Quella laida e invisibile barriera che ancora divide gli uomini dalle donne…

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L’imperitura, stoica, immarcescibile “guerra dei sessi”, quella bollita ed emulsionata nel frullatore della goliardia e del sarcasmo, dell’accattivante cinismo e della conturbante perfidia, da anni è diventata difettoso rilevatore di una diversità che, seppur tenti di seguire la rotta per approdare nel porto della uguaglianza concettuale, come Odisseo errabonda nei burrascosi mari della contrapposizione. Contrapposizione genetica, storica, interpretativa, umorale, a volte frivola, due universi distinti bisognosi l’un dell’altro ma accorti a non fondersi, per fortuna, dovesse mai crearsi un blocco unico ci ritroveremmo in un deserto fatto di sabbiosa noia e arida apatia.

Quando ci si arrocca su posizioni ideologiche agli antipodi, diventa problematico mixare emozioni al punto da vedere lo stesso miraggio, tra il serio e il faceto proviamo a sintetizzare, arduo cimento, quelle realtà che sarebbe errato soffriggere nel wok dei luoghi comuni e delle leggende metropolitane:

LA PROMISCUITA’… Punto di vista maschile: “un uomo che copula con tante donne esprime maschia virilità, una donna che copula con tanti uomini è una vagina chiacchierata (eufemismo)”. Punto di vista femminile: “un uomo che copula con tante donne è un puttaniere/farfalla insicuro a caccia di conferme, una donna che copula con tanti uomini sperimenta, finalmente, l’agognata autodeterminazione”.

OPPORTUNO/INOPPORTUNO… Una donna che alle due di notte decide di fare una passeggiata in un quartiere malfamato indossando minigonna inguinale, scollatura ombelicale e tacco12, esercita un inalienabile diritto estraneo a qualsivoglia provocazione, dovesse mai ritrovarsi a subire molestie o aggressioni diventerebbe una vittima dell’immortale maschilismo troglodita. Un uomo che alle due di notte decide di fare una passeggiata in un quartiere malfamato con tanto di Rolex e catenazza d’oro in bellavista, qualora venisse rapinato si guadagnerebbe la qualifica di “coglione”.

ASPETTI PRATICI… Una donna, seppur timida e/o non particolarmente disinibita, non ha problemi a farsi visitare da UN ginecologo. Un uomo, non particolarmente disinibito, vive con estremo imbarazzo un controllo alla prostata effettuato da UNA urologa. Il perché ha radici antiche ma ancora vive.

MODUS OPERANDI… Per una donna è norma arrivare con mezzora di ritardo a un appuntamento, se invece è l’uomo a tardare di soli dieci minuti, rischia di trovarsi al cospetto di una iena che ha già deciso di “fargliela piangere” per almeno tre settimane. Se al ristorante lei ordina le portate più costose e poi si limita a spiluccare come un passerotto cinguettando: “è tutto buonissimo ma sai, sono a dieta proprio da oggi”, all’uomo tocca sorridere e dire: “nessun problema cara”, ogni disappunto sullo spreco verrebbe decodificato come “provinciale taccagneria”. Se nel mezzo di una festa tra amici lei viene colta da depressione isterica, è d’uopo mollare istantaneamente tutto e tutti per accompagnarla a casa, pena la rottura del rapporto. Per contro, un lui investito da improvvise problematiche di varia fatta mentre lei si sta divertendo, si trasforma in un pesante trolley senza rotelle: “vai pure a casa, io rimango qui ma tanto non faccio niente di male, poi c’è quella mia amica che non vedo da anni, NON rovinarmi la serata che te la faccio pagare”.

LE NOZZE… la regola cardine di ogni wedding planner è quella di organizzare tutta la kermesse sulle esigenze e sulla vanità della sposa, nonostante sia lui a quietanzare le fatture. Il matrimonio è unione tra due persone ma, chissà perché, la protagonista assoluta dell’evento è sempre e solo lei, non di rado lo sposo viene mutato in “elemento decorativo”.

QUELLA STRANA COSA CHIAMATA SESSO… Nell’era contemporanea è la donna che stabilisce quando omaggiare Eros. Un potere esercitato dispoticamente: “no, stasera non ho voglia”, rifiuto che può tranquillamente diventare “seriale” nel medio e lungo termine. Fosse un uomo a negarsi pedissequamente, si scatenerebbero i tornado delle paranoie, delle supposizioni e delle congetture. Partirebbero, tamburo battente, consulti e riunioni “carbonare” con le amiche, meeting finalizzati alla pianificazione/elaborazione di strategie e missioni investigative “fai da te”. Si attiverebbe tutto quel grottesco carnevale estrapolato dalle rivistucole per sciampiste: “la posta del cuore vi consiglia”, “come comportarsi se lui non risponde agli impulsi”, “impara a conoscere i suoi segreti”, “i dieci modi per farsi desiderare”, ecc. ecc. ecc… Roba da marziani strafatti di crack e vodka.

L’IMPROBABILE LOGICA DELLE AFFERMAZIONI… Tempo addietro lessi su un blog femminile in odore di femminismo una frase che mi lasciò perplesso, la riporto testualmente: “noi donne abbiamo il diritto di essere stronze”, no comment. Sempre in illo tempore colsi su facebook : “sono così ma non sono così, cercami ma solo quando intuisci che voglio essere cercata, lasciami sola quando ne ho bisogno ma senza che te lo dica, dominami ma soddisfa i miei capricci, sii tenero ma non darmela mai vinta, rispetta i miei spazi ma non pretendere che io rispetti i tuoi…” penso possa bastare, siamo a cavallo tra un sudoku e il cubo di Rubik.

IL FATTORE MAMMELLA/COSCIA… Continuerò a chiedermi, vita natural durante, per quale motivo le donne vivano nella convinzione che sia sufficiente una scollatura e uno scosciamento per diventare leader del contesto. Regge ancora la teoria che un pezzo di carne esposto sia un passepartout?, così fosse sarebbe la conferma che essere “donna oggetto” sia frutto di una scelta meditata. Si calca la mano sulla pochezza maschile? Allora sono i maschi ad essere “oggetto”, diciamo “toys”, sollazzo trendy per accaldate milf new age.

L’ESIBIZIONISMO… (repetita iuvant) Se una donna in abiti succinti entra in un locale mostrando agli astanti tutta la sua antipatia nei confronti delle mutandine… battute, ammiccamenti e sbirciatine a parte, non accade niente di particolarmente eclatante. Se un uomo entra in un locale con la patta aperta arieggiando l’inconsapevole ammennicolo, rischia l’arresto, ammesso si salvi da un probabile linciaggio.

IL SEGNO ZODIACALE… Durante un vernissage mi presentano una ragazza, neolaureata col massimo dei voti in ingegneria nucleare, è graziosa ma sono attratto soprattutto dalla sua laurea e cerco di capire cosa possa averla spinta a intraprendere un così impegnativo percorso, chiacchieriamo per qualche minuto, chiamiamoli convenevoli. All’improvviso mi dice: “Dottore posso farle una domanda personale?”, rispondo: “dimmi pure figliola”, lei: “di che segno è?”.

Dovuta riflessione… Non apprezzo il “cavalierato di ritorno”, quella risibile galanteria che pare essere mutuata da vetusti manuali settecenteschi, non sono avvezzo alla accondiscendenza, forse è per questo che non ho mai vissuto né mai vivrò certe situazioni. Credo nel rispetto delle persone e quindi non faccio distinzione tra i generi, non sbarello di fronte a una donna in carne e ossa e nemmeno sbavo, come fanno in molti, sotto un nick femminile nella blogsfera. Per me una cazzata rimane tale, a prescindere dal sesso di chi la spara, lo stesso dicasi per i testimonial della idiozia.

Mi riporto all’apertura del post, la diversità tra uomini e donne deve essere un valore aggiunto da coltivare, proteggere e custodire con cura, ben vengano schermaglie e duelli costruttivi, scontri di personalità ed evidenziazioni caratteriali ma usciamo da queste logiche stantie, usciamo da queste catacombe sature di aria mefitica. Esistono Uomini e Donne, esistono ominicchi e donnastre, non occorre iscriversi a un Master per capirlo.

Tullio Antimo da Scruovolo

Tesorinoooooo… hai stirato le camicie???

A young woman swamped under a pile of ironing.

Le coppie che condividono lo stesso tetto, di fatto o contrattualizzate che siano, hanno in comune un pomo della discordia, una spada di Damocle inclusa nel “pacchetto menage”: la camicia stirata. Un oggetto del contendere causa di litigi, mugugni, scatti di ira, mortificazioni, frustrazioni, musi lunghi, serate saltate, emicranie da rivalsa e coiti procrastinati. LEI: “lo fa apposta per farmi incazzare, su cento camicie ne ho stirate novantanove e lui si presenta a torso nudo per chiedermi ansioso dove abbia messo la centesima”. LUI: “lo fa apposta per farmi incazzare, è una strega dotata di poteri paranormali, fra tutte le camicie che ho riesce sempre a non stirare proprio quella che intendo indossare”. Non illudetevi di risolvere l’onnipresente diatriba ingaggiando una colf versione “Miss Vaporella Easy”, potrebbe anche stirarle tutte ma quella desiderata risulterebbe, sempre e comunque, l’unica con il colletto schiacciato in quanto posizionata sotto tutte le altre impilate a grattacielo. Sì, esiste una legge di Murphy anche sulle camicie.

Non ci sono alternative ipotizzabili, per risolvere il problema la “Regina” della casa si produce, immantinente, in una estemporanea “prova d’amore” stirando la centesima “in diretta”, sorridente e felice, senza cedere alla tentazione di elaborare biografie poco lusinghiere sulla suocera ed eventuali ex. Loro sì infallibili nel pescare la camicia giusta, anche ad occhi chiusi, immergendo semplicemente la mano nel mucchio. Alle donzelle che in questo momento provano l’irrefrenabile impulso di mandarmi in gita nel posto più affollato del mondo, suggerirei di considerare la citata “prova d’amore” come un investimento sulla propria immagine. Niente al mondo valorizza/denigra una “donna-moglie-compagna” più della camicia indossata dall’uomo di casa. Rifletteteci, se un collega si presenta in ufficio con una camicia mal stirata, addirittura ciancicata, chi va sotto accusa??? Chi diventa bersaglio di perfide critiche e taglienti malelingue???

La camicia è un indumento con peculiarità uniche, lancia messaggi palesi e subliminali. Presente in ogni look, dal casual al classico, dallo smandrappato allo smoking, ce l’hanno poveri e ricchi, fino a pochi anni addietro la si indossava anche per svolgere i lavori più umili. Oggetto che ha creato espressioni popolari, nascere con la camicia significa essere fortunati, rimboccarsi le maniche della camicia vuol dire essere operosi, i sodalizi duraturi vengono definiti: culo e camicia. Forse non tutti sanno che la camicia da uomo è il capo più odiato dagli stilisti, complicato da innovare e proporre, pure da regalare, non esiste griffe o brand al mondo che non abbia toppato una collezione di camicie. Difficile da indossare, visto il suo accrescere o ridurre il tasso qualitativo degli outfit che la comprendono. La camicia sta agli uomini come i tacchi stanno alle donne, la poca confidenza impaccia, rende goffi, penalizza la disinvoltura.

Questa seconda pelle che ci copre il busto ha poteri ignorati dai più. La camicia verbalizza stati umorali, amor proprio, sessualità, personalità, carattere, chiavi di lettura esistenziali, tendenze, comunica al resto del mondo, spesso involontariamente, il proprio universo interiore, lancia una infinità di messaggi. Gli uomini tendono a sottovalutarne gli aspetti erotizzanti, la camicia è l’indumento maschile leader indiscusso nell’immaginario fetish delle donne, una delle fantasie femminili più ricorrenti consiste proprio nell’esser posseduta da un uomo che indossi solo la camicia, non generalizziamo, esiste una mirata tipologia di maschio che stimola questo desiderio. Per capire il perché è sufficiente elaborare alcune concezioni Freudiane, nelle famiglie tradizionali la prima camicia che si imparava a stirare era quella del padre, una mansione responsabilizzante che elevava al rango di “donna” e creava un contatto intimo, seppur indiretto, con la figura paterna. Sul desiderio di annodare la cravatta al papà e poi sistemargli il colletto della camicia si potrebbe scrivere un interminabile trattato… territorio marcato e coscienza ipotecata!

E’ doveroso ricordare l’aspetto ecologico, per “realizzare” una camicia di cotone occorrono, tra le altre cose, circa 7.000 (SETTEMILA) litri di acqua, quindi, esimie lettrici, quando stirate le camicie del vostro uomo, fatelo veramente con amore perché avete tra le mani un bene prezioso che custodisce inimmaginabili segreti. Piccolo suggerimento alle neofite della convivenza, è un capo rivelatore di tradimenti, niente è in grado di raccogliere e mantenere prove visive e olfattive come una camicia, se poi volete “punire” il fedifrago con una vendetta capace di gettarlo nello sconforto più totale, tagliuzzategli (come un distruggi documenti) la camicia preferita, quella alla quale è più legato, una evirazione psicologica che lascia tracce indelebili. Se preferite una ritorsione più subdola ma ugualmente efficace, bruciategliela col ferro da stiro e fatevi trovare il lacrime al suo ritorno, si incazzerà lo stesso ma metabolizzerà meglio e prima l’attacco di odio.

Tullio Antimo da Scruovolo