In comode rate…

DEBITI

Nella fantasiosa Napoli degli anni ‘50/60 era possibile acquistare la “pizza a otto giorni”, un’apertura di credito alimentare che sfamava rinvigorendo la sensazione di lune grasse prossime a giungere, erano gli anni dei sogni, della speranza, la voglia di schiodare il Cristo dalla propria croce si diffondeva come la più anelata delle epidemie. Nel resto della penisola dettava legge l’invenzione di un Toscano, la “cambiale”, una anomala striscia di carta che soddisfaceva bisogni azionando la leva della onorabilità, milioni di Italiani “si sono imparati” a mantenere fede alla parola data pagando le cambiali. Grazie ad esse si acquistavano mobili, elettrodomestici e pure automobili, innovazioni bramate per reggere il passo del progresso, manna dovuta. Oggi, nel terzo millennio, ci si indebita per lenire le ferite inferte dallo stress, un alibi/babau spalmato come nutella sul piattume sociale impoverendo tasca e spirito, apoteosi del superfluo fatto necessità, vortice che privilegia l’apparire a discapito dell’essere.

La “pizza a otto giorni” non discriminava, le finanziarie al consumo sì, lucrano sui meccanismi aggreganti del ceto medio, 12 rate mensili per andare in un villaggio esotico, 24 rate mensili per acquistare un maxi TV da piazzare in soggiorno, 60 rate mensili per un SUV e avanti così, più è lunga la lista delle detrazioni più ci si sente “vivi”. L’importante è non finire nella “black list” dei cattivi pagatori, cosa che precluderebbe la chance di continuare a vivere con una scarpa nella altrui presunta invidia e con l’altra nei debiti contratti. Bypassate le esigenze primarie ci si concentra sulle stranezze esistenziali, mi hanno sempre incuriosito gli individui affetti da “sindrome dell’emisfero Australe”,  quelli che amano passare capodanno in costume da bagno e ferragosto con piumino e cappuccio di lana in testa, tanto per capirci.

Anni addietro un economista di caratura mondiale ebbe a dire: “l’Italia è come un calabrone, considerando il rapporto corpo-ali non si capisce come riesca a volare”, in tempi recenti la contraddizione ha assunto connotati meglio delineati. Siamo un popolo di risparmiatori ma, contemporaneamente, anche il più portato a vivere al di sopra delle proprie possibilità, una parte accumula gruzzoletti e quella restante scialacqua e sciala indebitandosi. Esistono casi in cui la causa giustifica l’effetto, se una impiegata del catasto si indebita per indossare un tailleur di Armani e/o Versace non è biasimabile a prescindere, per meglio dire, è nobile e apprezzabile la voglia di valorizzarsi con picchi una tantum, è ignobile e squallido spendere per far rosicare colleghe che comunque vivono nel medesimo status economico, in genere le due motivazioni viaggiano a braccetto. Lo stesso dicasi per gli ometti, anche se questi inseguono vezzi sicuramente più esosi come le automobili, emanazione fallica di antica concezione riesumata e ravvivata.

Nei periodi di vacche anoressiche il consumismo può essere alimentato solo da governi, banche e finanziarie al consumo, fratellastri figli di padri diversi ma della stessa madre mignotta. Il meccanismo è sempre l’ABC del marketing applicato: “creazione delle esigenze e successive proposte per soddisfarle”. Tendenze, mode, status symbol, nuovi livelli di socializzazione e assuefazione tecnologica, riduzione dei contanti e possibilità di dilazionare nel tempo ogni qualsivoglia spesa (ultima nata la famigerata “card revolving”, usura legalizzata), appartengono a strategie predatorie che si avvalgono della preziosa complicità di quella sociologia d’assalto che impera da tempo nell’occidente. Un popolo indebitato è meglio gestibile e spremibile, la divulgazione di pietre di paragone create ad hoc stravolge la percezione reale della propria gestione economica.

Esistono svariate pubblicazioni sul come non pagare i debiti, magari sarebbe opportuno stampare consigli sul come evitarli, per quanto io creda sia impossibile cambiare rotta leggendo un manuale. Certamente aiuterebbe resistere al richiamo della omologazione e delle mode trendy, più facile a dirsi che a farsi, sentirsi “tagliati fuori” agevolerebbe il proliferare di disagi non sempre facili da sopportare.

“In comode rate”… non c’è televendita che non offra questa formula di pagamento, non c’è prodotto o servizio che non sia acquistabile “in comode rate”, non c’è minchiata che non sia pagabile a “gancio”. Le nuove generazioni crescono con un credo tremendamente condizionante, deleterio, il posto di lavoro fisso non è più la realizzazione delle proprie aspettative bensì elemento fondamentale per affrontare la vita “in comode rate”. Un tempo erano i debiti a stressare, oggi i debiti si contraggono per combattere lo stress. Non è affatto assurdo ipotizzare che tale “forma mentis” possa influenzare anche i rapporti sentimentali: “certo che ti amo e ti amerò a lungo, in comode rate”.

Tullio Antimo da Scruovolo      

Jingle bells, jingle bells, jingle all the way…

Che bello!!! E’ natale!!!  Milioni di lampadine mignon illuminano le strade, gli addobbi natalizi colorano le vetrine dei negozi mentre quelle dei locali si concedono all’estro di pittori e pittrici on the road. Nei paesini sono già iniziate risse e duelli rusticani per accaparrarsi un ruolo primario nella rappresentazione del presepe vivente (quella che fa Maria quasi sempre ha una tresca col parroco). I centri commerciali brulicano di frettolosa umanità ansiosa di scrollarsi di dosso la tredicesima, manco puzzasse, tutti hanno sul volto l’espressione tipica di chi è sottoposto ad uno stress debilitante, non è mica vero, fa tanto snob fingere di subire le feste come una inevitabile, fastidiosa incombenza, in realtà nel loro intimo c’è un giullare che si scapicolla gioioso come un bimbetto sulla neve…

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Il governo è contro l’amore…

La mannaia di questo “governo salva Italia” produrrà degli effetti devastanti anche in quel territorio chiamato “amore”, “passione”, “sesso”. Prima che questi licantropi tornino nelle loro dorate residenze, attici in cima ai grattacieli delle banche, il limite dei pagamenti in contanti sarà ridotto a soli 100 Euro, fidatevi dello zio Tads, sarà proprio cosi, sono partiti da mille ma l’obiettivo reale è cento. Andrò a sviscerare in un futuro prossimo il perché di questa “violenza” economica, in questo post intendo solidarizzare e spezzare una lancia in favore di quella vasta popolazione che da codesta scellerata imposizione si vedrà negato il diritto di “amare”…

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Monti in Fiore…

Fiorello ingozza di viagra l’auditel mandandolo in Priapismo da post-week end con un programma di intrattenimento strutturato secondo antichi criteri televisivi, una scaletta “vintage” che dovrebbe insegnare a molti l’utilità del “giocare piazzato”. I soliti intellettualoidi, criticoni, mass-mediologi, tele-sociologi e pseudo-artisti affogati nella pozza dell’ossimoro “rinnovamento stantio”, hanno preso ad accusare, più o meno velatamente, il guitto Siciliano di sguazzare nel nazionalpopolare, una mensa mediatica che sfama i poveri di spirito…

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