Gli stupri elettorali…

Surfare sui marosi della blogsfera intercettando nuove nicchie di pensiero è un po’ come partecipare a un seminario di sociologia, indispensabile per chi ama osservare il mondo (anche virtuale), interessantissimo sul piano antropologico. Compiere voli pindarici sulla caleidoscopica umanità (cito me stesso) vuol dire imbattersi, a tutto tondo, in quei nobili valori e ignobili intenti che da sempre caratterizzano e contraddistinguono la nostra società, egregiamente ritratta dal compianto Sciascia.

Esistono momenti storici in cui si intrecciano più elementi generando un caos difficilmente gestibile ma redditizio se ottimizzato, quello che stiamo attraversando è uno dei peggiori degli ultimi decenni. Recentemente vi è stata una impennata di stupri, una quasi legge “wurstel” impropriamente chiamata “ius soli” sta bruciando sulla graticola del Parlamento e, dulcis in fundo, fra qualche mese ci saranno le elezioni politiche. Domanda spontanea: “che c’entrano gli stupri?”, gli stupri c’entrano perché la politica li ha trasformati in ragnatele acchiappa voti, come dicono le illuminate menti dispensatrici di scienza e sapienza (si fa per dire): “la campagna elettorale si gioca tutta sulla questione immigrati”.

Senza fronzoli né parkour dialettici… gli ANTI immigrati esaltati e integralisti, si alzano ogni mattino con la inconfessabile e inconfessata speranza che nella notte qualche straniero abbia commesso infamanti reati per poter urlare: “cacciamoli via”. Sull’altra sponda, i PRO immigrati esaltati e integralisti, si alzano ogni mattino con la inconfessabile e inconfessata speranza che nella notte qualche Italiano abbia commesso infamanti reati per poter urlare: “gli stranieri stuprano??? Guarda qui, stuprano anche gli Italiani”. Il fanatismo rende miopi, orbi, a volte ciechi e pure sordi, ipocrisia e disonestà intellettuale si tagliano col machete. Angosciante constatare che nell’era della informazione e della condivisione, risulti ancora così facile assoggettare e manipolare menti.

La violenza sulle donne, in qualsivoglia forma espressa, è argomento troppo serio per essere affrontato con superficialità, frasi fatte, luoghi comuni, reazioni di pancia, vecchi slogan rivisitati, pacche sulle spalle e concetti da osteria o circolo dell’uncinetto, peggio ancora se, alla stregua dei politici, ci si avventura nelle fogne della strumentalizzazione. Non si leniscono le pene di chi ha subito uno stupro marcando a caratteri cubitali la nazionalità dei violentatori, questa è operazione che serve solo a portare acqua putrida allo sgarrupato mulino di famiglia.

Quando il numero degli stupri supera la soglia, glacialmente definita “fisiologica”, dovrebbe scattare l’allarme sociale, cosa che purtroppo non avviene, i reati contro la persona sono termometri che indicano l’abbassamento dei valori base sui quali si fonda/regge una società civile. Piaghe sanguinanti che non si rimarginano, non guariscono e nemmeno si riducono se curate con scadute aspirine ideologiche.

Appunti: 1) in questo Paese l’apparato giudiziario non brilla certo per il suo rendere giustizia alle donne vittime di molestie, stupri, stalking e femminicidi. E’ giunto il momento di togliere ai giudici una assurda e mal gestita discrezionalità nonché porre fine alla tragicomica clemenza creativa. 2) Da anni i nuovi sistemi educativo/formativi, lassisti oltre ogni ragionevole misura, non fanno altro che produrre un calo perpendicolare dei valori e una esponenziale crescita della delinquenza minorile (stupri inclusi). Abituare gli adolescenti alla totale impunità NON è una semina sociale lungimirante. 3) Dati del Viminale, ripeto… DATI DEL VIMINALE: “gli stranieri compongono il 10% della popolazione”, “il 40% degli stupri è imputabile agli stranieri”, “quasi il 50% della popolazione carceraria è composta da stranieri”. Se una minima parte della popolazione (10%) riesce a produrre “scorie” tali da costituire quasi la metà del totale dei galeotti e quasi la metà del totale degli stupratori, siamo di fronte a un enorme problema non più gestibile con filosofeggianti cazzate.

Colgo l’occasione… devono aver barattato il cervello in cambio di una manciata di crusca quelli/e che si aggrappano ai reati commessi dagli Italiani per tentare di alleggerire/sminuire le malefatte degli stranieri. In Italia vi sono mafie autoctone, delinquenti comuni autoctoni, stupratori autoctoni, questo non può essere considerato un lasciapassare, un nulla osta, una Carta Bianca per tutti i pendagli da forca del mondo che anelano venire qui a scorazzare indisturbati, impuniti e magari pure difesi. Obiettivo intelligente sarebbe intensificare ulteriormente la lotta ai balordi nostrani, non allargare il raggio d’azione delinquenziale agli stranieri ponendo in essere una farlocca e prezzolata indulgenza.

La tossina politically correct scirocca indefessa senza soluzione di continuità. Non mi sono mai imbattuto in un post che dopo simili eventi ponesse la domanda chiave: “come contrastare, arginare gli stupri???”. Non sta a me prescrivere terapie ma intanto riporterei in auge i principi base: A) “prevenire è meglio che curare”, B) “imparare a distinguere l’opportuno dall’inopportuno”. Prudenza, percezione del pericolo, scelte ponderate, giusta dose di diffidenza… Impostazioni mentali che non limitano assolutamente la libertà né condizionano in negativo la vita. Lo stupratore spesso segue la logica del “carpe diem”, colpisce all’improvviso in ogni luogo/contesto, questo è vero ma esistono anche altre situazioni. Una donna scaltra e attenta riduce il rischio, intendo quello calcolabile, accettare un passaggio alle tre di notte da uno sconosciuto bevuto o impasticcato NON significa “provocare” né “cercarsela”, significa compiere una scelta inopportuna.

Da anni il governo investe fior di quattrini pubblici in campagne di sensibilizzazione come l’uso del preservativo, la prevenzione sanitaria, il guidare sobri e via discorrendo, non si capisce per quale occulto tabù non si possa realizzarne una anti stupro. Probabilmente la messa in onda di alcuni “spot suggerimenti” in merito, provocherebbe l’alzata di scudi da parte delle solite teste bacate che accuserebbero il premier o il ministro di turno di essere un “talebano moralizzatore”. In tutta franchezza, come si fa a non capire la megamegamegagalattica differenza che corre tra un “concetto talebano” e un “saggio consiglio”??? Se tutto ciò servisse a evitare anche un solo stupro, sarebbe già un grande successo.

Tullio Antimo da Scruovolo

quel dolce veleno chiamato “amore”…

AMORE_E_PSICHE

L’amore… il vero oppio dei popoli, stato d’animo che genera un solvente capace di fondere, corrodere, impastare i colori dell’esistenza, ingannare e illudere. Un numero circense di alta acrobazia eseguito con la benda e senza rete, un bonifico mentale che lenisce i morsi della fame di vivere ma desertifica l’habitat. Un “trip”, un allucinogeno, una scossa che rende audaci e coraggiosi timidi e felloni, generosi i taccagni, inietta verve agli accidiosi, concede di razziare qualità e doti, trasforma carattere e personalità. L’amore estrae dall’inconscio istinti primordiali, animaleschi, insegna a mentire e tradire, si trasforma in zanzara guasta sonno, ammorba la razionalità, modifica valori e priorità. Quasi dimenticavo… sporadicamente rende felice una esigua minoranza.

Perché gli esseri umani sentono il bisogno di amare ed essere amati???

A tale quesito non diedero risposta certa nemmeno le menti più illuminate che la storia ricordi, figuriamoci quanto possano valere le considerazioni/volantinaggio lanciate dal furgoncino della pochezza contemporanea. Accantoniamo il concetto allargato di “amore attaccapanni”, robusta piantana che regge di tutto, limitandoci a quello di coppia. Se scendiamo dal tappeto volante che attraversa le bianche e profumate nubi ricolme di rugiada melense, fiabesca, poetica, alla Kahlil Gibran, tanto per intenderci, se preferite alla “baci perugina”, scopriamo aspetti di matrice masochista.

Cleopatra, Elena, Giulietta e Romeo, Amleto, Anna Karenina e tantissime altre opere, ci insegnano che l’amore non è tale se non associato a sofferenza, morte e tragedia. Il dolore è l’unità di misura, la pietra di paragone che stabilisce il valore dell’amore. Più è grande il dolore che si subisce più è grande l’amore che si prova e viceversa. Nella nostra quotidianità possiamo verificare in continuazione quanto sia accattivante l’accoppiata “amore/dolore”. Scendiamo ai piani bassi, se aprite un blog in cui narrate una esperienza d’amore idilliaca… vi si filano in pochi, se postate una storia struggente, strappacuore e strappalacrime, sarete sommersi da commenti solidali, integrativi, consolatori e pieni di saggi consigli. L’amore devastante arrapa l’audience, lo constatiamo anche nei film, nelle fiction, nei libri, nelle pièces teatrali e sulla blogsfera.

Non si può morire di vecchiaia sereni e tranquilli se nella vita non si è vissuto un amore emotivamente distruttivo, drammatico, traumatizzante. Anche nei momenti di convivialità, quando si parla di storie sentimentali, a tener banco sono i “reduci”, chi ascolta con attenzione maschera invidia e speranza. Gli innamorati cronici, gli innamorati dell’amore e gli assuefatti all’amore, sono assimilabili ai ludopatici incalliti, il loro vanto consiste nell’enfatizzare le “perdite” non le rare “vittorie”, coloro che si dichiarano felicemente innamorati passano per poveri sfigati immeritevoli di essere sentimentalmente torturati. A questo punto la domanda precedente potrebbe essere sostituita con:

Perché gli esseri umani, soprattutto in amore, sentono il bisogno di soffrire e far soffrire???

In questo caso è più semplice ipotizzare risposte. Sotto un’ottica “cristiana” potrebbe essere la vera espiazione del peccato originale, una espiazione “switch”. Sul versante filosofico potremmo scomodare Schopenhauer adottando e adattando la sua teoria: ” il dolore è congenito alla volontà, la vera beatitudine consiste nell’assenza assoluta di bisogni”. Ci metto qualcosa di mio, se la vita è una recita… l’amore è certamente il camerino in cui ci si tolgono costumi, maschere, parrucche e corazze per vedere riflesse nello specchio tutte le proprie debolezze, vulnerabilità e dipendenze. L’atavica necessità di arrendersi, delegare, cedere lo scettro, abdicare, trovare l’alibi esistenziale.

L’amore è la più efficace e duratura applicazione del socialismo reale, colpisce “quasi” tutti, è molto probabile che abbia ispirato quell’articolo che compare in tutte le carte costituzionali del mondo democratico, non fa distinzione di sesso, religione, razza, ceto sociale e livello culturale. Non per fare sempre il TADS della situazione ma… l’amore potrebbe essere considerato anche un’ameba strisciante che mette a rischio la stabilità di ogni individuo, senza distinzioni di sesso, religione, razza, ecc. ecc.

Non è l’amore a dare forza per scalare montagne, guadare fiumi, attraversare deserti e solcare oceani, è la ricerca dello stesso ad infondere energie. L’amore è una meta ambita, difficile da raggiungere, il più delle volte si giunge al traguardo esausti e si capitola. Frequente è l’errore di considerare amore l’innamoramento, uno status definibile “il sabato del villaggio”, la vigilia di natale, il countdown di capodanno, un appetitoso menù quando si ha fame, un bellissimo vestito in vetrina, l’innamoramento è il piacere del desiderio, vitamina che impenna autostima, grinta e voglia di valorizzarsi. Poi, inesorabilmente, ci si accorge che nel villaggio è domenica, la vigilia di natale è passata, i botti di capodanno si sono ammutoliti, il cibo del ristorante è stato digerito e a guardar bene… quel vestito non è che sia così favoloso. Altro giro altra corsa, l’araba fenice rinasce: “prego Signore e Signori, affrettatevi ad acquistare il biglietto, il trenino dell’amore sta per partire verso nuove avventure”.

Poiché ogni volta che parlo d’amore in questi termini, spunta sempre fuori qualcuno che mi accusa di ragionare col cuore ferito da chissà quale esperienza negativa, mi corre l’obbligo fare una precisazione. Per motivi che non sto a spiegare, nella mia vita ho incontrato molte persone annientate dall’amore, esseri umani piombati in baratri di varia natura e gravità, purtroppo per alcuni la luce in fondo al tunnel non si avvicinerà mai. Anche le violenze e addirittura il femminicidio sono l’estrema degenerazione di un sentimento malato, una ferita sociale aperta suturabile solo con un gran lavoro pedagogico. Se non insegniamo ai bambini l’assoluto rispetto per la vita… questa società non metabolizzerà mai i veleni, dolci o amari che siano.

Tullio Antimo da Scruovolo

Killer on the road…

morte

Il quotidiano “bollettino di guerra urbana”, diffuso dai media, ci aggiorna sul progressivo e inarrestabile degenerare di una società prossima a implodere su se stessa, tra i tanti recenti eventi di “nera” cito i seguenti: 1) un Ghanese prende a picconate, uccidendone due, cinque inermi e ignari passanti. 2) Un uomo sperona la ex convivente davanti alla caserma dei carabinieri e poi la rincorre per ucciderla, fortunatamente il tempestivo intervento dei militari scrive un finale positivo.

Esistono individui, chiamiamoli “umanoidi”, ai quali mancano alcuni anelli della catena evolutiva Darwiniana, bestie feroci assetate di sangue che in preda a istinti primordiali, scappano dalle “gabbie” grazie all’imperizia e alla dabbenaggine di uno “Stato guardiano” ubriaco di finta civiltà. Il Ghanese e l’aspirante femminicida non avrebbero dovuto essere dove si trovavano, il primo ha sulla testa un decreto di espulsione e il secondo numerose diffide emesse a seguito di svariate denunce, la pericolosità dei due “soggetti” è stata arginata solo con la burocrazia. Viviamo in un Paese assolutamente NON in grado di garantire sicurezza ai cittadini, cittadini considerati semplicemente “contribuenti da spremere senza ritegno”.

Se la società fosse, come dovrebbe essere, un complesso e perfetto meccanismo progettato per elargire serenità, benessere e un’apprezzabile qualità della vita…  i due tizi sopraccitati, unitamente a tanti altri, sarebbero considerati “pezzi di scarto”. E’ pacifico, fisiologico che in una popolazione composta da 60milioni di persone si creino sacche di follia, magari “anche” partorite dall’indigenza e dal disagio ma questa non può essere una giustificazione. Non mi interessa attaccar pezza sull’efficacia della pena di morte (chi va in giro ad ammazzare la gente a picconate non dovrebbe avere il diritto di vivere), se proprio non si vuole gettare in fonderia i “pezzi di scarto”, almeno si abbia il granum salis di metterli in condizioni di non nuocere. La vita è il bene più prezioso, è angosciante pensare che una qualsiasi testa di cazzo vagante possa togliertelo indisturbato seguendo criteri “random”. Inutile menare il torrone, se il Ghanese fosse stato espulso, intendo realmente, oggi avremmo due vivi in più.

Il fatto che gli Italiani non siano tutti bravi, tranquilli, onesti e discendenti diretti di San Domenico Savio, non autorizza la feccia del mondo a venire qui a farne di ogni… l’alto tasso delinquenziale extracomunitario (vedi popolazione carceraria), è dovuto a un lassismo legislativo assurdo, tortuoso, allucinante, politicizzato. Il dilagare dei femminicidi, quasi sempre preceduti da denunce, è causato da una incredibile interpretazione della logica “libertà/garantismo”. Cosa c’è di civile in tutto questo?

Il tipo che ha sparato ai carabinieri davanti a Montecitorio, tanto per gettare benzina sul fuoco, in qualsiasi altro Paese “civile” sarebbe stato “abbattuto”, in Italia questo è impensabile, qualora fosse successo, i componenti delle forze dell’ordine invece di essere premiati si sarebbero ritrovati alla gogna. Come ho detto più volte, il concetto di libertà/democrazia/civiltà è aleatorio, lo “spazio” di un cittadino finisce dove inizia quello degli altri, la linea di demarcazione è invisibile, teorica, non delineata, grottescamente e, spesso, beceramente interpretata.

Il livello di civiltà di uno Stato è dato dalla qualità dei servizi garantiti ai cittadini, nel nostro amato stivale non funziona niente, la sanità fa acqua, i trasporti provocano travasi di bile, l’istruzione è da terzo mondo, non esiste certezza della pena, non esistono leggi serie sulla immigrazione, i diritti dei cittadini sono sistematicamente calpestati dalle istituzioni, i politici mangiano a quattro ganasce, non ci è garantita nessuna sicurezza. Ognuno di noi potrebbe morire sotto i colpi di piccone di un clandestino “tollerato”. Siamo tutti Alessandro Carolè, siamo tutti Daniele Carella.

Tullio Antimo da Scruovolo

L’abbeveratoio della vita è un fiume in cui le donne lavano panni e pezze…

La “neonata” giornata contro la violenza sulle donne, con allegata richiesta di condannare all’ergastolo gli uomini che infliggono loro la morte, ci ripropone la spinosa questione della differenziazione degli omicidi. Considero la pena capitale una giusta, “civile”, risposta a chi si arroga il diritto di togliere la vita ad altri con premeditazione, nel mentre considero “incivili” e discriminanti i distinguo che prevedono vari livelli punitivi a fronte dello stesso reato. Le “aggravanti” religiose, razziali, politiche e sessuali (a livello di appartenenza e/o orientamento), nella fattispecie femminile, ci lanciano un messaggio ambiguo. Ammazzare un ometto qualunque, bianco, apolitico, ateo ed eterosessuale, non costituisce reato da ergastolo in quanto privo di qualsivoglia movente anti-politically correct.

Abbiamo tutti coscienza di vivere in un Paese sempre pronto a strumentalizzare ogni svolazzar di foglia ma spesso ne siamo dimentichi. La violenza sulle donne è una piaga sociale che non può essere guarita con l’ipocrisia (è inutile fare la manicure a dita incancrenite), ancor meno con commemorazioni di facciata che rischiano di trasformarsi in farse come l’8 marzo (data in cui si dovrebbero listare a lutto le bandiere, altro che svaccare senza ritegno). La prevenzione che passa attraverso una educazione comportamentale di base è sicuramente un efficace vaccino.  Se non iniziamo a insegnare, fin da piccoli, a figli e nipoti il culto del rispetto della persona, non argineremo mai il fenomeno, l’esaltazione dei diritti inopportuni spacciati per evoluzione, non immette aria pulita nelle mefitiche stanze della sessualità vissuta come linguaggio sociale e non come condivisione del piacere.

L’unica strada da percorrere è quella della verità, proviamo a compiere un periplo nella “danger zone” che tanto incanta “ALCUNE” costellazioni dell’universo femminile. Se è comprensibile il fascino esercitato da uomini duri, inquietanti, avventurieri, cavalieri erranti e lone wolf, lo è molto meno apprendere che “VIP”  come Pietro Maso, Omar di Novi Ligure, Angelo Izzo e molti altri pendagli da forca, durante la loro detenzione, siano stati bersagliati da lettere appassionate e dichiarazioni d’amore da parte di donne pronte a lenir “pene”. Nel caso che riguarda il mostro del Circeo, una donna “affascinata” ha condannato a morte se stessa e l’incolpevole giovane figlia. Emblematica la vicenda dell’avvenente moglie di un avvocato penalista, nel suo svolgere mansioni di assistente del consorte, si innamorò perdutamente di un delinquente da loro difeso, matrimonio in malora e, successivamente, pure il rapporto impossibile. Intervistata dichiarò: “lo conobbi durante il processo, vederlo dietro le sbarre in tribunale mi riempiva di fremiti, quando incrociavamo gli sguardi non capivo più niente”. C’è altro, come scrisse qualcuno su un blog femminista: “c’è poco da piangere quando per fare la “figa” con le amiche ci si porta a casa il bullo del quartiere”. Sarà pur vero che al cuore e alle forti pulsioni non si comanda, sarebbe comunque il caso di imparare a controllare tali slanci valutando i pericoli, più semplicemente capire quanto sia ragionevole infilarsi in situazioni critiche facilmente prevedibili e quindi evitabili. Non è un problema di diritti né di libertà, i salti nel buio sono adrenalinici ma è molto alto il rischio di impattare sulla roccia. Non intendo ASSOLUTAMENTE giustificare comportamenti maschili da galera né generalizzare deplorevoli e minoritari modus operandi femminili, se dobbiamo fare dei distinguo… facciamoli a 360 gradi, ne ho le scatole piene di leggere espressioni tipo. “gli uomini sono tutti dei bastardi”, “gli uomini sono tutti uguali” e bla bla bla.

Credo sia ingiusto stilare percentuali di delitti nati dalla sventatezza ma anche continuare a criminalizzare tutti gli uomini in quanto tali. I tempi moderni hanno riesumato gli aspetti più esecrabili di un machismo erroneamente ritenuto estinto. I profili psicologici standardizzati dei maschi violenti sono elaborati su presupposti superficiali, diagnosi prestampate che non consentono di individuare terapie adeguate. La contrapposizione, la guerra dei sessi vissuta da qualcuno come arma politica, produce effetti collaterali devastanti. Libertà sessuale e autodeterminazione non devono disattivare il buon senso né rendere invisibili le pozze d’acido disseminate lungo il cammino dell’esistenza, credo siano più che sufficienti le problematiche date dalla casualità (mi riferisco a quegli individui che appaiono mansueti e premurosi salvo poi rivelarsi, nel tempo, spregevoli aguzzini). In questo ultimo concetto è sintetizzato il senso del post. I temporali improvvisi, imprevedibili, magari a ciel sereno, ci costringono a bagnarci, però nelle giornate di pioggia nessuno ci impedisce di uscire con l’ombrello, almeno in quelle cerchiamo di camminare riparati.

Tullio Antimo da Scruovolo

Femminicidio e Contribuenticidio…

Ad oltre un terzo di questo anno bisesto e funesto ci ritroviamo immersi nella quotidiana conta dei morti ammazzati, direttamente e indirettamente, dalla dabbenaggine, dalla cinica indifferenza e da una logica sociale che da tempo ha virato scientemente verso il triangolo delle Bermuda. Sarebbe sbagliato prodursi in paragoni tra le donne uccise dalla follia e il dilagare di suicidi provocati da colpi di falce che mietono il futuro, tuttavia lo sarebbe anche ignorare il punto in comune che hanno le due tipologie di vittime. Donne perseguitate e contribuenti vessati giungono alla premorienza in uno stato di solitudine, di abbandono, di vulnerabilità fisica e psichica che è frutto di un marciume istituzionale incapace di garantire i diritti base della civiltà come la sicurezza e l’assistenza. Questo post è un j’accuse, un j’accuse indirizzato verso quell’assurdo labirinto legislativo che produce sacche selvagge, feroci, sarebbe riduttivo e mortificante fermarsi ad analizzare gli insani gesti contestualizzandoli alla vicenda e quindi decontestualizzandoli dall’impronta sociale. Le donne muoiono perché lo Stato non ferma le mani omicide, i contribuenti giungono all’estrema resa perché lo Stato ha trasformato loro da essere umani in cartelle da riscuotere, in entità borderline portatori di ragioni economicamente improduttive.

E’ allucinante constatare che quasi tutte le vite stroncate delle donne siano opera di maschi ripetutamente denunciati, le forze dell’ordine sono rese impotenti dalla farraginosità  delle leggi, i giudici scarcerano recidivi ed attuano indulgenza perché “interpretano” le leggi, cosa si aspetta per modificarle QUESTE leggi??? Forse che si giunga ad un numero di cadaveri prestabilito come si trattasse di un gioco a punti??? Sulle cause del picco di violenza maschile ho già scritto in abbondanza e non intendo ripetermi, non sono in grado di stabilire con certezza eventuali effetti positivi dovuti ad una maggiore severità penale ma, senza alcun tentennamento, biasimerò ad oltranza decisioni come quelle di rimettere in libertà Luca Delfino, sotto processo per omicidio, dandogli la possibilità di uccidere ancora. Che dire poi ancora della rimessa in libertà dopo pochi mesi di quel tizio arrestato per aver inferto 17 coltellate alla ex fidanzata??? Appena uscito andò a Terracina per “finire il lavoro” uccidendola, in quella circostanza i fendenti furono una trentina, “il merda” andò sul sicuro. Sono solo due esempi pescati in un enorme mucchio, chi di dovere intenda e si muova di conseguenza, non si può affrontare un problema che puzza di futura morte con cazziate da caserma o diffide che quasi nessuno rispetta perché lo Stato non controlla, perché lo Stato non punisce, perché lo Stato è “comprensivo”, perché lo Stato non tutela, perché lo Stato non educa.

I suicidi in serie… non credo esista in un altro Paese civile una agenzia dotata di poteri come Equitalia, apparato al quale è stata appaltata la riscossione dei tributi (agio 9%) sottoscrivendo una clausola da dittatura terzomondista, il sequestro preventivo e rapidissimo di beni con contenzioso ancora in corso, la vicenda toccata a Luca Laurenti è pazzesca, cinque appartamenti pignorati anticipando qualsivoglia sentenza per una tassa tecnicamente non dovuta (siamo al limite dell’estorsione mascherata, molti contribuenti INNOCENTI o venialmente colpevoli potrebbero ritrovarsi costretti, loro malgrado, ad optare per una transazione ingiusta pur di svincolare le proprietà ed evitare deleterie lungaggini). Il simpatico show man è in auge e certamente ha di che vivere ma se fosse stato nel limbo del dimenticatoio ad introiti zero??? Avrebbe rischiato di fare la fine dei “Signori nessuno” che si vedono ignorare ragioni e aspetti esistenziali dalla suddetta struttura. Ci sarebbe da dire molto anche sull’INPS, acronimo che significa “previdenza sociale”,per moltissimi un beffardo ossimoro. Molti suicidi sono dovuti al modus operandi delle banche, inflessibili e spesso “cravattare”, come cronaca comunica, quelle banche foraggiate dalla BCE con fiumi di Euro destinati a piccoli e medi imprenditori,  capitali arbitrariamente dirottati verso lucrose speculazioni, anche qui lo Stato è assente, non punisce, non interviene, non sente, non parla, non vede.

Punzecchiato sulla immane quantità di morti da sconforto… Monti ha prima dichiarato che sono poca roba rispetto a quelli Greci e poi ha smesso i panni del tecnico per indossare quelli del politico scafato scaricando il barile sui predecessori. Non c’è da meravigliarsi, lui si “sdegna” di fronte alla richiesta di compensazione, la sua “arma segreta” per salvare l’Italia è incassare i crediti subito e pagare i debiti a babbo morto, fallimenti e relativi defunti sono blandi effetti collaterali… e pensare che questa mente illuminata è a capo della Bocconi. Per par condicio ci tocca riconoscergli una certa coerenza, nonostante il massacro di decine di donne perpetrato sotto la sua presidenza, non ha sentito il bisogno di spendere nemmeno una parola in merito, proteggerle costa troppo e poi lui è lì solo per dissanguare il popolo, mica per occuparsi di queste “cazzate” plebee.

Tullio Antimo da Scruovolo