Sintesi dell’intelligenza: stoccaggio, cernita, espulsione delle scorie.

Lo sosteneva con fermezza quel vecchio trombone di Freud: “gli opposti si attraggono e si compensano”, nutro riserve in merito ma penso sia doveroso evidenziare un passaggio chiave, indispensabile, cioè l’individuarsi, termine in auge: “localizzarsi”. Pratica che riesce meglio ai simili: “chi si somiglia si piglia”, con buona pace del citato Sigmund.

Ogni volta che partecipiamo ad affollati contesti ludici e non: feste, inaugurazioni, matrimoni, vernissage, magari funerali e quant’altro. Diveniamo inconsapevoli testimoni di “agganci” (non chiamiamole empatie) creati da occhi scafati che hanno imparato a decodificare e capitalizzare istinti primordiali. Anche nella calca… gay, lesbiche, presunte dive, maschi alfa, cougar e mammisti, Master e slave, alcolisti, tossici, ex galeotti, giargiana baccaglioni, cazzari faine, stronze genetiche, zoccole mascherate, predatori e prede, si sgamano in uno sbatter di ciglia. Lungo elenco, stringiamo il limone, vi è una categoria che non stabilisce contatti: gli “intelligenti”.

La definizione di “intelligenza” è, sostanzialmente, un artificio interpretativo, cito testualmente la Treccani: intelligènza (ant. intelligènzia) s. f. [dal lat. intelligentia, der. di intelligĕre «intendere»]. – 1. a. Complesso di facoltà psichiche e mentali che consentono all’uomo di pensare, comprendere o spiegare i fatti o le azioni …”. Ergo, la “intelligenza” non esiste, non nella sua applicazione pratica, reale (universo della informazione docet, per non parlare dell’istruzione), trattasi di opinabile convenzione selettiva ed elettiva. Il “gene” individuato avrebbe valore solo di fronte a una certificazione supportata in modo inconfutabile, cosa mai avvenuta tranne qualche “vittoria di Pirro”. Gli “intelligenti” non stabiliscono sinapsi nemmeno in un deserto, perché? Risposta inquietante: la presunta “intelligenza” è, di fatto, un impasto soggettivo tirato col mattarello di una oggettività figlia di un falso ideologico.

Cognizioni tecniche, conoscenza, cultura, malizia, furbizia, scaltrezza, cattiveria, perfidia, esperienza, percezione e, me lo si lasci dire, quel tirare a indovinare spacciato per “capacità di leggere dentro” (quando si azzecca il garbuglio con una botta di culo), sono elementi prosaici poco significativi per idolatrare quell’immenso caos chiamato “cervello”. Residenza ufficiale della “intelligenza”, evidentemente inquilina morosa, visti gli innumerevoli e pedissequi sfratti.

Un idiota che spara cazzate random è come un orologio rotto, due volte al giorno segna l’ora esatta, quindi, la sua, dovrebbe essere definita “intelligenza da voucher”, istintiva la connessione con le unità Aristoteliche (luogo, tempo, azione). Scapicollandosi nel tempo si arriva al più celebre aforisma di Andy Warhol: “quindici minuti di notorietà non si negano a nessuno”, pensiero meno “off topic” se abbinato alla sua frase famosa numero due: “la bellezza è già intelligenza”. Teoria che mette in discussione convinzioni millenarie, la “intelligenza” è mente oppure immagine, elaborazione o carne?

Come non menzionare William Blake: “la strada dell’eccesso porta al palazzo della saggezza”, se è “intelligenza” la bellezza, figuriamoci la saggezza, mi si perdoni il cinismo ma il più delle volte la strada dell’eccesso porta al camposanto, quando gira bene finisce nel cortile di una comunità di recupero. In un mondo che spesso confonde la cultura col nozionismo, c’è poco da meravigliarsi se in tanti faticano a distinguere la “intelligenza” codificata dalle flatulenze della genialità demente.

Quando ero ragazzo una donna matura mi disse: “noi femmine siamo più intelligenti dei maschi perché abbiamo il sesto senso”, lì per lì feci mia questa leggenda metropolitana, paesana, borgatara e condominiale ma, in tutta sincerità, impiegai ben poco a rendermi conto che se le donne si scrollassero di dosso questa stupidaggine, vivrebbero molto più serene. Evidentemente serve a poco visto che, prima o poi, tutte finiscono nella “pauta” dell’ansia e del tormento, angoscia e martirio sentimentale, il vittimismo è forse espressione di “intelligenza”? Mastodontica contraddizione in termini.

Noi siamo semplicemente mammiferi che hanno sviluppato una blanda forma di “intelligenza” negativa (lo scrivo da sempre e mi piace ripeterlo), così non fosse non devasteremmo la natura né faremmo nostro il concetto di prevaricazione, presunzione e prepotenza. Come è possibile considerare “intelligente” una specie che macera nella logica del dominio, del possesso e della tirannia, del finto acculturamento e della imposizione finalizzata a interessi di bottega?

Probabilmente la famigerata “intelligenza” consiste semplicemente nel conoscere se stessi e nella capacità di interagire e interpretare il resto del mondo seguendo regole non scritte, cosa scomoda e di difficile applicazione, meglio omologarsi e diventare “pedine” col sogno di far “dama” per poter fagocitare i più deboli. Locuzione latina: “Risus abundat in ore stultorum”, flebile segnale di riconoscimento, gli “intelligenti” non ridono mai, come i nerds, sfigati per antonomasia. Mi risulta esistano individui che fanno test on line a pagamento per quantificare il “QI”, obiettivo: tatuarsi il punteggio ottenuto. Gli stessi che per scegliere un nome estroso da affibbiare ai figli (rovinando loro l’esistenza) sfogliano il catalogo Ikea.

Pietra di paragone… Consultando testi di settore redatti da psicologi e terapeuti si attiva l’interesse, la percentuale di pazienti in analisi che svolgono lavori manuali (muratori, carpentieri, fabbri, imbianchini, ecc. ecc.) è irrisoria rispetto a quella dei preposti a mansioni di concetto. Non è una questione economica, un bravo artigiano che si è costruito un portafoglio clienti degno di nota, guadagna molto più di un capo ufficio e di un manager di prima fascia. Delle due l’una: “lavorare sudando rafforza gli equilibri psichici, oppure sono in troppi ad aver sbagliato nello scegliere tastiera e mouse anziché un utensile?”. Anche qui la “intelligenza” non ne esce vincente, antico adagio conifero: “braccia rubate all’agricoltura”.

Il genere umano è talmente coglione da usare la millantata “intelligenza” per creare la “intelligenza artificiale”, siamo nel cuckoldismo, anzi, direi nella triolagnia galoppante. Quando le automobili non avranno più bisogno di essere guidate, quando gli elettrodomestici si attiveranno da soli, quando lo scarico del cesso stabilirà autonomamente se trattasi di minzione o defecazione, quando l’armadio connesso sceglierà l’outfit in base alla temperatura e alle esigenze programmate… gli umani potranno passare molte più ore della loro vita a scrivere minchiate sui social e su whatsapp. Orrore e raccapriccio uscire di casa e imbattersi in individui che si estraniano dall’habitat deambulando con lo smart in mano, rapiti da chissà quale irrinunciabile e vitale conversazione. C’è poi la galassia “app”, quelle insulse sono le più scaricate, anche questo è un termometro che misura la “intelligenza”.

Titolo e immagine sguazzano nelle paludi dell’amaro sarcasmo. Incorporiamo, depuriamo e poi scarichiamo il materiale di risulta ma tutto ciò non è “intelligenza”, è prassi lapalissiana. Stucchevole e grottesca la tendenza new age, quelli che una volta venivano qualificati come “intelligenti”, oggi (storia contemporanea) si auto-definiscono “intellettuali”, pietra miliare di polistirolo! La “intelligenza” è un dogma religioso o forse semplicemente un rarissimo terzo occhio capace di vedere ciò che ad altri sfugge?

Tullio Antimo da Scruovolo

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La seduzione… arte, “sclero” o raggiro???

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Le doglie che hanno preceduto il parto di questo post sono state indolori e rapide ma… L’argomento in questione mi ha creato una sorta di conflitto interiore, un bellicoso scontro tra il mio innato sarcasmo e la tentazione di produrmi in una ghigliottinante performance tecnica. Meglio risolverla salomonicamente dando una botta al serio e una al faceto.

Internet, svolta storica che più di ogni altra ha cambiato e continuerà a cambiare il mondo, più delle focaccine di Banderas, della Nail Art, dell’happy hour, del tacco 12, della salama da sugo, del mocio vileda e del reggipetto push-up.  Una conquista tecnologica che nemmeno la fervida fantasia di cineasti e scrittori ebbe mai l’ardire di immaginare, dopo oltre venti anni di progressiva e incessante diffusione, il “web-richiamo” che spadroneggia e detiene il record delle cliccate è lo stesso da sempre, il SESSO, leader incontrastato della grande madre rete. Il mouse è socialista ma al sesso bisogna comunque arrivarci, nonostante le varie rivoluzioni culturali abbiano semplificato, facilitato l’iter, risultano essere ancora tantissimi (uomini e donne) i soggetti incapaci di effettuare le giuste manovre per entrare in porto e ormeggiare al molo del gaudio carnale. Come ovviare a questa angosciante lacuna??? Niente di meglio che iscriversi a un efficace “Master” di seduzione, ovviamente on line, neanche a dirlo.

Leggendo la videata che ho riportato sotto il titolo mi sono, tra una risata e l’altra, domandato se siano più balenghi gli uomini che per acquartierarsi nell’ambita, calda e umida nicchia arroventano la carta di credito (gioielli, abiti costosi, viaggi esotici, raccomandazioni, cene  a tre stelle, ecc. ecc.), oppure quelli che sborsano € 9,90 convinti di apprendere le tecniche per accoppiarsi, “agratisse”, con qualche apprezzabile “sorriso verticale”. Meta non di rado ubicata tra le disboscate cosce di una femmina altezzosa, pretenziosa e reticente, come se portarsi a letto una stronza avvenente equivalesse a un oro olimpico.

Seppur con i dovuti distinguo, da tempo le donne manifestano analogie comportamentali, probabilmente perché è in fase di sgretolamento l’atavica convinzione che in ogni maschio, proprio tutti, si annidi quel tasso di idiozia sufficiente per sbarellare anche davanti a un roito inguardabile. Può essere che la crisi economica abbia inibito a molte cougar in fregola la possibilità di noleggiare aitanti gigolò XXL. Anche qui verrebbe da chiedersi quanto possa essere appagante coitare con un bellimbusto vanesio che se la tira e, cosa facilmente intuibile, si concede solo per poter fare un’altra tacca sulla cintura mentre ritira le Hogan last collection pagate dalla “signora”. Sì, decisamente, anche le donzelle hanno preso ad acculturarsi sulla seduzione low cost.

Lapalissiano, i corsi di seduzione, a prezzo delle zucchine o costosi che siano, sono annoverabili in quella area “imprenditoriale” che capitalizza la speculazione psicologica, un po’ come affondare la katana nel burro, non vi è niente di più vulnerabile e manipolabile di una persona in carenza da rapporti immersa nella palude della frustrazione.

Non ho avuto né voglia né tempo per cercare conferme ma vivo nella granitica convinzione che alla base di ogni corso di seduzione vi sia un punto fermo, un fil rouge, un leitmotive mutuato dal modus operandi più antico, duraturo ed efficace, “farsi desiderare”. Una pratica elementare che consiste nel dosare il corteggiamento alternando momenti di grande trasporto ad assenze, anche prolungate. Cosa ben diversa dalla meno conosciuta “seduzione isterica”, strategia che mira a convogliare le varie mancanze in un unico “vuoto” per poi gestirlo a livello di psiche. E’ sbagliato pensare alla seduzione solo come elemento propedeutico alla fisicità, la vera seduzione inizia dopo il primo mix di fluidi.  Se l’humus del “farsi desiderare” consiste nel concedersi a singhiozzo per ingigantire la voglia di rivivere un godimento già provato, la “seduzione isterica” è l’apoteosi di una enfatizzazione teorica, al limite della idealizzazione, ancor più vincolante. C’è dell’altro, il/la seduttore/trice isterico/a vive la deriva carnale rinnegando il proprio piacere, l’obiettivo unico è elargirne in grande quantità, riducendo all’osso i “rate”, per incrementare il potere schiavizzante.

Proviamo a tirare le somme… le spinte motivazionali che inducono a sedurre, almeno a provarci, possono essere suddivise su tre fronti: 1) sfamare egoisticamente le proprie voglie, 2) condividere totalmente il piacere (do ut des) con il/la partner, 3) donare piacere con premeditata parsimonia per consolidare il dominio. Il punto “1” riguarda prevalentemente (prevalentemente, non totalmente) gli uomini, il punto “2” è, dovrebbe essere, la norma, il punto “3” è d’uopo leggerlo prevalentemente (prevalentemente, non totalmente) al femminile. Nonostante sia notevole e difficilmente arginabile il rischio di mandare in corto circuito i sensi nel tentativo di filtrare pulsioni ed emozioni.

Considero la seduzione semplicemente un duello, una partita a scacchi, un braccio di ferro, un tirar di scherma tra fiorettisti… non esistono regole d’ingaggio. Quando si entra nei meandri della conquista, la vera sfida da vincere è quella con le proprie debolezze.

Molto interessante, per certi versi pittoresca, la incessante evoluzione dei rapporti, uomini e donne si accoppiano da sempre, ogni epoca ha avuto regole, dettami, certezze solide, purtroppo tra i contemporanei serpeggia una grande insicurezza. Doveroso omaggiare il sempreverde Seneca: “nessun vento ti sarà mai favorevole se non sai dove andare”.

Tullio Antimo da Scruovolo

Meglio avere rimorsi oppure rimpianti???

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L’anno scolastico è giunto al termine, eccezion fatta per coloro che devono sostenere esami, le località turistiche, quelle balneari soprattutto, sono prossime ad essere invase da mammine con tanto di prole al seguito. Bagnini, animatori e vitelloni new age stanno affilando e oliando lo spadone, sanno che possono contare solo su cinque giorni alla settimana, infatti maritini e paparini rimasti in città per continuare a produrre reddito, arrivano con il “week end express”, un treno da anni ribattezzato “la freccia dei cornuti”. E’ notorio, la gestione dei bollori vacanzieri è ondivaga, in ogni caso è opportuno capitalizzare le quotidiane ed estenuanti sedute in palestra effettuate nel periodo marzo/aprile/maggio, culo, cosce, addome e mammelleria varia hanno subito un duro processo di rassodamento e sono pronte per il “collaudo”, oltre i quaranta si parla di “revisione”. Il sole caldo, l’acqua marina, l’ozio, il coniuge assente, un pizzico di vanità, una spolverata di esibizionismo e poi… tutti quei ragazzoni aitanti con tanto di tartaruga e ammennicolo voluminoso… il diavolo è tentatore, ci sono pure un paio di trolley maxi pieni di vestitini e scarpine che implorano a gran voce di essere indossati, non fosse altro per prendere un po’ d’aria salmastra.

Giugno e luglio sono i mesi delle avventure fedifraghe allo iodio, la goduria finisce ad agosto con le ferie del consorte che, in genere, passa con la famiglia le ultime due/tre settimane e poi tutti di nuovo a casa. I tradimenti a cui mi riferisco sono realtà censite, non leggende popolari. Facciamo gli evoluti tollerando questi sbandamenti, non sono certo un moralista, trovo più interessante approfondire il “dopo”, le conseguenze inevitabili, parlo di quelle interiori, segrete, intime. Ci sono sicuramente donne in grado di spassarsela e poi lasciare tutto sotto l’ombrellone come un mozzicone di sigaretta, le chiamano “cougar women”, avvezze alla gestione dei “rate” mordi e fuggi. Di queste credo di averne già parlato tempo addietro, sotto un’ottica antropologica è più affascinante il modus operandi delle neofite, le novizie della cornificazione marina, quelle che cedono per la prima volta alle pulsioni extra talamo. Il contesto è favorevole, l’habitat è complice, lontano da casa, dai vicini, dai parenti impiccioni, ecc. ecc. Pare, secondo le statistiche, che al primo tradimento la donna giunga attraverso un iter mentale più o meno lungo che matura nel tempo la cosiddetta “predisposizione”. Raramente piovono fulmini a ciel sereno, è una questione di situazioni, magari non cercate ma a livello più o meno inconscio attese, diciamo sperate.

Una volta fatta e mangiata la “frittata”, resta da vedere come la si digerisce, per chi non gode di una fortificazione costruita, strutturata dalle esperienze precedenti, il rischio di farsi trascinare nel vortice del coinvolgimento sentimentale è veramente forte, dopo anni di monotonia ed equilibri stabilizzati ma tremendamente noiosi, prendersi una cotta over size è molto facile. Per contro una esperienza deludente tende a generare bastardissimi sensi di colpa difficili da mascherare e metabolizzare, esiste anche il tradimento “potenziale”, quello evitato all’ultimo minuto grazie a rigurgiti e insicurezze ma anche questo lascia tarli nel cervello, il “non consumare” ma sognare di farlo è un peccatuccio veniale solo in teoria.

Quindi:

la donna che tradisce e si innamora passa da un mare azzurro a un mare di merda

la donna che tradisce con un incapace si ritrova immersa in un mare di rimorsi

la donna che trova la forza di resistere alle tentazioni piomba in un mare di rimpianti

Trascurando la prima situazione ci troviamo di fronte ad un atavico enigma, è meglio avere rimorsi oppure rimpianti? Ovviamente la cosa è soggettiva ma non per questo meno interessante. Potrebbe il rimorso di un incontro sciapo far rientrare eventuali tentazioni future? Al contrario, potrebbe indurre a una più accurata scelta del partner occasionale nei tempi a venire? La virtù salvata ma aggredita dai rimpianti dove conduce? Forse ad altri rimpianti oppure al famigerato “salto della quaglia”? Quién sabe? Nel frattempo i locali delle città sono affollati da mariti temporaneamente single, non tutti in preda allo sconforto, in fondo la vita è un “do ut des”, nel vicolo dicono: “chi la fa l’aspetti”. La nota positiva è data dagli introiti delle baby sitter che assistono i pargoli durante le scappatelle delle mammine con l’utero “estroverso”, niente di nuovo, le corna da sempre producono gettito economico degno di nota, con queste lune poi…!!!

Tullio Antimo da Scruovolo