Fellatio matutina est bona medicina…

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I soggetti estranei alle relazioni fedifraghe non si spiegano la caoticità del traffico alle prime luci dell’alba, sì certo, molti si recano sul posto di lavoro, altri accompagnano figliolanza a scuola, commissioni e incombenze di varia fatta. Un significativo contributo lo danno le coppie adultere, a quanto pare il tradimento perpetrato al sorgere del sole è molto gradito, per non dire ambito, non a caso gli hotel a ore che si trasformano in temporanee alcove iniziano ad affollarsi alla sette del mattino (giorni feriali, non c’è angelus e non si deve fare la pasta al forno), tuttavia non sempre trattasi esclusivamente di irrefrenabili fregole ma anche di logiche “logistiche”.

Inventarsi qualche scusa per sgattaiolare fuori casa tra brina e rugiada è sicuramente più facile che prodursi in poco credibili copioni mal recitati per giustificare imbarazzanti ritardi serali. Molti mariti hanno la carburazione post dormita lenta e spesso ammorbata da quello scazzo tipico di chi si appresta a vivere il nuovo giorno con lo stesso entusiasmo che aveva Robespierre mentre veniva portato al patibolo, status che agevola la cornificazione.

Tra le varie combinazioni clandestine possibili quella che meglio si presta a consumare sesso all’albeggiare è sicuramente la coppia “donna sposata/amante single”. Fugaci ma significative “colazioni” che danno il via al quotidiano sacrificio. Per lapalissiani motivi è lei che si reca da lui e questo riempie di fascino misterioso quello che io considero essere il più “artistico” degli incontri scavati nella monotonia e nella metonimia dell’esistenza.

Per capire cosa spinga una donna a levatacce da militare sotto addestramento per andare ad elargire un pugno di “caldi” minuti all’amante è d’uopo addentrarsi nei meandri della “pink psyco”. Meccanismi che sviluppano spinte motivazionali superiori al semplice coinvolgimento sentimentale o passionale, forse bisognerebbe parlare addirittura di “idolatria pagana” dove l’essere feticcio e adepto si alternano in nebbie che non consentono differenzazioni nitide

Scetarsi al virtual cantar del gallo, deambulare in cucina con gli occhi cisposi per ingozzarsi di caffè, fare toeletta, truccarsi e poi vestirsi al buio con il russare del marito che fa da colonna sonora… è un rito compiuto in una trance ipnagogica che crea incensi mistici. Il godimento rubato che combatte contro l’inesorabile scorrere delle lancette si identifica, prevalentemente, in un rapporto orale. L’immagine di una donna inginocchiata che pratica la fellatio a un uomo in piedi rievoca il sacramento dell’eucarestia, l’accettazione incondizionata di un momentaneo dominio voluto e cercato con adorazione. E’ proprio questo “voluto e cercato con adorazione” che induce a interpretazioni articolate.

Quando si ha poco tempo prima di recarsi in ufficio è impensabile, impossibile prodursi in” rate” performanti, la fellatio è l’ottimizzazione, sbagliato parlare di egoismo maschilista, così fosse praticarla sarebbe un dovere, un obbligo, non un piacere. Dopo aver realizzato “Deep Throat” il regista Gerard Damiano disse che Linda Lovelace aveva il punto “G” nella gola, in effetti nella scena plot non pare affatto recitare, la sua “partecipazione” estasiò tutta la troupe, quel film detiene ancora oggi, a distanza di oltre 40anni, il record “minimo costo massima resa”, costò circa 20.000 dollari è incassò miliardi. Probabilmente spiegò al mondo un concetto diverso di fellatio, fino ad allora vissuta come un contentino o un escamotage per mantenere la verginità prematrimoniale.

Sono in diversi a ritenere che in una coppia sado-maso il vero Padrone sia lo slave, in quanto “fulcro” che si concede stabilendo modi e limiti, lo stesso dicasi per la fellatio, un rapporto unilaterale solo in apparenza che attraverso una apparente sottomissione “generosa” schiavizza e annichilisce di fatto l’uomo nel fisico e nello spirito, arpionandolo così a una barca alla deriva nella tempesta della perdizione segmentata.

Il concetto di “fellatio matutina est bona medicina”, assimilabile al proverbio “chi ben comincia è a metà dell’opera” è, oggettivamente, il migliore dei risvegli.

Cari mariti, se avete una moglie che si alza al mattino presto e si tappa come la notte di capodanno per andare ad accompagnare alla stazione una sua amica, oppure si mette le autoreggenti con i tacchi a spillo per andare a fare delle analisi… rileggetevi questo post, può essere che il vostro rapporto sia diventato agàpe.

Tullio Antimo da Scruovolo

Ti amo da morire ma non voglio esserti fedele…

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Il titolo del post non è una boutade e nemmeno un graffiti strappa sorrisi come il celeberrimo: “ti lascio perché ti amo troppo”. È il punto base di una nuova tendenza, ultima frontiera che potremmo definire “dialettica relazionale 3.0”, in netta contrapposizione con gli assetti consolidati che da sempre caratterizzano i rapporti di coppia tradizionali. Il principio guida si avvinghia alla presunta necessità di dover isolare il sesso dalle altre componenti, l’autodeterminazione all’interno di un fidanzamento, di un matrimonio o di una convivenza. L’obiettivo è rendere digeribili, accettabili, derive carnali con terzi mondandoli dalla logica perversa e accattivante della clandestinità, dopo le coppie scambiste e le coppie cuckold, si è giunti alle coppie libere, alle fregole deresponsabilizzate e deresponsabilizzanti.

Le argomentazioni che supportano la citata tesi sono tutt’altro che cervellotiche e si reggono su una elementare, disarmante, concreta constatazione, il tradimento è pratica diffusa ad ogni latitudine e longitudine. Milioni di uomini e donne intrecciano tresche con amanti, a volte temporanee altre durature ma continuando a vivere una pax famigliare non necessariamente solo apparente né ipocrita. L’amante clandestino/a “mordi e fuggi” non ha finalità extra-sesso, da ciò si evince il suo essere vissuto/a come elemento compensativo non distruttivo. Traduco in volgo… chi si concede “rate”, sporadici o frequenti, al solo scopo di appagare l’inquietudine dei feromoni senza farsi coinvolgere sentimentalmente e senza lanciarsi in devastanti proiezioni, non intacca la solidità del rapporto, ovviamente siamo nelle lande delle congetture.

 Da un punto di vista cinicamente psicologico, scindere parti di sessualità da un legame consolidato, sdoganandolo così dal fascino di trasgredire tabù morali/sociali/religiosi, potrebbe rivelarsi un efficace deterrente capace di ridurre alla radice quadrata le tentazioni di andare a cantare in altri cortili. Dove tutti passano col rosso diventa “figherrimo” passare col verde. L’obiettivo occulto è quello di trasformare gli “sconfinamenti” in una sorta di pratica masturbatoria assistita fine a se stessa. Ho scritto occulto perché quello palese enfatizza il diritto al godimento a prescindere da lacci e lacciuoli che una unione porta in corredo.

Innovativa interpretazione della coppia che diventa credibile se decontestualizzata dalle obsolete regole in auge, una generazione che cresce e si forma al netto di “valori” come fedeltà, unicità e rispetto dei vincoli cardine, è sicuramente pronta per vivere un ménage fatto anche di zone franche. Un salto della quaglia destinato a cambiare millenari costumi, stop alle auliche illusioni, stop alla credulità, stop alle romanticherie, stop alle promesse istituzionali, stop alle ipoteche carnali e avanti tutta sulla rotta del realismo applicato e condiviso. Un colpo d’ascia ai rapporti assolutisti.

A turbare il sereno filosofico di questa moda in progressiva crescita ci pensa la saetta delle regole, eggià, pare assurdo ma anche la libertà più estrema è mappata da codici e cavilli, il manuale della “coppia libera” prevede limiti e paletti da far propri senza margine d’errore. Mi limito a citarne solo due: A) raccontare tutto una volta tornati a casa, B) non superare un prestabilito numero di incontri con la stessa persona… qui, mi si consenta dirlo, entriamo in una ridicola contraddizione che passa un colpo di spugna sull’humus della teoria. Anche nel sesso free albergano ansie e paranoie, al punto da dover restringere e rendere controllabile il raggio d’azione, evidentemente le menti “open space” non hanno certezze cementate.

La fedeltà imposta regge dall’alba del mondo per una atavica ovvietà , è facile fare sesso dopo essersi innamorati ma lo è ancor più innamorarsi dopo aver fatto sesso, magari di qualità, soprattutto se si ha un/a partner poco incline a tuffarsi nel vortice della libidine sfrenata. Checchè se ne dica, la vera angoscia non nasce dalla paura di essere sostituiti tra le cosce bensì da quella di essere spodestati nel cervello, prima ancora che nel cuore. Chi si produce in una eccellente performance da letto diventa Re/Regina per una notte, chi riesce a penetrare anche il cuore diventa Re/Regina per un tempo significativo ma… chi riesce a scopare in profondità un cervello diventa Re/Regina per tutta la vita, invisibili meandri in cui si lasciano tracce indelebili, insensibili al tempo e alle vicissitudini dell’esistenza. Nessuna regola, nessuna libertà, nessuna modernità potrà mai scongiurare gli effetti collaterali di un salto nel buio.

Bisogna vivere i rapporti al massimo, prendere e dare tutto senza remore ma quando le profumate candele iniziano a spegnersi, è d’uopo farsi il trolley e cambiare aria, possibilmente senza sbattere la porta e dopo aver salutato con educazione. Chi ama la promiscuità si circondi di trombamici evitando di farsi ammaliare dalle tendenze trendy. Come diceva quel saggio di mio nonno: “mariti, mogli e automobili NON si prestano a nessuno”.

Tullio Antimo da Scruovolo

Quando il sesso diventa clausola sindacale…

 

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Procopio e Adalgisa sono sposati da 25anni, un dignitoso galleggiare sulla monotonia, per opporre resistenza all’oblio dei sensi e arginare la crudeltà anagrafica, hanno tacitamente concordato di fare sesso ogni sabato pomeriggio, niente lavoro e figli fuori casa. Location standard, camera da letto, serranda a metà, posizione del missionario sotto le lenzuola per rimembrare pudori adolescenziali. Procopio procede in un meccanico andirivieni tenendo la fronte sul cuscino, ha la mente impegnata nell’individuare sei numeri potenzialmente vincenti da giocare al superenalotto, Adalgisa fissa il soffitto notando piccole scrostature, accidenti, è di nuovo ora di imbiancarlo. Dopo circa tre minuti decide di sensibilizzare il marito infliggendogli una feroce botta di libidine: “Procò… sbrigati a venire che devo andare a girare i ceci”…

Il sesso è come la pecunia, priorità assoluta quando scarseggia ma ove abbondi diviene facezia, per alcuni è una mensa aziendale, sfama il minimo indispensabile senza mandare in delirio palato, panza e valori sentinelle della salute , un file temporaneo non degno di essere salvato. Nel momento in cui l’umanità si desterà dal fuorviante torpore sottoscriverà, senza remore né tentennamenti, la ricollocazione del sesso nella sua dimensione reale, un giro di boa che indurrà tantissimi a cambiare registro.

I remi che conducono in darsena la barca dell’accoppiamento sono di variegata foggia, una compilation di motivazioni ormai note anche ai più cristallini, per brevità espressiva e pigrizia analitica sono state raggruppate in quattro macro direttrici: 1) il sesso nobilitato dai sentimenti, 2) il sesso fine a se stesso, 3) il sesso investimento (dal mercimonio al mantenimento passando per carriere, regalie, contratti, elargizioni, favori e tutto il cucuzzaro della “genital-economy”), 4) il sesso strumento di ritorsione e/o gratificazione (vendetta, ripicca, competizione, invidia, rinvigorimento dell’autostima, vanità, egocentrismo e avanti tutta saltellando dalle molle al lattice). Nulla da eccepire ma ci vediamo costretti, nostro malgrado, a rilevare una madornale omissione, l’elenco è monco, incompleto, gli autori non hanno avuto l’ardire di includere il movente più diffuso in assoluto: 5) il sesso praticato per “obblighi sindacali”.

Ipotizzando che ogni giorno nel mondo vengano consumate un miliardo di copule (indicativamente), non sarebbe affatto inverosimile affermare che gran parte di queste siano dovute al punto “5”. Il “sesso sindacale” è una forca caudina che tende ad assoggettare i soggetti, maschi e femmine, impelagati in relazioni stabili, restyling dell’ormai obsoleto “dovere coniugale”. Nei “menage quaresima” capita, inevitabilmente e più di quanto si pensi, di dover immergersi nella accondiscendenza sessuale, non che la cosa corrisponda esattamente a un cilicio ma potrebbe divenir tale qualora si ripetesse pedissequamente solcando il confine della amorevole accettazione. Lanciamo una ciambella di salvataggio rispolverando un vecchio detto popolare ma ever green: “mangiare, bere, chiacchierare e scopare… basta incominciare”.

Se interpretato, vissuto positivamente, il “sesso sindacale” diventa una giostrina per bambini, poco esaltante farsi un giro ma l’importante è che il/la pupo/a la smetta di scartavetrare il cervello con lagne e musi lunghi. Quando assume tinte e toni di una via crucis sono “bitter cocks”, in tutti i sensi, non solo in quello metaforico. Una problematica discriminante, alle femmine è sufficiente ripassare le vocali ad alta voce, ai maschi, quando “Geppetto” fa lo gnorri, non basta tutto l’alfabeto, con tanto di j, x e y annesse. E’ qui che la storia si fa acida, le sceneggiature d’emergenza giungono in soccorso e l’alcova si popola di aitanti stalloni e avvenenti donzelle, quelli/e con la coscienza appesantita da extra budget sono agevolati/e. Dovessero materializzarsi le fantasie rincorse durante il “sesso sindacale”… ogni coito si trasformerebbe in seduta orgiastica.

Si consiglia di non ascoltare consigli nè adottare controproducenti tecniche comportamentali per sottrarsi al “sesso sindacale”, procrastinandolo a oltranza si innescano pericolose reazioni a catena, negarsi aumenta esponenzialmente l’altrui desiderio fino alla esasperazione. Il “sesso sindacale” è altresì un efficace rilevatore di fedeltà/infedeltà, le repentine oscillazioni (quando subisce cadute verticali oppure viene concesso con insperata nonchalance) addrizzano anche le antenne.

Non che mi diverta a demolire luoghi comuni (bugia) ma tant’è, la gag dell’uomo in costante Priapismo e della donna in perenne emicrania pare sia una verità parziale,  inoltrandosi negli “anta” il calo di desiderio maschile entra in contrasto con  l’impennarsi di quello femminile. Da ciò si evince una inversione di tendenza, raggiunta una certa età il “sesso sindacale” diventa “patata” bollente per gli ometti in avvilente disarmo. Il celeberrimo, prosaico: “Antò… fa caldo”, viene sostituito da un altrettanto prosaico: “Filomè… damme tregua”.

Tullio Antimo da Scruovolo

Meglio avere rimorsi oppure rimpianti???

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L’anno scolastico è giunto al termine, eccezion fatta per coloro che devono sostenere esami, le località turistiche, quelle balneari soprattutto, sono prossime ad essere invase da mammine con tanto di prole al seguito. Bagnini, animatori e vitelloni new age stanno affilando e oliando lo spadone, sanno che possono contare solo su cinque giorni alla settimana, infatti maritini e paparini rimasti in città per continuare a produrre reddito, arrivano con il “week end express”, un treno da anni ribattezzato “la freccia dei cornuti”. E’ notorio, la gestione dei bollori vacanzieri è ondivaga, in ogni caso è opportuno capitalizzare le quotidiane ed estenuanti sedute in palestra effettuate nel periodo marzo/aprile/maggio, culo, cosce, addome e mammelleria varia hanno subito un duro processo di rassodamento e sono pronte per il “collaudo”, oltre i quaranta si parla di “revisione”. Il sole caldo, l’acqua marina, l’ozio, il coniuge assente, un pizzico di vanità, una spolverata di esibizionismo e poi… tutti quei ragazzoni aitanti con tanto di tartaruga e ammennicolo voluminoso… il diavolo è tentatore, ci sono pure un paio di trolley maxi pieni di vestitini e scarpine che implorano a gran voce di essere indossati, non fosse altro per prendere un po’ d’aria salmastra.

Giugno e luglio sono i mesi delle avventure fedifraghe allo iodio, la goduria finisce ad agosto con le ferie del consorte che, in genere, passa con la famiglia le ultime due/tre settimane e poi tutti di nuovo a casa. I tradimenti a cui mi riferisco sono realtà censite, non leggende popolari. Facciamo gli evoluti tollerando questi sbandamenti, non sono certo un moralista, trovo più interessante approfondire il “dopo”, le conseguenze inevitabili, parlo di quelle interiori, segrete, intime. Ci sono sicuramente donne in grado di spassarsela e poi lasciare tutto sotto l’ombrellone come un mozzicone di sigaretta, le chiamano “cougar women”, avvezze alla gestione dei “rate” mordi e fuggi. Di queste credo di averne già parlato tempo addietro, sotto un’ottica antropologica è più affascinante il modus operandi delle neofite, le novizie della cornificazione marina, quelle che cedono per la prima volta alle pulsioni extra talamo. Il contesto è favorevole, l’habitat è complice, lontano da casa, dai vicini, dai parenti impiccioni, ecc. ecc. Pare, secondo le statistiche, che al primo tradimento la donna giunga attraverso un iter mentale più o meno lungo che matura nel tempo la cosiddetta “predisposizione”. Raramente piovono fulmini a ciel sereno, è una questione di situazioni, magari non cercate ma a livello più o meno inconscio attese, diciamo sperate.

Una volta fatta e mangiata la “frittata”, resta da vedere come la si digerisce, per chi non gode di una fortificazione costruita, strutturata dalle esperienze precedenti, il rischio di farsi trascinare nel vortice del coinvolgimento sentimentale è veramente forte, dopo anni di monotonia ed equilibri stabilizzati ma tremendamente noiosi, prendersi una cotta over size è molto facile. Per contro una esperienza deludente tende a generare bastardissimi sensi di colpa difficili da mascherare e metabolizzare, esiste anche il tradimento “potenziale”, quello evitato all’ultimo minuto grazie a rigurgiti e insicurezze ma anche questo lascia tarli nel cervello, il “non consumare” ma sognare di farlo è un peccatuccio veniale solo in teoria.

Quindi:

la donna che tradisce e si innamora passa da un mare azzurro a un mare di merda

la donna che tradisce con un incapace si ritrova immersa in un mare di rimorsi

la donna che trova la forza di resistere alle tentazioni piomba in un mare di rimpianti

Trascurando la prima situazione ci troviamo di fronte ad un atavico enigma, è meglio avere rimorsi oppure rimpianti? Ovviamente la cosa è soggettiva ma non per questo meno interessante. Potrebbe il rimorso di un incontro sciapo far rientrare eventuali tentazioni future? Al contrario, potrebbe indurre a una più accurata scelta del partner occasionale nei tempi a venire? La virtù salvata ma aggredita dai rimpianti dove conduce? Forse ad altri rimpianti oppure al famigerato “salto della quaglia”? Quién sabe? Nel frattempo i locali delle città sono affollati da mariti temporaneamente single, non tutti in preda allo sconforto, in fondo la vita è un “do ut des”, nel vicolo dicono: “chi la fa l’aspetti”. La nota positiva è data dagli introiti delle baby sitter che assistono i pargoli durante le scappatelle delle mammine con l’utero “estroverso”, niente di nuovo, le corna da sempre producono gettito economico degno di nota, con queste lune poi…!!!

Tullio Antimo da Scruovolo

Il matrimonio e le “corna biodegradabili”…

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”Di oltraggio (il matrimonio) in oltraggio (l’adulterio) non sorse altro che oltraggio (la copulazione) eppure il violatore matrimoniale  della matrimonialmente violata non era stato oltraggiato dal violatore adultero della adulteramente violata.” James Joyce

Non è nel mio stile usare una citazione come ouverture di un post ma in questo caso, visto l’argomento, ho ritenuto opportuno fare una eccezione. Il matrimonio è uno strano itinerario che si inerpica per impervi sentieri pieni di rovi infestati da fastidiosi insetti, una via crucis che dà fondo a tutte le buone intenzioni portate in dote nel baule del corredo. Ciò che veramente è vissuta come l’unica, vera iattura, è quella tagliola chiamata “corna”, il tradimento, venir meno al giuramento di fedeltà, tuttavia anche qui è un crescendo Rossiniano, mi riferisco agli Stakanovisti del perdono: “maddai… una scappatella si può anche perdonare, l’importante e che non ci siano di mezzo sentimenti. Come? C’è dentro fino al collo? Avrà la mente temporaneamente obnubilata, con la mia comprensione tornerà in senno. Che dici? Vuole fare le valige e andarsene? Vedrai che tornerà, non può vivere senza di me…”. Basta crederci.

Ci corre l’obbligo fare alcuni distinguo tra maschietti e femminucce, l’uomo “farfalla” tradisce quando se ne presenta l’occasione, magari anche durante il viaggio di nozze, per lui è una sfida con se stesso, una bolla sessuale autonoma, totalmente staccata dal matrimonio, un maschio “dovere” lucidamente folle nella sua naturalezza, spontaneità. La donna che si reca all’altare con la giarrettiera della fedeltà ci mette mediamente 10/15 anni prima di passare all’autocertificazione di zoccola consequenziale (per una woman che tradisce è fondamentale avere una giustificazione/motivazione). Secondo le statistiche il cambio di rotta coincide con una serie di elementi: 1) figliolanza cresciuta, 2) bisogno di bilanciare l’attapirante sfiorire della bellezza attraverso conferme, 3) forti pulsioni sessuali non più reprimibili, 4) rivalsa, 5) fattore X (il “fattore X” varia da donna a donna e dipende da un ventaglio di situazioni che vanno dalle amicizie al lavoro, dalle frequentazioni hobbistiche a quelle in rete, dalla posizione sociale alla maturazione intellettuale, dal bisogno di rivitalizzarsi attraverso la trasgressione all’essere trendy, ecc. ecc.).

Le “corna” più interessanti, a livello analitico, sono quelle “biodegradabili”, inermi, tanto per capirci, quelle che non rovinano matrimoni, non devastano menti, non sputtanano e sono gestibili senza logorii, potremmo definirle “spurghi fisiologici compensativi”, non inficiano minimamente affetti e unioni, addirittura pare abbiano poteri terapeutici subliminali. A fare da contrappeso c’è l’inibizione di copule performanti da talamo, quando si pratica per venti anni “sesso normale (altrimenti detto vanilla)” col coniuge, proporre o sentirsi proporre numeri da circo potrebbe essere destabilizzante. Un marito poco fantasioso, così come una moglie freddina, qualora dovessero fare un improvviso “salto della quaglia” in materia di sesso, creerebbero una serie infinita di paranoie, dubbi, sospetti, convinzioni poco lusinghiere e angosce tremende. Scoprire di essersi coricati per lustri con una persona che non si conosce intimamente, manderebbe in malora tutti gli equilibri consolidati, i progetti, le certezze acquisite. Meglio lanciarsi in vortici esterni.

Quando non si ha nessuna intenzione di abbandonare il coniuge né demolire l’armonia famigliare ma si decide comunque, sono i casi più frequenti, di assaporare altrui mense, le “corna biodegradabili” vengono vissute (da chi le fa) come “test zone”, sperimentazioni, momentanee ubriacature facilmente smaltibili, innocue parentesi ludiche. Sempre non sopraggiungano il figaccione di turno oppure la femme fatale in grado di mandare “ai pazzi” chiunque. Ed eccoci in un altro territorio affascinante, le strategie adottate da mariti infedeli e mogli fedifraghe per evitare di farsi travolgere dalla grandine dei sensi e dall’amore sconvolgente. Quante volte abbiamo sentito dire: “no, no, no… per carità, se mi capita qualche occasione posso anche non tirarmi indietro ma… appena mi rendo conto che mi piace un pizzico più del dovuto… tronco subito, io ci tengo alla mia famiglia”. Teoria cinicamente razionale ma anche mortificante, quindi di difficile attuazione, soprattutto considerando il fatto che quando ci si interroga sul rischio di innamorarsi lo si è già, a tutto tondo.

Tempo fa mi capitò tra le mani un opuscolo, chiamiamolo “manuale”, il titolo era una roba tipo (più o meno): “come tradire senza essere sgamati e senza farsi coinvolgere”. Devo averlo perso in qualche trasloco e quindi mi tocca attingere dalla memoria, a parte le solite banalità come l’evitare tresche con colleghi, condomini, abitanti del circondario, negozianti frequentati abitualmente, amici/che di parenti e conoscenti, mariti o mogli della compagnia, avventori/trici dello stesso bar e via andando (praticamente bisognerebbe tradire con soggetti incontrati occasionalmente, fuori zona e possibilmente il giorno prima che partano definitivamente per l’Australia). Ricordo che c’erano anche capitoli sulle tecniche comportamentali e sulle metodologie da “sgancio”. Mi fece sorridere quella dell’assillo, il/la vostro/a amante temporaneo comincia ad essere invadente? Bene, non dovete glissarvi, tutt’altro, attivate la strategia dello “stress psicologico”, subissatelo/la di dichiarazioni d’amore prospettando un futuro in una baita isolata sui monti, una decina di bambini, capre da mungere e terra da zappare, completamente isolati dal mondo, senza elettrodomestici né canali di comunicazione, calli, fatica e stenti… in nome dell’amore puro. C’è da scommetterci che funzioni, sempre non siate così sfigati di beccare il/la aspirante eremita, ipotesi remota ma non impossibile, sarebbe proprio il massimo dei minimi. Il mondo dell’editoria è popolato anche da furbacchioni che mettono insieme pane e mortadella con simili genialate, humus per boccaloni sprovveduti.

Verrebbe da dire che se proprio si vuole raffreddare fuori casa qualche momentaneo bollore, sarebbe meglio rivolgersi a una escort oppure ingaggiare uno gigolò, prestazioni garantite, ottimo rapporto qualità/prezzo, paranoie zero, niente strascichi e poi la sera… in pizzeria con tutta la famiglia a progettare un week end sereno e felice dichiarandosi amore eterno.

Tullio Antimo da Scruovolo