Quando ti prende quella pazza voglia di farlo lì…

cuore

…”habitat ideale, accogliente, complice, un’oasi di intimità trovata per caso, Afrodite agevola l’audacia, particolarmente nei rendez-vous clandestini, muri ricoperti da quadri dipinti a olio, calde luci di ritorno diffuse in modo da non marcare lineamenti né creare ombre negative, una gradevole musica appena percettibile che pareva arrivare da lontano fungeva da discreta colonna sonora. Cameriera dotata di un aplomb British, trasparente, quasi invisibile, la notammo quando il risottino con i gamberetti si materializzò sulla linda tovaglia bianca ben stesa, il piatto ovale è evocativo. Lei era semplicemente bella, candidamente provocante, portatrice di quell’erotismo casto e ingannevole che ingentilisce le neofite della trasgressione. Capelli lucenti raccolti in uno chiffon, all’orecchio destro un piccolo brillante, quello sinistro reggeva una minuscola foglia intinta nell’oro, il viso spolverato da un trucco leggero, erano i suoi occhi a illuminare ombretto e mascara, non viceversa. Mani delicate ornate dalla vera all’anulare e un sottile braccialetto, niente orologio, come volesse ignorare lo scorrere del tempo, unghie ben curate tinte di rosa, notandone una cortissima provai tenerezza nell’immaginare il suo sconforto dopo essersela rotta. Quel filo di perle che le cingeva il collo ricordava la giarrettiera di una virginale sposa ed esaltava la sua impudicamente pudica scollatura. Improvvisamente mi colse la febbre del possesso, una “botta” di quelle che annientano il resto del mondo, fissandole l’anima dissi: “una morsa mi ha chiuso lo stomaco”, reggendo lo sguardo infilò nel mio cervello la sua voce resa roca da un desiderio altrettanto pressante: “Vorresti scartarmi come una caramella?”. Mi alzai di scatto incurante del tovagliolo planato sul pavimento, la presi per mano e in silenzio la portai nei bagni del ristorantino facendola saltellare sui tacchi.”… (TADS)

Mi si perdoni l’ouverture atipica, no, non mi è scappata una cucchiaiata di melassa, ho solo inteso srotolare un piccolo “red carpet” sul quale far camminare alcuni concetti. Raffinati pensatori sostengono che la morte ci livelli al cospetto di un ipotetico aldilà, non sono in grado di confermarlo ma per quanto concerne la vita terrena ho una salda certezza, sono le pulsioni sessuali a renderci tutti uguali, accomunarci. Mi riferisco a quei “flash” che creano frammenti di trasgressione rubati alla pubblica morale. Possiamo affermarlo senza tema di smentita, il “carpe diem” dei sensi è la massima espressione del socialismo applicato. Una giostra che fa scendere ai piani bassi gli altolocati e porta ai piani alti il popolo periferico.

Difficile distinguere nettamente il vizio dalla necessità, la voglia impellente dal fascino del rischio, una opportunità insperata dalla trasgressione fine a se stessa, dopo aver “violato” luoghi e/o situazioni non ci siamo forse sentiti maggiormente protagonisti della nostra vita??? Cosa trasforma la paura di essere scoperti in irrefrenabile eccitazione??? Un coito estemporaneo rende nomade la sessualità stanziale immergendola nelle ovattate nebbie della libertà??? Il “famolo strano” in posti strani, può trasformarsi in una ripida e pericolosa “discesa” comportamentale, una progressiva accelerazione dell’ardire??? Carlo Verdone, con i suoi personaggi “Ivano e Jessica”, ha evidenziato le negatività di una possibile deriva… pasticca moralista o pericolo reale???

Gli accoppiamenti “tout court” in contesti anomali non sono certo figli dei tempi moderni, credo siano nati insieme all’uomo, infatti le religioni hanno impiegato ben poco a demonizzare e castigare la fornicazione. In compenso ci hanno pensato i letterati di ogni epoca a diffondere e mantenere alta la tentazione, il potere conturbante del “peccato”. Il fornaio che concupisce la Contessa sui sacchi di farina e il Barone che possiede da terga la contadinotta all’ombra di un olmo, appartengono ormai ai “classici”, solidarietà per frati e monache di Boccaccesca concezione.

Per noi contemporanei l’offerta è molto più variegata, oltre che meccanizzata e tecnologizzata, automobili, treni, aerei, natanti di ogni foggia, ascensori (i mezzi di locomozione sono un must), luoghi di aggregazione come teatri, cinema, ristoranti, musei e toelette varie. Ever green la bucolica camporella sul plaid a quadrettoni, portoni, cantine, cantieri, magazzini, silos per auto, circoli, palestre, saune, bagni turchi e via… “zompando” da un’alcova improvvisata all’altra. Menzione a parte meritano le temutissime “quick” (sveltine consumate negli uffici durante l’orario di lavoro), una vera angoscia per mogli e mariti affetti da gelosia: “9/17 orario continuato”. Galvanizzante e allegorico il sesso da elettrodomestici, l’oscar è saldamente in mano alla lavatrice, farlo sopra mentre centrifuga è da delirio tremens ma stimola la circolazione, durante i periodi di feroce canicola certi “giochetti” davanti al frigorifero aperto sono un doppio sollievo. Vada per il “carpe diem” ma sempre con un occhio aperto e le orecchie tese.

Tullio Antimo da Scruovolo