Se tutti i Colmar e le Hogan che si vedono in giro fossero originali, l’Italia sarebbe il Paese più ricco del mondo…

Abbracciare i dettami della moda significa mettersi in coda e acquistare un biglietto di sola andata per “Testicolandia”, affollatissima metropoli brulicante di rassegnati senza bussola, apolidi orfani di originalità bisognosi di effimeri surrogati. Cloni prodotti in trafila, ratificati nel look, nella forma mentis, nel linguaggio e, avvilente dirlo, nella gestualità.

Essere trendy ha un costo non indifferente, capi e accessori da fighetti e fighette scaldano la Visa come ogni status symbol che si rispetti, tuttavia è possibile sfoggiare brand must e out-fit fashion senza firmare pacchi di cambiali né assegni post-datati, tanto meno convolare a nozze con la Findomestic. Come fare??? Semplice, basta accendere un cero e versare l’obolo a Santo Tarocco.

Niente di nuovo sotto questo pallido e freddo sole, già negli anni ’70 circolavano Timberland “di imitazione”, simil Lacoste col coccodrillo rovesciato, Baume & Mercier fasulli, giubbotti in pelle della RAF prodotti in Campania e via così nei cunicoli del “copia copia” senza ritegno. In illo tempore era quasi impossibile prevedere che il “tarocco” sarebbe arrivato a fagocitare punti di PIL. Ha contaminato pure il settore enogastronomico ma questa è altra storia.

I poveri, soprattutto di spirito, hanno sempre avuto la poco edificante velleità di imitare/emulare i ricchi, in subordine i benestanti del quartiere confinante, quello con le case signorili dove abitano i figli di papà “tutti firmati”. Mi ha sempre lasciato perplesso l’ingenuità con la quale vengono contestualizzati i “pezzi” elitari, la dico in chiaro, una impiegata da 1.200 euro al mese che frequenta colleghe da 1.200 euro al mese, ecc. ecc. Quali gratificazioni potrebbe mai incassare dovesse presentarsi in ufficio con un Versace da 5.000 Eurazzi??? Intendo oltre a maldicenze, illazioni e perfide congetture. L’invidia materiale prodotta sullo stesso livello di appartenenza ha un valore prossimo allo zero.

Diciamocelo, i guru della moda possiedono una parvenza di coscienza, probabilmente anche quella tarocco, infatti dopo aver indotto i modaioli a spendere un capitale per acquistare il giubbino Colmar e le scarpe Hogan, hanno pensato bene di onorare la parsimonia togliendo dall’out-fit le calze. Colgo l’occasione per salutare virtualmente tutti quei pirla (M/F) che nel freddo polare sgambettano con la caviglia nuda. Vien da pensare che trattasi di una genialata partorita dalle case farmaceutiche per incrementare futuri introiti, insomma, una joint venture tra moda, mass media e medicine. Domande spontanee: “emanciparsi dai pedalini agevola il broccolamento??? E’ una scorciatoia per approdare alla copula???” Mi auguro di sì, sarebbe proprio da fessi battere i denti gratis et amore Dei.

Eviterò di appoltigliarvi l’apparato riproduttivo con concetti tipo: “mode e tendenze sono ketchup & maio dell’essere”, “vivremmo al buio senza i/le fashion blogger”, “essere cool appaga il bisogno di appartenenza”, “dimmi come ti vesti e ti dirò chi sei”, “se esci di casa senza almeno tre capi griffati non conti niente”, “seguire la moda significa essere moderni (botta di acume)”…!!! Non starò nemmeno a sciorinare elucubrazioni sulle “omologazioni a imbuto” e sulla “gestione a scolapasta delle tendenze”, strumenti finalizzati alla valorizzazione effimera.

La storia ci insegna come dalla antica Roma a venire, abbigliamento e orpelli siano sempre stati elementi di identificazione sociale, purtroppo, probabilmente per fortuna, ai tempi di Nerone, nell’oscuro medio evo, nell’illuminato rinascimento e nel glorioso risorgimento… agli angoli delle strade non vi erano ambulanti extracomunitari che vendevano merce taroccata. Ad onor del vero nemmeno siti “aumme-aumme”.

Come spesso avviene, anche il “romanticismo” del tarocco finisce col favorire sempre e inevitabilmente il ricco, se un poveraccio qualsiasi dovesse presentarsi al Bar Sport del paesello con un Rolex al polso, nessuno scommetterebbe un centesimo sull’autenticità dell’orologio. Viceversa, se un personaggio come Briatore (il primo che mi è venuto in mente) dovesse presentarsi in un locale della Costa Smeralda con un Rolex “ciucco”… nessuno oserebbe dubitare sulla originalità. Ne consegue una logica: “il valore ipotetico di un oggetto è dato da chi lo porta”, fosse bibbia questa teoria, un frutto periferico con indosso Colmar e Hogan tarocco, rimarrebbe tale anche con capi ”the original”. Cui prodest???

“Very trendy” è colui che vive bene con se stesso nella propria dimensione, sogni, aspettative e ambizioni non si appagano con il bluff incrementando l’illegale mercato della contraffazione. “Very trendy” è colui che non si lascia centrifugare il cervello dal/dalla esperto/a di turno, in molti dovrebbero imparare a parafrasare un vecchio spot dell’amaro Jagermeister interpretato da Raz Degan: “come mi vesto, cosa leggo, che film guardo, cosa mangio… sono cazzi miei!!!”

Tullio Antimo da Scruovolo

 

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