La TV maschilista tanto amata dalle donne…

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Su “Canale 9” sgomitano format mutuati dal circuito “Discovery”, accozzaglia di esiziali programmi che “autorevoli” critici vaticinanti considerano un agognato orgasmo tantrico del femminismo ma che in realtà, non me ne vogliano i maître à penser, sono maschilisti alla terza. Mi riferisco a: “abito da sposa cercasi”, “crea la tua festa”, wedding planner”, “donne mortali”, ecc. ecc. “Docustory” che mettono a nudo gli aspetti grotteschi, pittoreschi, perfidi, capricciosi, crudeli, biasimevoli e assurdi dell’universo femminile. Il massimo dei minimi lo si coglie in: “Alta Infedeltà”, un prodotto nostrano spacciato per video verità con situazioni interpretate da attori ma corroborato da testimonianze dirette dei presunti interessati, quindi, come suol dirsi… è tutto vero ma qualora fosse tutto falso, non cambierebbe minimamente la sostanza del messaggio. E’ solo viagra che impenna l’audience.

ALTA INFEDELTA’… uno spaccato tutto Italiano, disinvolte cornificazioni creative che paiono partorite da una mente deviata, non vi sono solo amanti uncinati nel wood del quotidiano vivere, non di rado trattasi di tradimenti perpetrati con cognati, suoceri, vicini di casa, amici intimi (la migliore amica di lei o il migliore amico di lui, un must), instancabile la mano che pesca il bussolotto nel sacchetto del pruriginoso adulterio. In ogni episodio, a prescindere dal fedifrago o dalla fedifraga, l’immagine della donna viene sistematicamente compromessa, ridicolizzata, sminuita a fragile vittima dei sensi e/o del tasso di umidità. Storie che sfatano molti luoghi comuni e allineano le femmine agli stereotipati vezzi maschili. Tragicomiche le vendette poste in essere dai/dalle traditi/e.

Niente di nuovo, che il mondo fosse popolato anche da “uteri estroversi” pronti a giocarsi lavoro, famiglia e consolidate amicizie perché incapaci di resistere alla carnale tentazione di una chimica ingestibile e travolgente, lo sapevamo da illo tempore, peculiarità erroneamente attribuita da sempre solo ed esclusivamente agli uomini. Chi non vorrebbe passare una notte di luna piena, schizzatina di romanticismo retrò, nel resort della passione tra le braccia di un ipnotico e tenebroso Cavalier errante o tra le cosce di una ammaliante femmina avvenente e perversa??? Una volta sgamati ci si può sempre aggrappare ai tic retorici: “non è come pensi”, “non so cosa mi sia successo”, “mi domando ancora adesso cosa mi abbia spinto a cedere”, “in quel momento non ragionavo”, “si vive una volta sola e la vita è breve”, “sapevo di sbagliare ma non ho resistito”… e avanti così annaspando nel trogolo delle “minchità”. Strano nessuna abbia tirato in ballo lo “spleen Baudelairiano” o si sia messa a farfugliare carnevalesche elucubrazioni sui “rapporti fatti di istanze”. Non sarebbe molto più figherrimo e dignitoso uno spudorato: “mi faceva sangue e ci ho scopato senza farmi alcuna para”???.  

Questo post nasce da un articolo (chiamiamolo così) che ho letto su un importante quotidiano nazionale, un testo che mi ha incuriosito al punto da indurmi a seguirne alcune puntate, “Alta Infedeltà” va in onda all’ora di colazione, cosa che non mi ha nemmeno fatto perdere tempo. Sinceramente il pezzo del giornalista, dopo aver constatato di cosa si trattasse, mi ha lasciato basito. Fossi donna non mi sentirei affatto lusingata dal suo considerare le corna narrate una conquista femminile, sempre non si voglia, come ho scritto sopra, capitalizzare una significativa riduzione del profilo, per quanto possa essere utile l’abbattimento di impalcature concettuali arrugginite e pericolanti. Indubbiamente nei reconditi meandri psichici delle donne stazionano piccoli o grandi desideri di vendetta, di certo non giova vivere le protagoniste del programma come novelle Robin Hood in gonnella, le vittorie di Pirro hanno il deprimente retrogusto della meschinità.

Il perché del mio dire è di una ovvietà cristallina, nelle due combinazioni canoniche (lei, lui l’altra/lui, lei l’altro) vi è, immancabile, una figura femminile negativa, se non è zoccola la moglie lo è l’amante, il più delle volte amica/parente/collega/coinquilina della cornificata. Comunque la si rivolti, in questo contesto sono sempre le “quote rosa” a rimetterci le piume della onorata coda, per contro, il giudizio femminile sugli uomini, che tradiscano o siano traditi, non muta di una virgola da secoli: “o è puttaniere o se le meritava (le corna)”, una metonimia che fa sorridere ma tant’è.

E’ tempo di fuggire dall’ipocrita guisa, non fa più snob né trendy indossare il cappotto in agosto e il bichini a gennaio, se gli uomini sbarellano davanti a uno stacco di coscia o uno spicchio di mammella… le donne fanno lo stesso al cospetto del figaccione di turno. Perché non cassare il concetto eliminando così il mendace dislivello sul baratro delle pulsioni??? Non è che, tutto sommato, a molte faccia ancora comodo predicare bene e razzolare male, magari nascondendosi dietro quell’obsoleto perbenismo vittoriano di facciata prontamente rinnegato alla bisogna??? Lo chiamano “salto della quaglia”, prendiamone atto, il poetico: “al cuor non si comanda”, si è trasformato in un prosaico: “quando gli ormoni fanno l’appello è d’uopo alzarsi e rispondere”.

Tullio Antimo da Scruovolo

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L’uomo single…

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“Single” è un termine con la “guida a destra” adottato da mezzo pianeta per identificare in modo soft scapoloni incalliti o sfigati, zitelle ripudiate da Eros, vedovi/e, unità umane “smatrimoniate”, sessualità in cerca d’autore e bamboccioni/e appiccicati/e col vinavil alle materne sottane, nella sua crudeltà cacofonica esprime uno status ibrido implacabile che accomuna percorsi di vita diversi. La “singletutine” è una altalenante giostra emotivo/esistenziale percepibile in modi diametralmente opposti, c’è il/la “single” per scelta propria, per scelta altrui, per tigna caratteriale o fetenzia estetica, per incapacità di incrociare feromoni, per alibi/carriera, per condizione sociale, culturale e ambientale, per farfalloneria o troiaggine (il “materassamento” è la tangibile negazione delle teorie ipocrite). Tuttavia il campione qui analizzato, il più interessante sotto il profilo antropologico, è quello del maschio che si ritrova a essere tale, spontaneamente o “spintaneamente”, comunque capace di sfoderare sconcertanti attitudini gestionali, non è facile trasformare in arcobaleno i postumi di una tempesta bastardissima. Ciò che conta è il modo in cui si fronteggiano le situazioni “eco”. Post-it: “l’intelligente è semplicemente un individuo una ‘nticchia meno idiota degli altri”. E’ il cratere che erutta genialità a fare la differenza, cratere allocabile tra le doti innate, inutile scavarselo in proprio.

Modello di riferimento: “uomo 40/50enne, cultura universitaria, economicamente posizionato, tendenzialmente pigro, mediamente disordinato, reduce da matrimonio, convivenza o interminabile fidanzamento iniziato nell’era dei sesterzi, mentalmente strutturato, abitudini radicate ed esigenze irrinunciabili, spirito di adattamento versione “elastico rigido” ma galvanizzato dagli eventi.

Planning operativo di TERZO livello: “rassegnarsi alla deriva

Planning operativo di SECONDO livello: “ripetere l’errore cercando un altro vincolo all-inclusive”

Planning operativo di PRIMO livello: “ottimizzare la propria vita secondo gli innovativi criteri della diversificazione del rischio”

Il livello meritevole di interesse e approfondimento è, guarda caso, il PRIMO.

“Mens sana in corpore sano”, dettame che un single avveduto deve assolutamente far proprio, per molteplici motivi, non avendo “partner crocerossina” in gravitazione è opportuno ridurre al minimo il rischio malanni, non solo, in “corpore sano” funziona meglio il “socio commerciale” (quella protuberanza che distingue i maschi dalle femmine), come vedremo isso ha funzioni operative di rilevante importanza. Per principiare è doveroso bandire stravizi, svacchi e tutte quelle tentazioni che potrebbero minare efficienza e rendimento fisico. Fitness e linee guida salubri devono diventare una priorità.

Uscire di casa con indumenti puliti e ben stirati è sintomo di amor proprio, per essere sempre in ordine  a costo zero, evitando di cimentarsi in improbi duelli psicologici e tecnologici con lavatrice e vaporella, c’è solo una soluzione, diventare l’amante della titolare di una lavanderia. Ovviamente sposata (le femmine maritate hanno spazi d’azione limitati, notti, week end, feste comandate e vacanze sono segmenti di tempo in cui non possono interagire/stressare più di tanto).

Alimentarsi in modo genuino ed equilibrato è importantissimo, per farlo senza improvvisarsi chef da paperissima imbrattando muri, mattonelle e interi set di pignatte per cuocere un uovo, è d’uopo diventare l’amante di una bravissima ristoratrice (possibilmente specialità “pesce”), ovviamente anche lei sposata. E’ cosa giusta limitarsi a 4/5 pasti settimanali da consumarsi in giorni feriali, i festivi sono psicologicamente più vincolanti, fanno tanto matrimonio/famiglia/proiezione.

E’ bello tornare a casa e sentire il profumo di pulito invadere le narici, tutto lucido, tutto lindo a prova di polpastrello, come ottenere un simile piacere senza stipulare trattati di non belligeranza con Mocio Vileda e Cillit Bang? Semplice, occorre diventare l’amante della colf del vicino, anche lei, mi par Lapalissiano, sposata. Si risparmia pure sui prodotti e poi il dirimpettaio è sempre (vado per metonimie) un taccagno antipatico con la moglie isterica, non è peccato mortale incanalarlo nella solidarietà inconscia.

Un single avveduto seleziona con cura frequentazioni e momenti di convivialità, accetta un invito su quattro per non inflazionarsi, valorizzare la propria presenza significa mettere chi ospita in condizioni di dare sempre il massimo. Le aggregazioni culturali tendono ad annoiare ma elevano il target delle conoscenze, si raccomanda comunque di mantenere sempre aperto un canale ludico di matrice terricola, mai privarsi totalmente di momenti relativamente trasgressivi (inciderebbe negativamente sull’umore). Concedersi settimanalmente un happy-hour con i ritrovati compagnoni di zingarate, un bicchierozzo costa 8/10 euro ma ci si ingozza di stuzzichini come maiali intorno al trogolo, non nuoce certamente alla salute.

Cecchine a ore undici. Un uomo single negli anta, curato, agiato, acculturato, magari con l’aria tormentata… diventa preda papabile per donne bisognose di dare amore, cure, corpo e affetto, se poi si è pure “over ganzo”, si verificano veri e propri assalti alla diligenza. Come respingere gli attacchi? Sparando la minchiata più destabilizzante in assoluto: “sono la reincarnazione di uno Sceicco, non riesco a concepire un rapporto fuori dall’harem, se vuoi puoi farne parte ma le regole sono ferree”. Provare per credere.

Il prototipo dell’uomo single ideale è, sostanzialmente, una macchina priva di sentimenti, fronzoli romantici e sporta col miele, vive nel realismo più integralista e ha un solo obiettivo, pensare a se stesso, considera l’habitat globale una scenografia raccenciata, l’uomo single geniale è un etologo consapevole di vivere in un immenso zoo chiamato Terra.

Tullio Antimo da Scruovolo

Il tacchino grasso e la gallina ingorda…

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Miriam Raffaella Bartolini, in arte Veronica Lario, “attrice” di raro talento, una pietra miliare della cinematografia mondiale, (si fa per dire), impalmata in seconde nozze da Silvio Berlusconi, per poter sopravvivere in questo mondo di “ladri” ha bisogno di 100.000,00 (CENTOMILA) Euro al giorno, 3.000.000,00 (TREMILIONI) di Euro al mese, 36.000.000,00 (TRENTASEIMILIONI) di Euro l’anno, lo ha stabilito un giudice. Riuscirà a pagare il canone Rai e qualche seduta dall’estetista per eliminare peli superflui e inestetismi da numerose “primavere”??? Questa sentenza, come tutte quelle che riguardano l’ex premier, ha qualcosa di anomalo, orticante, infatti la separazione è “non consensuale” ma contemporaneamente “senza addebito”, ufficialmente perché una “guerra dei Roses” avrebbe provocato lo spiattellamento in piazza di situazioni imbarazzanti sicuramente negative per i figli della coppia. Strano, di Berlusconi sappiamo anche il numero delle minzioni quotidiane, forse la riservatezza mira a coprire alcune distrazioni della “Signora” (pare si sia sollazzata per anni con l’aitante capo scorta, “the bodyguard” docet).

Di corna, doppie corna e contro cornificazioni poco mi intrigo, trovo SCANDALOSO un assegno/alimenti così assurdamente esoso. Il virus strisciante che infetta le sentenze di questa natura è allucinante: “la cifra viene stabilita al fine di consentire alla beneficiaria il mantenimento del medesimo tenore di vita da coniugata”. Non discuto la necessità di una “diaria” adeguata per condurre una esistenza decorosa, magari agiata, opino il faraonico superfluo. 36.000.000,00 di Euro equivalgono al fatturato di una media industria che dà lavoro e sicurezza economica a centinaia di famiglie, la domanda d’obbligo è: “che cazzo ci deve fare con una simile cifra una quasi 60enne esonerata anche dal doversi preoccupare del benessere economico della prole???” Esiste un aspetto positivo, sembra, ripeto, SEMBRA che la Signora Bartolini dovrà versare allo Stato il 50% del malloppo, sarà sicuramente affranta, immersa nello sconforto più totale, le toccherà far conti da pizzicagnolo con carta e matita per starci dentro. In tal caso entrerebbe nella top ten delle contribuenti, nonostante il suo NON produrre reddito.

Pecunia non olet, nemmeno quella di un ex marito usato per scalare la parete dell’arrivismo sociale, un free climbing sempre in auge, le persone di umili origini quando conquistano il “palazzo” diventano più esigenti, viziate, capricciose e altezzose di quelle nobili di sangue. Il nascere nei piani bassi lascia addosso un odore indelebile e negli occhi un grigiore perenne. La prepotente, irrefrenabile voglia di riscatto si muta in esasperazione spostando oltre ogni limite la decenza. E’ materialmente impossibile che la Signora in oggetto riesca a spendere 100.000,00 Euro al giorno, neanche dovesse assoldare eserciti di gigolò, cucinieri da tre stelle Michelin, la Regina Elisabetta come colf e Schumacher come chauffeur personale. Tale somma è dovuta a fattori che non hanno niente da spartire con un “tenore di vita” adeguato al rango, quale rango??? Ci troviamo di fronte a qualcosa di laidamente surreale.

La vergogna è uno stato d’animo capace di innalzare le insegne della logica, del buon senso, della verecondia, quando la si perde totalmente si piomba nel buco nero della spudoratezza, si diviene ingranaggio di meccanismi psicologicamente perversi, devianti. La Signora Bartolini comunicò a Repubblica e Santoro di avere un “marito malato”, può anche darsi che ciò corrisponda al vero ma quando si arriva a chiedere e ottenere un simile assegno mensile… la corsia dei “malati” si allunga e si affolla, fermo restando che “spennare” un “malato” sarebbe da considerarsi ancor più disdicevole.

La crisi, terremotati, alluvionati e nuova povertà che si espande come un blob… mettiamoli rispettosamente da parte, non c’è bisogno di toccare punti sensibili per lasciare sgomenti, nemmeno aggrapparsi alle stringhe del populismo. Una simile sentenza (fosse anche frutto di un accordo segreto) INSULTA la dignità, OFFENDE l’intelligenza, ANNICHILISCE la pulizia morale, DENIGRA le donne e le rende SCHIAVE di un mercimonio concettuale. Un ex coniuge DEVE garantire una vita decorosa, questa è civiltà, la logica del “mantenimento del tenore di vita” non ha niente di civile, semplicemente trasforma il percorso di una coppia in osceno vitalizio da nababbo. Sposarsi è un gesto d’amore, sposarsi un uomo ricco è un investimento, magari non si odono le campane né si sentono le farfalle nello stomaco… è notorio, non si può avere tutto, a volte bisogna sacrificarsi e accontentarsi di un mucchio, anzi, di una MONTAGNA di soldi. Che tristezza, che squallore, che marchettone da Guinness.

Miriam Raffaella Bartolini, se lei avesse aspettato ancora qualche annetto avrebbe potuto mettere le mani su una vedovanza MILIARDARIA. Le origini non mentono, lei ha ragionato da “povera” (meglio un uovo oggi che una gallina domani), nonostante l’assegno milionario ottenuto, nonostante i “diversivi”, nonostante un marito “fortunatamente” più assente che presente. Presto arriverà il divorzio e quando il suo “benefattore” passerà a miglior vita lei dovrà campare sulle spalle dei figli. Faccia la formica, non la cicala, saltare dalle stalle alle stelle è una goduria, dalle stelle alle stalle una tragedia.

Tullio Antimo da Scruovolo

 

Sarkozy est allé à “ramengò”…

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Il galletto cedrone transalpino è passato dal pollaio allo sforna tutto De Longhi, certo, ad ogni politico prima o poi tocca un tombino aperto ma quando a metterci il piede dentro è un “ganassa ematocoatto” come Nicolas Sarkozy, l’evento assume i contorni di una grottesca farsa all’Italiana, il che per lui equivale al curarsi la diarrea con un clistere. La saggezza contadina ci insegna che si raccoglie sempre quel che si semina, riconosciamo all’ex inquilino dell’Eliseo di essere stato il più alacre e Stakanovista disseminatore di escrementi che l’Europa moderna ricordi, una pizzicata di anni lanciati nella pignatta della storia sono un batter di ciglia ma possono avere il potere di mandare in malora il minestrone.

Nella durata di un solo mandato il guitto fighetto con la “erre” arrotata è riuscito a farsi odiare da tutti. Con i suoi atteggiamenti da imperatore despota, direi più da bullo, perennemente in levitazione da arroganza e altezzosità, si è conquistato un’antipatia transnazionale di epocale portata. Ha chiuso arbitrariamente le frontiere in piena emergenza Tunisina, si è rifiutato di stringere la mano a David Cameron davanti alle telecamere di tutto il mondo, si è presentato ubriaco duro alla conferenza stampa durante un G8, ha bombardato il suo finanziatore Gheddafi addirittura anticipando la risoluzione ONU, ha ordinato il licenziamento in tronco di ben 25 giornalisti che avevano osato indagare sul suo menage familiare (in Italia sarebbe fantascienza), la catena di cazzate più o meno eclatanti che è riuscito ad inanellare è penosamente lunga, ve la risparmio.

Poiché le disgrazie odiano la solitudine si presentano sempre sbarcando da un volo charter,  i problemi “après la défaite politique”, intendo quelli personali, laidi, lo sbruffone mangia baguette li avrà dalle donne, quelle donne che per lui sono state gloria e infamia, miele e cianuro. L’ex moglie ha dato un contributo fondamentale per la sua elezione ma lui, una volta preso possesso del Palazzo, l’ha scaricata senza remora alcuna, come non aspettasse altro, per tuffarsi tra le cosce di una ministra, anche lei sedotta, ingravidata, abbandonata e politicamente annichilita. La “dernière femme” è una certa Carlà Brunì, una Italianà piemontesè astutà come una volpè che ha subitò messò le manì avantì, “prima il prete (virtù rurale in estinzione)”, Monsieur le Président non ha resistito alla purezza e alla innocenza dell’ex passeggiatrice da passerella, l’ha prima romanticamente impalmata e poi, manco a dirlo, messa incinta (tirarlo fuori prima qualche volta… no vero???). Le femministe più incallite simpatizzano per la crucca chiattona considerandola una vendicatrice, l’unica donna a trattare il testosteronico Nicolas come un bambino scemo, pare che ogni mattina gli facesse trovare sul comodino il foglietto con i compiti del giorno.

Monsieur Sarkozy… che succederebbe se la sua ex consorte e la ministra epurata, caduto il vincolo temporaneo della “ragion di Stato”, dovessero cominciare a rilasciare interviste e dichiarazioni poco lusinghiere sul suo conto??? Dove andrebbe a nascondersi sotto mentite spoglie??? Le verrebbe ancora da ridere se qualcuno nominasse Berlusconi??? Madame Carlà Brunì è un cicinin viziatella, una frisina esigente, una caccolina snob… l’amore avrà la forza di farle digerire lo sfratto dall’Eliseo e il successivo trasferimento in un atticuccio da piccolo borghese che si affaccia sul Boulevard Saint Germain??? Io non ci scommetterei neanche un centesimo bucato. Comprenda il mio ardire, anziché seminare figli come fossero ceci cicerchia e fave di Zollino, non era meglio fare il Presidente single magari col vezzo del bunga-bunga e del burlesque da week-end??? L’estate è prossima ma per lei incombe un lunghissimo, buio e gelido inverno, chi di becco ferisce… becco perisce, le coq est dans le four…!!!

Tullio Antimo da Scruovolo