Evoluzione negativa della specie, cilicio 2.0

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Il discusso e discutibile (anche lessicalmente e semanticamente) detto: “vivere da malati per morire da sani”, in atavico conflitto con le logiche dei gaudenti, ha da anni specchiato un nuovo acerrimo nemico, l’evoluzione trendy dell’autoflagellazione e del rifiuto di se stessi socialmente cassato. Questa new entry ha sdoganato viscerali e segrete paranoie trasformandole in improbabili performance circensi periferiche, apoteosi del concetto “borderline”, percorso spianato da una branca della psicologia che non punta alla demolizione delle “macerie” bensì alla palese valorizzazione delle medesime, mission impossible.

Nell’era in cui fummo studentelli col grembiulino e i fiocchetti ci insegnarono la famigerata “prova del 9”, è sufficiente adattarla e applicarla ad alcune tendenze contemporanee per meglio capire i risvolti degli integralismi esistenziali.

La salute è un bene primario ma è da boccaloni pensare di ingabbiarla in regimi alimentari fatti di privazioni da eremita e attività fisiche degne di Sparta, evviva il tanto odiato ozio (per chi crede… ci fu un momento in cui anche Dio decise di riposarsi). Lungi da me creare una trincea anti… “prova del 9”, se, come per incanto, domattina diventassimo tutti vegani, ci estingueremmo nel giro di un anno, probabilmente meno. Il veganesimo è stato inventato dalle multinazionali della soia adottando l’iper collaudato principio base del marketing applicato: “se non riesci a convincere il popolo sulle qualità del tuo prodotto, trasformalo in filosofia di vita”, i latini la chiamavano “captatio benevolentiae” ma forse bisognerebbe parlare di “dialettica eristica”. Esistono poi igienisti e salutisti, niente da opinare fin quando non si sviluppano fobie nei confronti di tutto ciò che teoricamente potrebbe essere dannoso: “ non stringo la mano a nessuno per evitare microbi, non bacio nessuno per evitare batteri, pulisco casa e automobile in continuazione, non vado nei bagni dei locali pubblici, ecc. ecc.”. C’è chi compra le sigarette a stecche, chi le birre a casse e chi riempie il baule di Mastro Lindo. Scrivendo questo capoverso mi è tornata in mente una vecchia barza, un tipo si reca dal medico: “Dottore, voglio una medicina che mi faccia campare in salute fino a cento anni, “bella richiesta, mi dica, lei fuma?”, “assolutamente no Dottore”, “beve?”, “sono astemio totale”, “si droga?”, “mai, neanche una canna”, mangia con ingordigia?”, “ma per carità, sono vegano minimalista”, “fa tanto sesso?”, “ma si figuri, quella è la strada più facile per contrarre laide malattie”, “mi scusi Signor paziente, posso farle una domanda?”, “mi dica Dottore”, “ma per quale cazzo di motivo lei dovrebbe campare cent’anni?”.

Doveroso dedicare un minimo di attenzione ai gaudenti, soggetti che hanno personalizzato a proprio uso e consumo lo slogan mussoliniano: “meglio un giorno da leone che…”, ogni mente pensante si è ritrovata, prima o poi, a porsi l’amletico quesito: “meglio rischiare di crepare prima e spassarsela o meglio rinunciare a piaceri e stravizi sperando di crepare il più tardi possibile?”. Tradotto in termini filosofici è un po’ come chiedersi se nella tomba sia meglio portarsi rimorsi o rimpianti, William Blake sosteneva: “la strada degli eccessi porta al palazzo della saggezza” (ammesso ci si arrivi), a fargli da eco George Bernard Shaw: “le cose più belle della vita o sono immorali, o sono illegali, oppure fanno ingrassare”. Corollario… il mondo degli artisti e dei maestri del pensiero, antichi, rinascimentali e moderni, menti illuminate che curavano e curano tutt’ora “ernie al cervello” con “vizi”, “vizietti” e “additivi”. Nonostante l’ipocrisia cristallizzata nei riti da corridoio, quella che discerne la genialità dalla “demenza spurgo”, pochezza intellettuale tutt’altro che endemica.

Nella ouverture del post ho parlato di autoflagellazione e di rifiuto di se stessi, problematiche massicce mutate in cospicuo business creatore di mostri relegati a mere e inguardabili funzioni decorative, mi riferisco a tatuaggi, piercing, dilatazioni e chirurgia estetica estrema. Non vi è nulla di deprecabile in un tatuaggio, in un orecchino piazzato da qualche parte (i piercing sul glande e sulle grandi labbra evocano una fusione ben lontana dalle concezioni di Einstein) e nemmeno in una correzione estetica nel caso la natura fosse stata taccagna. Le perplessità nascono nel vedere corpi trasformati da capo a piedi in pinacoteche, ferramenta dinamiche o addirittura resi somaticamente somiglianti ad animali, per non parlare poi degli inserimenti sottocutanei di materiali sintetici, occhi e lingue colorate, denti da vampiro e via discorrendo. Per divenire “fenomeni” degni di nota (si fa per dire), occorre sottoporsi a innumerevoli, costosissime e dolorosissime sedute, in alcuni casi si praticano vere e proprie mutilazioni/menomazioni. Errato pensare che gli adepti a tale martirio siano prevalentemente sfigati/e che intraprendono anomali percorsi per emergere dalla insignificanza sociale. Per quanto possa stranire, anche le strafiche e gli strafichi rischiano di essere risucchiati nel vortice della “non accettazione di se stessi”. Non intendo sparare pistolotti sulla società avariata, nemmeno sulla manipolazione delle masse frutto di un collassato sistema di acculturamento, ciò che spinge ad accanirsi drasticamente sul proprio corpo è sempre e solo una anemia psicologica.

Per quanto possa apparire banale, credo che miliardi di individui, maschi e femmine, quotidianamente optino per un accettabile ibrido, cioè una vita più o meno sana/regolare con segmenti trasgressivi o trash. Fino a quando siamo noi a gestire piaceri/vezzi va tutto bene, nel momento in cui sono loro a prendere il sopravvento si trasformano in “dipendenze” schiavizzanti. Sia chiaro, si diventa schiavi di tutte le scelte integraliste, salutismo, veganesimo, svacco a oltranza, palestra intensiva, tattoo e piercing a manetta o pokémon go, trattasi sempre e comunque di “cilicio 2.0”.

Tullio Antimo da Scruovolo

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Drugs & alcohol, rassegnazione o inarrendevolezza?…

drugs and pills

L’aumento del consumo di sostanze stupefacenti e bevande alcoliche è la sintesi di una gonorrea sociale scientemente ignorata (probabilmente gestita), pandemia causata da un inarrestabile virus concettuale, foreste che ardono senza incenerirsi e senza diffondere calore, fuoco buio e freddo occultato da un paravento ossimoro. Lo stravolgimento giovanile, adolescenziale, quello che più impensierisce e sgomenta, NON è dovuto al disagio imperante, NON è una risposta alla miopia istituzionale, NON è un grido di ribellione né un urlo che implora aiuto, è semplicemente un angosciante trend omologante. Difficile stringare in un post quella “spiega” che io ritengo essere verità acclarata ma volendo…

La gioventù contemporanea attribuisce ad alcol e droga una valenza aggregante, un potente brand identificativo finalizzato alla socializzazione e alla condivisione del cazzeggio anomalo fatto bibbia. Una barriera, un test, un rito iniziatico da superare per essere accettati, affiliati a quella “carboneria” inzoccolita capace di garantire una “second life” nel target di appartenenza, rigogliosa mammella pronta a dissetare e sfamare sete e fame di essere ciò che non si è. Tossici e alcolisti sono individui che hanno ceduto al nemico la trincea della razionalità, “prigionieri” che hanno abbandonato armi, bandiera e territorio in cambio di…

Eminenti sociologi e osservatori parlano di “inevitabili derive evolutive”,  scorie di un progresso fagocitante bastardissimo e selettivo, in parte è vero, per sillogismo, personalmente preferisco parlare di incompetenza genitoriale, il nebbioso porto delle giustificazioni che punta l’indice contro l’annichilimento massivo e massificante l’ho cancellato dalle mie mappe. Troppo comodo infilarsi il preservativo alibi deresponsabilizzante. Mettere al mondo un figlio NON significa conservare una stirpe, NON significa creare emanazioni, NON significa rendere tangibile la propria virilità, NON significa adeguarsi al sistema. Mettere al mondo un figlio significa firmare una cambiale in bianco che scade ogni giorno, un costoso investimento a perdere che, nella migliore delle ipotesi, produce esclusivamente gratificazioni morali e affettive.

Dopo i moti del ’68 e il successivo spurgo armato del terrore rosso e nero, i nostri governanti hanno elaborato una subdola strategia per tenere lontano i giovani dalle piazze e dalle velleità rivoluzionarie, un planning condiviso da altri Paesi Europei, allargare le maglie della tolleranza cedendo spazio ad alcol, droga e decibel. Per dirla in termini da bar periferico… “lasciamo che rincoglioniscano”, infame piano che ha garantito tranquillità urbana fino al famigerato G8 di Genova, i ragazzi sono tornati nelle piazze ma con droga e alcol divenuti normalità, indispensabili elementi di supporto.

Grazie a inchieste giornalistiche abbiamo scoperto che molti deputati e senatori consumino abitualmente cocaina, così come relatori, conferenzieri, conduttori, giornalisti, manager e AD, tuttavia ciò che più accappona la pelle è la dipendenza da alcol di molti medici chirurghi, soggetti dai quali spesso dipende la nostra vita. Se gli “apprendisti” tendono a “fondersi” per colmare vuoti, gli “arrivati” ricorrono all’uso di additivi per reggere il peso del successo e della responsabilità. Abbiamo sempre pensato, creduto, che il bisogno di estraniarsi dalla realtà riguardasse solo gli artisti, visionari per indole, Caravaggio (non solo lui) era avvezzo a ubriacarsi, nella Parigi della belle époque l’assenzio scorreva a fiumi. Anche “letteraturaland” è contaminata, per non stilare lunghi elenchi mi limito a citare Cesare Pavese e Baudelaire.

Nel relativamente recente divismo Hollywoodiano e di Cinecittà droga e alcol spopolavano, l’elenco di musicisti/attori morti per overdose o micidiali cocktails viene funestamente aggiornato in continuazione, i tentacoli della dipendenza da tempo hanno aggredito i condomini della normalità. Il popolo tende ad adeguarsi all’autolesionismo seguendo modelli, emulazioni distruttive, molti anni fa chiesi a un ragazzo: “perché sniffi?”, risposta: “pippano Agnelli e Maradona… perché io no?”.

Duole dirlo ma non vi è salvezza, saranno sempre più numerose le persone che si aggrapperanno ad ancore devastanti come droga, alcol, psicofarmaci, viagra, doping, anabolizzanti, chirurgia estetica e tutto quel disonesto sottobosco del bluff. Inevitabili domande: 1) “dove ci porterà questo irrefrenabile desiderio di raggiungere il successo alterando/modificando le qualità di base?”, 2) perché i governanti del mondo evoluto nicchiano di fronte all’incessante prodursi di amebe?”

Tullio Antimo da Scruovolo

WordPress è affollata da cuori infranti bisognosi d’aiuto… manda un sms, fatti un gavettone gelato, non rimanere insensibile all’eco della solidarietà…

foto blog

Ci sono momenti in cui mi acchiappa la voglia di errabondare sulla piattaforma, lo faccio saltellando da un blog all’altro come fossero massi sparpagliati sul greto di un grande fiume, non di rado su alcuni mi soffermo a riflettere. Tra i pietroni l’acqua scorre abbondante e veloce rendendo difficoltosa la risalita di numerosissimi “animaletti” che, stremati dall’immane sforzo, stillano energie residue, nooooo… niente salmoni, sono “cuori infranti” in penitenza votiva che tentano di raggiungere la “sorgente santuario” per implorare miracoli e grazie sentimentali.

Con una certa regolarità aggiorno il fascicolo “amore” scrivendo pensieri e riflessioni partoriti dalla razionalità analitica, razionalità analitica che alcuni/e interpretano come espressione di aridità e cinismo, per non parlare di pittoresche nebbie autobiografiche. Una ceralacca che marca l’inutilità del mio mettere in guardia dal rischiosissimo calar della palpebra illusoria, ancor più se si vuole impugnare il volante per mettersi alla guida della propria vita. In questa circostanza adotterò una formula alternativa per evadere la pratica, un trespolo poco ortodosso, non convenzionale ma incisivo e sbrigativo. Lo faccio con lo spirito del missionario speranzoso di far proseliti e ridurre, il più possibile, l’enorme quantità di taniche quotidianamente riempite da copiose web-lacrime. L’obiettivo è quello di riuscirci prima che i miei coglioni querelino l’amore per lesioni, tra l’altro aggravate da pedissequa reiterazione. Obiezione prevista: “nessuno ti obbliga a leggere le altrui pene d’amore”, risposta rivelatrice: “da sempre sono impegnato nel sociale”.

La sintesi è una dote eccelsa, accorcia le maratone e avvicina le calende greche ma quando è eccessiva diventa fuorviante, come pretendere di infilare la “38” in un corpo “46” (sì lo so, c’è chi ci prova). Saggezza impone di procedere con approfondimenti mirati e valutazioni certosine.

Partiamo dall’ANIMA: per gli atei è una pura invenzione e quindi il problema non si pone, per i credenti esiste ma appartiene a Dio, ergo, coloro che se ne appropriano indebitamente per consentire al demone dell’amore di ricettarla, sottoscrivono la dannazione eterna . Passiamo al CERVELLO: chi ce l’ha perfettamente funzionante, manutenuto e regolarmente tagliandato con acqua, olio e filtri sempre a posto, ben se ne guarda dal fonderlo o farselo cucinare in carpione dall’amore. Tappa romantica, il CUORE: inizia a pulsare prima ancora della nascita anagrafica e lo fa incessantemente, h24, per tutta la durata della nostra esistenza, quanto bisogna essere ingrati, perfidi, crudeli e stolti per imporgli stress aggiuntivi e debilitanti??? Eccoci alle luci rosse: LA VAGINA, area giochi in cui svolgere attività ludiche e “ri-creative”, una giostra accattivante ma insidiosa, bugiarda, infingarda, come ci si può fidare di una cosa che sanguina per giorni e giorni senza morire??? IL PENE: ammennicolo che vanta discutibili valori simbolici, inaffidabile come e forse più della vagina in quanto capace di tradire, sempre nei momenti meno opportuni, anche le aspettative del padrone stesso. Quali garanzie potrà mai dare una cosa che cambia volume e consistenza in totale anarchia e senza preavviso???

Se madre natura avesse voluto gli umani fedeli, avrebbe creato la vagina con il “contavisite” e il pene con il “contatrasferte”, non lo ha fatto perché è perfetta e previdente, fossero stati sempre tutti fedeli ci saremmo estinti da tempo, per noia. Deduzione logica, amore significa fedeltà, la fedeltà è contronatura, quindi, per proprietà transitiva, l’amore è nemico della natura, più del buco ozonico. Ottimo motivo per sdoganare le “zoccolone” con un appellativo nobilitante, da oggi le chiameremo “eco-fiche”!!!

E’ convinzione comune che l’amore sia onnipresente, non vi è luogo né segmento di vita in cui non aleggi, perché considerato il “motore del mondo”, mai copyrighter fu più ingannevole. La verità è un’altra, l’amore è l’unico argomento di cui TUTTI possono parlare… ricchi, poveri, belli, brutti, colti, ignoranti, intelligenti, stupidi, furbi, cristallini, ecc. ecc. Miliardi di riflessioni, deduzioni, considerazioni ed elucubrazioni… favorevoli e contrari, scettici e creduloni, sognatori e realisti, illusi e disincantati. Ammuffita diatriba risolta in un congresso segreto tenutosi a porte chiuse. Al termine dei lavori, non senza insulti, scazzottate e compromessi sottobanco, relatori e delegati hanno ufficializzato la nascita di tre scuole di pensiero: 1) l’amore è la cosa più importante della vita, 2) senza amore si vive lo stesso ma se c’è è meglio, 3) per scopare di più bisogna sostituire la parola sesso con la parola amore (mozione passata grazie ai franchi tiratori). Tutto il resto è storia antica, contemporanea e, perché no, futura.

Dicevamo… l’amore è un “prezzemolo”, invadente alla ennesima potenza, si infila ovunque, anche e soprattutto dove non richiesto, con una incredibile faccia da culo spalanca porte ed entra, neanche la decenza di bussare. Quando ha saputo della nascita di internet ha dato di matto dalla gioia, uno sconfinato “bacino utenti”, il canale promozionale più efficace che mente umana abbia mai concepito. Essendo imperituro Stakanovista, l’amore si è messo subito al lavoro. Primo passo l’individuazione del target locomotiva: “i forum? no, troppo goliardici”, “i social? no, troppo caotici e fagocitanti”, “le chat? no, troppe maialate”, “forse un salotto soft e confidenziale come il blog?  BINGOOOOOOOO”. Poscia ha elaborato una innovativa strategia di marketing arroccata su un concetto subdolo complesso a spiegarsi, meglio passare senza indugi alla dimostrazione pratica… “altrimenti poi la gente a casa non capisce”. Se una persona apre un blog e scrive: “ho trovato l’amore, sono felice come una pasqua, gira tutto a mille, la mia vita è un paradiso”… invidia, malocchi e macumbe a parte, viene quasi ignorata. Se invece scrive: “ho la lametta in mano, voglio tagliarmi le vene perché ho perso l’amore”, oppure: “piango e soffro come non mai, mi manca, come ho potuto essere così imbecille da non capire, non esco più di casa, devo trovare la forza di rinascere”… un esercito di consolatori/trici bussa all’uscio pronto ad elargire pacche sulla spalla, virtuali cucchiaiate di nutella antidepressiva e il proprio vissuto per attivare leve di condivisione come il celeberrimo: “mal comune mezzo gaudio”. Simpaticissimi e creativi, alcuni geniali, i suggerimenti sul come pianificare tremende vendette e spedizioni punitive.

Quest’ultimo passaggio ci regala una chiave di lettura molto interessante, anche l’amore che chiama a raccolta il popolo del web è quello sofferto, non quello gioioso, non ci si lasci influenzare da fattori come solidarietà, comprensione e umana pietà, è l’innata sete di “eros e thanatos” che attrae come un potente magnete. Quelli in odore di misticismo da cilicio vivono le pene d’amore come una espiazione/martirio, una stampella per reggere in qualche modo l’autostima, escamotage certamente meno dannoso e devastante di alcool, droga, Maalox, Lexotan, Xanax e Preparazione H (con l’ingozzarsi tutta questa roba, hai visto mai che spuntino…) Domandina rompicapo riservata agli/alle irriducibili: “ ha senso stravolgere la vostra esistenza, magari perseverando, per “mezze mele” che godono del vostro corpo, infrangono i vostri cuori e tentano di manipolare le vostre menti???

Esiste un’altra trincea, inespugnabile, difesa con lo stesso piglio e stoicismo messo in campo dagli Spartani alle Termopili, le “forze dell’occulto”, no… non quelle serie, parlo di maghi, streghette, cartomanti, chiromanti, fattucchiere, pozionisti e callisti del cuore, insomma, quell’accozzaglia di ciarlatani usa ripulire tasche e conti correnti ai malati d’amore. “Spennano i polli ignoranti e boccaloni”, grande menzogna, nel portafoglio clienti di questi astuti corvi sono presenti persone istruite, facoltose, manager d’acciaio e affermati professionisti in carriera. Un business che introita cifre da capogiro, l’amore ha il potere di rincitrullire a ogni livello e ceto.

Frequento molti blogger intimisti, tecnicamente gli unici che interpretano lo spirito originale delle piattaforme (i blog sono esplosi sulla rete proprio come “diario”), mi appello al loro sense of humor e alla loro sagacia, tra le righe dell’ironia si nascondono sempre verità preziose. I’ll see you!!!

Tullio Antimo da Scruovolo

Anche i “fortunati” sono incazzati con la vita…

baratro

Non sono solo i poveri, i meno abbienti, l’ovile metropolitano e i “ratti” da borgata a essere incazzati con la vita, considerato l’elevato tasso di rassegnazione che si tange tra i “vorrei ma non posso”, non è azzardato affermare che il livore significativo, quello destabilizzante, serpeggi maggiormente tra i “potrei ma non riesco”. Chi è costretto a mangiare ali di pollo non trova consolatorio apprendere che il filetto al sangue impenni il colesterolo, coloro obbligati a recarsi al lavoro in bicicletta oppure a piedi, sfidando rigidi inverni e torride canicole, faticano a credere che i moderni “clima-bi-tri-quadri-zona” montati sulle automobili facciano venire il torcicollo e aggravino la cervicale.  Ma allora… che avranno i benestanti, ricchi, belli e famosi di così alienante da essere incazzati con la vita???

I “fortunati” incazzati con la vita sono afflitti da una sindrome non ancora messa a fuoco dalle solite menti illuminate, una patologia diffusa che nasce da una miscela: “beni materiali & carenze esistenziali”, talmente micidiale da alterare gli equilibri basici. Un “peccato originale” ancora privo di battesimo purificatore, è lunghissimo l’elenco dei “fortunati” e dei “talentuosi” caduti nelle spire della negatività e di quell’odio interiore che chiama e anticipa la morte. Ne cito tre su tutti: Michael Jackson, Christina Onassis, Diana Spencer. Un grande talento, un immenso patrimonio e un futuro scolpito nella storia, tre percorsi diversissimi ma accomunati da un rifiuto/ribellione estremizzato fino a renderlo letale.

Ho scritto “sindrome” ma forse avrei dovuto parlare di “pandemia”. Ritengo giusto partire da una considerazione rilevante, coloro che costruiscono con le proprie “mani” imperi e fortune sono immuni, come fossero vaccinati contro questo virus strisciante e subdolo. I ricchi e gli arricchiti da impresa stanno lontano dal baratro (i casi più unici che rari sono “giustificati” da fallimenti epocali), tanto meno intraprendono strade e stili di vita che conducono alla premorienza indirettamente. Da ciò si evince una anomalia che porta a ipotizzare una risposta inquietante vestita da ulteriore domanda: “i nati fortunati e/o talentuosi rischiano di crollare sotto il peso dei “sensi di colpa” (il “peccato originale” di cui sopra)???

Il venire al mondo dotati di innato talento oppure immensi patrimoni, potrebbe essere penalizzante??? Quanto destabilizza la consapevolezza di NON dover costruire bensì semplicemente sfruttare ciò che natura e avi hanno donato??? Sarebbe errato pensare che determinati squilibri nascano da una unica esigenza talmente vorace da cannibalizzare le altre??? E’ una vita a metà quella priva di impegni costruttivi??? Un talentuoso e una ereditiera hanno complessi di inferiorità nei confronti dei “self made man”??? E’ pesante l’angoscia di poter perdere in qualsiasi momento e per qualsivoglia motivo dote e doti???

Quando ci giunge notizia che un piccolo artigiano si è suicidato perché strozzato da Equitalia, quando un padre di famiglia si impicca perché non più in grado di sfamare i figli… ci assale lo sconforto da impotenza sociale e ci chiediamo, seppur solo momentaneamente e in linea teorica, cosa potremmo fare per evitare simili drammi. Quando i media comunicano al mondo l’avvenuto suicidio, rapido o lento, di un personaggio a cui la vita aveva dato tutto… rimaniamo perplessi e ci immergiamo in una sequela di interrogativi sintetizzabili in una sola parola: “perché???”.

La vita è una bilancia, se rimane in perfetto equilibrio tra realtà e sogni/aspettative, viviamo sereni, nel momento in cui inizia a pendere da una parte, rendiamo logico l’illogico e piombiamo in un limbo surreale che nessun’altro potrà mai vedere né capire. Ultimo dubbio… ricchi da stirpe a parte, moltissimi “artisti”, di caratura mondiale e storica, sarebbero diventati tali se si fossero tenuti lontano da alcool, droga e additivi vari???

Meritano menzione anche quegli “eletti” incazzati con la vita causa storture strutturali, il Presidente della Repubblica guadagna meno di molti anonimi “segretari”, un manager Bocconiano stressato da responsabilità e obiettivi capestro, incassa meno di un “calciatoruncolo” di serie B. Moltissimi atleti che dopo anni di sacrifici e privazioni conquistano l’oro olimpico, percepiscono meno di un cazzone fancazzista che vince il Grande Fratello. Tragicomica la “Montecarlofobia”, il Principato di Monaco è l’unico luogo al mondo in cui i ricconi si incazzano oltre misura, puoi avere la top car più bella e la barca più maestosa… lì troverai sempre qualcuno con una fuoriserie superiore alla tua e una barca più grande. Si diceva. “anche i ricchi piangono”, aggiorniamo: “anche i ricchi si incazzano con la vita”, pure tanto, pare.

Tullio Antimo da Scruovolo

Rapsodia delle dentiere a “goga-mi-goga city”

Mentre passeggio con il cane un ometto sulla settantina cattura la mia attenzione, è seduto su una panchina, i residui incanutiti di una chioma raccolti a coda di cavallo, look sportivo, al suo fianco un Tavernello, sulle ginocchia cartine e tabacco, le mani impegnate a scaldare con l’accendino una caccola di “fumo”. Lentamente mi allontano sorridendo e ripescando una cogitazione che da tempo mi frulla nella mente. Le persone dovrebbe modificare radicalmente l’ordine cronologico dei passaggi esistenziali piazzando per ultima la stagione della trasgressione.

Mi chiedessero di sceneggiare la parabola di una generazione che popola una immaginaria cittadina ideale del futuro, non esiterei a ridisegnare la mappa della vita. Una infanzia e una adolescenza a stretto contatto con la natura, una alimentazione genuina e mirata, passioni sportive da coltivare fino alla pensione, studi finalizzati alla ottimizzazione delle personali predisposizioni, una serena e soddisfacente carriera lavorativa senza paranoie né cianuri, famiglia “squadra”… il tutto per arrivare alla terza età in piena salute e perfetta forma, status ideale per una vecchiaia all’insegna dello: “sfogamose”. Forse nemmeno il sorriso di un bambino sazia emotivamente come il vedere una coppia di vecchietti lanciati nel vortice del gozzoviglio compensativo. Per potersela spassare al tramonto è d’uopo strutturarsi fin dall’alba, chi non vorrebbe spendere la pensione in vizi e sollazzi anziché in medicine?

Ciò che ipotizzo non è un grigiore goliardico alla “amici miei ultimo atto”, nemmeno la spettacolarizzazione della inarrendevolezza trasmessa da “uomini e donne demenza senile show”. L’intento è scrivere una diversa concezione della vita che allochi il “fuori regole” in quel periodo scevro da schemi, investimenti sociali, impegni morali. Un mondo gioioso pronto ad accettare, premiare, valorizzare, incentivare lo sbatter di quelle folli ali tarpate durante il viaggio dei doveri. Una lunga anticamera della morte vissuta da gaudenti “no limits”, come ho detto sopra, un passaggio compensativo in cui vengono mollati gli ormeggi della parsimonia, del controllo formale e della ponderazione comportamentale.

Non mi sono mai nutrito di mappazze moraliste e non ho certo intenzione di iniziare a farlo adesso, semplicemente mi preoccupano i dati diffusi dalla OMS sui danni irreversibili, fisici e psichici, provocati da droga, alcol e sesso negli adolescenti, fascia di età erroneamente considerata trasgressiva, prematuro e inconscio cupio dissolvi. Una impalcatura sociale razionalmente elaborata in modo da riordinare le fasi perfezionerebbe ed eleverebbe la qualità della vita. E’ concettualmente stupido minare il proprio percorso all’inizio ed è altrettanto concettualmente stupido giungere al congedo della operatività in dolose condizioni limitative. Indebolirsi quando bisognerebbe fortificarsi significa rovinarsi la vacanza più lunga e bella, le menti illuminate si adoperino per porre fine a questo trend auto-distruttivo.

La saggezza da rassegnazione dei nonni si muti in energia vitale, siano i genitori ad esser maestri e guide insegnando ai figli il valore della vita e dando loro gli strumenti per custodirlo. Nella mia città del futuro scioglierei le catene ai pensionati liberandoli da incarichi schiavizzanti e incombenze imposte. Sogno una chiassosa movida over 65, fiumi di Brunello di Montalcino, montagne di maccheroni straconditi e carni di ogni specie, tresche amorose, assembramenti davanti agli hotel “ciularini”, le ore notturne scandite da fuochi d’artificio e caciara fino al mattino, momento in cui gli avvezzi alla sregolatezza vanno a dormire per ritornare pieni di forze all’imbrunire e ricominciare a riscuotere i frutti di un lungo investimento.

Tullio Antimo da Scruovolo