Genitori contro Insegnanti…

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Il protrarsi di un lunghissimo inverno negherà la “primavera” a molti ragazzi che si apprestano ad affrontare le prime importanti tappe della vita, l’esame di terza media e la maturità. Ho scritto “primavera negata” perché ho il sentore che per molti sarà più dura del previsto, spero per loro che il vociferare di un probabile record di bocciature sia la solita bufala messa in circolazione dai buontemponi, magari con qualche interesse nel settore “ansiolitici/aspirine/caffè”.

Sicuramente da qualche anno è in atto uno scontro, a volte crudele, tra genitori e insegnanti, due figure vittime, seppur su livelli differenti, della gestione di un apparato che fa acqua, troppa acqua, da troppo tempo. L’istruzione Italiana, la scuola Italiana, è una compilation di numeri negativi. Ho già scritto più volte in merito, in questa circostanza intendo evidenziare altro.

I nostri insegnati sono i più penalizzati, a livello economico, di tutto il continente, non è solo questo, negli ultimi decenni hanno di fatto perso l’importante funzione educativa/formativa, passando dal ruolo di “guida” a quello di semplici dipendenti statali, ovviamente mi riferisco alle scuole secondarie di primo e secondo grado, l’università è uno schifo a parte. E’ fuor di dubbio che questo crei frustrazioni, a volte menefreghismo, a volte livore, livore che viene inevitabilmente riversato sugli studenti. Ciò che differenzia l’essere autorevole dall’essere autoritario lo si evince proprio in questa categoria di docenti, il tutto avviene in una nebbia interpretativa così sintetizzabile: “il valore, il livello di un istituto scolastico è dato dal numero dei promossi o dal numero dei bocciati???” Elargire “dieci” a manetta come fossero biscottini è certamente sbagliato, però credo lo sia anche deprimere, avvilire gli studenti con “cinque/sei” spacciati per oro in nome del prestigio dell’istituto.

I genitori lottano, tentano di lottare, contro questo modus operandi ma spesso lo fanno in modo sbagliato e spinti da motivazioni discutibili, qui il discorso diventa scomodo. Ai miei tempi tornare a casa con una nota sul diario significava incappare in punizioni, rimproveri e magari, per qualcuno, pure in qualche sberla, oggi prendere una nota significa presentarsi a scuola il giorno dopo con al fianco un agguerrito genitore pronto a difendere a spada tratta l’operato del figlio. L’origine di questa inversione di rotta è da ricercarsi in un mix di fattori, mi accingo ad esplicarli facendo un parallelo con gli anni 60/70.

In quel periodo il livello di istruzione medio dei genitori era nettamente inferiore a quello degli insegnanti, questo creava una sudditanza accettata, istruire i figli, portarli al diploma o alla laurea, equivaleva a un investimento finalizzato a migliorare la qualità della vita ad ogni ricambio generazionale. Come si diceva, gli insegnanti avevano un ruolo educativo integrativo riconosciuto. Il concetto di “famiglia” era ancorato a concezioni diverse da quelle attuali. Per dirla in chiaro, il progetto di vita lasciava pochi spazi a vezzi e lazzi, di conseguenza i sensi di colpa erano ridotti al minimo, se non proprio assenti del tutto. La vita moderna, il famigerato “progresso”, la nuova scuola, la moderna pedagogia, gli spazi personali dei genitori, spazi inalienabili. Il crescente numero di separazioni, divorzi, gli impegni lavorativi e, ovviamente, la mortificazione delle aspettative, hanno rafforzato oltre misura quel palanco chiamato “senso di colpa”, una leva potentissima che rende vulnerabili i genitori, a volte addirittura ricattabili e/o complici.

Lungi da me generalizzare, le tematiche sociali si affrontano anche guardando freddi e asettici dati, in questa epoca esiste un fronte che vede da una parte prof frustrati bisognosi di esercitare il potere e dall’altra genitori frustrati bisognosi di valorizzare i figli a prescindere, sulla linea di demarcazione ci sono loro, gli studenti. Ragazzi istintivamente capaci di creare compensazioni favorevoli alimentate da un vittimismo, tutto sommato, giustificabile e giustificato. Il problema è il futuro, questo è un trend negativo inarrestabile.

Con una certa amarezza cito nuovamente un episodio pazzesco accaduto, se non ricordo male, nel 2010, un Comune indisse un concorso per un posto di livello presso il Municipio, requisito richiesto: “un diploma di laurea”. Si presentarono circa 150 aspiranti, il concorso durò un solo giorno, NESSUNO dei partecipanti riuscì a superare la prova di Italiano scritto.

God save the Italian school

Tullio Antimo da Scruovolo