sia un valore “culturale”, NON religioso. Escamotage che radica la “MGF” nei putridi acquitrini del percolato filosofico.  Penso che il “comitato” ideatore dell’infibulazione, sicuramente composto anche da donne, abbia elaborato un percorso basico tutto sommato poco arzigogolato, facilmente intuibile, provo a sintetizzarlo: “nel momento in cui la donna raggiunge l’orgasmo cessa di appartenere all’uomo che la possiede, si stacca da lui rapita dalla ubriacante lussuria, il richiamo dei sensi indebolisce la devozione fino ad annientarla. Anche in assenza di velleità fedifraghe il vincolo passionale avrebbe la meglio sull’asservimento istituzionale, per quanto possa dilatarsi nel tempo la passione è inconfutabilmente effimera e quindi non garantista. Una donna in grado di godere vive il proprio uomo come un amante potenzialmente gestibile, di conseguenza trascinabile nel vortice della irrazionalità fino alla mortificazione, parziale o totale, della mascolinità intesa come ruolo inalienabile. Una donna che approda al piacere finisce inevitabilmente per cercarlo, diventando sessualmente attiva acquisisce il potere, seppur teorico, di destabilizzare/condizionare assetti famigliari e sociali. Una femmina infibulata non conosce la voluttà, non lotta contro le tentazioni da essa provocate e, per effetto a cascata, non entra nel tunnel della gelosia, della febbre del possesso (qui nasce l’accettazione di ulteriori mogli), si vota all’uomo promessa nella più lucida e incondizionata consapevolezza”. Nessuno mi toglierà mai dalla testa che questa sia la vera genesi. L’ipotesi che l’infibulazione nasca dalla paura di veder crescere la clitoride fino a trasformarsi in un grosso pene rivale, è solo una delle tante, tantissime leggende popolari. Considerando epoche e modus vivendi, volendo proprio forzare… ritengo più attendibile ipotizzare fosse, in origine, una barriera protettiva per arginare tentazioni e gravidanze incestuose ma, razionalmente parlando, questa è la motivazione reale che per millenni ha reso indispensabile la verginità prematrimoniale ad ogni latitudine e longitudine.

Lo sbigottimento permane apprendendo quanto sia in forte espansione l’infibulazione spontaneamente accettata dalle donne occidentali, Italiane comprese, avvezze a intrecciare relazioni con uomini provenienti da Paesi dediti alla suddetta barbarie. Anche raschiando il barile delle assurde logiche travestite da antichissime tradizioni, risulta impossibile giustificare una menomazione psicofisica imposta, impresa fattibilissima nei cortili della irreversibile “libera scelta”. Per poter meglio comprendere decisioni così autolesioniste e traumatizzanti, prima di salire a bordo degli alianti piombati nello stallo dell’amore, sarebbe doveroso calarsi nei cunicoli esistenziali, quelli che conducono al trucido lottare contro la propria insignificanza. Gravissimo errore non considerare l’infibulazione VOLUTA “anche” una perversione/ritorsione, estrema e subdola nel suo germogliare all’ombra di una presunta sudditanza. L’humus psicologico consiste, sostanzialmente, nel ripudiare il proprio piacere al fine di umiliare il maschio negandogli la più tangibile, eclatante, appagante, gratificante attestazione di virilità. Da anni in occidente prolifera il nascere di “nicchie” in cui abbienti acculturati, maschi e femmine, sperimentano innovative fusioni tra sesso cerebrale e tormento delle carni, l’infibulazione semplice (clitoridectomia) pare sia entrata in questo circuito come sublime suggello di una definitiva autodeterminazione. Siamo alla aberrazione della inviolabilità sacrale.

La “galassia infibulazione” dissemina meteoriti che lasciano perplessi. Nessun dettame religioso la menziona, nemmeno il Corano, il Cristianesimo la bandisce ma i Copti la praticano, nasce migliaia di anni addietro assolutamente NON in nome degli dei. Accantonando califfi ai quali è stato dissequenziato il DNA, possiamo affermare, senza tema di smentita, che religioni e infibulazione non hanno niente da spartire. Parrebbe siano i maschi a trarne vantaggio ma nella realtà applicata trattasi di vittoria pirrica, in una comunità in cui le donne adultere vengono lapidate, le single infibulate e la prostituzione bandita, con chi si accoppiano gli uomini soli??? Molti antropologi attribuiscono a questa carenza l’atavica “normalizzazione” della pederastia. La “MGF” è totalmente gestita dalle donne, sono le mamme stesse a decidere le sorti sessuali delle figlie, ove è facoltativa la bilancia pende dalla parte del “sì”, nonostante non sia più elemento fondamentale per trovare marito. Come dicevo sopra, ci troviamo di fronte a uno zoccolo culturale particolarmente duro, non è un problema di Stato etico. La colpevolizzazione a tutto tondo dell’universo maschile è oggettivamente scorretta, nella migliore delle ipotesi semplicistica, nella peggiore una strumentalizzazione.

La strada più socialmente percorribile per giungere a una progressiva eliminazione della infibulazione, non è quella di proibirla tout court punendola severamente in modo altrettanto cruento, questo incrementerebbe i canali clandestini (vedi occidente) e creerebbe ampie sacche di resistenza identificativa. Più sensato il “gestirla” a livello di sanità pubblica investendo sulla creazione di consultori cuscinetto efficacemente dissuasivi. Qualora la si volesse a tutti i costi, si eliminerebbero comunque i rischi igienico-sanitari e sarebbe tenuta sotto controllo da monitoraggi ufficiali. L’esigenza start è quella di iniziare una inesorabile opera di demolizione per abbattere definitivamente quell’agghiacciante “muro” retto da mammane, clitoridi strappate a morsi, riti iniziatici e assurde espiazioni figlie bastarde di padri ignoti.

La “manipolazione” degli organi sessuali non è prerogativa esclusiva del genere femminile, non dimentichiamoci gli eunuchi, i “Farinelli” e le famigerate evirazioni punitive. In molte nazioni democratiche si applica la castrazione chimica, religiosa, virtuale. La castità imposta a preti e suore è una infibulazione psicologica (altro carcere sessuale da sempre fucina di ignobili abusi). L’obbligo di giurare fedeltà “al buio” non è forse una coercizione mutata in valore??? Non verrà mai meno il bisogno di esorcizzare le ataviche paure nei confronti del sesso, un immenso, attivissimo cratere che erutta tetre risate quando si tenta di assopirlo con “valori infibulanti” come onore, fedeltà, purezza, ecc. ecc.

Una donna che non conosce il piacere non ha segreti, una donna senza segreti è una Matrioska vuota, non affascina, non ammalia e non seduce, soprattutto non spaventa, non terrorizza, non mina quel “comune senso del pudore” tanto caro a moralizzatori e bigotte “cacadubbi” che annaspano tra insicurezze e pregiudizi.

Tullio Antimo da Scruovolo