Il cuckoldismo…

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“Cuckold” è un neologismo Inglese mutuato dall’anomalo comportamento sessuale del cuculo, uccello monogamo che nel periodo della riproduzione abbandona il nido, solo temporaneamente, per concedere ad altri maschi l’opportunità di accoppiarsi con la sua femmina. Termine semi-onomatopeico che sostituisce l’irridente espressione: “cornuto contento”. Il Cuckoldismo ha conquistato la pole position nel Gran Premio delle perversioni new age, il successo (chiamiamolo così) è dovuto al suo essere compensativo, un incastro tra due devianze: il voyeurismo domestico maschile e l’esibizionismo femminile performante. Eruzione cerebrale di pulsioni che si concretizzano in una deriva carnale totalmente estranea a combinazioni arcinote come orge, scambi di coppia, triangoli, gang bang e compagnia cantante, la coppia cuckold trasforma un/a potenziale amante in coadiuvante erotico vivente. In genere è l’uomo a cedere la propria donna al “bull” (gergo) ma esiste anche la variante al femminile, in percentuale ridotta per motivi di egocentrismo e praticità.

Le molle che spingono ad avventurarsi in questa selva oscura sono molteplici e fumose, non è un gioco erotico né una esperienza annoverabile tra le trasgressioni “una tantum”, le coppie adepte sono solide, quasi sempre unite in matrimonio, dichiarano di amarsi profondamente e di non vivere nessun rigurgito “post-rate”. Anche nel cuckoldismo esistono picchi estremi come l’amante fisso amico di famiglia e addirittura l’ingravidamento ma non è la “norma”. Chi non conosce questa sessualità deviata immagina un rapporto schiavizzante in cui la donna subisce le insane fisime del marito despota, niente di più sbagliato, nel sottobosco “cuck” è l’uomo a vivere lo status di “sub”, è l’uomo l’anello debole. Una matassa ingarbugliata che ha comunque un bandolo, i motori di ricerca dicono poco e in modo superficiale, meglio cercarla nelle deduzioni psicologiche elaborando alcuni punti saldi.

Dividiamo la gelosia in due categorie: A) la gelosia distruttiva, B) la gelosia afrodisiaca. La prima mette in piazza le insicurezze, la seconda le nasconde sotto il tappeto della libidine. Per individuare quella di appartenenza basta decodificare la reazione dominante durante le incursioni esterne, detta in spiccioli, quando un ganassa fa il broccolone con la vostra donna… quando una fimminastra fa la gatta morta col vostro uomo… se provate istinti omicidi appartenete alla categoria “A”, se vi assale una irrefrenabile voglia di fare sesso appartenete alla categoria “B”. La premessa ha un senso, il cuckoldismo è l’esorcizzazione massima della gelosia, i cinici la chiamerebbero “ottimizzazione”, posta comunque in essere attraverso una forma di controllo/gestione, è sempre il marito a individuare il bull, incombenza accettata di buon grado dalla moglie consenziente, per logica applicata.

I contorti aspetti cerebrali si evincono da alcune metonimie, il cuckold (the original) non partecipa attivamente, si limita al solo guardare ma non sempre, alcune volte non presenzia nemmeno alla “monta” (sempre gergo) optando per una tormentata e solitaria attesa in altri luoghi, esasperando così la propria eccitazione. Scelta parossistica che incornicia il godimento in una corsa contromano, il cuckold non trasforma una proiezione in realtà, trasforma la realtà in proiezione, proiezione che si “ri-materializza” durante i coiti coniugali successivi alla seduta con il bull. Lo scopo consiste nel rendere reali, vissute, le fantasie che colorano, arricchiscono e popolano il talamo di tantissime relazioni. Tutti o quasi hanno fantasie erotiche “allargate”, le coppie “normali” si limitano a sceneggiarle, quelle cuckold il film lo realizzano. Tra i principianti è in voga la versione “soft”, ridotta esclusivamente alla provocazione in luoghi pubblici come bar, pub, ristoranti, cinema, ecc.. Se un avventore si ritrova a essere oggetto di attenzioni da parte di una donna che lancia sguardi ammiccanti e mostra, sfrontatamente, parti anatomiche nonostante la presenza di un compagno “distratto”, non si illuda di aver fatto breccia col suo fascino, è molto probabile che una coppia cuckold lo stia usando per eccitarsi.

Tema ricorrente, fil rouge, la centralità, il punto di forza… è l’amore, difficile a credersi ma un dato è certo, per poter blindare un rapporto al punto da non cedere a nessun’altra infiltrazione che non sia quella carnale voluta, una base robusta deve pur esserci e non credo bastino il potere della complicità e gli elementi già menzionati (compensazione e incastro). Potrebbe essere un errore scorporare i sentimenti da un rapporto capace di coinvolgere altri ma, contemporaneamente, di escluderli categoricamente da ogni raggio extra-sesso, inamovibile comandamento, almeno in teoria.

Osservando con occhio critico… il cuckold è, di fatto, un giocatore d’azzardo che scommette sulle proprie sicurezze/insicurezze, la posta in palio è altissima ma non vince mai, al massimo pareggia. Da quando è esploso il fenomeno, in Italia ha preso a diffondersi progressivamente nei primi anni ’80, fior di menti si sono prodotte in considerazioni, analisi e valutazioni, come sempre discordanti. Gli interrogativi rimasti in sospeso sono due: “In un maschio risucchiato dal tunnel del cuckoldismo, si nasconde forse una omosessualità repressa???, l’uomo “cuck” trasforma in morbosa goduria frustrazioni e umiliazioni, è corretto monitorare il cuckoldismo come una articolazione del masochismo???”.

L’aspetto misterioso di tutto l’ambaradan sta in quel bizzarro cubo di Rubik che si autoincasina nelle circonvoluzioni femminili. La moglie di un cuckold non è certamente etichettabile come zoccola (se lo fosse zoccolerebbe in proprio venendo meno al giuramento di “fedeltà cuck”), si concede a uomini che non sceglie, ha rapporti carnali programmati in cui il raggiungimento dell’orgasmo è relativo e/o ininfluente, apparentemente plasma la propria sessualità alle pulsioni del marito, si assume totalmente i rischi e accetta di trasformarsi in “oggetto”. Spontaneo chiedersi perché lo faccia, esibizionismo e protagonismo sono leve insufficienti per motivare simili carature, più credibile una drogante sensazione di potere da sdoppiamento, una second life inebriante, l’adrenalina di convivere con una intima identità segreta. L’essere cuckold di se stesse. Curiosità… saranno più numerosi gli uomini che hanno trascinato nel cuckoldismo le loro donne oppure le donne che hanno trascinato nel cuckoldismo i loro uomini??? La risposta non è affatto scontata, i maschi lo propongono, le femmine lo costruiscono step by step.

Tullio Antimo da Scruovolo

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L’utilità sociale del “trombamico”…

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Sulla cima dell’olimpo da tempo si staglia la sagoma di una misteriosa figura mitologica progressista: “il TROMBAMICO”, new “app” del “pacchetto evolutivo” che prende per mano (chiamiamola così) le donne e le guida verso l’ambita parità con i maschietti malscalzoncelli. Sul web spopolano terrificanti congetture su questo “ruolo sociale”. Ocio… il termine espresso al maschile è una tagliola con annesso richiamo tantrico, il trombamico, come diffonde una vasta eco nella valle, è colui che sazia appetiti femminili a paranoie zero e senza collassi sentimentali,  incarna il ruolo del “consolatore”, a volte dell’antistress, non di rado quello del “dildoman“ col quale interagire. Verità parziale, i nuovi serial tv importati dagli States ci insegnano che il trombamico è ormai uno status symbol da integrare al fidanzato ufficiale, un optional “very nice” che trasforma le “fashion victim” in “fashion addicted”, grande conquista, mica sedano e gorgonzola.

I reduci del ‘68 possono raccontarlo con enfasi ed episodi eclatanti alle increduli generazioni  postume, il sesso, grazie alle loro lotte studentesche, è diventato imperituramente libero e inarrestabile ma soprattutto espressione di una locuzione magica: “autodeterminazione della donna”. Ai giovani parrà strano ma ciò che oggi è vissuto come una banale normalità, prima di tale hurricane sociale, era di fatto una chimera, per poter aver un trombamico bisognava prima risolvere il problemino della illibatezza mantenendo ufficialmente l’onore, cosa fattibile grazie ad una fastidiosa istituzione: “il matrimonio”. Una volta aperta, spianata la strada… è notorio, pene e vagina non hanno lo “stat-cunter”.

Per correttezza e obiettività (immergiamoci nella solidarietà unisex) è giusto allargare il concetto anche al femminile, esiste il trombamico quanto la trombamica, su questo è da perdenti calare il carico, anche perché non è ipotizzabile un “do ut des” unilaterale ed è, lo dico senza tema di smentita, scientemente tendenzioso parametrare la cosa a rapporti mercenari. Pur riconoscendo che alcuni uomini tendano ad intessere vincoli amichevoli con prostitute frequentate regolarmente. Il/la trombamico/a è una quadratura del cerchio, persone che si conoscono bene da tempo decidono di concedersi sollazzi carnali senza impegni né proiezioni, uno sfogo fisico che non dovrebbe ipotecare un bel nulla, tanto meno essere utilizzato per estorcere promesse (questa è la teoria). Alcuni sostengono che una ficcata (amo i francesismi) fine a se stessa, preferibilmente posta in essere con un/a amico/a fidato/a sintonizzato/a sulla stessa lunghezza d’onda, sia un vero toccasana capace di placare pulsioni primordiali e logorii della vita moderna (chiavata Cynar, chiedo venia a Ernesto Calindri) . Un/a amico/a che conosce le problematiche esistenziali  del/della partner è più portato, indicato, diciamo “idoneo” per trasferire momentaneamente il dialogo dal salotto delle confidenze alla camera della copula. Probabilmente sarà anche vero ma l’accoppiamento è monco di alcune prerogative niente affatto marginali…!!!

Trombare con un/a trombamico/a è come suonare una tromba “bucata”, viene fuori una trombatina in cui diventa un rompicapo capire chi sia il trombatore e chi il trombato, interrogativo postumo che emerge scendendo la tromba delle scale e marca sul volto l’espressione da trombone. Gli inguaribili romantici affermano: “non c’è sesso senza amore”, gli evoluti, i cosiddetti “cerebrali” (quelli che mio nonno definiva: “gli uomini che per far alzare la testa di sotto hanno bisogno di usare la testa di sopra”, ai suoi tempi le esigenze femminili non erano contemplate),  sostengono: “non è appagante il sesso privo di ingarbugliate matasse psicologiche”. In effetti la figura del/della trombamico/a trova la massima popolarità ed espressione, numericamente interessante,  nella fascia d’età compresa tra adolescenza e maturità sessuale (per maturità sessuale intendo l’emergere di una consapevolezza che rende nitide le esigenze, a prescindere dall’anagrafe), su questo fronte non me la sento di biasimare tale ruolo, col sopraggiungere della canizie e della calvizie, unitamente a panza e cellulite, il “trombamico” si trasforma in “bull” di bocca buona per coppie “cuckold” poco esigenti.

Altra palude, altro buco nero, altro drink afrodisiaco misterioso, è quello della “sperimentazione sessuale”,  gli acri della creatività interpretativa/deduttiva/soggettiva sono sconfinati, pensate amici, ci sono niente meno che due scuole di pensiero: 1) è giusto usare il/la trombamico/a come “palestra” per esplorare zone vergini, 2) alcune verginità sarebbe meglio violarle all’interno di un rapporto meno effimero. La scelta non è intellettualmente facile da compiere in elevato tasso di umidità e nemmeno in piena erezione compulsiva (amico/a che sia, quando il capotreno alza la paletta verde e il guardiano apre la diga…), il bivio crea tormentati interrogativi, da una parte certe concessioni acquisirebbero un valore aggiunto se elargite/ottenute in area “love”, dall’altra non è poi così sbagliato tentare di giocarsela a rischio zero, deludere un/a trombamico/a non provoca danni irrimediabili, in genere vince l’istinto anarchico che gestisce i sensi come avesse in mano un joystick.

Latitano dati ufficiali, facciam nostro il poco rassicurante vociferar del vicolo, moltissimi/e trombamici/che finiscono con l’innamorarsi e mandare tutto a scatafascio city. Quando la logica stupisce… il sesso attiva meccanismi (azione-reazione) difficili da gestire, sempre non si voglia rimanere nella ristrettezza fisica ma in questo caso, mi par neve sparata coi cannoni,  è la noia a tendere agguati. Rilassando le membra in posizione supina dopo una gran bella chiavata, sul soffitto della stanza, disadorna o meno, appare una scritta in caratteri cubitali: “ORGANIZZARE REPLAY URGENTEMENTE”, dopo il terzo “rate”, sempre sul soffitto, iniziano a materializzarsi notai che rogitano la “proprietà” e cupido che scocca dardi. A quel punto il/la trombamico/a da antistress si trasforma in stress… e che stress, insopportabile stress…!!!

Tullio Antimo da Scruovolo